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Secondo il professore Tomasz Ciach, il capo del gruppo di ricerca del Politecnico di Varsavia, i ricercatori polacchi lavorano sul vaccino contro il COVID-19 dalla scorsa primavera. Ciach ha spiegato che il vaccino è stato progettato in modo da essere prodotto massicciamente ed essere facile da conservare. Alla domanda se il lavorare sul vaccino abbia ancora un senso ha risposto che “c’è ancora uno spazio sul mercato per i nuovi vaccini.” Ciach ha detto anche che è possibile che il vaccino contro il COVID-19 verrà rinnovato ogni tanto come per il vaccino contro l’influenza. I ricercatori sono riusciti a creare la base per produrre i vaccini, ma vogliono continuare a lavorare sul vaccino la cui produzione sarebbe più facile ed efficace.
Ingredienti
180 gr di farina 00
180 gr di zucchero semolato
3 uova intere
1 vasetto di yogurt alle amarene o alle ciliegie
3 cucchiai di olio di semi di girasole
Scorza grattugiata di un limone
Mezza bacca di vaniglia
Amarene sciroppate
Per guarnire:
200 ml di panna fresca
2 cucchiai di zucchero
semolato
Procedimento:
In una capiente terrina montate le uova con lo zucchero fino ad ottenere una massa soffice e spumosa. Per montare bene le uova occorre che esse siano rigorosamente a temperatura ambiente.
Setacciate la farina. Continuando a montare a bassa velocità, aggiungete al composto montato lo yogurt e gli aromi: la buccia del limone grattugiata e i semi della vaniglia. Incorporate bene poi unitevi la farina, un po’ alla volta fino al completo esaurimento. Aggiungete infine l’olio e mescolate bene a mano il composto.
Rivestite di carta forno il fondo di una tortiera apribile di 24 cm di diametro, imburrando bene anche i bordi. Aggiungete un po’ di amarene all’impasto e mescolate, poi versate dentro la tortiera e livellate con cura, ponendo delle amarene anche sulla superficie. Infornate in forno già caldo a 180° per circa 25 minuti (fate la prova dello stecchino in ogni caso).
Fate raffreddare e sformate su un piatto da portata.
Prima di servire la torta, spolverizzatela con zucchero a velo, montate con le fruste elettriche la panna ben fredda aggiungendovi poco per volta lo zucchero e servite il dolce a fette, con una generosa porzione di panna sopra o a lato della fetta stessa.
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“I viaggi aerei quest’anno dipenderanno dalle restrizioni che i paesi metteranno in atto a causa della pandemia, come la quarantena, i test e la vaccinazione”, ha detto il presidente dell’Autorità dell’aviazione civile Piotr Samson. A suo parere, il requisito del test può influenzare il prezzo del biglietto, invece la vaccinazione influirà sulla disposizione dei voli. Alla domanda su come sarà quest’anno per l’industria dell’aviazione, il presidente della CAA ha indicato che il fattore principale sarà la velocità e la disponibilità delle vaccinazioni. Questo dipende, sia dai produttori di vaccini, che dalla loro fornitura che dalla concreta realizzazione delle campagne di vaccinazione. “Oggi possiamo dire che stiamo entrando nel 2021 ad un livello stagnante, quindi questo primo trimestre sarà molto, molto difficile. Non mi aspetto un rimbalzo. Penso che ci sarà una continuazione del declino fino a marzo”, ha spiegato il capo dell’ufficio. Secondo lui, “un certo rimbalzo” nell’aviazione sarà visibile solo in estate. Ha ricordato che nel quarto trimestre del 2020, l’industria ha registrato una diminuzione del numero di passeggeri del 70 per cento, e nel primo trimestre di quest’anno raggiungerà l’80 per cento rispetto al primo trimestre del 2019. Alla domanda se i test o i certificati di vaccinazione saranno una condizione per consentire a un viaggiatore di salire su un aereo, Samson ha detto che c’è una discussione su questo argomento sia a livello europeo che internazionale. “In questo momento, date le restrizioni di accesso al vaccino, è improbabile che qualcuno prenda una tale decisione”. Tuttavia l’introduzione di test obbligatori può influenzare il prezzo dei biglietti. “Bisogna ricordare che i test costano. Sarà un’ altra restrizione perchè il test dovrà essere aggiunto al prezzo del biglietto. E un tale test fatto privatamente costa circa 500 PLN”. Samson non ha escluso che di fronte alla pandemia le compagnie aeree cambieranno i loro orari di volo, i tipi di aerei o i modelli di vendita dei biglietti. Secondo lui, alcune compagnie aeree potrebbero anche fallire.
“Bianche oblunghe come le navi greche drasticamente tagliate dal basso”, ripensai a questa citazione passando per le strade di ciottoli e mattoni, eredità della famiglia d’Este. Si tratta del frammento tratto dalla poesia “Le nuvole su Ferrara” di Z. Herbert, noto e spesso rievocato. Mi sono ricordato di un mio amico che aveva citato i versi di questa poesia in modo che non me ne fossi mai scordato. Tanto è vero che “il ricordo” è una parola chiave per Ferrara che senza dubbio mi sarebbe servita come l’hashtag sotto ogni foto di questa città misteriosa.
Ferrara è situata quasi in Veneto, infatti dista soli sette chilometri da questa regione. Tuttavia fa parte dell’Emilia-Romagna ed è la più grande tra le città della parte nordorientale della regione. I suoi confini sono delimitati dal fiume Po. La sua posizione, per così dire, sconvolge l’ordine della linea retta delle città del nord a partire da Piacenza, per poi passare per Modena, Bologna fino a Rimini. Da questo deriva la sensazione che Ferrara sia un’isola, una città a sé stante, il che emerge anche dalla storia della città. Simbolo indiscusso di Ferrara è il Castello Estense che sorge imponente nel centro storico ferrarese, circondato da un ampio fossato richiamante la grandezza della famiglia Estense che fondò la propria grandezza su questa pianura. Questa costruzione è anche la prova del crescente malessere sociale in contrasto alla vita sontuosa della corte. Infatti Niccolò II d’Este, temendo lo scoppio di una rivolta sociale, decise di costruire questa fortezza nel 1385. È interessante osservare come pure le prigioni sotterranee del castello siano un simbolo di dualismo del sistema di valori rinascimentale, da una parte la celebrazione della bellezza e dall’altra la grande spietatezza. Le prigioni sono caratterizzate da interni limitati e cupi, d’estate umidi e d’inverno gelidi. Anche una visita breve lascia una sensazione di terrore.Ed è proprio questa l’immagine che porteremo via con noi lasciando Ferrara, piuttosto che il ricordo della Cattedrale Romana oppure il Campanile (il cui progetto è attribuito a Leon Battista Alberti). Il castello fu costruito alla fine del XIV secolo, tuttavia la struttura che vediamo oggi è l’effetto della ricostruzione del 1544 effettuata sotto il regno di Ercole II d’Este, figlio di Alfonso d’Este e Lucrezia Borgia. Di fatti è proprio qui che risiedette la figlia del celebre papa che difese la propria sede dagli interessi politici del padre. Tuttavia la fine del XVI secolo è anche per Ferrara la fine di una certa epoca che lasciò la città in letargia per molto tempo.
Castello Estense / fot. D. Dziedziczak
Uno degli ambasciatori letterari di Ferrara in tempi più vicini a noi è lo scrittore Giorgio Bassani. Nella sua prosa narra del crepuscolo di un altro tempo, il mondo di una società dimenticata e dei luoghi di memoria di cui si interessano solo le targhe di marmo o quel che rimane dei ghetti, ossia la sorte della comunità ebraica degli anni ’30 e ’40 del ventesimo secolo, durante l’era del fascismo. “Il giardino dei Finzi Contini” del 1962 è uno dei suoi romanzi più celebri grazie al quale è possibile accedere al giardino della memoria per scontrarsi con il trauma della guerra, nonché un omaggio alla città tutt’ora attraversata da un misterioso vuoto. Nel 1970, il regista Vittorio de Sica realizzò un’opera cinematografica basato proprio sul romanzo di Bassani ed è uno di quei film che possiamo rivedere più volte e nel quale uno dei protagonisti principali è senza dubbio Ferrara. Se te la volessi immaginare, basta che pensi a una città con ciottoli e mattoni, densa di edifici bassi ed estesa su un’area piatta come un tavolo. Ferrara è simile a Ravenna e altre città dell’Emilia-Romagna dove la passione per la bicicletta come mezzo di trasporto pubblico è notevole. Penso che sia molto piacevole muoversi in bicicletta tra le non troppo strette vie del labirinto ferrarese. Giorgio Bassani, nel suo romanzo “La passeggiata prima di cena” descrive così una delle vie più movimentate del centro storico di Ferrara: “[…] corso Giovecca intorno alla fine del secolo XIX (una specie di lunga carraia nell’insieme piuttosto informe, col suo ruvido ciottolato, più degno di un paesone della Bassa che di un capoluogo di provincia, scompartito nel mezzo dalle esili righe parallele delle rotaie del tram […]”.
Palazzo dei diamanti
Seguendo il percorso delle antiche vie ferraresi è possibile giungere a due luoghi particolarmente importanti: il Palazzo dei Diamanti e il Palazzo Schifanoia. Il primo palazzo, ossia il Palazzo dei Diamanti si trova in via Ercole I d’Este, e qui bisogna aprire una parentesi. Ercole fu il leggendario sovrano e duca di Modena e Ferrara che tra gli anni 1478-1479 capeggiò le truppe fiorentine nella guerra contro il papa e il Regno di Napoli manifestando un attivo appoggio nei confronti dei Medici. Durante il suo governo, Ferrara superò i centomila abitanti, sviluppò il sistema finanziario, mentre la corte estense diventò una tra le più importanti corti rinascimentali italiane che ebbe l’onore di ospitare i più celebri umanisti del tempo come Pietro Bembo o Giovanni Pico della Mirandola. Il Palazzo dei Diamanti è senz’altro il simbolo del tempo che fu costruito alla fine del XV secolo, ora parte della Galleria Estense, un’importante tappa dell’itinerario. Sulle pareti troviamo appesi importanti ritratti dei rappresentanti di spicco della scuola ferrarese che tutt’ora sembra sottovalutata, eppure la maggior parte del pubblico colto conosce bene gli inquietanti, nonché bizzarri e smodati quadri del pittore Cosmé Tura, nato e morto a Ferrara. Nelle sale della galleria meritano l’attenzione anche i lavori di Francesco Cossa e Il Garofalo. Il secondo palazzo, chiamato Schifanoia, è caratterizzato dalle pareti interne addobbate con gli affreschi realizzati dagli artisti già menzionati prima. Ho trovato un’informazione interessante riguardo al nome del palazzo “Schifanoia” che apparentemente prende origine dal “schiavar la noia” (lett. schifare la noia). In effetti è impossibile parlare di noia se pensiamo alla vasta collezione di quadri da esaminare, suddivisi in dodici sezioni che corrispondono ai dodici mesi dell’anno e ognuno di questi a sua volta spartito ulteriormente in tre fasce. Nell’insieme creano una vera e propria glorificazione della narrativa illuminata rinascimentale, un’opera di cui gli Este possono essere indubbiamente orgogliosi.
Castello Estense, fot. F. Maciejowski
La sera “le strade di ciottolato e mattoni” diventano sempre più scure, creando un labirinto un po’ da un sogno e un po’ da cronaca nera, per poi talvolta sfociare in una piazza aperta. Pure Michelangelo Antonioni proveniva da Ferrara. Forse è stata proprio l’atmosfera della sua città natale che lo ispirò a mostrare in modo ricorrente le inquadrature delle strade vuote, come quella che osserviamo negli ultimi fotogrammi del lungometraggio “L’eclisse”. Nelle prossimità dell’incrocio tra la Via Piangipane e il Corso Porta Reno ho avuto l’impressione di essere arrivato alla fine del mondo. Il vento soffiava forte e il sole tramontava, sentivo arrivare il temporale mentre nel bar accanto, un po’ affollato, la gente si radunava per bere qualcosa, e poi il silenzio. Ed è proprio il silenzio che fa da culla ai ricordi. È magnifico il modo in cui Herbert conclude la sua poesia: “vedo chiaramente le nuvole sopra Ferrara […] proprio in esse e non nelle stelle si risolve il destino”.
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Durante la conferenza stampa di ieri, il ministro della salute ha comunicato le decisioni del governo. La maggior parte delle restrizioni rimarrà in vigore, almeno fino al 14 febbraio. Il cambiamento più importante è l’apertura dei negozi nei centri commerciali dal 1° febbraio (con un regime sanitario). Anche le gallerie d’arte e i musei saranno aperti dal 1° febbraio (anche in regime sanitario). Invariate sono le restrizioni sugli hotel (rimangono chiusi, eccetto per i viaggiatori d’affari), gli impianti sportivi (solo gli atleti professionisti) e la ristorazione (solo le vendite da asporto). L’insegnamento a tempo pieno si applicherà ancora solo alle classi I-III, per gli altri ci sarà ancora la didattica a distanza. Un altro cambiamento è l’abolizione degli orari per gli anziani a partire dal 1° febbraio, il che significa che tra le 10:00 e le 12:00 tutti potranno fare acquisti nei negozi.
In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, ma con il numero complessivo dei malati attivi sostanzialmente stabile.
Il numero complessivo dei casi attivi è 209.330 (settimana scorsa 207.462), di cui in gravi condizioni 1.406 (settimana scorsa 1.597),ovvero circa lo 0,7% del totale. Gli ultimi dati al 28 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 7.156 nuovi infezioni registrate e 389 morti.
Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.882 morti dal 14 gennaio (in calo rispetto ai dati della settimana precedente dove si sono registrati 2.105 morti).
Il Voivodato della Masovia (1.046), la Cuiavia-Pomerania (718), la Grande Polonia (669), la Pomerania (659) e la Slesia (557) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.
I numeri dell’epidemia sono stabilizzati, ad oggi sono occupati 13.879 letti da pazienti COVID-19, 1.406 le terapie intensive.
Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherinenei luoghi pubblici, anche all’aperto. Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.
Nonostante numeri pandemici sostanzialmente stabili, il Governo polacco ha deciso prudenzialmente di estendere le misure di contenimento fino al 14 febbraio, concedendo la riapertura di tutti i negozi dei centri commerciali, di musei e gallerie d’arte.
Da segnalare questa settimana l’annuncio di importanti investimenti da parte di LG, che aumenterà la produzione di batterie per l’elettro-mobilità e di Amazon, che aprirà presto il suo portale e-commerce in Polonia.
Prosegue inoltre la campagna vaccinale in Polonia, che conta al 28 gennaio circa 1.008.253 persone vaccinate per il COVID-19.
Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.
Le promesse vengono mantenute: Alberto Sordi torna protagonista di “Finché c’è cinema (…)”. Nella quarta puntata della nostra serie, ho preso in esame gli inizi della carriera del famoso attore, che – come ricordiamo – non furono facili. Passando da un media all’altro, Albertone ottenne fi nalmente un successo spettacolare, diventando non solo il volto di uno dei generi cinematografi ci più importanti e fertili della storia del cinema italiano (la commedia all’italiana), ma allo stesso tempo l’incarnazione simbolica di tutti i vizi, le frustrazioni e le piccole gioie del cosiddetto italiano medio. Ma Sordi è stato davvero in grado di umanizzare, grazie alle sue specifiche qualità d’attore, anche il più grande dei mostri? Chi è Giovanni Vivaldi?
Diciotto anni dopo la prima de ”La Grande Guerra” (1959; Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia), cineasti e pubblico attendevano impazienti il nuovo progetto cinematografico di Mario Monicelli e Alberto Sordi. Nella seconda metà degli anni Settanta l’Italia era sull’orlo della bancarotta morale. Le forti tensioni della realtà socio-politica si potevano percepire quasi ogni giorno dagli abitanti del Belpaese. Un Paese che non volava più felicemente nel blu dipinto di blu (citando il famoso brano di Modugno), ma aspettava inconsapevolmente un collasso ancora più profondo (il rapimento e poi l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, 1978). Ne “La Grande Guerra”, Monicelli e Sordi hanno raccontato in costume una storia estremamente moderna, un’originale elaborazione dei (maggiori) difetti e (minori) pregi del carattere nazionale italiano. Il passato rifletteva su un tragicomico presente. Questa volta, tuttavia, la situazionedoveva essere completamente diversa: il doloroso presente mostrava in bianco e nero che non aveva nessun senso contare su un futuro roseo e pacifico.
Mario Monicelli
“Un borghese piccolo piccolo” (titolo polacco: „Szaleństwa małego człowieka”, ovvero “Le follie di un uomo piccolo”) fu pubblicato nel 1976. Il romanzo d’esordio di Vincenzo Cerami¹, ex allievo di Pier Paolo Pasolini (l’anno di pubblicazione coincide purtroppo con la data della scomparsa prematura dell’autore di “Accattone”), si aggiudicò da subito tutta l’attenzione della stagione letteraria dell’epoca. Lo stesso Italo Calvino notò, che “lo sguardo spietato dell’autore, che affascina i lettori sin dalla prima pagina”. Il piccolo mondo di un impiegato ministeriale non è mai stato così commovente e allo stesso tempo grottesco, macabro, e soprattutto così vicino alla realtà, ai fatti, alle cronache, ma senza scoop giornalistici.
Giovanni Vivaldi – il borghese piccolo piccolo, che ha vissuto in gioventù la povertà rurale e la guerra – si è fatto una vita a Roma. L’uomo è diventato un conformista, un prodotto (o forse meglio una reliquia) di una certa generazione che si venderebbe per meno di un pugno di dollari solo per raggiungere i propri obiettivi. Casa, famiglia, lavoretto al caldo; ogni giorno è una copia del precedente. Ma Giovanni Vivaldi nonostante l’età avanzata non ha mai perso vigore e fiducia nel futuro.
La fine dei dilemmi e delle frustrazioni del protagonista potrebbe essere segnata dalla
promozione socio-professionale del suo amato ed unico figlio, per il quale il padre condivide
grandissime aspettative. La vita di Mario Vivaldi deve elevarsi al di sopra dei triste cliché nei quali è racchiusa l’esistenza di Giovanni, che è pronto a tutto (incluso l’ iscrizione a una loggia massonica) per ottenere ciò che vuole. La disponibilità a compensare le proprie perdite, mancanze e umiliazioni si rivelerà l’elemento fondamentale di questa storia. Ad
eccezione del finale², il film di Monicelli è una trasposizione piuttosto fedele del romanzo di
Cerami. Entrambe le opere – oggi considerate congeniali – raccontano della tragedia e dei traumi sia a livello individuale che collettivo-nazionale.
Come scrisse Monicelli nel suo “L’arte della commedia”: “Volevo fare un film con due facce: una prima parte molto divertente, da commedia all’italiana, con dei tocchi un po’ crudeli […]; e poi una seconda faccia capovolta, piena di sangue e di orrore. Il tutto affidato ad un attore comico. Sordi rimase dapprima un po’ perplesso, poi accettò di fare il film. Anche a lui dovevo dare due volti: quello comico-vile, e quello drammatico”. Questa ”spaccatura” diventa cruciale poiché nei successivi duedecenni il paese era cambiato in modo così radicale che anche le rappresentazioni della narrativa storica dovevano modificarsi. Altri generi iniziarono a salire d’interesse: gialli politici, film polizieschi, film sulla mafia, drammi sociali e film dell’orrore.
Alberto Sordi, Un borghese piccolo piccolo
La commedia all’italiana si è sempre nutrita della realtà, diventando una sorta di specchio (a volte fortemente distorto) per il pubblico (specialmente quello italiano). Tuttavia, il contesto storico degli anni di piombo (date simboliche: 1969-1978) e la sua diretta influenza sul film di Monicelli annuncianola fine definitiva di una certa epoca di ingenuità, frivolezza e divertimento. Sebbene Ettore Scola avesse già introdotto nell’ambito della commedia una grande dose di sporcizia, violenza (intesa in senso lato), disillusione e grottesco (basti pensare a un’opera di punta come “Brutti, sporchi e cattivi”, 1976), è proprio Monicelli ad essere considerato quello che le ha spezzato definitivamente il già fragile cuore.
In cosa consiste il cambiamento fondamentale e l’originalità dell’opera? Il protagonista interpretato da Sordi nella prima parte del film appare come la continuazione di molti personaggi che lui stesso si divertiva a interpretare negli anni ’60 e per i quali il pubblico lo amava (e lo ama fino ad oggi) immensamente.
Personaggi fortemente invischiati in una rete di ipocrisia e dipendenza sociale, che vogliono arrangiarsi in ogni modo, soprattutto con l’aiuto di favori e raccomandazioni. Senza regole né scrupoli. Ma il film di Monicelli va oltre la satira. In questo “piccolo mondo borghese” – simboleggiato dalla casa della famiglia Vivaldi, una specie di oscura cripta in cui i personaggi si sono sepolti mentre ancora vivono – si insinua brutalmente la “realtà di piombo”. Proprio mentre Mario è vicino ad ottenere il successo sognato dal padre, il figlio rimane ucciso colpito da una pallottola vagante esplosa nel corso di una sparatoria successiva a una rapina a una banca. Giovanni seppur disperato ricorda il volto del giovane rapinatore.
La tensione in molte commedie all’italiana (tra cui la più famosa, ovvero “Divorzio all’italiana”, 1961) proveniva dal conflitto tra „L’Italia del capitale umano/sociale” e quella imposta, “L’Italia politica”. Una sopra, l’altra giù, succube. Sebbene lo Stato italiano questa volta sia davvero in grado di aiutare Giovanni a render giustizia, l’uomo decide – letteralmente e figurativamente – di prendere in mano la situazione. Occhio per occhio, dente per dente…
“Un borghese piccolo piccolo” dipinge il ritratto di una società sull’orlo di un crollo completo dei valori, dove il crimine genera un altro crimine e il trauma genera un altro trauma. Le profonde frustrazioni (raccolte nel decennio del boom e del conformismo rampante) alla fine esplodono nel modo più atavico possibile. La vittima diventa il carnefice e viceversa. Ma la prima parte del film non è crudele e cinica come la seconda, nonostante non sgoccioli sangue? O forse la prima vittima di Giovanni è proprio il suo bonario figlio Mario, che il padre voleva per forza modellare a sua immagine e somiglianza? Il cambio di ruoli e convenzioni non è mai stato così spietato nel cinema italiano e il capolavoro di Monicelli rimane un autentico e ancora attuale capolavoro.
¹ Vincenzo Cerami (1940-2013), noto scrittore e sceneggiatore italiano, molto apprezzato dalla critica. Fu Pier Paolo Pasolini, che per primo scoprì il talento del futuro co-sceneggiatore del premio Oscar „La vita è bella” (1997), a trasmettergli l’amore per la cultura, la lingua e la poesia. A metà degli anni Sessanta, il regista di „Teorema” propose al suo ex allievo il ruolo di aiuto regista sul set di “Uccellacci e uccellini” (1966), pellicola oggi ritenuta cult, in cui i ruoli principali vengono interpretati da Totò (genio assoluto della commedia italiana) e Ninetto Davoli. Cerami ha avuto un forte sodalizio con il cinema e molti suoi autori, basti citare le collaborazioni con Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Antonio Albanese e il già menzionato Roberto Benigni.
² Nel libro, dopo l’uccisione dell’ assassino di Mario, Giovanni torna – come se niente fosse accaduto – nel suo „piccolo mondo chiuso” dove ogni giorno inizia con una tazza di caffè. Sergio Amidei e Mario Monicelli in collaborazione con Cerami hanno rimodellato in modo significativo il finale del film. Nel finale, compare un forte suggerimento che il protagonista interpretato da Sordi abbia appena iniziato la sua „sanguinosa crociata”. Dopo la morte della moglie e il pensionamento, l’uomo solitario decide di intraprendere un „nuovo tipo di attività” che consiste nel continuare ad amministrare „la propria giustizia” nel mondo che lo circonda.
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FINCHÈ C’È CINEMA, C’È SPERANZA è una serie di saggi dedicati alla cinematografia italiana – le sue tendenze, opere e autori principali, ma anche meno conosciuti – scritta da Diana Dąbrowska, esperta di cinema, organizzatrice di numerosi eventi e festival, animatrice socioculturale, per molti anni docente di Italianistica all’Università di Łódź. Vincitrice del Premio Letterario Leopold Staff (2018) per la promozione della cultura italiana con particolare attenzione al cinema. Nel 2019, è stata nominata per il premio del Polish Film Institute (Istituto Polacco d’Arte Cinematografica) nella categoria “critica cinematografica”, vincitrice del terzo posto nel prestigioso concorso per il premio Krzysztof Mętrak per giovani critici cinematografici.
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“Oggi abbiamo visto persone che volevano protestare, non combattere la polizia” ha sottolineato ieri il portavoce del quartier generale della polizia di Varsavia Sylwester Marczak. ” La novità è stata la mancanza di comportamenti aggressivi nei confronti dei poliziotti”, ha sottolineato. Mercoledì sera si è svolta una protesta nel centro di Varsavia dopo la pubblicazione da parte della Corte costituzionale delle motivazioni della sentenza del 22 ottobre dello scorso anno, in cui il Tribunale costituzionale ha stabilito che la disposizione che consente l’aborto in caso di probabilità di danno fetale grave è inapplicabile in quanto incostituzionale.
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Il governo ceco vuole che più della metà dei prodotti disponibili nei negozi provenga da fornitori nazionali. In definitiva si vuole raggiungere una quota di prodotti nazionali del 73%. Tali informazioni sono un duro colpo per gli esportatori polacchi. Sebbene la strada tra la dichiarazione e l’attuazione sia ancora lunga, la Polonia non sta a guardare. Una locomotiva chiamata “solo il nostro cibo” è appena partita in Repubblica Ceca. Dal prossimo anno più della metà dei prodotti disponibili sugli scaffali dei supermercati proverrà da produttori nazionali. Tuttavia, questo è solo un assaggio di ciò che accadrà tra sei anni. I legislatori cechi vogliono portare fino al 73% la quota di prodotti nei negozi con etichetta che garantisca la provenienza ceca. Questa è una terribile notizia per i produttori alimentari polacchi. I regolamenti si applicano a gruppi specifici di prodotti: carne, latticini, verdura o frutta. Questi prodotti alimentari sono la spina dorsale delle esportazioni polacche. Anche se c’è ancora molta strada da fare dalla decisione del parlamento alla firma del presidente ceco su questi regolamenti che – secondo gli esperti – violano i regolamenti dell’UE sul libero mercato e sulla libera circolazione dei servizi.
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Il quotidiano “Dziennik Gazeta Prawna” rende noto che l’inflazione in Polonia è la maggiore nei paesi dell’Unione Europea, al secondo posto c’è quella dell’Ungheria. Secondo i dati presentati da Eurostat nel 2020 l’inflazione in Polonia è ammontata al +3,4% (secondo il GUS +2,4%). Sull’aumento dell’inflazione ha influito la crescita dei costi dello smaltimento dei rifiuti (costo raddoppiato rispetto al 2015) i servizi bancari (+50%) e postali. La crescita dei prezzi c’è stata anche nei servizi come parrucchieri, badanti e imbianchini. I prezzi degli alimentari sono in media cresciuti leggermente perchè ci sono prodotti come le patate o la carne di maiale che sono diminuiti rispettivamente del -36,2% e del -11,7%. In crollo sono i prezzi del settore del trasporto passeggero, voli aerei internazionali del -56%, voli nazionali – 26,8%, trasporto passeggero su navi e traghetti del – 15%.