Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 110

Anna Osmólska Mętrak, se vuoi imparare l’italiano studia il cinema

0

“Perché ho studiato italiano? All’epoca si sceglieva quello che piaceva di più senza pensare tanto al lavoro futuro. Poi la passione è diventata la mia professione.”

Inizia così l’intervista con la docente di italianistica all’Università di Varsavia Anna Osmólska Mętrak titolare di un interessante corso di Storia del Cinema Italiano, e presidente del concorso dedicato allo scomparso Krzysztof Mętrak. Una competizione organizzata dal 1995 che ogni anno, durante il Festival Internazionale ”Nowe Horyzonty” a Breslavia, premia giovani critici del cinema (fino ai 32 anni).

Lo studio dell’italiano in Polonia negli anni Settanta era molto diffuso?

Non particolarmente. Al liceo avevo studiato francese, mi sembrava di conoscerlo già a sufficienza e all’università volevo imparare qualcosa di nuovo. Tra le proposte c’era la facoltà di italianistica, specializzazione di romanistica, con corsi che iniziavano un anno a Varsavia e uno a Cracovia. Ho scelto l’italiano così di slancio, senza una ragione precisa, dell’Italia conoscevo già un po’ di cinema e letteratura ma non c’ero mai stata. All’epoca avevo un’amica di padre italiano, fu lei ad insegnarmi le prime parole.

La prima volta in Italia?

Anna Osmolska Mętrak, Kasia Smutniak

Nel 1979 a Siena al termine del primo anno. Di quella prima esperienza conservo ricordi meravigliosi anche perché l’Italia mi diede l’impressione d’essere un Paese generoso verso i polacchi. Ad esempio per noi studenti polacchi c’erano tante borse di studio e altre forme d’aiuto per passare un periodo in Italia. All’epoca uscire dalla Polonia era abbastanza complicato ma verso l’Italia, perfino durante la legge marziale, era più facile andare anche grazie alla disponibilità dell’Istituto Italiano di Cultura.

L’amore per il cinema quando è iniziato?

Subito! Fin dalle elementari andavo a vedere i film e leggevo riviste di cinema. All’università conoscevo già a fondo lacinematografia italiana, oltre ai grandi Visconti, Antonioni, Fellini, De Sica, anche Bertolucci, i fratelli Taviani, Scola e Pasolini tanto che quando nel 1981 il professore Bruno De Marchi dell’Università Cattolica di Milano tenne una conferenza a Varsavia io partecipai e gli feci una domanda su Pasolini. Lui rimase così colpito dalla mia preparazione che mi offrì una borsa di studio per un laboratorio dedicato a Pasolini. Così passai quattro meravigliose settimane in Friuli, sui luoghi nati del grande regista.

Pasolini un intellettuale fondamentale per la cultura italiana del Novecento, oltreché un grande regista, ma forse i suoi film in Polonia non riscuotono un successo pari a quello di altri cineasti italiani?

Dipende. È evidente che è una figura complessa e forse a volte complicata per il grande pubblico. Ma i cinefili lo adorano e anche recentemente sono state fatte rassegne incentrate sui suoi lavori. Per me è il più grande intellettuale italiano del dopoguerra.

Franco Citti, Pier Paolo Pasolini / fot. Gianfranco Tagliapietra

Come si trasforma il cinema in strumento per la didattica?

Per il mio apprendimento dell’italiano, della lingua e soprattutto della cultura di questo Paese, i film sono stati fondamentali e così di conseguenza ho pensato che sarebbe stato importante introdurre il cinema come materia di didattica. Iniziai nel 1997 e fino ad oggi continuo a parlare di cinema italiano. I miei corsi sono spesso monografici su un regista o su unatematica specifica, avere un approccio generale e storico al cinema italiano richiederebbe troppo tempo. Così scelgo un filo conduttore, ad esempio i film sulla mafia, e coinvolgo gli studenti invitandoli a cercare e curiosare tra i vari registi e soprattutto li spingo ad aprirsi liberandosi da certe categorie in cui siamo soliti catalogare i film, in questo l’esempio perfetto è la commedia all’italiana, un genere unico che tratta temi seri e importanti in modo leggero muovendosi tra spensieratezza e amarezza.

La Polonia si distingue positivamente per un grande rispetto verso la cultura, sei d’accordo?

Sì e questo deriva dall’attenzione che la mia generazione aveva per ogni forma di cultura e conoscenza. Sappiamo che per tanti anni in Polonia era complicato viaggiare e avere contatti stabili con l’estero, così appena capitava l’occasione di visitare un altro Paese si apprezzava ogni cosa, si viveva l’esperienza intensamente, si voleva imparare e vedere tutto e anche respirare una libertà che ci mancava, anche se la Polonia era il Paese dell’area comunista in cui si viveva relativamente meglio. E viste queste difficoltà di spostamento cercavamo ogni espressione di cultura straniera tra film, libri e teatro. Ecco forse abbiamo passato questa sete di cultura alle nuove generazioni.

In questo scambio culturale l’Italia giocava un ruolo importante?

Francia e Italia sono state, e sono tuttora, i riferimenti culturali principali per la Polonia, insieme al mondo anglosassone ovviamente. Un rapporto reciproco perché anche durante la PRL gli artisti polacchi erano spesso a Parigi o in Italia, pensiamo a Tadeusz Kantor, Jerzy Grotowski o ai tanti registi che partecipavano ai Festival del Cinema.

È giusto dire che il cinema polacco negli ultimi anni si è rilanciato a livello internazionale, riprendendo il suo tradizionale posto, dopo una stagione mediocre vissuta negli anni Novanta?

Dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta abbiamo vissuto una lunga stagione di cinema di qualità con i grandi maestri della scuola polacca, Wajda, Munk, Kawalerowicz, e poi con il filone del “kino moralnego niepokoju” (cinema dell’inquietudine morale), tutti film importanti che sono i classici della cinematografia polacca che ognuno vuole avere nella sua biblioteca. All’inizio degli anni Ottanta si produceva ancora bene fino ai primi tempi del movimento Solidarność. Nel periodo della trasformazione della società, della politica e dell’economia invece il cinema passa in secondo piano, ci sono altre urgenze più importanti e non ci sono neanche i soldi per girare perché si passa da una cinematografia sostenuta dal contributo pubblico ad un cinema che deve contare su fondiprivati che all’epoca non c’erano. Queste sono le ragioni del vuoto artistico riferibile agli anni della trasformazione, periodo cruciale della nostra storia che oggi meriterebbe sicuramente una attenzione maggiore da parte dei registi. Un bel film su quel periodo comunque lo posso consigliare ed è Dług di Krzysztof Krauze. La ripresa a livello artistico inizia dal 2005 quando viene istituito il Polski Instytut Sztuki Filmowej e da lì è stato un crescendo fino ai tanti riconoscimenti internazionali ottenuti negli ultimi anni dal cinema polacco.

Il pilastro didattico della cinematografi a polacca è la Scuola di Cinema (Szkoła Filmowa) di Łódź?

Sicuramente lo è stata per tanti anni e non solo a livello nazionale ma anche europeo. Oggi però è giusto ricordare che ci sono tante scuole di cinema di qualità a Varsavia, Gdynia, Katowice e poi anche la Wajda School di Varsavia, questa indirizzata più a chi è già un professionista del settore. E poi sottolineo il grande ruolo che svolgono i Festival del cinema polacchi, a partire da “MFF Nowe Horyzonty” a Wrocław che tra l’altro negli anni ha dedicato moltissime retrospettive a registi italiani come Pasolini, Antonioni, Fellini, Nanni Moretti, Pippo Delbono. E poi ancora il Festival di Varsavia, quello di Cracovia e la rassegna estiva Dwa Brzegi di Kazimierz Dolny e poi anche il festival Kino na Granicy di Cieszyn, Millenium Docs Against Gravity, il Festival del cinema polacco di Gdynia e tanti altri. Un altro elemento importantissimo per la cultura cinematografica in Polonia sono i cineclub (Dyskusyjne Kluby Filmowe) che hanno una lunga tradizone e svolgono un ruolo fondamentale per la diffusione dell’arte cinematografica soprattutto nei centri più piccoli.

Registi preferiti?

Se parliamo di quelli italiani contemporanei direi Moretti, Sorrentino e Garrone, ma anche la giovane e bravissima Alice Rohrwacher, nonché registi meno conosciuti in Polonia che possiamo presentare al pubblico polacco nell’ambito dell’annuale rassegna “Cinama Italia Oggi” organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura e l’Istituto Luce Cinecittà, come ad esempio Edoardo De Angelis. Tra i polacchi sicuramente Paweł Pawlikowski, molto apprezzato in Italia, e Jan Komasa insieme a tanti altri tra cui ovviamente Agnieszka Holland. Poi una nuova generazione, tra cui sono sempre più numerose le ragazze come Jagoda Szelc ad esempio.

con Jarek Mikołajewski

Come coltivi oggi la tua passione per l’Italia?

Al di là dell’insegnamento ho molti amici in Italia ma devo dire che frequento anche tanti italiani che in questi anni hanno scelto di vivere in Polonia. Le mie città preferite restano Siena, il classico primo amore che non dimentichi mai, dove negli anni Novanta ho passato 9 mesi di fila a preparare il mio dottorato di ricerca su Antonio Tabucchi, il mio autore preferito che ho avuto anche la fortuna di conoscere. In questo caso devo molto all’amico di lunga data, il prof. Marcello Flores dell’Università di Siena. Torno volentieri anche a Roma dove sono ospite spesso nella Casa delle Traduzioni che ha biblioteca e foresteria. Perché oltre alla mia passione per il cinema, mi occupo anche delle traduzioni letterarie e qui la mia gratitudine va soprattutto alle due grandi maestre e amiche, Halina Kralowa e Joanna Ugniewska.

Insomma, tornando alla domanda iniziale di questa intervista, non sembra che tu sia pentita di esserti lanciata a studiare italiano così un po’ per caso?

Un po’ per caso, un po’ per il cinema italiano che conoscevo già, ma forse con il senno di poi fu una scelta non così azzardata e inusuale perché l’Italia ha un grande potere d’attrazione per noi polacchi. Anche se dopo il fascino inziale per la cultura e una lingua musicale si scopre che in Italia ci sono anche tanti problemi, difficoltà che sento ormai mie tanto da aver pianto ossrvando la mia “seconda patria” durante i primi tempi del Coronavirus quando nel nord Italia morivano migliaia di persone.

Studiare una nuova lingua è segno di apertura, quanto è importante per i giovani capire il valore di conoscere culture diverse?

La cultura è sinonimo di libertà, più cose conosciamo più siamo indipendenti e meno manipolabili, ed oggi in un’epoca di bombardamenti di fake news possiamo capire l’autenticità di quello che leggiamo solo se studiamo e alziamo l’asticella del nostro senso critico.

Un’ultima domanda ma un soggetto perfetto per un film, magari coprodotto tra Italia e Polonia, non potrebbe essere l’epopea del Secondo Corpo di Armata guidato da Anders?

Senz’altro! E mi viene subito in mente quando nel 2015, anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, in Italia si parlò molto dell’armata polacca grazie al toccante monologo di Roberto Saviano da Monte Cassino. Grazie a quell’intervento tanti italiani scoprirono l’apporto polacco alla liberazione del Paese. Una coproduzione polacca su questo tema sarebbe una cosa fantastica, naturalmente coinvolgendo anche i migliori attori italiani e polacchi.

Restrizioni anti-Covid prorogate fino al 31 gennaio

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il governo ha deciso che solo gli alunni delle classi da 1 a 3 tornano a scuola dal 18 gennaio. Il Ministro della Salute ha detto che non stare con i propri coetanei era per i bambini peggio del rischio Covid. Questa decisione servirà a mantenere il tasso di infezioni al livello più basso possibile. Nessuna decisione è stata ancora presa sui termini dell’abolizione delle altre restrizioni, quindi sono prorogate almeno per le prossime due settimane. Il settore gastronomico e alberghiero, ma anche sportivo e del tempo libero, continueranno quindi con le medesime restrizioni.

https://businessinsider.com.pl/wiadomosci/obostrzenia-zostaja-przynajmniej-na-kolejne-dwa-tygodnie-jedynym-wyjatkiem-klasy-1-3/5mpwr18

Secondo PIE non si investe abbastanza nell’industria energetica e nelle telecomunicazioni

0
btr

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Secondo gli esperti del Polski Instytut Ekonomiczny, in Polonia non si investe abbastanza nel settore energetico, nel settore delle telecomunicazioni e nelle linee ferroviarie ad alta velocità. Gli analisti sottolineano che il prossimo decennio porterà un maggior finanziamento per l’industria energetica. Il finanziamento per le infrastrutture stradali non dovrebbe essere un problema, ma il potenziale per realizzare investimenti energetici e di telecomunicazione è inferiore del 12% al previsto dal Global Infrastructure Hub. Le maggior carenze degli investimenti sono nel trasporto ferroviario e ammontano a 1mld di dollari, quindi il 57% della stima del fabbisogno. Nel caso del trasporto aereo la carenza è pari al 59%, e negli investimenti marittimi il 71%.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2654360,Analitycy-PIE-Polska-za-malo-inwestuje-w-energetyke-i-telekomunikacje9

Dal western all’horror, dalla fantascienza alla storia. Gli eroi del fumetto italiano (I)

0

Da più di un decennio anni ormai i supereroi americani spopolano al cinema, battendo regolarmente ogni record dʼincassi. Bisogna ricordare, però, che gli eroi della Marvel e della DC Comics esistono da molti decenni e, molto prima del successo a Hollywood, sono stati protagonisti di innumerevoli storie disegnate. Anche lʼItalia, del resto, ha i suoi “supereroi”, personaggi che hanno divertito e appassionato intere generazioni di lettori e le cui avventure ancora oggi escono regolarmente ogni mese. Sono gli eroi di una casa editrice che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del fumetto italiano: la Sergio Bonelli Editore.

Tutto iniziò con una piccola redazione creata all’inizio degli anni Quaranta dallo sceneggiatore Gianluigi Bonelli (1908-2001). Dopo diversi cambi di nome, la casa editrice, diretta ormai dal figlio di Gianluigi, Sergio Bonelli (1932-2011), divenne un autentico colosso sul mercato del fumetto in Italia. Lo stesso formato degli albi Bonelli (16×21 cm, 96 pagine in bianco e nero di cui 94 di storia) è diventato talmente iconico che altri editori hanno finito perpubblicare serie nello stesso formato, comunemente chiamate “bonellidi”.

Le molte collane Bonelli appartengono ai più diversi generi della cultura pop, prevalentemente di ispirazione angloamericana: fumetti d’avventura, western, horror, giallo, fantascienza, fantasy e così via. Il primo (e ancora oggi il più iconico) personaggio della casa editrice è Tex Willer, creato nel 1948 da Gianluigi Bonelli insieme al disegnatore Aurelio Galeppini. Tex è il classico eroe senza macchia e senza paura dei vecchi western americani, sempre coraggioso e invincibile. È un ranger del Texas, ma è anche amico e alleato della tribù dei Navajo. Le sue prime avventure, certamente figlie del proprio tempo, contenevano tutti gli stereotipi del genere western; ancora oggi “Tex” rimane la collana più classica e, se vogliamo, “conservatrice” della Bonelli, anche se tanto i personaggi quanto il mondo rappresentato nelle loro avventure hanno conosciuto una certa modernizzazione e svecchiamento nel corso dei decenni. La serie mensile con le avventure del cowboy più famoso d’Italia esce ininterrottamente dal 1958 e conta ormai più di 700 numeri, senza contare gli innumerevoli albi speciali, serie spinoff, ristampe e simili.

Un’altra serie western, anche se più ricca di elementi fantastici, è “Zagor”. L’omonimo protagonista, creato nel 1961 dallo sceneggiatore Guido Nolitta (in realtà uno pseudonimo di Sergio Bonelli), molto legato alle popolazioni  native dell’America, è un eroe almeno in parte più moderno di Tex. Nel 1966 nasce invece la serie “Comandante Mark”, ideata dal terzetto di autori noti come EsseGesse. Il fumetto, pubblicato fino al 1990, è ambientato durante la rivoluzione americana e presenta entrambe le parti del conflitto, ma anche gli stessi nativi americani, in maniera molto innovativa per l’epoca. Ancora più lontana dalle rappresentazioni canoniche e stereotipate del Far West è la serie “Ken Parker”, creata nel 1974 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e pubblicata almeno inizialmente dalla Bonelli. Le avventure di Ken mostrano la storia americana in una luce fortemente realistica e problematica, evitando l’ennesima celebrazione dell’epopea del West. Nel 1975 appare la serie avventurosa “Mister No”, con la quale la casa editrice italiana si allontana finalmente dal genere western (l’azione del fumetto si svolge a metà Novecento, perlopiù in Sudamerica).

Tomasz Skocki, l’autore dell’articolo

Un periodo interessante per la casa editrice milanese sono stati gli anni Ottanta. In quel decennio nascono alcuni dei suoi personaggi più celebri, in primis Dylan Dog, l’“indagatore dell’incubo” creato nel 1986 da Tiziano Sclavi, Claudio Villa e Angelo Stano. Già nel 1982 era apparso il mensile dedicato alle avventure di Martin Mystère, il “detective dell’impossibile” ideato da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini. Oltre all’horror e al fantastico, bisogna ricordare anche il giallo, ben rappresentato dalla serie “Nick Raider”, nata nel 1988. Del 1991 è invece un’altra celebre serie, “Nathan Never”, che attinge a piene mani dall’immaginario fantascientifico e in particolare dal genere cyberpunk, popolarissimo in quegli anni.

Non mancano ovviamente i personaggi femminili: basti ricordare Legs Weaver, inizialmente un personaggio comprimario di “Nathan Never”, che ha avuto una propria serie regolare dal 1995 al 2005, o ancora Julia Kendall, protagonista del mensile “Julia – Le avventure di una criminologa”, creato nel 1998 da Giancarlo Berardi. Negli ultimi vent’anni la Bonelli ha creato varie nuove collane che hanno ottenuto un notevole successo, ispirandosi nuovamente ai più diversi generi del fantastico e
dell’avventura: la fantasy (“Dragonero”), la storia alternativa (“Morgan Lost”), la fantascienza postapocalittica (“Orfani”), l’horror (“Dampyr”), senza dimenticare la storia italiana (“Volto Nascosto”, “Mercurio Loi”).

foto: Sławomir Skocki, Tomasz Skocki

Merluzzo in salsa bagna cauda

0

Ingredienti:
1 kg. di merluzzo, filetti bianchi senza pelle
200 gr. di farina
60 gr. maizena
1⁄2 cucchiaino di paprica dolce
150 gr. birra fredda
Olio per friggere
Sale e pepe q.b.

Per la salsa bagna cauda
1 cipolla media
1 carota piccola
1 gamba di sedano
1 mazzetto di prezzemolo
8-10 spicchi d’aglio
5 alici
Olio evo qb.
Sale e pepe qb.
100 gr. di latte

Procedura:

Cottura del merluzzo

Mescolare molto bene le farine, la paprica, un po’ di sale e pepe. Unire anche la birra fredda, la pastella deve risultare abbastanza densa, porre il composto in frigo per 60 min.  Tagliate il merluzzo a quadrotti, immergere i pezzi nella pastella e friggere a ca. 170°.

È possibile togliere i il merluzzo quando è appena dorato e rimetterlo nell’olio ad un temperatura più alta ca 180° per completare la doratura.

Salsa bagna cauda

Prendere un pentolino versare il latte, gli spicchi d’aglio e lessare, una volta cotto buttare il latte e mettere da parte l’aglio. Prendere tutte le verdure e lessatele in acqua una volta cotte mettetele in un mixer o frullatore con l’aglio cotto, le alici. Aggiungere un po’ alla volta l’olio e un po’ di latte fino a raggiungere la consistenza desiderata. Aggiustate di sale e pepe.

Stendete la salsa su un piatto e poggiate sopra i pezzi di merluzzo fritto.

Buon appetito!

“Coronavirus” parola dell’anno 2020

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Da molti anni gli scienziati dall’Istituto di lingua polacca e della Fondazione del polacco analizzano i mezzi di comunicazione di massa in Polonia e scelgono la parola dell’anno, del mese o della settimana. Quest’anno la vittoria è andata a “coronavirus”, al secondo posto c’era “donna”,al terzo invece “pandemia”. Anche gli internauti possono partecipare all’indagine. Per quanto riguarda i due primi posti la risposta più popolare tra gli intervistati coincide con l’analisi degli esperti ma al terzo posto la maggioranza ha scelto la parola “apostasia”. Moltissime altre risposte appartengono al vocabolario relativo alla pandemia: “lockdown”, “Covid-19”, “quarantena” o “mascherina”. Quest’anno nel sondaggio c’era anche la possibilità di scegliere la parola del decennio. La parola dell’anno 2016 “500+” è stata indicata dal 12,2% degli intervistati, il 10,7% ha votato per la parola dell’anno 2019 “LGBT”, al terzo posto con quasi la stessa percentuale (il 10,6%) era il vincitore dell’anno 2018 quindi “costituzione”.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C787975%2Ckoronawirus-slowem-roku-500-slowem-dekady.html

[Aggiornamento 7.01.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

0

Negli ultimi giorni si sono registrati ancora nuovi casi di COVID-19 in Polonia, ma con la velocità tendenziale di diffusione dell’epidemia che si conferma in calo.

Il numero complessivo dei malati attivi è sceso a 231.025, di cui in gravi condizioni 1.590, ovvero circa lo 0,7% del totale. Gli ultimi dati al 7 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi di 12.054, con 186 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.687 morti dal 31 dicembre, ma in netto calo rispetto ai dati di fine 2020.

Il Voivodato della Grande Polonia (1.609), la Masovia (1.469), la Pomerania Occidentale (1.324), la Cuiavia-Pomerania (1.078), la Pomerania (1.003), la Slesia (855) e la Varmia-Masuria (707) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono sostanzialmente stabilizzati con pressione in calo sulle strutture sanitarie polacche. Attualmente sono 33.114 i posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 16.727, mentre le terapie intensive sono 2.980, di cui occupate 1.590.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Da segnalare l’inizio del piano nazionale di vaccinazione polacco, l’annuncio degli investimenti di FCA per 167 milioni di euro a Tychy, la nuova legge sugli appalti pubblici, l’aumento del salario minimo a 2.800 pln e l’imminente inizio del secondo piano dello scudo anti crisi Tarcza Finansowa PFR 2.0.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore fino al 17 gennaio l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Campagna di vaccinazioni per i medici allo stadio nazionale

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Entro la fine della settimana verranno vaccinate in totale 900 persone del mondo medico. La campagna si svolgerà all’ospedale provvisorio allo stadio nazionale di Varsavia. “L’azione durerà 3 giorni, ogni giorno verranno vaccinate 300 persone”, ha comunicato Iwona Sołtys dell’Ospedale Clinico Centrale di Varsavia. Secondo Sołtys l’elenco delle persone che possono ricevere il vaccino è completo ed è stato già approvato. I medici dell’Ospedale Clinico Centrale e anche dalle altre strutture mediche potevano mettersi in lista nel dicembre 2020, ma le iscrizioni sono aperte fino a oggi. “Stiamo già pianificando un’altra iniziativa di questo tipo”. Più del 90% delle persone iscritte ha già ricevuto il vaccino, solo martedì scorso 3482 persone sono state vaccinate. Dal 27 dicembre il vaccino è accessibile alle persone dal gruppo 0 quindi il personale medico o impiegati delle case di riposo. In secondo luogo vengono vaccinate le persone anziane, le forze dell’ordine e gli insegnanti. Dal 15 gennaio invece l’elenco è aperto alle iscrizioni di tutti gli altri cittadini.

https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2653027,Od-czwartku-szczepienia-medykow-na-Stadionie-Narodowym-Okolo-300-osob-dziennie

Maserati Biturbo, ho un amico

0

Quando per la prima volta sono andato a Firenze, all’inizio degli anni ’90, sono rimasto scioccato. Avreste riso a vedermi sollevare la testa per scorgere la punta del campanile di Giotto dal fi nestrino dell’autobus ATAF, passando a quattro metri dal Duomo. In seguito, vedendo il meraviglioso panorama della città da Piazzale Michelangelo, non riuscivo più a capire se questi fossero i primi sintomi della sindrome di Stendhal oppure soltanto l’effetto del sole cocente. Sono venuto in Italia in cerca di un lavoro, ma era agosto, per cui la prima frase che ho imparato nella lingua dantesca fu “chiuso per ferie”. Ci sono ritornato la primavera dell’anno successivo, stavolta subito trovai un impiego in un incantevole hotel pieno di oggetti d’antiquariato. Feci subito amicizia con Tony, il portiere, che due anni dopo fu il mio testimone di nozze. Cosa ha a che fare Tony con la Maserati Biturbo, ve lo racconterò tra poco.

Ma prima vediamo di tornare indietro di una dozzina di anni, quando la Citroen ha capito che l’idea di acquistare la Maserati non ha avuto un gran successo, e la Citroen stessa di Michelin fallì e fu venduta alla Peugeot. La liquidazione della Maserati fu impedita dall’argentino Alejandro de Tomaso che gestiva la finanziaria pubblica GEPI e il quale, l’8 maggio 1975 rilevò il marchio bolognese. Fu un pilota automobilistico di grandissimo talento che correva a bordo di vetture Maserati e che dopo aver concluso la carriera  portiva, visto che si trovava bene nel settore, fondò il proprio marchio di Gran Turismo – De Tomaso. Grazie al suo impegno, ancora prima della Maserati, la GEPI si trovò a gestire aziende come Vignale, Ghia, Innocenti ed anche aziende motociclistiche come Benelli e Moto Guzzi. De Tomaso riuscì a ribaltare la situazione economica della malandata Maserati negli anni della grande crisi petrolifera. Puntò sulla reputazione, la fama e il prestigio che offrì ai suoi clienti a prezzo accessibile. La nuova vettura venne presentata da De Tomaso durante una conferenza stampa il 14 di dicembre 1981. Questa data non è casuale, infatti nello stesso giorno nel 1914 fu fondata la Società Anonima Officine Alfieri Maserati. Tuttavia alcuni sostengono che questa sia stata fondata due settimane prima, nel momento in cui i fratelli Maserati aprirono la loro prima officina a Bologna in Via de’ Pepoli 1.

Il telaio presentato in quel momento differiva da quello a cui erano abituati i fan del marchio. Lo stile assomigliava a quello del modello Quattroporte III disegnato da Giugiaro, con la differenza che il progetto proposto da Pierangelo Andreani fu decisamente più compatto. La coupé a due porte di andamento aggressivamente spigoloso che tuttavia offriva sufficiente spazio per contenere confortevolmente fino a quattro persone in un interno in pelle o velluto accogliente orlato a mano dalla società Recaro. Il tutto fu completato da braccioli, plancia e pannelli laterali con gli stessi materiali arricchiti da elementi in legno. Nella prima serie della Biturbo non sperimenteremo, tuttavia, uno degli attributi delle Maserati successive: i bellissimi orologi analogici svizzeri di forma ovale che iniziarono ad addobbare la plancia delle Maserati solo a partire dal 1985.Nelle serie successive di Biturbo furono installati quattro tipi leggermente diversi di questo amabile gadget. Nonostante gli ovvi valori visuali, questi orologi erano spesso motivo di mal di testa del proprietario poiché era una preda ricercata dai ladri. Sotto il cofano troviamo il motore V6 di tipo C114, utilizzato già nella Citroen SM e Maserati Merak, con aggiunta di due turbocompressori Garrett, una soluzione utilizzata allora solo nelle auto di lusso, il che è stato messo in rilievo orgogliosamente dal nome stesso del nuovo modello Maserati Biturbo.

Come vediamo, la miscela preparata da De Tomaso per i suoi clienti conteneva sia il prestigio e il lusso che il look e le prestazioni da auto sportiva. Bisognava ancora pensare al prezzo che avrebbe adescato una clientela numerosa inducendola ad acquistare il veicolo con il “tridente” sul cofano. Il prezzo ha fatto la propria parte, nel momento del lancio l’auto costava meno di 17 milioni lire. Si potrebbe dire prezzo scandalosamente conveniente. I clienti compravano alla cieca un’auto che non era ancora uscita ufficialmente sul mercato, infatti la vendita ebbe inizio solo a dicembre dell’anno successivo. Non furono scoraggiati nemmeno da ulteriori aumenti legati all’inflazione galoppante, di fatto nell’aprile del 1982 il costo era di 19 milioni lire mentre nel giugno dello stesso anno di 22 milioni lire.

Sembrò che l’unica preoccupazione dell’azienda fosse quella di tenere il passo con l’enorme flusso di ordini. Nel 1983 furono prodotti 5 mila esemplari, la cui meccanica fu assemblata a  odenamentre la carrozzeria nello stabilimento Innocenti a Milano. Ciò nonostante presto tutti si resero conto che l’economico non va di pari passo con la qualità e la tempestività. I materiali di scarsa qualità nelle parti meccaniche, l’inadeguata protezione anticorrosione e le brevi fasi di sperimentazione e collaudo fecero sì che il flusso di ordini si trasformò in breve tempo in una valanga di reclami. Negli anni successivi Maserati introdusse nuove varianti della Biturbo, ossia la 420 e la 222 che però non vennero più chiamate Biturbo, per non richiamare la cattiva fama della precedente.

Questa cattiva fama accompagnò la Biturbo ancora per molto tempo, tanto che pure oggi i collezionisti prudenti la evitano a morte. Ma la verità è che i modelli successivi erano molto più affidabili, come per esempio la Biturbo Spider disegnata da Zagato, o meglio la sua seconda generazione (1991-1994).

Biturbo era un modello che la Maserati vedeva come un possibile concorrente della BMW e Mercedes in grado di competere su un livello di lusso superiore per una clientela della classe media. Se non fosse per la negligenza e la mancanza di tempo, nonché i subfornitori inaffidabili, Maserati avrebbe avuto il potenziale di competere con i suoi avversari su un piano di parità. L’auto, di cui tanti si innamorarono a prima vista, si rivelò essere un fallimento, un amore non corrisposto, il che ha comportato il ritiro di Maserati da un mercato importante come gli Stati Uniti, dove la fine della Biturbo fu riassunta da New York Times in questa breve frase “Rust In Peace” (“arrugginisci in pace”). Tuttavia questa cattiveria non dovrebbe affatto sorprendere se prendiamo in considerazione le sciocchezze come le impugnature in gomma che sostengono il tubo di scarico che a causa della scarsa composizione chimica prendevano fuoco, portando di conseguenza all’incendio dell’intera autovettura.

Se mettiamo insieme tutte le versioni della Biturbo, in tutto sono stati prodotti 40 mila esemplari, una quantità che generò più perdite che profitto per l’azienda. Fortunatamente, nel 1989 vi comparve la buona vecchia FIAT che rilevò inizialmente il 49% delle azioni dell’azienda in fallimento, per poi farla passare definitivamente da De Tomaso alla FIAT nel 1993. Facendo sì che l’azienda rimanesse nelle mani Italiane che senza dubbio sono in grado di capirla come nessun’altro.

Cosa c’entra Tony con tutta questa storia? Dunque, Tony era un felice proprietario di una Biturbo del 1984, colore sabbia del deserto. Ma siamo proprio sicuri che fosse felice?

Ebbene sì, perché questa macchina dà emozioni, oggi la ami e domani quando qualcosa si rompe di nuovo pensi a rottamarla. Sbattendo i pugni dai metà del tuo stipendio al  meccanico, esattamente come Tony, per poi con il sorriso sul viso ringraziarlo per aver riportato in vita il tuo tesoro. Fantastico, ma dopo tre settimane, come diceva Tony, lo senti di nuovo, “plof! plof!” e senti le scarpe inzuppate d’acqua perché l’aria condizionata spruzza l’acqua sul tappetino. Quando Tony la sera arrivava con la sua auto sull’affollato Piazzale non passava inosservato, la sua Biturbo suscitava ancora più interesse quando  aliziosamente si rifiutava di partire e bisognava farla partire a spinta. Però tutto ciò non aveva alcuna importanza perché il sorriso chenon scompariva dal viso del mio amico, nei momenti in cui la macchina non faceva i capricci, ne valeva molto di più.

Per questa ragione quando alcuni anni fa la Michamps ha lanciato il modellino in scala 1/18 della Maserati Biturbo il mio cuore ha battuto più velocemente dall’emozione. Purtroppo il modellino non è apribile per cui l’accogliente interno è visibile soltanto dai finestrini e non possiamo nemmeno esaminare il motore. Per me, come già avrai capito, è uno dei modelli più importanti della collezione, ebbene sì, avrà i suoi difetti, ma, è Biturbo.

Anni di produzione: 1981-1994 tutti
Esemplari prodotti: 11 919 esemplari Biturbo I + versione S, i, Si
Motore: Maserati C 114. V-6 90° biturbo
Cilindrata: 1996 cm3
Potenza / RPM: 180 CV / 6000
Velocità massima: 215 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 6,7
Numero di cambi: 5
Peso proprio: 1175 kg
Lunghezza: 4153 mm
Larghezza: 1714 mm
Altezza: 1315 mm
Distanza interasse: 2514 mm

traduzione it: Natalia Kogut
foto: Piotr Bieniek

Tassa sulle bibite zuccherate in vigore dal 1º gennaio

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

In Polonia dal 1º gennaio 2021 i prezzi delle bibite zuccherate sono aumentati. È stata introdotta la tassa che si applica alle bibite che contengono zucchero, dolcificanti ipocalorici o sostanza attive come la caffeina o la taurina. In teoria la tassa dovrebbe essere pagata dai produttori ma in realtà nei numerosi negozi questo cambio si traduce nei prezzi più elevati per i clienti. In alcuni posti i prezzi sono rimasti stabili, perché la merce che si trova sugli scaffali dei negozi, è stata acquistata precedentemente all’entrata in vigore della tassa. Il costo massimo della tassa è pari a 1,20 zloty per litro. Alcune bevande, come le bibite isotoniche, i dispositivi medici o quelle che contengono il 20% del succo di frutta o verdura, sono esentati da questo pagamento.

https://businessinsider.com.pl/twoje-pieniadze/ceny-coca-coli-i-innych-napojow-po-wejsciu-podatku-cukrowego/zbch6wz