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A Pordenonelegge Olga Tokarczuk ha ricevuto il premio “La storia in un romanzo 2020”
Il Vulture e i suoi “gemelli”
La strada che da Melfi porta ai laghi di Monticchio risale il monte Vulture, un vulcano spento alto 1327 m che sorge isolato a nord della Basilicata tra estesi e pregiati boschi di castagno per poi scendere verso due specchi d’acqua che si sono formati nei due crateri.
Dal momento in cui si inizia a scendere verso l’interno del vulcano il cellulare, simbolo della moderna tecnologia, non funziona più e di colpo ci si ritrova isolati dal resto del mondo come se la natura di questo luogo, così bello e particolare, pretendesse su di sé tutta la nostra attenzione. Nulla deve impedire ai nostri sensi di raccogliere gli stimoli che ci vengono offerti. Colori, profumi, suoni ma anche silenzio circondano il visitatore e quasi lo stordiscono.
I due laghi, il Lago Grande (0,4 km2) e il Lago Piccolo (0,1 km2), detti anche “i gemelli del Vulture”, occupano il doppio cratere centrale vulcanico situato a circa 660 m di altezza. Simili a prima vista sono in realtà molto diversi. Il Lago Piccolo ha sponde molto ripide ed è profondo circa 38 m. Il Lago Grande invece occupa una cavità a forma di imbuto, con bassifondi piuttosto piatti che solo nella parte Nord diventano una fossa profonda 36 metri. Il Lago Piccolo è alimentato da alcune sorgenti che da questo, attraverso un ruscello, alimentano il Lago Grande, situato a quota leggermente inferiore. Dal Lago Grande, le acque si riversano nel fiume Ofanto, attraverso un emissario che in estate è spesso in secca. Noleggiando un piccolo pedalò è possibile esplorare il Lago Piccolo ed ammirare il paesaggio circostante che nelle giornate limpide e soleggiate si riflette nell’acqua. Reale e riflesso sono, a tratti, entrambi così nitidi da confondere l’osservatore che difficilmente riesce a percepirne il confine.
Il particolare microclima della caldera ha favorito nel tempo lo sviluppo di specie endemiche animali e vegetali. Una tra le più importanti è rappresentata dalla Bramea del Vulture, una falena notturna unico tipo europeo della famiglia Brahmaeidae, scoperta nel 1963 dal conte Federico Hartig (Entomologo altoatesino fondatore dell’Istituto Nazionale di Entomologia) durante una spedizione. Un fossile vivente, un relitto che ci giunge dal Miocene. La Bramea, come altre falene, ha corpo tozzo, colori non appariscenti e disegni delle ali eleganti, che formano una mimetizzazione così perfetta che è impossibile notarla quando si posa sui tronchi. Monticchio è anche l’unico luogo della Basilicata in cui la ninfea, Nimphea alba, vegeta spontaneamente. Raccogliere i suoi bianchi fiori, oltre che proibito, è un atto che impoverisce la natura del luogo. Le grandi foglie galleggianti della ninfea sono trattenute al fondale da steli lunghi fino a 4-5 m. ed emergono in superficie a primavera. La funzione della ninfea e delle altre piante acquatiche è essenziale: esse, come le piante terrestri, assorbono anidride carbonica con la sintesi clorofilliana, liberando ossigeno in acqua, ed inoltre assorbono i nutrienti in eccesso disciolti in acqua, equilibrando i processi di eutrofizzazione.
Non si può lasciare i laghi senza aver fatto una passeggiata nei boschi che rappresentano un’altra curiosità di questo luogo. Per un fenomeno di inversione delle fasce fito-climatiche gli alberi interni alla caldera del Vulture non seguono la successione tipica della vegetazione di montagna, anzi è tutto rimescolato. Camminando lungo uno dei tanti sentieri dei briganti possiamo ammirare tutta la bellezza e la varietà floreale della zona. Il sentiero di Carmine Crocco, detto anche il generale dei briganti, ci porta oltre la rupe panoramica dove sorge l’Abbazia di San Michele (raggiungibile anche in auto). Il grande complesso monumentale sorge proprio sulle pareti interne del cratere del vulcano, in alto a precipizio sui laghi. Cuore del santuario è la grotta di San Michele, luogo di culto antichissimo, ritenuto sacro sin dall’Alto Medioevo. A consacrarlo ufficialmente fu, nel lontanissimo anno 1059 d.C., Papa Niccolò II. Da allora sono continui i pellegrinaggi dei fedeli che lo raggiungono da ogni luogo. All’interno dell’Abbazia è ospitato il Museo di Storia Naturale del Vulture dove vengono raccontati, fino ai giorni nostri, i 750.000 anni della storia del vulcano.
Zbigniew Krysiak: la Polonia deve cooperare economicamente con l’India
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Mafaldine al sugo di agnello
Ricetta per 1 persona
Ingredienti:
- Mafaldine – 100 g
- Lombo di agnello – 150 g
- Polpa di pomodoro – 100 ml
- Carota – 10 g
- Cipolla – 10g
- Sedano – 10g
- Vino bianco secco – 20 ml
- Parmigiano – 20g
- Olio d’oliva extra vergine – 10 ml
- Alloro, sale per il sapore
Preparazione:
Tagliamo il lombo di agnello (3-4 piccole cotolette con le ossa) lungo l’osso in singole cotolette. Friggiamo le cotolette dalle due parti sulla padella fino a doratura (si può farlo senza aggiunta d’olio d’oliva), poi aggiungiamo carota, cipolla e sedano tagliati a cubetti fini, su cui versiamo il vino bianco e li facciamo flambé.
Dopo un attimo aggiungiamo la polpa di pomodoro, l’alloro e un pizzico di sale. Cuociamo tutto per circa 10 minuti e nel caso di un ispessimento eccessivo del sugo aggiungiamo, di tanto in tanto, un po’ d’acqua. Nello stesso tempo cuociamo la pasta al dente. La scoliamo e la aggiungiamo al sugo con pezzetti di agnello.
Cospargiamo tutto di parmigiano grattugiato e mescoliamo di nuovo tutti gli ingredienti. Mettiamo sul piatto la pasta, attorno i pezzetti di carne e versiamo il sugo rimasto. Di nuovo spargiamo il parmigiano grattugiato sul piatto e lo decoriamo con erbe fresche.
Buon appetito!
Cognomi dʼItalia
In un Paese linguisticamente e culturalmente complesso come lʼItalia, spesso già il nome o il cognome di una persona ci permettono di indovinare la sua provenienza. Nomi maschili come Salvatore o Pasquale, o quelli femminili come Annunziata o Assunta, sono tipicamente meridionali; dʼaltra parte, il nome maschile Ambrogio si troverà quasi solo in Lombardia, essendo santʼAmbrogio il patrono di Milano. Allo stesso modo, il nome Gennaro (dal patrono di Napoli, san Gennaro) è diffuso soprattutto in Campania, mentre Rosalia (da santa Rosalia, patrona di Palermo e di tutta la Sicilia) è tipicamente siciliano. Ancora più interessanti, però, sono i cognomi italiani, che ci permettono nuovamente di apprezzare la complessità linguistica della penisola. La provenienza di molti di essi, infatti, non è sempre ovvia.
Alcuni cognomi italiani sono facilmente riconoscibili come originari di una parte specifica del Paese: quelli che finiscono in -an, -in o -on (ad es. Trevisan, Lorenzin o Benetton) sono tipicamente veneti, quelli in -as o -au (ad es. Cabras, Marras o Garau) sono sardi, mentre in Piemonte sono frequenti cognomi in -ero (Chiolero, Trinchero, Fornero e così via). NellʼItalia centrale, e in particolare in Toscana, troveremo spesso cognomi che finiscono in -ini, -ucci, -azzi e simili (ad es. Pastorini, Fiorucci o Tognazzi).
Il cognome più diffuso in assoluto in tutta Italia, in particolare al Centro e al Nord della penisola, è sicuramente Rossi; sempre legato al colore rosso è il cognome più comune al Sud, ovvero Russo (che ovviamente non ha niente a che fare con la Russia). In Sardegna troviamo invece varianti locali dello stesso termine in cognomi come Russu e Ruiu (o Ruju). I cognomi Bianchi e Verdi, anchʼessi legati alla sfera dei colori, sono tipicamente lombardi ma compaiono anche in altre regioni. Invece Bianco è diffuso in Piemonte, ma anche in Puglia e Campania.
La genesi di molti cognomi italiani risale ai secoli XV-XVII, anche se i più antichi apparvero già nel Medioevo. Molti cognomi derivano dal nome di una professione: lʼesempio più semplice, non solo in Italia, è il mestiere di fabbro. A seconda della regione, tuttavia, gli equivalenti locali di fabbro [ferraio] cambiano molto. Un cognome immediatamente riconoscibile come Ferrari è tipico della Lombardia (ma anche dellʼEmilia-Romagna), mentre Ferrero è piemontese. In Veneto troviamo Fàvero o Fàvaro, invece in Emilia-Romagna e in Toscana è molto comune il cognome Fabbri. Nelle regioni del Sud Italia è diffuso il cognome Ferraro, mentre Frau è tipicamente sardo. Fatto interessante, il cognome Ferreri è diffuso sia in Piemonte che in Sicilia. Un altro esempio è la professione di calzolaio, da cui deriva il cognome toscano Calzolai o quello emiliano Calzolari; sempre legati allo stesso mestiere sono i cognomi del Nord come Callegari, Callegaro o Caligari, ma la loro origine non è così ovvia e comprensibile. Lo stesso vale per il cognome veneto Marangòn, che in dialetto indica il falegname, ma la sua provenienza è oggi chiara solo per le generazioni più vecchie. Spesso è possibile trovare cognomi molto simili in regioni distanti fra loro: se Pecoraro è diffuso in Sicilia e in Campania, Pegoraro è invece tipico del Veneto. In varie regioni, ma principalmente al Sud, è anche comune Pastore.
Altrettanto spesso troviamo cognomi che provengono dal nome di un antenato, in origine il padre: così, chi porta il cognome Martini sarà letteralmente [figlio] di Martino e lo stesso vale per cognomi come Rinaldi, Angeli, Giorgi, Alberti e altri ancora. Cognomi di questo tipo sono tipici del Centro-Nord Italia, mentre al Sud, sempre per quanto riguarda i cognomi derivati dal nome del padre, sono più frequenti De Luca, De Simone, Di Pasquale o Di Stefano, o ancora cognomi dalla forma più latina quali De Angelis, De Matteis, De Paolis e altri ancora. Al Sud sono comuni anche i cognomi che si richiamano alla città di origine di una famiglia: Di Bari, Di Capri, Taormina, ma anche Sorrentino, Napoletano o Napolitano, o ancora Romano (molto più diffuso in Sicilia e in Campania che nel Lazio!). Un altro cognome molto diffuso al Sud, cioè Caruso, proviene dal dialetto siciliano dove carusu significa ragazzo o garzone. Alcuni cognomi calabresi come Sgrò o Macrì provengono dal greco antico (in Macrì è facile riconoscere la parola macro, cioè grande), mentre Gramsci ha radici albanesi.Infine se Palumbo, molto diffuso in tutto il Sud, proviene dal termine dialettale per colombo, lo stesso cognome Colombo è invece tipicamente lombardo. Un cognome particolare è quello del noto politico italiano Bettino Craxi: Craxi è infatti, con ogni probabilità, una variante siciliana del cognome Grassi, diffuso in tutta Italia, o del tipicamente siciliano Grasso.
Non bisogna poi dimenticare che molti cognomi, tra cui Esposito, diffusissimo in Campania, si riferiscono ai trovatelli, bambini orfani o abbandonati che, nei secoli passati, venivano esposti davanti a chiese o conventi. E così in Sicilia troviamo il cognome Trovato, in Toscana Innocenti, nel Lazio Diotallevi e così via.
La Bielorussia chiude i confini con la Polonia e la Lituania
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[Aggiornamento 17.09.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19
Negli ultimi giorni si sono registrati numeri ancora in crescita per i nuovi casi di COVID-19 in Polonia, ma con il totale dei casi attivi che sostanzialmente risulta stabile.
Il numero complessivo dei malati attivi è 11.593, di cui in gravi condizioni 84, ovvero circa l’1% del totale. La Slesia rimane l’area più colpita.
Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche.
La lista delle aree particolarmente colpite è attualmente composta da 3 zone rosse e 8 zone gialle. Sei contee (powiaty) hanno inoltre posto in essere misure ulteriori di controllo.
Sono state annunciate misure di supporto per automazione e robotica in Polonia per il 2021 e per il supporto all’internazionalizzazione delle aziende italiane sono state introdotte novità sui fondi SIMEST, con il supporto a fondo perduto che può coprire fino al 50% del finanziamento.
Ricordiamo che dal 1° ottobre sarà in vigore un nuovo JPK-VAT e con esso verranno introdotti nuovi simboli GTU, inoltre dal prossimo anno sarà obbligatoria la dematerializzazione obbligatoria del libro soci per società per azioni ed in accomandita per azioni.
Fino al 29 settembre saranno bloccati i voli verso 30 paesi. Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati verso la Polonia. In caso di crescita dei contagi potrebbero essere introdotte nuove restrizioni.
***
Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:
- Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
- Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
- Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
- E’ consentito il turismo da e per l’estero?
Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/
La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/
Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/
Nuove agevolazioni dal 2021 per l’automazione
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Sformatino di salmone, porro brasato e patate con crocchette di patate farcite
Ingredienti per 3 persone
Per lo sformatino:
- 350 g porro (1 porro grande)
- 300 g patata (3 patate medie)
- 300 g salmone fresco (trancio)
- 50 cl di vino rosso secco
- qualche goccia di crema di aceto balsamico di Modena
- ¼ di bicchiere di olio extravergine d’oliva
- sale e pepe nero q.b.
- qualche foglia di rucola
Per 3 crocchette:
- 150 g di patate (una patata media)
- 2 cucchiai di parmigiano reggiano
- un po’ di pane grattugiato
- 3 dadini di pecorino fresco o formaggio Asiago
- 2 uova
- olio di semi per friggere
- sale e pepe q.b.
Preparazione di 3 sformatini:
Mondare e lavare il porro, tagliare a rondelle di c.a. ½ cm. Cuocere il porro dolcemente nell’olio sfumando con il vino rosso e qualche goccia di crema di aceto balsamico di Modena e un pizzico di sale. Nel contempo lessare le patate al 70% della cottura. Raffreddare, sbucciare e tagliare a fettine di c.a. ½ cm, salare e pepare.
Per preparare lo sformatino aiutarsi con una formina in metallo, tonda o quadrangolare a piacere.
In un vassoio stendere della carta da forno dove poggiare le formine. Inserire all’interno di ogni una: I° strato di patate, II° di porri precedentemente brasati, III° ancora qualche fettina di patata e sopra il trancio di salmone crudo un pizzico di sale, pepe nero e qualche goccia d’olio evo.
Infornare a forno caldo c.a. 200° per 15 min.
Preparazione di 3 crocchette:
Lessare le patate, sbucciare e schiacciare con uno schiaccia patate in una terrina. Rompere l’uovo separando l’albume dal tuorlo. Unire il tuorlo ed il parmigiano alla patata, amalgamare bene, salare, pepare e dividere l’impasto in 3 parti. Con le mani leggermente infarinate, fare 3 palline avendo cura di inserire all’interno il dadino di formaggio.
Sbattere l’uovo salare e passare le palline di patata prima nell’uovo e dopo nel pane grattugiato. Friggere in olio bollente possibilmente tenendole sollevate con un colino di acciaio forato, ciò eviterà annerimenti della parte inferiore. Adagiare le crocchette in una carta assorbente e impiattare assieme allo sformatino ben caldo su un letto di rucola.
Buon appetito!
OFF Camera 2020: non abbiamo paura del cinema!
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