Vita eccezionale in Vaticano: intervista con Magdalena Wolińska-Riedi

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La sua avventura con Roma è cominciata per caso da un’azione di volontariato durante la Giornata mondiale della gioventù nel corso della quale nel 2000 ha conosciuto il suo futuro marito, guardia svizzera del Papa. Da quel momento la sua vita è cambiata completamente, si è trasferita in Vaticano, ha conosciuto gli ultimi tre Papi, ha partorito due figlie. Da circa un anno Magdalena Wolińska-Riedi è la corrispondente di TVP da Roma e si occupa della produzione cinematografica e televisiva. Di tutto questo e del nuovo progetto di maggio, intitolato “Appartamento” e realizzato per la televisione polacca, racconta a Gazzetta Italia sempre un po’ di corsa, tra una registrazione televisiva e l’altra.

Com’è successo che Lei si è trasferita nella un po’ misteriosa Città del Vaticano?

Il Vaticano è un paese microscopico, il più piccolo al mondo in cui abitano appena quattrocento persone, di cui la gran parte fanno parte del clero e solo poco più di cento abitanti sono laici. Per una donna laica l’unico modo per poter abitare nella zona del Vaticano è il matrimonio con un membro della guardia svizzera del Papa. Proprio così, in modo inaspettato, è capitato nel mio caso. Nel 2000 facevo volontariato durante le celebrazioni del Grande Anniversario nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù e proprio allora ho conosciuto il mio futuro marito. Il destino si è svolto così che dopo 2 anni abbiamo deciso di sposarci, il che si è rivelato una sfida in più fasi. Il Segretario di Stato dà l’assenso per il matrimonio in base ad una complessa serie dei documenti. Per diventare la moglie di una guardia del Papa una donna deve adempiere a qualche condizione, tra cui l’essere una cattolica praticante, godere di un’opinione inattaccabile confermata da un documento dalla curia vescovile del paese da cui proviene, ecc.

Quali regole impone il Vaticano ai suoi abitanti? Sono facili da accettare?

Il Vaticano è uno dei più eccezionali cantucci nel mondo. È il cuore del papato, luogo di residenza del Santo Padre, il punto centrale della Chiesa. È ovvio che tutti questi aspetti impongano principi ferrei, regole rigorose, che devono essere accettate e a cui ci si deve adeguare assolutamente. Tra queste ci sono le esigenze che riguardano il modo di vestirsi e di comportarsi. È proibito scoprire le spalle o portare le gonne sopra il ginocchio, anche nel pieno del calore italiano a 40 gradi. Non si devono organizzare a casa ricevimenti rumorosi, feste fino a tarda notte, non è possibile invitare gli ospiti liberamente, se la loro presenza non è comunicata al cancello che nello stesso tempo è il confine di questo paese microscopico. È anche necessario tornare da Roma prima della mezzanotte, perché poi il portone vaticano viene chiuso. Si deve anche partecipare alle celebrazioni religiose, alle messe papali o a quelle organizzate da noi, nella caserma di guardia svizzera. Tuttavia, sono regole ai quali è possibile abituarsi, anche se si è una donna giovane piena d’energia vitale. Ci sono anche molti vantaggi della vita all’interno delle mura del Vaticano, come un senso di grande sicurezza, ordine e pace, l’ottimo servizio sanitario, farmacia che nelle situazioni d’emergenza rimane disponibile 24 ore al giorno, oppure belli, estesi giardini con l’area di gioco per i nostri bambini e il passaporto vaticano che, a volte, agevola a concludere diversi affari.

Ha incontrato personalmente Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e attuale Papa Francesco. Come può commentare i loro abitudini quotidiani, confrontare i loro caratteri?

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e vivere in vicinanza dei tre ultimi Papi. È una grande esperienza che per sempre influirà la mia vita. Mi sono trasferita in Vaticano due anni prima della morte di Giovanni Paolo II e da vicino ho vissuto l’avanzamento della sua malattia e lo straordinario mistero del passare. Fino all’ultimo l’ho visto alle udienze private e durante i suoi passaggi in papamobile per il Vaticano. Gli consegnavo i fiori al compleanno e la palma polacca per la Domenica delle Palme. E’ stato assolutamente indimenticabile poter vivere all’ombra di questo meraviglioso uomo santo. Con Benedetto XVI tuttora mi uniscono relazioni cordiali. Come cardinale Ratzinger mi ha concesso il matrimonio e prima anche l’insegnamento prematrimoniale. Come Papa ha battezzato due mie figlie. Mi ha sempre domandato della famiglia, del mio lavoro. Conosce il titolo della mia tesi magistrale e del dottorato sull’Università Gregoriana. Fino ad oggi rimaniamo in contatto e qualche volta durante l’anno lo andiamo a trovare nel monastero nei giardini vaticani in cui vive. È un grande meraviglioso pensatore, un uomo insolitamente buono e sensibile che ha mostrato la sua grandezza forse in modo più pieno nella sua decisione senza precedenti di dimettersi. Invece Francesco è un uomo estremamente vivace, incredibilmente aperto e non complicato. Un Papa che con la sua semplicità, anche quella quotidiana, da noi, intorno alle mura, ha conquistato migliaia di persone di tutto il mondo e sembra davvero in grado di rinnovare il mondo.

Lei è una persona religiosa. Come ha vissuto l’esperienza della canonizzazione di Giovanni XXIII e del Papa Polacco?

Come ho già detto, dodici anni dentro le mura del Vaticano costituiscono nella mia vita un straordinario mosaico di emozioni e esperienze che senz’altro hanno formato la mia persona, quello che faccio e il mio sistema dei valori. Sicuramente la canonizzazione di Giovanni Paolo II è stata un momento particolare per me, perché l’ho testimoniata, come prima la sua morte, il funerale, la beatificazione e poi anche l’abdicazione di Benedetto XVI, il tutto da dentro il cuore del Vaticano una dimensione che il mondo esterno non conosce affatto. Da dentro ho sentito l’eco di migliaia dei fedeli raccolti per tutta la notte in Piazza di San Pietro. Queste sono situazioni che permettono di osservare l’assoluta unicità del luogo e dell’epoca in cui ho la fortuna di vivere. La sera prima della canonizzazione del Santo Padre, ho anche avuto la fortuna di condurre il concerto di Stanisław Soyka nella Chiesa Nuova romana, in cui erano presenti le più alte autorità statali e ecclesiastiche della Polonia. Tutto questo ha reso la canonizzazione un evento che per sempre rimarrà per me un’esperienza indimenticabile.

Ha studiato Italianistica e Storia della Chiesa, ha prodotto un film “Papa Francesco. L’uomo che sta cambiando il mondo” e ha preparato una serie per la TVP sui Polacchi a Roma e in Vaticano. Come si sente in questo ruolo nuovo?

Mi sono laureata in Italianistica all’Università di Varsavia e dopo in Storia della Chiesa all’Università Gregoriana a Roma. Dopo mi sono laureata negli studi post laurea all’Accademia Diplomatica PISM a Varsavia. Da 10 anni sono anche coinvolta nella produzione cinematografica e televisiva. All’inizio è stato un periodo in cui ho lavorato sulla molto interessante serie di documentari “I segreti del Vaticano” che è tuttora in vendita a Roma e in Vaticano. Poi è stata la volta di “Testimonianza”, un docu-fiction, anche cinematografico, su Giovanni Paolo II visto con gli occhi del suo segretario Stanisław Dziwisz. Nel 2013, poco dopo la salita al soglio di Papa Francesco, ho realizzato un documentario dedicato ai primi mesi del suo pontificato, mentre nel frattempo è stata realizzata una serie di 13 puntate del documentario “Polacchi a Roma e in Vaticano” su commissione di TV2 di cui sono coproduttore esecutivo. In questo film volevo abbozzare i ritratti di oltre dieci Polacchi che da anni sono legati alla città eterna mettendo le loro storie nello stupendo ordito di Roma.

Con quali Polacchi ha collaborato in questo progetto?

A questo progetto abbiamo invitato persone che rappresentano diversi gruppi sociali e professionali, persone di diversa origine. Tra loro c’è l’Ambasciatore della Repubblica Polacca in Vaticano Hanna Suchocka, il professore Adam Broz, l’esperto sul Vaticano Włodzimierz Rędzioch, la famiglia dei Morawscy, l’attrice Kasia Smutna, la scultrice Anna Gulak, il cuoco delle stelle di Hollywood Nestor Grojewski e il clero costantemente legato al Vaticano come il cardinale Zenon Grocholewski, l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, il prelato Paweł Ptasznik oppure le Suore Albertine che cucinano per la guardia svizzera.

So che sta nascendo una produzione eccezionale… Può rivelarci di che cosa tratta?

Proprio ora nei cinema arriva un progetto in cui mi sono impegnata con tanto cuore, il meraviglioso documentario televisivo “Appartamento” basato sui ricordi dei più vicini collaboratori di Giovanni Paolo II e sui non pubblicizzati finora assolutamente straordinari documenti d’archivio dei viaggi privati in montagna del Santo Padre. È un progetto incredibile narratato da Piotr Kraśko, e i luoghi in cui l’équipe è entrata per raccontare in modo più credibile questi momenti, sono mozzafiato.

Da quest’anno è anche la nuova corrispondente polacca della TVP a Roma, in Vaticano. Com’è cominciata la sua avventura con la televisione?

Da qualche mese sono la corrispondente di TVP a Roma e in Vaticano. È una sfida affascinante che permette di trasmettere tanti messaggi importanti sia dall’Italia che della vita del Papa alle migliaia di spettatori che seguono “Wiadomości”, e i servizi di TVP info. È anche un modo per avvicinare il mondo italiano al pubblico polacco, la mentalità affascinante che c’è qui, la ricchezza culturale e paesaggistica del Bel Paese. È una missione coinvolgente che richiede anche d’essere costantemente pronti per affrontare le situazioni improvvise, ma che dà anche il gran piacere d’essere vicini agli avvenimenti importanti che poi tramite il nostro lavoro giungono velocemente ai Polacchi. È un lavoro magnifico, sebbene non sempre facile. 

È una persona incredibilmente occupata. Trova il tempo per viaggi e il divertimento? 

Sì ho tantissimi impegni. Però, prima di tutto sono madre di due figlie, Melania di 7 anni e Marynia di 5 anni. Proprio attorno a loro gira il mio mondo, soprattutto quel tempo libero che comunque è poco. Quindi cerco di dedicare loro ogni momento libero. Durante le vacanze estive o invernali andiamo in Polonia o in Svizzera dalla famiglia di mio marito, dove i bambini sciano. Altrimenti, a Roma sempre abbiamo tanti ospiti, persone che conosco dalla Polonia, ed è molto simpatico incontrarli, perché con la loro presenza mi permettono di sentire una piccola parte della mia Patria amata. 

A parte del Vaticano, cosa La avvince di più in Italia? Quali sono i più grandi difetti e pregi di questo paese incredibile?

L’Italia è un paese meraviglioso, uno dei più belli al mondo. Sono felice che, vivendo all’interno delle sicura mura del Vaticano, posso contemporaneamente respirare l’atmosfera unica dell’Italia, traendo ispirazione per nuovi materiali per la TVP e godendo del fascino insolito degli innumerevoli angoli belli di questo paese.

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