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Roberto Giordano mette in scena l’eroismo di Irena Sendler

In gennaio 2016, nel suggestivo Succorpo dell’Annunziata a Napoli, è stato portato in scena lo spettacolo “Irena Sendler. La terza Madre del ghetto di Varsavia”, la storia di una donna straordinaria che ha salvato circa 2500 bambini ebrei durante la seconda guerra mondiale. A raccontare questa vicenda eroica, finora del tutto sconosciuta in Italia, è stato Roberto Giordano, attore teatrale, cinematografico e televisivo nonché regista, per cui la diffusione del progetto ad un pubblico sempre più vasto è diventata una vera e propria missione.

Come mai un regista napoletano che molto spesso concentra i suoi spettacoli sulla varietà linguistica del proprio dialetto sposta l’interesse verso il ghetto di Varsavia e l’eroica figura di Irena Sendler?

La seconda guerra mondiale è un periodo a me molto caro. In diverse occasioni, negli anni addietro, ho preso parte, o messo in scena, spettacoli sulle Quattro Giornate di Napoli, evidenziando gli atti di eroismo del popolo napoletano, degli scugnizzi, che, dopo 20 giorni di durissima occupazione nazista (8 – 28 settembre 1943), si concluse con una rivolta popolare e spontanea contro i tedeschi. Quando nel 2008 sono venuto a conoscenza della scomparsa di Irena Sendler e del suo immenso magistero, la mia vita è cambiata. La sua storia, i suoi collaboratori, hanno preso subito il sopravvento nel mio cuore. Mi domandavo come mai una storia così importante non fosse conosciuta in Italia. Nel gennaio del 2013, in occasione della Giornata della Memoria, ascoltai un’intervista a Elżbieta Ficowska, la bambina più piccola salvata da Irena Sendler dal ghetto di Varsavia, che mi scosse letteralmente! La semplicità con cui “Bieta” – per cui nutro un profondo affetto – raccontava l’operato della Sendler, delle sue staffette, del suo salvataggio, delle sue tre madri, mi travolse così impetuosamente da prendere la decisione di portare in scena la sua vita. Irena mi stava portando per mano, come uno dei suoi bambini. Nell’estate del 2015, decisi di allestire lo spettacolo. Lo avrei fatto a qualsiasi prezzo, anche indebitandomi! Dopo aver rifiutato una scrittura importante presso un teatro prestigioso di Napoli, ho finalmente debuttato (!), grazie anche all’Assessore alla Cultura di Napoli Nino Daniele e alla prof.ssa Suzana GlavašHo ricevuto, per l’interesse culturale del lavoro su Sendler, il patrocinio di Amnesty International, del Consolato Onorario della Repubblica di Polonia in Napoli, del Comune di Napoli e dell’Ambasciata Polacca di Roma.

In Italia, la storia di Irena Sendler era sconosciuta prima dello spettacolo, come è stato accolto dai critici e dal pubblico?

È stato accolto positivamente e riscuote ovunque unanimi consensi di pubblico e di critica, perché è una storia di grande umanità. La soddisfazione di trasmettere allo spettatore il messaggio di bontà della Sendler ha per me un valore inestimabile. Il pubblico è riconoscente ed i commenti sono tantissimi. Un ragazzino di una scuola media di Piano di Sorrento, ha scritto in un tema: “È stato significativo incontrare Roberto Giordano e ringrazio tutti coloro che ci hanno dato l’opportunità di ascoltare i suoi racconti […] conserverò il ricordo delle sue parole.” Ecco: “l’obiettivo è stato raggiunto!” mi sono detto. Per quanto riguarda la critica, il quotidiano Il Roma mi è stato molto vicino, seguendo tutti i miei passi, grazie anche al giornalista Giuseppe Giorgio e ad Anna Gentile. Ma è soprattutto in rete che c’è stata particolare attenzione e molto interesse.

Sia il libro che lo spettacolo sono diventati un progetto a lungo termine, e la sua diffusione una specie di missione, hai in programma di presentare questa storia importante anche in altri paesi?

Lo spettacolo, come del resto il libro, sta avendo una sua evoluzione. Il volume ha avuto già due edizioni: la prima con La Mongolfiera Editrice, di Giovanni Spedicati; la seconda, con Nuvole di Ardesia, di Vincenzo Ambrosanio. La prof.ssa Suzana Glavaš, cui sono infinitamente grato, sta invece lavorando alla traduzione del testo in croato, sotto l’egida della Comunità Ebraica di Zagabria, mentre il prof. Leszek Kazana lo tradurrà a breve in lingua polacca. Portarlo in giro per l’Europa è un sogno che spero tanto si possa realizzare. Purtroppo, non avendo alcuna produzione alle spalle, risulta tutto più difficile. Ma io non demordo! Ciò che si è realizzato è avvenuto solo grazie alle mie forze, ai sacrifici della mia famiglia, e alla sensibilità di quei professori e organizzatori che hanno fatto sì che lo spettacolo venisse rappresentato. Il mio desiderio è trovare un produttore che si affezioni e creda in questo progetto, affinché la storia di Irena Sendler e dei suoi collaboratori possa arrivare a un pubblico sempre più numeroso. Mi auguro, inoltre, che qualche compagnia straniera possa avere il desiderio di portarla in scena.

Tra gli scrittori e i registi polacchi ci sono alcuni che apprezzi in modo particolare?

Grazie anche al blog di Paolo Statuti, nei miei studi ho apprezzato tantissimo autori come Julian Tuwim e Władysław Broniewski, che ho inserito nello spettacolo. Così come ho amato Władysław Szlengel, il poeta del ghetto di Varsavia (“Il Monumento alla Madre” credo sia una delle poesie più belle e struggenti che abbia mai letto) e Jerzy Ficowski (marito di Elżbieta Ficowska), uno dei maggiori poeti polacchi del secondo dopoguerra, che giovanissimo prese parte attiva alla lotta contro l’occupante nazista. È un vero peccato che i suoi libri non siano stati ancora tradotti in italiano, credo che sia un autore che andrebbe studiato e approfondito nelle nostre scuole. Per quanto riguarda il cinema, il film “Il Pianista”, di Roman Polanski, è un vero e proprio capolavoro! “Il Dr Korczak”, di Andrzej Wajda, mi è piaciuto tantissimo. L’ultima scena del film è molto struggente: solo una persona dotata di una sensibilità non comune poteva pensare un finale così poetico. Così come il film “In Darkness”, della regista Agnieszka Holland, di forte impatto, andrebbe visto da tutti. Infine, non potrei non ricordare Krzysztof Kieślowski, il regista della trilogia dei “Tre Colori”. Su tutti però (sono sfacciatamente di parte!) la giornalista e scrittrice Anna Mieszkowska, per il libro “Nome in Codice Jolanta” e il film “Il Coraggio di Irena Sendler”!

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