Mauro di Silvestre, pittore del tempo perduto

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Mentre tutti partono per le vacanze, Mauro Di Silvestre, pittore italiano, per tutti quelli che rimangono in città, propone tramite i suoi quadri onirici (colori forti e tecnica di collage) esposti nella galleria romana z20 un viaggio diverso, metaforico, dentro se stessi, dentro il passato che cerca, come dice in un’intervista registrata a Roma, di “immortalare insieme alle persone, oggetti, ambienti e situazioni destinati a sparire”. Come K.I. Ga?czy?ski, poeta polacco del Novecento, vuole “salvare dall’oblio” la sua arte, la sua memoria, le persone a lui care. Premiato frequentemente (Premio Lissone, Premio Celeste), scoperto dal famosissimo critico d’arte, Achille Bonito Oliva, e studente di uno stimato artista americano, Frank Gauna, Mauro Di Silvestre, per Gazzetta Italia rivela il suo lato artistico e la sua anima “folle e commossa”, non negando che tra tutti i paesi del mondo, è proprio la Polonia il posto che storicamente lo interessa di più.

I tuoi quadri sono collage con un tema fisso: ricordo del passato nascosto tra eventi, persone e luoghi. Quel passato è personale, intimo, tuo. Chi sono i tuoi personaggi e perché il passato è così importante per te?

Le mie opere sono come dei diari intimi, dove mi piace appuntare le cose a me care, quelle che vorrei che non sparissero mai e che non fossero mai dimenticate. Vorrei che mi sopravvivessero come tutte le altre opere d’arte che la storia conserva. Parleranno ai posteri di me, ma anche dell’epoca in cui ho vissuto. Mi concentro spesso sul passato perché è la cosa che mi emoziona di più e credo che ognuno di noi dovrebbe occuparsi delle cose che più lo appassionano, nel lavoro come nella vita. Passato e tempo che scorre (e che non torna più) sono come delle ossessioni. Quello che cerco di fare è rivivere spesso un tempo perduto o immortala[cml_media_alt id='113192']Longawa - Di Silvestre (1)[/cml_media_alt]re, per sempre, delle persone, oggetti, ambienti e situazioni destinati altrimenti a sparire.

La tua prima mostra personale è stata presentata da Achille Bonito Oliva nel 2007. Ti ricordi com’è andata?

Incontravo spesso Achille al Bar della Pace, un famoso caffè nel centro storico, poi nel ristorante accanto, meta di artisti e attori. Spesso il proprietario ci metteva a mangiare allo stesso tavolo viziandoci con delle prelibatezze partenopee. Si chiacchierava del più e del meno e un giorno disse che se gli fossero piaciuti i miei lavori mi avrebbe presentato la mia prima mostra personale. Dopo circa cinque anni arrivò finalmente il tempo della mia prima mostra e gli chiesi se era ancora della stessa idea… venne al mio studio, gli piacquero i miei quadri e decise di scrivere il testo per il catalogo.

Dove hai esposto le tue opere? Cerchi sempre di esserci in persona? Ti confronti con il tuo pubblico?

Ho esposto in diverse gallerie e in qualche museo, soprattutto in Italia. Cerco sempre di presenziare alle mie inaugurazioni. E’ un momento di festa ma anche di conferme e un gesto di affetto verso le persone che verranno al vernissage. Cerco di confrontarmi non solo col mio pubblico, continuamente, ma anche con i miei colleghi e gli addetti ai lavori in genere.

Quali paesi sono per te ancora sconosciuti e che vorresti?

Ho viaggiato tanto, ma non ho visto tutto quello che avrei voluto. A volte per una serie di circostanze, capita di ritornare negli stessi luoghi diverse volte, troppe, ma la curiosità continuerà a spingermi in luoghi mai visti prima, compresa la Polonia che storicamente mi interessa moltissimo.

Tra tutte le opere, quale quadro ti commuove di più? Perché?

Quello che mi “muove di più”, come direbbero gli inglesi, quello che smuove l’emozione e in parte com-muove mentre osservo un quadro, non è sempre l’opera in sé, il soggetto o la drammaticità che l’artista ha saputo dare, spesso mi commuovo sapendo chi l’ha dipinto. Van Gogh ha dedicato la maggior parte della sua vita alla pittura, ci si è tuffato dentro con tutto se stesso, rinunciando a tutto, ammalandosi, fino alla morte. Sapere che non è stato mai capito e che ha venduto un solo quadro in tutta la sua vita, questo mi fa commuovere e quando ammiro una qualsiasi sua opera, dal vero o in un libro, penso soprattutto a questo, senza ignorare la grandezza della sua pittura.

La maggior parte di grandi artisti viene identificata con i vari vizi e varie stravaganze. Com’è invece il vero Mauro di Silvestre?

L’artista è circondato da luoghi comuni, letteratura e cinema se n’è occupano da sempre, in parte sono veri in parte sono esagerati o addirittura inventati. Qualche artista ci si immerge e si sente a proprio agio, altri fanno di tutto per staccarsi da certe consuetudini. Quello che è vero (forse) è che per gli artisti l’arte viene prima di tutto e a volte si fa fatica a interagir con la vita reale, normale.

Sei nato a Roma dove sei rimasto per tutta la tua vita. Ti immagini una vita altrove? Che vuol dire per te essere artista romano?

In realtà ho vissuto per più di tre anni a Los Angeles dove ho imparato a dipingere da Frank Gauna, un bravissimo pittore non molto conosciuto a causa della sua diffidenza nei confronti delle gallerie e del sistema in generale, poi h[cml_media_alt id='113193']Longawa - Di Silvestre (1)[/cml_media_alt]o vissuto a Londra e addirittura nello Zimbabwe, facendo i lavori più diversi. Mi immagino continuamente la mia vita altrove, ma non sono sicuro di poter mai lasciare Roma, almeno per adesso. Essere un artista romano significa essere continuamente contaminato da questa città, dalla sua storia del passato come da quella più recente, dal suo caos e dalla bellezza che dal caos alcuni di noi riescono ad isolare e ad ammirare.

Tra tutto quello che è stato già detto o scritto su di te, qual è stata la frase che non dimenticherai mai?

Non è ancora stato scritto molto, perché anche se sono grande di età sono giovane artisticamente, ma tra le varie cose che si sono scritte, ce n’è una di un giornalista romano che ha scritto: “ i quadri di Mauro Di Silvestre sono felicemente malinconici”, ecco, credo che in due parole ci sia riassunto quasi tutto il mio lavoro.

Parlavamo del passato ed ora passiamo al presente e futuro. Su che cosa stai lavorando e quando e dove potremmo vedere la tua prossima mostra?

Sto lavorando da qualche tempo ad alcune incisioni, delle stampe per un progetto in Cina e ho cominciato proprio in questi giorni a lavorare sulla mia prossima mostra che si farà a Roma alla mia galleria di riferimento, la z2o.

“Siamo costretti, per rendere la realtà sopportabile, a coltivare in noi qualche piccola follia”, è d’accordo con questa frase dell’autore di “Alla ricerca del tempo perduto”, pittore della parola, Marcel Proust?

Essere un artista è in se una follia, lo è sempre stato. Essere alla continua “ricerca del tempo perduto” in un mondo continuamente proiettato verso il futuro, l’innovazione e “sviluppo”, anche questa è una follia.

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