
Ha passato quasi due mesi al carcere di Rebibbia perché, come disse, le è scattata una corda pazza, nacque dentro di lei il desiderio di rinnovare il proprio linguaggio, di smettere di essere così borghese e di rinascere. E quindi, per esaudirlo, rubò i gioielli di una sua amica. “Purtroppo mi hanno assolta dal dolo e sono uscita”, ammise, “io volevo restarci”.
Da questa breve esperienza di Goliarda Sapienza, scrittrice, attrice e partigiana italiana è nato il libro “L’università di Rebibbia” (1983) che, insieme al romanzo autobiografico “Le certezze del dubbio” (1987), ha ispirato l’ultimo film di Mario Martone “Fuori” (2025, distribuzione in Polonia Gutek Film). Il film ha avuto l’anteprima all’ultimo Festival di Cannes ed era in corsa per la Palma d’oro. L’anteprima polacca si è tenuta invece all’interno della quindicesima edizione della rassegna “Cinema Italia Oggi” organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia in collaborazione con Cinecittà Luce.
“Fuori” è un intreccio di episodi che si svolgono in carcere e per le strade di Roma degli anni Ottanta, dentro e fuori. Tutto si fonde e si mescola. Forse anche in modo troppo caotico e frammentario. Martone ha reso sicuramente molto bene l’idea della solidarietà tra le carcerate e il bisogno di aiutare l’una all’altra anche fuori dal carcere. Una sorta di dipendenza come se non potessero vivere separate. Uscite dalla prigione, le donne continuano in effetti a frequentarsi e Goliarda (straordinaria Valeria Golino) stringe un legame profondo con Roberta (che è anche la protagonista del libro, interpretata dalla bravissima Matilde De Angelis), delinquente abituale e attivista politica. Un rapporto che nessuno, fuori, riesce a comprendere ma grazie a cui Goliarda ritrova la gioia di vivere e lo stimolo a scrivere. Sapienza ha sempre voluto andare in carcere. Nella sua casa si diceva che il proprio paese si conosce conoscendo il carcere, l’ospedale e il manicomio. Era contenta di aver trovato un modo per entrarci nonostante che per farlo avesse messo alla prova un’amicizia. “Lì dentro ci sono tante persone straordinarie con talenti che dentro al carcere vengono riconosciuti. Per questo motivo alcuni di loro si affezionano a questo luogo e non possono più farne a meno”, raccontava Goliarda nell’intervista a Enzo Biagi. Questo cerchio di donne, unite dalla vita dietro alle sbarre, è completato da Barbara, la terza delle protagoniste del film, interpretata dalla debuttante sul grande schermo Elodie. Anche se il pubblico la conosce e apprezza come cantante, Elodie ha dimostrato che la sua voce risuona forte anche come attrice.
Nel suo film Martone, con precisione e introspezione psicologica, delinea un quadro di Goliarda Sapienza come donna eccentrica, ribelle, ladra, prigioniera, un’icona della libertà ma anche una delle scrittrici italiane contemporanee più brave che con coraggio oltrepassa i suoi tempi e cerca di vivere secondo le proprie regole. Eccezionale la maestria interpretativa della Golino che riesce a farci vedere le qualità contraddittorie che racchiude in sé la sua protagonista: intelletto e sensualità, coraggio e tenerezza, malinconia e ribellione. Golino conosce bene il personaggio perché nel 2025 ha diretto una miniserie basata sul romanzo più importante della Sapienza “L’arte delle gioia” (1998), premiato con il David di Donatello per la miglior sceneggiatura non originale, per la miglior attrice protagonista (Tecla Insolia) e per la miglior attrice non protagonista (Valeria Bruni Tedeschi).
Senza dubbio sulla figura di Goliarda Sapienza resta ancora tanto da dire perché guardando “Fuori” si ha l’impressione che vari elementi della storia siano stati solo sfiorati e non esauriti fino in fondo. Forse qualcuno seguirà il consiglio della scrittrice stessa che diceva “da questo evento si poteva fare un film comico, una commedia, ma la gente si scandalizzò, nessuno l’aveva capito”. Forse tutta la sua vita si potrebbe raccontare seguendo questo tono ironico, così caratteristico del suo modo di essere.
















