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Il ministro della Salute dà le nuove indicazioni sull’abolizione dell’obbligo di portare le mascherine
Solidarietà polacca verso l’Italia, Przemysl aiuta la gemellata Chivasso
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( dal comunicato dell’Ambasciata polacca a Roma )
Champagne e grandi vedove
È davvero curioso che il mercato mondiale degli champagne, che è detenuto da tre grandi aziende francesi, sia stato creato da donne, tre giovani vedove, che hanno creduto nelle proprie forze, e che rischiando tutto quello che avevano hanno costruito degli imperi memorabili, in anni in cui non solo i mercati ma anche la vita delle donne era completamente nelle mani degli uomini.
Barbe Nicole Clicquot-Ponsardin (1777 – 1866)
Figlia di un ricco commerciante di Reims Barbe-Nicole Ponsardin a 22 anni sposa François Clicquot, figlio di Philippe Clicquot. Il marito nel 1805 muore di febbre maligna, lasciandola vedova a soli 27 anni e con una azienda vinicola che all’epoca produce circa 100.000 bottiglie all’anno. Intelligente, piena di risorse ed energica, la Veuve (vedova) Clicquot era una donna determinata e con il coraggio necessario ad affrontare quella sfida. Assunse la gestione della proprietà di famiglia e divenne una delle prime donne imprenditrici dei tempi moderni, pur rischiando più volte di fallire, tormentata com’era dai banchieri che non le facevano credito, dai cambiamenti di regime e dalle crisi economiche.
Segue l’andamento della sua azienda sempre in prima persona, recluta il personale, sorveglia i trasporti fino ai porti d’imbarco per trattare con le truppe d’occupazione. Da sempre una vera perfezionista, nel 1816 inventò la prima table de remuage, una tavola che inclina le bottiglie, facendo gradualmente scivolare i sedimenti verso il collo della bottiglia, rendendo così lo Champagne limpido e notevolmente più nobile. È il Metodo champenoise grazie alla quale il vino resta chiaro e limpido, e che Barbe-Nicole riesce a mantenere segreto per 15 anni in una città dove tutti si conoscono, forse perché condivide i profitti con il personale. Il successo di vendita è immediato. L’azienda cresce e comincia ad acquistare i migliori vigneti della regione per soddisfare la domanda crescente. Nel 1821 prende in stage il giovane Edouard Werlé, al quale nel 1841 lascia la direzione dell’azienda che ormai vende mezzo milione di bottiglie all’anno (alla morte di lei saranno oltre 760.000). Nel 1843 Barbe-Nicole si ritira nel castello neo-rinascimentale di Boursault e lì muore a 89 anni.
Louise Pommery (1819-1890)

Louise Pommery, nata Jeanne Alexandrine Louise Melin, era figlia di proprietari terrieri delle Ardenne. Nel 1839, sposò Louis Pommery, proprietario di una casa di champagne, la Pommery-Greno. Scomparso prematuramente nel 1858, Louis la lasciò vedova a 39 anni. Donna intelligente e di grandi energie, Louise Pommery valuta attentamente il successo commerciale della grande veuve Clicquot e dichiara pubblicamente: “Io, signora Pommery… Ho deciso di continuare a commerciare sostituendomi a mio marito!“
Sotto la sua guida, l’attività è cresciuta notevolmente. Un vero genio per gli affari, cambia il gusto dello champagne, intuendo che il futuro non era nei vini dolci, morbidi, tanto popolari all’epoca, ma nei vini secchi o extra-dry coi quali poter pasteggiare. Il successo la stava aspettando: per ottenere vini migliori fece scavare oltre 18 chilometri di gallerie in antiche cave di gesso, per poterli invecchiare in ambienti idonei. La famiglia manterrà la proprietà della casa Pommery fino al 1979, quando fu acquisita da un colosso del lusso.
Lily Bollinger (1899-1977)
L’azienda Bollinger è stata fondata nel 1829, nel cuore della Champagne, da un tedesco, Jacques Joseph Bollinger. Nel 1923 il nipote del fondatore Jacques Joseph, Jacques Bollinger, che gestiva l’azienda, sposò Elizabeth Law de Lauriston Boubers, Lily. Alla morte di Jacques nel 1941, vedova senza figli, Lily si ritrovò a capo dell’azienda di famiglia fino alla sua morte. Lily Bollinger è ricordata come una donna energica, originale, simpatica, attraversava i suoi vigneti in bicicletta e a un giornalista che le aveva chiesto se amava il proprio champagne, rispose: “..io bevo quando sono felice e quando sono triste… qualche volta bevo quando sono sola e quando non lo sono, lo considero obbligatorio. In altre circostanze, non lo faccio, a meno che non abbia sete … “. Anche durante i difficili anni della seconda guerra mondiale, Lily continua instancabile la promozione e lo sviluppo della sua azienda, i lavoratori non si trovano, o sono militari o sono prigionieri, ma lei si occupa di tutto, dai vigneti, alle cantine e le spedizioni, senza mai perdere il suo grande ottimismo. Fedele ai metodi tradizionali anche se sembrano superati sostiene: “… la qualità dei miei vini lo dimostra“.
Interdette dalle cantine e dalle cave – la loro semplice presenza convertiva il vino in aceto (dicevano) – le donne hanno trovato ancora una volta ruolo, posto e merito dentro l’ennesimo universo maschile, dimostrando che l’amore e la cultura del vino non sono esclusiva e privilegio di un genere. Étoiles della Champagne, le vedove Clicquot, Pommery e Bollinger hanno ingentilito e innalzato lo champagne, ribaltando i loro destini e ispirando altre vedove (Apolline Henriot, Augusta Devaux, Mathilde Perrier, Camille Olry-Roederer) e invitando altre donne (produttrici, enologhe, agronome, viticoltrici, chef de cave, direttrici artistiche, enotecarie, ristoratrici) a levare la coppa e a coniugare il vino al femminile.
Tasca di pollo all’Antonio
L’uso di prodotti di qualità rende sempre facile la buona riuscita di un piatto.
Ecco per voi una semplice ricetta che rappresenta l’italianità in Polonia: “tasca di pollo all’Antonio.” Il giovane cuoco di origine ucraina Anton Teslyuk ha sempre avuto una passione per la nostra cucina e grazie la guida dell’executive chef Marco Bernardi ha realizzato alcuni piatti presenti nel menù del ristorante Al Ponte a Danzica.
Ricetta per 4 persone.
Ingredienti:
- 4 petti di pollo
- 8 pomodori secchi di Sicilia
- 250 gr di mozzarella fior di latte
- 4 foglie di basilico
- Sale. Pepe
Procedimento:
Create una tasca nel petto di pollo e inserite due fette di mozzarella, due pomodori secchi, una foglia di basilico fresco, Salate e pepate. Fate rosolare in una padella con un filo d’olio in entrambi le parti poi mettete la tasca si pollo in forno preriscaldato a 190 gradi per 12 minuti. Una volta pronto servite in un piatto accompagnandolo con della rucola o una insalata di stagione. Lo chef Anton lo accompagna con una salsa al basilico.
Buon appetito!
Evergreen
I fondatori di Evergreen, da anni vegetariani e con il tempo diventati vegani, hanno voluto trasmettere i loro principi etici e le loro ideologie ecologiche e cruelty-free sia nella loro vita privata che nel loro lavoro. Percio’ nel 2008 hanno aperto il loro proprio negozio di prodotti vegani, importati da vari paesi.
Il negozio non solo offre una vasta gamma di prodotti alimentari strettamente vegani, che possono essere anche biologici e fabbricati nel rispetto della natura, ma anche cosmetici naturali ed ecologici e prodotti per la pulizia che non contengono additivi chimici e soprattutto che non sono testati su animali.
L’azienda si impegna pertanto a soddisfare sia il consumatore vegano amante degli animali e rispettoso dell’ambiente, sia quello che soffre di allergie alimentari o che segue una dieta specifica (come la dieta glutenfree o quella sugarfree).
A gennaio del 2016 e’ stata acquistata da persone di provata esperienza nel settore food con l’obiettivo di organizzarla per un futuro sviluppo sia in termini di fatturato che di assortimento.
Ad aprile del 2017 e’ stato aperto un magazzino di stoccaggio merci, con cella frigo, dove e’stata decentrata la vendita online.
In primavera di quest’anno infine, il negozio al dettaglio e’ stato ampliato e rinnovato.
NEGOZIO EVERGREEN
Indirizzo: ul. Słomińskiego 15 lok.502, 00-195 Warszawa
(accesso da ul.Inflancka)
Tel.: (22) 416 71 71
E-mail: sklep@evergreen.pl
Sito web: evergreen.pl
Facebook: facebook.com/Evergreen.sklep/
La Polonia appoggia l’appello alla Ce relativo alla ripartenza dell’industria automobilistica
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Hołownia promette di porre il veto contro tutte le legislazioni dannose per l’economia verde
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Faraone Poland, sarti della sicurezza
Nella dinamicissima Zona Economica Speciale di Goleniow, a Stettino, opera una apprezzata azienda italiana specializzata in scale e ponteggi che ha fatto del tema della sicurezza sul lavoro la sua filosofia produttiva e commerciale. Ne parliamo con il direttore generale Gianluca Marcattilii, dal 1992 dipendente della Faraone e dal 2001 responsabile della Faraone Poland l’affiliata polacca.
“La Faraone Poland è una storica azienda italiana attiva dagli anni Settanta del secolo scorso. Inizialmente specializzata in infissi la Faraone Poland ha poi quasi per caso scoperto le potenzialità del mercato delle scale e dei ponteggi, un settore in cui oggi è un assoluto leader grazie alla capacità di realizzare progetti custom, ovvero ritagliati sulle esigenze del cliente. Nel teramano, dove ha sede l’azienda madre, si raccolgono molte olive e in maniera del tutto episodica si pensò di creare una scala sicura per salire sugli ulivi per evitare i frequenti incidenti. Quel prototipo di scala funzionò così bene che rapidamente divenne un prodotto ricercatissimo che si affiancò agli infissi che era il core business dell’azienda.”
La Faraone Poland quando ha scoperto la Polonia?
“Negli anni Novanta partecipando ad una fiera siamo venuti in contatto con la polacca Akala, che si occupava della distribuzione dei prodotti. Le prime collaborazioni sono del 1994 poi piano piano Faraone Poland ha deciso di investire nella Akala e col tempo ha poi preso il controllo e l’intero pacchetto azionario della Akala. Questa nostra affiliata polacca negli ultimi anni è cresciuta costantemente e nel 2007 siamo passato dalla vecchia sede a Lipiany all’attuale a Goleniow, comprando un terreno di 2 ettari e costruendo una sede con magazzino di 3 mila metri quadri, ora abbiamo in progetto un secondo capannone. Nel frattempo la nostra forza lavoro, quasi interamente polacca, è cresciuta e ora conta 35 persone di cui 23 impiegati in sede e gli altri girano per la Polonia.”
Il valore aggiunto della Faraone Poland è il lavorare su misura, in pratica il risolvere problemi logistici con soluzioni ritagliate sulle necessità del cliente?
“Esatto, noi di base facciamo scale di alta qualità, prodotti con uno standard di sicurezza e resistenza maggiore di quelli che comunemente si trovano in vendita nella grande distrubuzione. Le nostre scale sono di alta gamma, utilizzate da chi ad esempio lavora nei centri commerciali, o dalle tante aziende che hanno bisogno di fare interventi o manutenzioni in quota, per pulire cisterne, aerei, treni, camion, betoniere. In genere le aziende ci chiamano, facciamo il sopralluogo e poi progettiamo strutture per lavorare in quota in modo sicuro e adatto esattamente alla funzione per cui viene usato, facendo così lavorare meglio e senza pericolo le persone.”
Il lavorare quotidianamente in sicurezza è un tema fondamentale ma che forse non è ancora ancora al centro dell’attenzione delle aziende?
“Le grandi aziende investono in sicurezza, non si possono certo permettere di far lavorare i loro dipendenti in situazioni instabili o insicure, quello che preoccupa sono invece le piccole, medie aziende. L’anno scorso quando ho partecipato il 28 aprile alla giornata mondiale sulla sicurezza al Parlamento di Varsavia ho sentito i numeri delle tragedie sul lavoro, in particolare in campo edile e specialmente nei lavori in quota. Immediatamente ho deciso di creare la Fondazione “Polska kocha bezpieczeństwo” per diffondere in tutti i livelli della società la cultura della sicurezza. Ora questa Fondazione porterà nelle scuole polacche le regole base per vivere in sicurezza, ma faremo corsi anche ai lavoratori. Non vogliamo più vedere gente che fa lavori pericolosi senza casco o guanti, persone che si giustificano con la frase, terribile, “ho sempre fatto così”. Frase che dicono finchè non succede la disgrazia, solo dopo capiscono. Gli incidenti non si curano ma si prevengono, questa la nostra filosofia che ci ha portato a farci conoscere e apprezzare in tutta Europa.”
Sito web: faraone.pl
Facebook: facebook.com/faraonepoland/

La tomba di Ugo Foscolo
Il 10 di settembre del 2011, a Londra, nel cimitero della chiesa di St. Nicholas a Chiswick, davanti all’Ambasciatore d’Italia, si svolgeva una simbolica cerimonia per celebrare il completamento dei lavori di restauro della tomba di uno dei più grandi poeti italiani. E la data non era casuale: lo stesso giorno, ma dell’anno 1827, a Turnham Green, un villaggio poco distante da Londra, assistito dalla figlia Floriana, che devota e affettuosa lo accudì fino alla morte, si era infatti spento, in esilio, ammalato di idropisia e segnato da stenti, delusione e nostalgia Ugo Foscolo. La salma venne così deposta nel cimitero di Chiswick, in un misero tumulo anonimo, segnato solo da un sasso, su cui l’amico inglese Hudson Gurney aveva inciso il nome.
Al posto di quella semplice pietra, però, in seguito Gurney, ricordando quanto i “Sepolcri, simbolo di affetto e di civiltà, fossero la sua estrema illusione”, volle adeguatamente ricordare il poeta e l’amico italiano seppellito in terra straniera, facendo realizzare un più che decoroso sacello – quello restaurato nel 2011 – assegnando l’incarico allo scultore torinese Carlo Marochetti, il quale, in luogo di quella pietra, che era divenuta presto illeggibile, costruì un parallelepipedo in granito, che richiamava un’ara romana, legato da un nastro con la scritta “accingar zona fortitudinis” (“sarò cinto dalla cintura della fortitudine”: una frase tratta dal foscoliano Didymi Clerici prophetae minimi Hypercalypseos liber singularis), scelta in omaggio alla fortitudine dimostrata da Ugo Foscolo nel 1815, quando, invitato dal governo austriaco a collaborare alle iniziative culturali del nuovo regime, dopo un primo momento di incertezza se accettare o meno, alla vigilia del giorno in cui avrebbe dovuto prestare giuramento di fedeltà agli stranieri invasori, non ebbe però più esitazioni e decise di lasciare definitivamente l’Italia, per andare in volontario esilio.
Congedandosi allora dalla madre, aveva scritto una toccante lettera, in cui tra l’altro diceva: «L’onore mio e la mia coscienza mi vietano di dare un giuramento che il presente governo domanda per obbligarmi a servire nella milizia, dalla quale le mie occupazioni e l’età mia e i miei interessi mi hanno tolta ogni vocazione. Inoltre tradirei la nobiltà, incontaminata fino ad ora, del mio carattere col giurare cose che non potrei attenere, e con vendermi a qualunque governo. Se dunque, mia cara madre, io mi esilio, tu non puoi né devi né vorrai querelartene, perché tu stessa mi hai ispirati e radicati col latte questi generosi sentimenti; e mi hai più volte raccomandato di sostenerli». Da quel giorno, Foscolo non tornerà più in Italia.
In Svizzera rimane fino al 1816, prima di decidere di trasferirsi in Inghilterra, a Londra, dove trova inizialmente migliore accoglienza, per la fama ottenuta soprattutto come autore dei Sepolcri e per non essersi piegato di fronte a Napoleone, odiato nemico degli inglesi. Si ritrova così spesso al centro di chiacchiere e di scenate, accadute nei migliori salotti londinesi, dove il veneziano, oltre a fare sfoggio della sua eloquenza, si abbandonava però pure a gesti impulsivi, che creavano spesso disagio ai malcapitati presenti. Come Sir Walter Scott, il famoso scrittore, che in una pagina del suo diario, datata 24 novembre 1825, ne dipinge ironicamente un eloquente ritratto: «A proposito di forestieri, a Londra albergava, un quattro o cinque anni fa, uno di quegli animali che sono leoni (inteso, il termine, come celebrità letteraria) dapprima, ma che in un paio di stagioni diventano con regolare metamorfosi cinghiali (seccatori), un certo Ugo Foscolo, immancabile nella bottega dell’editore Murray e nei ritrovi letterari. Brutto come un babbuino e insopportabile presuntuoso schiamazzava, infuriava e disputava senza aver nemmeno un’idea dei principi secondo i quali gli uomini di giudizio ragionavano, e strepitava tutto il tempo come un maiale quando gli tagliano la gola».
Nonostante il suo caratteraccio, a Londra fu comunque apprezzato per l’innegabile ingegno. La vita lussuosa della capitale inglese, però, gli farà spendere più denaro di quanto potesse permettersi, e fu perciò costretto a lavorare sempre più alacremente, per pagare debiti che si accumulavano altrettanto velocemente. Finché nel 1822 non ritrova la figlia Floriana, nata in Francia fra il 1805 e il 1806 dalla relazione con Lady Fanny Emerytt Hamilton, dalla quale riceve le tremila sterline da lei avute in eredità da nonna Lady Walker, che Ugo investe in una magnifica villa, il Digamma Cottage, facendola arredare con gusto raffinato e dove vive serenamente fino al 1823, quando il numero dei creditori torna a farsi pressante ed è quindi costretto a lasciare tutto per andare ad alloggiare in un modesto appartamento, nel quale continua a scrivere incessantemente, soprattutto opere di critica letteraria, finché, ridotto agli stremi, vende tutti i suoi libri ed impartisce lezioni private. Rifiuta, infine, fin troppo sdegnosamente, il sincero aiuto di alcuni amici e preferisce vagare sotto falso nome, girando Londra di quartiere in quartiere, per sfuggire ai creditori e all’arresto. Ma la sua fibra comincia a cedere, vuole morire nella sua terra patria, però è troppo tardi, ormai il destino sta per compiersi. Trattenuto da varie incombenze, da Londra non riuscirà mai a partire e morirà in terra straniera.
Davanti alla sua tomba inglese si inginocchieranno dei grandi italiani, come Giuseppe Mazzini e Garibaldi, che, assieme a tanti altri eroi del Risorgimento, considereranno Ugo Foscolo un esempio e un maestro di grandi virtù, capace di accendere gli animi patriottici. Tardivamente, nel 1871, le spoglie del vate giungeranno poi in patria, ad unificazione italiana compiuta, venendo trasportate a Firenze per esser tumulate in Santa Croce e poter alfine riposare accanto a quelle degli altri compatrioti illustri, che egli stesso aveva celebrato nei suoi Sepolcri; lasciando pertanto vuota, dimenticata ed in progressivo degrado l’arca di Londra.
Nel 2011, però, come abbiamo detto all’inizio, quel sepolcro è stata restituito ad adeguato decoro e nuovo splendore, per merito del Foscolo Appeal Fund, un’associazione benefica formata da italiani residenti a Londra, che ha voluto ricordare con questo gesto, assieme al poeta Foscolo, anche e soprattutto i valori sprigionanti dalla sua esperienza di uomo e di letterato: «Il lavoro di restauro della tomba – ha infatti detto l’avvocato Rocco Franco, quel 10 settembre – è stato terminato in concomitanza con le celebrazioni per l’anniversario dell’unità d’Italia. Cioè di quella patria che è uno dei valori insopprimibili esaltati da Foscolo nella sua “religione delle illusioni”, insieme all’amore, alla poesia, alla bellezza, all’arte, alla libertà e alla giustizia».
Polonia e Gran Bretagna firmano accordo sul nuovo aeroporto centrale (CPK)
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