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Kasia Pisarska, l’eroina degli animalisti che parla italiano

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Siamo in estate, il periodo dell’anno in cui c’è il maggiore abbandono di cani. Gente che dopo aver avuto per mesi o anni un animale in casa, che si è affezionato e adora i suoi padroni, riesce ad abbandonarlo su un ciglio della strada. Così come fosse un sacchetto della spazzatura di cui disfarsene, senza grossi rimorsi di coscienza. Una barbarie sociale che si acuisce in estate perché quando si va in vacanza il cane per alcuni passa da divertimento quotidiano a fardello inutile. Sia in Italia che in Polonia sono moltissime le persone, associazioni, ed anche istituzioni che combattono contro l’abbandono dei cani. Una piaga, la cui prima e più efficace contromisura è quella, quando decidiamo di avere un cane, di adottarne uno dal canile invece che comprarlo. A confermalo è Kasia Pisarska, battagliera animalista che da anni si batte con azioni individuali e iniziative pubbliche nel salvare cani abbandonati e nell’insegnare l’importanza dell’adozione.

“Iniziamo col dire che non tutti devono avere un cane. Averlo non è un vaccino contro la “stronzaggine”. Bisogna sentirsi in grado di occuparsene e se vi sentite pronti dovete pensare che il vostro cane c’è già, vi sta aspettando… in canile!”

Com’è la situazione dei randagi in Polonia?

I randagi non sono molti, però ci sono ben 100 mila cani nei canili (in Italia 150 mila) e poi circa 2 milioni di cani che vivono legati alla catena, ed è in campagna che la situazione è più grave. Quello che oggi è importante spiegare ai lettori è che in Polonia c’è una legge che dice che si può fare commercio di un cane, cioè venderlo e comprarlo, solo se ha un pedigree, se invece è di razza ma non ha un pedigree è vietato. Ed io aggiungo anche: stupido e immorale! Avete presente il comprare una falsa borsa di firma in qualche città italiana dai venditori abusivi? È immorale perché quelle borse sono prodotte da dipendenti sottopagati che lavorano in condizioni terribili ed è un commercio che è gestito da organizzazioni criminali. Ecco comprare un cane di razza senza andare all’allevamento, senza vedere chi sono i suoi genitori, e quindi avere il pedigree dell’animale è esattamente immorale come comprare una borsa falsa. Non bisogna assolutamente comprare cani sui portali internet, non bisogna credere quando scrivono “è un cane di razza, ma essendo l’ultimo della cucciolata non ha il pedigree”. Non ci sono né saldi né occasioni. Per favore non rendetevi complici di chi fa nascere cani come polli d’allevamento solo per fare commercio al di fuori di ogni regola e controllo! Quindi per essere chiari: un cane senza un pedigree, anche se sembra di razza, appunto “sembra” ma non lo è. È un bastardino. E quindi se vuoi un cane due sono le strade possibili: o lo adotti o lo compri di razza da un allevamento serio. Non ci sono alternative.

Com’è iniziata la tua crociata in difesa dei cani?

Dopo tanti anni vissuti all’estero, tra Francia e Italia, sono tornata a vivere vicino a Varsavia. Era il 2008 e quella stabilità mi permetteva di avere un cane. Un’amica mi consigliò di prenderlo dal canile. Andai al Paluch vicino all’aeroporto, c’erano 2000 cani (oggi sono 1500). Guardai e scelsi, ma il volontario che lavorava al canile mi disse “ho io il cane giusto per lei”. E ha indovinato! Mi ha mostrato un cane con il pelo riccio, come piace a me, e dello stesso colore dei miei capelli! Un cane dolcissimo, aveva tre anni e mezzo ed era abbandonato da 8 mesi. L’ho chiamato Rocky e grazie a lui sono diventata una combattente pro-cani. Ovunque mi dicevano “Che bel cane! Che razza è?” “È un bastardino, l’ho preso in canile” rispondevo e la gente era sorpresa. Questo mi ha fatto scattare la molla decisiva nel diventare una animalista che aiuta i cani, tutti i cani, ad avere una vita felice. Dopo Rocky ne ho preso un altro dal canile di Jastrz?bie Zdrój, bianco ma sempre con i riccioli e l’ho chiamato Hacker, sperando sia un virus che contagia le persone ad amare i cani abbandonati. Poi recentemente è arrivato un terzo. Si è presentato da solo davanti alla mia porta in un giorno d’inverno con meno 20 gradi. L’ho chiamato Joker, ha un caratteraccio ma lo amo lo stesso.

Una crociata pro-cani che Kasia combatte, in Tv, sui giornali, in internet, per strada, armata della sua cultura internazionale, delle sue indubbie capacità comunicative e delle persone che la affiancano nelle sue missioni, come quella di salvare un cane in Grecia.

Una coppia polacca che aveva già quattro cani è tornata da una vacanza in Grecia disperata per aver incontrato un cane nero, grande, denutrito sulla spiaggia. Alla fine abbiamo organizzato una missione e abbiamo fatto 6 mila chilometri tra andata e ritorno per portarlo in Polonia dov’è stato felicemente adottato. La settimana seguente sono tornata in Grecia, per portare un’altra cagnolina in Polonia. Anche lei salvata da dei polacchi che l’hanno adottata. Ma azioni importanti sono anche quelle che facciamo per sensibilizzare l’opinione pubblica verso le esigenze dei cani, come la recente iniziativa di regalare ai negozi di ?ód? delle ciotole per l’acqua da mettere fuori dalla porta d’entrata. Un segnale anche per ricordare a chi ha i cani alla catena che devono almeno avere acqua fresca e pulita 24h al giorno! L’azione ha avuto un tale successo che la stiamo ripetendo in altre città.

Un’altra bella iniziativa che hai ideato è quella del cane di pezza giramondo “Pocker-The Polish DogTrotter”.

È un cane di peluche comprato per un euro in un negozio dell’usato a Piaseczno ed è diventato l’azione social più economica al mondo. Chiunque può prenotare qualche giorno con lui, basta garantire di fargli una foto al giorno e di parlare ad una persona dell’importanza dell’adozione dei cani. Pocker è in costante viaggio per il mondo, ha girato mezza Europa, ed è arrivato fino in Australia, America e a breve andrà anche in Cambogia, Tasmania e Kenya. Se qualcuno di voi vuole adottarlo qualche giorno deve aspettare fino ad ottobre perché è già prenotato!

Kasia è una persona schietta, che ti dice in faccia quello che pensa senza tanti giri di parole e allora non vedo l’ora di chiederle dei suoi otto anni in Italia.

Ehhh…. ho vissuto perlopiù nel Veneto. L’Italia è stata luci e ombre, un’esperienza a volte dura quando ero lì ma sicuramente rivalutata oggi che vivo in Polonia. Il Veneto profondo è caratterizzato spesso da gente che ha lavoro, ordine, abitudini e pulizia quali primi valori di vita, a me mancava la cultura e l’anarchia comportamentale. La gran parte della gente si esprime in dialetto e io che gi[cml_media_alt id='113178']Giorgi - Kasia Pisarska (6)[/cml_media_alt]à parlavo italiano mi sentivo spersa perché mi rispondevano solo in dialetto. E poi tante abitudini, sul mangiare, sul vestirsi (lana o cotone: la scelta non dipende dal tempo e gradi ma dal calendario), mi hanno fatto sentire per forza una diversa perché io sono libera da schemi fissi. Ho provato sulla mia pelle anche tanti luoghi comuni che circolavano sulla Polonia, sul fatto che Cracovia, Praga o Varsavia sono più o meno tre città simili nel lontano est Europa, sul fatto che in Polonia si parlasse russo o che il comunismo non fosse veramente passato. Ma tornata a Varsavia, dopo un primo periodo d’amore totale (avevo una gran nostalgia del mio paese), mi sono resa conto che mi mancano moltissime cose del Veneto, forse sarà perchè “so anca mi un fià veneta”. 😀 Ad iniziare dal buon senso, per esempio se in Polonia dici ad una persona che deve annaffiare le piante 3 volte la settimana, lo fa sempre, anche se al mattino ha appena piovuto (non lo dico tanto per dire, mi è successo quando abitavo a Varsavia). E poi se ad un italiano spieghi una cosa la capisce al volo e il giorno dopo non devi rispiegargliela, invece spesso il polacco la capisce e la fa oggi che gliel’hai detto ma domani, se non glielo ripeti, non la fa. Così è ad esempio il servizio nei ristoranti, ogni giorno ricevono le stesse richieste dai clienti, ma in Italia basta che alzi gli occhi e il cameriere ha già capito di cosa hai bisogno qui in Polonia invece… cadono dalle nuvole. E poi anche riguardo la Polonia gli italiani hanno oggi tutto un altro approccio, sono curiosi, attenti, preparati.

Sono gli inevitabili pro e contro che capitano a chi ha il coraggio di allargare le sue conoscenze ed esperienze?

Sì esatto, quando inizi a provare culture e paesi diversi poi hai bisogno di tutto quello di buono che hai visto, e più viaggi più i desideri di una migliore qualità della vita crescono. Ma non c’è alternativa, il senso della vita è proprio conoscere, crescere, imparare, amare… e amare soprattutto i cani abbandonati!

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Le meraviglie della Calabria

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Una costa incantevole dalla morfologia variegata, dove alle basse spiagge dalla finissima sabbia dorata si alternano promontori rocciosi che degradano dolcemente verso il mare, o scendono a picco sulle acque cristalline formando piccole e colorate grotte marine. È la Calabria che con le sue incantevoli località turistiche, le spiagge bianchissime, le scogliere granitiche, i suggestivi centri storici e il patrimonio enogastronomico locale si prepara ad accogliere i turisti per la stagione estiva.

Un territorio ricco e variegato di grande interesse naturalistico e paesaggistico tutelato e valorizzato con l’istituzione dei tre parchi nazionali del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte e località che hanno ottenuto la Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education: Cirò Marina, Roccella Jonica e Torre Melissa.

I parchi marini, i villaggi turistici abbinati ad un paesaggio incontaminato e selvaggio rendono la Calabria adatta a tutte le esigenze dei turisti.

E da Orlando Fazzolari, componente del consiglio di amministrazione di Rai Cinema nel ruolo di sindaco effettivo del collegio Sindacale di Rai Cinema dal 2010, e sindaco del Comune di Varapodio in provincia di Reggio Calabria, paese della piana di Gioia Tauro nella costa tirrenica, arriva l’invito speciale per i cittadini della Polonia a recarsi in Calabria.

«Vorrei esprimere un caloroso saluto al popolo polacco che ho avuto modo di conoscere quando si trattò di fare un gemellaggio in Polonia che poi no[cml_media_alt id='113173']Franco - Calabria (4)[/cml_media_alt]n ebbe esito perché entrambe le amministrazioni comunali erano a scadenza di mandato. Ho avvertito nella Polonia del Sud una grande generosità la stessa sensazione che si avverte nel sud dell’Italia. Vorrei invitare i cittadini polacchi a trascorrere qui le vacanze perché la Calabria è una terra che offre molto per le sue bellezze naturali e le sue attrazioni turistiche. I Polacchi qui troveranno sia il mare che le montagne. Generalmente si va in vacanza per scoprire posti nuovi e magari diversi da quelli in cui si vive e i cittadini polacchi troveranno in Calabria tutto quello che ricercano e che non hanno nella loro terra d’origine. Le nostre attrazioni turistiche sono tante, posso iniziare dalla città di Tropea, la più famosa meta turistica calabrese con il suo mare cristallino e le splendide spiagge finendo a Scilla, località di incantevole bellezza, la perla della Costa Viola. Una deliziosa cittadina ricca di storia e cultura, ma l’elenco è lungo perché dalla costa tirrenica alla costa ionica c’è l’imbarazzo della scelta».

Fra le altre realtà turistiche Pizzo, Gerace, Riace Marina famosa in tutto il mondo per il ritrovamento dei Bronzi nei suoi fondali, Palmi, Bagnara Calabra, Capo Vaticano, Isola Capo Rizzuto, Locri, Siderno, Soverato.

«E poi c’è l’enogastronomia, prodotti dell’eccellenza calabrese, qui da noi è tutto biologico, tutto è naturale, i salumi, i formaggi, gli olii, il pane, le essenza, gli ortaggi, i prodotti ittici, i dolci. Gli antichi sapori, le ricette millenarie, i gustosi prodotti enogastronomici dell’eccellenza calabrese» ha proseguito il sindaco, titolare di uno studio professionale di commercialista in paese.

Lo stesso Comune di Varapodio amministrato da Fazzolari in questi ultimi tempi è stato conosciuto a livello nazionale per il suo patrimonio naturale, artistico e culturale grazie alla partecipazione alla trasmissione in onda ogni fine settimana su Rai Due “Mezzogiorno in Famiglia” dove il paese è stato protagonista indiscusso per diverse settimane con risultati da record.

«Avere partecipato al programma televisivo – ha sottolineato il primo cittadino – ha rappresentato un’importante occasione di marketing turistico e territoriale dal momento che sono state trasmesse immagini del nostro territorio ed è stata raccontata la storia della città e le nostre tradizioni enogastronomiche, artigianali, e culturali».

Il sindaco e consigliere di Rai Cinema Orlando Fazzolari che con entusiasmo, passione civile e dinamismo ha cambiato radicalmente il volto del paese reggino restituendo spazi di vita alla cittadinanza e valorizzando la realtà del territorio attraverso i principi di solidarietà e sussidiarietà è primo cittadino del comune di Varapodio dal 1996 al 2007, vicesindaco dal 2007 al 2012 e rieletto primo cittadino nel 2012. Da sempre impegnato in politica, ha all’attivo prestigiose candidature nelle diverse competizioni politiche locali, regionali e nazionali.

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Missione ANCE a Varsavia

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L’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili) ha effettuato la seconda missione in Polonia negli ultimi 3 anni, guidata dal Presidente del Gruppo Internazionale PMI dell’associazione, Gerardo Biancofiore, a cui ha preso parte una delegazione composta da piu’ di quaranta imprese italiane di diverse dimensioni. L’Ambasciata, insieme all’Ufficio ICE di Varsavia, ha organizzato due giornate di workshop con rappresentanti delle Autorita’ centrali e locali polacche, di banche italiane operanti in questo Paese, nonche’ di aziende e associazioni confindustriali e camerali polacche.

Il seminario è stato un’eccellente occasione per fornire all’ANCE un approfondito e aggiornato quadro delle opportunita’ che presenta il mercato polacco, con articolare riferimento al settore infrastrutturale, soprattutto in vista della nuova tranche assegnata alla Polonia di Fondi Europei per il periodo 2014-2020, che ammonta a circa 108 miliardi di Euro di cui circa 82 miliardi destinati a opere infrastrutturali. Nel periodo 2007-2013, nell’ambito della politica di coesione UE erano stati stanziati 67,9 miliardi di euro che sono stati efficacemente impiegati.

CORE festeggia 20 anni d’attività in Polonia

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Lo scorso 2 luglio a Varsavia la società CORE ha festeggiato i 20 anni della sua attività in Polonia all’interno dell’Italian Business Mixer di Gazzetta Italia. Un grande successo aziendale che il presidente di CORE Donato Di Gilio ha voluto festeggiare con tutti i clienti, amici, collaboratori e istituzioni. L’ospite d’onore era S.E. Alessandro De Pedys, il nuovo Ambasciatore italiano in Polonia nella sua prima uscita pubblica per incontrare il mondo imprenditoriale italiano. La società che Di Gilio presiede insieme a Dorota Wawrzyniak (vice-presidente) ha supportato negli anni oltre 250 aziende italiane e non che hanno investito in Polonia negli ultimi vent’anni. CORE si occupa principalmente di M&A, finanza agevolata e consulenza aziendale: “Nel 2010 è stata classificata 4^ per i risultati raggiunti nel ranking delle 120 società del settore in Polonia, posizione che è stata mantenuta sostanzialmente anche negli anni successive “, ha ricordato durante l’evento Cristiano Pinzauti, imprenditore italiano, vice-presidente della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia e di Lewiatan (confindustria polacca).

 

Alessandro De Pedys nuovo Ambasciatore italiano in Polonia

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Alessandro De Pedys è il nuovo Ambasciatore d’Italia a Varsavia. La nomina, deliberata dal Consiglio dei Ministri, è resa nota dalla Farnesina, a seguito del gradimento concesso dal governo polacco.

Romano, classe 1961, De Pedys si laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Roma ed entra in carriera diplomatica nel 1989, iniziando il suo percorso professionale alla Farnesina come Capo della Segreteria del Servizio del Contenzioso Diplomatico, Trattati e Affari Legislativi.

Nel 1992 si trasferisce all’Ambasciata d’Italia a Seoul, dove svolge la funzione di Segretario commerciale fino al 1996, anno in cui comincia a prestare servizio presso l’Ambasciata d’Italia a Londra, prima come Segretario e quindi come Consigliere.

Nel 2000 torna alla Farnesina presso il Servizio Stampa e Informazione, dove rimane per oltre due anni. Nel 2002 inizia a prestare servizio alle dirette dipendenze del Direttore Generale per l’Integrazione Europea. Nello stesso anno è Vice Capo della Delegazione per l’Organizzazione della Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Nel 2004 comincia a prestare servizio presso l’Ufficio Affari Diplomatici del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

Nel 2007 è Console Generale ad Hong Kong e Macao, incarico che ricopre per oltre tre anni. Nel 2010 torna alla Farnesina, in qualità di Capo della Segreteria del Sottosegretario di Stato e poi del Vice Ministro degli Esteri.

Assemblea Generale della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia

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Lo scorso 24 giugno si è svolta l’annuale Assemblea dei Soci della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia presso lo Stadio Nazionale a Varsavia. Durante la riunione sono state presentate le attività svolte dal neo nominato Segretario Generale Elisabetta Caprino e il bilancio 2013 presentato dal Vice Presidente Donato Di Gilio. L’Assemblea ha approvato l’operato del Consiglio Direttivo presieduto da Piero Cannas.

Il Presidente ha presentato il programma 2014-15 con all’interno il progetto “Porta due amici” per incentivare l’associazionismo e consentire alla Camera di operare in maniera più dinamica su tutto il territorio nazionale.

A seguire, come ormai da tradizione, si è svolto il ritrovo conviviale per ospiti e soci con sottofondo ahimè l’ultima partita dei mondiali Brasile 2014 per l’Italia contro l’Uruguay.

Confetti variegati, angioletti di pezza e fiocchetti colorati, una tradizione che si trasforma in attività terapeutica

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Pezzettini di stoffa, straccetti ritagliati, palline e perline , fronzoli, pizzi, i nastrini in rafia nei toni delicati di tanti colori regnano ovunque. Ammassi di fili diversi tra di loro, aghi nei puntaspilli, forbicine che mandano segnali alle mani che non possono star ferme. Lavori in cui vengono usati soprattutto materiali di recupero: tessuti, carta, perline, plastica, nastri filati. Infine si passa al cucito creativo, al cartonaggio, alla decorazione, al ricamo e perché no a conferire per esempio al nostro confetto corpo e struttura più belli e più preziosi. Ed ecco a voi un semplice confetto che assume sotto le mani capaci e creative una forma raffinata e gradita. I famosi dolcetti, simbolo di fortuna e prosperità, con una mandorla di Avola dentro, ricoperti di cioccolato bianco o fondente ed associati a vari gusti come limone, arancia, pesca, hanno un’origine molto lontana. Le testimonianze li fanno risalire all’epoca Romana. Anche allora venivano usati per celebrare la nascita e i matrimoni, una tradizone arrivata dall’estremo Oriente. Associati alla bomboniera la cui rinascita si data al XVIII secolo, diventano oggetto da cerimonia. In Italia verso il secolo XV un piatto di ceramica contente dei confetti veniva donato da parte del fidanzato alla futura sposa come segno di fecondità e prosperità per la coppia.

L’abitudine di far realizzare confetti accostati alle bomboniere, fatte rigorosamente a mano dalla nostra artista Giulia, come sono presentati in questo articolo rivelano la loro attualità e sanno incuriosire soprattutto chi è alla ricerca di prodotti particolari.

La fantasia non conosce limiti ed il ricco ventaglio delle bomboniere aumenta. Un confetto avvolto da un panno bianco candido rappresenta una coppia di sposi novelli. Un confetto azzurro associato al maschietto o rosa nel caso della femmina annuncia allegramente a tutti gli invitati il battesimo. Assolutamente indispensabili i nostri confetti anche per molte altre ricorrenze, fest[cml_media_alt id='113158']Janusz - Confetti (3)[/cml_media_alt]e ed eventi importanti. Nulla è lasciato al caso sia per quanto riguarda il colore che il numero dei confetti nella bomboniera, tutto ha un significato: 5 confetti simboleggiano la fertilità, la lunga vita, la salute, la ricchezza, la felicità, 3 confetti si riferiscono alla coppia con il figlio mentre 1 confetto valorizza l’unicità dell’evento. I confetti, menzionati persino nelle opere di grandi scrittori e poeti italiani quali per esempio G. Leopardi, G. Carducci, G. Verga, hanno un loro preciso ruolo anche quando vengono posizionati sulla tavola, spesso contenuti da un cestino.

Il lavoro di Giulia è frutto della passione che sa trasmettere nei suoi lavori che non passano inosservati. Angioletti di pezza, borsette da pane, presine da cucina, accessori, e tanti altri oggetti coloratissimi e bizzarri fatti con varie tecniche di cucito e di lavorazione conquistano gli ospiti. Una tradizione che secondo alcuni sta perdendo importanza ma che in molti ambienti gode tutt’ora di successo.

Grazie all’impegno in tale attività manuale vengono regalati, a persone affette da schizofrenia, con disturbi psichici o di depressione, dei momenti magici e rilassanti. Coloro che partecipano ai laboratori organizzati da Giulia hanno la possibilità di poter comunicare attraverso l’attività creativa. Viene data loro la possibilità di acquisire abilità nuove e sperimentarsi con materiali diversi. Tutto ciò per aiutare la persona malata e darle la possibilità di esprimersi in maniera diversa, cioè attraverso l’esperienza creativa. Spesso queste persone hanno difficoltà relazionali: „e io cerco di fornire loro mezzi di comunicazione relazionali alternativi alla parola”, spiega Giulia. Il laboratorio diventa così quello spazio che facilita l’incontro con gli altri, inoltre partecipare a questi laboratori aiuta a rinforzare l’autonomia e l’autostima.

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Pienza, la città nata dal sogno di un Papa

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Pienza è un’incantevole cittadina della Toscana a circa 50 km da Siena. Grazie al suo bellissimo centro storico rinascimentale è dal 1996 patrimonio mondiale dell’Unesco. La città ha una storia relativamente breve. E’ stata infatti un piccolo borgo, chiamato Corsignano, fino al 1462 anno in cui diventò la realizzazione di un sogno, quello di Enea Silvio Piccolomini di realizzare il prototipo universale di città ideale. Dunque la sua storia è strettamente legata a quella di Piccolomini, nato a Corsignano il 18 Ottobre 1405 e diventato Papa nel 1458 col nome di Pio II. Il progetto di ricostruzione del piccolo borgo fu affidato, dal Papa stesso, al famoso architetto Rossellino che la trasformò in un’incantevole cittadina dalle atmosfere tipicamente medioevali.

Ma chi era Enea Silvio Piccolomini? Letterato, umanista e grande opportunista ebbe una vita molto movimentata che probabilmente oggi potrebbe sembrare poco consona ad un futuro Papa. Ma nel Quattrocento tutto poteva accadere… Enea Silvio fu il primo di 18 figli di Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri. Nel 1385, a causa della sua appartenenza al partito dei nobili, la famiglia Piccolomini, una delle famiglie più importanti di Siena, venne esclusa dalla vita pubblica della città e costretta a ritirarsi nella signoria avita di Corsignano dove versava in difficili con[cml_media_alt id='113151']Morgantetti - Pienza (5)[/cml_media_alt]dizioni economiche vivendo del lavoro nei campi. Sperando di risollevare le sorti familiari e avendo notato nel figlio una spiccata attitudine agli studi, nel 1423 il padre inviò il diciottenne Enea Silvio a Siena a studiare diritto; ma il giovane, anziché seguire le direttive paterne, nei primi anni diede libero sfogo alla sua divorante passione per le lettere classiche. Nonostante questa sua grande passione però dovette alla fine obbedire al padre e dedicarsi agli studi giuridici. A Siena seguì le lezioni di importanti giuristi implicati a vario titolo nella vicenda conciliare che stava allora sconvolgendo la Chiesa occidentale ma il professore che esercitò su di lui il maggior fascino fu Mariano Sozzini, che lo entusiasmò per la vastissima cultura umanistica con cui arricchiva le sue cognizioni di diritto civile. Incontrò anche S. Bernardino da Siena, le cui prediche lo suggestionarono al punto da mettergli in animo l’idea di farsi frate. Fu lo stesso Santo a dissuaderlo, non vedendo in lui alcuna vocazione alla vita contemplativa. Da Siena, passando prima per mezza Italia, in seguito all’incontro con il Cardinale Domenico Capranica che lo aveva assunto come segretario, arrivò a Basilea dove aderì alla corrente scismatica che si opponeva al Papa Eugenio IV diventando consigliere e segretario di Amedeo VIII di Savoia antipapa con il nome di Felice V.

Il destino (o la Provvidenza) è sempre in agguato: il 10 novembre 1444 un esercito di polacchi ed ungheresi fu distrutto dai turchi sulla Varna. Anche per un diplomatico come l’Imperatore Federico III (ed eterno indeciso nella sua equidistanza tra Papa ed antipapa) era necessario prendere una posizione o quanto meno cercare di riunire le forze per non essere spazzati via dalle orde turche. E chi meglio di Enea Silvio era più adatto per ricucire i rapporti con Roma? Piccolomini, che al tempo era il consigliere dell’Imperatore, fu quindi inviato come ambasciatore a Roma.

Giunto a Roma e dimostrando il suo grande intuito, fece pubblica ammenda dei propri errori riuscendo a farsi perdonare da Eugenio IV che però impose una condizione a Federico III: il riconoscimento di se stesso come unico Papa. E latore del messaggio fu Enea Silvio nominato ad hoc segretario apostolico. Nello stesso momento si ritrovò ad essere segretario del Papa, dell’antipapa e dell’Imperatore alla faccia dei Guelfi e Ghibellini. Giunto ormai alla soglia dei quarant’anni il Piccolomini ritenne quindi che fosse arrivato il momento di resistere (o come diceva Lui sopportare) alla castità … ed entrò nella carriera ecclesiastica che rapidamente scalò, tanto che, nel 1458 a 53 anni, salì sul Trono di Pietro con il nome di Pio II. La sua elezione creò grandi aspettative tra gli altri umanisti del tempo, ma vennero, come spesso accade, amaramente delusi: Pio II voleva sì lasciare una traccia indelebile, non per le sue doti umaniste o di devozione, ma solo come persona fisica.

E realizzare la città perfetta, tanto ambita dai Signori e dai più grandi architetti dell’epoca come Leon Battista Alberti o Francesco di Giorgio Martini e splendidamente dipinta nella città ideale di Piero della Francesca, fu il suo viatico per l’immortalità. Del progetto originale del 1459 oggi rimangono molti palazzi quattrocenteschi specie lungo corso Rossellino e piazza Pio II sulla quale si affacciano la Cattedrale rinascimentale, il Palazzo Comunale e il Palazzo Piccolomini, di fianco al Duomo, considerato uno dei primi esempi di architettura rinascimentale.

I lavori durano poco più di tre anni ed il 29 agosto 1462 per la festività di San Giovanni Battista Pio II consacrava la Cattedrale e inaugurava la nuova città di Pienza. Tra un viaggio e l’altro il pontefice era riuscito a concretizzare un sogno incredibile: costruire una città, progettandola secondo la nuova filosofia che vedeva l’uomo al centro dell’universo. L’antico borgo di Corsignano non esisteva più, la città Utopia era sorta e portava il suo nome: Pienza. Ma né Pio II e nè il Rossellino poterono godere a lungo della loro creatura. Legati da uno strano destino morirono entrambi nel 1464 a distanza di solo due mesi l’uno dall’altro. Il Papa ad Ancona dove stava per imbarcarsi per una crociata ed il Rossellino mentre stava pensando ad una nuova città. Oggi, sei secoli più tardi, visitando questa affascinante cittadina, viene naturale ringraziare entrambi. Pienza è circondata da mura, la strada principale è collegata da due entrate. Grazie a ciò è interamente zona pedonale quindi, se si arriva in automobile o in pullman, si deve parcheggiare al di fuori delle mura della città. Lungo la strada principale che porta fino alla piazza più importante, ci sono incantevoli stradine laterali dai nomi accattivanti come Via Bella Fortuna, Via Del Bacio, o Via Dell’Amore. Portano tutte quante alle mura della città da dove si può godere del meraviglioso panorama del manto verde lussureggiante della Val D’Orcia. Dopo la visita ai luoghi e ai monumenti storici della città il visitatore non può lasciare Pienza senza aver assaggiato il suo famoso pecorino. Il Pecorino di Pienza, particolarmente apprezzato già da Lorenzo il Magnifico, è un formaggio a pasta cotta prodotto con latte crudo intero di pecora di razza sarda. Il Pecorino Toscano D.O.P, apprezzato in tutto il nostro paese, rappresenta una delle eccellenze italiane.

Casarecce siciliane in crema di pistacchi e salmone

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Ingredienti:

(per 4 persone)

  • 400 g casarecce siciliane
  • 80 grammi di pistacchi sgusciati
  • 150 g di salmone affumicato
  • 300 ml di panna da cucina
  • aglio
  • mezzo bicchiere di vino bianco secco
  • prezzemolo

Procedimento:

Lessare per 3 minuti i pistacchi in acqua non salata, scolarli e aggiungere la panna, un pizzico di sale, pepe e 2 cucchiai d’olio extravergine. Con un mixer a immersione frullare il tutto fino ad ottenere un composto liscio e uniforme.

Tagliare il salmone a listarelle, o se preferite a cubetti, e in una padella con 1 spicchio d’aglio tritato saltarlo per un paio di minuti, aggiungere il vino e far evaporare. Quando il vino sarà completamente evaporato aggiungere la crema di pistacchi e cuocere a fuoco bassissimo per 10 minuti, mescolando spesso. Se la crema dovesse restringersi troppo, aggiungere un po’ di panna. Cuocere le casarecce in abbondante acqua salata e poi saltarle in padella con la crema. Servite immediatamente con una spolverata di prezzemolo.

Buon appettito!

Alberto Amati: italiano di nascita, polacco per scelta

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Amati è arrivato in Polonia 4 anni fa e si è subito acclimatato! La passione per la musica l’ha scoperta quando seguiva lezioni di pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi a Ravenna. Intanto affinava le sue capacità vocali sotto l’occhio del Maestro Franco Segurini.

Alberto, quando hai cominciato a cantare e cosa ti ha spinto?

Eh bè, ho cominciato a cantare nel 1992. Mia sorella ha partecipato a un concorso canoro, allora anche io ho voluto mettere alla prova le mie capacità. Nel 1995 ho cominciato una collaborazione con Vellmania Recording Studio e partecipavo ai diversi concorsi canori e festival tra cui lo Stalattite d’oro, e il Festival dell’Unità. Mi sono esibito anche alla TV italiana: Tele San Marino, Video Regione, Rete 1 Faenza.

Ed in Polonia quale repertorio presenti?

Ho un repertorio molto vasto. Sto interpretando canzoni a partire dagli anni 50, fino ad arrivare a canzoni contemporanee. Canto sia in italiano che in inglese. Principalmente sono dei brani che i polacchi conoscono bene e gli piacciono. Sto partecipando a diversi festival della musica, agli eventi, e alle serate italiane, ma canto anche in contesti privati, per esempio ai matrimoni. Il repertorio che sto facendo contiene i canzoni di successo di Celentano, Drupi, Ricchi ePoveri, Modugno, Ramazzotti, Zucchero etc.

Quale musica ascolti di solito? Hai dei tuoi artisti preferiti da cui trai ispirazione?

Si certamente! I miei artisti italiani preferiti sono: Mario Biondi, Francesco Renga, Raffaele Gualazzi, Simona Molinari. Tra gli artisti stranieri mi piace molto Michael Bublé. Invece un musicista polacco che mi sta decisamente ispirando è Piotr Sa?ata.

Cosa ti piace della Polonia?

Della Polonia mi piace molto che i negozi restino aperti molto a lungo e  che non c’è la siesta. Nella mia città in Italia non riesci a comprare niente dopo le 21, e invece qui i negozi sono aperti anche 24h. Un’altra cosa che mi piace molto è il comportamento che hanno i polacchi sulle strade. Qui la gente guida molto bene, rispetta il codice stradale, in Italia sulla strada ti senti come in una giungla, nessuno rispetta le regole. Penso anche che ci sia meno burocrazia in Polonia, e forse per questo funziona meglio di quella italiana, e si perde meno tempo nelle file degli uffici per fare affari.

La cucina polacca ti ha convinto? Hai qualche piatto preferito?

Naturalmente mi piace la nostra cucina italiana, ma mi piacciono anche alcuni piatti tipici polacchi come i pierogi, ?urek, barszcz z uszkami.

Cosa non ti piace della Polonia?

Decisamente non mi piace quando vengono aggiunte alla pizza le salse pronte tipo ketchup o maionese! La pizza polacca non è uguale alla pizza vera…

Osservo anche le differenze culturali, in genere gli italiani sono piu aperti e disponibili a fare nuove conoscenze, qui è diverso.

Sei d’accordo con gli stereotipi che riguardano i polacchi? Prima di arrivare in Polonia ne hai sentiti tanti?

Non credo negli stereotipi, e non ne ho sentito nessuno sui polacchi.

Alberto, quali sono i tuoi piani per il futuro?

Ovviamente vorrei fare più concerti, sogno anche di poter cantare a Varsavia. Prossimamente, il 9 luglio, canterò all’evento “W?oskie Lato” a Bydgoszcz. Penso anche di partecipare al XII Festival internazionale della canzone italiana “La Scarpa Italiana” a Wyrzysk.

Allora non mi rimane altro che augurarti una buona carriera di un musicista in Polonia!  Grazie mille per la intervista!

Grazie a voi!