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Re Sigismondo e Bartolomeo Berrecci, “genitori” della cappella di Sigismondo

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È stato presso di noi un italiano con un modello della cappella che deve sorgere e che abbiamo gradito. Cionondimeno gli abbiamo fatto diverse raccomandazioni di cambiamento secondo la nostra intenzione, che gli abbiamo dichiarato. Gli abbiamo anche indicato che vogliamo che la lapide sia fatta di marmo, come apprenderai più ampiamente da lui stesso e dalle carte”. Così nel 1517 scriveva del proprio mausoleo il re della Polonia Sigismondo I al proprio banchiere Jan Boner.

Il Rinascimento in Polonia iniziò alla corte reale di Cracovia. Poco dopo l’anno 1500 un gruppo di architetti e costruttori fiorentini visitò la collina del Wawel e fondò una bottega. Erano venuti su invito del principe Sigismondo Jagellone, che il 24 gennaio 1507 fu incoronato re di Polonia nella cattedrale del Wawel. La bottega era diretta da Francesco Fiorentino e impiegava artisti provenienti dall’Italia e da altri paesi. Dopo la morte del Fiorentino nel 1517 la bottega fu rilevata da Bartolomeo Berrecci da Pontassieve, vicino Firenze, che lavorò a Cracovia fino al 1537. L’opera per cui lo si ricorda, gioiello architettonico del Rinascimento in Polonia che ebbe un’influenza su un’intera generazione di artisti, è la cappella di Sigismondo. Berrecci la eresse negli anni 1517-1533 come mausoleo per il sovrano, pieno di significati simbolici e di ricche decorazioni scultoree. A promuovere la costruzione della cappella fu re Sigismondo I. L’edificio doveva svolgere la funzione di mausoleo reale, rappresentando la massima avanguardia artistica. Già nel 1517 Berrecci presentò al sovrano un modello della cappella, ma i lavori iniziarono nella primavera del 1519. La cerimonia di posa della prima pietra fu il 17 maggio 1519 e in linea con le consuetudini dell’epoca venne interpretato il firmamento e letto l’oroscopo astrologico. L’edificio sorse nel luogo di una precedente e spoglia cappella gotica del XIV secolo. Prima venne costruita la cripta sotterranea e posato il vistoso sarcofago reale. Le mura del complesso furono erette nel 1520 e nei 13 anni successivi proseguirono i lavori con la  costruzione della cupola, della lanterna e delle decorazioni esterne e interne. La consacrazione avvenne nel giugno del 1533.

L’architettura della cappella

Il mausoleo reale venne costruito in linea con i principi della geometria e con la tradizione italiana dell’architettura sacra. La cappella è contigua e parzialmente incorporata nella navata meridionale della cattedrale del Wawel e fiancheggia da est l’ingresso meridionale della chiesa. La pianta centrale è un riferimento ai postulati dei teorici dell’architettura e degli architetti italiani, i quali indicavano nel quadrato e nel cerchio le forme più vicine alla perfezione. Gli artisti del Rinascimento si basavano sul trattato di Vitruvio (I sec. a. C.), il De architectura, nel quale le figure geometriche erano iscritte nel corpo umano a testimonianza della perfezione delle proporzioni. Numerosi trattati rinascimentali si fondavano su questa teoria, a partire dall’architetto e umanista del primo Rinascimento Leon Battista Alberti. Il più celebre disegno che illustra la teoria è l’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Riferimenti al quadrato e al cerchio sono leggibili nel corpo della cappella. La base venne edificata su una pianta quadrata, mentre sopra, a livello della cupola, ha una forma ottagonale. La lanterna, il livello più alto dell’edificio, assunse una forma cilindrica che emerge da un cerchio. Il tutto è coronato da una sfera e dalla croce. L’interno della cappella è inoltre differenziato, richiamando i profili esterni dei piani successivi.

Il programma ideale e il simbolismo della cappella

Re Sigismondo, che in gioventù stette alla corte ungherese di Buda, era un erudito umanista. L’umanesimo metteva l’accento sull’esercizio della virtù della magnificenza, che consisteva tra le altre cose in un’adeguata gestione dei fondi per le opere d’arte, architettura inclusa. La tomba doveva testimoniare della grandezza del sovrano e il denaro speso per questo scopo era parte della virtù desiderata dal re. Gli umanisti italiani si richiamavano all’Antica Roma e alle sue costruzioni sepolcrali dal “potere miracoloso di incoraggiarci alla virtù e alla gloria, specialmente quando erano consacrate a individui eccezionali” (Giovanni Pontano, Opera omnia). Dall’inizio della sua attività in Polonia il re si impegnò alla realizzazione di tali propositi, che avevano l’obiettivo di portargli gloria e fama postuma. Co-finanziò la lapide a Jan Olbracht, morto nel 1501, mentre a un secondo fratello, il cardinale Fryderyk, morto nel 1510, finanziò quando era già re lapidi in bronzo. Sigismondo I si interessò abbastanza presto della costruzione del proprio edificio funerario con la consapevolezza che la cappella non potesse essere meno vistosa delle altre opere architettoniche e decorative erette sul Wawel dall’inizio del XVI secolo. Nel 1517 il re scriveva a Jan Boner: giacché investiamo molto negli edifici mondani, perché dovremmo lesinare su quelli nei quali trascorreremo l’eternità? L’artista al quale il sovrano intendeva affidare la responsabilità di progettare la cappella doveva essere adeguatamente formato e riuscire a essere all’altezza dei requisiti reali. L’Italia, in qualità di modello da imitare e di culla del Rinascimento, era la prima e propria scelta dal punto di vista del re. Il primate Jan Łaski, che conosceva bene l’Italia per avervi soggiornato e che nel 1512 fu delegato al Concilio lateranense, ottenne il compito di cercare e riportare in Polonia un artista ideale. È un’ipotesi probabile perché Łaski stette a Roma dal marzo 1513 alla metà del 1515 e Bartolomeo Berrecci era a Cracovia nell’ottobre del 1515, raggiunta passando per l’Ungheria. Nelle fonti non esiste conferma della data precisa dell’arrivo dell’artista alla corte del Wawel, tuttavia gli studiosi indicano il 1515 per alcuni motivi. Berrecci ebbe un legame a Cracovia con Dorota Nassakówna, che nel 1517 gli diede un figlio, Sebastiano. Nel novembre del 1515 il re partì per la Lituania e gli studiosi tendono a escludere che non ci fosse stata una possibilità di parlare personalmente con l’artista al quale doveva affidare un compito così importante, tanto più che, scrivendo al proprio banchiere, indicò chiaramente che aveva ricevuto il progetto del mausoleo da un architetto italiano. La lettera indica anche l’eccellente educazione del re e il suo indirizzo nella teoria dell’architettura antica e rinascimentale, con la quale Sigismondo I aveva acquisito familiarità durante un soggiorno alla corte del fratello in Ungheria. Tra le sue letture ci furono sicuramente i trattati di Vitruvio e Alberti e altre opere italiane indispensabili alla formazione di un umanista del XVI secolo. La cappella eretta presso la cattedrale del Wawel divenne un gioiello del Rinascimento in Europa settentrionale. Berrecci esibì eccezionale maestria e selezionò alla perfezione i suoi collaboratori. Le decorazioni scultoree e architettoniche all’interno del mausoleo rappresentano un esempio preminente della ricezione del Rinascimento italiano in Polonia. Ciascuno dei bassorilievi che ornano le pareti della cappella merita un’analisi separata. Tra i molti artisti che lavorarono al fianco di Berrecci non ce n’era uno che non comprendesse il pensiero rinascimentale. L’armonia dell’architettura e la bellezza delle decorazioni interne creano un tutto che soddisfa esteticamente i requisiti dell’epoca, ma che anche oggi si iscrive nell’idea di bellezza. Capiamo ciò che è armonico, simmetrico, evocativo dell’antichità. L’occhio umano si rasserena osservando una bellezza senza tempo.

Una passeggiata sulla collina

La cattedrale del Wawel è stata la chiesa dei re polacchi per 400 anni e vi sono stati incoronati tutti ad eccezione di Stanisław Leszczyński e Stanisław August Poniatowski. E’ anche il cimitero reale. Inizialmente i sovrani venivano seppelliti in camere sepolcrali sotterranee, ma con il tempo si affermò l’uso di costruire cappelle. Quella nota come cappella di Sigismondo, con la firma incisa nella parte celeste, è la più decorata e rappresentativa di questo tipo di costruzione. Lo stesso re Sigismondo I il Vecchio, i suoi successori e membri della famiglia furono seppelliti nelle cripte sotterranee della cattedrale. Nella cappella- mausoleo si trovano i sarcofagi reali di Sigismondo Augusto, Stefano Batory, Sigismondo III e le tombe placcate di bronzo di Ladislao IV e di sua moglie Cecilia Renata. Oggi il Wawel è parte del retaggio culturale della Polonia e dell’Europa. È un avito centro di potere: ducale, vescovile e reale. Salendo in cima alla collina dalla parte di via Kanonicza lungo le mura del castello si superano altri edifici: a sinistra la torre di Sigismondo, a destra dietro la curva il museo diocesano. Più avanti all’angolo sulla sinistra ci sono la cripta sotto la torre delle campane d’argento e la cattedrale, e quando il terreno si appiattisce usciamo nello spazio aperto della collina. Dietro di noi la cappella di Sigismondo. Il re ebbe una grande influenza sul progetto del mausoleo e la sua successiva realizzazione. Come scriveva nel suo trattato Filarete, architetto rinascimentale fiorentino, il committente è il padre dell’edificio, l’architetto sua madre. Pertanto questo secondo ruolo, sebbene indispensabile, ai tempi di Sigismondo aveva un significato secondario. Era il re a decidere e nello splendore del suo potere, gloria e ricchezza Bartolomeo Berrecci creò l’opera di una vita. Incise la sua firma nel sottotetto originale della lanterna, vicino alla testa di un serafino e a quelle di nove angeli: BARTHOLO FLORENTINO OPIFICE.

traduzione it: Massimiliano Soffiati

Da Varsavia a Łódź in 45 minuti, Morawiecki visita i cantieri della ferrovia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il Primo Ministro Mateusz Morawiecki ha visitato il cantiere della stazione ferroviaria di Varsavia Occidentale. La ristrutturazione della stazione viene gestita da PKP ferrovie statali polacche. Qui comincerà il suo corso la linea di KDP (Alta velocità ferroviaria) che proseguirà in direzione di CPK, Łódź, Poznań e Breslavia. Il contratto firmato dalla società CPK e il consorzio delle aziende IDOM, Multiconsult, Transprojekt Gdański e Arcadis riguarda il frammento di circa 140 km delle nuove linee ferroviarie sulla rotta Varsavia Occidentale – CPK – Łódź. Morawiecki parlando dei nuovi investimenti ferroviari, ha sottolineato che il governo punta sul futuro della ferrovia. Ora sarà possibile viaggiare da Varsavia al centro di Łódź con un risparmio di 45 minuti. Secondo il Premier, gli investimenti ferroviari migliorano la qualità dell’ambiente naturale, la sicurezza di spostarsi e il comfort, ed anche aumentano le possibilità aziendali, economiche e d’investimento in Polonia. Il Ministro delle infrastrutture Andrzej Adamczyk ha sottolineato che grazie al governo di Mateusz Morawiecki è stata presa la decisione di costruire una nuova stazione. Marcin Horała, il viceministro delle infrastrutture ha detto che la costruzione delle nuove linee ferroviarie è un punto importante del programma d’investimento di CPK (il porto centrale di comunicazione). La massima velocità dei treni, prevista dal programma è di 250 km/h, ma in caso di necessità sarà possibile aumentare la velocità fino a 350 km/h. Grazie a questo investimento i passeggeri arriveranno da Varsavia all’aeroporto nuovo in 15 minuti e da Łódź in circa 30 minuti, invece da Varsavia a Łódź in circa 45 minuti. CPK sarà costruito entro il 2027 insieme con tutti i collegamenti necessari e con gli elementi della rete ferroviaria e stradale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C886227%2Cmateusz-morawiecki-stawiamy-na-kolej-przyszlosci-chcemy-przezwyciezyc

L’Ambasciatore Amati visita la Fregata Marceglia a Gdynia

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L’Ambasciatore Amati visita la Fregata Marcegaglia a Gdynia

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Sabato scorso l’Ambasciatore d’Italia a Varsavia, Aldo Amati, ha visitato la Fregata FREMM “Antonio Marceglia”, ormeggiata nel porto polacco di Gdynia dopo aver preso parte all’esercitazione NATO At Sea Demo e Formidable Shield 2021. “È un orgoglio salire a bordo di questo gioiello della Marina Militare Italiana. Si tratta” ha dichiarato l’Ambasciatore Amati “di una vera e propria eccellenza a livello mondiale, all’avanguardia sotto tutti i punti di vista grazie al contributo della tecnologia di punta che le nostre aziende sono capaci di produrre”. Alla visita hanno partecipato anche varie Autorità militari polacche.

Dipingere al Lago di Garda

Graziella Jasińska è una pittrice polacca da vent’anni residente a Vallese in provincia di Verona. Ha finito gli studi artistici in Italia all’età di 40 anni e continua ancora la formazione. Una delle sue destinazioni preferite è il Lago di Garda dove passa di solito il tempo libero con suo marito che è italiano.

Trasferirti in Italia ti ha permesso di realizzare i tuoi sogni?

Sì. Ho iniziato a realizzare i miei sogni quando, quasi vent’anni fa, all’età di quarant’anni, sono arrivata in Italia su invito di mia cugina che abita nei pressi di Verona. Lei mi ha aiutato a trovare il lavoro grazie cui ho potuto iniziare gli studi artistici con la professoressa Maria Luisa Quaini nella scuola artistica a San Giovanni Lupatoto. Dopo ho frequentato anche una scuola di disegno e pittura a Bovolone ed ho passato qualche anno a perfezionare le tecniche pittoriche in una scuola di Legnano e ad Arcobaleno Arte a Ca’ di David a Verona. Esercizio e formazione sono molto importanti per me perciò cerco sempre nuove sfide. La mia nuova scoperta è la tecnica di pittura veloce che ho imparato alla scuola di pittura di Buttapietra.

La donna / 100×70 / olio su tela / 2017

In cosa consiste questa tecnica?

In breve si tratta di un uso spontaneo dei colori che si mettono su tela e poi si distendono in tutte le direzioni. Il lavoro dura circa due giorni. Ognuno sceglie i colori che preferisce, io ad esempio ho scelto grigio, bianco e nero. È molto importante che durante l’atto di creazione si liberino le emozioni. È una tecnica che aiuta molto soprattutto chi è all’inizio del proprio percorso artistico.

Che cosa ti ispira di più in Italia, i lavori dei grandi maestri, di cui i musei sono pieni, o la bellezza della natura?

Il mio maestro assoluto non è un pittore italiano ma l’olandese Piet Mondrian che, accanto a Kandinsky e Malewicz, è considerato uno dei precursori dell’astrattismo. I suoi motivi geometrici mi hanno conquistata quando studiavo i suoi quadri. Questi motivi si possono trovare anche nelle mie opere, comprese quelle ispirate alla natura e ai paesaggi italiani. La natura è decisamente la mia maggiore fonte d’ispirazione, soprattutto il Lago di Garda con quei paesini pittoreschi lungo le sue sponde.

Rinasci / 90×90 / olio su tela / 2020

Come sfrutti questo tipo di ispirazione?

Vado spesso al lago con mio marito. Durante il lockdown prendevamo gli zaini con i panini e andavamo a fare passeggiate tutto il giorno. Abbiamo visitato i paesi intorno al lago dove si possono ammirare le chiese barocche e i castelli medievali tra cui quelli più interessanti sulla sponda est del lago, costruiti dalla famiglia Della Scala. Altra cosa interessante sono le fortificazioni veneziane a Peschiera del Garda. Uno dei miei luoghi preferiti è Sirmione dove già ai tempi dei romani arrivavano i patrizi per ammirare i bei paesaggi e fare il bagno nelle acque termali. Dal punto di vista storico invece mi piace molto Salò che negli ultimi anni di guerra fu la capitale della Repubblica Sociale Italiana fondata da Benito Mussolini su ordine dei nazisti. D’estate giriamo il lago in barca e ammiriamo le città dall’acqua. Proprio quei posti visitano anche i partecipanti al workshop che organizzo ogni anno.

 

Di che workshop parli?

 

Organizzo workshop artistici per le persone che vogliono liberare le emozioni, realizzare i sogni e semplicemente dipingere. Nel programma c’è anche, tra l’altro, insegnamento della tecnica di pittura veloce che ho descritto prima.

Cosa vuoi condividere con i partecipanti di questi incontri con l’arte?

Una delle attrazioni è un invito in una casa italiana per far vedere come si vive. Abbiamo una cucina spaziosa dove possiamo cucinare e mangiare. Perché l’Italia significa anche cibo semplice e buon vino. Gli italiani ci tengono molto alla qualità dei prodotti, li comprano solo nei negozi locali. Mio marito cucina benissimo, il suo cavallo di battaglia sono gli spaghetti con le cozze che serviamo sempre alla cena di benvenuto.

Senza titolo / 100×80 / olio su tela / 2020

Dipingere è la tua passione ma nello stesso tempo il tuo modo di vivere?

È più importante di qualsiasi altra cosa. Quandodipingo sento che sono felice perciò ho deciso di condividere le mie esperienze con gli altri. Così è nato il progetto dei workshop estivi di pittura al mio amato Lago di Garda. È un’idea per delle vacanze italiane speciali per tutti quelli che, come me, vogliono realizzare i sogni e dipingere. Il mio compito è far sì che l’arte cambi la loro vita.

La tua vita è cambiata grazie all’arte? Quando hai iniziato?

Dipingevo fin da bambina. Abbastanza presto ho scoperto che grazie ai quadri riesco ad esprimere le mie emozioni, far vedere la tristezza o la gioia. Gli acquerelli, le matite colorate e la carta erano i miei giochi. Quando le mie amiche giocavano con le bambole io preferivo dipingere. Durante gli anni delle scuole elementari ho vinto anche dei concorsi di pittura. Allora il mio tutore artistico era la maestra della mia città, Ostrów Wielkopolski, che ha lavorato con me individualmente e mi ha preparata per gli studi artistici all’Accademia delle Belle Arti di Wrocław.

Comunque la vita e la situazione familiare mi hanno costretto a cambiare i piani. Ho dovuto andare al lavoro e occuparmi di mia madre dopo la morte di mio padre. Poi ho messo su famiglia e di nuovo non ho avuto tempo per dipingere. Ho sentito però che sarei tornata alla pittura e l’ho fatto ma solo qui, in Italia.

Non ti arrendi facilmente…

Credo sempre di poter, prima o poi, realizzare tutti i miei progetti. È il mio motto. Non importa se sono cose grandi o piccole. Tutto quello che faccio, lo faccio con passione e amore.

tłumaczenie it: Agata Pachucy

Il vino e la religione

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La parola vino nella Bibbia viene citata ben 278 volte in 258 versetti, mentre la parola vite ricorre 141 volte in 135 versetti.

Mangiare e bere hanno avuto infatti, fin dall’antichità, un profondo significato: rendono possibile la vita. Chi non ha nulla da mangiare e da bere, deve morire; cibo e bevande vengono considerate doni del Creatore ed il pasto è qualcosa che rimanda a Dio. Nello stesso tempo esso è un simbolo della comunione e dell’amicizia con tutti coloro che vi partecipano.

Le “nozze di Cana” non a caso rappresentano il primo “segno” pubblico di Gesù come Figlio di Dio. Nella Liturgia il pane e il vino sono diventati per Cristo dei segni visibili di un pasto nel quale egli stesso diviene cibo e nel quale egli stabilisce la comunione dei partecipanti con sé e tra loro.

“Fedele all’esempio di Cristo, la Chiesa ha sempre usato il pane ed il vino per celebrare la cena del Signore.” Il pane deve essere di frumento, fresco e azzimo. Il vino usato per la Messa è sempre stato in prevalenza rosso (per ragioni pratiche si è introdotto il vino bianco anche se il colore rosso evoca più le sembianze del sangue); deve essere tratto dalla vite, naturale e genuino; l’uva deve essere integra, non può essere aggiunto alcool di patate o riso.

Nella religione ebraica il vino ha un forte significato simbolico ed è elemento importante della liturgia religiosa. Il vino, preferibilmente rosso, assume particolare rilevanza per la celebrazione del sabato ebraico. La santificazione del Sabato trova il suo fondamento in un preciso comandamento del Pentateuco, i cinque libri che costituiscono la Torà, l’insegnamento per eccellenza, la cui composizione viene attribuita direttamente a Mosè. Nel rito sacro di santificazione del Sabato il vino usato dovrebbe essere rosso e di alta qualità e con esso si deve riempire fino all’orlo un bicchiere (di solito, un apposito, elegante calice istoriato con caratteri ebraici).

Il vino viene inoltre usato nelle cerimonie più importanti come matrimoni, raggiungimento della maggiore età religiosa, la Pasqua (Pessah), e in occasione della festa del Purim. Il vino usato nelle cerimonie è spesso mescolato con acqua, miele e altri aromi e deve essere rigorosamente Kasher (cioè adeguato, corrispondente alle norme di vita ebraica come stabilite dalla tradizione); deve essere pertanto ottenuto mediante lavorazioni eseguite solo da Ebrei praticanti.

Moderato ottimismo nel settore turistico, ma gli ospiti saranno soprattutto polacchi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

L’Istituto Economico Polacco (PIE) stima che quest’anno il settore del turismo in Polonia vivrà una stagione migliore rispetto a quella dell’anno precedente. Tuttavia, a rilanciare il turismo saranno soprattutto i visitatori domestici. Gli analisti indicano che il parziale rimbalzo, che probabilmente porteranno i mesi estivi, sarà dovuto al crescente numero di persone vaccinate e alle relativamente buone condizioni finanziarie delle famiglie. Secondo l’Istituto Economico Polacco, ipotizzando un rimbalzo del traffico turistico a livello del 90% in luglio e agosto e crolli del traffico nei mesi autunnali, nel 2021 possiamo aspettarci 20 milioni di turisti. In quanto ai turisti stranieri si prevede che il turismo internazionale potrà tornare alla normalità pre-pandemica non prima del 2023. Il PIE sottolinea che gli ospiti stranieri costituivano il gruppo di clienti più redditizio per l’industria turistica polacca. Nel 2018, le spese medie sostenute in Polonia da un turista straniero ammontavano a 1760 zloty, invece quelle sostenute da un turista nazionale a 996 zloty. Stando ai pareri degli esperti il ritorno del movimento turistico sarà molto più visibile nelle destinazioni vacanziere tipiche, ossia in Warmia e Masuria, nel Voivodato della Pomerania occidentale e nel Voivodato della Pomerania, mentre i segnali della ripresa restano ancora molto timidi nel Voivodato della Masovia.

https://www.polskieradio24.pl/42/259/Artykul/2746266,Odbudowa-turystyki-bedzie-glownie-zasluga-gosci-krajowych-Analitycy-z-umiarkowanym-optymizmem-o-letnim-sezonie

[Aggiornamento 03.06.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrate ancora nuove infezioni da COVID-19, ma si conferma la diminuzione dei casi giornalieri.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 157.890 (settimana scorsa 163.729), di cui in gravi condizioni 527 (settimana scorsa 1.309), ovvero circa lo 0,3% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi di 572 nuove infezioni registrate su 55.100 test effettuati, mentre sono 91 i morti registrati nelle ultime 24 ore.

Si conferma il calo del numero delle vittime nell’ultima settimana: 635 morti, rispetto ai 940 registrati nella settimana precedente.

Il Voivodato della Slesia (69), la Bassa Slesia (66) e Grande Polonia (62) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Attualmente la situazione nelle strutture sanitarie polacche è sotto controllo, con 3.734 malati ospedalizzati e 527 terapie intensive occupate.

Prosegue la campagna vaccinale in Polonia, attualmente sono state effettuate 21.174.546 vaccinazioni per COVID-19, di cui 14.145.161 prima dose e 7.700.322 seconda dose oppure Johnson & Johnson.

Continua il processo di alleggerimento delle restrizioni attualmente in vigore. L’obbligo di indossare la mascherina rimane solo nei luoghi pubblici al chiuso ed è stato varato un nuovo programma di allentamento misure per giugno.

Sono aperti al pubblico bar e ristoranti, anche al chiuso, e sono consentite riunioni celebrative fino a 50 persone, sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso.

Ogni attività è sottoposta a regime sanitario e sono previste limitazioni sul numero massimo di persone consentite, in linea generale 1 persona ogni 15 mq, inoltre sono in vigore norme di distanziamento.

Dal 6 giugno ripartiranno fiere ed eventi e il numero massimo di ospiti per i matrimoni, pranzi, cene e riunioni salirà a 150 persone.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, sono escluse le persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Cracovia: AGH ha presentato il concetto di rete delle università per lo spazio cosmico

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Durante un incontro online all’Università AGH della Scienza e della Tecnologia è stata presentata l’idea di creare una rete delle università per lo spazio cosmico che servirà per scambiare esperienze nel campo dell’istruzione e della ricerca nel campo delle tecnologie spaziali, per creare una piattaforma di discussione e per facilitare la cooperazione tra gruppi di ricerca. Alla conferenza online di avvio della rete hanno partecipato, tra gli altri, il rettore dell’AGH e l’iniziatore di questo concetto, ossia il professore Jerzy Lis, il vice ministro dell’Istruzione e della Scienza Wojciech Murdzek e il presidente dell’Agenzia Spaziale Polacca prof. Grzegorz Wrochna. Il professore Lis ha affermato che lo sviluppo dinamico del settore spaziale osservato in Polonia, in Europa e in tutto il mondo pone molte sfide alle università polacche, poiché “nuovi stabilimenti, aziende specializzate e laboratori sono alla ricerca di dipendenti altamente qualificati nell’industria spaziale.” Per questo motivo per le università polacche si è creata un’opportunità di entrare ad agire in questo settore e di fornirci specialisti ben istruiti. Inoltre, il rettore dell’AGH ha spiegato che le singole università polacche hanno un grande potenziale da offrire, basti pensare a laboratori moderni o a ricerche svolte in collaborazione con altre università. Tuttavia, “solo come rete di università spaziali hanno la possibilità di apparire nella mente dei leader mondiali”. Mentre il Presidente dell’Agenzia Spaziale Polacca, prof. Grzegorz Wrochna ha aggiunto che l’organizzazione che gestisce aiuterà a fornire contatti con l’industria, per ispirare gli studenti, dandogli un’opportunità di impegnarsi in applicazioni pratiche della scienza. Stando al comunicato rilasciato dall’AGH risulta che al progetto verranno aggiunte anche altre università associate nella Conferenza dei Rettori delle Scuole Accademiche in Polonia (KRASP), nella Conferenza dei Rettori delle Università Tecnologiche Polacche (KRPUT) e nella Conferenza dei Rettori delle Università Polacche (KRUP), che conducono istruzione e ricerca nel campo delle tecnologie spaziali.

https://naukawpolsce.pap.pl/aktualnosci/news%2C87964%2Ckrakow-agh-przedstawila-koncepcje-powolania-sieci-uczelni-kosmicznych.html

Nuove normative sul lavoro a distanza e cambiamenti per gli stranieri impiegati in Polonia

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I cambiamenti nel mercato del lavoro causati dalla pandemia rendono necessarie le nuove soluzioni riguardanti il lavoro a distanza. Pertanto, il Ministero del Lavoro ha annunciato nuove normative riguardanti gli stranieri impiegati in Polonia e agevolazioni per coloro che svolgono lavoro a distanza, soprattutto nelle città piccole. Come ha informato la viceministra dello sviluppo, lavoro e tecnologia Iwona Michałek, il ministero vuole che gli stranieri possano venire in Polonia facilmente e cominciare a lavorare qui, soprattutto in settori dove gli impiegati mancano. “Vorremmo proporli di portare qui le loro famiglie, di produrre il nostro PIL insieme a noi”. Il Ministero dello Sviluppo, Lavoro e Tecnologia ha posto in consultazione il progetto della legge sul lavoro a distanza. Secondo la proposta, il lavoro a distanza potrebbe essere svolto in modalità piena o ibrida, nel luogo indicato dal lavoratore e concordato con il datore di lavoro. Come ha spiegato la viceministra, il posto del lavoro può essere il luogo di residenza del lavoratore. Michałek ha aggiunto che anche le informazioni dettagliate sulle modifiche dell’assunzione di stranieri sono in fase di sviluppo. Come è stato presentato nel Piano Nazionale di Ripresa (Krajowy Plan Odbudowy, KPO),  è prevista la riduzione del tempo necessario per ottenere i permessi di lavoro per gli stranieri. Anche le formalità amministrative saranno ridotte. Inoltre, è stato annunciato che le procedure saranno interamente elettroniche. “Ogni settimana gli imprenditori informano che sono a corto di personale e non solo nei settori come il commercio o le costruzioni, ma anche negli altri, come la teleinformatica”, ha informato la viceministra che ha anche sottolineato che i lavoratori dall’Ucraina o dalla Bielorussia sono valutati molto positivamente dai datori di lavoro. La viceministra ha anche fatto riferimento alla proposta di modifica del Codice del lavoro, che regolerebbe il lavoro a distanza. La proposta prevede la possibilità di controllare il lavoro a distanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il progetto prevede anche la creazione di centri locali di lavoro a distanza, che fornirebbero l’infrastruttura necessaria per questa modalità di lavoro ai cittadini delle città piccole. L’idea fa parte del programma “Polski Ład”. “Centri simili funzionano in altri paesi, soprattutto in Olanda, in periferia delle città. Se un lavoratore decide di lavorare a distanza, ma non ha la possibilità di svolgere il lavoro a casa, può usufruire di tali posti”, ha annunciato la viceministra. Il lavoro a distanza potrà essere svolto anche occasionalmente, 12 giorni all’anno.Il datore di lavoro sarà obbligato a coprire i costi direttamente connessi con svolgimento del lavoro a distanza, soprattutto quelli legati agli strumenti necessari per lavoro e i costi dell’energia elettrica. Dalla ricerca condotta da ING Bank Śląski risulta che circa 8 mln di polacchi hanno lavorato a distanza durante la pandemia. Il 55% dichiara che svolge un lavoro che rende possibile eseguirlo a distanza. Ciononostante soltanto il 22%, cioè circa 2 mln, dichiara che lavora a distanza a pieno tempo. La maggior parte lavora in modo ibrido. I risultati delle ricerca hanno dimostrato che le aziende che avevano introdotto il lavoro a distanza durante la pandemia, prevedono di continuare a usare questa modalità anche nel futuro.

https://www.polskieradio24.pl/42/275/Artykul/2743798,Beda-ulatwienia-dla-zatrudnianych-w-Polsce-cudzoziemcow-oraz-nowe-regulacje

Giovanni Ballarin, conversione sulla via di Varsavia

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Terzo di nove fratelli, zio di 25 nipoti, veneziano autentico del sestiere di Cannaregio, affascinato dalla vita missionaria e possiamo dire, se ci concede di citare la folgorazione sulla via di Damasco di San Paolo, convertito sulla via di Varsavia. È la storia di Giovanni Ballarin prete che ogni domenica alle 11 celebra messa in italiano nella chiesa di Ognissanti in plac Grzybowski a Varsavia. Qui la celebrazione in italiano la domenica, che fino all’inizio dello scorso Avvento era al pomeriggio, si fa dal 2009 quando ne è sorta l’esigenza per dare risposta spirituale ai tanti dipendenti italiani dell’Astaldi che lavoravano alla costruzione della seconda linea della metro. Una messa in italiano che si affianca alla storica funzione nella lingua di Dante che ogni domenica, dal 1994, si svolge presso la cappella del Centro Culturale dei Barnabiti a Mokotow.

Don Giovanni fino a 25 anni ha abitato a Venezia vivendo pienamente le abitudini lagunari, da bambino giocando a pallone nei campi, poi vogando in laguna e coltivando le amicizie con cui ha condiviso carnevali e spritz in Erbaria a Rialto.

Com’è che la tua vita è cambiata così radicalmente?

Da ragazzo non ero uno studente modello, poi ho fatto le scuole superiori al collegio salesiano Astori e lì ho imparato a studiare. La fede la coltivavo come retaggio familiare ma poi proprio delle problematiche nella vita privata mi hanno fatto scoprire ed evolvere il mio rapporto con Dio. Sono affascinato dalla vocazione missionaria e non ho problema a viaggiare e ambientarmi in paesi diversi. Dopo gli studi ho lavorato e vissuto per 6 mesi in una missione in Israele. Al ritorno ho fatto il servizio militare in Marina al Lido. Era una fase della vita in cui sentivo che stavo cercando la mia vera identità, ironia della sorte ho sentito crescere improvvisamente la vocazione durante i Mondiali di calcio del 2006. L’Italia diventava campione del mondo e io in quei giorni diedi la disponibilità a diventare missionario e sono stato mandato al seminario diocesano/missionario Redemptoris Mater di Mlociny a Varsavia. È stata la svolta, mi sono dedicato agli studi laureandomi in filosofia e teologia all’Università cattolica di Varsavia, mi sono riconciliato con la famiglia e persino con il latino! Materia che avevo sempre temuto, tanto che quando ho fatto l’esame all’Università mi sono ispirato alla frase di San Giuseppe da Copertino: “In ogni tuo affare, temporale o spirituale che sia, tu fa’ la tua parte e poi lascia a Dio la parte sua”. Insomma io ho studiato quanto potevo e poi mi sono affidato alla Provvidenza, ed è andata bene!

Com’è stata l’esperienza al Redemptoris Mater?

Intensa, mi ha toccato nel profondo e cambiato. Una esperienza importante dal punto di vista della fede e anche dal punto di vista umano perché in seminario ho conosciuto ragazzi di tutto il mondo in particolare oltre a polacchi e qualche italiano, ucraini, spagnoli, colombiani, filippini, ecc.

Possiamo dire che nella sfera cattolica l’italiano è la lingua internazionale?

Sì, tutti i seminaristi del Redemptorsi Mater studiano l’italiano oltre al latino, una certa importanza ufficiale la riveste anche il francese. Queste lingue sono fondamentali per chi sceglie la vita religiosa.

Come ti trovi ora in questo nuovo ruolo presso la chiesa di Ognissanti?

Sono stato ordinato presbitero nel 2016 e la mia prima esperienza è stata alla chiesa di Sant’Anna, poi ho passato quattro anni alla chiesa vicino alla stazione metro Wilanowska presso la via Domaniewska. Ad Ognissanti sono arrivato nel settembre del 2020, sostituendo Don Matteo Barausse, originario di Vicenza da non confondere con Don Matteo Campagnaro che è segretario del cardinale Nycz. Eravamo tutti insieme al Redemptoris Mater. Ad Ognissanti mi trovo molto bene, alla messa in italiano abbiamo fedeli italiani, lavoratori che magari sono a Varsavia per un periodo con o senza la famiglia, oppure studenti Erasmus, e poi coppie miste e anche alcuni polacchi che amano la nostra lingua. Certo stiamo vivendo un periodo pandemico difficile e quindi si vive tutto in un clima diverso e anche battesimi, comunioni e cresime sono spesso rimandati a momenti migliori. Ma è importante che si sia capita l’importanza di non chiudere le chiese anche nei momenti di maggior recrudescenza del virus. Andare in chiesa per un credente significa sfamare la sua necessità spirituale, la messa è cibo per l’anima di cui abbiamo bisogno continuamente. E dopo un anno così duro, tra restrizioni e malattia, tanti sono indeboliti psicologicamente. Anima in greco è psiche, e in questo periodo c’è uno straordinario bisogno di sostenere  l’anima per dare forza anche alla psiche.

Il messaggio della fede cattolica è uno, ma è possibile che ci siano declinazioni differenti a seconda dei paesi? Per esempio c’è più rigore in Polonia e più leggerezza in Italia dal punto di vista religioso?

Sono maestro di religione alla scuola elementare 25 e faccio spesso questo esempio: pensiamo ad un padre di famiglia, il migliore non è quello che lascia fare tutto ai figli, ma quello che insegna dando anche i limiti dell’agire. Credo perciò che giustamente ci voglia una chiarezza di messaggio e una conseguente coerenza comportamentale, da questo punto di vista non vanno bene né l’eccessiva rigidità né l’eccessiva leggerezza. A volte mi chiedono perché in Italia un divorziato può fare la comunione e in Polonia no? La risposta è che non è così, la chiesa cattolica è uguale ovunque nel mondo, se sei un cattolico che ha contratto un matrimonio sacramentale sai che è per sempre e quindi, eccetto i casi rari di annullamento della Sacra Rota, se poi divorzi civilmente e hai un’altra relazione dovresti sapere da solo che devi astenerti dalla comunione. Certo la domenica io non rifiuto la comunione a nessun divorziato, è una questione di coscienza che il credente deve porsi se vive una relazione al di fuori del matrimonio dopo il divorzio.

Però qualche differenza culturale si può rintracciare, so di amici polacchi che sono stati a messa in Italia e poi si sono trovati dopo la funzione con altri fedeli a bere un bicchiere di vino col prete, me lo hanno raccontato felicemente scioccati.

Sì questo è vero ed è coerente a dei modus vivendi diversi tra i due paesi. In Italia alcune parrocchie sono dei meravigliosi centri di aggregazione, non è solo una questione di bere uno spritz insieme o andare a mangiare la pizza, ma si fanno anche tante attività sportive, sociali e artistiche, mettendo al centro sempre Cristo Risorto. Io per quanto posso qui a Varsavia cerco di coinvolgere i parrocchiani anche oltre la funzione della domenica. E poi anche nelle omelie qualcuno nota la mia italianità. L’esperienza evangelica di Cristo aiuta a capire ogni fase della nostra vita, non ritengo opportuno allontanarmi da questo messaggio per avventurarmi in disquisizioni politiche o patriottiche. E per questo a volte mi è capitato che dei fedeli polacchi dopo la messa mi abbiano detto: strana la sua omelia, ha parlato di Cristo. Gli ho risposto che credo si dovrebbe parlare soprattutto della Buona Novella.

Ho consigliato a tanti polacchi di ascoltare Benigni che parla dei 10 comandamenti, a mio avviso è un esercizio utile per capire che il messaggio cattolico è positivo, di speranza e amore, più che di sofferenza e regole rigide, ho fatto male?

Benigni è un artista straordinario, potrebbe farti appassionare anche alla lettura del bugiardino delle medicine. La questione sta nel fatto che lui fa un bello spettacolo di due serate sui comandamenti e noi preti dobbiamo ogni domenica portare il messaggio ed ogni giorno essere disponibili. Fare il prete è meravigliosamente impegnativo e a volte duro. Più che Benigni io consiglio di ascoltare Don Fabio Rosini, responsabile delle vocazioni alla Diocesi di Roma, che da anni affascina migliaia di giovani spiegando il messaggio d’amore e della ricerca di felicità che c’è dietro i 10 comandamenti, io lo cito spesso nelle mie omelie che anche per questo sono un po’ diverse, forse involontariamente emerge l’umanesimo italiano. Poi in quest’anno in cui ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante a volte ho citato anche il sommo poeta ultimamente sulla figura di Ponzio Pilato.

Torniamo alla nostra comune città di origine: Venezia. Il tuo cognome è uno dei più diffusi in laguna e tu sei Ballarin sia per parte di padre che di madre! Quindi da veneziano super autentico come vedi la desertificazione sociale avvenuta negli ultimi decenni che ha portato la città a perdere oltre la metà dei suoi residenti?

È una situazione che mi addolora perché io ricordo un’infanzia piena di amici passata a giocare nei campi e nelle corti, e poi in patronato con il ping-pong, il biliardino, il calcio balilla. Incredibilmente però il dramma del Covid-19 che ha bloccato il turismo potrebbe aprire gli occhi e far capire che una città per essere tale ha bisogno dei suoi cittadini e dei suoi storici mestieri, e non può esserci solo una monocultura turistica. Dal mio punto di vista se mai un giorno dovessi essere mandato in missione a Venezia, perché io sono un prete della diocesi di Varsavia, la prima cosa che farei sarebbe riaprire la parrocchia ai giovani, che hanno bisogno di giocare, divertirsi, scambiare esperienze in un luogo, la parrocchia, che da sempre è stato la seconda casa per tutti coloro che sono cresciuti a Venezia, che, come Cristo, accoglie sempre tutti, credenti o no.