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Cechi e italiani i popoli più amati dai polacchi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Un recente sondaggio d’opinione pubblica ha rivelato l’atteggiamento dei polacchi verso 22 nazioni diverse. Le nazioni più amate dai polacchi sono: i cechi (il 63% delle risposte), gli italiani (il 62%), i  slovacchi (il 61%), gli statunitensi (il 60%) e gli ungheresi (il 60%). Più della metà degli intervistati dichiara anche la sua simpatia verso gli spagnoli, croati, norvegesi, inglesi e francesi. L’antipatia verso quelle nazioni viene dichiarata molto raramente (solo tra il 6% e il 17% degli intervistati). Un atteggiamento negativo c’è verso romeni e russi. Le nazionalità meno amate sono i rom e gli arabi. Gli autori del sondaggio annotano un miglioramento nell’atteggiamento dei polacchi verso tutte le nazioni menzionate nella ricerca. La cifra è cresciuta di più nel caso dei bielorussi (16 punti percentuali di più), francesi, ungheresi, lituani (12 punti percentuali) e americani (11 punti percentuali). La crescita nel caso dei bielorussi viene collegata con il sostegno alle manifestazioni pacifiche dopo l’elezioni presidenziali nel 2020. Di solito i polacchi hanno anche atteggiamenti positivi verso i loro vicini: i cechi e slovacchi si trovano in cima alla lista già da qualche anno in fila. I tedeschi sono graditi tanto quanto gli ucraini, il paese vicino verso cui c’è minor simpatia è la Russia. La ricerca è stata condotta nel febbraio 2021 su un campione di 1179 persone disegnate in un modo anonimo e casuale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C830454%2Cpolacy-najbardziej-lubia-czechow-wlochow-i-slowakow-najmniej-arabow-i-romow

Matteo Brunetti: grazie a MasterChef ho scoperto il mio vero talento

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Tre anni fa è arrivato in Polonia da Roma grazie a un’avventura culinaria. Matteo Brunetti, italiano di origini polacche, finalista della sesta edizione di MasterChef, ci racconta della sua vita in Polonia e del percorso che lo ha portato al successo grazie alla passione culinaria.

Ti sei trasferito in Polonia tre anni fa, è stata una decisione pianificata o spontanea?

Decisamente un caso. Mi sono trasferito in Polonia per il programma MasterChef. Ho sempre voluto far partecipare al programma mia mamma che è una cuoca talentuosa, però non era molto convinta dall’idea perché pensava che le avrebbe portato troppo stress. Allora ho provato a convincere mio fratello, sei anni più grande di me, che è molto portato per la cucina, ma anche lui non era entusiasta dell’idea. Così alla fine ho deciso di partecipare io. Mi sono impegnato a cercare provini di MasterChef Italia in rete non sapendo ancora che ci fosse la versione polacca del programma. Giusto per curiosità ho cercato su internet ‘MasterChef Polska’ e ho scoperto che sono già state realizzate cinque serie del programma. I provini erano appena iniziati e, dato che allora non sapevo scrivere bene in polacco, ho chiesto aiuto a mia madre, che è polacca, per compilare il questionario di partecipazione. Dopo due settimane ho ricevuto l’invito per il casting in Polonia ed è così che è iniziata la mia avventura.

La cucina è una passione di famiglia?

Sì, ci piace cucinare e non solo! Anche se non tutti se la cavano bene in cucina, a tutti noi piace mangiare bene. Ricordo un periodo in cui, ogni settimana, ci ritrovavamo tutti a tavola per mangiare in famiglia. Ho spesso cucinato per queste occasioni. Tuttavia non ho mai pensato di avere una conoscenza culinaria così ampio. Solo dopo aver partecipato al programma di MasterChef ho riscoperto il mio vero talento.

Ti ricordi la tua prima sfida culinaria?

Già da ragazzino preparavo i pancake e da adolescente avevo il mio ‘piatto forte’, il semifreddo, un dessert con il cioccolato bianco. Lo preparavo ogni settimana per i nostri pranzi di famiglia.

Dalla tua partecipazione al programma MasterChef sono passati già tre anni. Come è cambiata la tua vita dopo il programma?

È cambiata molto. Con il tempo ho capito che è stata una delle migliori decisioni della mia vita e se avessi la possibilità di rifarlo, lo rifarei senza pensarci due volte. Molte persone che vincono il programma poi lasciano perdere il settore. Io invece ho deciso di approfittare dell’occasione per costruire la mia immagine. Questo richiedeva molto lavoro da parte mia perché non avevo nessuno che mi desse supporto o anche semplicemente mi consigliasse sul da farsi. Nella mia famiglia sono l’unico ad occuparmi dei social media e a Varsavia all’inizio non avevo molti contatti.

Dici spesso che il caso non esiste e che siamo noi artefici del nostro destino. Il tuo successo è l’esito di un lavoro duro?

È proprio così, anche se dall’esterno può sembrare diverso. La gente vede solo la riuscita di un lavoro, ma il risultato è figlio di un processo complesso. Mi sono preparato un business plan e ho speso molte energie e tempo per realizzarlo. Per gestire il proprio business c’è bisogno di tanta autodisciplina. È un lavoro a tempo pieno senza tregua. Nel mio caso la laurea in economia è stata di grandissimo aiuto. Ho potuto utilizzare quanto studiato per stendere un solido business plan evitando di commettere semplici errori fin dall’inizio.

Ricordando i tempi di MasterChef spesso dici che ora preferiresti prende il posto della giuria piuttosto che del concorrente?

Ora ho una grande esperienza nell’attività culinaria e nei social media, per cui potrei tranquillamente fare da giuria, sarebbe sicuramente un’avventura molto interessante, soprattutto in compagnia di Magda Gessler, Anna Starmach, Michele Moran e Mateusz Gessler.

Facebook, Instagram, Tik Tok, YouTube, sono questi i social media che usi per comunicare con il tuo pubblico?

Sì, sono sempre molto attivo nei social media. Già all’inizio del programma ho capito che mi sarebbero stati molto d’aiuto per costruire la mia immagine. Oggi in certi ambiti di lavoro i social media sono un mezzo indispensabile.

Nei social media unisci la vita privata con quella professionale. Pensi che sia questa la formula segreta?

Ognuno ha la sua formula segreta. Ci sono sfere della mia vita che non rivelo nei social media per mantenere il mio equilibrio e lo spazio privato il che mi permette di sentirmi sereno.

I materiali che pubblichi sono ricchi di creatività, da dove trai ispirazione ogni giorno?

Sono una persona a cui piace ridere, scherzare e trovare curiosità da condividere. Nella vita bisogna saper prendere distanza da se stessi e avere una buona dose di umorismo, non si può essere sempre seri, perché poi la vita diventa troppo pesante. La creatività e le idee le trovo nella vita di tutti i giorni, mi ispirano anche le persone attive nella rete e nei social media.

Hai delle persone cui ti ispiri?

Adoro Paolo Bonolis, il conduttore televisivo italiano con cui penso di aver più in comune ed è per me allo stesso tempo di grandissima ispirazione. Per quanto riguarda le ispirazioni culinarie, ho molti libri di cucina, ciononostante le ricette sono solo la base d’ispirazione per un piatto del tutto originale, posso contare sulle dita d’una mano le volte in cui ho veramente seguito una ricetta dalla A alla Z senza cambiare niente.

Qual è il tuo piatto preferito della cucina polacca?

Ne ho diversi, ma quello preferito è sicuramente la cotoletta. Quando ho fame e non so cosa mangiare cerco un ristorante polacco e ordino la cotoletta. Adoro anche i piatti natalizi come i pierogi con crauti e funghi e la zuppa di funghi. Col tempo ho iniziato a conoscere anche i gusti regionali polacchi come oscypek (formaggio affumicato a base di latte di pecora) oppure metka (una preparazione di carne di maiale cruda tritata e aromatizzata). Sono delle scoperte molto piacevoli in quanto mi permettono di modificare e arricchire la mia cucina con gli elementi della cucina polacca.

A casa tua dominano i gusti italiani?

Da vero italiano preparo la pasta tutti i giorni in tutte le varietà possibili. Mentre la pizza è riservata per il fine settimana e quando vado a cena fuori con gli amici.

Passi molto tempo in cucina?

Decisamente sì. Di solito cucino da solo, soprattutto i piatti italiani. Esco a mangiare fuori solo se nel posto dove mi trovo preparano un piatto che non so cucinare. La pizza la so preparare, ma visto che porta via molto tempo, preferisco mangiarla fuori.

Come valuti l’offerta di cucina italiana in Polonia?

Credo che in Polonia sia sempre più facile trovare dei buoni ristoranti italiani in tutte le città. Io vado spesso a Trójmiasto o Varsavia, a volte anche a Cracovia, Poznań o Wrocław, in tutte queste città ho sempre trovato qualche buon ristorante italiano.

La vita in Polonia è molto diversa da quella in Italia?

In Polonia mi sento al sicuro, tuttavia questa opinione spesso non combacia con quella dei polacchi. Se facciamo un comparazione con l’Italia c’è una differenza ben visibile nelle infrastrutture, non ci sono buche nelle strade e il trasporto pubblico funziona alla grande. Penso anche che la burocrazia in Polonia sia migliore.

E i polacchi come ti hanno accolto?

Appena arrivato ho pensato che fosse difficile integrarsi. Ma poi ho capito che i polacchi sono molto più aperti nella dimensione privata. Accorcio le distanze parlando prima di me stesso e poi facendo domande, quando vedono che la persona che hanno davanti è onesta sono più socievoli. Dopo la partecipazione al programma MasterChef mi capita di essere riconosciuto per strada, a volte mi chiedono l’autografo, e spesso ricevo messaggi sui social media.

Pensi mai di tornare a vivere nella tua casa di famiglia a Roma?

Attualmente lavoro e vita si stanno sviluppando bene in Polonia e non me la sento di  rinunciare a queste possibilità. Dell’Italia mi manca il clima, gli amici e, in cucina, certi ingredienti freschi difficili da trovare in Polonia.

Ci puoi rivelare qualcosa sui tuoi piani per i prossimi mesi?

Penso che i prossimi mesi saranno caotici perché ogni settimana arrivano nuovi progetti. Difficile dire cosa succederà in futuro. Sicuramente sarò molto presente nei social media. Davanti a me ho molti progetti interessanti che al momento preferisco non svelare.

traduzione it: Natalia Kogut

Il Ministero della Salute invita a dare priorità alla lotta al Covi-19 rispetto alle altre cure L’altro ieri, il ministero polacco della Salute

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L’altro ieri, il ministero polacco della Salute e il Fondo Sanitario Nazionale hanno pubblicato un comunicato in cui raccomandano di limitare il numero dei trattamenti al minimo necessario oppure di sospendere temporaneamente i trattamenti pianificati. La sospensione riguarderebbe non solo i semplici trattamenti, ma anche le operazioni serie tranne i trattamenti dei pazienti malati di cancro, il cui piano di trattamento non potrebbe essere cambiato a causa della pandemia. Il ministero della Salute però sottolinea che questa è solo una raccomandazione e che lasciano ai medici la decisione. Come riporta il portale money.pl, il ministero vuole preparare addizionali posti letto per i malati di COVID-19 e avere a disposizione più personale e attrezzature per combattere la pandemia riguardo il recente aumento del numero dei contagi.

https://www.money.pl/gospodarka/operacje-stop-zabiegi-stop-ministerstwo-zdrowia-naciska-hamulec-bezpieczenstwa-6616194770373152a.html

Le fiere di moda diventano digitali, coinvolti gli operatori polacchi del settore

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In un periodo difficile contrassegnato dalla pandemia l’export italiano in Polonia ha tenuto (11,2 miliardi di export nel 2020, rispetto gli 11,9 miliardi nel 2019), e il settore moda è addirittura lievemente cresciuto. Questo dicono i dati secondo cui nel 2020 l’export italiano in Polonia dell’intero comparto moda allargato (inclusi tessuti, calzature, accessori, ecc.) è stato di 1,2 miliardi di eu, mentre l’import dalla Polonia è stato di circa 500 milioni di eu. Per rimanere in contatto con i clienti di tutto il mondo le fiere italiane della moda hanno creato piattaforme digitali, attraverso le quali clienti ed amanti del Made in Italy possono ugualmente stare in contatto con gli espositori italiani, organizzare incontri a distanza e, soprattutto, conoscere le novità e le nuove tendenze dei produttori, che la pandemia non ha certo fermato. Importante, in questo contesto, l’opera di promozione da parte dell’ufficio ICE di Varsavia che sta promuovendo, verso centinaia di operatori polacchi del settore, gli appuntamenti online dei maggiori eventi di moda italiana: Saloni Pitti (www.pittimmagine.com); Lingerie Connect (https://lingerie-connect.eventmaker.io/); Milano Unica (www.milanounica.it); Firenze Home TexStyle (www.firenzehometexstyle.com/en); ALTAROMA – Roma Fashion Week (www.altaroma.it); WSM White Milano (www.whiteshow.com).

Polonia Oggi

Stefano Colli-Lanzi: tecnologia e nuove professioni cambieranno il mondo del lavoro

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Stefano Colli-Lanzi CEO della multinazionale italiana Gi Group, e docente all’Università Cattolica di Milano, è stato inserito da Forbes Italia tra “i 100 imprenditori e manager italiani che stanno guidando le loro imprese con la lungimiranza dei grandi leader, soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo vivendo”. Un riconoscimento che cade in un anno in cui GI Group ha ulteriormente allargato il suo campo d’azione acquisendo una serie di aziende negli USA e in Europa tra cui anche la polacca Work Service attraverso gli advisor Baker McKenzie, Deloitte, Core.

Dottor Colli-Lanzi in questo periodo di recessione economica internazionale, causato dalla pandemia di Covid-19, il vostro Gruppo si è rafforzato. Vale il motto secondo cui è nei tempi difficili che hanno più successo le aziende solide?

Il nostro Gruppo ha obiettivi di medio e lungo termine che non sono stati messi in discussione dalle conseguenze economiche della pandemia, i cui peggiori effetti ritengo prevalentemente temporanei. Inoltre paradossalmente la crisi ha accelerato dei processi, le aziende che stavano per essere acquisite sono state spinte dalla situazione contingente a velocizzare la cessione ad altri gruppi e con questo a garantirsi un futuro migliore. In pratica i cambiamenti determinati nel mondo del lavoro dalla pandemia hanno rafforzato le opportunità nella direzione che avevamo scelto.

Stefano Colli-Lanzi

Tra le acquisizioni che avete realizzato spicca quella dell’azienda polacca quotata in borsa Work Service, con filiali in altri dieci paesi europei. Perché avete deciso di investire su questo mercato?

Riteniamo che in questa area del centro-est Europa (Polonia, Serbia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria ecc.) ci siano mercati giovani con ampia possibilità di crescita in cui vale la pena investire. Attualmente Gi Group nel suo settore è la sesta azienda in Europa per grandezza, una delle poche in grado di servire corporation globali. L’acquisizione della polacca Work Service da un lato ci fa diventare l’azienda leader in quest’area d’Europa e dall’altra consente a Work Service di rilanciarsi, salvando i posti di lavoro e ricominciando a progettare un futuro di crescita. Entrare a far parte di Gi Group dà a Work Service un valore aggiunto a livello qualitativo importante.

Siete un Gruppo concentrato, a livello globale, sull’evoluzione del mercato del lavoro e sull’educazione al valore personale e sociale del lavoro, in quest’ottica che prospettive immagina per il mercato post pandemia? È vero che sono tornati competitivi gli studi umanistici come filosofia e psicologia?

Se vogliamo parlare dell’evoluzione del lavoro nel prossimo futuro dobbiamo partire dal fatto che c’è una mostruosa potenzialità tecnologica inutilizzata. Questo farà sì che rapidamente una serie di lavori di routine a basso valore aggiunto spariranno assorbiti dall’automazione mentre, parallelamente, crescerà un mercato secondario sussidiario in cui avranno valore pratiche oggi non riconosciute come il prendersi cura degli anziani. L’intelligenza artificiale è una straordinaria risorsa di catalogazione ma non è performante a livello decisionale e quindi la persona rimane al centro del lavoro, ma dovrà essere disponibile ad aggiornarsi continuamente, l’idea che l’aver fatto una università ci garantisca poi di stare seduti per trent’anni sullo stesso posto di lavoro è assolutamente obsoleta. Lei mi chiede degli studi umanistici….sicuramente avremo sempre più bisogno di persone curiose e pronte ad imparare, meglio se hanno un back ground culturale solido. In sintesi possiamo dire che la tecnologia si compra mentre è più ricercata la persona che sappia gestirla.

Tutti parlano di smart working da casa, sarà la diffusione capillare di questa modalità di lavoro una delle principali novità?

È una delle nuove modalità lavorative ma la vera innovazione sta nel rendere il lavoro più attrattivo, interessante e appagante. In questo senso la nostra missione come GI Group è quella di porci in modo pro attivo per far incontrare domanda e offerta, non basta più presentare passivamente le possibilità di impiego ma al contrario bisogna crearne di nuove tagliate su misura sulle persone e sui bisogni da soddisfare.

Tra Green Deal e rivoluzione del mondo del lavoro stiamo entrando in una nuova epoca?

“Sì, esatto. Gli schemi di vita e lavoro tradizionali stanno saltando, abbiamo davanti tante potenzialità di nuove professioni e conseguentemente tanti punti di domanda cui rispondere. Per esempio non sono sicuro che il mercato del lavoro resterà la prima forma di distribuzione del reddito. Penso che le logiche dei redditi di cittadinanza cresceranno, come diceva Bill Gates tasseremo di più chi fa utili con l’automazione per distribuire redditi con criteri diversi dal posto di lavoro, magari premiando certe pratiche individuali. Riguardo il Green Deal, ovvero la sostenibilità, si tratta di un tema immenso che tocca i cardini della società non solo il mondo del lavoro. Al di là delle battaglie un po’ folkloristiche, seppur meritevolissime, di Greta Thunberg la questione della trasformazione in senso sostenibile della nostra vita – ovvero creare valore senza toglierlo ai paesi vicini, creare valore oggi senza consumare le potenzialità del domani – è una sfi da gigantesca con enormi valenze politico-sociali. Tanto per essere chiari gli Stati Uniti hanno costruito il loro successo creando difficoltà agli altri paesi, ecco queste logiche non possono più ripetersi né essere accettate. Noi come Gi Group puntiamo ad essere leader nel lavoro sostenibile.

Guardando all’Italia perché c’è una così evidente e radicata discrepanza tra effi cacia dell’amministrazione pubblica e capacità di essere competitivi dei privati?

L’Italia è un paese ricchissimo di potenzialità e cultura ma costantemente bloccato da problemi atavici: l’essere estremamente e profondamente diviso, in particolare tra Nord e Sud, e avere una pubblica amministrazione che non ha come obiettivo quello di generare valore. Sulla divisione è facile capire come collaborando i risultati possano essere moltiplicati, per fare un esempio noi in GI Group siamo in seimila, se non collaborassimo efficacemente non potremmo svilupparci. Riguardo all’amministrazione pubblica dobbiamo pensare che nei paesi del nord è un fattore di sviluppo e ricchezza non una palla al piede. In Italia la logica del pubblico è quella di distribuire denaro ai dipendenti, e la difesa di questo obiettivo è il fi ne ultimo di chi ci lavora, il pensare al creare valore aggiunto non è nemmeno preso in considerazione. La ricaduta di questo approccio è drammatica su tutti i settori dall’università, dove si negano risorse al Politecnico di Milano per garantire corsi inutili in altre facoltà, alla sanità, fino alle infrastrutture che sono obsolete quando non crollano causando tragedie. La pubblica amministrazione dovrebbe essere giudicata in base al valore che genera, ai bisogni che è in grado di soddisfare e non in base ai soldi che distribuisce.

Le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini

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Le donne polacche guadagnano in media il 20% in meno rispetto agli uomini. Oltre al fatto che si prendono cura dei figli e lavori domestici, le donne sono meno attive professionalmente degli uomini. Łukasz Komuda, l’esperto della Fondazione di Iniziative Socio-economiche, ha notato che la pandemia ha esacerbato la distribuzione ineguale delle faccende domestiche aumentando l’onere per le donne. Se guardiamo alla disoccupazione, non c’è molta differenza tra uomini e donne. Il 63% degli uomini e il 47% delle donne lavora. Le donne hanno però meno possibilità degli uomini di occupare posti dirigenziali. Secondo Grant Thorton solo il 38% dei dirigenti delle aziende polacche sono donne. Nella categoria dei manager e dei direttori, entrambi i sessi sono rappresentati allo stesso modo, gli uomini sono più spesso responsabili della produzione, mentre le donne primeggiano quali responsabili delle risorse umane. Alla domanda su una promozione negli ultimi 12 mesi, la percentuale di uomini e donne promossi è la stessa. Le donne hanno aspettative salariali inferiori del 17-20% rispetto agli uomini.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C828564%2Ckobiety-na-rynku-pracy-zarabiaja-mniej-pandemia-zwiekszyla-wzrost

Varsavia legge Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

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Autore: Michał Bukowy

Il 25 marzo si celebra il Dantedì, ovvero il giorno consacrato a Dante Alighieri, che corrisponde all’inizio del viaggio del poeta fiorentino nella Divina Commedia. Una data che diventa l’occasione per stimolare non solo gli italiani ma tutti gli amanti del “Bel Paese”, locuzione dantesca, a riscoprire i versi del sommo poeta.

Un Dantedì che quest’anno assume ulteriori valenze perché nel 2021 ricorre il settecentesimo anniversario della morte di Dante, e perché mai come in questo periodo, caratterizzato dalla pandemia, abbiamo avuto un così forte bisogno di riscoprire le radici della nostra cultura e lingua.

In Polonia i legami con l’Italia vantano radici profonde, secolari, che spaziano in tutti i settori del vivere, dalla cultura all’architettura, dall’arte al cibo,dalla musica all’economia, fino alla lingua, tanto che il polacco è l’idioma slavo con il maggior numero di vocaboli latini.

Per queste ragioni la rivista bilingue Gazzetta Italia ha realizzato, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia e la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, una lettura dantesca fortemente connessa alla capitale polacca. Un video che propone la lettura del XXXIV Canto dell’Inferno suddiviso in 12 voci interpretate da altrettante persone del fecondo mondo italo-polacco varsaviano tra cui docenti, imprenditori, personale diplomatico, giornalisti, attori. Un lavoro, calato nella scenografia varsaviana, che coinvolge e unisce italiani e polacchi nella celebrazione di un personaggio che ha segnato indelebilmente la cultura occidentale cui ha offerto una meravigliosa cornice valoriale d’altissima qualità letteraria.

Perché si è scelto il XXXIV Canto dell’Inferno? Perché è il momento in cui Dante conclude il suo viaggio infernale per uscire “a riveder le stelle” mettendo piede nel Purgatorio. Un Canto catartico in cui Dante si avvinghia al collo di Virgilio, che rappresenta la ragione, quando il maestro risale il corpo di Lucifero, che è conficcato a testa in giù nel ghiaccio, per uscire nel mondo opposto, anche fisicamente, del Purgatorio che apre la strada al Paradiso. Un’allegoria che racconta come solo aggrappandosi alla ragione si risale e siesce dagli abissi, esattamente come oggi tutti ci auguriamo che mantenendo calma e raziocinio usciremo tutti dall’inferno pandemico per ritornare a riveder le stelle nel Purgatorio della nostra quotidianità.

“Varsavia legge Dante”, è un progetto senza scopro di lucro che Gazzetta Italia offre e rende disponibile a tutti, con sottotitoli in polacco, sul suo sito.

Ilustrazione: Michał Bukowy 

Gigi Proietti: L’amico geniale

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"Più di tutto amo la leggerezza che − come mi diceva Fellini − è una categoria irraggiungibile." Gigi Proietti (1940-2020)

Il grande “maestro della risata” è scomparso nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Ancor prima della chiusura delle sale, il pubblico polacco ha potuto ammirare l’attore romano nel nuovo adattamento cinematografico di “Pinocchio” di Matteo Garrone. Proietti ha interpretato nel film il crudele, ma alla fine misericordioso, Mangiafuoco. È stato l’ultimo ruolo di uno degli artisti più iconici nella grande storia dello spettacolo italiano (cinema, teatro, cabaret, televisione…). Sebbene lui stesso si definisse un abile artigiano nella sua professione, il pubblico vedeva in lui una sorta di “amico geniale”. Un amico con il quale il pubblico ha trascorso con gioia una parte ampia e importante della propria vita. Un personaggio, che ha regalato alla lingua italiana e ai suoi utenti tante battute e barzellette meravigliose. Per molti anche mentore ed educatore che ha unto con le propria attività vere e proprie legioni di comici italiani. Anche se la leggerezza citata nel motto di questo episodio sembra una fantasticheria sfuggente, per Proietti non era uno stato episodico, ma… di permanente felicità.

Devo ammettere che non ero pienamente consapevole di quanto fosse ampio e complesso l’impegno creativo dell’attore italiano¹, immerso in gran parte nel mondo della contestazione e delle avanguardie nell’ambito del cinema e del teatro (vedi l’affascinante amicizia e collaborazione con l’enfant terrible Carmelo Bene o la partecipazione ai primi, non-erotici film del cineasta veneziano Tinto Brass [“L’urlo”, esordio da protagonista!]).

Per anni Gigi Proietti è stato per me uno dei carabinieri più famosi e amati nel panorama televisivo italiano. Ancora negli anni Novanta il Maresciallo Rocca ha intrapreso con audacia indagini complesse e a volte molto pericolose. Al carismatico protagonista non si poteva negare mai una straordinaria intuizione, sensibilità e senso dell’umorismo. Ma non era un “santo irreprensibile”, essendo troppo impulsivo o testardo ha anche commesso degli errori. Le situazioni diffi cili sul lavoro creavano un impatto sul benessere della sfera domestica. Rocca in questi due mondi era alla costante ricerca di equilibrio, giustizia e verità. Il vedovo che si prende cura di tre figli da solo (una novità ai tempi!), conquistò non solo il cuore della bellissima farmacista Margherita (interpretata da un’icona del cinema italiano, Stefania Sandrelli; insieme hanno creato una delle coppie più amate del piccolo schermo), ma anche l’intero pubblico italiano. La serie di avventure del famoso maresciallo e dei suoi cari è stata “un incontro obbligatorio” nelle case italiane per oltre un decennio, godendo di un livello di ascolti davvero elevato fino alla fine.

Tuttavia, non tutto fu sempre così bello… O almeno non subito nell’ambito del cinema.

Dal punto di vista delle attività dell’artista che si sono sviluppate nell’arco di vari decenni, il 1976 sembra essere per vari motivi l’anno della svolta. Da un lato, un anno di grande successo sul palcoscenico teatrale (lo spettacolo “A me gli occhi, please” è diventato per molti anni una sorta di biglietto da visita delle incredibili capacità dell’attore), d’altra parte invece… L’attore romano sognava allora di interpretare il ruolo di Giacomo Casanova nell’ultimo progetto di Federico Fellini. Durante il provino però non piacque al maestro riminese e alla fine fu Donald Sutherland ad interpretare il controverso personaggio dell’avventuriero veneziano. Ma la storia non finisce affatto qui. Nella fase di post-produzione, alla ricerca di una voce che corrispondesse all’intera opera, il regista de “La dolce vita” si rivolse proprio a Proietti con la richiesta di partecipare a questa nobile impresa. Sebbene Gigi fosse profondamente deluso di aver perso la parte, alla fine cedette alla persuasione dell’uomo che era solito chiamare “il più grande mago del cinema”. Anni dopo Fellini spiegò che l’attore romano aveva una faccia troppo “simpatica e plebea”, e lui cercava un viso “vagabondo, stanco, sfocato, che ricordasse l’acquatica Venezia” per il suo film.

Questo “elemento plebeo” ha trovato il suo avvenimento nel film più iconico con Proietti protagonista, ovvero “Febbre da cavallo” (1976, regia di Steno). Nelle zone periferiche della capitale italiana, una banda di amici “vitelloni” si dedica alla loro più grande passione: le scommesse agli ippodromi. Tra di loro troviamo Bruno Fioretti, detto “Mandrake” (soprannome in onore del famoso mago-illusionista, eroe dei fumetti di Lee Falk del 1934), aspirante attore (mantenuto) dal sorriso seducente e modi di essere molto particolari. Ossessionati dal forte desiderio di “mettersi sempre in gioco”, gli uomini saranno pronti a far qualsiasi cosa per non fermare questo stato di strana follia. Tuttavia, nel 1976 il film di Steno – proprio come lo stesso Proietti durante il già menzionato provino per “Casanova” – non fu notato né dal pubblico né dalla critica. “Non c’erano né lodi né critiche. Certamente non tutti risero all’epoca”, raccontò Proietti in un’intervista. Ma la febbre decise di tornare. La rivoluzione è avvenuta all’inizio degli anni Novanta a causa di numerose repliche del film nelle televisioni private. I romani trovarono alla fine l’essenza della loro città nel film e nel personaggio di Mandrake, il loro surreale bardo. Le svariate battute dell’autoproclamato mago capace di fare l’impossibile sono ampiamente conosciute fino ad oggi, e la scena dell’originale difesa di Mandrake nell’aula del tribunale rimane una delle più amate e citate nella storia del cinema italiano. Il film di Steno ebbe anche un sequel (“Febbre da cavallo – La mandrakata”, regia di Carlo Vanzina, 2002).

In questo modo, dunque, le parole di Fellini si sono rivelate a loro modo profetiche. Con il tempo, nel volto e nella voce di Proietti² si è riscontrato il grande desiderio, o addirittura la necessità, di identificazione spirituale del pubblico. Come ha confessato una volta il Mandrake nostrano: “Da quando ho capito che sapevo far ridere la gente, ho messo da parte il registro drammatico. Secondo me, non c’è soddisfazione più grande delle risate e della soddisfazione del pubblico che si diffonde nella sala. Del pubblico che con me contribuisce al successo di ogni spettacolo… Il successo della mia vita”.

¹ La descrizione della ricca attività teatrale di Proietti merita sicuramente un approfondimento a parte. Il primo signifi cativo successo nel mondo dello spettacolo appare proprio sul fronte teatrale, quando nel 1970 l’attore sostituì lo stesso Domenico Modugno nel musical ”Alleluia, brava gente”. Vale la pena aggiungere soltanto, che Gigi è considerato all’unanimità come legittimo erede della tradizione comica e del varietà di Ettore Petrolini (1884-1936).

²La voce è una delle ”armi” più importanti nel serbatoio artistica di Proietti. Non mi riferisco solamente al canto o al doppiaggio (l’attore era responsabile, tra gli altri, della voce del Genio blu nella versione italiana di ”Aladdin” della Disney), anche se vale la pena notare che la pratica del doppiaggio ha portato all’italiano molte soddisfazioni professionali, come l’inaspettato incontro e la collaborazione internazionale con il grande Robert Altman. Durante la sua visita nella penisola appenninica e in occasione della post-produzione sonora di ”Tre donne” (3 donne, 1977), il maestro americano accettò di visitare uno studio di doppiaggio italiano dove incontrò Proietti, che a sua volta fu nel mezzo del lavoro proprio sul film di Altman. Deliziato dalla sua spontaneità, il regista di “Mash” gli offrì un ruolo ”in carne e ossa” nel suo nuovo progetto italo-americano ”Un matrimonio” (A Wedding, 1978). L’attore apparve allora accanto al suo idolo, poi anche amico Vittorio Gassman. La notevole capacità di improvvisare, imitare vari personaggi e dialetti è sempre stata presente nel suo lavoro, sia per il cinema che per la televisione italiana. Nessuno, come Proietti, è riuscito a realizzare personificazioni così riuscite come quella in cui interpreta il ruolo dello stesso Eduardo de Filippo! 

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FINCHÈ C’È CINEMA, C’È SPERANZA è una serie di saggi dedicati alla cinematografia italiana – le sue tendenze, opere e autori principali, ma anche meno conosciuti – scritta da Diana Dąbrowska, esperta di cinema, organizzatrice di numerosi eventi e festival, animatrice socioculturale, per molti anni docente di Italianistica all’Università di Łódź. Vincitrice del Premio Letterario Leopold Staff (2018) per la promozione della cultura italiana con particolare attenzione al cinema. Nel 2019, è stata nominata per il premio del Polish Film Institute (Istituto Polacco d’Arte Cinematografica) nella categoria “critica cinematografica”, vincitrice del terzo posto nel prestigioso concorso per il premio Krzysztof Mętrak per giovani critici cinematografici.

Il Museo Nazionale di Cracovia celebra Aleksander Kotsis

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Kraków, 04.03.2021. Wystawa „Aleksander Kotsis. Odcienie realizmu” w Kamienicy Szo³ayskich im. Feliksa Jasieñskiego, oddziale Muzeum Narodowego w Krakowie, 4 bm. Aleksander Kotsis to jeden z najwa¿niejszych przedstawicieli polskiego malarstwa realistycznego. (kf) PAP/£ukasz G¹gulski

Wystawa ,, Aleksander Kotsis. Odcienie realizmu” w oddziale Muzeum Narodowego w Krakowie Fot.PAP/Łukasz Gągulski

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Il Museo Nazionale di Cracovia ha allestito la mostra in occasione del 185° anniversario di nascita di Aleksander Kotsis, che include dipinti ad olio, acquerelli, disegni e schizzi selezionati da collezioni di musei e da collezioni private. Il direttore del Museo Nazionale di Cracovia Andrzej Szczerski ha detto che la mostra adempie alla missione del museo, che vuole presentare le più grandi conquiste dell’arte polacca ma che oggi sono dimenticate. Aleksander Kotsis era uno dei artisti dalla generazione che ha creato la pittura moderna polacca nel XIX secolo. Szczerski ha sottolineato che Kotsis ha presentato le realtà della vita quotidiana nella provincia impoverita della Galizia, ha dipinto diverse persone nei loro rituali, nei costumi popolari dando loro dignità. Kotsis ha dipinto le scene quotidiane, i paesaggi e i ritratti in cui è possibile vedere il fascino della campagna polacca. Le sue opere sono esposte secondo i temi che ha interpretato e la parte principale della mostra è stata completata dall’esplorazione dei segreti della tecnica e della tecnologia del pittore. I dipinti di Kotsis sono esposti nella filiale del museo della Casa Szołayski, dove le didascalie non sono state collocate direttamente sotto le opere, ma sui piedistalli per permettere di concentrarsi prima sui dipinti. Aleksander Kotsis è uno dei rappresentanti della pittura realistica polacca, è nato a Ludwinów vicino a Cracovia e ha studiato all’Accademia di belle arti di Cracovia e all’Akademie der bildenden Künste di Vienna. È morto all’età di 41 anni per una malattia cerebrale. La mostra è accompagnata da una pubblicazione polacco-inglese sulla vita di Aleksander Kotsis e dai saggi che analizzano il suo lavoro. La mostra sarà aperta fino al 13 giugno.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C826848%2Codcienie-realizmu-w-muzeum-narodowym-wystawa-z-okazji-185-urodzin-kotsisa

[Aggiornamento 4.03.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero complessivo dei malati attivi in sensibile crescita.

Il numero complessivo dei casi attivi è salito a 257.391 (settimana scorsa 232.816), di cui in gravi condizioni 1.650 (settimana scorsa 1.375), ovvero circa lo 0,6% del totale. Gli ultimi dati al giorno 4 marzo 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 15.250 nuove infezioni registrate e 289 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.555 morti (in linea rispetto ai dati della settimana precedente dove si erano registrati 1.512 morti).

Il Voivodato della Masovia (2.563), la Slesia (1.620), la Pomerania (1.337), la Grande Polonia (1.251), la Bassa Slesia (1.174), la Cuiavia-Pomerania (1.049) e la Piccola Polonia (953), sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono in crescita, ad oggi sono occupati 15.992 letti da pazienti COVID-19, 1.650 le terapie intensive.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto. Sono chiusi bar, ristoranti e palestre, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto. Sono aperti hotel, cinema, teatri, piscine e piste da sci, ma sotto stretto regime sanitario.

In Masuria sono in vigore ulteriori restrizioni ovvero chiusura hotel, centri commerciali, teatri, musei, piscine e aree sportive.

Prosegue inoltre la campagna vaccinale che conta 3.619.316 persone vaccinate per il COVID-19 in Polonia, di cui 2.338.137 prima dose e 1.281.179 seconda dose.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
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