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Il buongiorno inizia con la colazione
Sono strani, questi italiani: buone forchette, amanti del buon cibo e della cucina tradizionale, tutto l’interesse culinario però si perde al momento di fare colazione. Il primo pasto della giornata, per tempistica e per importanza, il più delle volte viene trascurato con superficialità se non addirittura dimenticato.
La colazione, questa sconosciuta: completamente saltata, oppure ridotta ad un semplice caffè, seguito da un lungo digiuno fino all’ora di pranzo. Nel migliore dei casi, limitata a cappuccino e brioche, consumati al bar in velocità.
Nella vita di tutti i giorni sembra non esserci mai abbastanza tempo, voglia, necessità, eppure le abitudini cambiano, anzi, si stravolgono, quando si va in vacanza: davanti al buffet dell’albergo, anche gli italiani cedono e si riempiono il piatto con dolci fatti in casa, pane, burro e marmellata, prosciutto e formaggio, yogurt con i cereali, uova sode, frutta fresca e chi più ne ha, più ne metta!
Questo dimostra che il problema non è lo scarso appetito, ma la pigrizia: mangiare ci piace, a patto di trovare tutto pronto.
Niente scuse: la colazione deve diventare il pasto principale. Il metabolismo è al massimo della sua attività, pronto a consumare abbondanti dosi di calorie. È il momento di approfittare, e concedersi cibi anche calorici e golosi, purché nutrienti.
Una colazione completa, soprattutto se fatta nei primi 30 minuti dopo il risveglio, fornisce le energie necessarie per affrontare al meglio le attività della giornata: importante per gli adulti e fondamentale per i bambini, non dovrebbe essere mai saltata.
Non fare colazione aumenta la fame nervosa e la voglia di mangiucchiare durante il corso della mattinata, il metabolismo rallenta con un conseguente aumento di peso. La digestione in generale viene resa più difficile: bere un caffè a stomaco vuoto provoca un’ipersecrezione gastrica che può irritare l’apparato digerente provocando gastriti e reflusso esofageo. Al contrario, fare una colazione abbondante e nutriente permette all’organismo di mantenersi in forma e in salute.
Che cosa si intende con una buona colazione? Il primo pasto della mattina dovrebbe fornire circa il 20 per cento delle calorie che occorrono in tutta la giornata. Sembra facile superare questo limite, ma non è così. Prendendo ad esempio un fabbisogno medio di 2000 kcal, una colazione per essere completa deve prevedere almeno una quota di cereali, frutta fresca e frutta secca.
Dolce o salata, non importa: ciò che conta è la nostra colazione sia ricca, nutriente, completa e ovviamente piacevole!
Iniziamo dalle bevande, che hanno il ruolo fondamentale di contribuire a ripristinare l’acqua eliminata dall’organismo durante le ore notturne. Tè, caffè, orzo, centrifughe, spremute e succhi naturali di frutta, bevande vegetali: soia, riso, ma anche farro, avena, miglio e tutti gli altri cereali, purché non addizionate di zuccheri, provare per credere! Tutte queste ultime sono facilmente realizzabili in casa, partendo dal cereale integrale che andrà bollito e poi filtrato.
La frutta fresca non dovrebbe mai mancare. I più pigri la possono tagliare la sera prima, per risparmiare tempo la mattina: una spruzzata di succo di limone eviterà alla frutta di annerire. La stessa cosa vale per la spremuta d’arance, che può essere preparata in anticipo e conservata in un contenitore ermetico. In estate c’è più scelta e meno desiderio di bevande calde, quindi si può optare per un frullato.
Grassi e proteine aumentano il senso di sazietà: frutta secca e semi oleosi combinati insieme sono perfetti a questo scopo. Se messi in ammollo durante la notte, diventano più golosi e anche più sani: si riducono i fitati e aumenta la biodisponibilità di minerali e vitamine, oltre che la digeribilità.
Sbriciolati nello yogurt, frullati con la frutta, oppure spalmati sul pane insieme a un po’ di marmellata. Come si può spalmare la frutta secca? Basta metterla per una decina di minuti in forno, media temperatura, e poi tritare a lungo con un robot da cucina. All’inizio si formerà una farina, e poi, continuando a tritare a lungo, la farina inizierà ad amalgamarsi, diventando sempre più densa e cremosa. Una buonissima crema da spalmare, senza aggiunta di zuccheri e grassi industriali. Nessuno però vi impedisce di aromatizzare con qualche spezia, come la cannella, oppure con un po’ di vaniglia. Le creme di frutta secca si possono acquistare anche pronte, nei negozi di specialità e prodotti biologici: purtroppo non sono esattamente economiche, vista la facilità di realizzazione è molto meglio autoprodurle!
Buona idea anche i dolci fatti in casa: il mio consiglio è di trovare una ricetta base, molto semplice, da personalizzare in base ai gusti, alla stagione, alla disponibilità degli ingredienti. La preparazione di una torta semplice richiede davvero pochi minuti, e la stessa identica ricetta può essere utilizzata anche per i muffin, più adatti ad essere portati a scuola o al lavoro.
Sperimentate farine di diversi cereali, preferendo sempre quelle integrali (o eventualmente mescolando la farina integrale a quella semintegrale, “tipo 1 o 2”). Aggiungete poi frutta di stagione, frutta secca tritata, yogurt, tofu frullato e persino ceci e fagioli, lessati e frullati. In questo modo avrete una colazione davvero completa.
Legumi a colazione, addirittura in un dolce? Avete letto bene, sono un ingrediente buono e inaspettato! Se non ci credete, provate a frullare 75 gr di fagioli già lessati con 75 gr di latte di soia, 15 gr di cacao amaro in polvere, 20 gr di cioccolato fondente, 25 gr di nocciole o altra frutta secca, 2 cucchiai di olio di semi e un po’ di zucchero di canna: otterrete una crema al cacao, perfetta per invogliare alla colazione anche il più pigro degli italiani!
Essere o esserci?
Quante volte vi siete domandati se usare il verbo essere o la sua forma arricchita della particella pronominale ci? La differenza tra i due è significativa e può portare a fraintendimenti e disguidi nella comunicazione. Per evitarli basta essere a conoscenza di alcune regole fondamentali che ci permettono di applicare correttamente queste due forme verbali. Come sappiamo il verbo essere è totalmente irregolare. Lo usiamo soprattutto quando vogliamo descrivere o presentare qualcosa o qualcuno. In questo caso viene tradotto in polacco come to jest o to są. Di conseguenza, se non sapete quale forma del verbo usare provate a pensare se in polacco nella frase sarà presente il pronome dimostrativo to. In tal caso ogni dubbio scomparirà. Essere viene usato inoltre per indicare il luogo in cui si trova una determinata cosa o in cui si svolge un’azione. In questo caso, però, è fondamentale l’ordine degli elementi nella frase. Infatti, essere sarà usato esclusivamente con l’ordine tradizionale SVO (Soggetto Verbo Oggetto):
- Mia sorella è a scuola = Moja siostra jest w szkole
- Gli uccelli sono sull’albero = Ptaki są na drzewie
Se invece l’ordine SVO non sarà rispettato può capitare che nella data frase al posto del verbo essere sarà richiesto l’uso di esserci. Quando precisamente? Il verbo pronominale sarà applicato in tutte le frasi in cui l’avverbio di luogo sarà posto prima, mentre il soggetto dopo il verbo essere.
- A scuola c’è mia sorella = W szkole jest moja siostra
- Sull’albero ci sono gli uccelli = Na drzewie są ptaki
Come potete notare tutto dipende dalla disposizione degli elementi nella frase, mentre il verbo pronominale è facilmente sostituibile con il verbo riflessivo trovarsi. Tenendo presente che la particella pronominale ci del verbo esserci svolge la funzione di avverbio di luogo, questo verbo è sempre usato per indicare la presenza delle persone in un certo posto o degli oggetti in un certo spazio. In questi casi si evita la ripetizione di un determinato posto spesso nominato in precedenza.
- Sei in Italia? = Jesteś we Włoszech?
Sì, ci sono = Tak, jestem (tu)
In questo caso ci ha sostituito l’avverbio di luogo in Italia. In polacco la particella ci significherebbe tu o tam anche se raramente viene tradotta. Bisogna poi tenere presente che l’uso di essere e esserci dipende anche dal contesto situazionale e la stessa frase corretta in determinate circostanze può essere sbagliata in altre. Le differenze in questione sono illustrate perfettamente nei seguenti esempi:
- C’è Paolo? = Jest Paolo?
- È Paolo = To Paolo
Entrambe le frasi sono corrette dal punto di vista grammaticale, ma saranno usate in contesti situazionali differenti. La prima infatti è adeguata dal punto di vista contestuale se cerchiamo Paolo in un determinato posto, mentre la seconda quando indichiamo che si tratta di questa persona e non altra.
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