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Il profumo di gelsomino, il gusto di vino passito e la neve rossa

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Non esiste uno scrittore più bravo di Jarosław Mikołajewski a descrivere i paesaggi italiani.  Un poeta che racconta la Sicilia come nessun altro, senza cadere nei miti o in realtà artefatte. Ecco un uomo che, come Ryszard Kapuściński, non fa domande, ma ascolta da oltre 30 anni le voci della Sicilia, piena di uva, arance e gelsomino, che si mischiano con il profumo di una zuppa di pesce. Un’isola dove si mangiano spaghetti con uova di tonno sotto sale o con cozze. Un’isola al gusto di biscotti “le tette di Sant’Agata” e raffiche di scirocco, e con la neve che d’inverno sull’Etna diventa gialla e rossa.

Il grande edonista italiano Federico Fellini diceva che ”i sogni sono l’unica realtà”. Com’è oggi questo sogno “reale” siciliano?

È un sogno in cui emerge una sensazione di marginalità e provincialismo, intriso di perdita di lavoro e mancanza di contatto con le istituzioni e di frustrazioni provocate da tutto ciò. È un sogno sul rifi uto verso il mondo e la modernità che in Sicilia non è arrivata. È una storia sull’impoverimento di una parte di mondo completamente diversa da quella dei romanzi bestseller di Andrea Camilleri sul commissario Montalbano, che i siciliani considerano folclore. Il sogno di un siciliano è un sogno erotico, pieno di fantasie e desideri, un po’ come quello di Fellini. Ma a volte un incubo si insinua in questo sogno sotto forma di complessi e una sensazione di fallimento agli occhi della propria famiglia. Nel mio racconto sulla Sicilia c’è un sogno di un archeologo che ha una grande cultura e un territorio da esplorare al suo fi anco, ma questa zona non interessa a nessuno e visto che lui è disoccupato, per non impazzire, va in questo posto e conduce le ricerche gratuitamente.

Stai parlando della modernità che in Sicilia non c’è, mentre nel Nord d’Italia la modernità ha sommerso la memoria. In effetti c’è un’amnesia collettiva verso il passato. Quando ad alcuni adolescenti milanesi è stato chiesto di Fellini in occasione del centenario della sua nascita, molti non sapevano che cosa rispondere.

”L’amnesia” è purtroppo una malattia comune, non solo degli italiani. Lo vedo, ad esempio, agli incontri di poesia in Polonia, quando i nuovi giovani poeti mostrano di non conoscere i loro predecessori. Pensano di aver sfondato la porta, ma purtroppo la porta è sempre aperta. Ai miei tempi Julian Przyboś era una figura importantissima, e ora non lo legge e non lo conosce nessuno. Przyboś non esiste. Come Asnyk, neanche lui esiste. Bisogna accettare che le persone interessate al passato siano un piccolo gruppo. Esiste, ovviamente, un gruppo del genere in Sicilia, ad esempio chi torna ai testi ottocenteschi di Giovanni Verga o alle opere di Franco Battiato, artista che mescola tutti i generi musicali, cantando in arabo e riferendosi al mito comune su cui si fonda questa regione. A sua volta Biagio Guerrera ha creato un meraviglioso gruppo israelo-palestinese, cantando canzoni in siciliano. In Sicilia c’è ancora bisogno di coltivare questa memoria, forse anche perché si rendono conto di non poter competere con il Nord d’Italia. Milano mette le carte in tavola nella musica o nei premi letterari e impone attraverso i mass media i gusti a gran parte del pubblico italiano. Ecco perché i siciliani hanno deciso di prendersi cura di sé stessi il più possibile e di tralasciare la modernità.

Matteo Collura, con cui parli nell’ultimo libro “Neve rossa sull’Etna”, è scappato in questa utopica modernità milanese, ma viene dalla Sicilia e dice che vuol tornarci nonostante i problemi contemporanei.

Il mio quadro del siciliano si divide in due, il primo estremamente elegante, che puoi incontrare sulla piazza vicino alla Cattedrale di Sant’Agata che finge di essere un uomo del Nord. Sono spesso membri delle forze dell’ordine che cercano dignità e serietà nel loro modo di muoversi. È un’immagine falsa. La seconda figura di siciliano è un uomo semplice, non ben rasato che porta una camicia con un colletto mezzo nascosto sotto un maglione, con un sorriso stampato e pantaloni logori. Un uomo che non finge niente. Ricordo quando Paweł ed io fummo invitati al Teatro Bellini, tutti gli spettatori erano elegantissimi per il più grande gala della stagione, invece io e Paweł e il citato Biagio Guerrera, ci vestimmo come se fossimo appena usciti dal lavoro. Ovviamente puliti, ma semplici. Biagio mostra con il suo abbigliamento di avere rispetto per il luogo, ma allo stesso tempo non si arrende alle regole del Nord che impone questi valori estetici. Era lo scontro tra la modernità e il mondo delle vecchie regole che ancora vogliono mantenere in Sicilia.

Alcuni pensano alla Sicilia come un luogo pericoloso, come emerge dai citati romanzi di Camilleri o dai film di Coppola. Tu e Paweł Smoleński nel vostro libro raccontate com’è davvero.

Tutto oscilla sull’orlo della verità e della finzione. La Sicilia è stata creata dagli altri, ma anche da loro stessi. Così avvenne alla fine degli anni Cinquanta, quando ottenne grande popolarità il romanzo il “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa grazie al successo del film di Luchino Visconti. Il modello del siciliano creato dall’attore americano Burt Lancaster piacque moltissimo ai siciliani. Si tratta di un personaggio con atteggiamento libertino, elegante che flirta con altre donne e allo stesso tempo ironizza sulla moglie che si fa il segno della croce prima di ogni rapporto sessuale, ma d’altra parte, anche lui appartiene alle vecchie regole e non è del tutto in sintonia con i cambiamenti in atto nel mondo. Ho l’impressione che questo sia un posto dove cerchi costantemente un padre che abbia alcune verità di vita da dirti, non quelle create. Il bisogno di ascoltare i consigli è più forte qui in Sicilia che nel Nord d’Italia o anche nell’Europa occidentale, dove non si ascolta e si sa tutto meglio. I siciliani apprezzano la misteriosità, così come il silenzio e l’onestà.

In uno dei reportage parli del quartiere San Berillo con i gangster di colore e i trans. È un posto che sembra uscire dai film di Almodovar o di Fellini, ma con toni più grigi!

È un luogo di cui non si sa molto, non è certo una meta turistica e forse sarebbe meglio se non esistesse proprio. San Berillo si trova a duecento metri dalla Cattedrale di Sant’Agata a Catania, quindi proprio nel centro della città. È lo stesso posto dove, all’inizio del secolo scorso, nacque la famosa cantante Goliarda Sapienza. Ci sono stato più volte a San Berillo, spesso solo per mangiare nella misteriosa mensa locale dove di solito vengono serviti due piatti diversi, di pesce oppure di verdure, da nigeriani o somali. Questo quartiere è terrificante. Il Governo in collaborazione coi Carabinieri ha deciso di sbarrare l’accesso a tutte le case per evitare l’occupazione abusiva nel quartiere. Quindi sono strade costellate di case abbandonate con le finestre e le porte murate. Nonostante ciò hanno trovato un altro modo per entrarci, ossia attraverso le finestre del primo piano con una scala, allestendo bordelli per i trans con seni imbottiti di silicone di dimensioni pazzesche e altri tipi di personaggi borderline che Catania ha cacciato via dalle strade. Alcune di queste persone hanno portato con sé povertà e malattie come l’AIDS. Al margine di questo luogo troviamo la chiesa dove abita il prete Pippo che arrivò in parrocchia del SS. Crocifisso della Buona Morte mezzo secolo fa, cioè nel momento in cui venne presa la decisione di cambiare Catania. Il grande padre Pippo ha anticipato Papa Francesco mettendo i banchi della chiesa a forma di cerchio in modo che fossero tutti uno accanto all’altro, non lontano dall’altare. Qui tutti vengono a confessarsi: prostitute, travestiti e omosessuali. Sarebbe bello importare questo clima di apertura anche in Polonia.

Era ovvio quindi che un luogo come la Sicilia, aperto a tutti, fosse meta anche per i rifugiati?

Jarosław Mikołajewski, fot. Maria Mikołajewska

Non è così, la comunità di Lampedusa non ha improvvisamente deciso di aprire le porte del paradiso. Lampedusa è una piccola isola della Sicilia ed è il punto d’Italia e d’Europa più vicino all’Africa. Quindi non è l’ospitalità degli abitanti che attira i rifugiati a Lampedusa, ma è per loro l’unica scelta geograficamente possibile. Il problema è che l’isola è completamente impreparata all’arrivo dei migranti ed è per questo che non sempre vengono trattati con apertura. Bisogna dire che molti lampedusani ed anche siciliani sono stati per generazioni dei pescatori. Poi la trasformazione economica ha portato molti ad investire per creare un paradiso per i turisti. Se quindi all’improvviso comincia a girare voce che davanti le coste di Lampedusa naufragano e muoiono migranti, questo distrugge l’attrattività turistica del luogo. Lampedusa è una porta sull’Europa dove arrivano barche con i rifugiati dalla Nigeria, dalla Siria o dalla Somalia, schiantandosi con la realtà che non è il paradiso sognato ovvero Germania, Francia o Svezia, paesi dove vogliono iniziare una nuova vita, qui invece c’è solo mare e il pensiero di un altro viaggio pericoloso verso una diversa meta. A Lampedusa solo un sacerdote e un medico possono dare il buon esempio a chi vuole accogliere i migranti. Queste sono persone che arrivano in Europa non hanno problemi di salute ma qualcosa di molto peggio, ovvero la vergogna. La vergogna che deriva dal trauma di stupri verso donne, bambini, uomini.

Sbarcano su un’isola senza alberi, ma con tartarughe e conigli. Un’isola su cui sono già passati oltre un milione di profughi in fuga dalla loro misera vita. Cosa hanno imparato i siciliani dopo il disastro del 3 ottobre 2013, quando 366 persone sono annegate al largo delle Isole Pelagie?

Ci sono traumi che lasciano un marchio indelebile. Innumerevoli bare, di legno scuro per gli adulti e di legno chiaro per i bambini. Cosa ha insegnato questa esperienza? Penso che ci ha fatto smettere di parlare con disprezzo dei nuovi arrivati. La parola “pietà” è molto importante nella lingua italiana, un concetto che noi polacchi non capiremo mai. È la misericordia, l’ospitalità e ogni bella esperienza con il prossimo. Se qualcuno viene guardato “con pietà” significa compassione. Hanno visto le vittime, arabi e persone di colore, e di certo non li hanno puniti, ma invece gli hanno asciugato le lacrime e gli hanno stretto la mano. Questa è l’essenza del cristianesimo.

E perché l’Europa non coglie questa lezione di umanesimo e cristianesimo? Dopotutto, stiamo assistendo a grandi cambiamenti nel Vecchio Continente e forse non ha senso chiedersi cosa fare ora, ma bisogna accettare i cambiamenti come un corso naturale delle cose.

L’autrice del murale è Diala Brisly

Questa è una domanda molto importante. Una domanda riguardante le nostre teste girate, i nostri occhi che si voltano dall’altra parte, una domanda che non si riferisce ad un problema, ma ad una situazione che sta accadendo e non può essere fermata. Quando alcuni anni fa ho parlato con il dottor Bartolo del nostro cattivo atteggiamento nei confronti degli immigrati, mi ha spiegato tutto ed era convinto che se lo avessi trasmesso agli altri, avrebbero capito. Ho scritto il libro “Wielki przypływ” (La grande marea), che ho mandato in regalo a Donald Tusk, il libro gli è stato consegnato dalla sua segretaria privata. Non c’è stata alcuna reazione. Poi ho pubblicato un articolo, che era una richiesta d’aiuto, sulle sepolture a Mussomeli, dove non c’era nemmeno terra sufficiente per accogliere tutte le tombe. Solo il sacerdote Lemański si è espresso. L’intera Chiesa e i politici sono rimasti in silenzio. Il dottor Bartolo crede che sappia ancora troppo poco, o in realtà nulla. Inoltre sono stupito da alcuni politici che si dicono indecisi se accettare solo i cristiani o anche i musulmani. Sono convinto che sia più facile per le persone non entrare nella sfera emozionale. Professiamo la fede ma non crediamo veramente, facciamo un atto di affidamento senza esserne realmente parte, non siamo nemmeno in grado di parlare dell’atto sessuale in termini di rapporto, ne parliamo solo in termini di fare sesso. Si fa la coltivazione della terra, non il sesso. Dovremmo innanzitutto introdurre cambiamenti nel nostro modo di parlare e poi nelle nostre azioni.

Perché abbiamo scambiato questo umanesimo per un’apparente libertà?

La regista italiana Liliana Cavani mi ha detto che negli ultimi anni non abbiamo prodotto nulla di prezioso per noi stessi. Leggeva costantemente sui giornali quanto la Polonia fosse un paese ricco che sa affrontare le sfide. Ma cosa ci facciamo con questi soldi? Dopotutto, la gioia di fare soldi è condividerli con persone che stanno peggio. Ci siamo completamente dimenticati che il gusto della libertà non è solo prendere ma anche dare.

Ma il problema della carenza di umanesimo non è solo in Polonia. Ho l’impressione che tutta l’Europa abbia perso i suoi valori e l’unica soluzione è quella di cui ha parlato il regista Krystian Lupa durante la sua ultima performance. Dobbiamo tornare all’inizio, alla grotta per imparare a usare di nuovo gli strumenti della vita.

Ne ho parlato nel mio libro “Terremoto”, ossia del fatto che il cristianesimo dovrebbe essere “ribattezzato”. Sfortunatamente penso che sia necessaria una tragedia. L’Europa per capire e cambiare ha bisogno di una tragedia di una gravità pari a quella successa a Lampedusa, dove non bastava la terra per seppellire i corpi.

Tutti i tuoi libri parlano della Sicilia che profuma di gelsomino e di zuppa di pesce. Ma che impressione ti ha fatto questa terra durante il tuo primo viaggio nel 1986?

Non direi di esservi affogato ma piuttosto mi sono sciolto nell’isola. Ho sempre avuto bisogno di esplorare il mondo attraverso i miei sensi. Ne parlano le mie poesie e il mio libro su Zuzanna Ginczanka. Conoscere con il tatto toccando i piedi, le scarpe, entrando nella vasca da bagno. Non so perchè, ma ne ho un disperato bisogno. Il mio primo approccio con la Sicilia è stato durante una visita guidata, una gita che non ha colto il mio interesse, sentivo che da qualche parte c’erano strade e luoghi dimenticati dal turismo e molto più interessanti di quelle mostratemi. Fu allora che sentì per la prima volta questa meravigliosa caratteristica siciliana, a volte invadente, ovvero l’ospitalità. Voglio dire, vuoi andare da qualche parte? ti ci portiamo! vuoi vedere qualcosa? te lo mostriamo! Quindi con il tempo ho capito le parole di Ryszard Kapuściński, che mi aveva confessato che non avrebbe mai portato sua moglie in un viaggio del genere, perché sapeva che avrebbe passato tutto il tempo a porgerle il cappotto. Io volevo riscoprire la Sicilia metaforica. Siamo abituati al fatto che se chiamiamo qualcosa una metafora, dobbiamo prima sapere cos’è una metafora, ma la Sicilia è diversa perché composta da tante metafore e non è detto che tutte si capiscano. Il primo approccio che ho avuto con la Sicilia è stato toccando il frutto maturo dei limoni, delle arance e annusando i fiori di gelsomino. E in più tutto questo era inondato di sole. Ho scattato molte foto e le ho inviate ai miei genitori.

Che cosa ti ha fatto rimanere in Sicilia?

In Sicilia c’è una sorta di sfacciataggine se si parla di sensi. Non sono un fan del prendere sole sulla spiaggia, mi affascina piuttosto lo stare al sole e percepire lo scontro tra il calore esterno e la freschezza interna del vino appena bevuto. Ricordo ancora il gusto del primo sorso di vino siciliano, il Regaleali e poi il Corvo Duca di Salaparuta che innaffiavano cene a base di aragosta che non sapevo mangiare. Allora ero un ragazzino tra vecchi siciliani che mi portavano a queste feste. Emozioni incorniciate da forti raffiche di vento e neve rossa con secrezioni vulcaniche e polvere dall’Africa. So sempre che in questa terra incontrerò un amico che magari mi legge ad alta voce le poesie, perché amo la lingua siciliana. Non ne ho la prova, ma mi sembra che Mickiewicz si sia innamorato della Crimea, non per la natura, ma per la parola ”czatyrdah”. Quindi ad attrarmi sono la lingua, il vino, il sole e il bene che si può trovare in Sicilia. Questo è il mio mondo.

Quando sei in Sicilia che sogni fai?

Vi parlerò di uno dei primi sogni che ho avuto, era l’anno 1986. È stato dopo i primi giorni in cui avevo visitato alcune città, strade, piazze e luoghi della Sicilia. Stavo camminando in questo paesaggio soleggiato e ho visto cicogne ovunque, sulle case, sui marciapiedi e quelle che fluttuavano nel cielo. Quindi di nuovo una metafora, ma questo è meno importante.

traduzione it: Natalia Kogut, Agata Pachucy

DiscoverUE: trasporti gratuiti per i 18enni che si muovono in Europa

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Già oltre 70.000 diciottenni hanno colto l’opportunità di viaggiare gratuitamente in tutta Europa nel quadro del programma DiscoveryEU dal giugno 2018. I partecipanti al programma europeo possono viaggiare per un massimo di un mese verso uno o più paesi europei. Il viaggio può avvenire in treno, traghetto, autobus e aereo (quando il viaggiatore proviene da un paese molto lontano). L’idea del viaggio gratuito per diciottenni (per la precisione i nati dal 1 luglio 2001 al 31 dicembre al 2003) ha incontrato un profondo sostegno da parte del Parlamento europeo. Si può far domanda per i biglietti fino al 26 ottobre. Il programma è dedicato anche alle persone disabili e nel loro caso è stato previsto che possono viaggiare in compagnia di un assistente, in caso di bisogno, gratuitamente. Il Parlamento Europeo ha ideato il DicoverEU per far conoscere meglio ai giovani la diversità culturale degli stati membri Ue, sperando che questo programma influisca sullo sviluppo della identità europea e che ne rafforzi i valori. Gli interessati a partecipare al DicoverEU possono trovare i biglietti a questo link: https://europa.eu/youth/discovereu/apply_pl

https://www.pap.pl/europap/970953%2Cpe-18-latkowie-chcacy-zwiedzic-europe-moga-ubiegac-sie-o-darmowe-bilety-kolejowe-w

[Aggiornamento 14.10.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrate ancora nuove infezioni da COVID-19, il numero complessivo dei casi attivi è 183.847 (settimana scorsa 175.337), di cui in gravi condizioni 248 (settimana scorsa 207), ovvero circa lo 0,1% del totale.

Gli ultimi dati mostrano 3.000 nuove infezioni registrate su 44.800 test effettuati, con 60 morti da coronavirus nelle ultime 24 ore.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato di 215 morti (settimana scorsa 153) e la situazione nelle strutture sanitarie polacche sta peggiorando, ma rimane sotto controllo.

Sono 2.796 i malati di COVID-19 ospedalizzati, con 248 terapie intensive occupate.

Prosegue la campagna vaccinale in Polonia, attualmente sono state effettuate 38.110.857 vaccinazioni per COVID-19 e la copertura complessiva delle persone che hanno completato il ciclo vaccinale sul totale della popolazione è di circa il 51,8%.

Sono in vigore fino a fine ottobre restrizioni tra cui l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso.

Sono aperti bar e ristoranti e sono consentite riunioni fino a 150 persone. Sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso.

Ogni attività è sottoposta a regime sanitario e sono previste limitazioni sul numero massimo di persone consentite, in linea generale 1 persona ogni 10 m2, con norme di distanziamento per limitare le occasioni di contagio.

Per quanto riguarda gli sposamenti, salvo per vaccinati o ingressi con presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ma non prima di 7 giorni dal momento dell’ingresso nel paese. Sono escluse dall’obbligo di quarantena le persone vaccinate per COVID-19 con vaccini approvati dall’EMA.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

Dal 17 luglio è stato introdotto anche in Polonia il Digital Passenger Locator Form (dPLF) – Karta Lokalizacji Podróżnego.

Per spostamenti all’interno dell’UE, si raccomanda di verificare le restrizioni nei singoli paesi sul portale:

https://reopen.europa.eu

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:

E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Tre italiani tra i 23 pianisti qualificati alla 3^ tappa del Concorso Chopin

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Il 18° Concorso Chopin è a metà strada. Nella seconda tappa, in corso dal 9 ottobre al 12 ottobre, hanno partecipato 45 pianisti. La giuria del concorso, sotto la direzione della professoressa Katarzyna Popowa-Zydroń, ha deciso di ammettere più partecipanti ad ulteriori audizioni di quanto è stato previsto nel regolamento. Si sono così qualificati 23 pianisti da 11 paesi tra cui tre italiani: Leonora Armellini, Michelle Candotti, Alexander Gadijev. Come sottolinea sia il presidente di giuria che il direttore dell’Istituto Nazionale Chopin Artur Szklener i partecipanti sono ben preparati e il livello artistico è altissimo. Come ha spiegato Szklener: “non solo gli artisti che si sono qualificati per la terza fase sono artisti eccellenti, ma anche la stragrande maggioranza di quelli che purtroppo sono stati eliminati”. Il presidente della giuria aggiunge che “nel programma della terza fase del concorso, ci sono probabilmente i generi più difficili per quanto riguarda l’opera di Fryderyk Chopin, perché si tratta principalmente di Mazurche e delle forme più grandi, cioè le sonate”. La terza tappa si svolge dal 14 al 16 ottobre. Le audizioni si svolgeranno nella sessione mattutina (dalle 10) e nella sessione serale (dalle 17). I pianisti suoneranno un recital di 50 minuti durante il quale eseguiranno, tra le altre, una delle due sonate o un ciclo completo di Preludi op. 28 e un ciclo selezionato di mazurche. Il 18° Concorso Pianistico Internazionale Fryderyk Chopin si concluderà il 23 ottobre 2021.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C970250%2Ckonkurs-chopinowski-23-pianistow-zakwalifikowanych-do-iii-etapu.html

Domani all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia si inaugura la mostra “Andante Lento”

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Il 14 ottobre, alle 18.00, all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia aprirà la mostra fotografica “Andante lento” con le opere di Stefano Amantini, Massimo Borchi e Guido Cozzi, dalla cui iniziativa nel 1991 nacque Atlandide Phototravel, l’agenzia fotografica impegnata sia in ambito editoriale che nei reportage. Il titolo della mostra, “Andante lento” vuole porgere l’attenzione del pubblico sul tempo musicale il cui funzione è quella di preannunciare un grande finale, stimolando prospettive diverse e permettendo agli spettatori di riflettere sul valore attribuito all’attimo che precede il finale. “Andante lento” può anche riferirsi al modo in cui un camminatore o un viaggiatore fa un percorso prestabilito, soffermandosi di volta in volta in modo da poter cogliere ogni minimo dettaglio del suo percorso: sentire i suoni, i profumi, emozioni.  Essendo immerso totalmente in un particolare ambiente, il viaggiatore ha un’occasione straordinaria di vivere la sua esperienza a pieno, traendone tutti i benefici consapevolmente. Come ci suggerisse il titolo della mostra, la fotografia è un mestiere per cui sono portati tutti coloro i quali hanno la capacità di soffermarsi ad osservare i minimi dettagli della realtà in quanto l’atto di fare uno scatto dovrebbe essere ben ponderato piuttosto che istintivo. La mostra è composta da ventiquattro fotografie dell’Italia, conservate a lungo negli archivi, scattate dai fotografi dell’Athlandide Phototravel. La selezione delle fotografie analogiche nonché digitali crea una esposizione di luoghi famosissimi che però sono stati fotografati da una prospettiva atipica o da un angolo diverso all’insegna della filosofia dell’andare lento. La scelta del formato in cui le fotografie sono state scattate non è casuale. Si può sostenere che l’osservazione di una fotografia panoramica esiga una fatica maggiore a livello concettuale da parte dello spettatore, richiedendogli di collegare tra di loro l’insieme degli elementi presenti in uno scatto. Contemporaneamente però questo modo d’osservazione frammentato di una fotografia panoramica è perfettamente conforme alla maniera in cui esaminiamo quotidianamente la realtà che ci circonda. Le fotografie che fanno parte dalle mostra “Andante Lento” provengono dall’archivio di Atlantide Phototravel, che comprende oltre e 300.000 immagini da 118 paesi diversi che sono state scattate per le redazioni di: The New York Times, Le Figarò Magazine, Stern, Geo, Geo Saison, National Geographic, Bell’Europa, Travel Holiday. Le fotografie di Athlantide Phototravel sono state diffuse in tutto il mondo dalle principali banche di immagini, quali: Corbis, Getty Images, Age Fotostock, Simephoto.

https://iicvarsavia.esteri.it/

Solaris rafforza la sua posizione di leader e-mobility in Italia

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Il produttore di autobus polacco Solaris è il leader indiscusso nella vendita di autobus elettrici in Italia. Nei giorni scorsi il costruttore si è aggiudicato una gara per la consegna di 30 e-bus alla ATM di Genova, che entro il 2025 sostituirà la propria flotta di autobus con una completamente elettrica. Il valore del nuovo contratto supera i 15 milioni di euro. I veicoli saranno consegnati al capoluogo ligure nel primo trimestre del 2022. Gli autobus Solaris operano a Genova dal 2013, ma per la prima volta Solaris fornirà alla città gli autobus elettrici. Alberto Fiore, Amministratore Delegato di Solaris Italia, ha annunciato di essere estremamente soddisfatto della vittoria nella gara nonostante una concorrenza molto agguerrita. Nella valutazione dell’offerta tecnica, i prodotti di Solaris hanno ricevuto il punteggio massimo. I veicoli ordinati dall’ATM di Genova si contraddistingueranno per dotazioni innovative (telecamere MirrorEye) e il più alto livello di sicurezza, oltre che per la silenziosità, l’assenza di emissioni nel luogo di utilizzo e la guida molto confortevole. Oggigiorno più della metà degli autobus elettrici che circolano sulle strade italiane sono veicoli Solaris. Nel 2020 il produttore deteneva quasi il 70% del mercato degli autobus elettrici.

https://automotivesuppliers.pl/pl/polska/solaris-umacnia-swoja-pozycje-lidera-e-mobilnosci-we-wloszech

GAZZETTA ITALIA 89 (ottobre – novembre 2021)

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Gazzetta 89: Il genio di Fibonacci, scopritore del rapporto matematico sotteso alla nostra vita, spiegato dal professore Massimo Marchiori, il regista Matuszyński candidato all’Oscar con “Żeby nie było śladów” che racconta ai lettori di Gazzetta il suo modo di fare cinema e poi ancora Tessa Capponi-Borawska che ci invita a mangiare insieme per celebrare la vita.

Viaggiamo poi tra la Sicilia, il labirinto di Franco Maria Ricci e il Museo dei Tarocchi. Ancora tanto cinema con l’approfondimento su Liliana Cavani e la seconda puntata del bellissimo resoconto sulla storia delle presenze polacche al Festival di Venezia. 

Poi oltre alle tradizionali rubriche culinarie, linguistiche e ai programmi degli istituti Italiani di Cultura, in questo numero tanta letteratura con articoli su Zanzotto, Baricco e l’illuminante articolo Homo narrans dello scrittore Stefano Redaelli. 

Ma questa è solo una parte dei contenuti del numero 89 di Gazzetta Italia, che vi invitiamo a scoprire cercandola da Empik o acquistandola online sul sito gazzettaitalia.pl

Calcetto da record per gli italiani in Polonia

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9 squadre, 117 giocatori, 4 arbitri, 24 partite, 96 gol segnati, 8 ore e mezza di gioco – su due campi contemporaneamente – sulle note di tre playlist che andavano da Rino Gaetano a Fedez, da Venditti ad Achille Lauro, alternate dai jingle di Champions League e Nations League fino al “We are the champions” delle premiazioni. E alla cerimonia d’apertura un inno italiano da pelle d’oca cantato perfettamente all’unisono da tutti i presenti. Questi i numeri record dell’8^ edizione del Torneo di Calcetto Italiani in Polonia, giocatosi il 9-10 ottobre sui campi dell’Akademicki Związek Sportowy di Łódź.

La più famosa e partecipata manifestazione italiana in terra polacca è così finalmente tornata dopo la pandemia e la conferma della grande voglia di partecipazione viene non solo dal numero record di squadre iscritte, ben 9 da 6 città, ma anche dalle presenze a bordo campo di amici, mogli, figli, fidanzate, amanti, fotografi professionisti e dilettanti, massaggiatori, appassionati calciofili, tifosi, finti procuratori e bookmakers in erba. Una edizione autunnale, nella sede storica di Łódź, fortunatamente riscaldata da un bel sole a differenza della indimenticabile prima edizione dell’ottobre 2014, in cui si giocò con il barometro che segnava 2 gradi…, allora organizzata dall’imprenditore veneto Amedeo Piovesan a cui va l’imperituro merito di aver ideato questo splendido e inclusivo torneo. Sì inclusivo perché da regolamento ciascuna squadra può schierare due “non italiani” e così negli anni hanno giocato ragazzi provenienti da diverse nazioni e perfino da altri continenti.

Dopo nottate in bianco passate dagli organizzatori per scovare una formula per un torneo con 9 squadre che non ne escludesse una già al sabato e che consentisse di giocare a tutti quasi lo stesso numero di partite ecco il sorteggio dei tre gironi: A) Warszawa United, Italiani a Wrocław, Cracovia D.C.; B) A. C. Wawa, Poznań, F.C. KTM Łódź; C) Italiani a Łódź, Katowice, Regno di Varsavia. A questo punto di sicuro qualcuno si domanderà ma che significa F. C. KTM Łódź e Cracovia D. C.? Domanda lecita che ho posto anch’io al co-organizzatore Alessandro Lorenzini quando mi ha mandato le liste, risposta lapidaria “son ragazzi…” E se per scoprire il nome esteso Football Club KiTeMuort abbiamo dovuto attendere la rivelazione di un giocatore pugliese nella notte tra sabato e domenica per il Cracovia D.C. la spiegazione è stata subito chiara ed attiene alla divisione delle ere storiche in A.C. e D.C. dato lo strepitoso ritardo con cui sono arrivati al campo, ritardo cui il giorno seguente hanno cercato di rimediare andandosene con largo anticipo… evidentemente in Małopolskie hanno un loro peculiare fuso orario.

Vabbè parliamo di gol che è meglio. Pronti via ed è subito Wawa-Poznań in assoluto la sfida più calda della storia del Torneo. Due squadre che si conoscono a memoria con da una parte la storica band dei Genco-Caputo-Cenci e dall’altra quella dei Russo-Lucci-Caruso, e come da tradizione non se le mandano a dire: 1 ferito, 2 espulsi e 2-2 finale. Invece il F.C. KTM, coerente col proprio nome, punta a disorientare e dopo aver preso 8 gol dal Wawa va a battere Poznań mandandoli nel girone di recupero. Nel girone A il Warszawa United marcia spedito, seguito dagli Italiani a Wrocław che esibiscono una curiosa divisa giallo nera disegnata da un famoso stilista del Palio di Siena. Il Cracovia D.C. invece conferma il ritardo anche in campo. Nel girone C gli Italiani a Łódź, del capitan co-organizzatore e responsabile tecnico del Torneo Luigi Noto, rispettano i pronostici e volano ai quarti senza grosse difficoltà trascinati dal tornado forza “8” Simone Cicero, che sarà poi premiato a furor di popolo miglior giocatore del Torneo. Dietro di loro il Regno di Varsavia in cui Antonio Rispoli comincia a fare incetta di gol che lo porteranno a vincere la classifica marcatori. “Quei bravi ragazzi” di Katowice, guidati dall’inossidabile Erminio Bum-Bum Truncellito, finiscono invece nel girone infernale di recupero dove tra il sabato sera e la domenica mattina tre squadre giocano tre mini partite, tutte e tre finite tre a zero, sembra uno scioglilingua ma non lo è. Dagli inferi del girone dantesco escono bene i ragazzi del Cracovia, riagganciati al fuso orario di Łódź, e gli esperti marpioni del Poznań.

Ed eccoci al tabellone dei quarti, parte alta: Italiani a Łódź contro Cracovia e poi Regno di Varsavia contro F.C. KTM Łódź, parte bassa Warszawa United-Poznań e A.C. Wawa-Wrocław, una composizione che fa paventare due derby nelle semifinali. Ma facciamo un passo alla volta. Campo 1: Regno di Varsavia-F.C. KTM Łódź partita equilibratissima, il Regno prende un clamoroso doppio palo e Łódź risponde subito con un altro palo, a quel punto uno dal pubblico, evocando il mitico ragionier Fantozzi, urla “Chi ha fatto palo?”, per fortuna nessuno gli tira un pugno in faccia (citazione per cinefili incalliti). Reti inviolate anche nei supplementari. Si va ai rigori. In porta del F.C. KTM c’è Enrico Daniel (Mari e) Monti che ha il merito, quale co-organizzatore del Torneo, d’aver controllato sabato sera, rectius domenica mattina, tutti i locali della Piotrkowska per scongiurare la presenza di giocatori sulle piste da ballo. Svolto egregiamente il compito si è direttamente presentato al campo (con ancora al polso il braccialetto dell’entrata VIP al Kokoo), permettendosi il lusso di parare 2 rigori al Regno di Varsavia lanciando così la neonata, ma già casinista, F.C. KTM in semifinale! Prestazione che gli farà vincere il premio di miglior portiere del Torneo, nonostante qualcuno faccia notare lo stile un po’ “Garellik” delle parate (citazione comprensibile solo ai calciofili ultra quarantenni).

In contemporanea sul campo 2 l’A. C. Wawa si scontra contro il MURO di Wrocław che cede (e non poteva essere diversamente) al minuto 19.89 (citazione questa per tutti, se non la capite tornate sui banchi di scuola!). Seguono gli altri 2 quarti, nella parte alta il Cracovia è una furia, va in vantaggio e fa soffrire la favorita It. a Łódź, tanto che c’è bisogno dei supplementari per il 3-2 finale per Łódź in una delle più belle partite del Torneo. Nella parte bassa invece i vecchi leoni di Poznań tornano a ruggire, battono il Warszawa United e si lanciano verso l’eterna sfida con l’A.C. Wawa. E siamo alle semifinali: da una parte il primo storico derby di Łódź, dall’altra ancora e sempre Wawa-Poznań. Partiamo da quest’ultima, la tensione è alta, il Poznań sfoggia l’arma segreta ovvero un fisioterapista che massaggia intensamente gli arti inferiori degli azzurri della Wielkopolskie, facendo guadagnare al Torneo la fama di “zona favorevole alla LGBT”. Una mossa non sufficiente ad arginare il Wawa che finalmente si decide di spedire in maniera stabile in area avversaria Long John Cenci che ripaga con una doppietta nel 4-0 finale. Dall’altra parte è un derby al cardiopalma, equilibrio in campo e tensione tra il pubblico, una tragedia greca decisa dalla doppietta di Ioannis Farmakis di Salonicco che regala al F.C. KTM la finale alla sua prima partecipazione!

Dopo 8 ore di gioco e 23 partite (in realtà 22 perché una si è decisa a tavolino perché qualcuno, indovinate voi chi, doveva rientrare a casa in tutta fretta) siamo arrivati alla finalissima: A. C. Wawa-F.C. KTM Łódź. I bookmakers in erba, fidandosi dell’8-1 nei gironi scommettono su una goleada per i blaugrana capitolini. Prima del fischio si verificano due fatti inattesi: per la prima volta dal 2014 i solitamente ingestibili calciatori delle finaliste vengono facilmente riuniti per una foto di gruppo pre-match a centrocampo! Mai successo! Qualcuno maliziosamente sostiene che per compiacere lo sguardo della fotografa Natalia si sarebbero messi pure a piramide umana, ma sono illazioni. L’altro fatto, assolutamente decisivo, è che il portiere Mari e Monti perde il braccialetto-feticcio del Kokoo. Fischio d’inizio il Wawa manovra stile Barcellona di Guardiola ma il Łódź (mi sono stufato di scrivere tutto il nome!) colpisce in contropiede e prima il greco e poi l’attaccante-gigante Pirmiani sfiorano il gol. Ma il Wawa non arretra e dai e dai ecco il gol anzi la doppietta del medianone Omarowski. Nei minuti finali il greco sfiora il gol ma stavolta niente tragedia per gli avversari, nonostante Andrea Versino da Giaveno accorci le distanze all’ultimo minuto, e così il Wawa vince per la terza volta il Torneo.

Classifica finale:

  1. A.C. Wawa,
  2. F.C.KTM Łódź,
  3. It. a Łódź,
  4. Poznań,
  5. Regno di Varsavia,
  6. It. a Wrocław,
  7. Warszawa United,
  8. Cracovia D.C.,
  9. Katowice.

Una ottava edizione resa indimenticabile grazie all’enorme impegno degli organizzatori (Alessandro Lorenzini, Luigi Noto, Enrico Daniel Monti, Silvia Rosato, Alessandro Vanzi e lo scrivente), e di chi ha sostenuto l’iniziativa: Comites, Fondazione Italo-Polacca InteRe, La Bottega Da Enrico, Gazzetta Italia.

P.S.: questo articolo è frutto della fantasia dell’autore, ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

foto Natalia Zdziebczyńska
(l’integrale foto-racconto del Torneo sarà caricato un po’ alla volta, stay tuned!)

La Polonia europeista si ribella, Tusk: “difendiamo il nostro futuro”

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Donald Tusk guida la protesta dei polacchi che vogliono restare in Europa, una protesta diretta sia verso il l’attuale governo polacco guidato dai conservatori del PiS, sia verso il Tribunale Costituzionale, responsabili di politiche e sentenze che danno la possibilità ai governanti di trasgredire i diritti umani fondamentali nonché le più basilari leggi democratiche. Ieri in Piazza del Castello a Varsavia si è svolta una grande manifestazione organizzata dallo stesso Tusk in risposta alla sentenza del Tribunale Costituzionale, secondo cui le norme giuridiche contenuti nel Tratto dell’Unione europea sarebbero contrarie alla Costituzione polacca. Secondo quanto ha deciso il Tribunale costituzionale polacco le istituzioni dell’UE opererebbero non conformemente alla costituzione polacca e nella gerarchia delle fonti la normativa europea sarebbe meno importante di quella polacca, e questo rende di fatto impossibile all’Europa chiedere il rispetto della separazione dei poteri al governo polacco la cui riforma della giustizia secondo la Corte di Giustizia Europea viola l’indipendenza della magistratura. “Denuncio queste pericolose manovre qui insieme a Voi”, ha detto il leader del PO, rivolgendosi alla folla che ieri sera gremiva Piazza del Castello “lancio questo allarme perché qui si tratta di difendere il nostro futuro, quello dei nostri figli e nipoti.” Oltre a salutare e ringraziare le migliaia di persone che sono scese in piazza in centinaia di città in Polonia e all’estero, Tusk ha colto l’occasione per ringraziare anche tutte le organizzazioni e movimenti sociali che in questi anni hanno manifestato e combattuto per difendere i diritti fondamentali umani in Polonia che sono messi in discussione da questo governo. Riferendosi al partito al potere, Tusk non ha lesinato una graffiante critica nei loro confronti, definendo i politici del PIS “un gruppo di persone travestite che indossano delle toghe di giudice e che sulla richiesta del capo del partito al potere, hanno deciso di spingere la Polonia fuori dall’UE, violando la costituzione polacca. In seguito al discorso di Tusk, anche il Presidente della Camera dei deputati, Tomasz Grodzki, ha assicurato i manifestanti riuniti in Piazza del Castello che il Senato opera a favore dei cittadini e che i politici, essendo al servizio dei polacchi, combatteranno per l’indipendenza dei tribunali dal potere esecutivo. Sul palco in piazza del Castello sono intervenuti a sostegno della permanenza della Polonia in Europa anche Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia, Robert Biedron, leader di Wiosna e Marta Lempart guida del movimento Strajk Kobiet.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C968255%2Cwiec-poparcia-dla-obecnosci-polski-w-ue-tusk-o-podnoszeniu-alarmu-w