
Zamość è l’unica città della Polonia iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO come civitas optimo – città ideale. Deve la propria esistenza e il proprio nome a Jan Zamoyski, che decise di costruirla tra le colline. Per realizzare il progetto scelse l’architetto italiano, originario di Padova, Bernardo Morando. La costruzione durò una dozzina di anni. Sfruttando la conformazione del terreno, ma anche modellandolo artificialmente, la città fu circondata da fortificazioni, di cui una parte è giunta fino ai giorni nostri. La maggioranza di esse risale al XIX secolo, quando l’architettura militare venne ampliata e modernizzata. All’interno fu creato un sistema urbanistico ideale, paragonato persino… all’anatomia del corpo umano.
Il concetto di città ideale apparve già nell’antichità e si basava sulla simmetria e su figure geometriche: il cerchio, il triangolo e il quadrato. I templi dedicati agli dèi greci venivano costruiti secondo proporzioni armoniose. Inizialmente predominava il piano rettangolare, ma con il tempo si ritenne più appropriato il piano centrale, su schema ottagonale o circolare. Le città avevano una struttura a scacchiera con strade che si incrociavano ad angolo retto.
Grande attenzione alla città ideale dedicò nel suo trattato “I dieci libri dell’architettura” Vitruvio, teorico e architetto romano vissuto nel I secolo a.C. Nel terzo libro descrisse la figura umana come principale fonte delle proporzioni, iscrivendo il corpo maschile nel cerchio, nel quadrato e nel triangolo. Consigliava di costruire le città su colline, circondarle di mura e progettare le strade in modo da proteggere gli abitanti dai venti portatori di malattie.
Nel Medioevo queste idee sopravvissero soprattutto nell’architettura monastica. Su pianta quadrata si creavano chiostri circondati da portici, spesso con un pozzo al centro. Ai portici si collegavano le ali del monastero e della chiesa. L’immagine delle città ideali è conservata anche in numerosi manoscritti contenenti l’Apocalisse di san Giovanni, dove viene descritta la Gerusalemme Celeste.

Vale la pena scoprire anche il trattato conservato nell’abbazia di San Gallo, risalente a circa l’820 d.C., che presenta un piano carolingio di città ideale riferito però a edifici sacri. Aveva due assi simmetrici e non corrispondeva affatto alla costruzione – di solito caotica – delle città medievali. Le proporzioni ideali del complesso di San Gallo includono persino… i pollai.
Il Rinascimento, come ritorno alle idee dell’antichità, riscoprì gli antichi trattati, tra cui quelli di Vitruvio.
A Firenze si possono ancora oggi vedere soluzioni urbanistiche simmetriche che risalgono ai tempi di Giulio Cesare e che furono poi riprese nell’architettura del XV secolo. In questo modo nacque la piazza principale attorno alla quale si raggrupparono gli edifici più importanti della città, come il municipio e la chiesa. Quando gli architetti incontravano difficoltà, le risolvevano con grande abilità, come avvenne a Siena. La piazza principale fu tracciata su un terreno irregolare, costringendo i costruttori a creare una struttura simile a un anfiteatro. La piazza semicircolare fu costruita a forma di conchiglia; tutte le sue “costole” superiori furono circondate da gallerie ad arcate, mentre nel punto di convergenza inferiore venne eretto il Palazzo Pubblico.
All’idea di civico optimo aderirono anche i potenti di varie città. A Pienza papa Pio II creò una città rinascimentale, mentre a Roma papa Niccolò V, in collaborazione con Leon Battista Alberti, tracciò nuove piazze e larghe strade rettilinee. Alberti si rifaceva direttamente a Vitruvio, come dimostra il suo trattato “De re aedificatoria”, modellato sull’opera dell’antico maestro.

Allo stesso modo operarono Leonardo da Vinci, Giorgio Vasari e Filarete, che progettò la città di Sforzinda per la famiglia Sforza. All’interno di un cerchio ideale, cioè il fossato, inscrisse una stella a otto punte come suddivisione dei quartieri urbani. I bracci della stella nacquero dalla sovrapposizione di due quadrati, affinché tutte le angolazioni fossero parallele. Ai vertici dovevano sorgere torri, mentre negli angoli interni si trovavano le porte. Al centro, su una piazza circolare, progettò gli edifici principali. Filarete dedicò anche molto spazio all’astrologia e al potere della geometria, concentrandosi sul flusso dell’energia: ogni porta della città era considerata uno sbocco di correnti energetiche che avrebbero attraversato la piazza del mercato nel centro.
La famiglia Gonzaga commissionò invece il progetto della città di Sabbioneta. Nelle collezioni del Palazzo Ducale si trova un dipinto anonimo del XV secolo intitolato “Città ideale”. Esso mostra una prospettiva di una piazza pavimentata con lastre a motivi geometrici, con una chiesa a pianta circolare al centro ed edifici con portici e colonnati che convergono verso il fondo.
Forse l’ispirazione per questi progetti proveniva dalle descrizioni di Atlantide nelle opere di Platone oppure dalla visione della città terrena di sant’Agostino, perfettamente organizzata e suddivisa in funzioni residenziali, sacre e amministrative. Questo era importante perché le città medievali erano spesso sovraffollate e caotiche a causa dell’afflusso di popolazione. L’assenza di organizzazione non favoriva il controllo. Il progetto centralizzato, tanto popolare nella teoria rinascimentale, in una prospettiva più ampia poteva condurre a un controllo totale e alla tirannia; tuttavia l’idea della città ideale continuava a vivere nella mente dei grandi pensatori. Si sottolineava che ciò che è armonioso, geometrizzato e ordinato è allo stesso tempo funzionale e bello.
In Polonia il concetto di città ideale è incarnato da Zamość, che nei secoli XVI e XVII fu una fortezza quasi impossibile da conquistare. Fu anche un progetto realizzato integralmente, cosa rara non solo nel XVI secolo. Jan Zamoyski, per il quale il vecchio castello di famiglia a Skokówka era diventato troppo piccolo e che nel 1578 ricopriva la carica di gran cancelliere della Corona, decise di costruire un nuovo palazzo. Affascinato dall’architettura e dall’urbanistica italiane, ampliò il progetto fino a comprendere l’intera città. Già il 10 aprile 1580 emanò l’atto di fondazione della città, che doveva essere sicura, funzionale e bella. E così fu.
Il luogo scelto per Zamość si trovava su una piccola altura, parzialmente circondata dalle paludi e dalle acque di due piccoli fiumi. Le fortificazioni crearono un piano poligonale. Lo stesso Zamoyski scrisse: “Avendo riguardo alla sicurezza e al vantaggio non solo mio e dei miei amici, ma anche di tutto il vicinato e dei sudditi dei villaggi circostanti, ho deciso di costruire una città unita a questo castello e a questa chiesa, città che fortificherò a mie spese con un terrapieno e un fossato. A questa città, insieme al castello, do il nome di Zamoście nad Wieprzcem”.
La vicinanza delle paludi a sud costituiva una barriera naturale di difesa. La città fu circondata da poderose fortificazioni bastionate e da un fossato, garantendo così la sicurezza.

La struttura spaziale di Zamość fu progettata per essere funzionale a circa tremila abitanti che presto avrebbero popolato la città. Per questo si scelse un piano simmetrico con divisioni geometriche e assi chiari, facilmente percepibili ancora oggi. La piazza principale fu tracciata su un quadrato con un lato di circa cento metri. Fu circondata da case borghesi con portici, di architettura uniforme e altezza simile. Al di sopra svettava il municipio, oggi celebre per la sua bellissima scalinata a ventaglio (aggiunta nel XVIII secolo). Morando si ispirò al municipio di Padova. Nel Rynek Wielki (la piazza principale) si incrociavano due assi principali della città: via Grodzka e via Solna. Via Grodzka, sull’asse est-ovest, è lunga quasi quattrocento metri e collega la piazza con l’Akademia Zamojska (l’Accademia di Zamość). Via Solna conduce a due piazze minori che un tempo organizzavano la vita commerciale della città. Per favorire un rapido sviluppo Zamoyski invitò e concesse privilegi ad Armeni, Ebrei e Greci. Grazie alla posizione all’incrocio delle rotte commerciali e ai privilegi concessi dal re Stefano I Báthory – tra cui agevolazioni fiscali, diritti di mercato e di deposito – la città si sviluppò rapidamente. In breve tempo Zamość fu abitata da persone di diverse religioni, culture e tradizioni.
Così si garantì la funzionalità della città.
Ma come comprendere la bellezza? Nel Rinascimento si riscoprì la bellezza del corpo umano. In accordo con il pensiero di Vitruvio, l’uomo, inscritto nelle figure geometriche, divenne il modello della bellezza. L’antropomorfizzazione riguardava ogni campo della cultura rinascimentale, compresa l’architettura. Zamość fu costruita sul modello del corpo umano: al posto della testa si trovava il palazzo di Jan Zamoyski. L’accademia e la collegiata (dal 1992 cattedrale) corrispondevano al cuore e ai polmoni. Il ventre costituivano le tre piazze, mentre i bastioni difensivi rappresentavano le membra.
Zamoyski e l’architetto Morando riuscirono a costruire una città ideale, mentre nella storia progetti simili spesso rimasero soltanto sulla carta. Nel XVI secolo Zamość aveva una superficie di 24 ettari, pari a circa 600 metri di lunghezza e 400 di larghezza.
L’idea della città ideale non scomparve con il Rinascimento. Spesso progetti del genere suscitarono controversie. Così avvenne nel XX secolo, quando il visionario e “padre dell’architettura moderna” Le Corbusier propose un nuovo piano urbanistico per Parigi con una griglia geometrica di strade e grattacieli disposti simmetricamente. Naturalmente questo progetto non venne realizzato, ma due altri architetti, Lucio Costa e Oscar Niemeyer, crearono il progetto della nuova capitale del Brasile, Brasilia. La struttura della città era perfettamente ordinata, con quartieri residenziali moderni accanto a prestigiosi edifici pubblici e monumentali costruzioni prive di contesto. Nonostante distanze calcolate, strade regolari, spazi verdi e la divisione in zone residenziali, governative e commerciali, il progetto non funzionò nella realtà. Tanto più dovremmo quindi apprezzare la Zamość di Zamoyski e Morando, una città che è davvero riuscita. Oggi è più grande, ma si possono ancora riconoscere chiaramente i suoi presupposti originari. Zamość rimane una città del Rinascimento dove ancora oggi possiamo leggere facilmente gli antichi codici della città ideale: sicurezza, funzionalità e bellezza.
Bibliografia:
Leon Battista Alberti „O architekturze”
Red. Emily Cole „Architektura. Style i detale”
Umberto Eco „Historia piękna”
Stanisław Grzybowski „Jan Zamojski”
Peter Murray „Architektura włoskiego renesansu”
Witruwiusz „O architekturze ksiąg dziesięć”
Traduzione IT: Zuzanna Miniszewska















