Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 278

Polonia, annullata l’asta per vendere il campo di sterminio di Belzec

0

I ricordi non sono in vendita: questo in soldoni quello che le migliaia di manifestanti hanno gridato nelle scorse settimane in Polonia, e per fortuna alla fine l’hanno avuta vinta.

Anche perché i ricordi in questione sono di quelli terribili, di quelli che non bisogna cancellare per non ripetere gli stessi errori: al centro della vicenda c’è infatti il campo di sterminio nazista di Belzec, dove furono uccisi centinaia di migliaia di uomini, in massima parte ebrei.

Aperto nel 1942 e in gran parte distrutto prima di fuggire nel 1943, dagli stessi uomini delle SS Sonderkommando, Belzec fu uno dei primi campi esclusivamente di sterminio eretti dai nazisti, secondo in ordine cronologico a quello di Chelmno: l’attuale proprietario del terreno dove è eretto sono le ferrovie dello stato polacche, che nelle scorse settimane avevano deciso di metterlo all’asta. Base d’asta, appena 39mila euro.

“Facciamo appello all’Unione Europea e in particolare a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, perché sia impedito lo smantellamento di questo luogo di memoria”, hanno manifestato per giorni i membri dell’ANED, l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, per salvare l’edificio.

E alla fine l’hanno avuta vinta: le stesse Ferrovie, PKP S.A., scrivono di aver annullato la gara «per mancanza di interesse. In accordo con il Museo di Stato di Majdanek e il comune di Belzec che penseranno ad una nuova destinazione d’uso per l’immobile in oggetto».

Della Vedova a Varsavia: gestione migranti tra i temi in agenda

0

Il sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, sarà oggi e domani in visita in Polonia per continuare a sviluppare i già ottimi rapporti politici ed economici tra Roma e Varsavia, nel solco di quanto avviato dal ministro Paolo Gentiloni con la visita dello scorso 6 maggio.

Il sottosegretario incontrerà il vice primo ministro e ministro dell’Economia, Januz Piechocinski, il segretario di Stato al Tesoro, Zdzislaw Gawlik e la sottosegretario per gli Affari Parlamentari, la Politica europea e i Diritti dell’Uomo, Henryka Moscicka Dendys.

Al centro dei colloqui, si legge in una nota, le principali questioni economiche bilaterali e vari dossier internazionali, come la gestione dei flussi migratori, la crisi ucraina e il rafforzamento dell’azione esterna dell’Ue attraverso il rilancio della Politica Estera e di Sicurezza Comune.

Nel corso della visita, Della Vedova prenderà altresì parte al seminario “Direzione sviluppo-Cooperazione economica tra Italia e Polonia” durante il quale verrà presentato il rapporto della Kpmg sulla collaborazione economica tra Roma e Varsavia e sulle opportunità di business e investimento ancora da esplorare.

Canosa di Puglia, rinnovato il gemellaggio con la città di Gròjec in Polonia

0

Ristabiliti i rapporti interrotti da circa sei anni con la città gemellata di Gròjec, in Polonia. Infattil’Amministrazione comunale ha preso parte al “Festival del melo fiorito” portando in dono l’olio extra vergine d’oliva, il vino e i prodotti tipici pugliesi. Hanno rappresentato il Comune di Canosa l’assessore all’Agricoltura e Attività produttive, Leonardo Piscitelli, l’assessore al Turismo e Comunicazione istituzionale, Maddalena Malcangio, l’assessore alla Cultura, Sabino Facciolongo, e l’assessore ai Rapporti istituzionali, Marco Augusto Silvestri, ospitati dal Comune di Grojec.

“Grojec – ha spiegato Malcangio – è una città di 15mila abitanti circa, è vicina alla capitale Varsavia eproduce circa 2/3 delle mele che si mangiano in Polonia e nelle nazioni confinanti. Infatti il loro “Festival del melo fiorito”, che si svolge dal 22 al 24 maggio, riguarda proprio il loro prodotto d’eccellenza: la mela. Attraverso l’illustrazione delle bellezze della nostra città e della bontà della nostra cucina, e con l’aiuto di brochure turistiche in lingua inglese, abbiamo gettato le basi di un possibile interscambio commerciale e turistico, con una nazione in grande espansione economica come è la Polonia”.

“Abbiamo visitato immensi terreni di meleti – ha detto l’assessore Piscitelli -, una grande azienda che produce succo di mela (ci sono 3 qualità di mela e quindi 3 qualità di succo di frutta, con varie combinazioni. Vengono prodotti, ad esempio, succhi con mela e zucchina gialla, mela e ribes nero, mela e carota rossa, mela e barbabietole, ndr), assaporati dolci alla mela e prodotti tipici realizzati con il frutto tipico di Grojec. Abbiamo inoltre condiviso le tecniche utilizzate in agricoltura per le varie tipologie di coltivazione, e appreso quelle utilizzate per la trasformazione dei prodotti agricoli, che ci sono sembrate particolarmente applicabili anche ai prodotti del nostro territorio. Hanno potuto assaporare il nostro vino e il nostro olio offerti dall’azienda “Diomede” che già vanta un’ampia distribuzione in Polonia attraverso una sua  rete aziendale di bayer e sta valutando l’opportunità di aprire un deposito di vino a Grojec, per incrementare le vendite. Nell’incontro abbiamo invitato il sindaco ad incontrare le nostre aziende di eccellenza direttamente a Canosa. Li abbiamo invitati a partecipare alla festa patronale e alla sagra della percoca, per avviare al più presto lo scambio di esperienze e conoscenze delle attività imprenditoriali dei rispettivi Comuni. Il sindaco polacco ha accettato l’invito, che definiremo nel  prossimo mese di luglio”

Il 23 mattina si è tenuto un incontro ufficiale, nella sala consiliare di Grojec, con gli amministratori, i dirigenti comunali ed alcuni rappresentanti istituzionali che provenivano dalla Slovacchia e dalla Bielorussia.“La città di Grojec – ha raccontato Silvestri – ci è stata presentata attraverso la proiezione di alcune slide mentre noi abbiamo illustrato le bellezze archeologiche e storiche di Canosa anche attraverso la proiezione di un videofilmato. Abbiamo, inoltre, consegnato al sindaco e agli amministratori i gagliardetti con stemma comunale di Canosa di Puglia”.

“Abbiamo donato anche la copia di uno dei famosi vasi canosini, consegnato nelle mani del sindaco di Grojec, a significare il grande passato della nostra città. Ed è proprio sulla base del valore culturale e storico di Canosa che auspichiamo che i rinnovati rapporti con la cittadina polacca possano portare ad uno scambio turistico e culturale fra i due centri, accomunati anche dalla presenza del nunzio apostolico a Varsavia, monsignor Celestino Migliore, arcivescovo titolare di Canosa. È stata una bella esperienza che ci ha dato nuove idee per progetti da realizzare. Incontri come questo devono dare la possibilità di aprire nuovi orizzonti e generare nuove idee da ambo le parti. Ci sono progetti comuni su cui lavorare e speriamo che grazie a questo gemellaggio ci sia un ritorno turistico imprenditoriale reciproco, affinché possano trarne entrambe le città beneficio”.

Makino apre una nuova filiale in Polonia

0

La Polonia non è solo la sesta più grande potenza economica dell’Unione Europea, ma è anche una delle economie con la più rapida crescita al mondo. Significativamente, la Polonia è stato l’unico stato membro dell’UE a emergere dalla recessione globale del 2008-2009 senza subire un calo del PIL. Al culmine della crisi finanziaria del 2009, il PIL dell’UE è diminuito del 4,5%, mentre quello della Polonia è aumentato del 1,6%.

Negli ultimi anni l’economia della Polonia ha probabilmente assistito alla crescita del PIL più significativo nella storia della nazione. Mentre le economie degli altri Stati membri dell’Unione Europea stanno lottando per tornare a livelli pre-crisi, l’economia polacca ha registrato una crescita a due cifre dall’inizio della recessione globale. Le principali ragioni di questo successo sono da scorgere nel vasto mercato interno e in un clima economico favorevole alle imprese.

Secondo Ernst & Young, la Polonia occupa il settimo posto a livello mondiale in termini di attrattività degli investimenti. L’industria automobilistica è un pilastro dell’economia polacca e rappresenta circa l’11% della produzione industriale totale della Polonia, mentre l’industria di forniture aeronautiche è diventata un importante fattore economico nella regione sud-est della Polonia. Non da ultimo, in seguito alla domanda di questi due settori, nel passato recente l’industria polacca ha goduto di un notevole sviluppo, insieme con società nazionali ed europee anche i trasferimenti di aziende americane o asiatiche registrano una crescita costante.

Makino Europe ha perseguito per molti anni la filosofia di coltivare e curare nel modo più stretto i contatti dei clienti esistenti e di quelli potenziali. Ciò ha portato alla creazione di un’organizzazione di vendita, un engineering dell’applicazione e un’organizzazione di supporto decentrate al fine di garantire una risposta competente e rapida alle esigenze dei clienti.

Poiché la Polonia è da molto tempo considerata un importante mercato dell’Europa centrale, scelta logica è stata l’apertura del nuovo Centro Tecnologico Makino il 21 maggio 2015 a Piaseczno, vicino all’aeroporto Chopin di Varsavia. Dopo Bratislava e Mosca, questa è la terza filiale che Makino apre in Europa centrale e orientale. Il nuovo Centro Tecnologico Makino di Piaseczno è caratterizzato da uno showroom per dimostrazioni di centri di fresatura ed EDM, nonché uffici per lo staff polacco di Makino.

“L’apertura del nostro nuovo impianto in Polonia dimostra il nostro impegno verso il mercato polacco”, afferma P. Anders Ingemarsson, presidente e CEO di Makino Europe. “Vogliamo essere visibili in Polonia per le aziende globali e nel contempo migliorare le nostre attività di marketing specifiche per il paese. Ora che il nostro consistente portfolio di centri di lavorazione ad alta tecnologia, orizzontale e verticale, a tuffo e a filo, è supportato dall’ufficio vendite, dall’engineering dell’applicazione, dal servizio assistenza e dagli specialisti che lavorano dietro le quinte, tutti situati in Polonia, saremo in grado di servire i nostri clienti ancor meglio, nonché di aumentare la nostra quota di mercato in Polonia”.

Makino Europe è ben consapevole dell’impatto psicologico positivo che riveste una sede in Polonia. I clienti esistenti apprezzano l’istituzione di un Centro Tecnologico Makino nei pressi di Varsavia e le prospettive di accoglienza di un partner commerciale con sede in Polonia sono note. “Sono convinto che la nuova filiale rappresenterà un segnale positivo per i nostri dipendenti attuali e futuri in Polonia”, aggiunge P. Anders Ingemarsson. “Non solo sarà più semplice fare business per il nostro staff di vendita, ma consentirà anche ai clienti di comunicare con noi a tutti i livelli nella loro lingua madre”.

L’Italia fatica a trasformare il Pil in benessere: i migliori sono i polacchi

0

Pil e benessere: non sempre la crescita economica si traduce in un miglioramento della qualità della vita. Anzi, spesso, il progresso aumenta le diseguaglianza. E’ quanto emerge da un’analisi di Boston Consulting Group secondo cui l’Italia “è ancora uno dei paesi dove si vive meglio al mondo, ma ha ampi margini di miglioramento”, perché rimane allo stesso livello del Portogallo e dei paesi dell’Est Europa. La trasformazione della crescita economica in benessere per i cittadini riesce benissimo a Polonia e Germania. Progressi anche tra le economie emergenti come Vietnam, Cina e India, mentre il Brasile, che era al primo posto nel 2012, scivola di qualche posizione ma resta tra i più forti. Fanalino di coda è l’Africa dove i miglioramenti ci sono, ma restano insufficienti.

Lo studio della società di consulenza ha esaminato 149 paesi, tra cui l’Italia, valutando la capacità di conversione della ricchezza in benessere lungo differenti indicatori sociali ed economici. Il nostro Paese, nel dettaglio, si posiziona nel primo 40% dei Paesi dove si vive meglio al mondo (nel secondo quintile), “ma è più indietro quando si guarda ai progressi compiuti sul fronte del benessere. Rispetto ai Paesi del G20 e dell’EU28 totalizziamo un punteggio inferiore alla media, in particolare, sul fronte dell’occupazione”. Risultati migliori, invece, si registrano “nella parità salariale, nel livello delle infrastrutture e nella tutela dell’ambiente”.

Tra gli aspetti chiave evidenziati dall’analisi, c’è il caso Polonia, che ha registrato il miglior risultato nella capacità di convertire la crescita economica in aumento di benessere. La Germania, invece, supera gli Stati Uniti nelle performance di conversione di ricchezza in benessere. Tra il 2006 e il 2013 entrambi i paesi hanno riportato tassi di crescita pari all’1,1%, tuttavia la fotografia del 2015 berlinese è quella di un paese con capacità di creazione di benessere pari a quelle di un’economia cresciuta a ritmi del 6%. Washington, invece, assomiglia a uno stato fermo al -1%.

L’Africa migliora la propria capacità di trasformare ricchezza in benessere, avanzando in particolare sotto il profilo della tutela della salute. Un risultato che si rispecchia nelle performance di Ruanda ed Etiopia, i due paesi che più hanno migliorato la propria posizione. (repubblica.it)

L’ottava d’oro di Ludovico Ariosto

0
foto: fineartamerica.com

1516, 1521, 1532: non stiamo dando i numeri, ma le date di alcune tappe fondamentali nella storia della redazione di una delle opere più significative della letteratura italiana, quelle delle edizioni dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che corrispondono ad un percorso radioso verso la realizzazione pratica dell’utopica lingua nazionale ispirata al toscano letterario trecentesco, che in quegli anni aveva teorizzato Pietro Bembo.

D’altronde l’obiettivo di Ariosto, intimamente connesso all’idea stessa del suo poema, era quello (tutto sommato anch’esso di chiara derivazione petrarchesca) di ricomporre l’assoluto caos delle vicende narrate (paradigma dell’infinita variabilità ed imponderabilità di ogni esistenza) in un’omogeneità formale, capace di dominare artisticamente quel che non si può invece quotidianamente gestire. In una parola, conseguire quell’armonia, che troverà la sua realizzazione concreta nella sua cosiddetta “ottava d’oro”.

Come possiamo intuire analizzando le varianti delle tre redazioni successive del Furioso e dei frammenti autografi di poco anteriori all’ultima, è evidente lo sforzo messo in campo da Ariosto per conformarsi ad un’ideale di perfezione linguistica (intesa come scelta accurata di vocaboli, armonia di rapporti e richiami verbali), congiungendo i paradigmi petrarcheschi con la tradizione classicistica, ma partendo dal toscano, screziato da emilianismi e latinismi, che costituiva quella sorta di koinè padana che contraddistingueva l’Orlando Innamorato del Boiardo, del quale il Furioso doveva essere la continuazione, nel gusto del pubblico. Un pubblico che stava diventando, però, altro ed indefinito, dopo l’affermarsi della stampa.

Ludovico Ariosto si mise così, nella caparbia opera di revisione del suo poema, alla testa della corrente bembiana, alla ricerca di un linguaggio omogeneo e filtrato, bloccando gli idiomatismi esterni che avevano caratterizzato l’epica quattrocentesca e prendendo spunto tanto dalle opere di Dante, di Petrarca, di Boccaccio ed anche del Poliziano, quanto dal latino “classico” che si stava uniformando anch’esso in quel tempo; per andare poi a condensare il tutto nella sua famosa ottava, schema metrico capace di vedere incastonati assieme termini eleganti ed espressioni familiari, in una mirabile alleanza di musica e sintassi, grazie allo straordinario equilibrio di parallelismi e contrapposizioni, capace di amalgamare aspetti formali, concetti ed immagini.

Puntando ad uno svolgimento aperto e polifonico, Ariosto, rendendo fluidi i passaggi fra versi od ottave, fra proposizioni o periodi, tanto quanto lo dovevano essere quelli fra le varie situazioni o i quadri figurativi, consegue così il suo sigillo in ambito espressivo nell’ottenimento della “armonia” del Furioso, cioè, usando le parole di Cesare Segre: “il contrassegno stilistico della conciliazione tra spirito contemplativo e senso del movimento e della variabilità del reale, tra sottilità raziocinante e dominio sovrano delle forze storiche”.

Ambasciata d’Italia a Varsavia – Avviso di assunzione impiegato a contratto

0

AVVISO  DI  ASSUNZIONE  DI  IMPIEGATO  A  CONTRATTO – L’Ambasciata d’Italia a Varsavia rende noto che è indetta una procedura di selezione per l’assunzione di n° 1 (uno) impiegato a contratto da adibire al servizio di collaboratore amministrativo nel settore traduzione-interpretariato. Termine per la presentazione della domanda: 18 giugno 2015.

AVVISO2015

Tropea

0

La vampa del sole d’agosto

 

Anche se siamo arrivati di mattina, il sole ormai era abbastanza forte. Stavo su un asfalto bollente del parcheggio cercando un po’ d’ombra. Mi sono pentita di non aver portato le altre scarpe, più chiuse. Nonostante i soffi delicati del vento, anche camminando sentivo come il sole mi abbronzava le braccia ed i piedi fino a farli diventare rossi. Proseguivamo per le scale di pietra in alto verso il centro della città, il quale sembrava guardarci dall’alto. Pesante, resistente al caldo, spuntava piano piano davanti ai nostri occhi dagli angoli. Gli edifici alti, collocati stabilmente sulle scarpate sembravano aderire ad esse così solidamente come se da sempre fossero un’unica cosa. Come se quelle rocce ripide si fossero consapevolmente lasciate sottomettere dall’uomo perché quello avesse potuto costruirci le proprie case.

 

Folla rumorosa e statuette oscene

 

È difficile trovare città di mare ben situate che non siano consumate dal turismo e nello stesso tempo da esso mantenute. Per strada passiamo accanto alle ba[cml_media_alt id='113592']SAMSUNG CAMERA PICTURES[/cml_media_alt]ncarelle, ai negozi con i souvenir e con i prodotti locali. Vicino alle fontane pubbliche si formano le file dei passanti desiderosi di una rinfrescata. Le papriche rosse brillano al sole insieme alle cipolle, qualcuno ci ferma e ci chiede se non abbiamo voglia di fare una crociera, visto che da un porto vicino circolano le navi turistiche che portano i viaggiatori alle Isole Eolie. Ringraziamo, forse un’altra volta. Il centro di Tropea durante il giorno è un agglomerato di folla rumorosa degli abitanti locali e dei turisti. Alcuni vogliono vendere qualcosa a qualcuno, altri, in un impeto di shopping, vogliono entrare in ogni negozio per poi tornare con sé una grossa borsa piena di alimentari, brocchette e bracciali comprati alle bancarelle. Ed ancora altri semplicemente corrono storditi dal calore verso le spiagge.

 

Ci fermiamo vicino ad un negozio di ceramica, e la donna  dal bancone ci sorride e ci dice di guardare dentro un cassetto nascosto dietro una grande maschera. Ci guardiamo, e dentro vediamo i prodotti (suppongo artigianali, fatti da lei) a forma dei genitali maschili. La signora era tutta contenta dello scherzo di dubbio gusto fattoci, e la sua gioia è aumentata ancora di più quando ha notato un gruppo di adolescenti che davano un’occhiata da dietro le nostre spalle. 

 

La Chiesa che sembra in un’isola

 

Arriviamo al punto panoramico, dal quale si estende una vista sulla costa e una falesia pittoresca che è diventata lo sfondo di numerose fotografie scattate in quel momento. Ai piedi della costa invece c’è collocata la più famosa costruzione di Tropea, ovvero la Chiesa di Santa Maria dell’Isola, costruita su un alto sollevamento del terreno alla fine della costa e per questo sembra di essere situata su un’isola. Invece le spiagge sono bucate densamente dagli ombrelloni che sembrano stuzzicadenti piegati dalla brezza marina.

 

Un sentiero simile a quello seguito per salire ci riporta sulla costa. Il sole d’agosto non la dà vinta nemmeno all’ombra, e quando arriviamo in spiaggia mi sento come se avessi camminato tutta la giornata nel deserto. La discesa al mare è piana, una sabbia fine ci copre delicatamente i piedi che sul bagnasciuga affondano. Grazie alla forma della costa, la spiaggia è larga, e l’acqua per alcuni metri rimane abbastanza bassa, però le onde che si formano sono abbastanza forti per farti allontanare velocemente dalla riva. Andavamo così alla deriva per un po’, stremati dal sole che anche in un tardo pomeriggio non perdeva la propria forza.

 

Tartufo, Bonaparte e terra focosa

 

Al ritorno ci siamo fermati a Pizzo per addentare il famoso tartufo, ovvero un gelato alle nocciole a forma rotonda o di un cuore, abbracciato da una spolverata di cacao in polvere. Un ca[cml_media_alt id='113593']SAMSUNG CAMERA PICTURES[/cml_media_alt]ne, sdraiato su uno dei balconi ci guarda pigramente, come se fosse nello stato di dormiveglia. Anche lui sembra stanco del calore. Oltre al tartufo, a Pizzo ci è capitato un bel tramonto con una vista sul porto, ed il Castello Murat, il quale, come ho scoperto dopo, il proprio nome lo deve ad un prigioniero che li fu recluso, ovvero a Gioacchino Murat, il re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte.

 

Le notti calabresi sono tranquille. La terra sembra riprendere fiato dopo un denso calore che durante il giorno pare penetrare dappertutto. Una notte, viaggiando in macchina, abbiamo notato un incendio del bosco su una delle colline. Le fiamme grandi piano piano entravano nel buio della notte. Erano ben visibili anche dalla distanza di pochi chilometri, alla quale ci trovavamo noi. Le autocombustioni delle foreste sono, a quanto si dice, un fenomeno abbastanza frequente d’estate.  Anche se, mentre ero ancora in Sicilia, ho pure sentito dire dei piromani che consapevolmente accendono il fuoco per radere i boschi di una terra ormai focosa.

Giacomo Casanova e il suo teatro

0

Il poeta, traduttore, compositore, autore di testi teatrali, scrittore delle Repubblica delle Lettere, ricevuto alla corte di Varsavia da Stanislao Augusto re di Polonia.

Giacomo Casanova, nell’ottobre del 1765, all’età di quarant’anni, conosciuto, ormai, presso le corti di mezza Europa, proveniente da San Pietroburgo, approda a Varsavia, nelle vesti del Conte Jakub Kasanów, a cui aggiunge il cognome di sua madre, De Farussi, dal momento che lei è molto nota in città, come attrice, per aver ivi debuttato anni addietro, con grande successo. Ha portato con sé due bagagli: quello contenente le sue esperienze e quello contenente i suoi scritti, soprattutto versi e testi per il teatro. Egli infatti si definisce poeta improvvisatore, declamatore di versi poetici, comico, commediante, commediografo, drammaturgo, traduttore, scrittore, ballerino di minuetto, compositore di musica – un teatrante a tutto tondo, insomma! – e va dicendo in giro di essersi esibito nei vai salotti e di aver calcato le assi dei palcoscenici di mezza Europa, al pari di suo padre e di sua madre. Invece, in realtà, è stato unicamente a Trieste, che egli, frequentando, come era suo solito, i salotti dell’alta società, dopo aver affascinato e magari sedotto alcune dame, improvvisandosi capocomico, ha potuto allestire con costoro, una sorta di compagnia teatrale – composta di dilettanti – e proporre così una recita in casa del barone Königsbrunn. Invece qualche esperienza in teatro come autore, l’aveva effettivamente avuta già nel 1752 a Parigi, dove era stato introdotto dal suo amico Antonio Balletti. Qui, infatti, la famosa Comédie-Italienne ha messo in scena “Les Thessaliènnes ou Arlequin au sabbat”, una sua farsa scritta in collaborazione con François Le Prévost, a cui, peraltro, ne son seguite di nuove.

Tra le sue opere figurano, la versione italiana, dal francese, della tragedia “Zoroastro”, pubblicata a Dresda nel 1753; gli scritti “Lana caprina: epistola di un licantropo”, del 1772 e “Istoria delle turbolenze della Polonia”, del 1774; le commedie in tre atti “La Moluccheide, o sia i gemelli rivali”, del 1753 e “La forza della vera amicizia”, sempre del 1773, rappresentata lo stesso anno a Trieste, dalla Compagnia del comico milanese Onofrio Paganinni e ripresa, l’anno successivo, al Teatro Bandeu di Gorizia. Tra le sue opere poetiche, invece, appaiono due composizioni in versi, “Ode per la Passione di Cristo” e “Sonetto sulla Redenzione”, scritte a Frascati nel 1771, una delle quali, declamata a Roma in occasione della Pasqua. Giacomo Casanova, come poeta, è membro, con lo pseudonimo di ‘Eupoleme Pantaxene’, dell’Accademia dell’Arcadia presso la Colonia di Parma, nonché membro dell’Accademia degli Infecondi a Roma. Anche suo fratello Giovanni, pittore, disegnatore, incisore, è pastore arcade, con lo pseudonimo di ‘Saurio Trocense’.

Lascia Varsavia nell’aprile del 1766, diretto in Podolia, quindi sempre in territorio polacco, dopo esser essere stato colpito ad un braccio da un colpo di rivoltella in seguito al famoso duello che ha generato, peraltro, tre ulteriori feriti, il Conte Branicki, colpito gravemente ad un fianco, il Conte Carlo Tomatis, colpito da un proiettile di striscio e il Conte Moszy?ski, colpito invece in pieno volto.

Giacomo Casanova continuerà, fino alla morte, a scrivere e a comporre opere diverse, particolarmente per il teatro. Ne menziono qui, tra le altre, ancora due, “La felicità di Trieste”, una cantata a tre voci, del 1774 e “Le Polemoscope ou la calomnie démasquée par la prèsence d’esprit”, una tragi-commedia in francese, pubblicata postuma a Parigi, nel 1886.

Però, oggi, come nel passato, benché egli – esperto duellatore di spada – si sia sforzato di dimostrare d’essere anche abile duellatore di penna, gli studiosi e i critici continuano a mettere in discussione il valore e la validità storica di molte sue opere letterarie, per cui tutti sono concordi nell’affermare che, escludendo le composizioni autobiografiche, il resto della sua produzione non ha ottenuto alcun successo, né durante la sua vita, né dopo la sua morte. Se egli ha quindi ricevuto qualche consenso, l’ha ottenuto, eventualmente, soltanto come scrittore di opere autobiografiche, in quanto espresse con più cura e con più entusiasmo, un successo che però è venuto comunque stranamente a manifestarsi soltanto negli anni successivi alla sua morte, quando la sua figura affascinante di avventuriero leggendario e di seduttore irrefrenabile stava ormai gradatamente e simpaticamente passando alla storia.

Bere è facile ma…

0

Il piacere di bere un calice di vino è un’azione semplice, alla quale non si pone molta attenzione ma un sommelier, un gourmet o semplicemente un appassionato sa bene che occorre avere un approccio diverso e più attento nel degustare un prodotto (sia esso vino, distillato, birra, ma anche olio o addirittura acqua!).

Le movenze che vediamo fare agli “addetti ai lavori” e che possono suscitare curiosità se non addirittura ilarità, sono in realtà dettati da precise esigenze sensoriali e gustative che quasi portano a seguire un percorso obbligato nei gesti, nei tempi e nelle pause dell’assaggio. I motivi sono molteplici, e tutti servono a valutare la qualità, la tipicità, l’assenza di difetti e la piacevolezza di un prodotto, per poter esprimere un giudizio e per godere pienamente del piacere che quel prodotto è in grado di regalarci.

Prendendo ad esempio il vino, le fasi dell’esame di valutazione sono tre: aspetto visivo, aspetto olfattivo e aspetto gusto-olfattivo.

Aspetto visivo: Avendo il giusto calice e le giuste condizioni di luce, esaminando la trasparenza e il colore (dopo aver sollevato il bicchiere e poi abbassato inclinandolo leggermente in avanti), la consistenza, il perlage (nel caso di vini spumanti), le lacrime e gli archetti formatisi dopo aver fatto roteare il liquido, possiamo avere già molte informazioni riguardo al tipo di vino, al suo grado alcolico, al metodo di lavorazione e all’annata di riferimento. Questo in forma preliminare. Ogni aspetto va poi confermato dall’esame successivo, oppure smentito, alla ricerca di quella coerenza organolettica che un prodotto di qualità deve avere.

Aspetto olfattivo: Portando il naso al calice per un breve momento, e in seguito per un tempo più[cml_media_alt id='113581']Lamponi - In vino veritas (3)[/cml_media_alt] lungo, possiamo apprezzare l’intensità e la complessità dei profumi, elencando le note che riconosciamo e le “famiglie” a cui questi sentori appartengono. Possono essere profumi floreali, fruttati, erbacei, minerali, speziati ecc. Essi ci parlano del tipo di vitigno, del metodo di lavorazione, della personalità di quel vino e della eleganza che esprime. Questo arricchisce la nostra esperienza ed è il secondo passo del nostro esame.

Aspetto gusto-olfattivo: A questo punto non resta che assaggiare; un piccolo sorso per “avvinare” la bocca e poi un altro sorso per l’esame. Da qui possiamo ricavare le informazioni sulla  e avere conferma o meno dei passaggi precedenti, nella coerenza e nell’equilibrio di tutte le sue componenti, con le sensazioni finali sulla persistenza e l’armonia di tutte le percezioni ottenute.

Le cose dette fin qui sono solo accennate e sommariamente esposte. Il percorso è decisamente più lungo e articolato, complesso e molto divertente, ma spero di aver suscitato un po’ di curiosità verso la Sommellerie e l’enogastronomia, conoscenze oggi di moda tra i giovani e apprezzate dal mercato del lavoro.