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Partenariato europeo per la blockchain, c’è anche la firma polacca. E quella italiana?

“Una dichiarazione sull’istituzione di un partenariato europeo per la blockchain è stata firmata il 10 aprile 2018 dai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia”, dichiara l’on. Simone Billi, unico eletto nella coalizione di centro-destra per la Lega nella circoscrizione Estero, per il quale “tale partenariato potrebbe avere come conseguenza la definizione di una legge europea sull’utilizzo della tecnologia blockchain, che potrà essere utilizzata in futuro dai servizi pubblici e privati.”

“La blockchain è una tecnologia che permette la creazione di un registro aperto e distribuito per memorizzare transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente tramite crittografia – spiega l’on. Billi – e può essere utilizzata per gestire scambi commerciali elettronici, come per esempio l’acquisto di prodotti online, la creazione e l’utilizzo di criptovalute oppure crowdfunding per la promozione e lo sviluppo di start-up innovative.”

“La Commissione europea prevede di investire 300 milioni di euro per lo sviluppo di tale tecnologia nei prossimi anni e l’Italia è una delle maggiori economie europee, pertanto ho chiesto al governo la posizione in merito all’eventuale adesione dell’Italia al partenariato europeo sulla blockchain per comprendere gli scenari che in ogni caso si determinerebbero per l’economia italiana, in modo da evitare che una eventuale legislazione europea a riguardo possa essere definita senza che il punto di vista e l’interesse italiano vengano presi in considerazione.”

 

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