Vino e divinità

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Per i Greci Dioniso, per i Romani Bacco, erano gli dei del vino e dell’estasi.

Secondo la versione più diffusa del mito, Dioniso era nato dall’unione di Zeus con Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Zeus per avvicinare la donna, che era mortale, le aveva nascosto il suo vero aspetto, ma Semele, istigata dalla gelosa Era, gli chiese di poterlo ammirare nella sua forma di dio del cielo, ed essendogli Zeus comparso con la folgore, restò incenerita. Zeus allora salvò dal suo corpo il piccolo Dioniso e lo cucì nella propria coscia per portarne a compimento la gestazione; quando il bimbo nacque, lo affidò alle ninfe del monte Nisa affinché lo allevassero. Cresciuto nella solitudine dei boschi, educato da Sileno, Dioniso piantò la vite, inebriandosi dell’“umòr che da essa cola”. 

“Il giovanotto con la bella capigliatura azzurra ondeggiante e un mantello scuro sopra le forti spalle” (inno omerico), insegnò agli uomini la viticoltura percorrendo il mondo su un carro trainato da pantere (simbolo d’irrazionalità) con al seguito un corteo di musici, danzatrici, baccanti e divinità minori.

Su questo dio, descritto perpetuamente giovane, esistono molte leggende. In alcune appare mite, generatore di entusiasmo e benevolo consolatore delle afflizioni umane, grazie al vino che allieta il cuore e libera dall’inibizione. In altre saghe viene presentato crudele e violento. Il suo nome presso i romani divenne Bacco “colui che strepita”, per via del rumore e delle grida che facevano i suoi seguaci.

Omero narra che nell’Olimpo il banchetto era il passatempo preferito degli dèi: «Per tutto il giorno, fino al tramonto del sole, essi se ne stanno al festino e il loro cuore non deve lamentarsi di un pranzo in cui tutti hanno la propria parte».

Secondo Ateneo, gli alimenti dell’eterna giovinezza trasudavano dai corni della capra Amaltea, ed erano ambrosia e nettare, bevanda dolce e profumata. Il banchetto, allietato da musica e conversazione, era il simbolo della loro spensierata felicità. In origine anche gli uomini sedevano al banchetto degli dei, Esiodo ricorda: «I pasti allora erano comuni e comuni i seggi fra gli immortali e gli uomini mortali».

Poi venne l’inganno di Prometeo, il quale rubando per gli uomini il fuoco scatenò l’ira e la punizione di Zeus. Da allora gli uomini diventarono mortali, e furono obbligati a lavorare per nutrirsi e ad accoppiarsi per riprodursi.

L’uomo che, per una qualche straordinaria evenienza, fosse stato ammesso di nuovo a nutrirsi del cibo degli dei, avrebbe acquistato l’immortalità. Ed è per questo che Ulisse, aspirando a far ritorno a Itaca, pur dividendo il letto e la tavola con la dea Calipso, mangia alla sua mensa solo cibi «umani», appositamente imbanditi per lui, rifiutando l’offerta dell’immortalità. La corrispondenza del latino Bacco e del greco Dioniso è pressoché totale: così come il dio latino è figlio di Giove e Semele, analogamente Dioniso nasce secondo la mitologia greca dall’incontro tra Zeus e Semele nota anche come “Luna”. Le modalità con cui avvenivano le celebrazioni in onore di Bacco e Dioniso sono in pratica le stesse anche se in Grecia il culto di Dioniso risale a tempi molto più antichi. Tali feste, dette Baccanali, consistevano in celebrazioni all’insegna della sfrenatezza alle quali partecipavano quasi sempre esclusivamente donne

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