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Home Blog Page 99

[Aggiornamento 08.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi in calo negli ultimi giorni, ma con terapie intensive ancora sotto pressione e decessi in aumento di 189 unità rispetto alla scorsa settimana.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 366.344 (settimana scorsa 421.126), di cui in gravi condizioni 3.362 (settimana scorsa 3.143), ovvero circa lo 0,9% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 27.887 nuove infezioni registrate su 111.500 test effettuati e 952 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto e ancora in crescita, ovvero 2.994 morti (nella settimana precedente si erano registrati 2.805 morti).

Il Voivodato della Slesia (4.880), la Masovia (3.910), la Piccola Polonia (2.813), la Grande Polonia (2.767) e la Bassa Slesia (2.299) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Le strutture sanitarie polacche rimangono ancora sotto pressione, con occupazione dei posti letto in ospedale intorno al 78% della capacità totale. Sono attualmente occupati 34.864 letti da pazienti COVID-19 su 44.878, mentre sono 3.362 le terapie intensive attualmente occupate su 4.293.

Prosegue la campagna vaccinale, attualmente aperta alle persone con più di quarant’anni, che conta attualmente 6.995.652 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 4.909.594 prima dose e 2.090.058 seconda dose.

Dato il numero alto di decessi e la situazione ospedaliera sono state confermate le restrizioni attualmente in vigore fino al 18 aprile.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Il governo ha deciso di mantenere le restrizioni fino al 18 aprile

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il ministro della salute Adam Niedzielski ha informato che il governo polacco ha deciso di mantenere le restrizioni fino al 18 aprile. Il ministro ha detto anche che la settimana prossima il governo prenderà ancora altre decisioni riguardo la pandemia. Niedzielski ha informato che la decisione del governo è il risultato della necessità di osservare lo stato della pandemia dopo la Pasqua. I dati riguardo i nuovi contagi però non possono essere considerati un segno ottimistico: la situazione negli ospedali, soprattutto riguardo i posti letto occupati dai pazienti, è ancora difficile. Il ministro ha informato però che questa situazione è diversa nelle varie regioni della Polonia. Adesso sono occupati 34,5 mila posti letto e oltre 3,3 mila posti letto con respiratore. “Circa l’80% dei posti letto in Polonia sono occupati, il che è un parametro pericoloso”, ha dichiarato il ministro.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C847365%2Cniedzielski-podjelismy-decyzje-ze-obecne-obostrzenia-zostana-przedluzone-do

GAZZETTA ITALIA 86 (aprile – maggio 2021)

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Gazzetta 86. Sophia Loren non è solo una grande attrice, bella e affascinante, ma è anche icona di caparbietà e forza, una donna simbolo che per la cantante Natalia Moskal è una continua fonte d’ispirazione. Con l’artista di Lublino, che vive a Milano, parliamo a lungo della sua carriera e dei suoi progetti tra cui l’impegno da editrice. E poi via a spasso oziosamente, “ovvero flaneuring”, per Milano scoprendo l’enorme offerta culturale della città. Incontriamo quindi una pittrice polacca che ha scelto di vivere nella magica Toscana, un ragazzo veneziano che si è convertito sulla via di Varsavia e oggi dice messa ogni domenica in Plac Grzybowski e la “pizzagirlpatrol” innamorata della Sicilia! 

Insomma come sempre moltissimi articoli interessanti insieme alle tante rubriche sul cinema, parliamo di Lina Wertmuller, sulla cucina, tante ricette e scopriremo la storia del famoso risotto italiano, e sulla lingua con approfondimenti su Pascoli e sull’etimologia delle parole.

Sperimentazioni di cure anti-Covid con l’amantadina

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Tabletki

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il portavoce del Ministero della Salute, Wojciech Andrusiewicz, ha informato ieri in un’intervista a Radio Plus che sono iniziate le sperimentazioni cliniche con amantadina per il trattamento del COVID-19, perché alcuni medici “stanno cercando di introdurre la terapia con amantadina”, sebbene non ci siano dati affidabili nel mondo per quanto riguarda il suo impatto sul COVID-19. Secondo Adrusiewicz, in Polonia c’è la convinzione che la ricerca sull’amantadina dovrebbe essere attuata con forza il prima possibile, ma questo non è un farmaco miracoloso, perché i decessi avvengono anche assumendo questa medicina. Alla fine di marzo, il capo del Dipartimento e della Clinica di Neurologia dell’Università di Medicina di Lublino, il professore medico abilitato, Konrad Rejdak, ha detto a Radio Zet che circa 200 persone d’età superiore ai 18 anni avrebbero preso parte a studi clinici. L’amantadina è stata ampiamente utilizzata nella prevenzione e nel trattamento dell’influenza virale A nel 1996-2009. Ora è utilizzata come farmaco neurologico e somministrata a pazienti con malattia di Parkinson o sclerosi multipla. Gli studi clinici che saranno avviati in sette centri a livello nazionale verificheranno se il farmaco può essere utile nel trattamento del COVID-19.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C846656%2Candrusiewicz-rozpoczely-sie-badania-kliniczne-amantadyny.html

Poesia palestra di conoscenza

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Alessandro Baldacci è docente di italianistica all’Università di Varsavia e autore di testi critici su poesia e letteratura contemporanea. Si occupa soprattutto della tragedia nella letteratura europea e italiana, della poesia italiana ed europea della seconda metà del Novecento, dei temi della guerra nella letteratura e della ricezione della letteratura tedesca in quella italiana contemporanea. Baldacci, se da un lato è immerso nella dimensione del ricercatore che indaga la lettura e l’interpretazione della poesia, dall’altro è un docente intento a diffondere la sua passione letteraria tra gli studenti.

Come nasce la passione per la poesia?

Inizialmente è stata pura fame di cultura, di conoscenza, di approfondimento. Mi stavo laureando in sociologia e mentre studiavo capivo che la mia vera passione era la letteratura. Mi “regalavo” un libro di letteratura ogni volta che superavo un esame. Più leggevo libri di poesia e romanzi più capivo che quello era l’ambito a cui avrei voluto dedicarmi a tempo pieno. Scrivendo la tesi di laurea ho cercato di mettere in dialogo sociologia e letteratura. Il bisogno di approfondire la mia passione mi ha portato prima a laurearmi in Lettere, proseguendo poi con un dottorato in Letterature Comparate. Negli stessi anni ho cominciato a collaborare con la casa editrice Donzelli. Ero co-direttore di una collana di poesia. Quel periodo è stato fondamentale per me: sono entrato in rapporto diretto con diversi poeti contemporanei che apprezzo molto, come Antonella Anedda, Milo De Angelis, Franco Buffoni. Sono stati questi incontri a formarmi, a segnare in profondità il lettore di poesia che ancora oggi sono, convinto che debba continuare a dare credito alla poesia e ai poeti.

Com’è che il tuo percorso accademico ti ha portato in Polonia?

Dopo il dottorato ho cominciato a lavorare prima presso l’Università di Cassino, poi per un breve periodo all’Università di Roma. Nel 2006 ho ricevuto la proposta di insegnare letteratura italiana all’Università di Potsdam e dato che conoscevo la lingua, avendo vissuto da piccolo in Germania, mi è sembrata l’opzione migliore. Nel 2009 si è aperta la possibilità di lavorare a Stettino, da dove, dopo qualche anno, mi sono spostato a Varsavia. Insegnare all’estero è un’esperienza estremamente stimolante. Bisogna approcciarsi con gli studenti ed entrare in classe coscienti di dover fare da ponte fra diverse culture e tradizioni. Questo richiede sia al docente che allo studente la necessità di aprirsi allo spazio dell’ospitalità e dell’ascolto reciproco. Una esperienza che arricchisce in primo luogo chi è chiamato a insegnare. È questo uno degli aspetti più appassionanti di questo lavoro. In definitiva il mio percorso rappresenta il tentativo di realizzare questa voglia di conoscenza e di dialogo, e di seguire, con fiducia, la mia passione per la letteratura che mi ha portato a Varsavia, la città in cui vivo e lavoro.

Quali differenze ci sono nell’insegnamento universitario tra Italia, Germania e Polonia?

Nell’università tedesca lo spazio per italianistica si è fatto negli anni sempre più esiguo: adesso è stata praticamente assorbita dalla romanistica. In Polonia mi sono reso conto invece che lo studio della lingua e della cultura italiana continua a crescere. A Varsavia, dove insegno da diversi anni, mi piace molto il progetto che segue la facoltà. Di solito lo spazio dato alla letteratura nelle facoltà di italianistica non è molto ampio perché, prima di tutto, bisogna formare gli studenti a livello culturale e quindi l’obiettivo è quello di lavorare su alcune nozioni importanti della letteratura per poi dare il massimo impegno sul miglioramento della loro conoscenza dell’italiano. Quello che invece ho trovato qui a Varsavia, e che mi piace molto, è la forte attenzione alla letteratura e al contemporaneo, senza tralasciare il patrimonio della nostra tradizione. E questo mi fa sentire ancora più a casa. Inoltre mi accorgo di una sempre maggiore competenza linguistica degli studenti e questa è una bella sorpresa per una persona formata in Italia e che conosce come, generalmente, l’insegnamento delle lingue straniere si attesti a un livello piuttosto standardizzato. Già in Germania mi sono accorto di quanto gli studenti siano capaci di raggiungere in fretta un buon livello di conoscenza della lingua ma in Polonia la situazione è addirittura migliore: qui gli studenti del secondo anno riescono a seguire un corso tenuto interamente in italiano. Tutto ciò è ovviamente di enorme aiuto per le lezioni di letteratura che presento a partire dal terzo anno. La poesia, soprattutto se studiata in lingua straniera, non è un tema facile.

Come costruisci i tuoi corsi per trasmettere la tua passione agli studenti?

Come detto, partendo dall’alta competenza linguistica degli studenti, posso organizzare lezioni sulle questioni a mio parere più attuali all’interno del dibattito letterario contemporaneo. L’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dalle difficoltà che può presentare il linguaggio poetico per degli studenti non madrelingua. Per questo in Germania preferivo concentrare le mie lezioni sulla forma del racconto, tipica della tradizione letteraria italiana e allo stesso tempo carica di minori ostacoli comunicativi rispetto a quelli della specifi cità del codice poetico. Mi sembrava che ciò garantisse a tutta la classe la possibilità di entrare meglio in relazione con il testo. A Varsavia ho cominciato sempre di più a sperimentare con gli studenti l’approccio alla poesia. All’inizio è stato un po’ rischioso perché la poesia spaventa sempre. Il linguaggio poetico è considerato spesso troppo chiuso o troppo elitario, astratto e sganciato dalla realtà. Al contrario sono convinto che la poesia sia uno degli strumenti migliori per apprendere l’italiano perché la ricchezza, il ritmo, la dinamica di una lingua è impresso nelle sue tradizioni letterarie. Tutti questi aspetti nel linguaggio poetico li troviamo intrecciati in modo ancora più stretto. In defi nitiva, quando si supera l’iniziale timore reverenziale verso la poesia e ci si confronta con il meraviglioso patrimonio lessicale e ritmico che porta con sé, i frutti sono evidenti. La poesia ha una profondità di ricerca sulla parola che è diffi cile ritrovare in altre forme espressive.

A chi vuole avvicinarsi alla poesia che percorso gli suggeriresti?

Credo che si debba partire dalla fiducia nella parola poetica. Io ho sempre diffi dato sia dell’approccio ingenuo alla poesia così come di quello eccessivamente intellettualistico, puramente tecnicistico. Il mio non è un discorso banalmente anti-metodologico. Intendersi di metrica, di fi gure retoriche e stilistiche arricchisce, potenzia il nostro sguardo sui testi. Ma ancor più importante è riconoscere il testo come un corpo vivo, come una presenza con cui entrare in relazione attiva, alla ricerca di verità che ci riguardano. La poesia ha una capacità particolare di colpirci in modo preciso e diretto, di creare un legame con il nostro vissuto, di interrogarci così come di metterci in relazione tanto con il mondo che ci sta intorno quanto con l’universo che portiamo dentro. Io mi sono appassionato alla poesia da giovane, leggendo Baudelaire – in una pessima traduzione e guardicchiando come suonava in francese – così come immergendomi per la prima volta nell’opera di Montale senza riuscire a comprendere alcuni aspetti dei suoi testi, ma sentendo in modo distinto, in quegli intrecci fra suono e senso una domanda a cui non riuscivo a restare indifferente. C’era una tensione al conoscere che si accendeva, anche quando parzialmente frustrata, e che portava a rileggere più volte lo stesso testo, o a cercare in altri libri di poesia analoghe esperienze. A lezione cerco di far passare l’idea di questa particolare esperienza del senso che avviene in un testo poetico, l’idea che non possiamo limitarci alla libera interpretazione di un’opera ma allo stesso tempo dobbiamo evitare che si crei una distanza dal testo, tale da renderlo muto. Parlare di poesia a lezione è per me un tentativo di rompere il tabù che sempre più richiude la scrittura in versi in uno spazio di marginalità, staccata dal quotidiano che vivono e sperimentano gli studenti. Il testo poetico non deve essere percepito come lontano, intellettualistico, da avvicinare solo se armati sino ai denti di teoria. Ripeto: l’ingenuità non aiuta la comprensione della poesia, ma credo allo stesso tempo nella capacità della parola poetica di parlare da sé, di mostrare sempre, in modo sorprendente, la sua attualità e le sue verità. Una cosa che dico spesso agli studenti è di non porsi verso i testi con delle domande qualsiasi. Li invito a porre domande significative, domande forti, perché il testo poi reagisce e si attiva una relazione che rende la lettura critica così appassionante.

Secondo te c’è distanza tra quello che si insegna a italianistica e la vita reale del paese?

Non credo. E allo stesso tempo non mi convince il concetto di utilità applicato ad un percorso di studi. L’utilità è un criterio ambiguo. Per utilità si intende spesso utilità immediata, che può essere una trappola. Credo maggiormente nei percorsi più indiretti, più lunghi, non immediatamente produttivi, e che invece alla fine risultano estremamente efficaci e formativi. Spesso sento domandare a cosa serva oggi una formazione universitaria umanistica. Ora, se andiamo a vedere a livello europeo cosa chiedono molte aziende, scopriamo che sono ricercate prevalentemente persone con una preparazione umanistica perché si tratta di una formazione flessibile che ci rende capaci di entrare in relazione con tutti gli aspetti del lavoro, oltreché della vita. La cultura umanistica offre dunque una formazione a tutto tondo che si integra con gli altri saperi e che ci mette nelle condizioni di farli interagire in modo virtuoso. Tutto sta nell’apertura mentale della persona. Non bisogna immaginare la letteratura come uno spazio in cui rinchiudersi ma nemmeno pensare che la sua utilità possa essere quantizzata. Io ho sempre avuto sfiducia verso le richieste di utilità. Mi ricordo che ad uno dei tanti convegni a cui ho partecipato mi chiesero: “Ma a cosa serve la poesia?”, io fortemente irritato risposi orgogliosamente: “In realtà non serve a niente, ma nel suo non servire a niente serve a tutto”. A volte esiste una utilità che puoi spendere solo in un settore e che ti rende povero altrove. La letteratura è quel qualcosa che ti rende positivamente problematico e ti apre alle potenzialità del conoscere, il conoscere vero, profondo, formante e determinante.

E quindi qual è lo scopo ultimo dell’insegnamento?

Lo sforzo di un insegnante non deve essere quello di fornire un pacchetto completo e poi di dire: “ecco, con questo puoi vivere”. Non saprei farlo. Un insegnante dovrebbe piuttosto trasmettere la passione del ragionare e permettere allo studente di sperimentare in modo libero le sue potenzialità. La formazione deve essere una pratica molto aperta perché è una particolare forma di dialogo. Non è un pacchetto che si passa dal docente allo studente, ma un complesso di stimoli, prospettive, di sentieri appena accennati che poi lo studente è chiamato a sviluppare autonomamente. Io ad esempio ho sempre percepito la letteratura come la grande possibilità di conoscere sé stessi tramite la parola altrui, e mi auguro che le nostre studentesse e i nostri studenti sapranno far fruttare le nozioni che gli offriamo, al di là dell’utilità immediata, per andare oltre. Questo è il bello nell’insegnare, non dominare o invadere eccessivamente lo studente ma indicargli un orizzonte di crescita e di sviluppo, che è solo suo.

Il settore turismo chiede via libera a riaperture per il ponte di maggio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Marcin Mączyński, segretario generale della Camera di commercio dell’industria alberghiera polacca, ha riassunto l’anno in corso e l’anno scorso come persi per l’industria alberghiera. C’è però la possibilità di generare entrate durante il lungo fine settimana di maggio, ma il governo ha bisogno di una decisione anticipata per revocare le restrizioni prima della fine di aprile. Come ha sottolineato, sono molti i punti interrogativi sui prossimi mesi o sulla situazione nella seconda metà dell’anno. “Tutto indica che la terza ondata d’epidemia si fermerà presto ed il programma di vaccinazione accelererà in modo significativo. “Non riesco ad immaginare una situazione in cui durante le vacanze le strutture avranno limiti od altre restrizioni pretestuose sulle loro attività”, ha detto. Maczynski ha aggiunto che gli hotel sono completamente preparati a fornire servizi in regime sanitario ed i ristoranti degli hotel sono pronti per essere aperti in sicurezza. Mączyński spera che il traffico turistico inizi a pieno ritmo a giugno. “Ne abbiamo tutti bisogno: industria e visitatori”, ha osservato ed ha aggiunto che la Camera di Commercio e dell’Industria alberghiera polacca richiede una rapida attuazione di soluzioni d’aiuto e condizioni ragionevoli per questo aiuto. “Chiediamo anche l’abbandono della tassa sul sussidio annullato nell’ambito dello scudo PFR 1.0, perché gli albergatori non hanno i mezzi per pagare un tale prelievo, poiché le loro aziende portano perdite mese dopo mese”, ha sottolineato l’esperto. A causa dello sviluppo dell’epidemia, dal 20 marzo al 9 aprile di quest’anno, gli hotel in tutto il paese rimangono chiusi (ad eccezione degli hotel dei lavoratori, nonché degli hotel per i medici, gli autotrasportatori o i soldati). Rimangono chiusi, tra gli altri ristoranti (possibile solo asporto), cinema, palestre, fitness club, piste da sci, piscine, saune e solarium.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C846299%2Cdla-turystyki-wielkanoc-jest-stracona-ale-majowka-z-szansa-na-przychody

Fratelli Carli, l’olio che profuma di Liguria

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La Liguria è una delle regioni italiani più famose: scogliere pittoresche, splendidi borghi su sfondi rocciosi e il mare attraggono turisti da tutto il mondo.

E proprio qui, nel 1911 è stata fondata l’azienda di famiglia Fratelli Carli che si occupa di produzione d’olio d’oliva. Fin dall’inizio l’azienda era strettamente legata al suo luogo d’origine, visto che la Liguria è una delle regioni più importanti per la tradizione di olivicoltura in Italia. Fratelli Carli è testimone da oltre un secolo delle ricchezze di questa tradizione, tramandando di generazione in generazione la conoscenza e le esperienze necessarie per realizzare prodotti d’alta qualità, tipici della cucina mediterranea. Oggi è la quarta generazione della famiglia Carli a dirigere l’azienda: Gran Franco Carli, nipote del fondatore dell’azienda Carlo Carli e suoi figli: Carlo e Claudia Carli, impegnati in degustazione, scelta di ingredienti, creazione di miscele d’olio e in marketing.

Fratelli Carli si concentra sulla produzione d’olio d’oliva, sviluppando sempre di più la varietà di prodotti, con conserve e altre specialità mediterranee legate alla tradizione culinaria ligure, basate su buon olio d’oliva. In più, si producono anche vini e cosmetici (ovviamente a base d’olio d’oliva).

Per quanto riguarda l’olio Fratelli Carli ci propone miscele selezionate di olive di prima qualità provenienti dai paesi mediterranei: Italia, Spagna e Grecia. È di particolare qualità l’Olio d’Oliva Extra Vergine DOP Riviera Ligure dei Fiori, ottenuto interamente da olive taggiasche e prodotto nel frantoio dello stabilimento Fratelli Carli. L’azienda possiede 13 ettari di zona di coltivazione, nella quale vengono coltivate circa 3000 olive taggiasche. Un altro olio molto particolare è Olio d’Oliva Monocultivar Taggiasca ottenuto dallo stesso cultivar d’oliva. Nell’offerta dei Fratelli Carli troviamo poi: Olio Delicato, Fruttato, Olio 100% Italiano, Tradizionale e l’Olio d’Oliva Extra Vergine Bio di agricoltura biologica. Non mancano neanche oli aromatizzati, spremuti a freddo con erbe e spezie naturali, come basilico e peperoncino, che insieme formano un vero concentrato di sapori mediterranei.

Grazie alla stretta cooperazione con trasformatori selezionati, Fratelli Carli ci offre altre specialità della cucina italiana: olive taggiasche, crema di olive, pesto genovese tipico della Liguria a altri condimenti, sughi, dolci e creme di frutta, ma anche prodotti di pesce. La Liguria è, dopo tutto, una regione costiera e la sua cucina è in gran parte basata su piatti di pesce. Allora possiamo provare filetti di tonno bianco di prima qualità (apprezzati per il sapore delicato e la consistenza di ventresca), ma vi troveremo anche sardine, sgombro e filetti di acciuga, una specialità ligure. Vengono pescati nel Mar Cantabrico (tra Francia e Spagna) e salati subito dopo la pesca per mantenerli freschi. Le acciughe sono lavorate a mano, sfilettate e confezionate, e poi viene aggiunto olio d’oliva. Tutti i prodotti ittici di Fratelli Carli provengono dalla pesca sostenibile.

Vale la pena sottolineare che nel 1992, a Imperia, Fratelli Carli ha fondato il Museo della Storia delle Olive. Il Museo si trova in una villa in stile Liberty degli anni Trenta situata proprio accanto al reperto più prezioso: gli ulivi che vi crescono fin dalla fondazione dell’azienda. Nel museo sono stati raccolti vari oggetti di valore, strumenti di lavoro, artefatti di siti archeologici, vecchie lampade ad olio, autentiche ricostruzioni delle tecniche di produzione antiche, bottiglie, anafore, contenitori per olio d’oliva di qualsiasi tipo. La mostra sottolinea l’importanza dell’olio d’oliva per arte, cultura, economia, agricoltura, insomma per l’intera cultura mediterranea. Il museo ci permette di viaggiare nel tempo e nello spazio, di immergerci nella storia dell’olio d’oliva, della sua nascita, del culto, della sua importanza in tutte le maggiori culture di Mar Mediterraneo.

Nel Museo Fratelli Carli si può ammirare una delle collezioni private più preziose in Italia. Il Museo registra oltre 25.000 visitatori l’anno. La mostra è arricchita con la parte moderna, molto popolare, per i bambini, dove il “Professore Olio” spiega tutti i dettagli legati all’olio: i diversi colori del cultivar di olive, poi passo a passo il processo di produzione dell’olio e, alla fine, come degustare l’olio d’oliva.

In estate si può passare del tempo nel giardino davanti al museo, degustando gli antipasti locali, vi si svolgono anche concerti e spettacoli teatrali.

Ricetta fresca ligure
Spaghetti mollicati alle acciughe

Ingredienti per 4 persone:
320g Spaghetti vermicelli o chitarra
100g mollica del pane
8 Filetti di Acciuga all’Olio di Oliva
Prezzemolo
Peperoncino
Sale
2 spicchi d’aglio

Fate cuocere la pasta al dente in molta acqua salata. Nel frattempo in una padella mettete 4 filetti di acciuga in 4 cucchiai d’olio d’oliva. In altra padella mettete un cucchiaio d’olio d’oliva e soffriggete la mollica del pane frantumata. Cotta la pasta versatela nella padella con acciughe, aggiungete pane fritto, prezzemolo finemente tagliato, peperoncino e altri 4 filetti di acciuga. Potete aggiungere anche spicchi d’aglio tagliati. Alla fine condite con l’olio d’oliva Carli.

Per i lettori di Gazzetta Italia abbiamo preparato il codice di sconto 15% (codice: Gazzetta, valido fino a 15.04.2021) per tutti i prodotti acquistabili nel negozio on-line: www.kuchnia-wloska.com.pl.

traduzione it: Justyna Bryłka

[Aggiornamento 01.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi e delle terapie intensive occupate in forte crescita. Anche per quanto riguarda le prime settimane di aprile sono previsti numeri ancora in crescita.

Il numero complessivo dei casi attivi è salito a 421.126 (settimana scorsa 381.105), di cui in gravi condizioni 3.143 (settimana scorsa 2.620), ovvero circa lo 0,7% del totale.

Gli ultimi dati al giorno 25 marzo 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore su 109.400 test di 35.251 nuove infezioni registrate e 621 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto e in crescita, ovvero 2.805 morti (nella settimana precedente si erano registrati 2.472 morti).

Il Voivodato della Slesia (5.997), la Masovia (4.806), la Grande Polonia (4.056), la Bassa Slesia (3.309) e la Piccola Polonia (3.067) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono in crescita e le strutture sanitarie polacche rimangono sotto pressione. Sono attualmente occupati 31.811 letti da pazienti COVID-19 su 41.272, mentre sono 3.143 le terapie intensive attualmente occupate su 4.013.

Per contrastare la pandemia sono state varate nuove restrizioni su tutto il territorio polacco a partire dal 27 marzo e valide per il periodo delle feste pasquali, fino al 9 aprile 2021.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Prosegue la campagna vaccinale che conta attualmente 6.270.976 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 4.231.313 prima dose e 2.039.663 seconda dose.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

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Economic and Banking Outlook di marzo sulla Polonia, il report di Banca Intesa Sanpaolo

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Economia reale
L’economia polacca ha resistito relativamente bene all’impatto della pandemia COVID-19 2020, con il PIL reale in contrazione del 2,7%, si tratta della migliore performance tra i paesi dell’Europa centrale. Nel 2021 si prevede che l’economia rimbalzi del 3,6% e acceleri ulteriormente al 4,5% nel 2022 (o forse anche superiore grazie ai progetti di investimento finanziati dal bilancio dell’UE e i fondi dell’UE di Next Generation). Ci sono chiaramente dei rischi che, a causa dell’attuale deterioramento della situazione epidemiologica, la crescita annuale possa essere inferiore alle previsioni. Le misure restrittive per contenere la diffusione di COVID-19 dureranno probabilmente più a lungo di quanto ipotizzato in precedenza e freneranno l’attività economica fino a fine aprile e forse anche maggio. Tuttavia si può prevedere che una volta recuperata l’operatività, con l’eliminazione delle restrizioni e la ripresa dei settori dei servizi, particolarmente colpiti dagli effetti economici delle misure di distanziamento sociale, la domanda sarà tale da far recuperare il tempo perduto. Nel frattempo, la ripresa rimarrà ancorata al settore manifatturiero a cui è stato risparmiato il blocco e che ha ottenuto buoni risultati rispetto ad un anno fa.
Mercati finanziari
Si prevede che la banca centrale polacca (NBP) nel 2021 e nel 2022 lasci il tasso di riferimento al minimo storico dello 0,1%, dov’è da maggio 2020. L’inflazione è probabile che rimanga superiore all’obiettivo della banca centrale del 2,5% per il prossimo futuro, spinta dal rialzo in corso dei prezzi energetici. Lo zloty è in aggiunta particolarmente debole sul mercato in presenza di un forte rialzo dei rendimenti americani e potrebbe spingere la NBP a intervenire. Entrambe queste variabili (prezzi del petrolio e rendimenti USA) sono in gran parte legate a fattori esterni e sono quindi fuori dal controllo della politica monetaria locale. Sul tasso di cambio si ritiene tuttavia che ci siano in prospettiva le ragioni perché lo zloty torni a livelli più forti, intorno a 4,4 zl rispetto all’euro, ma è improbabile che ciò accada quest’anno.
Settore bancario
Dopo una fase di stallo nel 2020, è probabile che il volume dei prestiti ricomincerà a crescere dal 2021. I prestiti al settore non finanziario, che ha subito una contrazione insieme al crollo degli investimenti dovuti alla pandemia, dovrebbero riprendere con il concretizzarsi della ripresa economica. Nel mercato dei depositi, i volumi, al contrario, dovrebbero rallentare venuti meno per le famiglie e le imprese i fattori straordinari che con lo scoppio della pandemia hanno alimentato la forte dinamica dei risparmi (mancanza di opportunità di spesa durante i blocchi indotti da COVID e motivi precauzionali a causa delle incertezze economiche indotte dalla crisi). Nonostante il rallentamento, tuttavia, la crescita dei depositi è ancora attesa al di sopra di quella dei prestiti. Il rapporto prestiti/depositi pre-COVID, ancora sopra il 90% nel 2019, si prevede rimanga su un livello più confortevole intorno all’80%.

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