Stefano Lavarini è l’attuale allenatore della nazionale polacca di pallavolo e del club italiano Igor Gorgonzola Novara. Tra i suoi successi il Campionato brasiliano, una medaglia d’argento ai Campionati del Mondo per club e un bronzo ai Campionati Asiatici. Lavarini ci racconta l’esperienza al recente Campionato Mondiale di pallavolo femminile FIVB 2022 giocato in Polonia e nei Paesi Bassi, e le prospettive della nazionale polacca.
Come giudichi questa tua prima stagione alla guida della nazionale polacca?
È stata molto intensa. Abbiamo cominciato subito con una competizione della VNL dopo pochi giorni dall’inizio del primo raduno. E in questo senso devo dire che è stato impegnativo perché dovevo conoscere e capire le ragazze. Durante la competizione, anche mentre giocavamo partite importanti, abbiamo avuto tanto tempo per poter lavorare in palestra e entrate in sintonia con calma. Poi dopo la VNL abbiamo preparato insieme il mondiale. Abbiamo avuto la possibilità di prepararci bene e di fare un mondiale in crescendo che ci ha portato ai quarti di finale e a toglierci anche qualche soddisfazione. Alla fine è stata una stagione ricca di ottimi momenti, di duro lavoro, in cui ci siamo presi qualche importante soddisfazione. Soprattutto una stagione che sembra dare delle prospettive molto interessanti per il futuro.
Cosa ne pensi di questi ultimi Mondiali?
Credo siano stati dei buoni Campionati, anche se non di livello eccezionale. Per quanto riguarda le squadre top a livello mondiale il ritardo di un anno delle Olimpiadi ha
probabilmente posticipato il cambio generazionale che tendenzialmente molte squadre tendono a fare. Quest’anno c’è stato poco tempo anche per alcune delle squadre più importanti per mettere in pratica questo cambio generazionale. Di conseguenza si è visto che qualche elemento, anche delle squadre più importanti, ha mostrato qualche carenza da un punto di vista dell’esperienza a livello internazionale. Noi siamo riusciti a migliorare partita dopo partita dimostrando che con dedizione e sacrificio siamo in grado di crescere e guardando in prospettiva futura abbiamo la possibilità di raggiungere il livello delle migliori squadre e guadagnare qualche posizione nel ranking mondiale per avere qualche chance in più di qualificarci per le prossime olimpiadi. Ma anche per essere più competitivi al livello europeo e magari al livello mondiale.
Com’è stata l’atmosfera durante le partite?
Il clima che si viveva nelle gare giocate in Polonia è stato qualcosa di eccezionale, incredibile. È sicuramente sarà tra i ricordi più belli che conserverò di questa manifestazione. Ho provato una sensazione di grande calore, di forte partecipazione da parte di tutto il popolo polacco non soltanto nel palazzetto ma anche fuori. Per strada incontravo tanta gente sempre pronta a spendere una parola di incoraggiamento mostrando un’attenzione particolare per quello che stavamo facendo. Tutto questo mi ha confermato ancora una volta come la pallavolo in Polonia sia uno sport con uno straordinario seguito e quando la squadra scendeva in campo anche per me è stato un onore rappresentare questo Paese.
In un’intervista ha dichiarato che questo campionato fa parte di un piano a lungo termine, che futuro prevede per la squadra polacca?
Senza dubbio questa prima stagione ha rappresentato una esperienza importante perché abbiamo avuto la possibilità anche di competere in una manifestazione del livello del campionato mondiale. Ma lo ritengo comunque un punto di partenza perché il nostro
progetto è quello di costruire una squadra forte e di far crescere parallelamente tutto il movimento della pallavolo femminile in cui la nazionale gioca un ruolo fondamentale di stimolo. Quindi, senza dubbio, servirà del tempo e molto lavoro. Ogni stagione sarà un’occasione per crescere. Puntiamo ad un livello decisamente superiore che ci possa permettere di essere competitivi con le migliori nazionali del mondo. Credo che abbiamo molto potenziale e giocatrici di grande talento. Ora le prossime tappe sono la nuova edizione della VNL, il Campionato Europeo dove cercheremo di essere ancora tra le migliori squadre e poi le qualificazioni alle Olimpiadi che saranno un test molto impegnativo, teniamo moltissimo alla qualificazione!
Come giudica il movimento pallavolistico italiano?
Beh, si tratta dell’élite mondiale. Credo che il campionato italiano sia il campionato di più alto livello al mondo. E la nazionale azzurra è leader mondiale, ma soprattutto credo che l’Italia negli ultimi vent’anni abbia costruito un movimento di qualità anche al livello giovanile in un Paese che comunque non è tra i più popolosi tra le nazioni leader a livello mondiale in questo sport.
Perché gli allenatori italiani, in vari sport, sono così richiesti all’estero?
Credo che il successo degli allenatori italiani, parlo per quello che riguarda la pallavolo femminile e la mia esperienza diretta in particolare, sia dovuto soprattutto a quanto negli ultimi decenni gli allenatori italiani abbiano studiato sul modello delle migliori scuole di pallavolo. Poi è merito del metodo di lavoro basato appunto su quello che abbiamo appreso delle migliori scuole e su quello che abbiamo vissuto grazie a poter vivere, a stretto contatto con i migliori atleti del mondo. Perché nel nostro campionato sono passate gran parte delle migliori atlete del mondo degli ultimi vent’anni. Credo di poter affermare che noi allenatori italiani abbiamo sempre avuto il piacere di condividere le nostre conoscenze e anche il piacere di imparare l’uno dall’altro promuovendo così, attraverso il confronto, la crescita di tutto il movimento. Poi evidentemente abbiamo successo anche grazie al nostro stile che non voglio dire sia migliore o peggiore di altri ma è il nostro, diverso e che evidentemente è apprezzato e dà fiducia.
Cosa ti piace di più della Polonia? Con quali ricordi sei tornato in Italia?
In Polonia mi sono trovato molto bene. Francamente non ho avuto molto tempo da dedicare a visitare il paese. Della cultura polacca e del popolo polacco quello che ho conosciuto è un po’ quello che mi è arrivato nel relazionarmi con il mio staff e con le giocatrici. E devo dire che per quel poco che ho potuto vedere, mi sono piaciute molto le città in cui sono stato: ricche di storia e molto vivibili. Una cosa che mi ha colpito molto è stata la natura splendida ammirata negli spostamenti in macchina tra una città e l’altra. Dal punto di vista del contatto umano la Polonia che conosco è solo quella del mio staff e con loro, magari sarò stato fortunato, ma mi trovo benissimo, ho una grande sintonia e ho trovato grande apertura e capacità di dialogo. Da quanto vissuto in questa prima esperienza ho la sensazione che mi troverò molto bene in Polonia. Dopo l’esperienza ai Campionati Mondiali sono tornato in Italia con dei bellissimi ricordi e soprattutto con grossissima motivazione per il futuro.




















Secondo i dati dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), in media gli italiani e i francesi sono quelli che passano più tempo al giorno a mangiare e bere (più di 2 ore). Questo sottolinea il fatto che per gli italiani il pasto non è solo una delle faccende da sbrigare durante la giornata. È anche un piacere, una cosa a cui vale la pena dedicare del tempo. Solitamente eseguita in momenti fissi della giornata, spesso in compagnia di familiari o amici, ha assunto un’importanza maggiore rispetto ad altri Paesi. Questo è successo perché l’arte culinaria non è solo una parte importante della vita quotidiana italiana, ma anche della cultura. Ciò è senza dubbio legato al patriottismo locale degli italiani (probabilmente derivante dalla tardiva unificazione del Paese), che si manifesta in un forte attaccamento ai prodotti della regione di provenienza. Le ricette regionali sono considerate molto seriamente e le modifiche non sono gradite. Questo influisce anche sulla passione che gli italiani hanno per il cibo. Mangiando, non solo soddisfano la loro fame e si divertono, ma celebrano anche le loro origini. Anche l’attenzione con cui si mangia è importante. Durante un pasto, parlano spesso di ciò che hanno nel piatto e sono in grado di apprezzare sinceramente un piatto ben cucinato. Così sono “qui e ora” e seguono uno dei principi del mindful eating senza nemmeno saperlo.



naturale, dato il fatto che il cinema è nato in Francia. La parola francese cinéma è però un troncamento del nome dell’invenzione chiamata nel francese cinématographe, neologismo costruito dai fratelli Lumière in base delle due parole greche: κίνημα (kínema) che significa “movimento” e γράφω (grápho) che significa “incidere”, “scrivere” o anzi, “descrivere”. Il nome della nuova invenzione di Lumière significa quindi ciò che è capace di salvare, registrare il movimento e poi rappresentarlo grazie alla proiezione su schermo. È interessante anche il fatto che mentre l’italiano preferisce adoperare la parola “cinema”, cambiando solo il suono della kappa iniziale nella parola kinema, il polacco usa la forma ancora più breve, ma che preserva il suono iniziale: kino.
Come nel caso del cinematografo, la fotografia è costruita da due parole greche di cui una è il verbo grapho, con il significato di “scrivere”. La prima parte a sua volta viene dalla parola greca φωτός (photós) il genitivo dal φῶς (phôs), che signifi ca “luce”. Siccome la fotografi a è una tecnologia della registrazione permanente di un’immagine su un materiale attraverso la luce, possiamo immaginare che in questo caso il nome significa non “descrivere la luce” ma piuttosto “scrivere con la luce”. Nella lingua italiana, come nel caso del cinema, riguardo al prodotto della fotocamera si usa la versione abbreviata della parola, cioè “foto”. Ripensandoci, possiamo osservare che in italiano si dice semplicemente “movimento” (cinema) e “luce” (foto). Al posto della foto il polacco invece usa una parola nativa, zdjęcie, dal verbo zdejmować (rimuovere, spogliare, prendere). Anche per i polacchi, se ci si pensa un attimo, questo può sembrare strano, perché tale uso (nel contesto fotografico) è preservato solo nella parola zdjęcie. Zdejmować invece non si usa più nel signifi cato di “fare una foto”, ma il senso di zdejmować in questo contesto si può facilmente comparare al verbo “scattare” (come in “scattare una foto”), proveniente dal latino excaptare.
caso della parola “telefono”. Di nuovo abbiamo una parola con due elementi greci. Questi sono: τῆλε (têle), col signifi cato di “lontano” e φωνή (phoné), che signifi ca “voce” oppure “suono”. Vediamo quindi che il nome dell’apparecchio, senza cui sarebbe diffi cile funzionare nella società d’oggi, indica la sua funzione basilare: parlare con gli altri a distanza, cioè sentire “la voce lontana”, nascosta nella parola “telefono”.

L’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa è considerato un vulcano buono per via della natura delle sue eruzioni che, sebbene improvvise, hanno un fronte lento e contenuto in modo naturale dalle enormi vallate che raccolgono i materiali emessi.
infatti ad un clima soleggiato per gran parte dell’anno e ad una escursione termica tra il giorno e la notte,che favorisce la viticoltura in una complessità di aromi e sapori tutta particolare, portando alla produzione di vini di eccellenza con qualità certificata in ambito internazionale.
Etna rosso. Tra i vini bianchi la varietà dominante è quella del Carricante, un’uva e un vino ricco di profumi e intensi aromi, con persistenti note floreali. In minori quantità troviamo la Minnella o il Cataratto che vanno a formare l’Etna bianco DOC.




E’ vero che Milano è grande, ma è vero anche che le zone da non perdere sono tutte abbastanza vicine al centro, e quindi raggiungibili anche a piedi.
Avete già visto “L’ultima cena”? Allora ve ne andate a fare un giro in zona Brera e vi godete le opere artistiche e pittoriche della “Pinacoteca di Brera”, dove ogni terzo giovedì del mese potete assistere ai concerti di “Brera musica”, dentro le sale espositive.