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Home Blog Page 276

AMD e DELL al servizio degli studi bioinformatici dell’Università di Varsavia

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AMD annuncia oggi un nuovo capitolo della storia dell’heterogeneous high performance computing (HPC): grazie a un accordo con il Centre of New Technologies dell’ateneo, AMD metterà a disposizione del Next Generation Sequencing Centre (NGSC) dell’Università di Varsavia performance per 1.5 petaFLOPS utilizzando le GPU server AMD FirePro S9150.

L’università utilizzerà queste risorse per supportare la ricerca bioinformatica legata agli studi per la next generation sequencing (NGS), le tecniche di nuova generazione per il sequenziamento del DNA.

Il nuovo cluster ORION prevede 150 Dell PowerEdge R730 servers con due GPU server AMD FirePro S9150 e consente agli scienziati dell’università di effettuare i calcoli per l’analisi del genoma a velocità molto più elevate, consentendo inoltre di utilizzare implementazioni OpenCL per un’ampia gamma di ambiti di ricerca.

“Siamo impegnati nel costruire una leadership solida nel settore HPC quale principale fornitore di applicazioni di calcolo, strumenti e tecnologie”, ha dichiarato Sean Burke, vice presidente corporate e general manager di AMD Professional Graphics.

“Questa installazione riafferma il ruolo di leader di AMD nell’ambito HPC grazie alla scelta delle GPU server AMD FirePro S9150 in questo supercomputer da 1,5 petaFLOPS. Questa collaborazione tra AMD e Dell consente di utilizzare applicazioni OpenCL fondamentali per la ricerca scientifica di questo gruppo di lavoro. AMD è orgogliosa di collaborare con Dell e NGSC nel sostenere studi così importanti per le scienze e la ricerca informatica”.

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Małe Limbo

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Małe Limbo

mostra personale di Pasquale de Sensi a cura di Alex Urso

Istituto Italiano di Cultura di Varsavia

ul. Marsza?kowska 72

Dal 9 luglio al 31 agosto 2015

Apertura mostra giovedì 9 luglio ore 19.00

[cml_media_alt id='112852']Pasquale de Sensi - Grace 22, 2013 - collage su carta, 20x30 cm[/cml_media_alt]

È un ostinato sabotaggio creativo, quello messo in atto da Pasquale de Sensi (Lamezia Terme, 1983). Che si tratti di dipinti su grande formato o minuziosi collage su carta, l’attività dell’artista è un continuo prelevare, dislocare, decontestualizzare immagini altrui, ricomponendole in soluzioni nuove e dalla lettura sempre incerta.

Abile assemblatore di figure -ma ancor prima saccheggiatore di significati- de Sensi attinge in maniera cleptomane dal grande contenitore visivo del reale, sottraendone e rimescolandone ogni frammento fino a formare composizioni in cui gli opposti si incontrano, coabitano e si scambiano di ruolo.

A caratterizzare la ricerca dell’artista è soprattutto una decisa attitudine al collage, inteso come accostamento straniante di elementi visivi diversi. Su di essi de Sensi talvolta interviene con inquieti segni pittorici, conferendo tensione e instabilità alla lettura. Altre volte, invece, il collage si palesa attraverso composizioni minimali, in cui lo spazio delimitato del supporto diviene luogo di sintesi, campo neutro in cui i significati si rincorrono senza alcune soluzione.

Le opere, per lo più su carta, si presentano come paesaggi immaginari inquieti e dalla forte carica lirica, combinazioni visive apparentemente prive di senso eppure inspiegabilmente complete.

L’osservatore, sedotto da queste enigmatiche allusioni estetiche, è invitato a cercare corrispondenze ed appigli interpretativi, registrando le possibili combinazioni in un processo di lettura sempre aperto e -per propria natura- fallimentare. Ciò che prevale è piuttosto l’ambiguità completa dell’immagine dominante, con le sue stratificazioni di significati difettosi, incerti ma allo stesso tempo perfetti perché compiuti nell’insieme.

La mostra presso gli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia si propone come una importante raccolta di materiali noti e inediti dell’autore. Tele, poster e una vasta selezione di collage saranno esposti nel tentativo di disegnare una geografia completa della sua multiforme ricerca.

Alex Urso

Pasquale de Sensi (Lamezia Terme, 1983) si è diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2007 e in Tecniche Grafiche presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia nel 2010. Ha presentato mostre personali in vari spazi e gallerie tra cui Scatolabianca (Milano), Artcore (Bari) e Meme (Cagliari). Ha esposto in collettive in Italia e all’estero e collaborato con diverse fanzine e riviste di arte contemporanea. Parallelamente al lavoro di artista, collabora con varie etichette musicali indipendenti come grafico. Attualmente cura la sezione Showcase per la rivista di arte contemporanea Small Zine.

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Verrà la guerra e avrà i tuoi occhi

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Fabio Turco

Oggi, ore 7:45, Claudia è uscita da circa dieci minuti, quando sento battere alla porta. All’inizio penso che sia lei che si è dimenticata qualcosa, ma è un battere strano, di qualcuno che sbatte con il palmo, forte. Sento imprecare in polacco, e mi spavento un po’. Poi la maniglia che va su e giù, come se qualcuno stesse cercando di entrare e delle chiavi infilate nella toppa, che però non girano. Devo dirlo, in quel momento ho avuto un tuffo al cuore. Un paio d’anni fa ho vissuto la spiacevole esperienza dei ladri in casa. Quella mattina io non c’ero, ma avrei dovuto esserci. Avevo preventivato di prendermi una giornata di ferie, siccome era il giorno dopo il mio compleanno, ma poi all’ultimo ci avevo ripensato. Tante volte mi ero chiesto cosa sarebbe successo se quel giorno fossi rimasto a casa anziché andare a lavorare, come avrei reagito, se il ladro avrebbe tentato comunque di entrare. Ecco, ho pensato stamattina, è il momento. Il karma ha percorso il suo giro è  adesso avrai risposta alle tue domande. Con la voce più minacciosa che ho in corpo esclamo “Kim jest tam?” (chi è lì). Mi risponde una voce di vecchia, agitata, che sbraita qualcosa, e poi mi chiede, anzi mi intima di aprire, mentre continua a sforzare la porta. Io chiedo di nuovo chi è, la signora mi urla il suo nome, sembra arrabbiata, e continua a spingere. Decido di aprire. Una donna minuta e asciutta, coi capelli corti tinti di biondo, di circa una novantina d’anni mi piomba in casa trafelata. Come una furia mi grida che lei abitava lì settantasette anni prima, va a vedere in sala e in camera da letto, come a cercare qualcosa o qualcuno, mi chiede chi sono. Io le rispondo che abito lì da quasi un anno, lei sembra non ascoltarmi. Mi grida contro che in quella casa erano passati i tedeschi a portare via la gente, che avevano radunato le persone di sotto, poi dice qualcosa sul ghetto.

[cml_media_alt id='112845']P1000960[/cml_media_alt]

Il ghetto. Io abito di fronte all’unico pezzo di muro del ghetto di Varsavia rimasto ancora in piedi. E il comprensorio in cui abito, è miracolosamente scampato alla furia dei nazisti che dopo l’insurrezione del ’44 rasero al suolo la città casa per casa.

Io ascolto la signora che mi grida contro e mi insulta, come se avessi occupato indebitamente la sua dimora. Resto attonito, non so che dire, la signora è visibilmente alterata, ha gli occhi vacui, probabilmente soffre di demenza senile e sta in gran parte delirando. Ma un fondo di verità c’è. In quella casa, i nazisti ci sono passati per certo settant’anni fa. In quel cortile gli ebrei sono stati radunati, uccisi e deportati. E io non ho la competenza linguistica necessaria per parlare con una donna di novant’anni che delira e mi attacca, per discutere di Hitler, del ghetto, di giustificarmi che non le ho portato via la casa, che ho un contratto di affitto che pago regolarmente. Resto zitto e l’ascolto, poi faccio l’unica cosa che posso fare in quel momento. Chiamare la proprietaria. La ragazza che ci affitta l’appartamento abita fortunatamente un portone più in là. La chiamo e le spiego la situazione, lei resta interdetta. Mi rassicura che arriverà in cinque minuti. Mi rivolgo alla signora e le dico che pani Ida (la signora Ida) sta arrivando. Lei mi grida, che deve arrivare zaraz! (subito). Io la rassicuro che sì, arriverà subito, ma lei continua a inveire, e mi dice di vestirmi che andiamo noi da pani Ida. In effetti sono ancora scalzo e con i pantaloni del pigiama e non so esattamente perché mi trovi in quella situazione. Le dico che no, pani Ida sta arrivando. Lei minaccia di chiamare la polizia. Poi dopo un po’ comincia a scendere le scale. La sento che si ferma al piano di sotto, dove incontra una signora che sta uscendo. La signora cerca di calmarla e rassicurarla, poi dopo poco arriva Ida. Ida è una ragazza di circa trent’anni. La nonna del suo compagno, Krzystof, era proprietaria del blocco di case insieme alle sue due sorelle, ma quando arrivarono la guerra e i nazisti, queste cedettero la loro parte di proprietà ad altre persone prima di essere deportate  e uccise a Treblinka. La nonna di Krzisztof invece sopravvisse. Finì la guerra e arrivò il comunismo. La proprietà privata non esisteva più, ma come atto formale le fu fatto firmare un foglio di carta in cui si attestava che quella era stata la sua proprietà. All’epoca questo foglio di carta valeva quanto un kleenex usato, ma settant’anni dopo, caduto il regime, fu determinante per restituire ai legittimi eredi della signora, le sue case.

Ida arriva con un cane, e mi fa cenno che è tutto ok. Prende sotto braccio la signora e se la porta via. E io resto lì, un po’ inebetito a ragionare su quanto è successo. Dopo circa un quarto d’ora Ida mi chiama e mi spiega tutto. Si tratta dell’inquilina del piano terra, madre dell’uomo che abita al secondo piano. È quel signore che ogni mattina presto esce dall’interno 48 e va al 46. Io e Claudia avevamo supposto avesse un’amante, invece andava solo a trovare la mamma. La donna soffre di Alzheimer, non esce spesso di casa e questa mattina deve avere avuto una crisi. Improvvisamente mi ricordo. Un paio di mesi fa l’ho aiutata a entrare in casa sua. Aveva delle difficoltà a far girare le chiavi. Quella volta mi colpì per il fatto che mi sorridesse e mi bisbigliasse in polacco cose che non capivo. Quel giorno, sì sorrideva. Quel giorno probabilmente i nazisti non erano tornati a bussare alla sua porta.

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Casanova e gli altri – Alberto Macchi – FOTO

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NOTA DI REGIA di Alberto Macchi

Gentili Spettatori.

Innanzitutto grazie per essere tutti, puntualmente presenti, qui insieme a noi.

“Il Sogno del Teatro”

Oggi vivremo, tutti insieme, noi con voi e voi con noi, uno straordinario sogno nel passato, più precisamente, nel XVIII secolo.

“La Magia del Teatro”

Il Teatro di Corte dentro il Parco di ?azienki, infatti, così, come per incanto, per magia, si animerà di personaggi storici, tutti qui convenuti, con i loro costumi settecenteschi. Sono alcuni di quei nobili, artisti e avventurieri, fra italiani e polacchi, che frequentarono – anche se in tempi diversi – la splendida Corte di Varsavia, durante il regno di Stanislao Augusto Poniatowski.

“I Miracoli del Teatro”

E il teatro, non è soltanto magico: esso fa anche i miracoli! In soli tre giorni di laboratorio teatrale, sono scaturiti testo e messinscena, per uno spettacolo, con tutti voi, protagonisti, insieme a noi, nelle vesti di: Stanislao Augusto, Casanova, Caterina Bonafini, Caterina Gattai, M. Teresa Tyszkiewicz, Cagliostro, M. Bacciarelli, Canaletto, D. Merlini, Carlo Tomatis o August Moszy?ski.

“Il Fascino del Teatro”

Il teatro, la forma d’arte più effimera del mondo, che appare solo ai presenti nel momento che si compie e che svanisce man mano che si svolge, costituisce però quel fascino per lo spirito, che poi è l’alimento per l’anima, così come il cibo lo è per il corpo.

Nel trascorrere, tutti insieme, questo momento, nel modo più gradevole possibile, naturalmente confidiamo nella nostra professionalità ed entusiasmo, ma contiamo anche, sulla Vostra, estremamente importante, partecipazione attiva.

Buon divertimento,

Alberto Macchi

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I due punti e i puntini di sospensione

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Carissimi amici e amiche, bentornati al nostro usuale appuntamento con l’angolo del linguista di Gazzetta Italia. Come sicuramente ricorderete, lo scorso mese abbiamo cominciato ad affrontare il lungo discorso su come usare la punteggiatura in italiano. Abbiamo già studiato la virgola e il punto e virgola (, ;). Andiamo avanti, quindi, con la nostra analisi. Oggi parliamo di:

  1.         A) I due punti (:) appena usati sopra. Li usiamo quando vogliamo:
  2. fare un elenco, come questo che stiamo scrivendo adesso. Ad esempio, Il caffè espresso è di vari tipi: ristretto, lungo, corretto, macchiato, ecc…
  3. introdurre una frase esplicativa, che serve cioè per spiegare meglio. Ad esempio, Il mio vicino è un tipo misterioso: chiuso, silenzioso, sospettoso e molto strano.
  4. introdurre le frasi dette da un’altra persona, in questo caso sono poi seguiti dalle virgolette (“) e la frase che stiamo riportando deve cominciare con la lettera maiuscola. A[cml_media_alt id='113544']Liaci - Angolo (2)[/cml_media_alt]d esempio, In quell’occasione l’avvocato ha detto: “Signori, vogliamo forse negare che l’imputato dica solo bugie?”
  5.         B) I puntini di sospensione (…) SOLO TRE! indicano una sospensione del discorso, per fare una pausa o per dare quasi suspance su quello che vogliamo dire dopo. Dopo i puntini di sospensione ricominciamo con la lettera maiuscola solo quando essi indicano la fine di una frase.  Li usiamo quando:
  6. vogliamo fare una citazione, li mettiamo al posto di quello che era detto prima e dopo. Ad esempio, … ogni speranza voi …
  7. vogliamo preparare il lettore ad una metafora. Ad esempio, Sembrava volare… come un’aquila.
  8. lasciare al lettore un suo giudizio personale o la sua fine, ad esempio alla fine di un articolo.
  9. alla fine di una serie per far capire che quella serie continua. Ad esempio, glielo detto la prima, la seconda, la terza volta…
  10.         C) La lineetta (-) Attenzione, si usa solo in un caso in italiano, solo quando la vogliamo usare al posto delle virgolette (“) quando riportiamo la frase di altra persone soprattutto in un dialogo. Ad esempio, Il dottore disse: – Deve assolutamente smettere di fumare. E il paziente rispose: – Sarà difficile ma ci provo.

Anche per oggi abbiamo finito, cari amici e amiche. Ci vediamo il mese prossimo per continuare sulla punteggiatura. Vi ricordo di indirizzare le vostre domande a: lingua@gazzettaitalia.pl

Alla prossima e… buon italiano a tutti 🙂

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Frida Kahlo alle scuderie papali al Quirinale

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[cml_media_alt id='113538']Medoro - Frida Kahlo (2)[/cml_media_alt]Le Scuderie del Quirinale ospitano fino al 31 agosto 2014 una serie di opere che rappresentano l’intera carriera artistica di Frida Kahlo. Sono più di 40 dipinti di soggetti diversi: autoritratti e ritratti, paesaggi messicani e nature morte, sparsi in musei e gallerie di tutto il mondo. Simbolo dell’esuberanza artistica della cultura messicana, il depliant informativo della mostra descrive Frida Kahlo come la ribelle, l’ocultadora, l’ironica pasionaria dell’arte.

  1. Kahlo nacque a Coyoacan-Mexico City il 6 luglio 1907 e morì il 13 luglio 1954, figlia di Matilde Calderon di origine ispano-amerinda e di Guillermo Kahlo, fotografo nato in Germania da una famiglia ebreo-ungherese. Nata con un difetto alla spina dorsale, a 18 anni fu vittima di un gravissimo incidente automobilistico che la costrinse a numerose operazioni chirurgiche e ad anni di immobilità. Ebbe una vita segnata profondamente dal dolore. Iniziò la sua attività artistica con gli autoritratti. Me stessa “il soggetto che conosco meglio”, soggetto sul quale ritornerà spesso in seguito, producendo una serie di opere di straordinaria forza espressiva che esprimono un rapporto quasi ossessivo con il corpo martoriato.

Il suo volto, rappresentato con tratti nitidi, in proporzioni realistiche e definito con particolari simbolici, rappresenta la sua travagliata ricerca dell’identità personale nell’ambito della cultura messicana, passata e contemporanea. Come esempio, cito il ritratto-manifesto della mostra, in cui intorno al volto serio ed austero sono presenti scimmiette, farfalle, foglie ed una intricata e vistosa collana ornata di un colibrì, che narrano di passioni personali e rielaborazioni culturali. In un altro autoritratto appare sulla fronte di lei il disegno del volto del marito Diego Rivera, un pensiero fisso, una urgente necessità da esprimere, rivelare e condividere. La interpretazione di sé muta con il trascorrere del tempo. Progressivamente l’artista imbruttisce i tratti del volto, arricchisce e varia i dettagli che lo definiscono. Mantiene sempre le stesse misure e le stesse proporzioni, e così gli autoritratti rimangono impressi nella memoria dell’osservatore per una vivacità unica, una forza espressiva drammatica, vulcanica, inquietante. Una sorta di indimenticabile magia.   

Memorabile la serie dei disegni che rappresentano sentimenti ed emozioni: gioia, dolore, pace, rabbia, ira, angoscia, odio, amore, amicizia. Tratti di pennello decisi, forti e chiari colpiscono l’attenzione dello spettatore, e lo coinvolgon[cml_media_alt id='113539']Medoro - Frida Kahlo (3)[/cml_media_alt]o nella acuta e sofferta ricerca introspettiva dell’artista.   

I molteplici punti di vista attraverso cui si può analizzare la complessa opera di Frida Kahlo sono  oggetto di una serie di conferenze tenute da specialisti: la desolazione, l’introspezione analitica della sua personalità e della sua difficile vicenda umana, la ricerca di una identità personale, gli aspetti politici e culturali inquadrati nella storia del Messico, i legami con miti antichi e suggestioni poetiche e letterarie, i collegamenti con i principali movimenti culturali del suo tempo: futurismo, metafisica, novecento italiano e surrealismo.  La personalità di Frida, ricca ed affascinante, ha inoltre suggerito un viaggio cinematografico attraverso le esperienze di alcune grandi donne, per far conoscere le loro opere e per ricostruire il mosaico della moderna sensibilità femminile.

JUSTYNA PAW?OWSKA: Roma è proprio la mia “grande città” dei sogni

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La vita di Justyna Pawlowska è un esempio di come i sogni si possono avverare. Sognava di vivere in una grande città e  all’eta di 20 anni è arrivata a Roma dove ha cominciato la sua grande carriera nel mondo della fotografia nel settore della moda e della pubblicità. Ma non è successo tutto immediatamente, ed ha avuto il coraggio di lasciare un lavoro sicuro all’ambasciata polacca. Pazza? Forse. Testarda e determinata? Di sicuro ha cominciato da zero e ha ottenuto un grande successo. Oggi Paw?owska è un personaggio conosciuto e un’apprezzata professoressa (insegna Fotografia della Moda, Fashion Forecasting e Cool Hunting all’Accademia del Lusso a Roma) la sua esperienza lavorativa vanta numerose collaborazioni, come quella con il designer Augusto Vespasiano, e con la famosa cantante Erykha Badu, oltre a opere per il Comune di Roma, Agip, e per la catena italiana di abbigliamento Fiorucci. Nonostante i tanti impegni l’artista ha trovato un po’ di tempo per rilasciare un’intervista a Gazzetta Italia… da Parigi raccontando se stessa e parlando del futuro.

Dove è cresciuta e quando è nata in lei la passione per la fotografia?

Sono nata a Kielce, ma sono cresciuta a Skar?ysko-Kamienna, che ho sempre sentito come un posto troppo stretto per me. Già da teenager sognavo di vivere in una “grande città” e di viaggiare per il mondo.

E il sogno si avverat[cml_media_alt id='113529']Longawa - JUSTYNA PAW?OWSKA (14)[/cml_media_alt]o, all’età di 20 anni lei si trasferisce a Roma. Quali sono stati i suoi primi passi nella Città Eterna?

La scelta di venire a Roma non è stata casuale, anche se non ero molto affascinata dall’Italia, ma questo paese era uno dei pochi dove si poteva andare senza problemi. Sono una goccia nell’ondata di emigrazioni. Sono venuta per le vacanze, volevo trovare qualche lavoro stagionale e poi tornare, ma ho capito subito che non è cosi facile quando non si conosce la lingua. Con il tempo ho trovato lavoro e mi sono iscritta a un corso di italiano e ho fatto le prime amicizie. I mesi passavano e quando arrivato il momento di tornare, ho capito che Roma era proprio la città dei miei sogni d’infanzia, una “grande città”. La fotografia è apparsa tardi nella mia vita, la prima macchina fotografica l’ho comprata a 23 anni, subito dopo ho capito che per me era qualcosa di più di un hobby e a 27 anni ho deciso di rischiare, ho lasciato un buono, anzi un buonissimo posto di lavoro e ho cominciato a seguire un corso triennale alla Scuola Romana di Fotografia. Il resto già lo sapete.

In quale tipo di fotografia si è specializzata?

La mia specializzazione è in Fashion & Adversting photography, ma la mia più grande passione è il ritratto, al quale ultimamente sto dedicando il mio tempo sempre di più. I vestiti alla moda danno una buona occasione per fare un ritratto creativo.

Di quale dei suoi progetti è più orgogliosa?

Certamente dei miei progetti personali. Quando lavoro su commissione non sono libera di scegliere, il cliente o l’agenzia di pubblicità decide tutto. Solo i progetti personali mi permettono esprimere la mia visione del mondo. La più grande soddisfazione me l’ha data il progetto NUDE, una sessione haute couture c[cml_media_alt id='113530']Longawa - JUSTYNA PAW?OWSKA (20)[/cml_media_alt]on una modella e con 4 gatti sfingi, che ha ricevuto tanti riconoscimenti, tra cui il venire presentato al Festival della Fotografia a Cannes. Mi ricordo questa sessione come una delle più stressanti: silenzio assoluto nello studio, lunga attesa che i gatti si avvicinassero alla modella. Alla fine è valsa la pena aspettare! Nessuna delle foto è un fotomontaggio (ride).

Su cosa sta lavorando ora?

Sto facendo contemporaneamente diverse cose: ho degli incarichi commerciali, sono professoressa di Fotografia della moda nel corso di Fashion Forecasting & Cool Hunting dell’ Accademia del Lusso, una delle scuole di moda romane, e nel tempo libero preparo i miei progetti personali, sperando di trovare il tempo per realizzarli e che non rimangano soltanto una idea sulla carta…

Rimpiange di aver lasciato un posto di lavoro sicuro all’ambasciata polacca di Roma per la fotografia?

Una professione libera e creativa ha i suoi pro e i suoi contro, e qualche volta succede che io abbia rimpianti, ma mi passa subito. Se dovessi decidere di nuovo, farei la stessa scelta. Sono una persona a cui non piace la routine; non dico che questa non esista nella fotografia, ma comunque c’è n’è di meno che in ufficio.

Lei ha ottenuto un grande successo nel suo mestiere. Quali sono i nuovi obiettivi?

Il lavoro di fotografo è molto difficile ed è complicato salire i gradini della carriera. Quando arrivi già al tuo obiettivo, subito capisci che davanti a te c’è ancora tanto lavoro e stai cominciando di nuovo. Questo non è solo un mestiere, questo è uno stile di vita, ovvio, molto affascinane, ma che non ti dà un momento di tregua. Con l’età le priorità stanno cambiando, penso di farmi una famiglia, e questo nel caso della donna, come ben sapete, non va d’accordo con la carriera. Davanti a me ho una difficile scelta.

Lei ha lavorato anche in altri paesi?

Spesso lavoro su commissione in Spagna ma ultimamente sto valutando le offerte di lavoro in Medio Oriente. Da sempre mi hanno affascinato paesi esotici e ora lì ci sono stipendi spesso maggiori di quelli europei e quindi si può andare non solo per le vacanze.

Le sue foto spesso assomigliano a quadri, esprimono sempre emozioni, attirano l’attenzione. Come descrive il suo stile?[cml_media_alt id='113531']Longawa - JUSTYNA PAW?OWSKA (27)[/cml_media_alt]

Non ho mai provato a descrivere il mio stile, al contrario, penso che, non ne ho uno. Ringrazio tutti quelli che pensano che lo possiedo. Per me è un grande complimento!

Quale delle sessioni fotografiche non potrà mai dimenticare?

Un lavoro per Stretch Couture , più precisamente per Augusto Vespasiani un stilista romano di haute couture  geniale, che purtroppo oggi non è più con noi. Mi ricordo uno degli ultimi nostri incontri e una serie di foto con una indimenticabile star di soul americana, Erukha Badu.

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Sequestrati prosciutti provenienti dalla Polonia e venduti come italiani

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Prosciutti provenienti dalla Polonia venduti come italiani. La scoperta di un laboratorio clandestino a Villaricca, nel Napoletano, da parte dei carabinieri. In un locale interrato i prosciutti venivano disossati ed etichettati con marchi di aziende italiane, per poi essere venduti al dettaglio a prezzi inferiori a quelli di mercato. Tra le etichette applicate anche quella del consorzio prosciutto di Parma. Una 52enne e un 54enne di Villaricca, sono stati denunciati per frode in commercio, esercizio abusivo di vendita all’ingrosso di prodotti alimentari di salumeria, violazione delle norme amministrative e sanitarie che disciplinano la somministrazione al pubblico di alimenti. I militari dell’Arma, con gli ispettori del dipartimento prevenzione dell’Asl Na2 Nord, hanno rinvenuto e sequestrato tutte le attrezzature utilizzate per la manipolazione del prodotto importato dall’estero: frigoriferi; coltelli; fermagli; banchi; presse, nonche’ migliaia di etichette pronte per essere applicate e tutto il materiale (reti e buste) necessario a riconfezionamento. Nel laboratorio clandestino le condizioni igienico-sanitarie erano pessime. Le indagini continuano per individuare la rete di negozi che vendevano il prodotto falsificato e poco sicuro.

Dieta mediterranea: benefici ed errori più comuni

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Patrimonio dell’UNESCO dal 2010. Tutti gli italiani sono convinti di seguirne le indicazioni, ma spesso non è così. I suoi principi sono i più semplici, eppure al tempo stesso i più travisati. Parliamo della Dieta Mediterranea, così famosa eppure ancora così fraintesa!

Negli anni Cinquanta Ancel Keys, un nutrizionista americano, si accorse che le popolazioni del bacino mediterraneo erano meno suscettibili ad alcune patologie rispetto agli statunitensi. Da questa osservazione nacque l’ipotesi che la dieta mediterranea fosse in grado di aumentare la longevità di chi la seguiva.

Più che una dieta, è uno stile alimentare fatto di regole e abitudini ispirate alla tradizione mediterranea. Sinonimo di alimentazione sana, è apprezzata anche in virtù dei suoi effetti dimagranti e, così si dice, perfino afrodisiaci!

Nonostante la sua fama indiscussa, non se ne parla mai abbastanza: troppi prodotti industriali e troppi cibi raffinati nei nostri acquisti, spinti soprattutto dalle strategie commerciali dei supermercati. È importante ricordare quali sono le scelte più giuste per la nostra salute. Per una spesa più consapevole.

Per riassumere tutti i principi della dieta mediterranea e creare una guida facile da ricordare, viene proposta una semplice piramide alimentare, che riporta la distribuzione degli alimenti che dovrebbero essere presenti nella nostra dieta, divisi per frequenza e quantità. Alla base della piramide troviamo gli alimenti da consumare più volte al giorno, mentre all’apice ci sono quelli che vanno limitati il più possibile.

Appare subito in maniera evidente che la dieta mediterranea è incentrata soprattutto sulla corretta scelta degli alimenti, piuttosto che sul conteggio delle calorie. Ad un uomo adulto occorrono ogni giorno circa 2500 calorie, di cui il 60% dovrebbe provenire da carboidrati (cereali, pasta, pane, patate…), il 20% dai grassi (olio d’oliva, frut[cml_media_alt id='113520']Cremesini - Dieta mediterranea (2)[/cml_media_alt]ta secca e semi oleosi) e solo il 10% da proteine (pesce, carne bianca, uova).

La piramide alimentare può essere riassunta nelle seguenti linee guida:

  • Maggiore consumo di proteine vegetali rispetto a quelle animali. Dove per “proteine vegetali” si intendono frutta secca e semi oleosi, cereali integrali, e ovviamente i legumi, soprattutto la soia e i suoi derivati (tofu).
  • Riduzione dei grassi saturi, a favore di quelli vegetali insaturi e polinsaturi. Meno burro e più olio d’oliva, rigorosamente biologico e spremuto a freddo.
  • Aumento dei carboidrati complessi a sfavore di quelli semplici. Vanno preferiti quindi i prodotti a base di farine integrali, anziché raffinate e “bianche”.
  • Elevata introduzione di fibra alimentare. Tanta frutta e verdura, se possibile mangiata con la buccia. L’OMS raccomanda almeno 5 porzioni al giorno. Attenzione però: patate e piselli non sono verdure!
  • Riduzione del colesterolo, grazie all’introduzione di grassi insaturi “buoni”.
  • Il consumo di carne bianca è prevalente rispetto a quella rossa, ed è comunque limitato a una volta la settimana. Maggiore (ma di poco) è invece il consumo di pesce e latticini.
  • Drastica riduzione di: dolci, insaccati, superalcolici, zucchero bianco, burro, strutto, formaggi, carne bovina e suina.

Alcuni principi di questa dieta rappresentano ancora oggi la migliore difesa contro le malattie più tristemente diffuse, come aterosclerosi, ipertensione, infarto del miocardio e ictus. Frutta, verdura e cibi integrali, poiché estremamente ricchi di antiossidanti, svolgono un’azione protettiva contro malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro. Inoltre, apportano la giusta quantità di vitamine, sali minerali e fibre non digeribili.

Purtroppo negli anni alcuni di questi principi sono andati persi. Vediamo quali sono gli errori più comuni da evitare.

  • Eccesso di pasta industriale, pane bianco, farine raffinate. In commercio si trovano ormai farine di ogni cereale: riso, farro, mais, grano saraceno… Alla scoperta di nuovi sapori.
  • Eccesso di carne e proteine animali. I legumi, considerati un cibo “povero”, dovrebbero essere presenti nei nostri piatti tutti i giorni.
  • Scarsa attenzione a oli e condimenti. L’olio extra vergine d’oliva, se di qualità (biologico e spremuto a freddo), ha un unico difetto: fa perdere il desiderio di utilizzare altre salse e insaporitori!
  • Dimenticare la stagionalità dei prodotti. La vera dieta mediterranea dovrebbe seguire i cicli della natura e basarsi prevalentemente su prodotti freschi, di stagione e di origine locale.
  • Eccesso di dolci e zucchero raffinato. Limitiamoli alle occasioni di festa, mentre per gli spuntini quotidiani (soprattutto dei bambini) rieduchiamo il palato alla frutta fresca. Oppure sperimentiamo nuove ricette, preparando in casa confetture, torte e biscotti dolcificati con mele, uvetta, o frutta essiccata, anziché con il solito zucchero.

Paulina Wagner

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Paulina Wagner, pittrice, ritrattista, autrice della tecnica di cityllage. Coglie la vita delle città famose con distacco, umorismo, e grazie all’ironia rende visibile ciò che avviene nelle principali aree metropolitane. Attraverso la pittura entra in un dialogo con chi osserva. Gestisce un sito web, grazie al quale gli amanti dell’arte possono seguire il suo lavoro. È possibile trovarla su Facebook e Twitter. Come dice, ha in sé una fonte inesauribile di idee per nuovi dipinti, di ciò abbiamo avuto l’occasione convincerci recentemente in una delle gallerie del centro di Varsavia. Nel prossimo futuro le opere di Paulina andranno alle mostre collettive in Italia, a Torino e poi a Ravenna.

 

Perché hai deciso di dedicare la tua vita all’arte?

È stato molto naturale, fin dalla prima infanzia ho avuto bisogno di esprimere quello che pensavo, inizialmente attraverso il disegno. L’arte era presente nella mia vita da sempre. Mia madre visitava spesso gallerie d’arte e mi portava con sé, ogni visita suscitava forti emozioni. Anche i nonni anche apprezzavano la bellezza e l’arte. A casa non mancavano mai oggetti bellissimi e opere d’arte, sono cresciuta in tale atmosfera[cml_media_alt id='113512']D?browska - Paulina Wagner (11)[/cml_media_alt]. Volevo dipingere, e i miei genitori avendo visto il mio talento, mi hanno mandato a lezione d’arte. Mia madre ha a casa tante opere d’arte, tra cui anche sculture che ora apprezzo, perché sono veramente belle. Rapidamente dopo il primo viaggio in Italia, all’età di 10 anni, ho scoperto che volevo conoscere a fondo questo paese. A scuola d’arte avevo già uno stile definito e più volentieri dipingevo l’Italia. Amo la vita dinamica, quando succede qualcosa, apprezzo l’architettura urbana, apprezzo anche il design italiano.

 

Cos’è cityllage?

Tre anni fa, affascinata dalla vita urbana, ho creato cityllage una tecnica artistica che combina pittura e collage per poter presentare l’atmosfera delle città che più mi affascinano nel modo migliore. Oltre a dipingere, nei miei quadri commento ciò che avviene in una determinata città, segnalo certi fenomeni, ciò che è di moda e popolare, ciò che la gente pensa e quali sono le sue preoccupazioni. Inizialmente dipingevo Roma, poi New York, Miami, Danzica, Breslavia e Lodz, più recentemente Varsavia e Milano.

 

Qual è la tua fonte d’ispirazione?[cml_media_alt id='113514']D?browska - Paulina Wagner (12)[/cml_media_alt]

L’ispirazione è la città. Ad ogni città associo un colore, Roma con verde e grigio, Varsavia con azzurri, New York con nero, Berlino con blu oltremare. Ho dei lavori meno o più colorati, dipende dal periodo dell’anno in cui dipingo, dal momento del giorno. Fotografo, faccio tanti schizzi, vado spesso di nuovo allo stesso posto a guardare ancora una volta tutto con attenzione, poi scelgo frasi adatte, titoli dai giornali e compongo tutto. Sono sicura che in ogni città, da Tokyo a Lisbona, posso trovare un luogo che vorrei mostrare su un dipinto. La creazione di un cityllage avviene in più fasi, lascio pittura alla fine. Di solito dipingo diversi quadri nello stesso tempo. So che il talento è un dono e ogni idea nasce dall’ispirazione.

 

Sono proprio le grandi aree metropolitane che ti piacciono di più?

Una volta mi domandavo se potevo vivere fuori di una città, e non è possibile. Sono abituata a ciò che offre una grande città. Per vivere ho bisogno di attrazioni urbane e della gente. Amo i neon, gli edifici alti e i monumenti. Questa è la mia ispirazione quotidiana a vivere. Forse un giorno le cose cambieranno e mi trasferirò in una casa in un piccolo paese come Buggiano, ma ora posso vivere solo in una grande città.

 

Cos’è per te l’arte?

È una domanda molto difficile. L’arte è l’essenza della mia vita, penso che in ogni aspetto della vita abbia un approccio artistico, anche cucinare può essere considerato arte, ci dedico molta attenzione. Ammiro molti artisti e mi piace l’architettura italiana. Così come non riesco neppure ad immaginare di vivere senza musica. L’arte è tutto ciò in cui mettiamo cuore e talento. Credo anche che l’arte dovrebbe far liberare il bene che è in noi.

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Quali reazioni suscitano le tue opere?

Ho ottimi riscontri del mio lavoro, anche all’estero. Le persone trovano cityllage interessante. Fanno molte domande sui lavori o sui luoghi che appaiono nei dipinti, anche sulle iscrizioni. Vorrei che chi guarda i miei si trasferisse idealmente in quella città e mi sembra d’aver raggiunto questo obbiettivo. I miei quadri vogliono riflettere la vera atmosfera dei luoghi dipinti.

 

Il titolo della tua tesi è “L’Immagine di Roma e della corte pontificia nel XVI secolo alla luce delle memorie di Benvenuto Cellini”. Da dove viene il tuo interesse per l’Italia?

È un amore che viene da lontano. Il Rinascimento italiano, nella sua fase più matura, è il mio periodo preferito. La gran parte delle bellezze italiane è di quel periodo, tra cui anche straordinari edifici di cui sono innamorata, ad esempio Palazzo Farnese a Roma, attualmente Ambasciata di Francia, il Palazzo del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica Italiana. E poi mi affascina la facciata di Palazzo Spada, dove si trova una galleria. La storia di Roma e della corte pontificia è estremamente interessante. Pertanto, consiglio le memorie di Benvenuto Cellini, sono infatti uno dei più grandi successi della letteratura autobiografica in Europa nel XVI secolo. L’Italia è un luogo da sogno per me, amo il clima italiano, mi piace il caldo, il sole, il cibo, la musica, le auto e gli scooter italiani, apprezzo gli attori e il cinema, e le città italiane mi incantano! Ammetto che mi piace di più la parte settentrionale d’Italia. Adoro la Liguria, il Piemonte, faccio il tifo per la Juventus, amo il Lago di Como e poi Milano, Venezia, sono collegata in modo eccezionalmente forte con la Toscana e amo Roma. Elencare tutti i posti richiederebbe troppo tempo.

 

Arte a parte quali sono le tue passioni?

Se non fossi pittrice sarei una cuoca (ride), cucinare mi piace moltissimo. Parlando seriamente forse insegnerei la storia, per un periodo pensavo di diventare una guida turistica, ma mi sarebbe mancata la parte creativa del lavoro. Per molti anni ho lavorato per la televisione. Sono laboriosa e credo che potrei riuscire bene anche in un’altra professione.

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