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L’ultima Miss Polonia della PRL

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Il 1989 è stato un anno di grandi trasformazioni, entusiasmi, speranze, sogni ed anche dell’ultimo concorso di Miss Polonia prima della caduta del regime comunista. Tutto si svolse nello stile degli anni Ottanta:  trucco esageratamente colorato, pettinature cotonate, abiti scintillanti presi in prestito oppure creati con quello che si aveva in casa. Le ragazze erano spinte a partecipare al concorso dalle famiglie, dagli amici oppure decidevano da sole convinte che sarebbe stata una occasione che avrebbe cambiato la loro vita. Dopo anni di incertezza sul futuro si intravedevano tante nuove opportunità, anche se in realtà non si sapeva come cogliere quelle occasioni. Tutto appariva confinato e pochi riuscivano finanche a immaginarsi supermercati pieni di podotti o una tv satellitare, per non dire internet o i telefoni cellulari. Persino la serie “Dynasty”, simbolo di una vita a colori, non era ancora arrivata in Polonia. Ma grazie ai visionari, alla loro genialità e determinazione, pian piano passammo dal socialismo reale ad una società capitalista.

Il concorso di Miss Polonia negli anni Ottanta era una vera attrazione perché grazie alle sfilate sul palcoscenico in diretta televisiva aveva una straordinaria audience. Per molti polacchi il seguire la sfida tra quelle bellezze era un modo per portare un po’ di colore nella loro quotidianità. Vivevamo una quotidianità semplice e di poche pretese, quindi ogni iniziativa che ci desse l’impressione di poter vivere un po’ di sfarzo e di lusso era ben vista.

Oggi degli eventi e del mondo dello spettacolo sappiamo tutto grazie a internet e alle numerose riviste sgargianti. Invece a quei tempi, a parte qualche sparuta pubblicazione in cui si poteva leggere la vita delle celebrità, si sapeva poco dei personaggi famosi, né si facevano grandi pettegolezzi sul loro conto, il che era sicuramente una cosa positiva. C’erano solo due canali televisivi che trasmettevano i consueti programmi d’intrattenimento e alcuni noti festival musicali: Kołobrzeg, Zielona Góra, Opole e Sopot.

Le foto a colori delle finaliste, accanto ai poster di idoli pop, apparivano nel Dziennik Ludowy (trad. quotidiano popolare), che si poteva trovare in edicola il sabato mattina alle sette se non avevi la fortuna di fartelo tenere. I quotidiani parlavano dei concorsi senza grande slancio, con brevi note e immagini grigie mentre nei luoghi pubblici si esponevano le notizie su bacheche informative affinché ogni “proletario” ne fosse messo al corrente. Dopo il concorso di Miss Masovia furono appese anche le nostro foto come prime tre classificate. Immagini esposte perfino nella bacheca vetrata alla stazione centrale forse per rendere più piacevole l’attesa dei viaggiatori.

Cosa ricordo dell’avventura del concorso? Sicuramente è stato un periodo eccezionale che mi ha dato tanta allegria, nuove esperienze, impressioni e conoscenze ed è diventato un momento segnante nel mio percorso di vita, sebbene non seppi sfruttare appieno ciò che mi era successo. Oggi saprei certamente fare migliore uso del fatto di essere una delle sedici donne più belle della Polonia, e l’essere troppo critica e severa verso me stessa ha reso difficile sfruttare le occasioni di entrare nel mondo dello spettacolo. A dire il vero ottenni una collaborazione con una delle prime agenzie pubblicitarie, ma mi mancavano la faccia tosta e la sicurezza per poter tradurre l’avventura del concorso in attività lavorativa. Non capivo che una chance una volta data non si ripete o forse semplicemente non era il mio ambiente.

Di certo la notizia che avevo vinto il titolo di Seconda Vicemiss Masovia fece rumore e le persone spesso mi sorridevano, però trattavo quel successo solo come l’effetto di una straordinaria avventura. Ho ricevuto proposte di viaggi a Miami e lavorai durante la fiera Elektronika 2000 a Mosca, poi però apparvero nuove finaliste e passai loro la staffetta.

All’epoca erano in voga i viaggi in Giappone, forse per diventar modella, ma nessuna di noi sfruttò questa proposta di cui non ci fidavamo.

Nel rinverdire quei ricordi, ho deciso di coinvolgere alcune persone per fare un racconto comune. Primo nella mia lista è il co-organizzatore, giurato e documentarista Jerzy Szamborski, grazie al quale si è conservato molto materiale filmico e fotografico di quegli anni. Ho chiesto a Jerzy se c’è qualcosa di specifico che ricorda di quel 1989.

Jerzy Szamborski: “Nonostante le condizioni difficili si poteva fare molto all’epoca. La gente era più aperta a simili eventi. Un problema era rappresentato, per esempio, dall’avere i buoni per i prodotti alimentari durante le prove per la finale, ma in qualche modo si risolveva. Il premio per la vincente era un’auto Toyota edizione speciale, ovvero con simboli della corona della Miss sul paraurti. L’unico esemplare di quel tipo al mondo. Per quanto riguarda gli altri premi… Ah, già! In quel concorso il rappresentante della Toyota fu così incantato dalla vista di Agnieszka Angelo che premiò con un’auto anche la Prima Vicemiss Polonia ‘89. Quell’anno ci fu anche un’altra sorpresa. Il rappresentante della Fiat di Bielsko-Biała disse che non volevano essere da meno e anche l’azienda italiana offrì un’auto. La Prima e Seconda Vicemiss ricevettero così in dono la cosiddetta Maluch (Fiat 126 P)!”

Durante il concorso, che durò sei mesi tra eliminazioni preliminari, selezioni regionali, semifinale, finale, le partecipanti strinsero forti amicizie. Non so quante di loro siano tuttora in contatto, perché allora comunicavamo con lettere, cartoline e telefoni fissi (che non tutti possedevano). Io fino ad oggi sono rimasta in contatto con Małgorzata Kobylińska, Miss Masovia ’89, che ci racconta le emozioni di quella esperienza.

Małgorzata Kobylińska: “Dopo la vittoria i resi conto che tutti mi avrebbero d’ora in poi guardata attraverso il prisma del concorso di bellezza. Allora avevo solo 18 anni e quindi andai subito, senza indugi, all’Università, la Warsaw School of Economics, che era il miglior ateneo di economia della capitale. Con il senno di poi, ho un consiglio per le future miss: aspettate 2 o 3 anni, magari anche 4; cambia molto. Personalmente il fatto di essere arrivata tra le dieci donne più belle della Polonia non mi ha portato molti profitti. Mi arrivarono alcune proposte contrattuali dall’estero ma allora mancavano agenzie di modelle che aiutassero ragazze così giovani. Non ebbi il coraggio di partire da sola, era troppo rischioso. Inoltre, dopo il concorso di Miss Masovia, ebbi anche la sfortuna di non ricevere i premi che ci avevano promesso, per esempio nessuna di noi riuscì ad andare a Singapore, che era il primo premio del concorso”.

In effetti con i premi la situazione non era chiara com’è oggi dove tutto è precisato in accordi scritti. A me andò bene, quale Seconda Miss Masovia 1989 ottenni il promesso registratore giallo a due cassette TEC e anche un viaggio a Londra. Ciò avvenne durante la finale all’Hotel Europejski, quando lo sponsor cambiò idea e decise d’emblée di offrire il viaggio a tutte e tre le finaliste.

Ricordi che ancor oggi mi emozionano perché successero fatti sorprendenti che mi resero veramente felice. Oggi viviamo in tempi in cui le piccole cose non hanno lo stesso effetto perché la qualità della vita nel nostro paese, ormai completamente avvolto dal consumismo più spinto, ha viziato le nostre aspettative.

Abbiamo rimosso gli anni delle code per gli alimentari e la carta igienica, la scarsità di mezzi di comunicazione adeguati e le difficoltà legate all’attraversamento dei confini e tante altre situazioni non facili, dagli scioperi alle differenze di vedute. Oggi possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni, studiare in tutto il mondo, realizzare i nostri sogni, comunicare con l’ausilio di internet e dei dispositivi mobili. E grazie ai social network possiamo recuperare contatti dopo anni e così mi è successo qualche tempo fa con Anna Kaczyńska, Seconda Vicemiss di Łódź 1989, a cui ho chiesto come faceva ad avere un guardaroba sempre ben assortito in quei tempi e quale impatto ha avuto sulla sua vita il concorso.

Anna Kaczyńska: “Fu una grande lezione di improvvisazione e di capacità d’arrangiarsi. Cucii da sola gli abiti partendo da zero rimodellando vecchi modelli. Per essere ben abbinata su scarpe e orecchini attaccai tessuti presi dai vestiti e anche lustrini. Il vestito della finale era stato cucito da un salone di abiti da sposa, perché nel mio paese non c’era un sarto che creasse abiti da sera. Qualcosa riuscii a procurarmelo al Peweks, qualcos’altro da Moda Polska, e poi rovistai nei cassetti di mia sorella e mia mamma. Il concorso non sconvolse la mia vita, ma una volta finito qualcosa dentro di me era cambiato. Queste esperienze ti aiutano a superare il blocco dell’imbarazzo, è stata una grande lezione di coraggio che sfrutto ancora oggi. E poi imparai anche cose pratiche come camminare sui tacchi a spillo senza alterare la silhouette e curare l’aspetto, la condizione fisica, l’andatura, l’espressione e persino il sorridere in modo serio agli sconosciuti. Apparentemente piccole cose, ma che mi sono tuttora utili in diverse situazioni”.

Quando, con l’inganno, fui portata da mia sorella alle selezioni, tutto fu per me nuovo ed eccitante. Non immaginavo che avrei passato la prima fase e sinceramente non vedevo l’ora che la giornata finisse. Indossando un maglione fatto a mano e con la coda di cavallo, invece di un costume da bagno o da aerobica, sentivo che le mie chances erano scarse. Non ero una di quelle ragazze alte e slanciate in abiti eleganti. Il primo incontro con i giurati, che sollevarono diverse domande mentre sedevano a un grande e lungo tavolo, cui stavo davanti a loro in costume, mi causarono un incredibile stress. Però in seguito ogni nuova apparizione pubblica mi causava sempre meno ansia e il fatto che fossi in prima fila nelle coreografie fece sì che cominciai a sentire la responsabilità per la buona riuscita del tutto.

In occasione di eventi come i concorsi di bellezza si incontrano persone curiose che vogliono sapere di scandali e indiscrezioni da dietro le quinte. Alcuni sostenevano che per arrivare alla finale alcune ragazze avessero pagato.

Nel mio gruppo a tal riguardo fu tutto molto noioso. Non ci fu alcun scandalo o, se ci fu, avvenne senza la nostra partecipazione. Non ricordo invidie, cattiverie, gelosie o lacrime tra le ragazze. Eravamo un gruppo affiatato.

Incuriosita dalla passione con cui tanti polacchi seguivano il concorso ho chiesto un commento a due grandi fan di Miss Polonia: Katarzyna Żebrowska e Dominik Masny. Succedeva che dopo le finali mi chiedevano l’autografo, ma non pensavo che ci fossero dei veri e propri fan del concorso che ricordano i nomi delle finaliste di varie generazioni.

Katarzyna Żebrowska: “Guardai Miss Polonia in televisione per la prima volta nel 1985. Avevo 8 anni. Ancora oggi ricordo le emozioni che provai. L’anno successivo scoprii che Miss Polonia non era solo un evento di una notte ma durava tutto l’anno. Quindi iniziai a ritagliare e collezionare gli articoli di giornale che parlavano del concorso. Queste ragazze per me erano principesse, idoli, inarrivabili e ideali. E se nelle stanze dei miei coetanei erano appesi i poster di calciatori, attori, cantanti pop o stelle del rock, nella mia c’erano i calendari con le finaliste delle diverse edizioni di Miss Polonia. Insomma per me non era solo un hobby ma “vivevo” il concorso. Il 1989 è l’anno di Aneta Kręglicka, naturalmente la sua vittoria come Miss Mondo fu un grandissimo successo, ne fui contenta e orgogliosa come tutti in Polonia. La sua vittoria fu per me una sorpresa. Le mie favorite erano Małgosia Obieżalska, Żaneta Katkowska, Agnieszka Angelo. In seguito, alla finale di Miss Mondo, Aneta Kręglicka appariva già una bellezza ideale. Tuttavia la sua sembrava una bellezza algida, statuaria, inaccessibile. Mi piacque soltanto quando ebbi occasione di parlare con lei personalmente, qualche anno dopo. Allora mi incantarono la sua personalità forte e carismatica, la sua intelligenza e la sua classe. Mi piace molto anche il modo in cui ha gestito la sua carriera sui media.”

Dominik Masny: “La mia passione per i concorsi di bellezza cominciò all’inizio degli anni Novanta in modo abbastanza casuale. Mia nonna mi regalò un videoregistratore e per vedere come funzionava registrai dalla tv la semifinale di Miss Polska ‘91 a Breslavia, e qualche giorno dopo quella di Miss Polonia ‘91 a Katowice. Avevo a malapena 13 anni. Dal ritorno di Miss Polonia nel 1983, i concorsi risvegliavano un grande interesse. Io divenni un formidabile appassionato ricercando e ritagliando gli articoli anche delle vecchie edizioni. All’epoca reperire notizie delle edizioni precedenti non era affatto semplice: non c’erano internet, cellulari, o gli altri mezzi attuali per informarsi. Così scrissi agli organizzatori e agli sponsor chiedendo di inviarmi materiali sul concorso. La registrazione VHS dei concorsi la ricordo oggi con emozione ed un sorriso. Grazie a questa passione sono riuscito a conoscere persone eccezionali e fuori dal comune, tra cui anche fan dei concorsi di bellezza. Apprezzo in particolare l’amicizia con Katarzyna Żebrowska, che conosco dal 1993.”

Oggi tutti fotografano con telefoni cellulari, tablet e altri apparecchi immortalando ogni attimo e potendo poi anche modificarlo esteticamente. Negli anni Ottanta non c’erano strumenti digitali, ma solamente rullini con un numero limitato di foto e camere oscure per svilupparli. L’esposizione e le capacità del fotografo determinavano la qualità dell’immagine. Nessuno si divertiva col ritocco se non nello sviluppo delle foto nelle camere oscure a casa. Tutto era su carta, un vero e proprio quadro. Ho chiesto a Piotr Wolfram com’era fare il fotografo in quell’epoca.

Piotr Wolfram: “Se dico che un rullino di pellicola a colori costava 6 dollari, ossia il salario medio di due settimane, ed era disponibile nei Peweks, nessuno oggi mi crede. È per questo che la maggior parte delle foto di quegli anni sono in bianco e nero. Poiché i materiali fotosensibili avevano grossi limiti (solo 100 ISO), la fotografia scenica richiedeva un obiettivo chiaro e un treppiedi. Di conseguenza un libero riposizionamento durante le finali era complicato. Per quanto riguarda la collaborazione con altri fotografi, era in vigore una sorta di codice che tutti cercavano di osservare. A nessuno veniva in mente di fare ombra a qualcun altro per entrare sulla scena e scattare foto. Oggi, grazie agli strumenti digitali, possiamo fare una quantità infinita di foto, concentrandoci su inquadratura ed esposizione poiché tanto ne sceglieremo soltanto alcune. Una volta le foto andavano ben riflettute. Ogni inquadratura era unica.”

Concludo il mio racconto con Aneta Kręglicką, che oltre alla corona di Miss Polonia 1989 ha conquistato anche il titolo di Miss Mondo, unica polacca ad avere avuto l’onore di indossare la corona mondiale. Divenne icona d’eleganza e bellezza per la maggior parte delle polacche.

Aneta Kręglicką: “La vittoria ai concorsi di Miss Polonia e Miss Mondo mi diede una celebrità che purtroppo non ho mai amato, ma anche, il che fu indubbiamente positivo, la possibilità di viaggiare, di conoscere il mondo e le persone. Fu un’esperienza formante che però mise alla prova le mie capacità. Conoscendo le lingue straniere ed essendo una ragazza già laureata (in Economia all’Università di Danzica), mi muovevo a mio agio in un ambiente per me completamente nuovo. Ero apprezzata e notata. In Polonia spesso si pensa che ci fossero delle connotazioni politiche dietro quella mia vittoria. Forse qualcuno sarà deluso, ma ai concorsi di bellezza internazionali non mi sono mai state fatte domande sulla Polonia, su Wałęsa e sulla situazione politica nel paese. Io stessa non mi addentrai in quel tema, sebbene nel profondo fossi contenta delle trasformazioni che stavano cambiando il Paese. La politica non era il tema principale. Al concorso di Miss Mondo l’unico clamore politico fu sollevato da Miss Russia, perché il paese partecipava per la prima volta.
A mio favore giocarono una certa maturità e riservatezza oltre alla la simpatia dimostratami dalle altre f
inaliste in particolare quelle dell’America meridionale, dell’Australia, dell’Italia e della Scandinavia. In tutte le classifiche interne mi piazzavano sul podio. Ricordo che dopo l’incoronazione, nel backstage, e poi dietro le telecamere, spontaneamente mi rivolsero le loro congratulazioni. Fu forse il momento più bello. Nonostante la vittoria presi le distanze dal concorso di bellezza perché quello che mi interessava era il mondo degli affari. Ora, dopo molti anni, confesso che quando ripenso a quel 1989 mi emoziono ancora.”

In quel indimenticabile 1989 successero molte cose in Polonia: fu l’anno degli accordi della Tavola Rotonda, della conquista delle elezioni democratiche, del ritorno del paese al suo nome tradizionale (Repubblica Polacca, con l’obiettivo di stabilire una continuità con la Seconda Repubblica del periodo tra le due guerre) e all’emblema dell’aquila incoronata. Un anno di riforme graduali grazie alle quali, un paese che era sull’orlo di una crisi economica, con una inflazione galoppante ed un enorme deficit, riuscì a reagire e ad invertire la rotta. Un anno di lotta alla censura, abrogata solamente nell’aprile 1990. Il 1989 fu il passaggio da un’era all’altra e ancora oggi dopo 30 anni, ricordare quel periodo provoca sempre un brivido di emozione, perché quella combinazione di condizioni politiche e sociali fu un unicum irripetibile.

GAZZETTA ITALIA 76 (agosto-settembre 2019)

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Gazzetta Italia 76 propone in copertina il nuovo Teatro Shakespeariano di Danzica, simbolo moderno, dalle radici antiche, delle relazioni italo-polacche che si rinnovano costantemente anche attraverso la progettazione di questo edificio unico. Nel numero di agosto-settembre, oltre all’omaggio al Teatro di Danzica, troverete tante storie personali interessanti che corrono sul filo italo-polacco: italiani che vivono e lavorano in Polonia e artiste polacche che hanno scelto il Bel Paese. La sezione viaggi vi porterà sulla strada per Assisi e dentro le diverse anime della Sardegna. Scoprirete i segreti della lingua italiana attraverso i testi delle canzoni anni Ottanta e Novanta e ancora musica con l’intervista a Justyna Bacz protagonista dello spettacolo dedicato a Dalida, e poi spazio alla cucina, al vino, all’angolo linguistico, ad un ampio resoconto del Torneo di Calcetto in Polonia e a tanto altro ancora!

Westerplatte, dove cominciò la II guerra mondiale

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Questo lembo di terra che si trova presso l’estuario della cosiddetta “Vistola morta”, sul golfo di Danzica, è entrato nella storia la mattina del 1 settembre 1939. Alle 4:48 la nave da guerra tedesca “Schleswig Holstein” aprì il fuoco su un deposito di munizioni polacco a Westerplatte. Questo atto di guerra, non provocato e non dichiarato, diede inizio a uno dei conflitti più sanguinosi nella storia dell’uomo, la seconda guerra mondiale. Le forze armate polacche contavano nella piccola penisola solamente 200 uomini, con l’ordine di difendere il deposito per almeno 12 ore. Sotto il costante bombardamento via mare, via aria e via terra, riuscirono a mantenere la posizione per 7 giorni. I tedeschi non conquistarono Westerplatte in battaglia. Il maggiore Henryk Sucharski si arrese, ma solo dopo aver esaurito scorte e munizioni, quando insomma ogni ulteriore forma di resistenza si era fatta vana.

Nel 1926, questa postazione militare polacca era stata stabilita all’ingresso del porto di Danzica su decisione della Lega delle Nazioni. Si trattava di una spina nel fianco della Germania, che pianificava di conquistare la città libera di Danzica. Non è un caso che le operazioni militari dei tedeschi cominciarono qui. Gli storici hanno discusso a lungo a proposito di come si sono svolti i combattimenti e quante sono state le vittime. Si parla di 20 morti tra i polacchi e 200-300 tra i tedeschi.

La strenua difesa di Westerplatte è diventata un simbolo della resistenza polacca all’invasore. Nei 7 giorni prima della sua capitolazione, molti importanti luoghi caddero in mani tedesche. Quando a capitolare fu la città di Bydgoszcz, ai militari impegnati a difendere Westerplatte fu chiaro che non avrebbero ricevuto rinforzi.

Gli eventi di Westerplatte sono stati resi celebri anche da poeti come Konstanty Ildefons Gałczyński, o dal corrispondente di guerra Melchior Wańkowicz, che nel 1957 pubblicò un libro a riguardo. Il regista Stanisław Różewicz portò il racconto della difesa di Westerplatte sul grande schermo, traendone un film nel 1967.

Tutti gli anni, il 1 settembre alle 4:48 viene letto un appello ai caduti. Nel 1966 il futuro papa Giovanni Paolo II pregò dinanzi al monumento che li commemora e molti capi di Stato e di governo hanno visitato il luogo, inclusi quelli di Germania e Russia.

Trump conferma la sua presenza all’80mo anniversario dello scoppio della II guerra mondiale

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato che visiterà la Polonia per partecipare agli eventi commemorativi dell’80esimo anniversario dell’invasione nazista del paese. Si tratta della seconda visita di Trump in Polonia dal luglio 2017, in un paese divenuto tra i partner più stretti di Washington in Europa, sia in materia di difesa che di sicurezza energetica. Funzionari polacchi avevano annunciato i piani della visita all’inizio di questo mese, anche se all’epoca la Casa Bianca aveva dichiarato che Trump stava ancora valutando se partecipare all’evento del 1 settembre. “Non vedo l’ora. Mi piace la gente”, ha detto Trump ai giornalisti presenti alla Casa Bianca, aggiungendo di avere un ottimo rapporto con il paese. Trump ha aggiunto che, per l’occasione, potrebbe visitare anche la Danimarca.

Mostra sui paparazzi italiani al Festiwal Nowe Horyzonty di Breslavia

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Successo per la Mostra “Gli anni d’oro dei Paparazzi”, inaugurata il 26 luglio – sulle note suonate dal vivo delle musiche anni Sessanta, davanti ad oltre cento persone – al Museo del Teatro di Breslavia alla presenza del direttore del Museo, della Console italiana Monika Kwiatosz e di tanti giornalisti accreditati al Festiwal Nowe Horyzonty. Una esposizione che propone una carrellata di splendide foto in bianconero dei divi degli anni Sessanta alla Mostra del Cinema di Venezia, foto scattate tra il 1959 e il 1968 dal decano dei fotografi veneziani Gianfranco Tagliapietra che era presente all’inaugurazione in compagnia della moglie e del curatore della mostra Sebastiano Giorgi direttore di Gazzetta Italia. La mostra, che resterà aperta fino al 20 ottobre, è patrocinata dall’Ambasciata Italiana, dagli Istituti di Cultura di Varsavia e Cracovia, dall’ICE, da Gazzetta Italia. L’esposizione fa parte degli eventi collaterali del 19° Festival Internazionale Nowe Horyzonty che dal 2006 si svolge a Breslavia. La rassegna, dal 25 luglio al 4 agosto, proporrà 600 proiezioni tra cui 223 lungometraggi da 54 paesi e 142 anteprime polacche.

Casa Italia, autentyczne smaki między muzyką i życzliwością

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Na centralnej ulicy Świętojerskiej 5/7 w Warszawie, Roberto Guastalla odtworzył zakątek Bel Paese stworzony przez tradycyjne dania, wieczory muzyczne i przede wszystkim autentyczną włoską atmosferę.

“Tutaj klienci i przyjaciele jedzą i rozmawiają z wielką swobodą, tak jak to ma miejsce we Włoszech. W restauracji spędzamy wiele chwil naszego życia i powinny one zostać przeżyte dobrze!”, opowiada Roberto Guastalla z Mantui, od siedmiu lat właściciel tego docenianego lokalu, który, co rzadkie w Warszawie, sprawia, że klienci czują się tak, jakby gościli w domu rodziny włoskiej. Nierzadko zdarza się, że Guastalla siedzi przy jakimś stoliku, aby wyjaśnić, jak przygotować risotto z salami z Mantui, lub które wino pasuje do niesamowitego wyboru wędlin, jakie oferuje Casa Italia.

“Często zdarza się, że kiedy klient po raz drugi lub trzeci wraca do Casa Italia, zaczyna zamawiać jak Włoch, czyli pytając, co jest daniem dnia, jakie są sezonowe specjały, krótko mówiąc, rozluźnia się i polega na wiedzy i doświadczeniu restauratora. Dlatego wraz z menu z ustalonymi daniami nieustannie proponujemy przepisy ze świeżymi sezonowymi składnikami. Wtedy też spełniamy specjalne potrzeby Włochów, którzy tutaj, w Warszawie, nie znajdują restauracji, które oferują ważne dania naszej kultury kulinarnej, takie jak lesso (gotowane mięso – wołowina, język, ogon, kurczak), cotechino (rodzaj surowej kiełbasy) lub polenta. Tak bardzo, że organizujemy wieczory ad hoc, aby jeść dania, które tutaj w Polsce wydają się egzotyczne.”

A gdyby chciało się  zaproponować tradycyjne menu z Mantui, co by w nim było?

Tortelli z dyni lub ryż z salamellą (rodzaj kiełbasy) jako danie pierwsze, następnie na drugie danie stracotto (danie z wołowiny; stracotto – przegotowany) lub cielęcina gotowana w sosie warzywnym, albo nerka lub perliczka alla cacciatora. Jako deser bez wątpienia wyśmienita i bardzo prosta sbrisolona, zrobiona z mąki, cukru, mleka i migdałów. Jeśli naprawdę chcemy na nowo odkryć pradawne wiejskie smaki z terenów Mantui, musimy pamiętać,  że w naszych stronach jada się żaby, ślimaki i pyszny ryż z sumem.

Krótko mówiąc, dużo tradycji bez rozmywania włoskiej kultury kulinarnej mieszanymi przepisami?

Tutaj od razu ostrzegam klientów, że w carbonarze nie ma śmietanki, a pizza nie jest z ananasem i keczupem… to jest na zawsze skończone. Powiedziawszy to, jeżeli mnie oczywiście posłuchają, dam im spróbować wielu nadzwyczajnych smaków produktów włoskich, na przykład spaghetti z barweną, wielu rodzajów risotto, serów takich jak taleggio i fontina, a także salami felino, mortadeli i  kiełbasy ‘nduja z Kalabrii, wędliny culatello i wieprzowego policzka z Nursji.

Zdarza się, że ktoś po zjedzeniu chce kupić i zabrać produkty do domu?

Tak, oczywiście, ponieważ używamy najlepszej jakości parmezanu, oliwy Garda, świeżego sera burrata, oliwek z Puglii i mamy duży wybór win, a także bardzo włoskich najpojów, które tutaj w Polsce są autentycznymi rarytasami, takich jak chinotto, cedrata i crodino.

A raz w miesiącu muzyka!

W każdy ostatni piątek miesiąca odbywa się wieczór z ustalonym menu i włoską muzyką z piosenkarzem Johnem Abbagnale, wydarzenie, które odnosi taki sukces, że aby wziąć w nim udział trzeba zarezerwować miejsce kilka tygodni wcześniej.

UpTo, sintonizzati sugli eventi!

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Arrivando per la prima volta a Varsavia ci si può sentire smar­riti e, soprattutto se si ha intenzione di passare qualche tempo nella capitale, c’è l’esigenza di trovare eventi e di fare amici­zia in modo rapido e informale. A risolvere questo problema ci ha pensato un team italo – polacco che ha inventato un’uti­lissima applicazione mobile, UpTo, grazie alla quale possiamo partecipare ad eventi interessanti nella zona o organizzarli noi stessi invitando amici attuali o potenziali. UpTo agevola così l’integrazione dei nuovi arrivati contribuendo contemporaneamente allo sviluppo culturale della città. UpTo è nata a Varsavia ma sta già puntando ad espandersi nelle altre città polac­che, i suoi inventori sono quattro italiani ed un italo¬ polacco: Fabio Morelli, Pierluigi Zaccaria, Alessandro Marchinionni, Farbod Ameri e Mat­tia Castiglione. Della storia e delle modalità di utilizzo dell’app ne parliamo con Fabio Morelli CEO di UpTo.

Intanto com’è cominciata l’esperienza in Polonia?

Nel 2016 ho fatto l’Erasmus a Varsavia ed in quel periodo ho pensato per la prima volta a creare UpTo. Poi mi sono laureato ed ho ricevuto un’of­ferta da Accenture, dove tuttora lavoro. A Varsa­via ho conosciuto Mattia, Pierluigi, Farbod e Ales­sandro che sono come me i fondatori di UpTo e con loro, circa un anno fa, abbiamo deciso di dar vita a questo progetto. È il mio primo business personale perché in passato ho sempre lavorato per altre aziende o come freelancer. Lo stesso vale per gli altri membri di UpTo, fatta eccezione per Mattia Castiglione che è proprietario del ristorante SpaccaNapoli.

È stato facile lanciarsi sul mercato polacco?

Aprire una startup non è stato molto complicato, ci è servito circa un mese. Certamente, l’aiuto di Mattia che è per metà polacco ed ha esperienza per quanto riguarda la costituzione e l’apertura di una società ci ha facilitato un po’ le cose. Tuttavia, ho avuto l’im­pressione che forse in Polonia è più facile aprire un’azienda rispetto all’Italia dove c’è più burocrazia e maggiori costi e tasse. In Italia ci piace complicare le cose, mentre qui è stato abbastanza semplice. A questo aggiungiamo che essendo noi degli imprenditori digitali, abbiamo potuto sviluppare la nostra app in outsourcing e grazie a questo siamo riusciti a limitare diversi costi trovando il supporto esterno di alcuni professionisti del settore. Per quanto riguarda il nostro apporto, abbiamo lavorato a stretto contatto con gli svilup­patori guidandoli nella creazione dell’app, ne abbiamo curato nel dettaglio il progetto sia come concetto che come design, creato il sito web, il piano di marketing e soprattutto la community su cui si basa il concetto di UpTo.

Com’è nata l’idea di UpTo?

Il progetto è scaturito pensando alla nostra vita da “expats”, cer­cando di capire di che cosa potessero avere bisogno persone come noi per conoscere nuovi amici in una città e in un paese diverso da quello di origine. Per chi si trasferisce in una nuova città per motivi di studio o lavoro non è sempre facile conoscere nuovi amici. E per questo molte volte ci si ritrova a dover utilizzare dating app come Tinder o Badoo, oppure a cercare eventi su Facebook, non sem­pre con successo. Per questo motivo abbiamo cercato di immaginare quale app ci sarebbe piaciuto utilizzare in prima persona per conoscere nuovi amici e così abbiamo pensato ad UpTo. Volevamo una app che fosse facile da utilizzare e che in pochi secondi per­mettesse di scoprire che cosa succede in città tenendo conto anche dei gusti personali dell’utente. Su UpTo infatti è possibile partecipare ed organizzare ogni tipo di evento come feste in casa, cene, incontri per guardare una serie televisiva o magari una partita di calcio, fino ad eventi culturali o legati ai giochi da tavolo o allo yoga. Non ultimo, si ha la possibilità di guadagnare facendo ciò che più piace ed interessa.

A quale pubblico si rivolge l’app?

Il nostro gruppo di riferimento sono gli utenti di un’età compresa tra i 18 ed i 35, quindi un pubblico abbastanza giovane, studenti, Erasmus e giovani lavoratori. Ma devo ammettere che, analizzando le nostre statistiche, ci sono anche alcuni utenti compresi tra i 35 ed i 55 anni. Per quanto riguarda le nazionalità invece è bello notare come, oltre a molti utenti “expats”, vi sia anche una forte rappre­sentanza di utenti locali polacchi.

Ci presenti il team di UpTo?

I miei compagni di viaggio sono Pierluigi Zaccaria, con il ruolo di Chief Comunication Officer, che gestisce la nostra community, lo user on boarding e la comunicazione a 360°; Farbod Ameri, Chief Financial Officer, che si occupa degli aspetti finanziari, oltre che delle relazioni con potenziali investitori e a cui dobbiamo l’idea del nome UpTo; Alessandro Marchionni, il nostro Chief Marketing Offi­cer, che segue attività di marketing, la gestione dei social media ed il reclutamento; infine, last but not least, Mattia Castiglione, con il ruolo di Chief Operations Officer che si occupa di tutte le questioni burocratiche oltre che dell’ideazione e gestione di eventi legati al food, che sono ovviamente la sua specialità. Per quanto riguarda il mio ruolo, oltre a guidare il nostro team e lo sviluppo dell’app, seguo molto le attività di marketing e digital marketing, soprat­tutto basate sul growth hacking, oltre che le relazioni con poten­ziali partner sia per collaborazioni sia per la realizzazione di eventi.

Quali progetti avete per il futuro?

Attualmente stiamo lavorando ad alcune partnership per poter portare ancora più valore ai nostri utenti. Ad esempio, stiamo cer­cando di chiudere un accordo con un brand di food delivery. L’i­dea sarebbe di fornire ai nostri utenti la possibilità di ordinare una pizza o un hamburger durante eventi quali serate Game of Thro­nes o partite di Champions League, usufruendo di uno sconto. Vor­remmo poi introdurre un “Coin System”, permettendo in questo modo di premiare gli utenti per le loro azioni nell’app guadagnando delle monete virtuali, che poi possono essere spese per sbloccare ad esempio delle Amazon Gift Card. Altro obiettivo è quello di espan­derci in altre città. Attualmente abbiamo già la concreta possibilità di allargarci a Danzica, Sopot, Gdynia ed a Cracovia. Infine, un obiettivo importante è senza dubbio quello di trovare degli investitori che cre­dano nel nostro progetto. Sino ad ora la realizzazione dell’app, come le attività di marketing, sono state finanziate con i nostri risparmi per­sonali, ma è chiaro che poter aver accesso a maggiori capitali, ci per­metterebbe di fare un grosso salto di qualità per migliorare l’app e per espanderci sia in altre città che in altri paesi. Oltre che in Polonia, mi piacerebbe portare UpTo a Barcellona perché è un’altra città dove ho vissuto e dove ho diversi contatti. Penso poi all’area dell’Europa orientale, a città come Praga, Budapest o Bucarest che proprio come Varsavia stanno attraversando un periodo di forte espansione econo­mica e dove le comunità di espatriati continua a crescere.

E in Italia?

Ovviamente mi piacerebbe portare UpTo anche in Italia ma non adesso. Nel nostro paese è sempre un po’ difficile lanciare cose nuove, oltre al fatto che nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli, Torino o Bologna non ci sono grandi comunità di giovani stranieri come nelle città che ho menzionato prima. Comunque a Milano è da poco nata un’app che si basa su un concetto simile al nostro, siamo già in contatto con loro e potrebbe nascere una collaborazione.

Per scaricare l’app di UpTo visitate il sito web upto-app.com

Scienziati polacchi creano nuovo farmaco antidolorifico

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il composto chimico creato da un squadra di scienziati dell’Università di Varsavia contiene proprietà analgesiche 5.000 volte superiori di quelle già disponibili sul mercato. Il farmaco appartiene alla famiglia di peptidomimetici e ha l’impatto sul recettore oppioide, che dissolve il dolore e sul recettore melanocortina 4 che è responsabile del segnale che inizia il dolore. Il farmaco offre una completa eliminazione del dolore è non dà dipendenza contrariamente alla morfina. Attualmente il farmaco è in corso di brevetto in Polonia e in alcuni paesi stranieri.

pap.pl

Vicenti Cracovia campione alla settima edizione del Torneo di Calcetto Italiani in Polonia

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Alla sua terza fale il Vicenti Cracovia sfata il tabù e trionfa finalmente per la prima volta nel Torneo di Calcetto Italiani in Polonia. La settima edizione della maggiore manifestazione sportiva italiana in Polonia si è svolta l’8-9 giugno a Wroclaw grazie alla splendida ospitalità offerta dal team locale. Al Torneo, patrocinato dall’Ambasciata Italiana in Polonia, e supportato da: Associazione Italiani in Polonia, Comites, Gazzetta Italia, scuola Bona, Elica, Polonia2go, Pub Felicità, hanno partecipato sei squadre che si sono sfidate in una interessante formula con girone all’italiana e successive sfide ad eliminazione diretta.

Una settima edizione molto bella ed equilibrata sul piano del gioco e dei risultati che non ha fatto mancare emozioni anche metereologiche vista l’apertura del Torneo tra pioggia e vento e chiusura sotto il sole cocente. Al termine del girone all’italiana la classifica era la seguente: Vicenti Cracovia, A.C.Wawa, Poznan, Regno delle due Varsavie, Wroclaw, Lodz. Parziale ribaltone nelle sfide ad eliminazione diretta con semifinali Vicenti Cracovia-Wroclaw (5-2) e A.C. Wawa-Lodz (2-0). Poi l’attesa finale Vicenti Cracovia- A.C. Wawa, replica dell’epilogo del 2017 ma con risultato diverso perché stavolta ad imporsi sono i bianco-blu cracoviani per 1-0 al termine di una sfida tiratissima fino all’ultimo secondo. Scoppiettante finale per il terzo quarto posto tra Wroclaw e Lodz vinta dopo supplementari e rigori per 5-4 dai padroni di casa. Nella finale per il 5° posto Poznan ha battuto nettamente il Regno delle due Varsavie per 4-1.

Al termine i festeggiamenti di tutti i partecipanti alla presenza della console italiana a Wroclaw Monika Kwiatosz sulle note di “We are the Champions” con premio speciale per il miglior giocatore al granitico difensore Valerio Polchi, per il miglior portiere al giovane Angelo Cherubini, promessa del calcio cresciuta proprio giocando in questo Torneo, e al miglior cannoniere il portoghese Josè Nelson Goncalves Fernandes. Una manifestazione che come ogni anno ha riunito italiani provenienti dalle varie città polacche e tanti polacchi e stranieri di altre nazionalità che, grazie alla regola che consente d’avere due non italiani in ogni squadra, rendono il torneo internazionale. Un plauso speciale va alla squadra di Lodz per le sue sempre impeccabili divise da gioco e da riposo, al pubblico femminile che ha tifato furiosamente per i propri mariti e fidanzati e a Fabio Cortese che incurante di pioggia, vento e poi sole cocente ha ininterrottamente girato salamelle sulla griglia per sfamare i giocatori accogliendoli poi la sera al Pub Felicità dove sui maxischermi abbiamo festeggiato la vittoria della nazionale italiana sulla Grecia. Insomma a Wroclaw abbiamo vissuto un bellissimo weekend nel segno del calcio e dell’amicizia e siamo già in attesa della ottava edizione!

Quo vadis Europo? W Krynicy o przyszłości kontynentu

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[English version below]

Jeśli początek września, to Forum Ekonomiczne. Jeśli Forum Ekonomiczne, to Krynica. Od dwudziestu dziewięciu lat to najważniejsze spotkanie politycznych i ekonomicznych elit Europy Środkowo-Wschodniej. W tym roku hasło przewodnie konferencji brzmi – „Europa jutra. Silna, czyli jaka?”

Polityczna i ekonomiczna stolica kontynentu – na trzy dni, to nieco ponad 10-tysięczne miasto, urasta do miana miejsca, w którym zapadają najważniejsze decyzje i strategiczne plany nie tylko na Polski, ale całej Europy. Na krynickim deptaku spotkać można prezydentów, premierów i ministrów, a obok nich o wielkich pieniądzach rozmawiają szefowie największych międzynarodowych korporacji. Wszyscy zgodnie podkreślają, że klimat tego miejsca pozwala na niezwykle merytoryczne rozmowy, które przy okazji toczą się w pięknych okolicznościach sądeckiej przyrody. Taki entourage musi sprzyjać każdym negocjacjom.

Tegoroczne hasło Forum – „Europa jutra. Silna, czyli jaka” ma dać odpowiedź na pytanie o to, jak Stary Kontynent będzie sobie radził w nadchodzącej dekadzie. Ma także pokazać strategie, którą powinny przyjąć europejskie rządy w globalnym układzie politycznych oraz ekonomicznych sił. – Europa od dłuższego czasu nie może sobie poradzić z wewnętrznymi problemami, w których na pierwszy plan wychodzi Brexit. Wielka Brytania od 29 marca powinna być już poza strukturami Unii Europejskiej, a końca negocjacji w sprawie opuszczenia Wspólnoty wciąż nie widać. Na naszych oczach zanika idea Grupy Wyszehradzkiej, z powodu małej aktywności Czech i Słowacji. Wciąż nie wiadomo co z inicjatywą Trójmorza, w której wiodącą rolę chce grać Polska, co nie do końca podoba się państwom Europy Zachodniej. W polityce globalnej mamy amerykańsko-chińską wojnę celną i potężne napięcia na linii Stany Zjednoczone – Iran. To wydarzenia, które mogą mieć olbrzymi wpływ na światową politykę i ekonomię w najbliższym czasie, ale ich konsekwencje mogą się ciągnąć latami – mówi Zygmunt Berdychowski, Przewodniczący Rady Programowej i pomysłodawca Forum Ekonomicznego w Krynicy. – Tylko wspólny głos Europy może pokazać jej siłę. Rozbieżności w najważniejszych kwestiach, daje pole do forsowania własnych interesów krajom o największym potencjale gospodarczym i militarnym. A przecież europejscy liderzy potrafią rozmawiać, czego doskonałym przykładem może być sprawa Macedonii Północnej i Grecji. Ten konflikt o nazwę kraju udało się zażegnać po bardzo wielu latach. W takim zjednoczeniu, wspólnym patrzeniu w przyszłość, ale z szacunkiem dla historii i poszanowaniu interesów, rysuje się wizja Europy, która może być silna i konkurująca ze światowymi mocarstwami. Myślenie o własnych interesach ostatecznie do niczego nas nie zaprowadzi. Choć ekonomicznie stoimy dobrze, to społeczeństwo europejskie najszybciej się starzeje i prędzej czy później ten wyścig przegra – dodaje Berdychowski.

http://www.forum-ekonomiczne.pl/category/wydarzenia/forum-ekonomiczne/forum-ekonomiczne-2019/

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Europe of Tomorrow. ‘Strong’ Meaning What?

The beginning of September means that business life resumes after summer break. Nowhere else can you feel it as much as in Poland’s ski resort of Krynica. Organised for over a quarter-century, The Krynica Economic Forum has grown into the most impactful meeting of political and economic elites in Central and Eastern Europe.

For 3 days, Krynica becomes a political and economic heart of the continent. Heads of state and government, ministers and MPs mix with business executives and renowned experts to discuss big issues of the day. Everyone agrees that the atmosphere and natural beauty of this unique place help achieve mutual understanding, making for a perfect entourage for negotiations.

As suggested by this year’s leading theme “Europe of Tomorrow. ‘Strong’ Meaning What?”, the conference will focus on how the Old Continent will cope in the next decade and on strategies that should guide the European governments in the global system. “For a long time, Europe has not been able to deal with its internal problems, above all Brexit. The United Kingdom was supposed to leave the EU from 29 March, but the fate of Brexit negiotations hangs in balance. In the CEE region, cooperation flourishes within the Visegrad Group. Likewise, the Three Seas Initiative, although frowned upon in Western Europe, keeps developining. In global politics, we can see unfold the US-China trade war and mounting tensions between the United States and Iran. These are incidents that may have a huge impact on world politics and economy in near future, and their consequences may endure for years,” says Zygmunt Berdychowski, the conference founder and chairman of its programme council. “Only speaking with a common voice  can Europe show its strenght. Divergences on fundamental issues lead to fragmentation, with the stronegest players eventually pushing through their interests. One good exaple of when European leaders managed to find common ground was the settlement of the years-long conflict between governments in Skopje and Athens over what what eventually became Northern Macedonia. Only a united, shared vision of the future, respecful of individiual historical experiences and interests, can secure strength and competitive advantage that Europe needs to count as a superpower. Egoism will get us nowhere in the end. Although economically strong, Europe is ageing fast and risks falling out of the race,” adds Berdychowski.

http://www.forum-ekonomiczne.pl/category/events/economic-forum/forum-ekonomiczne-2019-en/?lang=en