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Coronavirus: Duda telefona a Mattarella

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

In merito alla lotta contro il Coronavirus che ultimamente ha cominciato a diffondersi in Polonia, il presidente polacco Andrzej Duda ha telefonato al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Duda ha espresso il messaggio di solidarietà per gli italiani. Durante la telefonata i due politici hanno scambiato le idee, provvedimenti concreti che dovrebbero essere presi a livello europeo sia per il combattimento attuale sia per la crisi finanziaria che potrà accadere in seguito alla pandemia. “È un gran test per la UE” , hanno sottolineato entrambi, un test dei rapporti tra i paesi europei e un test della loro empatia. Prima di chiamare Mattarella, il Presidente polacco ha parlato con il presidente dell’Estonia e il presidente dell’Ungheria.

 

Il mio amico Microbiota

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Vi presento il microbiota: se ancora non lo conoscevate, da oggi diventerà il vostro miglior amico. Si stima che sia composto da almeno 38.000 miliardi di batteri, un numero almeno paragonabile alle cellule umane, ma c’è chi sostiene siano molti di più. Tanti vero? Altro che amico immaginario, la sua è una presenza molto, molto concreta che ci tiene sempre compagnia!

Ma partiamo dall’inizio: cos’è il microbiota? Con questo termine si fa riferimento alla totalità dei microrganismi che vivono e colonizzano un ambiente. Nello specifico, batteri, lieviti, virus e parassiti ospiti del nostro organismo. La maggior parte è concentrata nel tratto intestinale, ma tutto il corpo (tranne cervello e sistema circolatorio) ospita una parte di questa grande comunità microbica.

Il microbiota umano è definito come «l’insieme dei microrganismi che in maniera fisiologica, o talvolta patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano» (F. Piccini, Alla scoperta del microbioma umano). Quando queste comunità vivono in equilibrio, vi è una condizione definita di eubiosi.

Il microbiota può essere, però, rapidamente alterato da fattori esterni come la dieta, l’ambiente, lo stile di vita, passando alla condizione opposta di disbiosi: è a quest’ultima che si deve l’aumentata incidenza di patologie tipiche della società contemporanea, definite “malattie del progresso”, come le patologie metaboliche, infiammatorie, cardiovascolari, oncologiche, autoimmuni, fino anche alla depressione e ai disturbi d’ansia.

Quando viviamo in una condizione di eubiosi, il microbiota è in grado di svolgere una serie di funzioni essenziali di tipo metabolico (sintesi di sostanze utili all’organismo), di tipo enzimatico, di protezione e stimolo verso il sistema immunitario, e di eliminazione di sostanze tossiche. Il ruolo che svolge un microbiota in buon equilibrio, è fondamentale per la salute generale dell’organismo.

I fattori che invece intervengono negativamente nella composizione del microbiota sono essenzialmente di due tipi. In primo luogo, la presenza di infezioni che sopraggiungono dall’esterno e danno luogo ad una disbiosi acuta, con sintomi facilmente rilevabili come diarrea, meteorismo, crampi addominali. Altri fattori invece agiscono in modo lento e subdolo, determinando uno stato di disbiosi cronica, che non viene immediatamente percepita.

È il caso delle alimentazioni scorrette (per esempio le diete iperproteiche o con un eccesso di carboidrati), lo stile di vita sbagliato (carenza di attività fisica, fumo, abuso di alcool, ecc) e infine l’assunzione di farmaci (soprattutto cortisonici e contraccettivi orali). L’alterazione del microbiota intestinale comporta, dal punto di vista metabolico, un’alterata permeabilità intestinale, e quindi il passaggio di sostanze tossiche, allergeni, microbi, nel torrente circolatorio e quindi a tutto l’organismo. Ecco perché è necessario mantenere lo stato di eubiosi.

Esiste una correlazione stretta tra ciò che mangiamo, i microbiomi che abitano l’intestino e il nostro stato di salute. Che dieta seguire per un microbiota sano? Sicuramente una dieta ricca di fibre è più vicina a quella originaria dell’uomo: prima dell’era industriale, infatti, la nostra specie si è nutrita per millenni di vegetali e di poca cacciagione.

Molto importante inoltre è la varietà della dieta, anche se oggi non è semplice a causa della perdita di biodiversità, e dunque della varietà del cibo. Assumere microrganismi probiotici è la cosa più importante da fare. Li troviamo in molti alimenti fermentati, fra cui i più comuni sono lo yogurt, il kefir e anche le verdure fermentate, facilissime da preparare in casa.

Potete stuzzicare il tutto mentre leggete un buon libro, anzi, due! Per approfondire l’argomento, vi consiglio “Alla scoperta del microbioma umano” (di Fabio Piccini) e “L’intestino felice” (di Giulia Enders).

Leonardo da Vinci, ispirazione e scienza

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Che cosa sappiamo su Leonardo?

Il primo pensiero di tutti sarà: “è facile, era uno straordinario pittore!” In effetti i suoi quindici quadri che si sono salvati fino ad oggi, sono un segno indelebile della sua grandezza. Però ricordando i lavori più importanti di Leonardo dobbiamo immaginarci anche lo sfondo culturale e storico dell’epoca in cui viveva.

Firenze, dove viveva e studiava il maestro era il centro del Rinascimento. Nel 1420 scoprirono la prospettiva lineare che permetteva di disegnare lo spazio tridimensionale su una superficie piatta.

Una scoperta che rese possibile agli artisti di rispecchiare la realtà così come era. Inoltre lo studio delle opere antiche e delle scienze naturali permisero di sperimentare con le nuove forme, finora sconosciute. Nel Rinascimento cambiò anche lo status dell’artista. Da artigiano che doveva seguire le indicazioni di chi commissionava un’opera, si trasformò in un artista indipendente che credeva fortemente di poter diventare immortale grazie alle sue opere. Tutto ciò fu possibile grazie anche al crescente rispetto verso gli artisti da parte dei committenti, ricchi commercianti e autorevoli sacerdoti, per i quali ordinare le opere d’arte era un modo per realizzare una scalata sociale.

Vinci, acquerello

Scoprire la biografia di Leonardo è una grande avventura, una sfida che affrontano non solo i contemporanei storici d’arte ma anche i musicisti, gli artisti, gli ingegneri, gli architetti e perfino i medici! Ci si domanda tuttora come sia stato possibile che così tante scoperte scientifiche, invenzioni ed opere siano fonte d’ispirazione anche oggi e quanto il pensiero di Leonardo e le sue ricerche siano a pari passo con il pensiero scientifico del XXI secolo.

Leonardo nacque ad Anchiano, un piccolo paesino a pochi chilometri da Vinci.

Come tanti elementi nella sua biografia, anche la città natale è una questione discutibile però come punto d’inizio della sua storia si tende a indicare la casa che in parte apparteneva a suo nonno, Antonio da Vinci. Leonardo era figlio di un notaio e di una serva ma crebbe senza i genitori. Per un po’ di tempo abitò in via Roma a Vinci.

Passeggiando per le colline toscane e scoprendo i segreti della natura si poneva tante domande a cui avrebbe cercato di rispondere nel corso della sua vita. Probabilmente già allora si svegliò in lui un grande desiderio di scoprire la struttura del mondo. Il suo grande desiderio di conoscenza, nato nell’atmosfera di poesia e di estetica, lo formò come artista universale.

Il paradosso volle che l’istruzione di Leonardo, nonostante la sua curiosità verso la scienza, fosse molto superficiale e incompleta, lontana da quella che di solito ricevevano i ragazzi delle famiglie più agiate. Come figlio illegittimo non poteva studiare a nessuna delle università prestigiose. Le lacune nella formazione da Vinci le sentiva soprattutto quando cercava di realizzare i suoi grandi progetti. Conosceva ad esempio le basi di latino ma non così bene per poter approfondire il senso del pensiero antico. Lo stesso con la matematica, quello che imparò non poteva aiutare il suo intuito scientifico. All’età di quarant’anni cercò di colmare le lacune scolastiche ma fino alla fine gli rimase la paura di esprimersi attraverso la scrittura, preferì sempre il disegno in cui aveva un enorme talento.

Nell’articolo mi limito solo ad alcuni settori dell’immensa creazione di Leonardo perché come pittrice di disegni medici e chitarrista sono ispirata soprattutto dai suoi disegni anatomici e dagli studi e schizzi dedicati alla musica.

Cecilia Gallerani e una delle batterie di Leonardo

Pittore e disegnatore

Quando aveva 14 anni andò con suo padre a Firenze dove venne ammesso nello studio di Andrea Verrocchio e restò lì per quattro anni per poter registrarsi nella gilda di San Luca che era la più illustre e riceveva i migliori ordini.

In seguito da Vinci ricevette l’incarico di dipingere l’Adorazione dei Magi per la chiesa San Donato a Scopeto a Firenze. Il contratto prevedeva la preparazione dell’opera entro trenta giorni ma il pittore lasciò il lavoro alla fase degli schizzi e non mise mai i colori. Una cosa simile successe con un arazzo per il re del Portogallo, l’artista promise di preparare un disegno per la tessitura e non mantenne la parola. Sotto uno dei suoi disegni possiamo leggere “animale che fugge da un elemento nell’altro” che descrive perfettamente un tratto fuggitivo del suo carattere che rese difficile la sua vita. Nei primi dieci anni della carriera finì solo un’opera! Nonostante tutto il mondo lo ricordi come un genio della pittura ed insuperabile maestro dello sfumato. Quest’ultima tecnica pittorica, che tende a sfumare i colori e le ombre, presto divenne la sua preferita e la studiò alla perfezione. Il più celebre esempio dello sfumato è ovviamente La Gioconda considerata il quadro più famoso al mondo. Leonardo cominciò a lavorare sul quadro nel 1503 e lo continuò praticamente fino alla morte. La Gioconda era sempre presente in tutti gli studi dell’artista, molto spesso ci si fermava per modificare qualcosa o semplicemente per notare un dettaglio che gli era sfuggito prima. Grazie a queste sue meditazioni il ritratto è pieno dei particolari nei colori e nei significati che si possono vedere ma non sono percepibili a prima vista.

Circa trentenne Leonardo cominciò a tenere un piccolo diario, era un quaderno rilegato in cuoio grande come un mazzo di carte, legato in cinta con un cinturino che rivelò un vero grande talento dell’artista. Uno storico americano del Novecento Bernard Berenson così descrive il contenuto e lo stile dei diari: “(…) la sua mente era come un universo dove la pittura e la scultura erano solo un piccolo frammento del suo sapere (…) non credeva che le parole potessero descrivere a pieno le idee visuali perciò scriveva poco.”

Fino ai nostri tempi si sono salvati circa 7 mila manoscritti con i disegni e i pensieri di Leonardo raccolti in dieci volumi di cui uno appartiene alla collezione privata di Bill Gates. Il più grande è il “Codice Atlantico”, conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, nonostante sia incompleto contiene tante descrizioni e gli schizzi dedicati ai diversi settori dell’arte e della scienza. 

I disegni di Leonardo non dovevano solamente far gioire gli occhi, ma gli servivano per registrare i pensieri e le osservazioni. Trasferiva i pensieri su carta come nessun artista o scienziato prima di lui e dopo di lui. Aveva un talento mostruoso, con ogni tocco della matita sulla carta faceva nascere la bellezza.

Angelo che suona la lira da braccio, Ambrogio de Predis

Musicista

Leonardo da Vinci aveva anche talento musicale. Se ne parla e scrive poco perché non ci sono tante prove che lo confermano. Si dice che abbia scritto un libro “Sulla musica e sugli strumenti musicali” che però è scomparso. La sua attività nel settore della musica si svolse a vari livelli: teoretico (trattati sulla filosofia della musica e altri), pratico (musicista, virtuoso), scientifico (descrizioni dei fenomeni acustici), artigianale (progetti e costruzione degli strumenti) e anche ludico (progetti dei giocattoli, delle macchine che riproducono la musica ecc.).

Probabilmente il primo contatto di Leonardo con la musica avvenne nello studio di Verrocchio perché sappiamo che il maestro aveva il liuto e lo suonava. È inoltre probabile che oltre al disegno, abbia insegnato ai suoi allievi le basi per suonare gli strumenti musicali. Giorgio Vasari, l’autore del compendio preziosissimo sulla vita degli artisti del rinascimento e manierismo “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori”, descrisse alcune delle esperienze musicali di Leonardo. Può darsi che parlasse con gli amici e gli allievi dell’artista, tra cui forse c’era anche Francesco Melzi, erede del suo patrimonio scientifico. Sarebbe stato lui a raccontare che quando agli inizi del 1482 Leonardo andò a Milano, alla corte di Sforza lo presentarono non come pittore o ingegnere ma come…MUSICISTA! 

Comunque Vasari scrive che Leonardo non era virtuoso di liuto ma di lira da braccio che era in realtà una variazione di viola da braccio, “sorella maggiore della viola”. Questo strumento aveva sette corde fatte dell’intestino animale, “cinque che si accordavano tramite i piroli inseriti dentro una camera dei piroli a forma di un cuore umano e che servivano a dare una melodia” e altre due, dette i “burdoni”, che fuoriuscivano dal manico e, pizzicate con un pollice, producevano solo un tipo di suono. Leonardo, volendo compiacere Ludovico il Moro, arrivò a Milano con una lira da braccio molto particolare (dis.3). Così ne scrisse Vasari: “(…) portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò chè l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare. Oltra ciò fu il migliore dicitore di rime a l’improviso del tempo suo.” Sui tanti quadri dell’epoca si possono vedere le persone suonare questo strumento. Una delle ale laterali del quadro “Vergine delle rocce” contiene un angelo che suona la lira dipinto da Ambrogio de Predis (dis.4). Forse il pittore lo dipinse osservando e ascoltando come suona da Vinci? Un altro strumento-giocattolo fu una batteria su ruote il cui suono fu un intrattenimento di Cecilia Gallerani durante lunghe ore di posa per il quadro “Dama con l’ermellino” (dis.5), l’unico quadro di Leonardo che si trova in Polonia, a Cracovia. 

lira da braccio

Anima

Un altro aspetto molto interessante era come Leonardo percepì la religione e la ricerca dell’anima umana. Guardando il suo disegno che presenta “la sede dell’anima” in un teschio umano subito vengono in mente altre numerose “abitazioni dell’anima” conosciute nella cultura. Tra i diversi posti quello più vicino all’anima era il corpo. Secondo alcuni teorici dell’epoca lei a volte ci abitava costretta sentendosi a disagio, altre invece con piacere traendone i profitti. Aristotele e Leonardo, che era influenzato dal filosofo, credevano che l’anima si nascondesse nella ghiandola pineale, un piccolo organo posizionato alla base del cervello (dis.6). Secondo la scienza la ghiandola pineale è un terzo occhio che si è nascosto nel cervello mantenendo però un collegamento con il sistema visivo. Leonardo non lo sapeva ma inserì l’anima proprio lì. 

Per quanto riguarda la religione da Vinci per anni fu considerato un noto ateista. Però in realtà, un uomo rinascimentale come lui, residente a Milano, dipendente degli Sforza non poteva manifestare apertamente il suo ateismo. O forse non era mai stato un ateista? A prescindere dalle opinioni personali dell’artista bisogna notare che ogni sua opera dimostra una dettagliata conoscenza della Bibbia e degli apocrifi. Qualsiasi cosa pensasse del Papa o dei sovrani dei ducati italiani, i temi biblici erano il suo pane quotidiano senza cui non avrebbe mai finito la maggior parte delle sue opere. 

Ghiandola pineale (dis. di Leonardo e tessuto di D. Pietrzyk)

Anatomopatologo

Nessun altro soggetto ispirava Leonardo più di quello legato all’anatomia del corpo umano. Dopo il 1507 fece regolarmente autopsie. Quell’esperienza, basata sull’osservazione diretta e non solo sulla pura teoria medica, era fondamentale per la ricerca dell’artista. Negli anni 1510-11 da Vinci collaborò con Marcantonio della Torre, un giovane anatomopatologo e medico di Pavia. Invece negli anni 1514-15 fece ricerche a Roma dove fu sospettato di magia nera. Verso la fine della sua vita Leonardo, basandosi sulla “Cosmografia” di Tolomeo e sulla sua esperienza di anatomopatologo provò a redigere il primo atlante anatomico composto da diverse schede. Il lavoro non fu mai finito.

Disegnare è un’attività fortemente intellettuale e per raggiungere un livello alto ci vuole perspicacia e coinvolgimento delle funzioni cerebrali superiori. Se uno analizzasse bene i disegni anatomici di da Vinci, di cui la maggior parte erano solo schizzi, vedrebbe con quanta precisione siano stati fatti. Molto caratteristico per l’artista è l’uso di tante linee l’una sopra l’altra alla ricerca di una forma perfetta. Non cancellava mai le linee inutili, la forma finale del disegno si svelava pian piano da tante prove. È curioso che nei disegni anatomici del cuore non aveva mai fatto nessuna correzione. Potrebbe essere una prova che l’immagine non fu così importante come la descrizione dei pensieri.

Tante illustrazioni anatomiche Leonardo le fece con una penna a inchiostro messa sopra uno schizzo fatto in matita nera. Disegnò su carta azzurra, solo alla fine cambiò le abitudini e scelse la carta color crema. Si suole dire che ogni suo disegno fu un’opera d’arte indipendente però la verità è ancora più interessante. Si può notare infatti diversi scopi del disegno che da una parte sono il risultato di un pensiero visivo e dall’altra una rappresentazione della verità e bellezza.

Seme-cuore (dis. di Leonardo e tessuto di D. Pietrzyk)

I teorici hanno diviso quindi i disegni anatomici di Leonardo in cinque categorie:

  • quelli che rappresentano il processo mentale
  • compilazioni
  • grafici
  • esemplari, pronti per la stampa e riproduzione
  • quattro dimensionali, che imitano un movimento (movimento nel tempo significa la quarta dimensione, assente in qualsiasi altro disegno nella storia dell’anatomia, a parte i disegni dei tempi moderni. Guardando ad esempio il disegno di un braccio abbiamo l’impressione che ruoti davanti ai nostri occhi).

Stupisce anche il paragone del cuore ad un seme che germoglia o ad un cuore di bue (che servì da modello per quasi tutti i disegni del cuore umano) che assomiglia ad una navata (dis.7 e 8).

Sintetizzando voglio ricordare che prima di Leonardo lo studio delle scienze naturali da parte dei pittori consisteva nel miglioramento della rappresentazione della natura in modo più fedele possibile. La scienza fu sottomessa all’arte visiva senza nessun riferimento alla filosofia. Leonardo invece voleva sapere quello che andava oltre all’arte, voleva approfondire i segreti della scienza e la complicata struttura dell’universo. Le sue opere sono per me una continua fonte d’ispirazione. Proprio per questo alcuni lavori di da Vinci sono stati filtrati dalla mia immaginazione e accompagnano questo articolo. Il progetto artistico che sto sviluppando da anni “Un taccuino per Leonardo” è il mio omaggio per il genio. I suoi disegni raccontano la verità, sono intimi, delicati come i merletti, perfetti e affascinanti. Sono tutti insieme il simbolo di un lavoro sistematico, di stupore davanti alla vita e della costante volontà di provare a spiegare il mistero dell’esistenza. Quest’anno si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo e dopo tutto questo tempo lo stupore verso l’opera di Leonardo non diminuisce. Speriamo rimanga così… Come dice la leggenda l’artista morì il 2 maggio 1519 nelle braccia del re di Francia Francesco I, nel castello Amboise in Francia dove nella chiesa di Saint Hubert si trova la sua tomba.

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Dorota Pietrzyk si occupa di tessuto artistico, disegno e pittura. Ha partecipato a diverse mostre collettive e ha avuto oltre 20 mostre individuali. Da tanti anni lavora come illustratrice nelle case editrici mediche e musicali in Polonia, Francia, Spagna, USA e Canada. 

Navata-cuore (dis. di Leonardo e tessuto di D. Pietrzyk)

Mappa culturale tra polacchi e italiani: come capirsi per lavorare insieme 

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Da cosa si riconosce che ciò che ho ascoltato rappresenta davvero ciò che il mio interlocutore pensa? Come costruire un rapporto di fiducia con i propri business partner? Puntuale, cioè quando? Se cerchi metodi efficaci per risolvere tali questioni, leggendo questo articolo riuscirai a comprendere meglio alcune differenze esistenti tra italiani e polacchi. 

Erin Meyer nel suo libro datato 2014 “The Culture Map: Breaking Through the Invisible Boundaries of Global Business” dedicato all’analisi dell’influenza delle culture nazionali sul business presenta 8 differenti dimensioni della cultura e chiarisce quali sono i comportamenti tipici degli abitanti di 67 Nazioni nel mondo. Chiaramente, ognuno di noi è anzitutto un essere umano, e soltanto dopo un cittadino di una specifica nazione. Tuttavia spesso, in particolare in situazioni afferenti al business, accade che esistano in diverse culture regole non scritte che sono evidenti per gli abitanti di un certo paese ma completamente oscure per altri. Vale la pena riflettere su questo punto, in quanto già la stessa presa di coscienza dell’esistenza di tali differenze facilita il lavoro comune. 

Iniziamo il nostro lavoro di comparazione tra la cultura italiana e quella polacca da quegli aspetti che differenziano i rappresentanti dei due paesi e possono costituire fonte di incomprensioni sia nella vita professionale che in quella privata: comunicazione, fiducia e attitudine nei confronti del tempo. 

Comunicazione 

Situazione: è appena terminato un incontro durato alcune ore tra clienti italiani ed una società polacca. Gli italiani ringraziano molto per l’incontro e si accomiatano dai partner polacchi discutendo di temi non connessi con il business. Per gli italiani gli accordi presi sono chiari, anche se al termine dell’incontro non c’è stato il sommario dei passi successivi da intraprendere. I polacchi invece sono meno felici dell’incontro e ne escono senza essere pienamente sicuri su quali punti gli italiani siano concordi; vorrebbero quindi ascoltare da loro  direttamente ciò in modo da non avere incomprensioni.

Chiarimento: i polacchi si affidano ad un linguaggio diretto e chiaro, è molto apprezzata la concretezza e la comunicazione diretta, in quanto l’obiettivo più importante è la chiarezza del massaggio (cultura del basso contesto). Gli italiani invece si esprimono in modo meno diretto, durante il colloquio bisogna pertanto saper leggere tra le parole, in quanto l’obiettivo del messaggio è nascosto e di rado espresso apertamente (cultura di alto contesto). 

Soluzione: Qualora si interagisca con un rappresentante di una cultura di alto contesto (es. italiano) bisogna cercare di ascoltare più che parlare, in modo da comprendere appieno quello che il tuo interlocutore pensa davvero. Assicurati di aver compreso bene chi ti sta di fronte facendo tutte le domande che ritieni necessarie, in quanto tale persona non sta provando a disorientarti di proposito. Semplicemente l’utilizzo di diverse nuances nel discorso è la sua opzione preferita. 

Fiducia 

Situazione: Gli italiani hanno intenzione di acquisire un’azienda polacca. Durante il loro soggiorno in Polonia, i rappresentanti dell’azienda italiana si aspettano un invito a cena, mentre invece la parte polacca non propone alcuna uscita a cena insieme ritenendo che i loro ospiti saranno stanchi per il viaggio e per gli incontri della giornata inerenti l’operazione pianificata. Questo fatto spinge la controparte italiana ad avere dubbi sul fatto se ci si possa fidare in generale di un business partner che non è in grado di mostrare la sua faccia informale e pertanto il giorno dopo ricominciano  le negoziazioni con diffidenza. 

Chiarimento: Gli italiani solitamente riescono a dare fiducia al loro business partner soltanto dopo aver speso con tale persona del tempo al di fuori del contesto lavorativo; per questo nelle relazioni di affari rivestono un’importanza particolare l’uscire assieme per cena, drink o aperitivi post lavorativi o lunghe pause caffè. Ciò è importante per conoscere davvero chi ci troviamo davanti e quindi capire con chi dobbiamo collaborare, e lo capiamo soltanto dedicando a questa persona del tempo fuori dall’ufficio e conoscendo altre persone che si fidano di tale persona (fiducia basata sulle relazioni). I polacchi invece sono più propensi a concentrarsi sulle attività connesse direttamente con il lavoro, in quanto è in questo modo che possono valutare se fidarsi o meno di tale persona, ad esempio nel momento in cui questa adempie ai propri obblighi. Se ciò si verifica, allora lavorare con tale persona risulterà piacevole e questi si dimostrerà degno di fiducia (fiducia basata sulle attività).

Soluzione: Tenere i contatti con regolarità, anche in questioni non strettamente connesse con il business. Incontri o telefonate senza un fine preciso nelle culture dove la fiducia si costruisce sulle attività sembra non portare alcunché di importante. Al contrario in culture come quella italiana “salutarsi” e conoscersi con la persona con la quale ci si appresta a lavorare in futuro ha un’enorme influenza sulla costruzione della relazione ed è una vera condizione per la futura cooperazione. Può accadere pertanto che il mancato invito ad una cena comune può segnalare la mancanza di prospettive per una qualsivoglia cooperazione in futuro, invece una cena tutti assieme può essere il biglietto per continuare il viaggio insieme.

Pianificazione

Situazione: Un manager polacco di una società di consulenza ha nel suo gruppo di progettisti dei professionisti italiani. Il vero problema è dato dall’esecuzione dei lavori in tempo in quanto i suoi collaboratori italiani non prendono molto in considerazione i termini, mostrando però parallelamente una grande elasticità e prontezza di reazione alle modifiche richieste dal cliente, realizzando pertanto dei progetti di altissima qualità. Come fare quindi a far sì che tali progetti vengano consegnati in tempo? 

Chiarimento: I polacchi apprezzano le attività in sequenza: preferiscono concludere un’attività prima di avviarne un’altra; reagiscono negativamente alle modifiche dei piani, in quanto si concentrano sul cronoprogramma stabilito per la realizzazione delle attività. Preferiscono quindi la puntualità e l’organizzazione rispetto alla flessibilità (tempo lineare). Mentre gli italiani sono più propensi ad adattare i propri piani alle modifiche dettate dalla dinamica della realtà, sono in grado di realizzare diverse attività contemporaneamente e le interruzioni lavorative sono generalmente accettabili.  La capacità di adattamento viene dunque preferita all’organizzazione del lavoro, anche a costo di ritardi (tempo flessibile). 

Soluzione: Quanti minuti dopo l’orario stabilito concretizza l’essere in ritardo all’incontro? Dipende dove! In Italia arrivare ad un incontro circa 7 minuti dopo il termine previsto è normalmente accettato. Invece di innervosirsi per la mancanza di elasticità o di puntualità è meglio fin dall’inizio della collaborazione stabilire con i membri del gruppo regole chiare per la conduzione degli incontri e la trasmissione dei risultati del lavoro indipendentemente dalla cultura nazionale di provenienza.  Ad esempio si può proporre un simbolico sistema di punizione per l’essere in ritardo, per esempio 1 Euro per 5 minuti di ritardo oltre l’orario previsto per una uscita insieme del gruppo.

A cosa serve la mappa della cultura?

La distanza geografica non rappresenta più da tempo un ostacolo alla collaborazione, grazie ai mezzi tecnologici moderni possiamo comunicare con tutto il mondo. Scopriamo quindi che ci sono molte più cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. È affascinante tuttavia osservare e studiare quelle differenze tra culture che non riusciamo a percepire ad occhio nudo e che una volta conosciute ci permetteranno di migliorare i nostri contatti interculturali sia nella vita privata che professionale.

Crostatine di ricotta e cioccolato

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Ingredienti:

Per la pasta frolla:

  • 500 gr di farina di frumento 00
  • 300 gr di burro morbido a cubetti
  • 200 gr di zucchero a velo
  • 3 tuorli d’uovo 
  • Mezza bacca di vaniglia
  • 1 cucchiaino raso di sale fino

Per il ripieno: 

  • 500 gr di ricotta vaccina fresca
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 1 uovo intero 
  • 100 gr di gocce di cioccolato fondente
  • La buccia di 1 arancia lavata

Procedimento:

Innanzitutto preparate la frolla. In una bacinella capiente mettete la farina, il burro e il sale e iniziate a lavorare il composto con le mani, fino ad ottenere un impasto simile alla sabbia umida, aggiungete lo zucchero a velo e gli aromi e continuate a lavorare, intridendo bene con la punta delle dita. Unite quindi i tuorli e lavorate ancora. Trasferite su un piano di lavoro l’impasto e manipolatelo fino ad ottenere un composto sodo e compatto. Avvolgetelo in pellicola trasparente, schiacciatelo e lasciatelo in frigorifero per almeno 2 ore.

Poi preparate il ripieno: mettete la ricotta in una ciotola, aggiungete lo zucchero a velo e lavorate con una spatola, poi unite l’uovo sbattuto e mescolate. Infine, aggiungete la buccia dell’arancia e le gocce di cioccolato.

Stendete la frolla ad uno spessore di 3-4 mm al massimo. Con uno stampo tondo realizzate cerchi di almeno 1 cm più larghi degli stampi monoporzione (dovrebbero essere di circa 8cm). Adagiate il fondo di frolla sugli stampini e premete bene con le dita sul fondo e sui bordi. Bucherellate il fondo degli stampi con i rebbi di una forchetta e inserite il ripieno fino a circa 3/4 del bordo. Cuocere le crostatine a 175° per circa 20 minuti. Far raffreddare bene e sformare.

A parte stendete altra frolla e ricavare dei cerchi grandi un po’ meno dello stampo. Al centro ricavare un decoro con un mini stampino (a fiore, cuore, tondo etc) e cuocere i biscotti a parte per circa 15 minuti a 175°. Una volta raffreddati spolverizzare con zucchero a velo e posizionare delicatamente sopra le crostatine. 

Buon appetito!

Vino e salute

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In tutto il mondo sviluppato, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte e rappresentano fino al 50% di tutti i decessi. Studi scientifici stanno dimostrando che consumare bevande alcoliche in moderazione riduce la mortalità per malattia coronarica, nonché per altre cause del 25-30% in soggetti di mezza età, soprattutto negli uomini di età superiore ai 40 anni e nelle donne in post-menopausa.

Se consumate in eccesso le bevande alcoliche aumentano l’esposizione ad una vasta gamma di fattori di rischio e il rischio aumenta con la quantità di alcol consumato. L’abuso di alcool è associato a una serie di malattie croniche a lungo termine che riducono la qualità di vita. Queste includono l’ipertensione, problemi cardiovascolari, cirrosi del fegato, dipendenza all’alcool, varie forme di cancro, alcol-correlati danni cerebrali e una gamma di altri problemi.

I risultati di alcuni studi sostengono che il binge drinking (l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve) è dannoso per il cuore. In aggiunta ai problemi di salute derivanti dal consumo eccessivo di bevande alcoliche, ci sono conseguenze sociali, sia per il bevitore e sia per gli altri membri della comunità. Le conseguenze sono danni ai membri della famiglia (bambini compresi), ad amici e colleghi, così come per gli sconosciuti.

L’uso moderato di vino in un soggetto sano è in grado di ridurre di oltre il 25% il rischio di cardiopatie. La tesi è poi documentata anche da quello che è stato definito il “French Paradox“, ovvero il “Paradosso Francese“. In cosa consiste questa famosa espressione? I francesi conducono una dieta con alte concentrazioni di grassi, burro e formaggio, alimenti considerati ben poco salutari in dosi non corrette. Eppure, nonostante questi comportamenti non esemplari in materia di salute, la percentuale di queste patologie è molto bassa, proprio grazie al diffuso consumo di dosi moderate di vino durante i pasti.

Oltre a ciò lazione diuretica di un organismo è molto importante per il suo corretto funzionamento e soprattutto per la fondamentale proprietà di eliminazione di scorie che potrebbero andare ad incidere sulla salubrità di altri organi, primi tra tutti il fegato e i reni.
Una scarsa azione diuretica può portare ad una grave compromissione delle funzioni organiche dovendo ricorrere ad interventi medici di purificazione.

Il vino svolge un ruolo di rilievo sia nel favorire l’eliminazione delle urine, sia nel mantenerle relativamente povere di scorie azotate. Il vino più indicato è in questo caso la tipologia bianco secco, grazie al rilevante contenuto di potassio, variabile in base alla zona di produzione ed ai trattamenti. Questo sale esercita azione contraria al sodio non favorendo la ritenzione idrica, ovvero evitando l’assorbimento di acqua tra le pareti cellulari, causa di gonfiori dei tessuti. Anche l’alcool presente nel vino svolge azione diuretica favorendo la filtrazione renale, inibendo la secrezione di un ormone in grado di trattenere l’urina ed esercitando una azione vasodilatatoria sui capillari renali. E’ però da sconsigliare l’assunzione di vino in casi di gravi disturbi renali.

Il futuro non è sicuro

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Il tempo futuro semplice nella lingua italiana, se non guardiamo le sue forme irregolari che semplicemente bisogna imparare a memoria, sembra non creare grossi problemi. A cosa serve il futuro semplice? Che stupida domanda! si potrebbe dire, già il nome indica che serve ad esprimere il futuro. Apparentemente sì, ma non sempre tutti i tipi di futuro e poi non solo il futuro.

Cominciamo con le sue funzioni più evidenti per passare poi a quelle meno tipiche:

1) Esprimere i piani lontani

Da grande farò il medico.  

A Natale andrò dai miei. 

Nel caso di quell’ultima frase si potrebbe usare, come nella lingua polacca, il presente e dire: A Natale vado dai miei. Se il Natale si sta avvicinando ed il mio piano è ormai deciso, tra l’altro spesso la probabilità del fatto sta da parte di chi lo dice, è assolutamente naturale usare il presente. La regola di usare appunto il presente in riferimento al prossimo futuro è molto importante perché sarebbe meno naturale se qualcuno dicesse Stasera andremo al cinema. Ognuno dirà piuttosto Stasera andiamo al cinema. Così come si dice anche nella lingua polacca. Possiamo anche dire Vado in vacanza a luglio anche se c’è ancora tempo, in tutte e due lingue usiamo senza problemi il presente. Come nella frase: Domani mi devo svegliare presto. Per riassumere: il futuro prossimo lo esprimiamo nel presente i piani più lontani invece esigono l’uso del futuro.

2) Esprimere promesse. In questo caso effettivamente è difficile promettere qualcosa a qualcuno senza usare il futuro, perciò diremo anche in polacco:

Non lo dimenticherò mai. 

L’anno prossimo smetterò di fumare, te lo prometto. 

3) Previsioni, il meteo. Come nel caso delle promesse anche qui dobbiamo usare il futuro ed allora:

Domani pioverà.  (in effetti non piove ancora, l’uso del presente farebbe confusione)

Tra un anno ci sarà la crisi. 

4) Esprimere un dubbio. Arriviamo finalmente alla cosa che non è più così evidente. E quindi l’uso del futuro per esprimere l’insicurezza, il dubbio, la presunzione, tutto però nel presente. Nella lingua italiana ci sono molti modi di farlo, nella lingua parlata quotidiana proprio l’uso del futuro è assolutamente naturale. All’inizio non è per noi veramente chiaro perché non lo facciamo così in polacco dove decisamente più spesso aggiungiamo una parola specifica come probabilmente, forse, magari che sottolinea la sensazione di insicurezza, dubbio o ipotesi. Gli equivalenti di queste parole a volte neanche ci sono in italiano in cui in questo caso proprio il futuro spiega tutto, usato spesso nella risposta o reazione ad una certa situazione:

Dov’è Marco?  Sarà ancora in ufficio. 

Che ore sono?  Saranno le dieci. 

Qui in polacco c’è un uso specifico della parola certamente che come si vede vuol dire che non è così certo. 

 D’altronde un concetto simile dell’uso del futuro esiste anche in polacco, solo che usato molto di meno e di solito nelle frasi in cui c’è un numero ad esempio: Quanti anni avrà? Ne avrà 30. Saranno simili le frasi che contengono una forma di dare retta o della concessione: Queste scarpe saranno pure belle ma a me non piacciono. O addirittura assurda a prima vista la figura retorica: Sarà pure vero ma io non ci credo.  

C’è ancora un’altra struttura della frase caratteristica per la lingua italiana che si basa proprio su questa funzione del futuro e sono le frasi che contengono le parole: sarà perché… Ad esempio:

Sono stanca…  Sarà perché lavori troppo.

Marco non è venuto, sarà perché non vuole vedere la sua ex.

Tutto ciò cambia un po’ la luce dell’importanza della lingua italiana. Si potrebbe maliziosamente dire che se per gli italiani tutto quello che è espresso nel futuro non è sicuro quindi anche le promesse e previsioni hanno ricevono un significato diverso. Infatti, la dichiarazione Arrivo subito sembra più convincente della prova dell’uso della forma futura del verbo arriverò che in questo caso è sbagliata. Scherzi a parte, non dimentichiamo però questa importante funzione del futuro. Alla fine, lo sappiamo tutti che il futuro non è sicuro.

Poste polacche: niente spedizioni dei pacchi internazionali

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Da oggi in seguito ai decreti del governo e alla sospensione dei voli internazionali le Poste polacche sospendono le spedizioni internazionali. Tra altre misure adottate dagli uffici postali sono l’accorciamento delle ore di lavoro: generalmente nei giorni lavorativi le poste rimarranno aperte per 6 ore, in alcuni giorni dalle 14.00 alle 20.00. Il sabato gli uffici possono essere aperti solo per 3 ore. I locali che finora lavoravano 24 ore su 24 ora saranno aperti dalle 8.00 alle 20.00. Chiusi i centri dei servizi alla clientela nei centri commerciali. Non cambiano le regole del pagamento delle pensioni. Per chi le riceve ma sta in quarantena verranno introdotte procedure speciali. Inoltre negli uffici postali i clienti che fanno fila sono pregati di mantenere circa 1,5m di distanza uno dall’altro nonché di stare lontani dagli impiegati delle Poste a meno che non gli verrà esplicitamente chiesto di avvicinarsi. Per fornire ulteriore protezione degli impiegati entro oggi a tutti gli uffici postali dovrebbero arrivare i gel igienizzanti e le guanti.

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A Breslavia task force di ricerca contro il Coronavirus

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Il Prof. Marcin Drąg dell’Università di Tecnologia di Breslavia e il suo team hanno sviluppato un enzima la cui azione può essere cruciale nella lotta contro il coronavirus SARS-CoV-2. Il suo team ha già messo gratuitamente a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo i suoi risultati. La ricerca condotta dagli scienziati di Breslavia sta diventando anche una base per la ricerca di un farmaco per COVID-19. L’enzima che ha testato la sindrome – la proteasi SARS-CoV-2 Mpro – taglia le proteine che sono in questo virus. Gli permette di sopravvivere. Se questo enzima viene inibito, il virus muore all’istante. “Se trattiamo questo enzima come una serratura, ne abbiamo fatto la chiave” dichiara lo scienziato. Da diversi anni collaboriamo con il prof. Rolf Hilgenfeld dell’Università di Lubecca in Germania. All’inizio di febbraio di quest’anno, ogni volta che il prof. Hilgenfeld ha ottenuto l’enzima – coronavirus SARS-CoV-2 proteasi – lo ha portato a Breslavia. Aggiunge che la proteasi dell’attuale virus SARS-Cov2 è molto simile alla proteasi del virus SARS-CoV (dal 2002), su cui ha lavorato il prof. Hilgenfeld. La pubblicazione (con i risultati della ricerca) del team del prof. Drąg è ancora in fase di revisione, ma il suo team ha già messo gratuitamente a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo i suoi risultati. Questi studi mostrano a quali aminoacidi l’enzima può legarsi in posizioni chiave. Aggiunge che questi test possono ora essere utilizzati anche dai chimici o dalle aziende per creare nuovi composti bioattivi per la SARS-CoV2, e persino dalle aziende per sviluppare test diagnostici che consentirebbero loro di determinare rapidamente se qualcuno ha un coronavirus. I ricercatori di Breslavia hanno potuto svolgere le loro ricerche così rapidamente grazie al fatto che il prof. Drąg ha sviluppato in precedenza una nuova piattaforma tecnologica che consente la produzione di composti biologicamente attivi, in particolare di inibitori degli enzimi proteolitici.