Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Il quotidiano “Dziennik Gazeta Prawna” rende noto che l’inflazione in Polonia è la maggiore nei paesi dell’Unione Europea, al secondo posto c’è quella dell’Ungheria. Secondo i dati presentati da Eurostat nel 2020 l’inflazione in Polonia è ammontata al +3,4% (secondo il GUS +2,4%). Sull’aumento dell’inflazione ha influito la crescita dei costi dello smaltimento dei rifiuti (costo raddoppiato rispetto al 2015) i servizi bancari (+50%) e postali. La crescita dei prezzi c’è stata anche nei servizi come parrucchieri, badanti e imbianchini. I prezzi degli alimentari sono in media cresciuti leggermente perchè ci sono prodotti come le patate o la carne di maiale che sono diminuiti rispettivamente del -36,2% e del -11,7%. In crollo sono i prezzi del settore del trasporto passeggero, voli aerei internazionali del -56%, voli nazionali – 26,8%, trasporto passeggero su navi e traghetti del – 15%.
L’aperitivo veneziano per eccellenza ha origini oscure. Spritz viene dal tedesco “spritzen”, spruzzare, ma non si sa quando e dove si sia cominciato a chiamare con questo nome il vino spruzzato di acqua gassata o selz (l’aperitivo rosso arriverà più tardi).
Il primo indizio è la parola “spritzer” che compare nel “Pesth-Ofner Loclablatt”, un giornale in lingua tedesca che si pubblicava a Budapest (Buda in tedesco si chiama Ofen). Nel numero del 31 luglio 1857, il giornalista spiega cosa sia lo “spritzer”, ovvero vino mescolato con acqua frizzante.
L’articolo è una corrispondenza da Venezia dove si parla dei caffè di piazza San Marco. Il giornalista – nel 1857 Venezia e Budapest facevano parte dello stesso stato: la monarchia asburgica – spiega ai suoi lettori cosa si beva nella veneziana piazza San Marco, ma sente anche il bisogno di darne la ricetta. Se lo precisa, significa probabilmente che i suoi lettori non sapevano di cosa si trattasse. E quindi viene da domandarsi da quale parte della Alpi sia stata messa a punto questa bevanda.
Spritz al ristorante Aqua e vino a Cracovia
Facciamo un salto di quasi un secolo, nel 1928 Elio Zorzi pubblica il libro “Osterie veneziane”. Parlando del “Calice” (l’osteria esiste ancora oggi) in calle degli Stagneri, scrive: «Potrete gustare a mo’ di aperitivo una “scorzeta”, ovverossia un “bismark” o “spritz”, delicata e innocente invenzione del “Calice”, che offre sotto tale nome una mezza ombra di vin bianco al selz con una fettina di buccia di limone. Ne fanno largo uso – che s’è ormai generalizzato a Venezia e fuori di Venezia – i numerosi commercianti che affollano, verso mezzogiorno, l’osteria al Calice». Non è stato inventato lì, ma è molto probabile che questo locale abbia contribuito in modo determinante a farlo diffondere.
La testimonianza successiva è di cinquantun anni più tardi, ovvero nel 1979, quando Mariù Salvatori de Zuliani pubblica il libro “El canevin de le botilie”dove riporta la prima ricetta conosciuta dello spritz. Oggi ci si accapiglia se lo spritz «autentico» sia quello con il padovano Aperol o con il veneziano Select, ma nella prima ricetta conosciuta non sono contemplati né l’uno né l’altro, bensì un amaro che l’autrice specifica possa essere: Cynar, china, bitter. La presenza del Cynar, commercializzato dal 1950 ci permette di datare la ricetta nei 29 anni che intercorrono tra il 1950 e il 1979. Fino a non molto tempo fa esisteva in Veneto una specie di distinzione di genere: l’Aperol, più dolce e leggero, veniva
scelto in prevalenza dalle ragazze, il più amaro e forte bitter Campari dai ragazzi. In ogni caso sempre col vino bianco fermo, l’utilizzo del prosecco è spurio, d’altra parte il prosecco è leggerino e viene ammazzato da ingredienti tanto aggressivi. C’è anche un ulteriore aspetto: un tempo aggiungere seltz a un aperitivo (ghiaccio, invece, pochissimo o niente) era un sistema per rendere bevibili vinacci da osteria che altrimenti sarebbero dovuti andare giù per lo scarico.
Spritz al Cynar, Select, Aperol al Bar Rosso di Venezia
L’Aperol viene presentato per la prima volta alla fiera di Padova del 1919. Lo produce la ditta Fratelli Barbieri, registrata il 9 giugno 1915 alla Camera di commercio di Padova da Silvio e Luigi Barbieri. Comunque la carta intestata che i fratelli depositano alla Camera di commercio parla chiaro: «Aperol Barbieri Aperitivo speciale», è scritto e un po’ più in basso uno stemma dei Savoia sovrasta un cartiglio con la dicitura: «Brevetto della real casa».
Probabilmente proprio per fare concorrenza all’Aperol, la veneziana Fratelli Pilla, decide di lanciare il Select. I bolognesi Mario e Vittorio Stauroforo Pilla registrano la società il 19 luglio 1919, un terzo socio possiede un nome altisonante per la Venezia di allora, quello dell’industriale tessile Aldo Jesurum, presto sostituito da un personaggio ancor più prestigioso, Gian Carlo Stucky, proprietario del gigantesco mulino industriale sull’isola della Giudecca, oggi sede dell’albergo Hilton Molino Stucky. Il marchio dell’aperitivo Select viene depositato nel 1920, ma non si capisce se la produzione cominci subito, nella sede veneziana della Pilla, che ha nella ragione sociale «fabbricazione e commercio di liquori, sciroppi, vermouth, distillazione vinacce per produzione acquavite, lavorazione dei relativi sottoprodotti» oppure se arrivi in dote più tardi, con l’acquisizione della Piavel di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, avvenuta il 23 aprile 1923. Nel 1927 il Select viene elogiato dal poeta Gabriele D’Annunzio – «elisir aperitivo» lo chiama – ma non è vero che sia stato lui a inventarne il nome, come si racconta.
Nel marzo 1934 tutto si trasferisce tutto – sia sede amministrativa, sia impianti – a Marghera, in zona industriale. La seconda guerra mondiale provoca una grave crisi: la relazione al bilancio 1943 sottolinea la «totale inattività» della ditta. Ma il peggio deve ancora arrivare: nel maggio 1944 un bombardamento aereo distrugge lo stabilimento Pilla di Marghera. La sede viene trasferita nell’isola di Murano. Lo stabilimento muranese produce sì alcolici, ma possiede anche una fornace interna dove si fabbricano pure le bottiglie necessarie per commercializzare il Select. Inoltre la Pilla muove parecchio indotto. Alcuni anziani ricordano ancora i tempi in cui si molavano e decoravano a mano bicchieri che venivano utilizzati nelle confezioni regalo. Pensate un po’: vi compravate un cofanetto con una bottiglia di Select, e assieme vi davano sei bicchieri di Murano molati a mano. Oggetti che avrebbero oggi un valore di un centinaio di euro ciascuno. Al tempo, invece, quel che contava era la bevanda. Dal settembre 1956 la nuova sede è a Castel Maggiore, in provincia di Bologna. Oggi l’aperitivo è un marchio del gruppo Montenegro.
Intanto però a Mestre, nella terraferma di Venezia, nel 1950 nasce il Cynar. Si tratta di un aperitivo a base di carciofo, versione industriale di una bevanda già conosciuta nelle case
veneziane.
Il Cynar è stato creato da un personaggio che definire eclettico è assai riduttivo: Angelo Dalle Molle. Questi, dopo aver lanciato assieme ai fratelli l’aperitivo a base di carciofo compra una villa veneta sul Brenta, la Barbariga a San Pietro di Stra, e ci impianta una fabbrica di auto elettriche. Ne omologa cinque modelli fino all’inizio degli anni Novanta. Grazie al Cynar l’Italia sarebbe potuta essere all’avanguardia nella produzione di auto elettriche, invece tutto è stato abbandonato per non disturbare il motore a scoppio.
Altro punto da chiarire è quando e dove qualcuno abbia cominciato a “macchiare” lo spritz originario – vino e selz – con un aperitivo più o meno rosso. Mariù Salvatori de Zuliani offre un indizio: Padova e famiglia Zanotto.
Alessandro Zanotto è il discendente di un’antica famiglia nobile arrivata a Venezia nel Duecento; racconta che il riferimento potrebbe andare a suo prozio Danilo, un bon vivant che tra gli anni e Cinquanta e Sessanta si divertiva a inventare cocktail. Lifaceva preparare ai baristi di Udine e di Padova, le città dove viveva (era nato a Pordenone) e li faceva servire agli amici. I baristi utilizzavano poi le sue invenzioni, in alcuni casi con grande successo, tanto che i suoi discendenti si rammaricano che non avesse mai pensato a depositarne le ricette. Quindi potrebbe proprio essere stato Danilo Zanotto il primo, o uno dei primi, a mettere «un amaro qualsiasi» nello spritz originario, di soli vino e selz, e avere così inventato la bevanda come la conosciamo noi oggi. Purtroppo, però, al momento rimane solo un’ipotesi, in attesa che prima o poi saltino fuori le prove.
Lo spritz era un aperitivo veneziano e nel resto d’Italia nessuno lo conosceva fino al 2003, quando l’Aperol è stato acquistato dalla multinazionale Campari e ha deciso di rilanciare un marchio un po’ appannato attraverso lo spritz. Le campagne pubblicitarie milionarie hanno sì fatto uscire lo spritz dai confini veneziani, ma lo hanno anche profondamente cambiato: intanto per farlo ora si usa prosecco e non vino bianco secco, come in precedenza, e poi lo si beve in prevalenza con l’Aperol. E allora un invito: provatelo anche col Bitter Campari, col Cynar, col Select, come facevano i veneziani. Vedrete che sorpresa: vi piacerà.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
I film Corpus Christi di Jan Komasa e L’ufficiale e la spia di Roman Polanski sono stati nominati al premio Goya assegnato dall’Accademia delle arti e della cinematografia spagnola. Ad essere nominati nella categoria miglior film europeo anche The Father di Florian Zeller e Falling di Viggo Mortensen. Il più grande numero delle nomine va a Adu, disponibile su Netflix, diretto da Salvador Calvo. Il film può vincere il premio per la regia, sceneggiatura, musica e fotografia. Corpus Christi del regista polacco Jan Komasa racconta la storia di un giovane appena uscito dal riformatorio e scambiato per un prete. L’altro film a regia polacca, L’ufficiale e la spia di Roman Polanski, tratta della storia di un ufficiale francese d’origini ebree che dopo un’indagine rapidissima in base alle prove false è stato condannato all’ergastolo per lo spionaggio per conto dei tedeschi. I Premi Goya sono assegnati dal 1987. L’anno scorso il più grande numero dei premi l’ha vinto Dolor y gloria di Pedro Almodovar (in totale sette, tra cui quelle per il miglior regista, la sceneggiatura e musica).
Al Rione Sanità bisogna andarci senza pregiudizi, con la mente aperta e con il cuore che batte. Perché il Rione Sanità è la quintessenza di Napoli, al di là del bene e del male. Miseria e nobiltà, delitto e bellezza, castigo e sorriso, vicoli scuri e cupole innalzate nell’azzurro del cielo: è una storia lunga millenni che si sente palpitare a ogni angolo, dai sottoportici alle piazze. Ogni napoletano del Rione, sorto appena fuori le antiche mura aragonesi e sotto l’ombra protettrice di Capodimonte, si sente più napoletano di ogni altro cittadino.
E ha ragione, probabilmente, perché il suo quartiere può renderlo felice o può dannarlo, più di quanto possa fare il resto della città. Ma può anche bastargli una vita, senza mai sentire il bisogno di uscirne a cercare il mare e altri orizzonti.
Casa natale di Totò
Qui, a via Santa Maria Antesaecula, è nato Totò, il grande attore, il principe della risata, che adesso primeggia tra i murales che da anni hanno cominciato a decorare le mura di tufo degli antichi palazzi, scalfite dalla Storia e dalla decadenza, e per il quale si attende da anni e anni che la sua casa natale diventi un museo. Intanto fuori al portone cisi può far scattare una foto da un intraprendente ambulante abusivo che vende magneti e souvenir. Questo è il rione del sindaco di Eduardo De Filippo, la celebre e celebrata commedia del 1960. Ma la Sanità è pure il quartiere della camorra che qualche anno fa ha lasciato morto sui basoli bollenti un adolescente, colpevole solo di trovarsi per strada durante una “stesa” (i raid in moto dei giovani delinquenti dei clan rivali che percorrono di notte le strade del rione sparando all’impazzata per imporre un loro predominio territoriale). Però la rinascita e una forte presa di coscienza della Sanità civile e perbene sono in atto da tempo, grazie anche all’attività di parroci come Antonio Loffredo che coinvolge mamme e giovani in efficaci attività legali e redditizie. La nera nebbia della malavita comincia a diradarsi.
Eppure basta passeggiare per qualche ora nel rione, entrando da piazza Cavour e immergendosi subito nel mercato di piazza Vergini per essere travolti dall’oleografia più pittoresca di Napoli. Un palcoscenico di chiese barocche e di botteghe stracolme che espongono per strada la merce come in un bazar del Medio Oriente. Profumi e fetori, colori e voci, musica dai balconi, tazzine di caffè bevute in fretta e in piedi davanti ai banconi dei bar. Il concentrato della vita popolare è qui. Poi tocca avviarsi verso la grande chiesa del Monacone (San Vincenzo Ferrer), ovvero Santa Maria della Salute, cuore della Sanità, e allora si resta incantati dalle scale del settecentesco Palazzo dello Spagnolo e del suo gemello Palazzo Sanfelice, pensati come quinte teatrali di uno spettacolo quotidiano, gratuito, dove ognuno è nel medesimo tempo attore e spettatore. Lungo il percorso troverete pizzerie (come l’imperdibile Concettina ai Tre Santi) e pasticcerie (come Poppella), perché alla Sanità il cibo è nutrimento e cultura, piacere della gola e della vista.
Il quartiere è nato nel XVI secolo, appena a nord del centro antico, dei Decumani, e probabilmente prende il nome dalla sua natura di vallata salubre, stretta tra Capodimonte e Caponapoli (l’antica acropoli greco-romana), subito dopo l’area acquitrinosa fuori porta San Gennaro. Ma la Sanità esisteva già prima di nascere. Perché, come hanno dimostrato le recenti indagini nel sottosuolo, qui la vita e la morte si confondevano da secoli. Non ci sono solo le magnifiche catacombe paleocristiane, aperte al pubblico e gestite da una cooperativa di giovani del rione. Scavando scavando, son venuti fuori pezzi dell’Acquedotto Augusteo, gli ipogei ellenistici e tutta una città sotterranea che sta cominciando ad attrarre sempre più turisti che nemmeno la recente pandemia ha completamente fermato. Così gruppetti di italiani e di stranieri si avviano volenterosi e curiosi fino al cimitero delle Fontanelle, un’enorme caverna che per secoli ha raccolto le ossa e i teschi di migliaia e migliaia di morti per peste e colera e i resti di corpi precedentemente seppelliti nelle chiese e poi trasportati in questo luogo dove si riesce a spettacolarizzare e rendere umano e trascendente, orrido e familiare persino l’Aldilà.
Attorno e sopra questi resti sparsi dell’antichità sono sorti dei quartieri nel quartiere. La Sanità pur essendo un rione urbanisticamente concentrato, chiuso e sufficiente a sé stesso, si divide in tanti altri microcosmi che all’occhio del residente si trasformano in pianeti lontani. Provate a chiedere a un abitante della Sanità come andare, per esempio, ai Cristallini, o ai Miracoli, ai Cagnazzi, ai Cinesi, alle stesse Fontanelle, tutti angoli distanti tra loro poche centinaia di metri, provate a domandare: vi risponderanno con gesti, sguardi e parole di supremo stupore, spiegandovi che sono luoghi lontanissimi, pianeti persi nello spazio che girano attorno al sole della chiesa della Salute. Eppure stanno lì, a due passi. È che l’uomo della Sanità non si sente solo al centro di Napoli, ma immagina di essere collocato al centro del sistema solare, anzi del cosmo. E sa bene che quello che gli accade attorno si ripeterà ciclicamente come l’eterno ritorno, nel quale sono immersi insieme a tutti i napoletani, ignari dell’eterno riposo.
***
Pietro Treccagnoli vive a Napoli e per quasi quarant’anni ha lavorato al “Mattino”. Ha scritto di cultura, spettacoli, cronaca e soprattutto di Napoli alla quale ha dedicato alcuni dei suoi libri: “Elogio di san Gennaro” (Pironti), “Il Lungomare” (Rogiosi), “La pelle di Napoli” (Cairo), “I Quartieri Spagnoli” (Rogiosi), “L’Arcinapoletano” (Guida).
Passa le sue giornate da pensionato ascoltando Mozart, Bruce Springsteen e Pino Daniele. Se non siete troppo invadenti potete chiedergli l’amicizia sui social.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Come rende noto il quotidiano Puls Biznesu la società coreana LG amplia l’impianto di produzione di batterie per auto elettriche a Kobierzyce (dintorni di Wrocław). Secondo le stime il nuovo investimento sarà di 302,9 milioni di euro. “La società Spółka LG Energy Solution ha appena ricevuto una garanzia di supporto nell’ambito del programma statale di Polska Strefa Inwestycyjna (Zona Polacca di Investimento)”, leggiamo nel quotidiano. Miłosz Marczuk il portavoce dell’Agenzia dello Sviluppo dell’Industria / Agencja Rozwoju Przemysłu (ARP) ha dichiarato a Puls Biznesu che “la quota dichiarata dell’investimento ammonta a 302,9 milioni di euro inoltre entro il 31 dicembre 2022 verranno assunti altri 500 nuovi operai”. Invece nel comunicato rilasciato da ARP leggiamo che la quota totale dell’investimento di Spółka LG Energy Solution dovrebbe superare 3,4 miliardi di euro circa 14 miliardi di zł e dare lavoro a circa 10 mila operai. Quando sarà completata la quarta tappa dell’ampliamento dell’impianto di Kobierzyce la fabbrica diventerà il più grande impianto di produzione degli accumulatori EV al mondo e dovrebbe soddisfare il 60% della domanda del mercato europeo.
Negli ultimi giorni sono stati superati i 2 milioni di morti per COVID-19 nel mondo. In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, con circa 7.000 nuovi casi al giorno, mentre il numero complessivo dei malati attivi si conferma ancora in calo.
Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 207.462 (settimana scorsa 226.083), di cui in gravi condizioni 1.597 (settimana scorsa 1.630),ovvero circa lo 0,8% del totale. Gli ultimi dati al 21 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 7.152, con 419 morti.
Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 2.105 morti dal 14 gennaio (in leggero calo rispetto ai dati della settimana precedente dove si erano registrati 2.215 morti).
Il Voivodato della Masovia (874), la Pomerania (740), la Grande Polonia (740), la Cuiavia-Pomerania (729), la Bassa Slesia (567), e la Slesia (489) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.
I numeri dell’epidemia sono stabilizzati e in calo.Attualmente sono occupati 14.928 letti da pazienti COVID-19, mentre le terapie intensive occupate sono 1.597.
Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherinenei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.
Da segnalare questa settimana l’inizio del programma di sostegno Tarcza Finansowa PFR 2.0, a partire dal 15 gennaio possono essere inviate le richieste di sostegno da parte delle aziende polacche colpite gravemente dalla pandemia. Prosegue inoltre la campagna vaccinale in Polonia, che conta al 21 gennaio circa 590.000 persone vaccinate per il COVID-19.
Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore fino al 31 gennaio l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
La presentazione della vettura Alfa Romeo per la stagione 2021 avverrà a Varsavia il 22 febbraio. Orlen lo ha confermato ufficialmente. Così, per la prima volta, la nuova macchina di F1 verrà mostrata al mondo nella capitale della Polonia. Ad annunciarlo è il magazine italiano “Motorsport”. La scelta della capitale polacca non è casuale. L’evento in programma il 22 febbraio sarà l’inizio ufficiale del secondo anno di collaborazione tra il team di Formula 1 e Orlen. Robert Kubica, che sarà tra gli ospiti alla presentazione del modello C41, sarà il pilota di riserva dell’Alfa Romeo per la prossima stagione.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
“La Polonia sta soffocando; la lotta contro lo smog è stata delegata ai governi locali; il programma governativo non funziona”, hanno sottolineato martedì i deputati del KO. La commissione del Senato deve presentare una bozza di un nuovo atto riguardante la lotta allo smog. La concentrazione di particolato e di inquinamento atmosferico è enorme, e ciò che è interessante è che i nostri vicini non hanno indicatori così elevati. La cattiva o pessima qualità dell’aria – secondo i dati dell’Ispettorato per la Protezione dell’Ambiente (GIOŚ) – si registra attualmente a Varsavia, Łódź, Bydgoszcz, Toruń, Danzica, Kielce, Lublino e Białystok. Ciò significa che la concentrazione giornaliera di PM10 può raggiungere anche 150 µg/m3. Nella classifica del sito iqair.Com di lunedì Cracovia, Breslavia e Varsavia sono state collocate nelle prime dieci città più inquinate del mondo. “Siamo troppo lenti a combattere lo smog. C’è un programma governativo “L’aria pulita”, ma esso richiede miglioramenti e riforme, perché è inefficace e poco conosciuto”, ha valutato la deputata del KO Małgorzata Tracz. Ogni anno 52 mila polacchi muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico.
I ragazzi di Zespół (da sinistra): Michał Drabik, Łukasz Izert, Łukasz Walendziuk i Kuba Mazurkiewicz
Łukasz Izert è un co-fondatore dello studio di design interdisciplinare Zespół Wespół e dell’atelier tipografico Pa!Riso. Lavora presso la Facoltà di Gestione della Cultura Visiva dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, dove è uno degli ideatori dello Studio d’autore sulle Strutture Mentali. Artista, designer, co-creatore di metodi partecipativi nelle tecniche di progettazione, paesaggista, rilegatore e tipografo.
Grazie al vostro lavoro siete stati in grado di costruire ”identità visive” di molte istituzioni e marchi. Ma qual è l’idea per la vostra azienda? Per essere riconoscibili nel settore?
Nel nostro lavoro siamo sempre stati guidati dal principio che la forma in sé è portatrice di contenuto. E questo è probabilmente ciò che ci distingue. Non siamo dei designer che creano solo per amore dello stile. La forma viene sempre correlata ad una funzione specifica. Se ci sono ornamenti, non derivano dal processo di progettazione stesso, ma si riferiscono consapevolmente a qualcosa. Il nostro stile collega le diverse personalità presenti nel gruppo (gruppo in polacco Zespół) e si fonda in gran parte sulla nostra preparazione e sulle diverse sensibilità. Lavoriamo costantemente per ampliare gli orizzonti della conoscenza. Il nostro sviluppo – dal punto di vista intellettuale, tecnologico e personale – influisce sullo stile del nostro design, sul modo in cui vediamo le cose. È un processo estremamente organico. Penso che ciò che ci caratterizza di più e sicuramente aiuta a creare il nostro marchio sia il metodo delnostro lavoro, ovvero costruire principalmente relazioni basate sulla cooperazione.
Idea e progetto grafico della campagna sociale dedicata alla pianificazione territoriale della città di Varsavia
Questo seguendo il vostro emblematico motto: All’inizio c’è l’idea…
In effetti, all’inizio c’è un problema, ma inteso come sfida. Successivamente emerge un’idea che viene costantemente verificata. Capita spesso che la prima idea, la prima intuizione, sia effettivamente la migliore. A volte invece è necessario scomporre la struttura dell’attività del nostro partner in fattori primi per entrare profondamente nella struttura del business del nostro partner e per trovarvi un’ispirazione unica che seguiremo. Ascoltiamo attentamente la storia e la tradizione di un’azienda o istituzione, le sue esperienze e i progetti futuri. Sono storie veramente affascinanti per le quali cerchiamo lamigliore visualizzazione. Conoscersi è in questo caso la chiave del successo. I clienti ci svelano il loro processo mentale e noi mostriamo il nostro modo di guardare la realtà. È un processo a due vie che arricchisce entrambe le parti. Impariamo molto sui nostri clienti e sul loro lavoro e questo ci aiuta a progettare per loro, ma anche i nostri clienti, allo stesso tempo, diventano più consapevoli di come funziona “il messaggio visivo” nella costruzione del marchio. Comprendono anche meglio le esigenze di immagine della loro azienda.
Un elemento importante dell’attività di ”Zespół” è il senso di comunità, la possibilità di un’attiva partecipazione alla creazione del proprio progetto.
Sicuramente è nel DNA del nostro studio fin dall’inizio. Noi siamo nati dalla collaborazione. Anche la nostra vita professionale è organizzata in questo modo: non esiste una rigida gerarchia per i designer senior o junior. Non siamo una grande società e non ci sforziamo di diventarlo. Siamo principalmente un gruppo di amici e sin dall’inizio abbiamo deciso di progettare, lavorare e completarci a vicenda in modo creativo. Questo forte elemento di comunità, in qualche modo alla base della nostra pratica, viene trasmesso al modello della nostra collaborazione con partner e clienti.
Le etichette del miele di Moniuszko dall’apiario sul tetto dell’Opera Nazionale di Varsavia
Già durante i nostri studi presso la Facoltà di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, insieme a Kuba Mazurkiewicz e Michał Drabik, abbiamo appreso gli aspetti positivi del lavoro di squadra. Tale lavoro può essere non solo piacevole, ma consente anche uno sviluppo continuo (già negli studi e successivamente, come laureati, avevamo competenze in vari campi, dal design dei libri all’animazione cinematografica). Poi Łukasz Walendziuk si è unito a noi e si è scoperto che insieme possiamo fare ancora di più: ci completiamo a vicenda nelle nostre attività, ci consultiamo e ci rassicuriamo. Lo spettro delle attività dello studio, grazie alla nostra diversità, è davvero enorme.
Quattro mappe dei quartieri di Gdynia progettate in modo partecipativo
Abbastanza rapidamente una delle nostre specialità è diventata progettare utilizzando “metodi partecipativi”, ovvero metodi che coinvolgono gli utenti nel processo di progettazione. Inizialmente, abbiamo utilizzato questo metodo nel lavoro per le istituzioni culturali e le nostre attività sociali, piuttosto che per i clienti commerciali. Abbiamo creato – e stiamo ancora realizzando – progetti che costruiscono l’identità locale, come mappe e guide partecipative. Esempi di tali progetti sono la mappa sociale di Gdynia e “Targówek parla”. All’incrocio di progetti sociali e commerciali, creiamo vari tipi di campagne informative e educative utilizzando metodi partecipativi. In progetti come ŁAD (ORDINE) o il Parco Culturale della Città Vecchia a Poznań, è stato possibile incorporare metodi partecipativi nel classico processo di progettazione grafica della campagna. Trasferiamo queste esperienze anche nell’ambito commerciale: il nostro lavoro con i clienti nella fase iniziale si trasforma spesso in una sorta di workshop. Conoscendoci meglio, possiamo progettare meglio ciò che vuole il nostro partner. E da questo dialogo impariamo anche a conoscere esattamente le sue esigenze. Capita spesso che il cliente viene da noi con il desiderio di creare un volantino ed esce con un video. Ed è così perché siamo arrivati insieme al punto di capire che la natura della sua attività, del suo prodotto e del suo marchio verrà espressa al meglio proprio con questa forma e non qualsiasi altro mezzo. Come ho detto prima e lo ripeto volentieri: conoscersi e capire è l’elemento più importante del design, dà origine a un’idea, e solo dopo entra il lavoro concreto artigianale.
Diamo un accento italiano alla nostra conversazione. Attualmente state preparando un progetto che potrebbe essere interessante per i nostri lettori, ma non potete mostrarlo.
Calendario progettato per il Museo di Maria Skłodowska-Curie a Varsavia
Se non fosse per la situazione pandemica, potremmo vantarci della veste grafica del padiglione polacco per la Biennale di Architettura di quest’anno a Venezia. Purtroppo il virus ha sconvolto i piani di tutti, la Biennale sta per aprirsi e non possiamo ancora mostrare nulla. Tuttavia, inviamo spesso i nostri lavori a mostre e concorsi italiani. Ad esempio, una delle nostre pubblicazioni ha rappresentato il design polacco alla mostra di Milano. L’Italia in qualche modo ci attrae, ci affascina. Kuba Mazurkiewicz ha passato la luna di miele con sua moglie in bici. Io invece provo spesso a ritrovare l’italianità nel paesaggio polacco. Tutti noi amiamo le vecchie biciclette italiane, il caffè, il cinema, la cucina, il modo di trascorrere il tempo libero, quello stile speciale che gli italiani rivelano ad ogni passo. L’Italia ha una storia sorprendente nel campo del design, ma un argomento di tale portata merita un’altra intervista.
***
Zespół Wespół ha recentemente collaborato con Gazzetta Italia, il risultato è la nuova forma grafica della rubrica “Finchè c’è cinema c’è speranza”.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Le consultazioni sull’accordo di partenariato inizieranno martedì, e riguarderanno l’investimento dei fondi dell’UE nell’ambito della politica di coesione e del fondo di transizione, cioè circa 76 miliardi di euro. “L’Accordo di partenariato è il più importante documento in cui la Polonia e l’UE concordano sulle modalità di spesa dei fondi dell’UE”, ha comunicato il Ministero dei Fondi e delle Politiche Regionali. L’accordo di partenariato definisce la strategia per l’investimento dei fondi europei nell’ambito delle politiche dell’UE: la politica di coesione e la politica comune della pesca in Polonia negli anni 2021-2027. La Polonia ha negoziato la somma più grande della storia, circa 170 miliardi di euro, di cui 72,2 miliardi di euro per la politica di coesione (il 20% dei fondi per l’intera UE andrà alla Polonia). Come è stato segnalato i miliardi provenienti da fondi nazionali saranno destinati anche a investimenti cofinanziati da fondi europei: “Al momento è difficile dare un importo specifico, ma nella prospettiva 2014-2020 a ogni zloty di fondi UE aggiungiamo oltre 60 groszy di denaro nazionale”, ha detto il ministero. Il Primo Ministro afferma che il meccanismo di sviluppo deve aiutare la Polonia a raggiungere la media dell’UE nei prossimi anni.