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I maestri dell’arte culinaria italiana

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Lavoro da molti anni nella redazione di un noto mensile italiano di cucina, questo non ha fatto di me un’esperta nel cucinare realmente le pietanze che pubblicavamo, poiché esiste un’enorme differenza tra la mera conoscenza degli ingredienti e della tecnica, e la sapienza e la capacità nel combinarli con la giusta saggezza e passione. Certamente, come ogni madre, ho imparato nel tempo a cucinare al meglio per i miei cari, ma vorrei parlare della vera arte culinaria, che prescinde dalla realizzazione di soli piatti elaborati e belli alla vista, ma include anche semplici pietanze preparate con un vero talento e fantasia.

A questo proposito, va conosciuto un volume ricco di belle proposte da preparare: “La Grande cucina italiana. Le migliori ricette fra tradizione e innovazione” di Idea Libri, dove potrete trovare i classici della cucina italiana rivisitati in chiave moderna, per fare una splendida figura con i vostri commensali!

Le restrizioni dovute alla pandemia nel corso del 2020 hanno consentito a molti di rivalutare i propri spazi domestici, seppur forzatamente. C’è chi è immerso nella lettura e c’è chi ha sfruttato questa occasione per rivalutare la propria cucina quale luogo divertente e creativo, e, avendo a disposizione del tempo necessario, per porsi con un atteggiamento più rilassato alla preparazione di ogni singolo pasto. E la cucina italiana è un vero tesoro di ispirazioni!

L’Italia è la culla dell’arte e se è vero che la cucina è il cuore della casa, da quel cuore scaturisce una delle arti italiane più apprezzate al mondo, l’arte culinaria. Perché cucinare non dovrebbe essere solo un mero atto di approntare il nutrimento al nostro organismo, ma una creazione, un’invenzione, un sapiente dosare e mescolare degli ingredienti per ottenere un risultato gradevole al palato quanto allospirito. È come scrivere un concerto o dipingere un quadro, i vari elementi devono essere in perfetta armonia tra loro, con le loro giuste quantità e accostamenti.

In Italia, il primo a raccogliere delle ricette elevando il semplice atto di cucinare al livello di un’arte vera e propria è stato Pellegrino Artusi, scrittore e gastronomo, autore del libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Questo capolavoro della cucina italiana, scritto con sapienza e ironia, oltre ad essere un prezioso ricettario è una vera perla della letteratura, basti pensare che Piero Camporesi, filologo e critico letterario che ne curò la prefazione, vi scrisse: «la Scienza in cucina ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i Promessi sposi».

Come ho detto, perché un piatto diventi un capolavoro, non basta la tecnica. Mia nonna diceva che per cucinare bene, bisogna metterci il cuore. Io oggi direi anche una passione e un progetto. Ho rivisto recentemente il film The Ramen Girl (2008), dove è stato rappresentato perfettamente questo concetto: la giovane protagonista deve lavorare sodo, iniziando dai lavori più umili, per liberare il proprio spirito dall’ego imparando a sentire e trasmettere le emozioni, condizione indispensabile per diventare una vera maestra nella preparazione del ramen, un tradizionale brodo giapponese. L’arte culinaria, come qualsiasi altro atto creativo, richiede la capacità di stare in presenza, di sgombrare la mente da altri pensieri che non siano dedicati a quanto stiamo facendo. Non credo che sia solo un concetto astratto, romantico o trascendentale. Restando in Giappone, Masaru Emoto, scrittore e ricercatore, nei suoi esperimenti ha dimostrato l’infl uenza delle emozioni umane sull’acqua. Sappiamo che il nostro organismo, come ogni ingrediente che utilizziamo per preparare i pasti, ne contiene in grande quantità, ecco spiegato scientificamente perché ogni pietanza riflette l’atteggiamento di chi la prepara.

Gli italiani sembrano saperlo molto bene, atavicamente, direi. Dalle semplici massaie ai grandi chef sono capaci di esprimere attraverso la loro arte culinaria l’entusiasmo, la dedizione e l’amore; la ricchezza delle loro terre si manifesta in pietanze uniche al mondo. L’unico elemento che unisce tutte le regioni italiane, così diverse tra loro per usi, costumi e dialetti, è la ricerca comune di unaconvivialità armonica e condivisa che non sarebbe possibile se ogni portata non fosse preparata in tal modo, pertanto le differenze culturali diventano una delle più grandi ricchezze dell’arte culinaria italiana. A proposito delle differenze culturali che diventano arricchimento, vale la pena di prendere ad esempio “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” di Alessandro Marzo Magno. Sfogliandolo potrete scoprire che molti dei “classici” cibi italiani in realtà provengono da altre parti del mondo: dalla pasta alla pizza, al caffè, alla mozzarella di bufala, ingredienti che hanno reso famosa la cucina italiana in quanto si è stati capaci di reinterpretarli in maniera creativa.

Gli esperti della cucina italiana, condividendo la propria esperienza tramite libri, blog, o programmi tv ispirano molti con la loro maestria. Benché vi sia un’ampia scelta dei mezzi di comunicazione, il libro resta comunque il più gradito, secondo la mia personale e pluriennale esperienza. Un libro di cucina permette di consultare facilmente ingredienti, dosi e procedimenti ed è spesso riccamente illustrato, accompagnando passo per passo nella realizzazione della ricetta. Spesso contiene inoltre informazioni preziose sulle tecniche e i trucchi per ottenere il miglior risultato e diventa uno strumento indispensabile a sostegno della propria passione e del talento culinario.

Tra questi vale la pena citare la “Enciclopedia della cucina” con le sue ricette per ogni occasione, dalle più semplici alle più elaborate o anche “Il pane e torte salate” di A. Barbagli.

Nonostante la flessione dell’editoria già precedente alla crisi pandemica, il libro resta un valore sociale che nessun altro prodotto commerciale possiede. Le autorità italiane ne hanno compreso l’importanza e dopo un primo periodo di chiusura, hanno lasciato che le librerie restassero aperte, riconoscendo al libro uno status di bene essenziale e primario. Che si tratti di un buon romanzo o un bel libro di cucina che ci faccia riscoprire il piacere di stare a casa, dedicandoci a noi stessi e ai nostri cari.

A chi si sente incoraggiato a sperimentare e cercare un’armonia in cucina troverà ispirazione nei volumi “Voglia di cucinare italiano”, “Voglia di cucinare pasta” che permettono di apprezzare le tantissime varietà di semplici ingredienti, di variare in modo creativo il menu di tutti i giorni. In tal senso suggerirei anche “Ricettario italiano” con le sue ricette suddivise per portata e per regione.

L’arte culinaria è senza dubbio un elemento imprescindibile della cultura italiana, tant’è che viene menzionata persino nei manuali di lingua italiana. Inoltre, esistono manuali di lingua dedicati esclusivamente alla cucina italiana, eccone alcuni esempi: “Buon appetito! L’italiano tra lingua e cucina regionale.” (Bonacci Editore), “Buono buonissimo!” (Le Monnier) che permette di imparare l’italiano con ricette regionali (libro + dvd rom), “Il buongustare” (Loescher Editore) o “L’italiano è servito!” (Edizioni Guerra) o “L’italiano per la cucina” (Alma Edizioni). Chi invece preferisce gustarsi la lettura piuttosto che passare tempo tra i fornelli troverà senz’altro irresistibili “Menù letterari” di Celine Girard e “Smak Kwiatów pomarańczy” di Tessa Capponi Borawska.

Ce n’è per tutti i gusti!

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Leggo, vivo meglio è una rubrica gestita da Krystyna Juszkiewicz-Mydlarz, la proprietaria della Libreria Italicus a Cracovia che opera ininterrottamente dal 1991, inizialmente come negozio per corrispondenza, e ora come libreria (ancheonline) e caffetteria. Italicus ha nella sua offerta oltre 2 mila titoli tra cui i più importanti libri di testo italiani per l’apprendimento e l’insegnamento, gli autori classici e contemporanei della letteratura italiana in lingua originale e in traduzione polacca nonché gli autori polacchi tradotti in italiano.

La pandemia non ferma la Borsa di Varsavia, 2020 anno record

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nel 2020 la Borsa valori di Varsavia ha avuto il maggiore aumento in percentuale delle compravendite di azioni, e l’indice è cresciuto del 56,1% rispetto al 2019, così ha informato la Federazione delle borse europee. Il presidente della Borsa valori di Varsavia ha valutato che il difficile anno 2020 è risultato un grande successo per la Borsa. Ha detto che la Borsa valori di Varsavia ha la seconda più grande liquidità dopo la Borsa tedesca. Nell’elenco delle borse europee la Borsa ha raggiunto il terzo posto riguardo il valore delle offerte pubbliche iniziali nel 2020. Hanno ottenuto risultati migliori solo Euronext e Nasdaq Nordics & Baltics. La Borsa valori di Varsavia ha raggiunto il secondo posto fra le borse europee riguardando il più grande aumento della capitalizzazione in valuta locale.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2680085,Sukces-GPW-Stoleczna-gielda-zanotowala-najwiekszy-procentowy-wzrost-obrotow-akcjami

L’aeroporto di Breslavia progetta nuove rotte estive e offre test per Covid-19

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La compagnia aerea Wizzair attiva un nuovo collegamento, il volo da Breslavia a Split, situata sul mare Adriatico in Croazia. Il collegamento farà parte degli orari estivi e sarà realizzato una volta alla settimana, la domenica, a partire dal 20 giugno. Il presidente dell’aeroporto di Breslavia, Dariusz Kuś ha sottolineato che d’estate la Croazia è una destinazione veramente popolare tra i polacchi. Kus ha inoltre aggiunto che da Breslavia da luglio con Ryanair sarà probabilmente possibile volare anche a Zadar in Croazia. Il vicepresidente dell’aeroporto di Breslavia, Cezary Pacamaj ha informato che l’aeroporto ed i vettori stanno continuamente progettando gli orari che consentirebbero sia i viaggi estivi al sud d’Europa che i voli agli aeroporti internazionali per le persone che viaggiano per lavoro. Naturalmente tutto è ancora in attesa di conferma. L’orario estivo sarà valido a partire da marzo. Attualmente nel piano possiamo trovare le destinazioni offerte dalle compagnie low cost, tra l’altro: Malaga,Tenerife, Palermo, Napoli, Bari, Creta, Londra o Oslo. Inoltre, dall’inizio di febbraio all’aeroporto di Breslavia sono disponibili i test antigenici rapidi per le persone che partono da Breslavia. Quelli che vogliono eseguirlo, devono informare il servizio dell’aeroporto nel punto di misurazione della temperatura. I test li possono fare anche le persone non appartenenti all’area Schengen. Un risultato negativo permette di evitare 10 giorni di quarantena obbligatoria. All’aeroporto di Breslavia è anche possibile eseguire il test in modalità Real Time-qPCR, disponibile per tutti.

Navi appestate sulle rotte mediterranee

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Fin dall’antichità le città costiere furono privilegiate rispetto a quelle continentali perché potevano intraprendere scambi commerciali più rapidi e remunerativi via mare con gli altri porti.

Ma dal 1348 sulle rotte mediterranee cominciò a viaggiare una clandestina foriera di morte: la peste, che proveniva dai focolai sempre attivi del Kurdistan iraniano e del Basso Volga che si estendeva agli Urali, al Caucaso e al Mar Caspio. Fra i vari imprevisti della navigazione (fortunali, attacchi dei pirati, avarie degli scafi…) il peggiore fu costituito dalla peste a bordo perché alla nave veniva impedito l’ingresso nei porti che nonfossero attrezzati con lazzaretti in grado di accoglierla attuando le opportune pratiche di isolamento e di espurgo.

Se l’equipaggio veniva decimato dalla peste, diventava difficile persino pilotare la nave e aumentavano esponenzialmente anche le probabilità di naufragare. Così accadde a capitan Rebatu che, dopo aver perduto per la peste sei marinai, naufragò nelle acque di Alessandria il 28 gennaio 1769.

Copertina del volume Rotte mediterranee e baluardi di sanità, a cura di N.E.Vanzan Marchini, Milano Ginevra 2004

Il Magistrato alla Sanità della Repubblica di Venezia stampava e distribuiva dei proclami destinati a tutti i porti, anche concorrenti e nemici, nei quali forniva informazioni sulle navi appestate, descrivendo sugli scali che avevano toccato con la possibilità di averli contagiati, e segnalando il lazzaretto cui erano approdate con indicazioni sull’inizio e sulla fine della loro contumacia. Così avvenne il 28 giugno 1760, quando un proclama a stampa diramò la notizia che la polacca comandata dal francese capitano Billon era partita da San Giovanni d’Acri dove c’era la peste. La nave giunse a Marsiglia, dopo aver perso parte del suo equipaggio. Venezia sospese la “libera pratica”, cioè ogni contatto con il porto di Marsiglia fino al 26 novembre 1760, quando diffuse la notizia della scomparsa del pericolo.

Un esempio della capacità operativa degli informatori veneziani è fornito dalle segnalazioni anche degli assalti corsari che moltiplicavano le occasioni di infezione. Va precisato che, a differenza dei pirati che agivano in proprio, i corsari erano sostenuti dalle nazioni che li pagavano perché depredassero e indebolissero i loro nemici. La nave corsara inglese “Neptune” nel 1760 attaccò la nave francese “La Sacre Famille”, proveniente dalla città appestata di San Giovanni d’Acri e diretta a Livorno e poi a Marsiglia. Gli inglesi presero, oltre al bottino, anche la peste che uccise numerosi marinai. Il Magistrato alla Sanità veneziano sospese la “libera pratica” con i porti di Livorno e di Marsiglia e segnalò a tutte le nazioni mediterranee che il legno francese era riparato a Malta.

Il rischio mortale che si correva imbarcandosi su una nave appestata era ben noto, come testimoniano gli altissimi compensi offerti ai marinai ingaggiati per condurla in un porto attrezzato per le operazioni di espurgo. Le navi che battevano bandiera occidentale, se contagiate, cercavano di raggiungere un lazzaretto europeo, ma quelle che partivano dai più lontani scali orientali erano costrette ad affidarsi ad un porto del Levante, infatti avrebbero perso troppo tempo nel ritornare nel Mediterraneo occidentale, per poi dirigersi ancora verso il Mediterraneo Orientale dove riprendere la loro attività.

Vincenzo Maria Coronelli, Navi in tempesta, Sec. XVII.

Oltre alla preoccupazione per le vite umane, la peste a bordo comportava anche il rischio di perdere il carico e lo scafo per il naufragio della nave o per le conseguenze di contumace scontate in luoghi aperti, non protetti da furti, pirati e intemperie. Con reiterate lettere di protesta i mercanti minacciarono i Rettori di Corfù di abbandonare quello scalo per trascorrere la contumacia in luoghi più protetti, se non si fosse provveduto a creare strutture e rifugi sicuri. Per non perdere i mercanti e per non rallentare gli scambi, la Serenissima attrezzò i suoi lazzaretti in siti strategici lungo le coste Dalmate e le Isole Ionie, che funsero da filtro sia alle navi provenienti dal Levante, che alle carovane che giungevano via terra dai paesi Ottomani per imbarcare le loro merci per Venezia. I costi della sosta, più o meno prolungata, e delle pratiche di espurgo delle navi, erano sostenuti dai proprietari delle mercanzie e dai passeggeri che usufruivano delle strutture di isolamento e che, prima di lasciarle, dovevano saldare il conto.

Nel corso del Settecento, gran parte delle navi, che traportavano merci sulle rotte orientali o collegavano gli scali orientali a quelli occidentali, erano veneziane, guidate da personale veneziano, ma affittate da mercanti dell’impero Ottomano con contratti stipulati dai consoli veneziani presenti nelle città più importanti. La peste, scoppiata in una di queste navi, creò un conflitto fra Venezia e Tunisi. Tutto cominciò quando due mercanti tunisini, il 22 marzo 1781, stipularono presso il consolato veneziano di Alessandria il contratto di affitto del vascello ”Buona Unione” del capitano veneziano Gerolamo Padella per il trasporto delle loro merci da Alessandria a Sfax, con scalo a Djerba. Il capitano, ammalato di peste fin dalla partenza, in breve morì. Lo sostituì il figlio Giovan Battista, che propose di tornare ad Alessandria o di raggiungere i porti attrezzati di Rodi o di Cipro, ma i mercanti gli imposero di portarli alladestinazione pattuita. Giunti a Cerigo, anche l’isola veneziana rifiutò di accoglierli, nel frattempo erano morti 4 membri dell’equipaggio e 10 dei 18 passeggeri tunisini. Il capitano puntò sul lazzaretto di Malta dove i sopravvissuti vennero messi in contumacia e la nave e le merci furono bruciate. L’incidente commerciale sfociò in un conflitto internazionale quando i mercanti chiesero, attraverso il bey di Tunisi, il risarcimento dei danni a Venezia, anche se erano stati proprio loro a non voler far condurre tempestivamente la nave in un lazzaretto. Dopo una lunga quanto vana trattativa, la Repubblica dichiarò guerra e attaccò Tunisi con la squadra navale capitanata da Angelo Emo.Correva l’anno 1784.

Vincenzo Maria Coronelli,, L’equipaggio festeggia l’arrivo alla destinazione finale, Sec. XVII

Venezia, che era rimasta estranea ai conflitti europei, ruppe la sua neutralità per un fatto che sembra privato e fortuito ma che, invece, avrebbe creato un precedente pericolosissimo, imputando gli oneri della perdita delle mercanzie non ai mercanti, alle loro assicurazioni e bandiera, ma al capitano della nave e alla sua bandiera. Il caso rischiava di compromettere i trattati commerciali fra Venezia e i Cantoni Barbareschi, le reggenze di Algeri, Tunisi e Tripoli che, al servizio dell’impero Ottomano praticavano la guerra di corsa a danno delle potenze cristiane. La Serenissima, piuttosto che subire gli attacchi corsari, aveva preferito siglare degli accordi di non belligeranza versando ai Barbareschi da 10.000 a 12.000 ducati l’anno, per garantire la sicurezza della navigazione sulla quale aveva costruito la ripresa della sua attività mercantile. L’affaire della nave veneziana, bruciata con le mercanzie tunisine, e la controversia sull’indennizzo compromettevano gli accordi internazionali perciò, quando la diplomazia non poté più garantirli, si ricorse alla guerra. Una guerra poco proficua, conclusa in fretta nel 1792, mentre in Europa la Rivoluzione Francese stava modificando i vecchi regimi e presto avrebbe travolto anche quello della Serenissima.

Per approfondimenti: Rotte mediterranee e baluardi di Sanità, a cura di N.E.Vanzan Marchini, Milano-Ginevra 2004.

Domani, in diretta streaming, il Maestro Caldi dirige l’Orchestra Iuventus

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Massimiliano Caldi, fot: Paweł Jaremczuk

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Domani Massimiliano Caldi torna a dirigere l’Orchestra Giovanile Polska Orkiestra Sinfonia Iuventus in una serata intitolata “Dall’Italia alla Polonia”, che prevede un ampio programma tutto italiano. Comprenderà Verdi (120 anni dalla morte), Rota (110 anni), Rossini e Mascagni. ad affiancarlo sarà l’amico pianista, Maurizio Baglini, proveniente dall’Italia per eseguire il “Concerto Soirée” di Nino Rota nel 60° anniversario della composizione di questo brano. Il concerto sarà trasmesso in diretta streaming a 19:00 sul canale YouTube dell’Orchestra Iuventus.
Link al concerto con il programma completo: www.youtube.com/channel/UCHL5EGH9MUbelOyE2XCrZFA

Polonia Oggi

GAZZETTA ITALIA 85 (febbraio -marzo 2021)

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“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Il titolo della nuova Gazzetta Italia 85 – la frase pronunciata da Dante nella Divina Commedia quando esce dell’Inferno – simboleggia perfettamente il nostro pressante desiderio d’uscire dal girone infernale pandemico per ricominciare a vivere pienamente. Gazzetta celebra così l’anno di Dante, dedicando copertina e tre magnifici disegni interni a tutta pagina ad uno dei padri della lingua italiana. Tra gli articoli che approfondiscono la figura del sommo poeta c’è quello del professore Alberto Casadei uno dei maggiori esperti mondiali di Dante. 

Ma Gazzetta ci farà viaggiare in Piemonte, scoprire Faenza, analizzare l’opera dello straordinario regista Luchino Visconti, entrare nel mondo delle donne di mafia e parlare di insegnamento e poesia con il docente dell’Università di Varsavia Alessandro Baldacci. E poi come sempre non mancheranno approfondimenti sull’arte, la storia, i motori, la musica – aspettando il prossimo Festival di Sanremo – sulla cucina, con ricette e la storia dell’aceto balsamico di Modena, e naturalmente sulla lingua trattando di grammatica, fraseologia e fumetti.

[Aggiornamento 11.02.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, ma con il numero complessivo dei malati attivi sostanzialmente stabile.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 206.380 (settimana scorsa 207.004), di cui in gravi condizioni 1.267 (settimana scorsa 1.333), ovvero circa lo 0,6% del totale. Gli ultimi dati al giorno 11 febbraio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 7.008 nuove infezioni registrate e 456 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.833 morti dal 4 febbraio (in discesa rispetto ai dati della settimana precedente dove si sono registrati 2.290 morti).

Il Voivodato della Masovia (1.087), la Pomerania (702), la Slesia (621), la Cuiavia-Pomerania (567) e la Grande Polonia (556) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono stabilizzati, ad oggi sono occupati 12.227 letti da pazienti COVID-19, 1.267 le terapie intensive.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto. Sono chiusi bar, ristoranti e palestre, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

A partire dal 12 febbraio saranno allentate le misure di contenimento e hotel, cinema, teatri, piscine e piste da sci riapriranno, ma sotto stretto regime sanitario. Palestre, bar e ristoranti rimarranno chiusi almeno fino al 26 febbraio.

Prosegue inoltre la campagna vaccinale che conta circa 1.884.113 persone vaccinate per il COVID-19 in Polonia, 3,41% totale.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

A Carnevale ogni vino vale?

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Coriandoli, maschere, stelle filanti: Carnevale è il periodo più colorato dell’anno ed è anche un trionfo di sapori! La tradizione gastronomica per questa festa vede tra i protagonisti più importanti i dolci, e le specialità tipiche la fanno da padrone. Semplici o farcite, morbide o croccanti, ma soprattutto fritte e cosparse di zucchero.

Accompagnarle con un buon bicchiere è un piacere che vale la pena concedersi e quindi viene spontaneo chiedersi: quale vino si può abbinare ai dolci di Carnevale? Una risposta univoca non c’è, ma seguendo alcune indicazioni è più facile non sbagliare. In linea generale si può dire che i dolci di Carnevale ben si sposano a fresche bollicine e a passitiimportanti. Ecco alcuni suggerimenti ai quali si può far riferimento per esaltare il gusto e la festa.

Per i dolci fritti sono preferibili le bollicine. Le bolle sono un’ottima opzione per accompagnare le “chiacchiere” e l’abbinamento ideale è sicuramente con un fresco e profumato Moscato d’Asti, in cui le sue nuances di muschio e biancospino si fondono a intensi sentori di litchi e pescabianca, confl uendo in un elegante finale ricco di sfumature cremose. In questo caso quindi si sceglie un vino con un certo dosaggio zuccherino (quindi non un brut, o extra brut o dosaggio zero, per intendersi). La parola d’ordine, oltre alla dolcezza, è freschezza, oltre alla giusta delicatezza dei profumi. Giocando sull’affi nità il vino giusto da abbinare a dolci quali frappe, castagnole o frittelle di mele, potrebbe essere un buon Passito o un Vin Santo; corposo, profumato e dolce, con l’accortezza però di scegliere quello giusto. Niente vini troppo dolci, quindi, per evitare che il risultato finisca per essere troppo intenso, stucchevole e non piacevole.

Anche in presenza di farciture alla crema o cioccolato possiamo sicuramente affi darci ad un ricco vino passito, ma da uve rosse, come ad esempio un Sagrantino Passito di Montefalco. Al naso vi sentirete immersi in morbidi sentori fruttati di more, ribes e note di macchia mediterranea, con tocchi di spezie e vaniglia sul finale. In bocca potrete apprezzarne la grande struttura, allietata da un tannino liscio e levigato.

In tale percorso anche vini quali Marzemino o Raboso passiti saranno effi caci e sontuosi accompagnamenti, per condividere al meglio i lieti giorni di festa che il Carnevale ci regala per scaldare il cuore e la vita durante l’inverno. 

Grande attesa per la riapertura di alberghi, piste da sci e altre strutture sportive

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Il 12 febbraio gli alberghi, rispettando tutti i regimi sanitari e il 50% disponibilità dei letti, finalmente potranno accogliere i loro ospiti. Oltre agli hotel si apriranno anche alcuni impianti sportivi e le piste da sci. Chiuse rimangono invece le palestre e i ristoranti negli hotel. Tuttavia, come riporta “Polski Holding Hotelowy”, si vede che il maggiore interesse lo suscitano le strutture in montagna. Tra questi quello più famoso con quasi tutte le stanze già prenotate è “Zagroń” a Szczyrk. Successo hanno anche gli hotel a Międzyzdroje, Gdańsk o Hel. “Polski Holding Hotelowy” è una società a controllo statale che gestisce le strutture alberghiere appartenenti alla Tesoreria dello Stato. “Polski Holding Hotelowy” è la seconda maggiore società alberghiera in Polonia ed è l’unica solo con il capitale polacco in cui si trovano 27 strutture alberghiere.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C812237%2Cotwarcie-hoteli-od-12-lutego-bardzo-duze-zainteresowanie-obiektami-w-gorach