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La storia dei Tarocchi. Un mito che sconfisse la realtà storica… tutta italiana

In questo periodo di grandi incertezze molti negozi di articoli esoterici hanno segnalato un aumento della domanda di mazzi di Tarocchi da parte di un pubblico in cerca di nuove modalità per conoscere il futuro. I Tarocchi, ovvero lo strumento di divinazione più conosciuto del mondo, sono oggi tanto diffusi quanto misteriosi. La loro storia è piena di segreti, leggende e miti che facilmente legano queste carte alle persone e ai posti più improbabili.

Il primo mito riguarda l’uso di queste carte: esse si diffondono in tutta Europa originariamente come carte da gioco e solo dopo, nei secoli XVI e XVII, come pratica divinatoria, ovvero l’arte di indovinare il futuro. Il secondo falso mito, tra l’altro estremamente diffuso, è che queste carte provengano originariamente dall’antico Egitto e/o dalla cultura ebraica cabalistica, mentre la verità è completamente diversa. L’origine dei Tarocchi è da ricercare… in Italia, più precisamente nelle corti padane rinascimentali. E nonostante vi siano alcuni documenti storici che fanno presagire che carte simili ai Tarocchi girassero in Europa già a partire dal Medioevo, i mazzi più antichi giunti fino a noi sono nati presso la corte milanese della famiglia Visconti intorno agli anni Quaranta del Quattrocento.

Il gioco dei Tarocchi, chiamato originariamente trionfi (ispirandosi al poema I Trionfi di Petrarca), nasce quindi in epoca rinascimentale come gioco presumibilmente di memoria che raccoglieva immagini care all’aristocrazia dell’epoca: le divinità greche, le virtù cristiane, gli astri celesti e le allegorie delle condizioni umane a scopo didattico e morale. L’aspetto ludico però ebbe il sopravvento su quello educativo nel corso del Cinquecento, testimoniato anche dal cambio del nome da trionfi a tarocchi.

L’invenzione del gioco è attribuibile al principe bolognese Francesco Antelminelli Castracani Fibbia nei primi decenni del Quattrocento, ma la sua diffusione nelle corti avvenne solo nelcorso degli anni Quaranta di quel secolo. Le carte creavano numerose occasioni di svago come il componimento di sonetti elogiativi, scherzosi e perfino satirici o di conversazioni che avevano come tema il soggetto della carta. È interessante che la dinamica del gioco doveva comunque essere molto ingegnosa e complessa perché permise alle carte di salvarsi dalla severa legislazione che proibiva i giochi d’azzardo.

A parte le dinastie dei Visconti e degli Sforza (tra i mazzi più celebri, ancora oggi presi a modello, vi è infatti il mazzo Visconti-Sforza), anche la famiglia d’Este si interessò molto al gioco dei tarocchi rendendo la città di Ferrara nella seconda metà del Quattrocento il più grande centro di produzione di queste carte. Un secolo dopo, come sostengono alcuni storici dei Tarocchi, i primi mazzi arrivarono in Polonia sotto la reggenza di Sigismondo il Vecchio e la regina Bona Sforza. Presso le corti i Tarocchi non erano solo intrattenimento, ma anche oggetti di prestigio unici commissionati a rinomati pittori. Alcuni mazzi immortalavano perfino eventi importanti per la storia familiare o ritraevano figure ispirate a personaggi della corte. Tra le carte più belle dell’epoca rinascimentale, spesso decorate con oro, si ricordano soprattutto quelle dipinte da Bonifacio Bembo per il duca di Milano Filippo Maria Visconti e in seguito per Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti.

La versione moderna dei Tarocchi è composta da 78 carte: 56 carte a seme italiano, ossia Coppe, Denari, Spade e Bastoni, numerate da 1 a 10 a cui si aggiungono le figure di Fante, Cavaliere, Re e Regina e da 22 carte illustrate (chiamate originariamente trionfi) anch’esse numerate e ispirate a figure allegoriche di origine medievale: Il Matto (0), Il Bagatto (I), la Papessa (II), l’Imperatrice (III), l’Imperatore (IV), il Papa (V), gli Amanti (VI), il Carro (VII), la Giustizia (VIII), l’Eremita (IX), la Ruota della Fortuna (X), la Forza (XI), l’Appeso (XII), la Morte (XIII), la Temperanza (XIV), il Diavolo (XV), la Torre (XVI), la Stella (XVII), la Luna (XVIII), il Sole (XIX), il Giudizio (XX) e il Mondo (XXI). In ambito esoterico le prime 56 carte prendono il nome di Arcani Minori e le successive di Arcani Maggiori.

Mentre il termine trionfi, come abbiamo già menzionato, trova la sua origine nel poemetto di Petrarca, il termine “tarocco” con cui a partire dal Cinquecento si identifica il gioco, ha un’origine ancora molto dubbia. Le interpretazioni più diffuse e conosciute sono state proposte da occultisti. Tuttavia risultano essere fasulle, basandosi non su ricerche filologiche e storiche, ma su assonanze fonetiche totalmente casuali allo scopo di confermare le ipotesi, anch’esse false, riguardo le presunte origini di queste carte. Oggi la ricerca ha individuato che il termine “tarocco” deriva dalla carta del Matto definito nel 1500 tarochus. Un’altra ipotesi, che non esclude la prima,è legata al termine altercare dell’italiano antico, poi diventato altarcare e usato dai giocatori per indicare la risposta con una carta di maggior valore al gioco di un avversario. È proprio da questa parola che deriverebbe il termine “taroccare”, ovvero “contraffare” o “barare”, presente nell’italiano moderno.

Nei libri dedicati alla curiosa origine di queste carte appaiono nomi dei più grandi personaggi della storia europea. Vi sono re e regine, maghi e esoteristi, poeti come Dante o Petrarca, ma anche Giacomo Casanova, vi sono cartomanti francesi, il papa Alessandro VI Borgia e il domenicano Girolamo Savonarola che, prima di essere bruciato, bruciò le carte nel famoso “falò delle vanità”, vi è il fondatore dell’occultismo Aleister Crowley, ma anche Salvador Dalí con un mazzo realizzato interamente da lui. Riassumendo, tra quelli che hanno contribuito alla creazione della storia dei Tarocchi vi sono rappresentanti del Bene e del Male, santi e peccatori, uomini e donne, re, cortigiani e gente comune. A guardare attentamente si ha come l’impressione che tutti loro potrebbero finire per formare una sorta di Arcani Maggiori e Minori il cui messaggio universale si ripete all’infinito.

illustrazioni: Kornelia Władzińska

Northvolt investe a Danzica

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“L’investimento di Northvolt a Danzica sarà un punto importante sulla mappa industriale della Polonia”, ha commentato così il primo ministro Mateusz Morawiecki la notizia della volontà dell’azienda svedese di batterie di realizzare una fabbrica a Danzica. L’investimento sarà di quasi 200 milioni di USD, ovvero quasi 750 milioni di PLN e creerà 500 posti di lavoro. L’azienda Northvolt produce batterie per auto elettriche. Oltre alla fabbrica, a Danzica verrà costruito un moderno centro di ricerca. La costruzione della fabbrica dovrebbe iniziare in autunno.

https://www.polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2682687,Polska-staje-sie-hubem-przemyslowym-Premier-zapowiedzial-duza-inwestycje-na-Wybrzezu

Alfa Romeo presenta la C41, nuovo modello per la Formula 1, al Teatr Wielki di Varsavia

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Stamattina, lunedì 22 febbraio, Alfa Romeo Racing ORLEN ha presentato il nuovo modello C41 che correrà in Formula 1. Il lancio internazionale ha avuto luogo al Gran Teatro di Varsavia in omaggio allo sponsor polacco ORLEN: Dopo l’esposizione si è tenuta la conferenza stampa, alla quale hanno partecipato i piloti di Formula 1 Kimi Räikkönen, Antonio Giovinazzi e Robert Kubica, insieme al capo del team Frédéric Vasseur e al direttore tecnico Jan Monchaux. Il live si è aperto con la musica di Fryderyk Chopin e Giacomo Puccini. Successivamente hanno fatto il loro ingresso Frédéric Vasseur e Jan Monchaux, i quali hanno risposto ad alcune domande riguardanti il loro team Alfa Romeo Racing ORLEN e il nuovo modello presentato.

A seguire è stato presentato il modello dell’Alfa Romeo in presenza dei tre piloti di Formula 1. Per guardare in streaming la conferenza del lancio modello si può accedere ai seguenti siti:

–    Team Website: https://www.sauber-group.com

–    YouTube: https://www.youtube.com/saubermotorsport

–    Twitter: https://twitter.com/alfaromeoracing

–    Facebook: https://www.facebook.com/Alfaromeoracing

Per guardare in streaming la conferenza stampa accedere al seguente sito:

–    YouTube: https://www.youtube.com/saubermotorsport

Ferrari 612 Scaglietti – sulla strada di Marco Polo

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Nel 1298 Marco Polo, mentre si trovava nella prigione genovese di Palazzo San Giorgio, raccontò al suo compagno di cella, Rustichello da Pisa, il suo viaggio di 24 anni in Cina. Questi trascrisse tutto esattamente e così nacque il libro “Il Milione”. Si tratta di una sorta di guida, che descrive i luoghi, le usanze e le possibilità di commercio con il lontano oriente. Marco Polo è stato uno dei primi rappresentanti dell’Occidente a raggiungere la Cina e a descrivere nel dettaglio i Paesi che visitò. Diventando poi in seguito un emissario dell’Imperatore della Cina, incarico che gli consentì di osservare per 17 anni la vita quotidiana di questo vasto impero.

Fino ad oggi, persistono controversie sul fatto che il viaggiatore veneziano abbia fatto davvero questo viaggio, l’argomento principale degli scettici è il fatto che, nella storia di Marco Polo, non è stata fatta alcuna menzione della Grande Muraglia cinese. D’altra parte è possibile che nei luoghi che visitò Polo la muraglia sia stata costruita successivamente. Lo stesso Marco Polo, sul letto di morte, eliminò ogni dubbio, confessando che la storia raccontata non copriva nemmeno la metà di ciò che aveva vissuto durante il viaggio. Una cosa è certa, da una spedizione alla quale parteciparono anche il padre Niccolò e lo zio Matteo, Marco Polo tornò a Venezia nel 1295.

710 anni dopo, il 29 agosto 2005, due Ferrari 612 hanno iniziato il loro viaggio attraverso la Cina, partendo da Shanghai. La spedizione “Ferrari China 15.000 Red Miles Tour” è stata divisa in 9 tappe della durata di diversi giorni. 43 giornalisti da tutto il mondo hanno guidato le vetture rosso e argento con i loghi di tutti gli sponsor uffi ciali. Per i giornalisti la prima sfi da, ancor prima di intraprendere il viaggio, è stata quella di ottenere la patente di guida cinese, come previsto dalle normative del Regno di Mezzo. Alle vetture, non appositamente modifi cate, sono state aggiunte solo le coperture dei fari e del telaio, il che è giustifi cato perché 2 mila degli oltre 24 mila km si snodavano su strade non asfaltate. La spedizione ha visitato 37 grandi città della Cina [in 10 di queste, già nel 2005 esistevano concessionari Ferrari], raggiungendo il passo Tanggula Shan, situato a 5.231 metri sul livello del mare e addirittura Lhasa in Tibet. Mai prima d’ora un’auto di una classe come quella della Ferrari era arrivata così in alto.

La Ferrari 612 Scaglietti ha anche visitato il famoso bazar di Kashi, adagiato sulla Via della Seta e descritto da Marco Polo. Le vetture non hanno fallito in nessuna delle mutevoli condizioni meteorologiche e climatiche, dalle nevi dell’Himalaya attraverso il deserto di Taklamakan, alle regioni tropicali al confi ne con il Vietnam. Impresa non facile per le vetture di serie Ferrari e ancor di più per il team tecnico guidato da Gigi Barp, che aveva a disposizione due Iveco Daily, Iveco 4×4 fuoristrada e due Fiat Palio (si pensi al comfort dei sedili Fiat rispetto a quelli della Ferrari). Il viaggio che fi nora non era stato intrapreso da nessun’altra casa automobilistica si è concluso il 29 ottobre 2005 sotto la Oriental Pearl Tower, illuminata in rosso a Shanghai. Marco Polo non è mai arrivato qui, perchè Shanghai è stata costruita dopo il suo viaggio, nel 1553. Ora è la città più grande della Cina e la terza più grande al mondo. Oltre al pittoresco quartiere francese, all’esotico centro storico e al raffi nato lungofi ume Bund c’è anche il quartiere Pudong, sull’altro lato del fi ume Huangpu, un affl uente dello Yangtze. Pudong è un quartiere mozzafi ato, è la Manhattan del XXI secolo con oltre 200 grattacieli che incantano soprattutto dopoil tramonto, grazie alle mutevoli illuminazioni. Sono rimasto affascinato dalla Jin Mao Tower (421 m), ma è la Shanghai Tower (632 m, il secondo grattacielo più alto del mondo) che porta in cima con l’ascensore più veloce che sale a 74 km/h. Per quanto riguarda la velocità, il treno magnetico Maglev porta dall’aeroporto a Pudong, percorrendo una distanza di 30 km in poco più di 7 minuti, raggiungendo al culmine una velocità di 431 km/h.

Il primo proprietario di una Ferrari in Cina fu Li Xiaohua, alias Mr. Ferrari che ha acquistato la 348 TS nel 1993 con immatricolazione Beijing A00001. Negli anni successivi, la sua famosa macchina fu firmata, tra gli altri da M. Thatcher, Y. Arafat, B. Clinton. Attualmente, una delle maggiori difficoltà nelle città più grandi è l’immatricolazione delle auto. Le targhe di Pechino ad esempio possono essere prese in prestito per circa 2.000 USD all’anno o contare su un colpo di fortuna nell’estrazione ufficiale, puoi anche acquistarla all’asta, ma qui i prezzi superano rapidamente il valore dell’auto stessa, pur restando lontani dai record stabiliti a Dubai, dove nel 2016 sono stati pagati quasi 9 milioni di dollari per la targa di “D5”. In Cina, le targhe con i numeri 8, 6 e 9 sono le più apprezzate perché in cinese suonano come ricchezza, benessere, longevità. D’altra parte, il numero 4 è peggiore del 13 polacco o del 17 italiano, perché la pronuncia di questo numero ricorda la parola morte. Questo spiega perché la maggior parte degli edifici non ha ufficialmente un quarto piano. Nel 2010, a differenza dell’Europa, a cui piacciono gli anniversari tondi, in Cina è stata celebrata la 999esima vendita di Ferrari [modello 458 Italia]. Questo numero simboleggia longevità e perfezione.

Per la Ferrari, la Cina è il terzo mercato più importante dopo gli Stati Uniti e l’Europa, compreso il Medio Oriente. Attualmente in Cina ci sono 17 concessionarie Ferrari, che anno dopo anno registrano nuovi record di vendite. Nel 2018 sono state vendute 183 vetture, mentre, nel 2019, solo nel primo semestre dell’anno ne sono state vendute 328. È interessante notare che i prezzi delle auto di lusso in Cina sono molto più alti che in altri Paesi, a causa del 60% e oltre di accise, per le auto con una cilindrata superiore a 4 litri, e della politica dei prezzi dei produttori che utilizzano il potenziale di questo mercato aumentando i prezzi. Ecco la prova: nel 2016 la Ferrari F12 Berlinetta costava 324 mila USD negli USA, in Cina costava… 810 mila dollari! In Cina, ovviamente, i principali acquirenti della Ferrari sono milionari, che attualmente sono circa 18 milioni, e le stime sono di un aumento fina a 30 milioni nel 2030. L’età media di un acquirente Ferrari nel ricco Giappone è di oltre 50 anni, mentre in Cina è di poco più di 20 anni!

La Ferrari 612 Scaglietti, che ha debuttato nel gennaio 2004 al salone di Detroit, è stata presentata dal direttore della Ferrari, Luca di Montezemolo. Come secondo nome, volendo onorare la sua lunga cooperazione con la Carrozzeria Scaglietti, Montezemolo ha proposto proprio il nome del fondatore, cioè Scaglietti. Un altro omaggio al grande Sergio Scaglietti è stata la linea di corpo disegnata dallo studio Pininfarina, che riprende il modello 375 MM Berlinetta Aerodinamica, “scolpita” personalmente da Scaglietti nel 1954 su commissione del regista Roberto Rosselini, per un regalo di nozze a Ingrid Bergman.

La 612 Scaglietti era il secondo modello, dopo la 360 Modena, in cui il produttore utilizzava in modo completo l’alluminio per telaio e carrozzeria. Il fornitore di questa lega leggera è stata l’azienda americana ALCOA, che collabora con la Ferrari dal 1994. Nel 2006, come partner strategico, della Ferrari, ALCOA ha aperto il suo nuovo stabilimento a Modena, diventato di proprietà del gruppo italiano OMR nel 2010 e oggi è proprio il loro logo che possiamo trovare sulle vetture Ferrari in F1. In origine la mia collezione doveva includere una versione rossa, purtroppo la scarsa qualità della lega in cui è stato fuso questo modello da Hot Wheels, ha causato la rottura della porta e l’unica disponibile per il cambio era quella di colore argento. Oltre alla ovvia verniciatura, si distingue anche per le dimensioni, perché solo due vetture di Maranello hanno un passo oltre i 2900 mm, quest’ultima è la FF. Tuttavia, la Ferrari più lunga della storia è il modello 365GT 2+2 del 1967, che misura 4.974 mm nonostante un passo di 2.650 mm.

Anni di produzione: 2003-2011
Esemplari prodotti: 3025 esemplari
Motore: V-12 65°
Cilindrata: 5748 cm3
Potenza/RPM: 532 KM / 7250
Velocità massima: 321 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 4,3
Numero di cambi: 6
Peso proprio: 1760 kg
Lunghezza: 4902 mm
Larghezza: 1957 mm
Altezza: 1344 mm
Distanza interasse: 22950 mm

foto: Piotr Bieniek
traduzione it: Francesco Jordan Złamanski

Completato il restauro dell’altare Veit Stoss a Cracovia

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E’ finita la manutenzione dell’altare Veit Stoss. L’altare è stato restaurato con l’uso delle più moderne tecniche conservative. Gli specialisti hanno restaurato l’altare secondo le informazioni del suo aspetto originale, ricostruendo i colori e i dettagli che erano scomparsi. Il ministro della cultura Piotr Gliński, che ha visitato l’altare ieri, ha espresso la sua soddisfazione per i lavori di conservazione, “l’effetto del restauro parla da sé”, ha detto. Le analisi e i lavori di manutenzione dell’altare sono costati oltre 14 milioni di zloty. Sono stati finanziati dal Comitato sociale per il restauro dei monumenti di Cracovia, dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale, dal comune di Cracovia e dalla parrocchia della Basilica di Santa Maria.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C816635%2Coltarz-wita-stwosza-po-konserwacji-przywrocono-mu-pierwotny-wyglad.html

Vola il settore degli elettrodomestici, Polonia leader europeo

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Le fabbriche polacche nel 2020 hanno prodotto 30 mln dli elettrodomestici. Questo è il 3% di più rispetto al risultato del 2019, riporta “Puls Biznesu”, il giornale d’affari polacco, aggiungendo che i fatturati del settore sono aumentati arrivando a 33 mld zl. Il giornale sottolinea che la Polonia, in cui funzionano 35 fabbriche di elettrodomestici, ha di nuovo rafforzato la sua posizione ed è diventata leader in Europa. Secondo l’organizzazione professionale APPLiA Polska, il valore dell’esportazione degli elettrodomestici per la prima volta nella storia ha superato 20 mld zl (4,6 mld euro), ovvero una crescita del 6% rispetto al risultato del 2019. Nel 2020 oltre 22,7 mln di elettrodomestici sono stati esportati, tra l’altro alla Germania, Gran Bretagna e Francia. “Puls Biznesu” aggiunge inoltre che il valore dell’esportazione degli elettrodomestici tra le esportazioni complessive è ammontata al 2,53% (3,62 mld euro). Un risultato migliore lo hanno ottenuto solo i produttori di mobili (4,05 mld euro), mentre dietro gli elettrodomestici si piazzano i produttori di automobili e autobus (3,46 mld euro), di RTV (2,98 mld euro), i fabbricanti di natanti e yacht (2,4 mld euro), e i produttori di finestre e porta (1,83 mld).

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2681893,Polska-branza-AGD-europejskim-liderem-Za-nia-dobry-rok

[Aggiornamento 18.02.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero complessivo dei malati attivi in moderata crescita.

Il numero complessivo dei casi attivi è 214.198 (settimana scorsa 206.380), di cui in gravi condizioni 1.295 (settimana scorsa 1.267), ovvero circa lo 0,6% del totale. Gli ultimi dati al giorno 18 febbraio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 9.073 nuove infezioni registrate e 273 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.405 morti dal 4 febbraio (in discesa rispetto ai dati della settimana precedente dove si sono registrati 1.833 morti).

Il Voivodato della Masovia (1.633), la Pomerania (807), la Warmia-Masuria (774), la Cuiavia-Pomerania (762), la Slesia (725), e la Grande Polonia (709) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono stabilizzati, ad oggi sono occupati 12.188 letti da pazienti COVID-19, 1.295 le terapie intensive.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto. Sono chiusi bar, ristoranti e palestre, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto. Sono aperti hotel, cinema, teatri, piscine e piste da sci, ma sotto stretto regime sanitario. Palestre, bar e ristoranti rimarranno chiusi almeno fino al 26 febbraio.

Prosegue inoltre la campagna vaccinale che conta 2.384.794  persone vaccinate per il COVID-19 in Polonia.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Mozzarella, dall’Agro Pontino al mondo

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La mozzarella si ottiene dal latte delle bufale, animali sconosciuti in Italia al tempo dei romani. Le prime notizie sulla presenza dei bufali in rimandano a una bolla pontifi cia del Mille, con la quale si obbliga la famiglia dei principi Caetani a non seminare alcuni fondi nelle paludi vicino Roma per riservarli a questi animali.

Di sicuro i bufali nei secoli XII e XIII popolano le zone paludose del sud Europa. Saranno tuttavia le zone paludose a sud di Roma a diventare l’area di produzione della mozzarella. Gli acquitrini si suddividevano in tre grandi aree: le paludi pontine, nel Lazio, attualmente in provincia di Latina, città creata dal nulla nel 1932 proprio in seguito alla bonifica; la piana del fiume Volturno, in provincia di Caserta, a nord di Napoli e la piana del fiume Sele, a sud di Napoli, in provincia di Salerno, che ha come principale centro abitato la cittadina di Eboli (40 mila abitanti), luogo un tempo talmente dimenticato che il fascismo ci mandava al confino gli oppositori, tra i quali Carlo Levi che riassunse la sua esperienza nel romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Oggi in questi territori paludosi si ritrova gran parte dei bufali italiani e il 70 per cento di quelli campani. Oltre metà della produzione di mozzarella di bufala campana dop è concentrata nelle province di Caserta e Napoli, un terzo in quella di Salerno, poco più del 10 per cento nel Basso Lazio.

Non c’erano paludi al tempo dei romani, quando l’area di Literno fu scelta da Scipione l’Africano per trascorrerci gli ultimi anni della sua vita, e quando la via Appia attraversava alcune delle zone poi impaludatesi. Comunque all’indomani della caduta dell’impero romano (476 dc) a poco a poco l’agro pontino e le piane del Volturno e del Sele vengono abbandonate, trasformandosi in un infinito acquitrino malarico, e la via Appia si interrompe. Perché la strada romana sia resa dinuovo praticabile bisognerà attendere oltre un millennio e le prime bonifiche intraprese da papa Pio VI, nel 1777. L’Agro Pontino appare un inferno lugubre e inospitale già dai toponimi: Femmina morta, Caronte, Pantano d’inferno, Piscina della tomba. Ai margini di queste aree maledette, si insediano alcuni monasteri, come l’abbazia di Fossanova, dove il 7 marzo 1274 muore San Tommaso d’Aquino. È molto probabile che siano proprio i monaci a promuovere i primi allevamenti di bufali. I bufali acquisiscono anche una grande importanza dal punto di vista militare. Sono gli unici animali in grado di trascinare le artiglierie in terreni acquitrinosi e molto probabilmente ai sovrani interessano molto più per questo motivo che non perle mozzarelle.

La vita dei bufalari doveva essere grama assai. Stavano assieme agli animali all’interno cascine che in origine erano di paglia e solo più tardi sarebbero state costruite in muratura. Lì mungevano le bufale e accendevano il fuoco per far filare il latte. Dormivano in una specie di nicchia nel muro, mentre gli animali si accucciavano al suolo. Come compenso ricevevano una somma bassissima di denaro, una bottiglia di burro alla settimana, e diritto a contendere agli animali le cicorie selvatiche che venivano bollite assieme alla coda “persa casualmente” dagli animali con l’abitudine di agitarla con eccessiva vivacità durante la mungitura. Vivevano circondati dal nero: nero il fango, nera l’acqua, nero il manto dei bufali, nero l’interno delle abitazioni oscurato dal fumo. Il perfetto biancore delle mozzarelle doveva contrastare ancora di più con un ambiente del genere.

Il formaggio rimane a lungo associato alla gastronomia povera; a fargli cambiare questa immagine negativa e a nobilitarlo contribuisce in maniera determinante il fatto (assolutamente paradossale, visto che è fatto con la panna) che sia considerato cibo “di magro” e pertanto la chiesa cattolica ne consenta il consumo nei giorni di astinenza dalla carne. Verso metà Settecento, i Borbone, sovrani del regno delle Due Sicilie, fanno costruire accanto a un allevamento di bufale la Reale industria della Pagliara delle bufale di Carditello, il primo caseificio della storia della mozzarella. Con il caseificio reale comincia anche la storia della commercializzazione dei derivati del latte di bufala e la mozzarella smette finalmente di essere in prevalenza consumata all’interno dello stesso locale dove viene prodotta.

Quel che modifica decisamente il commercio della mozzarella sono le strade e le ferrovie. La svolta arriva quando il treno mette in comunicazione le zone di produzione con i grandi mercati dell’Italia: nel 1929, ogni giorno, quaranta quintali di mozzarella raggiungono i mercati di Salerno, Napoli e Roma.

La mozzarella di bufala ha un’area di produzione ben precisa, delimitata dalla dop, tra Campania, Lazio con una minuscola (meno dell’un per cento) presenza pugliese, in provincia di Foggia. Il fior di latte, ovvero la mozzarella di latte vaccino, invece, può essere prodotto ovunque, i migliori vengono dalla Puglia, dalla Calabria, dal Molise. Questo significa anche che si produce molto più fiordilatte che mozzarella di bufala, più o meno quattro volte tanto.

Una variazione sul tema è la burrata, originaria delle Murge, in Puglia. Si è cominciato a produrla agli inizi del Novecentoad Andria, ed era un modo per recuperare gli avanzi della mozzarella, mescolando assieme alla panna i residui di pasta filata, racchiudendo poi il tutto in un involucro pur’esso di pasta filata. L’idea ha avuto un enorme successo, tanto che la burrata, nonostante la sua origine relativamente recente, si è conquistata un posto di tutto rispetto.

Tra i formaggi dop italiani, la mozzarella di bufala campana è terza in termini di fatturato, dietro al grana padano e al parmigiano reggiano (e quarta per volumi, preceduta anche dal gorgonzola). Un quarto della produzione viene esportata e il primo mercato estero è costituito dagli Stati Uniti, che da soli assorbono il 28 per cento delle esportazioni totali.

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Alessandro Marzo Magno

Pillole culinarie è una rubrica di approfondimento sulla storia della cucina curata dal giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno. Dopo essere stato per quasi un decennio il responsabile degli esteri di un settimanale nazionale, si è dedicato alla scrittura di libri di divulgazione storica. Ne ha pubblicati diciassette, uno di questi “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” ripercorre la storia delle più importanti specialità gastronomiche italiane

V4 traino crescita economica post-pandemia

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Ieri a Cracovia durante l’incontro del Gruppo di Visegrad (V4) il Premier polacco Mateusz Morawiecki ha affermato che 30 anni fa è iniziato un nuovo capitolo nella storia dell’Europa Centro-Orientale, che si è rafforzata soprattutto negli ultimi 5 anni ed ha grandi talenti ed ambizioni per il futuro. Il Primo Ministro ha dichiarato che una vera partnership deve basarsi sulla solidarietà reciproca e su un approccio responsabile alle questioni più complicate, tra cui attualmente troviamo la pandemia e le vaccinazioni anti-covid. Durante gli anni più recenti i Paesi del V4 (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria) si sono sviluppate in modo molto dinamico, e gli economisti e gli osservatori internazionali dicono che questi quattro Stati sono “la locomotiva di crescita in un momento di crisi economica di tutta l’Europa”, grazie a: aumento veloce del PKB (il PIL), bassa disoccupazione (una delle più basse in tutta l’Unione Europea), sviluppo degli investimenti, un ambiente molto favorevole per le attività imprenditoriali e la crescita degli stipendi. La pandemia ha interrotto questo trend positivo, quindi per ritornare alla normale vita economica, è necessaria una veloce produzione e distribuzione dei vaccini anti-covid. Inoltre il Premier polacco ha informato che il Fondo di Visegrad è stato aumentato. Infine, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha indicato che, in questo periodo difficile di pandemia, gli Stati europei devono collaborare per il successo ed il progresso nelle sfide socio-economiche, avendo tre priorità (obiettivi comuni): i valori della democrazia, il benessere dei cittadini da raggiungere tramite la protezione del clima e lo stimolo alla digitalizzazione, e la difesa degli interessi dell’Unione Europea a livello globale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C816697%2C30-lecie-grupy-wyszehradzkiej-premierzy-krajow-v4-podpisali-deklaracje

Nuove garanzie a tutela degli acquirenti di immobili in costruzione

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un progetto di legge per difendere i diritti dell’acquirente di un appartamento o di una casa unifamiliare. Secondo le informazioni trasmesse dal CIR (Centro Informativo del Governo) sorgerà un Fondo di Garanzia degli Imprenditori Edili, per aumentare la protezione di coloro che comprano una nuova casa nel caso in cui l’impresa edile fallisca. Si tratta tra l’altro di eliminare il rischio, per gli acquirenti, della perdita dei soldi versati sul MRP, il conto fiduciario degli alloggi. Il sistema attuale della protezione del denaro versato dagli acquirenti degli alloggi non assicura un adeguato livello di sicurezza. Gli imprenditori edili di solito utilizzano l’OMRP, il conto fiduciario aperto degli alloggi che non dà alcuna sicurezza aggiuntiva sotto forma di garanzia assicurativa o bancaria, infatti se l’impresa edile fallisce l’acquirente rischia di perdere sia il denaro, sia l’immobile. Gli imprenditori edili stessi contribuiranno al Fondo di Garanzia dal denaro versato dall’acquirente sul MRP. L’acquirente potrà rifiutare di diventare il proprietario se la casa avrà dei difetti, e vi saranno conseguenze per l’impresa edile se le imperfezioni dell’abitazione non verranno risolte entro i tempi indicati dal cliente. Inoltre l’impresa edile dovrà fornire al cliente un prospetto informativo. Infine sono definiti i diritti e i doveri di ambedue le parti del contratto nel caso in cui la banca depositaria del MRP fallisca.

https://polskieradio24.pl/42/259/Artykul/2680794,Kupujacy-mieszkania-beda-lepiej-chronieni-Znamy-propozycje-nowych-przepisow