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Google ha dichiarato che investirà circa 2.7 miliardi di złoty nell’acquisto di stabilimenti nel complesso The Warsaw Hub, dove l’azienda prevede di assumere 2.500 dipendenti. L’investimento consentirà di offrire ai lavoratori sia la possibilità di lavorare da remoto, sia in modalità ibrida. “Google opera in Polonia da oltre quindici anni e siamo orgogliosi di poter accrescere il nostro coinvolgimento nel Paese” ha affermato Ruth Porat, vicepresidentessa di Google e Alphabet. Il presidente del consiglio Mateusz Morawiecki ha indicato che la decisione di Google conferma la solidità dell’economia polacca. L’azienda gestisce anche programmi educativi in Polonia: oltre 270.000 persone in tutto il Paese hanno preso parte a iniziative per lo sviluppo delle proprie competenze digitali e negli ultimi due anni sono stati formati oltre 24.000 specialisti. Secondo il ministro dello sviluppo e della tecnologia Piotr Nowak, è un’altra prova che la Polonia ha un grande potenziale in termini di innovazione e di nuove tecnologie. Inoltre, come annunciato dalla società in un comunicato, “le attività di Google in Polonia si concentrano attualmente sul supporto degli aiuti per i rifugiati dall’Ucraina”. La scorsa settimana Google ha annunciato che quasi 40 milioni di złoty saranno donati alle ONG che aiutano i profughi.
I binari 4 e 5 della stazione di Przemyśl sono transennati. Di qui si passa solo mostrando il passaporto per salire sull’Espresso 1340 che fa spola senza soluzione di continuità, e senza soste in Polonia, con Leopoli. Un binario in cui si incrociano le vite di chi fugge dalla guerra e di chi, fatto il pieno di prodotti alimentari e medicinali, torna per assistere i parenti lasciati nelle città ucraine. L’onda dei rifugiati intanto cresce e lo si capisce dall’allestimento di nuove cucine da campo e ambulatori volanti in ogni angolo della stazione. Gli ucraini che arrivano a Przemyśl vengono dirottati al centro di accoglienza all’ex supermercato Tesco, solo pochi fortunati trovano un passaggio alla stazione o hanno qualcuno che li aspetta. Al centro d’accoglienza la situazione è al limite. La struttura creata in due giorni ospita 3000 brandine, una attaccata all’altra, tante cucine, pochissimi bagni, praticamente nessuna doccia, e qui ogni giorno transitano quasi 10 mila persone e qualche migliaio di cani e gatti. Il problema umanitario, se non verranno presto creati servizi all’esterno, rischia di diventare emergenza sanitaria.
Per la frolla:
500 gr farina di frumento
300 gr di burro morbido
200 gr di zucchero a velo
3 tuorli d’uovo
La scorza grattugiata di 1 limone biologico
Polpa di vaniglia in bacca o in polvere
2 pizzichi di sale Per la crema di riso:
150 gr di riso originario
600 ml di latte
La scorza di un’arancia e di un limone
1 pizzico di sale
100 gr di zucchero semolato
1 noce di burro Per la crema pasticciera:
350 g di latte intero
80 gr di zucchero a velo
1 tuorlo
1 uovo intero
35 gr di amido di mais
Scorza di limone e arancia
Procedimento:
Per prima cosa prepariamo la pasta frolla che poi metteremo in frigo a riposare. Prendete una ciotola, all’interno versate la farina e il burro freddo tagliato a pezzetti, lavorate con le mani i due ingredienti fino ad ottenere un composto sabbioso. Unite poi i tuorli, lo zucchero a velo, la scorza grattugiata del limone, la vaniglia e il sale. Lavorate tutti gli ingredienti con le mani per amalgamarli tra loro. Non appena il composto inizia a prendere forma rovesciate su un piano da lavoro, spolverate con un po’ di farina e continuate a lavorare fino a formare un panetto liscio ed omogeneo. Coprite l’impasto con la pellicola per alimenti e mettetelo a riposare in frigo.
Mentre la frolla riposa preparate la farcia dei vostri budini di riso. Preparate ora la crema di riso: prendete una casseruola, mettete all’interno il latte intero, lo zucchero semolato, un pizzico di sale, la scorza grattugiata di mezzo limone e la scorza grattugiata di 1 arancia (di medie dimensioni e sempre possibilmente biologiche e ben lavate prima di grattugiarle). Fate scaldare a fiamma media e non appena il latte è caldo e lo zucchero ormai sciolto buttate giù il riso, abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere dolcemente, per circa 25 minuti, mescolando di tanto in tanto per evitare che si attacchi sul fondo. Man mano che il riso si cuoce il latte si ritira. Continuate a mescolare di tanto in tanto e trascorsi 20 minuti assaggiate con un cucchiaino il riso, se i chicchi sono morbidi spegnete. Se sono ancora troppo al dente proseguite per altri 5 minuti e poi spegnete il fuoco. aggiungete una noce di burro, mantecate e lasciate completamente raffreddare.
Per finire preparate la crema pasticcera. In una casseruola mettete il latte e unite la scorza grattugiata di mezzo limone e mezza arancia. Portate a bollore a fiamma medio-bassa. In una ciotola versate l’amido e lo zucchero. Mescolate con una frusta. Unite ora il tuorlo e 1 uovo medio intero e amalgamate il tutto con una frusta da cucina energicamente. Versate sopra un mestolo del latte ormai caldo (ma non bollente) e mescolate subito per amalgamare. Versate poi tutto il resto del latte sul composto di uova sbattute, amalgamate con la frusta da cucina e versate di nuovo all’interno della casseruola. Rimettete sul fuoco e, a fiamma medio-bassa, fate cuocere la vostra crema girando di continuo con una frusta a mano. Appena la crema sfiora il bollore spegnete il fuoco e fate completamente raffreddare in una ciotola di vetro o ceramica.
Solo una volta che la crema di riso e la crema pasticcera saranno ben fredde unitele insieme e amalgamate con una spatola, avrete finalmente ottenuto la farcia per riempire i vostri budini di riso. Riprendete la frolla dal frigo, stendetela su una spianatoia con uno spessore di circa 4 mm. Usate lo stampo per muffins o i pirottini di alluminio usa e getta. Foderate quindi gli stampini con la frolla poi riempiteli con un cucchiaio di ripieno (deve arrivare fino al bordo).
Cuoceteli in forno statico a 180° per 20 minuti, poi abbassate la temperatura a 160° e cuocete per altri 10-15 minuti. Fate raffreddare, sformateli e cospargeteli con zucchero a velo.
Nel dramma umanitario conseguente all’invasione russa dell’Ucraina la reazione dei paesi europei a supporto dei rifugiati è compatta e anche la comunità italiana in Polonia sta facendo la sua parte coordinata dall’Ambasciata Italiana. In prima fila ci sono gli imprenditori italiani Umberto Magrini e Riccardo Caruso, che hanno messo a disposizione un albergo per accogliere i rifugiati, e poi ancora c’è il supporto del Comites, di tanti privati cittadini e aziende italiane tra cui le Generali, IC&Partners e la Chicco, il cui manager Gianluca Migliorisi è arrivato stamattina a Przemyśl, che è la città simbolo dell’accoglienza polacca ed europea. Due sono i grandi centri d’accoglienza creati nei pressi di quest’area di confine, uno alle porte di Przemyśl in un ex Tesco riconvertito e l’altro a pochi chilometri di distanza a Korczowa. In entrambi i centri d’accoglienza sono state allestite brandine (circa 3 mila per ciascuna struttura), cucine da campo e punto medico, mentre i flussi di aiuti umanitari continuano ad arrivare senza sosta, compreso cibo per gatti e cani, perché gli animali domestici portati dai rifugiati sono migliaia. Anche girando tra i centri di accoglienza si incontra una forte presenza italiana con una missione INSFO ROE, interamente finanziata da privati, il cui responsabile ci ha comunicato che c’è urgenza di portare alcuni rifugiati con problemi di salute in Italia. Una missione che da quando è arrivata, domenica scorsa, si è presa carico di 300 persone di cui 54 già mandate in Italia. E poi ci sono tanti cittadini italiani che hanno riempito la macchina di prodotti alimentari e medicine e sono arrivati fin qui per portare il loro aiuto per poi rifare il percorso inverso riportando in Italia degli ucraini. A Korczowa sono arrivati anche due pullman dalla Sardegna per accogliere e portare in Italia 60 bambini di un orfanatrofio del Donbass. Una missione complicata che al valico di Hrebenne ha avuto non pochi problemi nel riuscire a far passare i bambini, ma alla fine è andato tutto bene. I due pullman sono ripartiti nella notte per Cracovia, dove grazie alla collaborazione del consolato italiano, hanno trovato da dormire e da mangiare prima di riprende il viaggio verso la Sardegna. E che oggi questa dimenticata area d’Europa sia tornata clamorosamente, suo malgrado, alla ribalta lo dimostra la visita all’ex centro Tesco della vicepremier belga Sophie Wilmes, accompagnata dal sindaco di Przemyśl, Wojciech Bakun, mentre pochi giorni fa da Przemyśl è passato il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken. Alla stazione di Przemyśl stamattina il sindaco Bakun, che ha ampiamente ringraziato il supporto continuo ricevuto da aziende italiane, ha incontrato anche il leader della Lega Matteo Salvini.
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Il segretario di stato statunitense Antony Blinken ha visitato il centro di accoglienza di Młyny, a 6 chilometri dal confine ucraino nel voivodato della Precarpazia, il più grande di tutta la Polonia. Blinken ha percorso solo una piccola parte della sala pranzo, domandando ai rifugiati da quale città provenissero, come si sentissero e di che cosa avessero bisogno. Aiša, una dei rifugiati, ha ammesso che queste erano le domande solite che le vengono spesso poste. La donna è stata contenta di poter dire a una personalità così importante che l’Ucraina sta lottando e che non si arrenderà facilmente. Blinken ha poi salutato i volontari intenti a distribuire cibo, ringraziandoli per l’aiuto e affermando di essere colpito dall’alto numero di volontari giunti, non solo dalla Polonia ma anche dall’estero. Infine, Blinken ha annunciato che gli Stati uniti doneranno 2,75 miliardi di dollari ai servizi umanitari polacchi e ucraini, e che le truppe statunitensi presenti in Polonia aiuteranno i rifugiati dando loro acqua potabile, prodotti igienizzanti e mascherine. Stamattina le Guardie di confine hanno informato che ieri sono giunti dall’Ucraina 140mila rifugiati. Attualmente il numero totale dei rifugiati ucraini in Polonia supera il milione.
L’esterovestizione è un possibile rischio per le imprese italiane operanti in Polonia, soprattutto se gestite da persone residenti in Italia. Un tema, spesso sottovalutato, di cui ci parla il Dottor Alberto Birtele di IC&Partners Poland, società specializzata nella consulenza fiscale e legale in Polonia con una vasta rete di uffici nel mondo e oltre vent’anni di attività sui mercati internazionali.
Dottor Birtele, cosa s’intende per esterovestizione?
Con questo termine si intende la localizzazione fittizia di una o più società, riconducibili allo stesso soggetto economico, al di fuori del territorio italiano, con il principale intento di usufruire di forme agevolate di tassazione. La scelta di per sé è legittima, ma diviene però rilevante nell’ipotesi in cui la società costituita all’estero sia, di fatto, considerata fiscalmente residente in Italia.
Alberto Birtele – IC&Partners Poland
Cosa prevede la normativa?
Innanzitutto, giova sottolineare che si tratta di una problematica prettamente italiana, derivante da una precisa verifica dell’esistenza di elementi tali da qualificare una società estera come soggetto fiscalmente residente in Italia. Volendo semplificare al massimo possiamo dire che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti in Italia tutte le società e gli enti che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno alternativamente nel territorio dello Stato:
sede legale: identificata nella sede sociale indicata nell’atto costitutivo e nello statuto;
sede dell’amministrazione: è il luogo ove viene svolta l’attività di gestione, da desumere da dati concreti;
oggetto principale: è l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Gruppo IC&Partners Poland
Quali sono i possibili impatti di questa normativa sulle società di diritto polacco di “estrazione” italiana?
Focalizziamoci soprattutto sulla “sede dell’amministrazione”, in quanto di maggior rilevanza pratica. In base alla normativa italiana una società di diritto polacco (estero in genere) può essere considerata ai fini fiscali una società di diritto italiano, se è dimostrato che le principali decisioni strategiche relative all’attività gestionale o per il perseguimento delle finalità dell’ente vengono prese in Italia. Riqualificare la residenza ai fini fiscali di una società di diritto polacco comporta l’assoggettamento della stessa al regime fiscale ordinario vigente in Italia, con conseguenze piuttosto importanti.
Quali sono le principali conseguente in caso di contestazione di esterovestizione?
In caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate italiana di esterovestizione ad una società di diritto estero, le conseguenze possono essere piuttosto pesanti. La riqualificazione della residenza della società estera comporta infatti l’assoggettamento della stessa al regime fiscale ordinario italiano e di conseguenza l’applicazione:
della tassazione ordinaria prevista in Italia sui redditi;
di sanzioni per omessa tenuta delle scritture contabili;
di sanzioni per omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e IVA;
della tassazione dei dividendi e delle plusvalenze e altre conseguenze fiscali di vario tipo.
Non mancano i profili penali della fattispecie, in quanto l’omessa dichiarazione di cui all’art. 5 del DLgs. 74/2000 è considerato reato tributario. Giova ricordare che la responsabilità [p penale è personale e può essere applicata in capo agli amministratori e a valere sui loro patrimoni.
Quali controlli operano le autorità fiscali italiane in tema di esterovestizione?
Le autorità fiscali italiane per muovere delle contestazioni in tema esterovestizione utilizzano determinati elementi sintomatici, quali ad esempio:
luogo di residenza degli amministratori, verificando se vi sia prevalenza di consiglieri residenti in Italia;
luogo di svolgimento delle riunioni del CdA (verifica del soggiorno all’estero dei consiglieri). In caso di riunioni in videoconferenza, verifica della disponibilità del materiale della strumentazione tecnica necessaria;
luogo di recapito e partenza della corrispondenza commerciale, comunicazioni fax e/o e–mail;
luogo di stipula dei contratti relativi alle attività poste in essere dalla società;
disponibilità di rapporti finanziari da cui la società trae le provviste per lo svolgimento delle attività sociali;
luogo di approvvigionamento, predisposizione e formazione dei documenti, contabili o d’altra natura;
autonomia dei country managers della società estera nel prendere le decisioni di carattere gestionale
luogo di effettuazione;
Il COVID-19 può avere impatti sul tema dell’esterovestizione?
Sicuramente in negativo. Consideriamo, ad esempio, tutte quelle situazioni in cui gli amministratori o i soci italiani di una società polacca non hanno potuto recarsi in Polonia per partecipare all’amministrazione e alla gestione della società stessa. In merito andranno valutati i singoli casi specifici ma rimango dell’opinione che difficilmente l’Agenzia delle Entrate concederà degli “sconti” e delle attenuanti.
Cosa si può consigliare alle società che operano in Polonia e che sono “legate” all’Italia al fine di evitare contestazioni in tema di esterovestizione?
Suggerisco di affidarsi a professionisti che conoscono sia la normativa polacca che quella italiana: considerando le conseguenze piuttosto pesanti, meglio evitare improvvisazioni. IC&PARTNERS è presente da molti anni sia in Polonia che in Italia, conosce in maniera approfondita la normativa vigente nei due paesi ed è in grado di fornire soluzioni personalizzate al fine di garantire il cliente rispetto al tema dell’esterovestizione.
I nostri lettori, ma non solo, avranno compreso che in Italia basta sfiorare col piede il confine di un paesino poco distante dal proprio e pensare di trovarsi in un mondo diverso. Anche il Carnevale non è una celebrazione identica dalla Testa Gemella fino a Lampedusa.
Le sue origini si riscontrerebbero nelle Saturnali dell’Antica Roma: tra il 17 e 23 dicembre di ogni anno, gli schiavi potevano considerarsi uomini liberi, banchettavano per giorni interi e si mascheravano con abiti smaglianti. Più tardi la festività entrò a far parte della tradizione cristiana, eliminando i riferimenti alle divinità pagane, e col tempo assunse il nome attuale dal latino carnem levare, eliminare la carne, riferito all’inizio della Quaresima all’indomani del Martedì Grasso, l’ultimo giorno in cui era permesso lasciarsi andare a tavola. Nel Settecento le maschere della Commedia dell’Arte (Arlecchino, Pulcinella, Meneghino, Colombina, Pantalone, Balanzone…) entrarono nelle celebrazioni carnevalesche.
In Italia il Carnevale più conosciuto è senza dubbio quello veneziano, ufficialmente organizzato per la prima volta nel 1296. Quest’anno il Martedì Grasso cade il 1 marzo, ma ogni anno la data si sposta. Tradizione memorabile è il Volo dell’Angelo: a mezzogiorno della seconda domenica di Carnevale, in Piazza San Marco una giovane si lancia dal Campanile attaccata a una fune per raggiungere il Palazzo Ducale.
Superati i canali veneziani, si scopre, però, che altre località del Bel Paese custodiscono le tessere del mosaico del Carnevale italiano. A Milano il Carnevale è detto Ambrosiano. Si dice che sant’Ambrogio, vescovo e poi santo patrono della città, di ritorno da un pellegrinaggio, decise di posticipare i festeggiamenti. Un’altra ipotesi è che a causare il ritardo del Carnevale milanese potrebbe essere stato il prolungamento di conflitti o carestie. Un’altra teoria vuole che il rito ambrosiano sia il frutto della transizione dal calendario giuliano al calendario gregoriano avvenuta nel 1582. Il rito ambrosiano è la liturgia ufficiale adottata dalla Chiesa latina nella maggior parte dell’Arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi limitrofe. Proprio per questo la Quaresima inizierà domenica 6 marzo. Pertanto l’ultimo giorno di Carnevale sarà sabato 5 marzo, il cosiddetto Sabato Grasso, ovvero quattro giorni dopo rispetto agli osservanti del rito romano.
Se si ha voglia di cambiare identità per un giorno e divertirsi lanciando coriandoli e ballando per le strade, nel capoluogo lombardo le classiche sono Arlecchino, il servo sciocco e imbroglione originario della città di Bergamo, Meneghino, schietto e onesto lavoratore, o il furbo e astuto Beltrame. Uno degli eventi più seguiti è la Sfilata dei Carri che termine alla Piazza del Duomo. Se a Venezia regnano i galani come re dei dolci carnevaleschi, a Milano non possono mancare le chiacchiere, più piccole e a forma di rombo e ripiene di cioccolata o marmellata. Queste delizie si possono trovare anche nella tradizione culinaria polacca col nome di faworki.
Il Belpaese è ricco di altre tradizioni carnevalesche: basta pensare agli Issohadores e i Mamuthones a Marmoiada in Sardegna, ai Rölar e Kheirar nel paesino friulano di Sauris, ai carri satirici di Viareggio in Toscana, agli Eremiti in mezzo ai boschi di Satriano in Basilicata, ma per chi volesse provare un assaggio del Carnevale italiano senza lasciare la Polonia può recarsi alla Trattoria Flaminia a Varsavia nel quartiere di Żoliborz. Il locale offre pietanze tipiche del periodo di festa come la classica lasagna, la meringa al pistacchio e i cannoli siciliani con ricotta di pecora, immancabili nelle case delle famiglie del Belpaese.
In Polonia questa settimana si registrano dati in diminuzione sotto il profilo dei nuovi contagi (-32%), in calo anche i morti (-17%). Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 497.182, di cui in gravi condizioni 696, ovvero circa lo 0,1% del totale. Gli ultimi dati giornalieri 14.068 nuove infezioni (su 81.000 test effettuati), con 266morti da coronavirus nelle ultime 24 ore.
Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato di 1.272 morti (settimana scorsa 1.628) e la situazione nelle strutture sanitarie polacche è in miglioramento,con diminuzione sia delle terapie intensive occupate, che l’ospedalizzazione complessiva. Sono ospedalizzati 10.957 malati di COVID-19, con 696 terapie intensive occupate.
Attualmente sono state effettuate 53.414.424vaccinazioni per COVID-19. La copertura sul totale della popolazione è di circa il 58,6%, inferiore alla media UE 71,9%. L’Italia ha copertura sul totale della popolazione pari al 78,8% (maggiori informazioni su: https://vaccinetracker.ecdc.europa.eu).
Da marzo sono state alleggerite le restrizioni, ma resta in vigore fino a fine mese l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso. Sono aperti bar e ristoranti, ma senza più limiti di capienza. Sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso. Sono aperte anche discoteche e sale da ballo.
Per quanto riguarda gli sposamenti, prevista la quarantena di 7 giorni obbligatoria per persone in arrivo in Polonia salvo eccezioni per vaccinati, persone con test negativo effettuato nelle 48 ore precedenti e casi particolari. Si è liberati dalla quarantena obbligatoria da un test covid negativo. Per entrare in Polonia da paesi non Schengen obbligatorio test COVID-19 negativo effettuato nelle 48 ore precedenti, anche per vaccinati.
A seguito degli sviluppi legati alla guerra in corso oltre i confini orientali, sono sospesi i voli verso Ucraina, Bielorussia e Russia, sono bloccati anche gli accessi via terra e il traffico ferroviario da Bielorussia e Ucraina.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici per viaggi da e verso la Polonia.
Per spostamenti all’interno dell’UE, si raccomanda di verificare le restrizioni su: https://reopen.europa.eu
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Durante una conferenza dopo la riunione della RBN (Consiglio di Sicurezza Nazionale), il presidente Duda ha detto di aver chiesto ai rappresentanti dei gruppi parlamentari di fare attenzione alla disinformazione. Come ha sottolineato il presidente, “i soldati polacchi non andranno assolutamente in guerra e credo fermamente che non dovranno combattere”. “Naturalmente, se è necessario difendere il nostro paese, difenderemo il nostro paese, ma non c’è nessun motivo per cui dovremmo essere attaccati”. In seguito ha sottolineato che la Polonia fa parte dell’Alleanza Nord Atlantica, il presidente degli Stati Uniti e tutta l’Alleanza Nord Atlantica ribadisce ogni volta le garanzie dell’articolo 5 (del Patto della NATO): se un qualsiasi paese dell’Alleanza Nord Atlantica fosse attaccato, significherebbe di fatto la guerra mondiale. “Ho chiesto qui ai vostri presidenti, ai vostri deputati, che sono di diversi gruppi e appartengono a diversi raggruppamenti, anche nello spazio europeo, politicamente, di fare pressione tra i loro colleghi all’estero perché all’Ucraina sia concesso lo status di candidato all’Unione europea”, ha dichiarato Duda. “L’entrata nella UE è estremamente necessaria per l’Ucraina oggi, per gli ucraini che stanno lottando per la loro libertà, per la sopravvivenza del loro paese, per rafforzare il loro morale, per far loro vedere che l’UE è con loro,” ha aggiunto il presidente e ha esortato i rappresentanti delle forze politiche all’unità assoluta.
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All’udienza generale, nel giorno in cui comincia il cammino quaresimale, Papa Francesco ha parlato della situazione in Ucraina. Salutando i polacchi il Papa ha ricordato che, per prima, questa nazione ha sostenuto l’Ucraina, aprendo confini, cuori e porte delle case agli ucraini che scappano dalla guerra. Complimenti alla Polonia arrivano anche dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che durante la sessione straordinaria del Parlamento europeo ha affermato: “Sono particolarmente grata a Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria per aver accolto donne, uomini e bambini dall’Ucraina”. Von der Leyen ha affermato che a 30 anni dal conflitto nei Balcani, la guerra è tornata in Europa. Ursula von der Leyen ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di averne la responsabilità. La von der Leyen ha affermato che il numero delle vittime sta crescendo terribilmente in Ucraina. Sempre più uomini, donne e bambini muoiono perché Vladimir Putin ha deciso che l’Ucraina non ha il diritto di esistere. La presidente della Commissione europea. ha dichiarato che l’UE non accetterà mai l’aggressione russa contro l’Ucraina. Ursula von der Leyen ha ribadito che l’Unione europea ha chiuso lo spazio aereo per gli aerei russi e ha annunciato il congelamento dei beni degli oligarchi russi e il sequestro dei loro immobili, dei loro yacht e delle loro auto di lusso. La presidente della Commissione europea ha anche affermato che i media statali russi e le loro filiali non saranno più in grado di diffondere menzogne per giustificare la guerra di Putin. Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, ha parlato anche con i politici dell’UE connettendosi a distanza con gli eurodeputati durante una sessione plenaria straordinaria organizzata per discutere dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina. La sala plenaria del Parlamento europeo era allestita con i colori della bandiera ucraina. Molti deputati e commissari dell’UE avevano nastri blu e gialli appuntati ai risvolti delle giacche, alcuni hanno portato alla sessione bandiere ucraine. La presidente del Parlamento europeo ha annunciato di voler vietare le visite nell’edificio ai rappresentanti del Cremlino.