Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Bassi (Fafce) a forum di Karpacz, famiglia è investimento, non mera promessa elettorale
Il ministero delle finanze vuole rinunciare alle tasse sui biglietti del trasporto pubblico
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Il Ministero delle Finanze vuole azzerare le tasse per il settore del trasporto pubblico e ha già presentato la sua domanda alla Commissione Europea, ha scritto lunedì il giornale “Dziennik Gazeta Prawna”. Le informazioni sono state pubblicate dal viceministro delle finanze, Jan Sarnowski. Come ha scritto “Dziennik Gazeta Prawna”, grazie alle tasse 0% sul trasporto di passeggeri il governo potrebbe diminuire i problemi legati alla scarsa disponibilità del trasporto pubblico in provincia. La rinuncia alle tasse renderebbe i prezzi dei biglietti più bassi il che inoltre potrebbe rivitalizzare tutto il settore colpito dall’epidemia. Il giornale ha sottolineato però che per i cambiamenti sarà necessario di attendere ancora molto tempo. La Polonia non può modificare il livello delle tasse senza permesso della Commissione Europea e del Consiglio dell’UE.
Insieme, nuova società del Gruppo PartnersPol
Insieme Sp. Z o.o. fa parte del gruppo societario Partnerspol Group e da tre anni esiste sul mercato polacco. L’attività dell’azienda è iniziata con il servizio di lavaggio dei bancali e dei contenitori di plastica. L’impianto si trova nella parte centrale della Polonia a Łowicz dove si trova anche una linea moderna di lavaggio. Il rapido sviluppo e le esigenze del mercato hanno contribuito all’ampliamento dell’offerta con un servizio professionale di pulizia e disinfezione, diventato subito il servizio più importante dell’azienda.
Insieme Sp. Z o.o. propone la disinfezione dei locali di stoccaggio, di produzione, dei locali residenziali e degli uffici. La disinfezione viene effettuata sulla base delle proprietà uniche dell’ozono, diventato molto popolare ultimamente grazie alla sua efficacia. L’ozono è usato, tra l’altro, durante la fumigazione e disinfestazione delle stanze, per la pulizia dell’aria condizionata e per la rimozione dell’odore di umidità, degli acari ed allergeni, viene inoltre utilizzato nella lotta contro il Covid-19.
L’ozono è considerato uno dei disinfettanti più efficaci. Ha la potenza 50 volte più efficace e 300 volte più veloce del cloro. Allo stesso tempo non lascia residui di decomposizione tossici quindi è completamente sicuro per l’uomo e l’ambiente.
Insieme Sp. Z o.o. utilizza solo detergenti certificati e tutti i servizi vengono eseguiti in base agli attuali standard internazionali. L’azienda utilizza detergenti ufficialmente approvati dal Ministero della Salute per l’utilizzo nell’industria alimentare.
L’azienda prevede ulteriori sviluppi nei prossimi anni concentrandosi sul miglioramento delle competenze dei dipendenti e investendo in soluzioni moderne. Pone particolare attenzione alla qualità dei servizi, puntando su professionalità, flessibilità e innovazione con l’obiettivo di soddisfare ogni cliente.
Sito web: www.insiemepolska.pl
Facebook: www.facebook.com/Insieme
Tonno al sesamo nero e finocchi marinati
Ingredienti:
- 500 g tonno fresco
- 50 g sesamo nero
- 1 melograno
- 1 finocchio
- 10 cl aceto di vino rosso
- 100 cl vino bianco
- acqua q.b.
- olio extravergine di oliva
- sale q.b.
Preparazione:
Prendete il trancio di tonno e lavatelo bene con acqua fredda. Tagliatelo a quadrotti di spessore ca. 3 cm. Sgranate il melograno e spremete una metà dei semi in un piatto, unite un po’ di vino bianco, sale e allungate al 50% con acqua. Mettete da parte in una ciotola la metà del liquido. Poggiate sul piatto i tranci di tonno, che siano coperti dalla marinatura e lasciateli marinare 1 ora. Prendete la ciotola messa da parte e aggiungete l’aceto di vino rosso. Tagliate il finocchio molto sottile e immergetelo nella marinatura per ca. 1 ora.
Prendete i tranci e asciugateli con della carta assorbente. Versate un po’ d’olio evo in un piatto e bagnateli su tutti i lati. Prendete un altro piatto fondo, versate i semi di sesamo nero e delicatamente con le mani pressate i tranci di tonno per far aderire il sesamo. Versate in una padella un paio di millimetri di olio evo e portate ad una temperatura non troppo alta, poggiate i tranci e rosolateli un paio di minuti per lato. L’effetto finale sarà croccante all’esterno e morbido e rosato il cuore.
Sgocciolate i finocchi marinati, disponeteli sul piatto di portata e poggiate i tranci di tonno dopo averli passati delicatamente su una carta assorbente, aggiustate di sale e pepe e decorate con un po’ di chicchi di melograno.
Buon appetito!
La solitudine della borghesia nel film della polacca Szumowska in concorso al Festival di Venezia
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
La via dell’amore delle Cinqueterre
Il blu del mare, il verde degli ulivi e dei pini marittimi e il colore dei fiori della riviera ligure ci hanno accompagnato nel nostro meraviglioso tour motociclistico in questi paesaggi suggestivi che si susseguono lungo il tratto della costa orientale della Liguria, rivelando antichi borghi e tesori artistici, racchiusi in un’incantevole cornice naturale, destinando un sincero benvenuto a chi visita i gioielli delle Cinque Terre, da Monterosso fino a Portovenere. L’itinerario si snoda lungo la costa, su una strada che corre in uno scenario costiero fra i più suggestivi del mondo, celebrato dai più importanti poeti e conosciuto anche per la sua tradizionale ospitalità. Ecco i paesi che compongono il comprensorio delle Cinque Terre.
Monterosso al Mare, il più occidentale. Un borgo antico chiuso da una serie di colli terrazzati a ulivi, limoni e viti, sulla costa sabbiosa la spiaggia che ne fa meta culturale e balneare. Nella parte antica sorge una chiesa del 1300 con la facciata, in stile gotico ligure, a fasce orizzontali bianche e nere.
Vernazza, forse la più bella delle Cinque terre, con le due possenti torri ed i resti delle mura, fatte costruire dai Genovesi, e poste a difesa dell’antico e prosperoso borgo, presenta ripidi e strettissimi percorsi che scendono fino ad una incantevole piazzetta aperta sul porticciolo turistico, l’unico delle Cinque Terre.
Corniglia, piccola frazione di Vernazza. Un borgo abbarbicato su un promontorio roccioso a 193 metri a picco sul mare, ai margini di una conca ricca di floridi vigneti.
Manarola, il borgo medievale arroccato su uno sperone di roccia nera, e Riomaggiore, con la sua serie di coloratissime case, sono collegati dalla splendida “Via dell’amore” una passeggiata scavata nelle pareti rocciose, fra il grigio della roccia e l’azzurro delle acque, a pochi metri dal mare. Cinque piccoli paesi tra mare e montagna circondati da piante e fiori cresciuti spontaneamente e da terrazzamenti a vigneto dai quali si ricavano uve per i preziosi vini ed ognuno presenta qualcosa di speciale tale da rendere difficile dire quale scegliere e quale trascurare. Le casette colorate, i sentieri tra il profumo di limoni e le scogliere a picco sul mare, sono solo alcuni dei motivi che spingono milioni di turisti a raggiungere questa riviera ogni anno. Venire alle Cinque Terre non vuole solo dire sentieri, acqua cristallina e paesaggi mozzafiato, ma anche ottima cucina, quei sapori di una volta che solo in questi luoghi un po’ selvaggi e incontaminati immersi nella natura si possono ancora assaggiare. Essendo paesi di mare non può mancare il pesce sulle tavole di questi cinque paesini, come le famose Acciughe di Monterosso, cucinate in mille modi, ad esempio marinate con olio e limone, sotto sale magari con un crostino e una bruschetta, ripiene e poi fritte o semplicemente nel classico tortino insieme alle patate.
O le famose frittelle di bianchetti o di baccalà o gli immancabili “muscoli ripieni”, cioè le classiche cozze ripiene e cotte in casseruola con il sugo.
Il condimento per eccellenza, per le fresche verdure, sono l’olio e i limoni della riviera con i quali si produce anche il “Limoncino”, ottenuto dalla macerazione delle bucce del limone nell’alcol. E per finire la degustazione dello “Sciacchetrà” un nobile vino passito ed amabile, con le sue note dolci e salate, il cui profumo richiama quello dell’albicocca e del miele d’acacia. Il sapore è dolce, con un piacevole retrogusto mandorlato ed il cui nome sembrerebbe derivare dal dialetto ligure ed indicare lo schiacciare dell’uva (sciac) e il togliere le vinacce durante la fermentazione (tra).
Il nostro tour si conclude a Portovenere, l’antica romana “Portus Veneris” che sorge all’estremità del golfo della Spezia. La città si distende sul promontorio con una schiera di case alte dai coloratissimi intonaci ed un accesso all’antico abitato medievale, la stretta Via Cappellini, che ispirò la costruzione del borgo con le case addossate le une alle altre e separate da angusti passaggi a mare, facili da sbarrare in caso di pericolo. Sulla punta del promontorio sorge la bellissima chiesa di S.Pietro, un antico tempio pagano dedicato a Venere.
Nella chiesa si fondono un primo edificio paleocristiano, in marmo nero dell’isola Palmaria, e la struttura in stile gotico genovese della metà del Duecento, con un campanile a forma di torre che aveva anche funzione difensiva. Oltre la chiesa si raggiunge il castello, ricostruito nel Cinquecento, che conserva una cinta muraria a bastioni.
Quest’arco di Liguria, che va da Porto Venere alle Cinque Terre, fu scoperto e amato anche da tantissimi stranieri, molti dei quali inglesi. Già nell’Ottocento vi soggiornarono poeti insigni del romanticismo inglese tra i quali Lord Byron ed il poeta Shelley, ed è anche per queste presenze che è stato denominato Golfo dei Poeti. La seduzione di questi luoghi è così forte che spinge a superare ogni piccolo disagio per l’asperità dei percorsi. Ma attenti perché “l’attrazione fatale” che attacca chi capita in queste località, e ne percepisce il messaggio, spesso si trasforma in progetto di vita.
foto: Sandra e Beppe D’Alba
“Non odiare”, coproduzione italo-polacca alla Mostra di Venezia
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Torino, la risposta intelligente al turismo pop
Toscana, Venezia, Sicilia. Spaghetti, chianti e il papa. È l’Italia nella versione pop, ottimizzata per i bisogni del turismo di oggi. Ma… c’è qualcos’altro?
Torino non ovvia
Quattro. L’esatto numero di nomination all’Oscar che ha ottenuto Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino, regista tra l’altro di A Bigger Slash e Io sono l’amore e di un documentario su Bertolucci. Sì, Guadagnino è senza dubbio l’erede della sensualità italiana. E nell’ultimo film racconta la storia, conosciuta da tutti, di scoperte, delizia e adolescenza. Tuttavia, aggiunge un pizzico di qualcosa di sconosciuto e asciutto. Aggiunge un pizzico di nord.
Meno di 200 km a ovest di Crema e di Moscazzano, dove Guadagnino ha girato Chiamami col tuo nome, c’è Torino. Una città che non appare spesso al primo posto tra i posti raccomandati in Italia. Ma non solo gli appassionati della Fiat (che ha la sua sede qua) e del circuito sul tetto del Lingotto, amano Torino. Non solo gli ammiratori di Jean-Jacques Rousseau (cresciuto in uno dei rifugi torinesi e che qui ha incontrato la futura amante, Signora de Warens) o Umberto Eco (studi filosofici). Arrivano qui anche gli architetti, deliziati dalla regolarità urbanistica, i fedeli in cerca di pace spirituale presso la Sindone di Torino nella cattedrale San Giovanni Battista. E poi arriva anche un flâneur ordinario, proprio come me, per immergersi, tra le colline di Superga e il Monte dei Cappuccini, in una città incredibilmente modesta e cruda, ma ricca. Chiunque abbia attraversato Via Roma fino a Piazza San Carlo sa che ricchezza e l’eleganza sono la coppia perfetta.
Due storie
Tale coppia è anche quella tra il Museo Nazionale del Cinema e la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), due musei, due racconti e storie sull’arte degli ultimi due secoli. Sono collegati anche dalla Mole Antonelliana, dove il Museo Civico aveva la sede, dopo anni trasformato in GAM. Oggi, nella Mole Antonelliana si trova il bellissimo Museo Nazionale del Cinema, più alto del mondo. Qui, Luca Guadagnino, ha ritirato lo scorso febbraio il premio Honoris Causa dell’Accademia Albertina di Torino, e qui si svolgono anche alcuni eventi del TFF (Torino Film Festival), che da 25 anni, ogni autunno occupa l’intera città.
Chi ha visitato il Museo Nazionale del Cinema, sicuramente esce con la testa piena di nozioni, di diaframmi nell’iride, del montaggio parallelo, del cinema muto e delle star del cinema classico. Vale la pena guardare attentamente la precisa progettazione della mostra, gli splendidi interni, la buona narrazione che guida lo spettatore attraverso l’intera esposizione. Nell’atrio principale (vicino al tappeto rosso) c’è un piccolo negozio con gadget per ogni appassionato di cinema. Tutto qui dice “resta, spettatore”, incoraggia e tenta. Al contrario della GAM, lontana meno di 2,5 km.
Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, è un museo strano e contraddittorio. Qui si trova l’arte moderna, ma ciò che è il più nuovo rimane nascosto, a malapena esposto, accessibile solo a un visitatore attento.
Inizio la mia visita al piano superiore, qui c’è l’arte del XIX secolo: intensa, grande pittura e scultura. Quindi c’è Il ritratto dell’attrice Virginia Reiter di Giacomo Grosso, dorato, squisito, sensuale ma avvolto in una forma classica. Inoltre abbiamo anche esemplare Re Vittorio Emanuele di Carlo Bossoli. Andando avanti incontro La Sirena inquietante di Giulio A. Sartorio, La schiava, la scultura di Giacomo Ginotti I, e infine il dirompente manifesto di Leonard Bistolfi della mostra d’arte moderna del 1902. Tutte le opere con descrizioni leggibili (sia in italiano che in inglese).
Museo diverso
Tuttavia, non sono le collezioni o le mostre organizzate che danno le emozioni più forti ma … le pareti, che non sono bianche. Eppure tutte le pareti delle gallerie e dei musei moderni sono di solito bianche. Le pareti sono bianche e i visitatori indossano il nero, come confermato da Ruben Ostlund in The Square. Ma non a Torino. Qui le pareti sono colorate: zenzero, rosa, verde pallido! Nei testi sulla storia del museo, ho letto dei programmi di attivazione delle gallerie pubbliche condotte dagli anni ’60 del secolo scorso. Ho letto anche di Le Corbusier, che ha condiviso a Torino la visione del “museo elettronico”, un museo della conoscenza accessibile allo spettatore ordinario. Grazie ai colori un museo diventa più umano e amichevole? Ai piani più nuovi – dove si entra nel XX secolo – il clima può essere più tranquillo, anche se all’inizio mi saluta Portrait relief of Claude Pascal di Yves Klein. Sulla parete rosa. E davvero non mi è mai sembrato così bello.
È ancora più interessante la parte delle scale. Qui ad attendere i visitatori ci sono una serie di disegni di Nedko Solakov: Eight Ceilings. Il bulgaro Solakov è un artista, pittore, fumettista e autore di installazioni. Viene presentato più spesso nei paesi di lingua tedesca. A GAM, ha lasciato opere non ovvie: disegni piccoli, quasi accidentali, che sono difficili da vedere (sulla parete, alla base delle scale). Immagini che assomigliano a quelle del banco di scuola, appunti visivi che ricordano la presenza, insopportabilmente letterali, che creano, con contesto del luogo, significati completamente nuovi. Solakov, usando una decina di punti, linee e lettere cambia il pensiero tradizionale e serio, di quello che si può e non si può mostrare nella galleria. E allo stesso tempo completa perfettamente, ciò che le pareti rosa della GAM hanno promesso agli spettatori prima, non ovvietà.
Senza pop-tourism
Perché l’intera Torino non è una città ovvia. Non ostenta. Ricca, ma fredda in questa ricchezza, senza ammiccamenti. L’Università di Torino mi fa pensare alla fine dell’estate e all’annuncio dell’autunno, al tempo quando vengono raccolti nuovi quaderni, calendari e taccuini. Qui, ad ogni angolo, ci sono librerie o antiquari. Il negozio con vecchie carte. Registrazioni. Librerie con album. E con i puzzle. O la cosiddetta cartoleria, negozi con tutto, con souvenir e con articoli di carta. Passo successivo le bancarelle con i libri. Durante la passeggiata in Via Po, voglio comprare uno zaino, acuire le matite e prepararmi per l’università.
Il nord asciutto, nella visione di Luca Guadagnino (alla fine premiato con Oscar alla migliore sceneggiatura non originale) è ancora lontano dai rossori da cartolina, ma amichevole. Anche Torino può essere amichevole. Severa, pietrosa e senza ammiccamenti ma con una così diversa galleria d’arte moderna. Non ci sono molte città del genere al mondo. Città in cui è più facile trovare un libro che un food truck. Questa è Torino. Piena di librerie, antiquariato, bancarelle con album e gallerie che abilmente bilanciano tradizione e modernità.
traduzione it: Karolina Kempisty
foto: Anna Petelenz, Beata Malinowska-Petelenz
Arrosto in salsa di cipolle e vino
Ingredienti:
- 800 g di coscia di maiale
- 1 bicchiere di vino rosso
- 2 cipolla rossa
- 2 cipollotti rossi
- 1 mela
- 1⁄4 limone
- crema di aceto balsamico di Modena
- 4 foglie alloro
- un pizzico origano
- un rametto rosmarino
- sale qb.
- un pizzico pepe
- olio EVO
Procedimento:
Marinare la carne con tutti gli ingredienti per 12/16 ore. Legare la carne e sigillare in olio bollente su tutti i lati. Una volta sigillata e leggermente arrostita la superficie, chiudere la carne nell’ alluminio con un po’ d’olio di cottura e qualche pezzo di mela. Cuocere in forno per ca. 1ora e 1⁄2.
Prendere la marinatura e stracuocere a fuoco lento in una padella affinché sia tutto ben cotto. Togliere le foglie di alloro e frullare il composto creando una salsa. Unire alla salsa ancora un po’ di crema di aceto balsamico, un po’ d’olio di cottura della carne ed il sugo fuoriuscito dalla carne cotta in forno, scaldare, restringere e salare.
Aspettare che raffreddi l’arrosto e tagliare a fette. Servire ben caldo con la salsa. Accompagnare con patate bollite condite d’olio EVO, sale e la salsa della carne.
Buon appetito!
Sviluppo energia rinnovabile
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Ieri a Katowice, durante il XII Congresso economico europeo, il ministro del clima, Michał Kurtyka, ha detto che la Polonia vuole creare una leadership nel bacino del Mar Baltico per quanto riguarda lo sviluppo dell’energia eolica in mare in collaborazione con i paesi baltici e la Commissione europea. Oltre a ciò, la trasformazione dell’industria energetica polacca mira a introdurre l’energia nucleare e all’estensione continua delle fonti di energia rinnovabile. A proposito di queste fonti, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, tra il 2019 e il 2023, la capacità installata aumenterà ancora del 65%. Per quanto riguarda gli altri progetti dell’industria energetica per il futuro, il ministro ha parlato delle strategie basate sul biogas e sull’idrogeno.
Pap.pl




















































