Siracusa – I racconti polacchi dalla Fonte Aretusa

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Come nella leggenda polacca, Wanda non voleva il Tedesco, così la ninfa Aretusa rifiutò Alfeo, dio greco del fiume, qualche migliaio di anni fa. La dea Artemide trasformò la sua serva in una fonte per salvarla dall’affetto indesiderato. Così la ninfa fuggì fino a Siracusa attraverso acque sotterranee. Così la mitologia spiega l’esistenza di una sorgente d’acqua dolce ricoperta di papiro nel Sud della Sicilia. Scavando un po’ si può scoprire che i legami polacchi con la città di Archimede iniziano proprio dalla Fonte Aretusa.

 

I signori di Wilko

Tra i polacchi che hanno dedicato più pagine all’Italia dobbiamo menzionare Jarosław Iwaszkiewicz. L’autore di Il Libro sulla Sicilia (1956) e Il viaggio in Italia (1977), nei suoi saggi a tema siciliano, non si esprime con particolare tenerezza nei confronti della piccola sorgente d’acqua dolce. La definisce, né più né meno, uno stagno con acqua scura. Accoglie con stoica calma il fatto del tutto eccezionale e unico in Europa, della presenza del papiro dalla cui canna gli antichi Egiziani ricavavano il prototipo della carta. In Europa questa pianta si trova soltanto sulla più grande delle isole del Mediterraneo. Iwaszkiewicz si mostra invece ammirato dall’opera La fonte Aretusa del ciclo Miti, composta nel 1915 per violino e pianoforte da Karol Szymanowski, suo illustre cugino e scrittore non meno talentuoso. La stessa sorgente è celebrata dall’autore di Gli Amanti di Marona in una poesia del 1938 a essa dedicata, intitolata – come non potrebbe essere altrimenti – La fonte Aretusa: Il lamento dei papiri neri presso la chiusa di pietra, il fruscio lieve che sentirai nella profonda quiete acquatica e attraverso il tubare assonnato dei colombi addormentati, di notte, quando ti fermerai presso la Fonte Aretusa (…). Nonostante ciò, anche nei testi degli ultimi anni della sua vita, torna al pensiero che il compositore a lui caro, abbia eccessivamente nobilitato la fonte siracusana.

L’unicità della Sicilia fu fatta scoprire allo scrittore da Karol Szymanowski, per il quale nei primi anni del secolo scorso questa regione d’Italia diventò una fonte inesauribile di ispirazione. Il musicista frequentava assiduamente Taormina, dove si riuniva l’élite del mondo artistico europeo, ma esplorava anche le tracce antiche della cultura mediterranea a Siracusa. Nei Viaggi in Italia leggiamo che Iwaszkiewicz compì il suo primo viaggio sull’Isola del Sole tanti anni prima della stesura della poesia citata. Era il 1918. Tuttavia, in quel periodo l’autore di Brzezina non si muoveva da Elisavetgrad, ascoltando soltanto i racconti siciliani, narrati nientemeno che da suo cugino.

 

Appuntamento con Siracusa

Alle immagini della fantasia toccò confrontarsi con la realtà nel 1932. Fu allora che Jarosław Iwaszkiewicz giunse a Siracusa, richiamato da un telegramma ricevuto da Roma. Il messaggio inviato da Józef Ranjfeld, al quale è dedicato Il libro sulla Sicilia, recitava: Siracusa, lunedì. Abbiamo fissato un appuntamento a Siracusa, scrisse Iwaszkiewicz verso la fine della vita ricordando l’incontro con il caro Józio, così Iwaszkiewicz chiamava affettuosamente Józef Rajnfeld. Dall’appuntamento del lunedì non ne uscì nulla. Rajnfeld aveva bisogno di un’iniezione di soldi per poter salire a bordo della nave a Tripoli. Lo scrittore ebbe così qualche giorno in più, che sfruttò per portare a termine uno dei suoi scritti narrativi più belli, come si sarebbe rivelato col tempo. Proprio a Siracusa, con la Fonte Aretusa davanti agli occhi, mise il punto finale nella stesura del racconto Le Signorine di Wilko. Questo racconto nostalgico narra la storia delle sorelle che abitano la tenuta omonima e di Wiktor Ruben, ormai entrato nella mezza età e segnato dalla prima guerra mondiale; un tempo assiduo frequentatore di Wilko. Non solo gli studiosi di letteratura, ma anche l’autore stesso hanno indicato nel testo elementi autobiografici. Ci sono anche elementi tratti da Siracusa?

 

Iwaszkiewicz trascorse il suo breve ma intenso soggiorno nel maestoso Grand Hotel des Etrangers, consigliato da Karol Szymanowski, che ci aveva soggiornato in precedenza. Ancora oggi i turisti più facoltosi possono godere del fascino di questo luogo. Dalle finestre dell’albergo si possono ammirare non solo i papiri, ma anche il Mar Ionio, che circonda l’isola di Ortigia, la parte più antica di Siracusa. Nonostante l’indiscutibile fascino della città all’estremità della Sicilia, durante le visite successive sull’isola l’autore di Le signorine di Wilko preferì dirigersi verso Palermo. Tornò alla Fonte Aretusa probabilmente solo un’ultima volta, verso la fine della sua vita.

 

Polacco, italiano, fratelli fino in fondo

I locali dividono Ortigia in una zona da visitare al tramonto, quella della Fontana Aretusa e dell’Hotel des Etrangers, e in una parte più adatta alle passeggiate mattutine. Più ci si avvicina all’alba, più l’esperienza risulta completa. Seguendo questo consiglio, nella parte orientale dell’isola ci si potrebbe imbattere nell’Hotel Gutkowski. Parlo di questo nome con Grażyna Czogała, guida turistica abilitata, nonché presidente e cofondatrice dell’Associazione Culturale Italo-Polacca TRISKELES. Successivamente verifico i dettagli nell’album Polonika in Italia. Le tracce dei Polacchi in Sicilia, che riassume la mostra organizzata dall’associazione. All’interno si legge che Jerzy Witold Gutkowski combattè nella Legione Polacca di Józef Piłsudski e nel 1924 diventò marchese grazie al matrimonio con l’aristocratica siciliana Maria Emanuele Loffredo Pulejo. Nel periodo tra le due guerre mondiali ricoprì la carica di console onorario della Polonia a Catania e sua nipote, Paola Pretsch, ricordò Jerzy Witold dando il nome Gutkowski all’hotel da lei gestito.

TRISKELES opera a Siracusa dal 2020. Il team fondatore si è posto l’obiettivo di promuovere la cultura polacca in Sicilia. Da qui viene l’impegno dello scorso anno nella mostra Maria Curie-Skłodowska in Italia e la promozione dell’esposizione Mitoraj. Sguardo, Humanitas, Physis nel Parco Archeologico di Neapolis. L’artista, morto nel 2014 e legato a Pietrasanta in Toscana, gode in Italia di una stima molto maggiore che in Polonia. Mitoraj ha trovato il suo posto a Siracusa, racconta Czogała. Peccato che al termine della più grande esposizione all’aperto delle sculture di Igor Mitoraj – dal 16 aprile 2024 alla fine di ottobre 2025 – non sia rimasta alcuna testimonianza tangibile nello spazio siracusano. Le opere dialogano perfettamente con l’antico retaggio di Ortigia e del parco archeologico (con teatri: greco e romano e l’Orecchio di Dionisio, una grotta nell’area delle antiche cave). Su scala smile per l’ultima volta avevamo visto le opere di Mitoraj ancora in vita dello scultore, nella Valle dei Templi di Agrigento. Dopo quella mostra rimase Icaro caduto nel parco archeologico. Nel 2024 gli organizzatori hanno esteso l’esposizione oltre l’area stessa di Neapolis. La scultura della testa di Teseo è stata collocata sullo sfondo del cratere dell’Etna, mentre un’opera della serie Ikaria è stata posta davanti al castello trecentesco Maniace, all’estremità storica di Siracusa. La figura alata in bronzo, priva di testa, sembrava essere lì da sempre; oggi resta solo un’impronta nel terreno. 

 

Via della Giudecca

Le strette vie di Ortigia invitano a dare un’occhiata dietro l’angolo. La parte storica della città è suddivisa in nove quartieri: Bottari, Duomo, Graziella, Maestranza, Maniace, Mastrarua, Sperduta, Turba e Giudecca, l’antico quartiere ebraico. Alcuni secoli fa a Siracusa viveva una numerosa comunità ebraica, come testimoniano almeno due mikve, distanti tra loro solo poche centinaia di metri. Una di queste, in via Alagona 52, è considerata la più antica d’Europa. Quando Malgorzata e Wojciech Ornat esplorarono i vicoli di Ortigia, si imbatterono in tracce ebraiche. I fondatori della casa editrice Austeria scoprirono prima, durante le passeggiate, via della Giudecca (la via ebraica), poi acquistarono un appartamento in quel quartiere e, infine, nel 2022 aprirono una libreria.

 

La casa editrice è specializzata in letteratura ebraica, da qui la scelta di Siracusa come sede operativa, simile a quanto fatto con l’apertura della libreria a Budapest. Dico a Małgorzata Ornat che si tratta di un’idea imprenditoriale piuttosto insolita. Lei risponde che anche Cracovia, nel quartiere Kazimierz, nel 1992 l’apertura di un luogo dedicato ai libri sembrava irrazionale. Non facciamo un business plan, agiamo in modo sentimentale, seguendo la nostra missione, conclude la cofondatrice di Austeria. Una cosa porta all’altra. Così come l’acquisto dell’appartamento ha condotto all’apertura della libreria, la presenza a Ortigia ha inaugurato la pubblicazione di letteratura legata alla Sicilia. Da qui abbiamo le ristampe di Il libro sulla Sicilia e Il viaggio in Italia, oppure Le città del mondo di Elio Vittorini, scrittore e redattore nato a Siracusa.

 

 

Polonika a Siracusa

Grazie alla casa editrice, per la prima volta in polacco è stato pubblicato il libro I Viceré di Federico de Roberto, un ritratto intenso del tramonto dell’aristocrazia siciliana nella zona di Catania. Il romanzo viene spesso paragonato al celebre Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La prima edizione polacca di I Viceré è introdotta da Jarosław Mikołajewski, scrittore e poeta profondamente legato all’Italia, che da anni osserva con attenzione la Sicilia. Uno dei frutti di queste osservazioni è il libro di viaggio Siracusane, in cui l’autore prosegue le storie polacche legate alla Fonte Aretusa. Un’opera di questo tipo poteva essere pubblicata solo dalla casa editrice Austeria.

Traduzione IT: Oktawia Burzak