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Dall’autostop al carpooling, avventura o pericolo?

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Magdalena Radziszewska

Finalmente è arrivata, lungamente attesa da tutti, l’estate! Strade immerse nella luce del sole, il cielo azzurro e la bava del vento fanno venir voglia di vivere e…viaggiare. L’estate è la stagione in cui normalmente viaggiamo di più. In montagna o al mare, in un paese esotico o in qualche lago non lontano dalla città, non importa dove. L’importante è la possibilità di staccare dalla vita quotidiana, dimenticando i problemi quotidiani e cambiando ambiente. Come ha scritto il poeta Kazimierz Wierzy?ski “Solo il mondo visto viaggiando vale qualcosa” (Tylko ?wiat przew?drowany jest co? wart). I viaggi istruiscono l’uomo, ampiano i suoi orizzonti e gli fanno vedere il mondo in un altro modo, si capisce tutto più chiaramente di quello che ci circonda. Per qualcuno viaggiare significa soprattutto conoscere altri popoli con le loro diverse abitudini, modo di vivere e cultura. Sono proprio i contatti con altre realtà a cambiare la nostra concezione del mondo, mentre noi stessi diventiamo molto più ricchi d’esperienza.

Ma ognuno ha il suo modo di viaggiare. Tutto dipende dalle nostre propensioni e dal carattere del viaggio che vogliamo compiere. Si dice anche che spesso a fare di un viaggio un’avventura indimenticabile possa contribuire la scelta di farlo in…autostop. Un modo di spostarsi vecchio come il mondo, da alcuni visto però come un sistema discutibile e pericoloso. Qual’è la verità?

Fino a trenta, quaranta anni fa in Polonia viaggiare facendo autostop era la norma, molte persone sceglievano quel modo di muoversi viste la pessime condizioni delle strade in quel tempo. E il fatto che avere una macchina fosse un lusso unito alla rarità con cui passavano i bus interurbani stimolavano la scelta dell’autostop. I giovani si mettevano lo zaino in spalla e aspettavano sul ciglio della strada, esponendo un cartello con la destinazione desiderata, e bastava questo per trovare facilmente un passaggio. Quelli che viaggiavano facendo autostop avevano anche dei “libretti d’autostoppista”, un tipo d’assicurazione che aveva anche dei talloncini che gli autostoppisti davano agli automobilisti nelle varie tappe del viaggio, e che poi gli automobilisti mandavano al centro turistico PTTK, dove venivano sorteggiati dei premi. Era un tipo di competizione tra autostoppisti ed in più, i libretti dopo tanti anni sicuramente diventavano degli ottimi souvenir. Gli autombilisti aiutavano gli autostoppisti molto volentieri. Di solito erano persone simpatiche, affamate di avventure vacanziere. Purtroppo, molto è cambiato da quei tempi. Al giorno d’oggi, con un alto grado di delinquenza non abbiamo fiducia nella gente e l’idea di viaggiare in macchina con uno sconosciuto fa rizzare i capelli! Nonostante tutto ci sono sempre però ancora molte persone che viaggiano con l’autostop e lo considerano un’avventura molto interessante che rende i loro viaggi indimenticabili. Su internet si possono trovare dei portali per autostoppisti in cui si cercano compagni di viaggio, ci si scambiano ricordi o si danno consigli utili a chi non è ancora esperto.

Ma tutto in questo mondo si evolve, anche viaggiare facendo autostop. È nato anzi un nuovo fenomeno: il carpooling, detto anche e-autostop. E ci sono specifici portali internet che si occupano dell’organizzazione di trasporti collettivi con una viva attenzione alla tutela dell’ambiente e nell’occasione di risparmiare i soldi sia dei viaggiatori che degli automobilisti. Uno di tali portali è carpooling.com. È la più grande piattaforma in Europa che rende possibile per automobilisti e viaggiatori progettare un trasporto collettivo. Chi vuole compiere un viaggio in questo modo si registra sul portale e lì può trovare delle persone che si recano nella stessa direzione. L’idea di questa iniziativa è soprattutto limitare l’emisione del CO2 nell’atmosfera, e nello stesso tempo promuovere trasporti collettivi come confortevole maniera di viaggiare che dà la possibilità di diminuire le spese e di stringere amicizie interessanti. Il carpooling è quindi un esempio di una nuova forma di viaggiare facendo autostop. Il rischio collegato con viaggiare in questo modo è più basso, visto che non si sale in una macchina qualsiasi, con persone totalmente sconosciute, ma si viaggia con qualcuno con cui si è già stabilito un contatto online.

Il portale carpooling.com possiede già otto versioni in altrettanti paesi, tra cui la Polonia (www.carpooling.pl) e l’Italia ( www.carpooling.it). Pronti a partire?

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Cosa hanno in comune Stevie Wonder, Celine Dion e Tina Turner?

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Matteo Mazzucca

autore: Matteo Mazzucca

Speech Level Singing significa “cantare come parlare”. È una tecnica che consente di cantare in modo rilassato e naturale lungo tutta l’estensione vocale, rimanendo in perfetto equilibrio tra i registri vocali, senza dannose tensioni muscolari, senza “break” vocali.

Ho conosciuto la tecnica Speech Level Singing quando mi è capitato tra le mani un libro di canto scritto da Seth Riggs, il vocal coach più famoso negli USA.

La storia di Seth Riggs è incredibile ed affascinante: partendo da studi sul Belcanto italiano, Seth ha ideato una tecnica di canto innovativa ed eccezionale, adatta ad ogni stile di canto: lo “Speech Level Singing”. Seth Riggs ha insegnato questa tecnica a grandi stelle come Stevie Wonder, Michael Jackson, Ray Charles, Celine Dion e Tina Turner, aiutandole a raggiungere un enorme successo.

Dopo una breve ricerca su internet, ho scoperto che Seth Riggs ed i suoi collaboratori hanno creato una scuola internazionale per insegnanti di canto, volta a formare istruttori certificati del metodo Speech Level Singing.

Incuriosito e desideroso di apprendere la tecnica delle star, ho deciso di studiare gli insegnamenti del vocal coach americano, iscrivendomi al corso istruttori che si tiene periodicamente in Irlanda. Ho così incontrato i più grandi vocal coach del mondo, sono diventato insegnante certificato del metodo di Seth Riggs ed attualmente insegno questo metodo a Varsavia con grande passione.

Lo Speech Level Singing è una moderna evoluzione del Belcanto italiano. Seth Riggs è stato infatti allievo del grande tenore italiano Tito Schipa. Gli stessi principi belcantistici sono rimasti intatti e sono stati sfruttati dalle più grandi star della musica moderna. Tito Schipa ha detto del canto: “Si canta come si parla, aggiungendo alla parola la melodia.”

Questa tecnica innovativa sta avendo molto successo in Polonia. Nel mio studio di Varsavia incontro ogni giorno giovani aspiranti cantanti. Inizialmente si avvicinano allo studio del canto con timidezza, ma grazie all’efficacia del metodo ormai diffuso in tutto il mondo, acquistano velocemente la tecnica e la sicurezza dei cantanti esperti.

E’ questo per me un motivo di grande soddisfazione, che mi stimola a continuare lo studio ed il perfezionamento del metodo Speech Level Singing. Oltre che a Varsavia, insegno il metodo anche su internet in video-conferenza a studenti e studentesse di tutta la Polonia e di altri Paesi.

Organizzo periodicamente alcuni incontri gratuiti finalizzati a valutare le potenzialità vocali di ogni studente. Mi piace dialogare con i miei allievi sulle tematiche legate al canto attraverso il mio profilo su Facebook.

www.lekcje-spiewu.com  www.lezionidicanto.net

Matteo Mazzucca
Matteo Mazzucca

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Trendy Warsaw, Ewa Solonia: „Polscy mężczyźni muszą zmienić look”

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Dziennikarka, bloggerka, ale przede wszystkim bohaterka warszawskiego życia underground, Ewa Solonia zasila szeregi „Trendy Warszawy” , czyli tego wibrującego, nieprzewidywalnego świata niespokojnych warszawian oddanych najróżniejszym sztukom i pasjom. Rozproszona społeczność, która wciąż się powiększa i ożywia noce nad Wisłą na trasie pomiędzy placem Zbawiciela a Soho Factory, zaglądając do tysięcy galerii sztuki i setek alternatywnych sklepów modowych, które zaczynają charakteryzować to miasto jako jeden z najbardziej “cool” przystanków w Europie.

Dla Ewy Solonii początek przygody z modą ma włoskie korzenie, prawda?

Odkąd byłam małą dziewczynką moja ciocia wysyłała mi ciuchy z Włoch, co zdecydowanie bardzo na mnie wpłynęło, na tyle, że z biegiem lat nauczyłam się kochać i eksperymentować z połączeniami i związkami stylów, kolorów, tkanin. Nadal pamiętam mój pierwszy autentyczny look ze stretchowymi spodniami z lycry i paznokciami pomalowanymi białym lakierem, czułam się jak królowa mody. Ale pasja do poszukiwania i eksperymentowania prowadzi nieuchronnie do ryzyka i przesady, tak jak wtedy kiedy mając 13 lat zaprezentowałam się na urodzinach przyjaciela ubrana jak bohaterka clipu Michaela Jacksona „ Dirty Diana” . W końcu musiałam poprosić mamę, żeby przywiozła mi parę normalnych jeansów…

Kiedy zaczęłaś projektować własne ciuchy?

W miarę tego jak rosłam, zamawiałam u mamy ciuchy, które ja projektowałam, a ona szyła. Wciąż pamiętam lniane koszulki z narysowanymi rycerzami z XV wieku lub t-shirt zainspirowany szpitalem psychiatrycznym. Jednak moją pierwszą prawdziwą kolekcję zaprojektowałam po tym jak zdobyłam dyplom.

Co jest elementem charakterystycznym twojego stylu?

Znakiem szczególnym moich ubrań są często malowane elementy dekoracyjne. Moją filozofią jest myśl, że ciuchy powinny łączyć modę i sztukę w bardziej dosłowny sposób, ponieważ dla mnie moda jest sztuką. I dlatego sprzedaję moje dzieła, bez rozróżniania, zarówno w galeriach jak i na targach mody.

Mocny styl do zaproponowania Warszawie, która wydaje się chętnie przyjmować artystyczne bodźce.

Wydaje się, że Warszawa ma ambicje, aby doścignąć Mediolan i inne europejskie stolice w dziedzinie mody. Tutaj utwierdza się styl mocno awangardowy, powiedzmy bardziej look Bjork, niż Madonny. Warszawianie lubią pokazywać się jako oryginalni i eklektyczni i ma tu miejsce ciągły rozkwit projektantów, a wydarzenia poświęcone modzie robią furorę.

Teraz przedstawiłaś nową linię zadedykowaną przede wszystkim mężczyznom, dlaczego?

Moja kolekcja nazywa się „Polski len” i ma za zadanie gloryfikować prostotę i praktyczność wzbogacając ją ekstrawaganckimi elementami. Wyobrażam sobie polskich mężczyzn, którzy uwielbiają komfort i cieszą się wakacjami. W ten sposób moje ciuchy są dostosowane do chwil relaksu, czy to na plaży, w górach, na kempingu, czy na rowerze. Użyłam naturalnych i przewiewnych tkanin, które w Polsce często są niedoceniane. Powiedzmy, że skupiam się na mężczyznach, ponieważ kobiety zawsze były w stanie dobrze się ubrać. Czuję natomiast potrzebę przyczynienia się do polepszenia looku polskiego mężczyzny, który naprawdę tego potrzebuje! W tym zakresie polscy mężczyźni powinni bardziej podpatrywać wygląd mężczyzn we Włoszech.

Aby uzyskać informacje na temat kolekcji Ewy Solonii:

www.facebook.com/SoloniaCity

mail: solonia@tlen.pl

www.soloniacity.blogspot.com

 

Avvocati italiani a Varsavia

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Kancelaria Adwokacka Adwokat Joanna Lesiewska tel. +48.607.540.004 sito www.giuristi.pl  02-309 Warszawa ul. S?upecka 7/7

AL.MA Services Sp. z o.o. tel. +48.519.670.286 sito www.almaservices.eu 00-179 Warszawa Niska 3/81 Avv. Alfio Mancani

KPMG – Kancelaria Prawna D. Dobkowski Sp. k. tel. +48.22.528.17.10  sito www.kpmg.pl 00-867 Warszawa ul. Ch?odna 51 – Andrea De Gaspari

DMP Attorneys at Law R. Lewandowski Kancelaria Prawna Sp. k.   tel. +48.22.630.85.67 sito www.derra.eu   00-680 Warszawa Poznañska 2/4/4

Kancelaria Prawa Gospodarczego i Podatkowego Radca prawny Czes?aw Sadkowski   tel. +48.22.100.13.14 sito www.kpgip.pl  00-090 Warszawa Al. Solidarno?ci 75/26  Avv. Barbara Turchi

Privitera Grabowska. Kancelarie Radców Prawnych tel. +48.22.631.03.60 sito www.privitera-grabowska.pl   01-015 Warszawa Skwer Ks. Kard. St. Wyszy?skiego 5 2U

Smoktunowicz&Falandysz  tel. +48.22.826.44.99 sito www.smok.pl   00-029 Warszawa ul. Nowy ?wiat 39

Studio prawne tel. +48.22.394.05.68 sito www.studioprawne.pl   00-137 Warszawa ul. Elektoralna 21 48 – Pawe? Surma

 

In questo elenco riportiamo l’elenco degli Studi Legali iscritti all’Annuario delle Aziende Italiane in Polonia 2012, edita da Comunicazione Polska.

Volontariato, piacere o obbligo?

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Julia Szaw?owska

Le occasioni di fare volantariato a breve termine all’estero non suscitano grande interesse tra chi progetta le sue vacanze. La mancanza di prospettiva di riposo a fronte del lavoro continuo, non è molto invitante. Ma il lavoro fatto come volontariato lascerà ricordi indelebili?

Tre anni fa, mi sono lasciata convincere da una opportunità di far volontariato in Inghilterra per aiutare, con l’organizzazione di One World Summer Festival, un festival che diffonde uno stile di vita sano. Devo ammettere che questa esperienza è stata una delle più interessanti della mia vita. Recentemente ho deciso di andare in Spagna, dove ho trascorso due settimane, vivendo in un castello medievale e aiutando nei lavori archeologici. Un’altra esperienza eccezionale, nonostante il caldo e la stanchezza. Molte persone non si rendono conto che tali viaggi possono essere un’eccellente opportunità per conoscere le diverse culture e stringere amicizie profonde, che spesso durano per tutta la vita. Ma come trovare l’occasione di volontariato adatta a ciascuno di noi? Basta cercare sui siti web specializzati, come per esempio www.workcamps.pl oppure www.projects-abroad.pl. Vale la pena di cominciare la ricerca dei progetti qualche mese prima, perché i posti sono pochi, e il numero di interessati è sempre in aumento.

 

Toto Cutugno e I Ricchi e Poveri a Varsavia

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Matteo Mazzucca

Lo scorso 26 maggio Toto Cutugno e I Ricchi e Poveri si sono esibiti a Varsavia nel concerto “I Love Italia”. Dopo il grande successo della prima edizione del concerto tenutasi a ?odz, le star della musica italiana si sono ritrovate di nuovo a Varsavia per un evento unico: più di due ore di concerto dal vivo. Il pubblico ha avuto la possibilità di ascoltare i più grandi successi di Toto Cutugno e de I Ricchi e Poveri, brani indimenticabili come “L’italiano”, “Solo noi”, “Mamma Maria” e “Acapulco”, che toccano le corde nascoste dell’anima e provocano grandi emozioni e ricordi.

Toto Cutugno è uno dei cantautori italiani più famosi al mondo. Durante la sua lunga carriera, ha vinto il festival di Sanremo e l’Eurovision. Ha scritto brani di enorme successo per star come Adriano Celentano e Joe Dessin. Ha inoltre duettato con Ray Charles. Le sue canzoni sono molto conosciute e cantate in tutto il mondo.

I Ricchi e Poveri sono tra gli artisti italiani con il maggior numero di dischi venduti nel mondo, con più di 20 milioni di copie. Hanno vinto il festival di Sanremo con la canzone “Se m’innamoro”.  Nel 2008 hanno festeggiato i loro 40 anni di carriera artistica.

Il concerto “I Love Italia” si è svolto presso il palazzetto dello sport di Torwar. La struttura è in grado di ospitare fino a 8.000 spettatori. Sul palco di Torwar si sono esibite in passato star di fama internazionale come: Depeche Mode, Pearl Jam, Rihanna, REM, Oasis, 50 cent, Lenny Kravitz e Alicia Keys.

Polin – tu pozostań…

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Barbara Monka

Z Jagną Koftą, przewodniczką i edukatorką Muzeum Historii Żydów Polskich, rozmawia Barbara Monka.

BM: Droga do otwarcia Muzeum Historii Żydów Polskich nie była krótka ani prosta. Idea jego powstania pojawiła się w 1993 roku, dokładnie dwadzieścia lat temu, w Stowarzyszeniu Żydowski Instytut Historyczny w Warszawie. Dwa lata później zapadła decyzja o jego budowie. Gdy pisałam o MHŻP w 2001 roku (The Warsaw Voice, November 11, 2001 No 45(681)) architektem Muzeum miał być Frank Gehry i wydawało się, że zostanie otwarte wkrótce… Tymczasem wmurowanie aktu erekcyjnego nastąpiło dopiero w 2007 roku, a otwarcie budynku zaprojektowanego przez Rainera Mahlamäki w kwietniu bieżącego roku. W Muzeum nie ma jeszcze wystaw, a przewodnicy i tak mają pełne ręce roboty. Kto odwiedza to muzeum?

JK: Muzeum Historii Żydów Polskich odwiedzane jest przez turystów indywidualnych oraz grupy zorganizowane, między innymi szkolne – z Polski i innych krajów. Nasza oferta edukacyjna skierowana jest do dzieci, młodzieży i dorosłych. Prowadzone są wycieczki oraz warsztaty edukacyjne. Dla nas, pracowników Muzeum, bardzo ważne jest to, że odwiedzają nas również mieszkańcy Muranowa, nasi sąsiedzi. Miejsce, w którym się znajdujemy ma duże znaczenie. Przy wejściu do Muzeum wisi mezuza, zrobiona z autentycznej cegły wydobytej z miejsca, gdzie krzyżowały się nieistniejące już ulice przedwojennej Warszawy -Nalewki i Gęsia.

BM: Odwiedzając Muzeum trudno nie myśleć o tych, którzy zginęli… Muzeum znajduje się vis-a-vis Pomnika Bohaterów Getta.

JK:. Zza oszklonych ścian Muzeum widać Pomnik, który zbudowano w 1948 roku, obok znajduje pierwszy pomnik Powstańców z 1946, przypominający właz do kanału. MHŻP stanowi niejako trzeci pomnik. Konstrukcja budynku na zewnątrz wydaje się spokojna, wewnątrz jest dynamiczna. W jego konstrukcji można odczytać wiele symboli. Samo wejście wielu osobom przypomina hebrajską literę taw ת, a imponujący hol główny, strukturą i kolorem – Pustynię Judejską lub niektórym – Morze Czerwone. Cały budynek pokryty jest szkłem z napisami – możemy przeczytać słowo Polin, które po hebrajsku oznacza Polskę, a jednocześnie, w dosłownym tłumaczeniu „tu pozostań”. Istnieje legenda, że gdy tysiąc lat temu pierwsi Żydzi, którzy dotarli do Polski usłyszeli to słowo, uznali je za znak od Boga i postanowili się osiedlić.

BM: I osiedlili się, dzięki czemu Muzeum może teraz przedstawić ich historię. W odróżnieniu od wielu „żydowskich muzeów” na świecie, to nie jest muzeum Holokaustu, lecz muzeum historii Żydów, którzy mieszkali tu od tysiąca lat. Ale co zrobić, by tak właśnie zaistniało świadomości ludzi?

JK: Nie bez przyczyny muzeum ma tak długa nazwę – Muzeum Historii Żydów Polskich… To nie jest Muzeum Holokaustu, choć oczywiście nie zostanie to pominięte. Wystawa Główna będzie składała się z ośmiu galerii, na powierzchni ponad 4000 metrów kwadratowych, zwiedzający zamiast eksponatów zobaczą interaktywną opowieść o historii, kulturze i religii żydowskiej opartą na licznych materiałach źródłowych. Zostanie ona opowiedziana w ośmiu galeriach: Las, Pierwsze Spotkania (średniowiecze), Paradisus Iudaeorum (XV–XVI wiek), Miasteczko (XVII–XVIII wiek), Wyzwania Nowoczesności (XIX wiek), II Rzeczpospolita, Zagłada, Powojnie. Symbolicznym zakończeniem Wystawy ma być galeria o charakterze czasowym – Dziedzictwo. Ale MHŻP to nie tylko wystawy, ale też warsztaty, spacery edukacyjne, szkolenia oraz spektakle i koncerty. Liczymy, że Muzeum stanie się miejscem nie tylko umożliwiającym poznanie historii polskich Żydów, ale też polem dialogu i spotkań międzykulturowych.

BM: A kiedy ta wystawa zostanie otwarta?

JK: W przyszłym roku, ale wcześniej będą już wystawy czasowe. Pierwsza „Listy do tych, co daleko”, została otwarta 18 maja, w pierwszą w historii tego budynku Noc Muzeów. Tylko tej nocy odwiedziło nas niemal 6000 tysięcy osób. Stały one w długich kolejkach, by wejść do Muzeum.

Lingue, letterature e culture in traduzione

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Il 26 e 27 aprile 2013 a Varsavia si è tenuta la conferenza VISTO DALL’ALTRA PARTE: LINGUE, LETTERATURE, CULTURE IN TRADUZIONE organizzata dall’Istituto di Linguistica e Culturologia Antropocentrica – Facoltà di Linguistica Applicata presso l’Università di Varsavia, dedicata all’ampia tematica legata alla traduzione, didattica e formazione di traduttori. Il Convegno è stato aperto dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dott.ssa Paola Ciccolella.

Nel suo breve discorso inaugurale, l’Ambasciatore della Repubblica d’Italia in Polonia, Riccardo Guariglia, ha sottolineato l’importanza della qualità delle traduzioni di opere italiane in Polonia ed il bisogno di mettere in risalto gli stretti rapporti e legami tra le due nazioni, di una tradizione secolare. Queste relazioni trovano le loro testimonianze anche nell’ambito della letteratura e della cultura. In primo luogo, per dare il via alle deliberazioni, è intervenuto il Preside della Facoltà di Linguistica Applicata, prof. Krzysztof Hejwowski.

Nelle dodici sessioni plenarie aperte al pubblico hanno partecipato più di 40 relatori provenienti da circa 20 università di tutta Europa. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare lezioni sulla traduzione e sulle strategie di traslazione ed interpretariato, nonché vedere degli esempi di traduzione letteraria, conoscere le tecniche e le metodologie della didattica e della traduzione e toccare varie questioni incentrate sugli aspetti linguistici della traduzione. La protagonista del convegno è stata la lingua italiana ma non sono mancate relazioni in lingua inglese, dedicate ai problemi linguistici e letterari.

Gli organizzatori ed i partecipanti, molto soddisfatti dei risultati, hanno constatato un enorme potenziale di ricerca e di didattica di tali iniziative e, dato il grande interesse per la conferenza, stanno già pianificando futuri incontri.

Prawdziwy przepis na Carbonarę!

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Prawdziwy przepis na Carbonarę!

Ten artykuł jest zadedykowany jednemu z najsławniejszych dań włoskiej kuchni, jej prawdziwej ikonie i absolutnemu symbolowi Włoch, lecz może przede wszystkim daniu najbardziej zmienianemu, nieudolnie naśladowanemu, czasem nawet do granic obrazy narodu włoskiego, tj. CARBONARZE.

Pochodzenie tej potrawy nie jest do końca jasne, gdyż istnieje wiele hipotez na temat jej powstania. Ta najbardziej wiarygodna prowadzi nas do Lacjum, jednak niektóre szczegóły techniczne jej przygotowania prawie na pewno można przypisać tradycji pochodzącej z Neapolu. Ciekawym włoskiej kuchni przedstawiam kilka najbardziej utwierdzonych hipotez na temat pochodzenia tej potrawy.

Karbonariusze z Apeninów

Mówi się, ze pochodzenie terminu wywodzi się od typowego dania karbonariuszy, z racji na łatwą dostępność i przechowywanie składników, typowych dla okolicy. Carbonara miałaby w tym przypadku być wariantem potrawy nazywanej „ser i jaja”, pochodzącej z Abruzji i Lacjum, którą karbonariusze zwykli byli nosić ze sobą po wstępnym gotowaniu, nawet dzień wcześniej, i jeść zimną za pomocą rąk. Ważne jest, aby podkreślić jak czarny pieprz, przypominający pył węglowy, będący z pewnością fundamentalnym elementem przepisu, prowadzi nas do Apeninów regionu Lacjum.

Hipoteza angloamerykańska

Carbonara nie jest cytowana w rzymskiej książce kucharskiej opublikowanej w 1930 r. Danie zostało zarejestrowane po raz pierwszy zaraz po drugiej wojnie światowej we Włoszech, czyli po wyzwoleniu Rzymu w 1944 r., kiedy to na rynek dotarł bekon przywieziony przez angloamerykańskie oddziały. Według tej wersji wydaje się, że podczas wojny amerykańscy żołnierze stacjonujący we Włoszech mieszali ze sobą bliskie ich kulturze składniki z tymi łatwo dostępnymi, tj. jajkami, boczkiem i makaronem spaghetti, poddając w ten sposób pomysł włoskim kucharzom na prawdziwy przepis, który rozwinął się w późniejszych latach. Na korzyść tej historii działa także fakt, że nie istnieją wpisy o przepisie w dokumentach sporządzonych przed 1944 r.

Hipoteza neapolitańska (jak dla mnie najbardziej wiarygodna)

Inna hipoteza przypisałaby pochodzenie Carbonary kuchni Neapolu, jedynej wśród kuchni regionalnych Włoch, która używa do przyprawiania niektórych potraw techniki i składników identycznych z tymi Cabonary. Chodzi tu o dodawanie, po ugotowaniu makaronu, jednego rozbitego jajka, sera i dużej ilości czarnego pieprzu, a następnie o użycie techniki kulinarnej zwanej „mantecatura”. Ta technika opisywana w kilku książkach kucharskich starożytnych i nowoczesnych, jest wciąż powszechnie znana w kuchni neapolitańskiej i stosowana podczas przygotowania wielu tradycyjnych przepisów na makaron lub mięso.

Jednak pozostawiając z boku pogawędki, poniżej przedstawiam wam „oryginalny” przepis, który powinien służyć jako wskazówka do przygotowania Carbonary tak jak należy, czyli bez śmietany!

Składniki na 4 osoby

400 gram makaronu pszennego durum (spaghetti lub maccheroni)

150 gram guanciale (Ten składnik jest trudno dostępny w Polsce, dlatego może być zastąpiony wędzonym boczkiem, jednak puryści uznają to za haniebny akt.)

Oliwa extra vergine

4 żółtka (Polecam dbanie o siebie i użycie jaj BIO)

100 gram sera pecorino (jeśli go nie macie, możecie użyć parmezanu, który jest tolerowany przez purystów ale jednocześnie przez nich odradzany)

Świeżo zmielony czarny pieprz

Jak widzicie składniki i przepis są bardzo proste, lecz niestety Carbonara jest często źle imitowana na całym świecie, z tego powodu podkreślam kategorycznie: NIE WOLNO UŻYWAĆ ŚMIETANY.

Przygotowanie: Kroimy guanciale (lub boczek) w paski i smażymy go na patelni z jedną łyżką oliwy aż do momentu kiedy zacznie być chrupiący. Zdejmujemy patelnię z gazu. W międzyczasie wrzucamy makaron do wrzącej wody i gotujemy aż będzie al dente, zachowując trochę wody z gotowania. Następnie wrzucamy makaron na patelnię z boczkiem i odstawiamy, aby nabrał aromatu. Przełożyć gorący makaron do miski, dodać żółtka i tarty ser, natychmiast energicznie wymieszać bo inaczej jajka zamienią się w jajecznicę. W przypadku gdy Carbonara jest zbyt sucha, ale lepiej zawsze to robić, możemy dodać trochę „wody z gotowania”, która powiąże sos dając mu kremowego tonu.

Dodajemy mielonego czarnego pieprzu według uznania i smacznego!

Radzimy (obowiązkowo) popijać kieliszkiem czerwonego wina (najlepiej z latyńskich wzgórz).

La vera ricetta della Carbonara!

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La vera ricetta della Carbonara!

Stiamo parlando di uno dei piatti più famosi della cucina italiana, una vera icona, una bandiera assoluta del Bel Paese, ma anche forse il piatto più massacrato, goffamente imitato e a volte stravolto ai limiti dell’offesa alla nazione: LA CARBONARA.

Le origini di questo piatto sono incerte, esistono diverse ipotesi, la più accreditata delle quali riconduce ad una origine laziale, tuttavia alcune particolarità tecniche nella sua preparazione sono quasi sicuramente riconducibili ad una genesi napoletana della ricetta. Per gli appassionati di cucina italiana ecco le ipotesi più accreditate riguardo la sua origine.

I Carbonari Appenninici

Si racconta che la provenienza del termine, arrivi da un piatto tipico dei carbonari, per la facile reperibilità e conservazione degli ingredienti, tipici della zona. La carbonara sarebbe in questo caso quindi l’evoluzione del piatto detto, cacio e ova, di origini laziali e abruzzesi, che i carbonari usavano portare con loro precotti anche il giorno prima e consumati di solito freddi, con il solo utilizzo delle mani. È importante ricordare come il pepe nero, elemento fondamentale della ricetta, ricordi la polvere del carbone che ci riconduce appunto all’Appennino Laziale.

Ipotesi Angloamericana

La carbonara non viene mai citata nel manuale di cucina romana, pubblicato nel 1930. Il piatto è stato registrato per la prima volta nel periodo immediatamente successivo alla seconda Guerra mondiale , subito dopo la liberazione di Roma nel 1944, quando nei mercatini arrivò il bacon portato dalle truppe angloamericane. Secondo questa versione, sembrerebbe che durante la guerra , i soldati americani in Italia, mescolavano gli ingredienti a loro più familiari e che riuscivano a reperire più facilmente, e cioè uova, pancetta e spaghetti, dando cosi l’idea ai nostri cuochi per la ricetta vera e propria che si sarebbe sviluppata solo più tardi. A favore di questa storia resta il fatto che non esistono tracce documentate con certezza della ricetta prima del 1944.

Ipotesi Napoletana (secondo me la più accreditata)

Un’altra ipotesi ricondurrebbe l’origine della Carbonara alla cucina napoletana unica tra le cucine regionali italiane che usa per condire alcune pietanze tecnica e ingredienti identici a quelli della carbonara. Che consiste nell’aggiunta dopo la cottura di uno sbattuto di uova, formaggio, e abbondante pepe nero con una successiva rapida mantecatura. Questa tecnica, riportata in diversi ricettari antichi e moderni, è tutt’oggi molto diffusa nella cucina napoletana e viene adottata nella preparazione di numerose ricette tradizionali di pasta o carne.

Comunque lasciando perdere le chiacchere, qui di seguito la ricetta considerata “originale” e che dovrebbe servire da indicazione per preparare una Carbonara come si deve, ovvero senza panna!

Ingredienti per 4 persone

Pasta di grano duro (spaghetti o maccheroni) 400 grammi

Guanciale 150 grammi, questo ingrediente difficile da trovare in Polonia può essere sostituito dalla pancetta affumicata, ma i puristi lo considereranno un atto abominevole.

Olio extra vergine di oliva.

4 rossi d’uovo (mi raccomando vogliamoci bene solo uova BIO).

100 grammi di pecorino (se non lo avete potete usare del parmigiano, tollerato ma sconsigliato dai puristi).

Pepe nero macinato fresco.

Come vedete ingredienti e ricetta sono semplici ma purtroppo la carbonara è male imitata in tutto il mondo, per questo sottolineo rigorosamente: VIETATO USARE LA PANNA.

Preparazione: tagliamo il guanciale (o la pancetta) a listarelle e mettiamolo a soffriggere in padella con l’olio d’oliva quando diventa croccante togliamo dal fuoco. Nel frattempo mettiamo a cuocere la pasta che scoleremo al dente, tenendo da parte un po’ d’acqua di cottura, poi facciamo saltare la pasta in padella con il guanciale per insaporirla. Versiamo la pasta in una terrina calda e aggiungiamo i rossi d’uovo ed il pecorino grattugiato, mescolate subito energicamente o l’uovo diventerà strapazzato, nel caso fosse troppo asciutta, ma meglio farlo sempre, aggiungiamo un po’ di acqua di cottura che legherà la salsa dandole cremosità.

Aggiungiamo pepe nero macinato a volontà e buon appetito!

Consigliato (obbligatorio) un buon bicchiere di vino rosso corposo, meglio se dei colli laziali.