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Il 3 novembre la Banca Nazionale Polacca (BNP) ha alzato il tasso di riferimento di 75pb all’1,25%, superando le aspettative del mercato (50pb). È stato il secondo aumento consecutivo che la BNP ha adottato per allentare la pressione inflazionistica. Secondo le stime preliminari, l’inflazione ad ottobre è salita al 6,8% (dal 5,6% di settembre), il valore più alto dal 2001 e ben al di sopra dell’intervallo obiettivo della Banca centrale (2,5% +/- 1,0%). Allo stesso tempo, il tasso Lombard è stato portato all’1,75% da 1,0%, il tasso sui depositi allo 0,75% da 0,0%. La forte progressione dell’inflazione è dovuta, in larga misura, a fattori esterni come la crescita dei prezzi internazionali di fattori produttivi fondamentali, ad esempio i prodotti energetici quali il petrolio (il prezzo del Brent è salito fino a 86USD al barile ad ottobre) e il gas (oltre i 270 GBP nello stesso mese), nonché le restrizioni dal lato dell’offerta per via delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali e nei trasporti internazionali (l’indice dei prezzi dei noli marittimi è salito al record storico di 5.378 a ottobre). Tuttavia, stanno contribuendo alla crescita dei prezzi anche fattori domestici indotti dalla ripresa economica, e cioè il recupero della domanda interna guidata dalle migliorate condizioni nel mercato del lavoro e la dinamica salariale (intorno al 9,0% a/a negli ultimi sei mesi, sui massimi storici). Lo scorso anno, con l’inizio della pandemia, l’inflazione era scesa dal 4,1% di febbraio al 2,9% di aprile. Il deciso calo era stato guidato dalla componente energetica del paniere, il cui contributo all’inflazione era sceso a -1,1pp (per effetto della riduzione dei prezzi internazionali del petrolio e del gas). La componente non energetica invece aveva continuato a fornire un contributo molto significativo (4,0pp). Nella parte restante dello scorso anno, da maggio a dicembre, sebbene la componente energia avesse ancora espresso un contributo negativo (-0,8pp, in media) l’inflazione già aveva in parte recuperato salendo al 3,7% (3,9% a fine periodo) guidata dalla componente non energia (4,5pp). Con l’inizio di quest’anno e con la ripresa dei prezzi internazionali di petrolio e gas e l’accelerazione dei salari, l’aumento dell’inflazione si è rafforzato. A partire da aprile, al contributo positivo della componente non energia del paniere si è aggiunto anche quello della componente energia, che è tornato in territorio positivo (0,3pp) ed è progressivamente aumentato nei mesi successivi fino a 1,3pp a settembre, quando la dinamica dei prezzi al consumo è salita al 5,6% (di cui 4,3pp attribuibili alla componente non energia). Sulla base del dato preliminare, come anticipato nel primo paragrafo, ad ottobre l’inflazione dovrebbe essere salita ancora (6,8%), ed è plausibile che prosegua la sua ascesa nei prossimi mesi. Ci attendiamo infatti che la domanda interna resti sostenuta e che le restrizioni dal lato dell’offerta non si risolvano rapidamente. Secondo gli ultimi indicatori economici ad alta frequenza, in Polonia l’attività economica è rimasta solida nel terzo trimestre. La produzione industriale è aumentata di circa l’11% a/a nel trimestre, con il dato di settembre (8,8%) che ha superato le aspettative del mercato (8,0%). Anche il PMI manifatturiero è aumentato oltre le attese a 53,8 ad ottobre (da 53,4 del mese precedente). L’indice è stato sostenuto dai nuovi ordini, mentre il sondaggio ha rivelato che i tempi di consegna degli input sono peggiori rispetto ai tempi medi a causa della scarsa disponibilità globale di materie prime e delle difficoltà nel trasporto delle merci. Anche il mercato del lavoro sta segnalando condizioni in miglioramento. Il tasso di disoccupazione è sceso a 5,6% a settembre (da 5,8%), il minimo da marzo 2020, e i salari sono aumentati ancora (8,7% a/a) a settembre, dopo un incremento del 9,5% nel mese precedente. Le vendite al dettaglio sono cresciute dell’11,1% a/a a settembre (da 10,7% di agosto). Dato questo contesto favorevole, secondo le previsioni della BNP, la crescita del PIL sarà nell’intervallo 4,9-5,8% nel 2021, 3,8-5,9% nel 2022 e 3,8-6,1% nel 2023. Uno scenario, quest’ultimo, che tuttavia è soggetto a rischi prevalentemente orientati verso il basso per via dell’ancora delicata situazione sanitaria dovuta alla pandemia. Oltre che in seguito alla fase ciclica favorevole e alla contemporanea restrizione dell’offerta, sono attese pressioni inflazionistiche verso l’alto, anche per l’effetto ritardato sui prezzi al consumo del forte aumento del prezzo del petrolio e dell’esuberante dinamica salariale dei mesi scorsi. Sulla base di una stima della funzione di risposta dell’inflazione all’aumento dei prezzi dell’energia, l’impatto di questi ultimi sui prezzi al consumo è massimo dopo circa cinque trimestri, e poi gradualmente tende ad esaurirsi fino ad annullarsi all’undicesimo trimestre. Altrettanto rapida è la trasmissione stimata sull’inflazione dell’aumento dei salari (anche in questo caso con il picco dopo circa cinque trimestri), ma con un riverbero temporale più lungo. La BNP prevede che la crescita annuale dei prezzi, compresa tra 4,8% e 4,9% nel 2021, sarà nel 2022 tra 5,1% e 6,5%, per poi calare nel 2023 pur restando ancora alta (2,7%-4,6%). Nel complesso, l’attuale fase ciclica, le restrizioni dell’offerta, i prezzi sostenuti dell’energia e la forte dinamica salariale favoriscono i rischi verso l’alto per la crescita dei prezzi al consumo. Riteniamo dunque che la BNP proseguirà il ciclo di aumento del tasso di policy nei prossimi mesi.
Fonte Banca Intesa Sanpaolo














Dopo aver creato il più grande impero della storia, Temujin morì in Cina a seguito delle ferite riportate in battaglia nel 1227. Nei vent’anni seguenti, i suoi successori ampliarono ancor più lo Stato mongolo, assoggettando la penisola coreana, l’Impero cinese, la Persia, il Pakistan, il Caucaso e una buona parte della Russia europea e dell’Ucraina. Questi territori erano controllati attraverso armate a cavallo e un rigoroso sistema tributario. Spesso, ad aiutare i nuovi signori, c’erano le popolazioni turciche, in particolare i tatari e i cumani, che presto sarebbero diventati una consistente parte dell’élite mongola, tant’è che si è solito definire questi sovrani “tataro-mongoli”. Tuttavia, l’Impero era unito solo formalmente. La capitale dell’impero, la città di Karakorum, fondata dallo stesso Temujin pochi anni prima della morte a circa 360 chilometri a ovest dall’odierna Ulan Bator, era una centro amministrativo solo all’apparenza. I quattro figli maggiori di Gengis Khan si spartirono le rispettive zone di influenza dell’impero. Karakorum e i territori cinesi, i più importanti e popolati territori, furono assegnati al terzogenito Ögödei.
La missiva conteneva una bolla papale indirizzata al sovrano mongolo, nonché un elenco degli obiettivi del viaggio: giungere a Karakorum, annotare il numero di soldati e cavalieri, scovare le debolezze dell’Impero, studiare le lingue e le usanze delle culture che vi abitavano e stringere una tregua col Khan portandogli doni di ogni tipo. Innocenzo, infine, gli consigliò di raggiungere il confine mongolo-polacco non prima di aver trovato altri monaci all’altezza della spedizione. Giovanni partì dunque da Lione, passando per Colonia e Praga, dove fu ricevuto dal re di Boemia Venceslao I. Arrivato a Breslavia assieme a una manciata di monaci, Giovanni incontrò Benedykt, e fu subito lieto di accoglierlo nel gruppo per servirsi delle sue conoscenze sulla cultura e lingua mongola. A quel punto il viaggio ebbe inizio.











