Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 315

Lasagnetta zucca e melanzane

0

Ingredienti:

  • Pasta per lasagna 400 gr
  • Zucca 400 gr
  • Melanzane 250gr
  • Carote n° 1
  • Cipolla n° 1
  • Latte 500 ml
  • Burro 50 gr
  • Farina 40 gr
  • Mozzarella 100gr
  • Brodo vegetale 500ml
  • Parmigiano Q.b
  • Noce moscata Q.b
  • Sale Q.b
  • Pepe Q.b
  • Olio di semi per friggere
  • Olio extra vergine oliva 2 cucchiai
  • Pomodorini (per decorazione)

Procedimento:

Prima di tutto puliamo la zucca dai semi e dalla parte esterna e la tagliamo a cubetti, puliamo anche la cipolla e la carota. Prendiamo una casseruola e mettiamo su la crema di zucca: quindiolio, carota e cipolla, facciamo rosolare per bene e poi aggiungiamo la zucca cubettata facciamo rosolare per bene e bagniamo con il brodo vegetale, chiudiamo con il coperchio e facciamo cuocere a fuoco lento per almeno 1 ora, in modo tale che il brodo si asciughi.

Puliamo la nostra melanzana, la cubettiamo in modo fine e la mettiamo sotto sale in modo tale da perdere l’acqua in eccesso, passati 30 min, la strizziamo e la friggiamo in olio bollente.

Nel frattempo mettiamo a bollire il latte in una casseruola, a parte in un altro pentolino facciamo il roux che ci serverà per fare la nostra besciamella. Il roux, sarebbe il burro sciolto con la farina, giriamo con una frusta e appena il latte avrà preso il bollore, lo versiamo all’interno del pentolino con il roux, facciamo cuocere per almeno 10 min, cosi la farina ha modo di cuocere e regoliamo di sale pepe e noce moscata.

La zucca ormai sarà’ cotta, assicuriamoci che sia bella densa, frulliamo il tutto in modo da ottenere una purea, regoliamo sempre di sale e di pepe.

Abbiamo le nostre basi per fare la lasagnetta, la crema di  zucca, la besciamella e le melanzane fritte. Uniamo la crema di zucca alla besciamella, creando una crema delicata di color arancio la possiamo arricchire con qualsiasi spezia o erba a vostro piacimento dal prezzemolo al basilico all’origano o il coriandolo, non dimentichiamo mai il tocco personale!

Andiamo a montare la nostra lasagna

Prendiamo la pasta fresca per lasagne, e la tagliamo se vogliamo le lasagnette porzionate, come in foto o le lasciamo intere se preferiamo fare una pirofila. Ungiamo la teglia con una noce di burro, il primo strato di pasta, la crema di zucca, le melanzane fritte, la mozzarella e il parmigiano cosi via fino ad arrivare a fare 4 strati.

L’ultimo strato lo faremo solo di crema e parmigiano.

Cuociamo le nostre lasagne in forno, 180° per 30 35 min, il tempo che la vedremo gratinare. Servire con una cucchiaiata di salsa pomodoro per accompagnarla e una foglia di basilico.

Buon appetito!

Lampedusa: i Caraibi d’Europa, frontiera tra due mondi

0

Un piccolo meraviglioso lembo di terra di 20 km quadrati, posto nel cuore del Mar Mediterraneo a 113 dal continente africano e a 127 km dalla Sicilia, è oggi improvvisamente e involontariamente sotto le luci della ribalta mondiale. Lampedusa è una splendida isola del gruppo delle Pelagie, ed è il territorio e il centro abitato più meridionale d’Italia, situato alla latitudine di 35°30′ N, più a sud di Tunisi e Algeri. Un’isola nei secoli attraversata dalle culture che hanno dominato quest’area d’Europa: Fenici, Greci, Romani, Arabi fino a quando nel 1630 Giulio Tomasi Principe di Lampedusa e Linosa, avo dell’autore de “Il Gattopardo”, fu insignito dal re di Spagna di questo titolo nobiliare. Su questa terra sbarcarono anche francesi e maltesi, mentre inglesi e russi provarono a comprarla. Alla fine l’isola nel 1860 divenne italiana rimanendo fino a qualche anno orsono un luogo sostanzialmente remoto, un paradiso naturalistico dimenticato nel mezzo del Mediterraneo, abitato da orgogliosi e capaci pescatori come quel “Braccio di ferro” di capitan Filippo che mi ha portato di notte a pesca di tonni e squali litigando con i colleghi di Mazara del Vallo che avevano invaso senza diritto le acque lampedusane.

Scarsamente abitata e non facilmente accessibile Lampedusa fino ad oggi non ha subito particolari speculazioni edilizie, né eccessivi sfruttamenti turistici, mantenendo il suo caratteristico ambiente arido e selvaggio con spiagge da sogno e remote calette e grotte ricche di una meravigliosa fauna marina, bagnata da un mare che non ha nulla da invidiare ai Caraibi tanto che ancor oggi, anche se con frequenza calante, Lampedusa è uno dei pochi luoghi del Mediterraneo dove le tartarughe marine Caretta Caretta depositano le uova.

 

Sì è vero il mio giudizio è di parte, la recente vacanza con Matilde mi ha fatto letteralmente innamorare di questo luogo, del colore turchese dell’acqua, delle atmosfere mediterranee e africane, di cene a base di pesce pescato qualche ora prima e di verdure e frutta dell’isola, di questa gente orgogliosa e gentile e del piccolo ma amorevole ospedale delle tartarughe.

È così cercando un parere più imparziale sulle bellezze dell’isola proviamo a fare una ricerca su internet. Alla domanda “quale sia la spiaggia più bella al mondo” ecco che esce “la spiaggia dei conigli”, situata nel lato sud di Lampedusa, che quest’anno ha ricevuto il “Travellers’ Choice Beaches Award”, premio indetto da Trip Advisor.

Ma è proprio qui, davanti alla spiaggia più bella del mondo, che lo scorso ottobre hanno perso la vita oltre 360 migranti. I disperati che in quest’area del Mediterraneo partono alla volta dell’Italia e dell’Europa sognando una vita migliore sono migliaia l’anno e per molti la porta d’entrata nell’Unione Europea è proprio Lampedusa. Questo fazzoletto di terra rimasto dimenticato per secoli diventa improvvisamente una frontiera tra due mondi. Chi sfrutta la disperazione e il sogno di una vita migliore di tanta gente del Nord Africa porta (a caro prezzo, su imbarcazioni inadatte e al di fuori delle più basilari norme di sicurezza, d’igiene e di civiltà) i migranti fino ad un passo dalle coste italiane, soprattutto quelle di Lampedusa, dove questi novelli sciagurati pirati abbandonano i migranti in balia del mare.

Al largo della spiaggia dei conigli, ad una profondità di 15 metri è fissata una statua della Madonna con Bambino, fatta costruire come ex voto dal fotografo subacqueo Roberto Merlo che in quelle acque rischiò di morire. Una statua che prima d’essere posta sui fondali di Lampedusa fu benedetta da Papa Wojtyla. Una statua che sembra oggi dover vegliare più sugli sfortunati migranti che su coraggiosi subacquei e pescatori.

Le vicende dei migranti hanno spinto Papa Francesco ad una visita a Lampedusa lo scorso luglio mentre dopo i recenti drammi pare che finalmente anche l’Europa si sia accorta che la sua frontiera meridionale passa anche, e soprattutto, per Lampedusa.

Sotto questa prospettiva ecco che anche chi dal centro d’Europa, magari proprio dalla Polonia, guarda a Lampedusa non può più limitarsi a percepirla come un luogo remoto sparso da qualche parte in mezzo al Mediterraneo. Nella nuova Europa che stiamo costruendo Lampedusa è il simbolo del nostro confine meridionale verso cui bisogna prestare la massima attenzione perché è la frontiera tra Europa e Africa, ma anche tra cultura occidentale e araba e l’incapacità di relazionarsi è il simbolo del ritardo delle nostre istituzioni europee e non tanto e non solo di quelle italiane.

Ma basta con la politica perché Lampedusa merita d’essere presentata ai lettori, soprattutto polacchi, per le sue fantastiche bellezze!

Un’isola arida e selvaggia, che appartiene geologicamente all’Africa, che si differenzia per una costa sud bassa e frastagliata con diverse piccole spiagge con sabbia bianca e finissima. E fare il bagno lì dà la sensazione d’essere ai Caraibi per la nitidezza con cui si vedono pesci e fondali, un vero paradiso per chi fa snorkeling e immersioni. In quest’area tra le varie baiette spicca oltre alla spiaggia dei conigli, dove passò gli ultimi giorni il celebre cantante Modugno, la magnifica Cala Pulcino. La costa nord è invece alta con rocce a picco sul mare che creano paesaggi incredibili che mi hanno ricordato la costa peruviana che si affaccia sull’Oceano.

L’isola seppur piccola è piena di luoghi interessanti, basta aver voglia di scoprirli in motorino da terra e noleggiando un’imbarcazione per navigarci intorno.

Un luogo memorabile e diverso che consiglio a chi cerca mete inusuali, le uniche che poi in fondo meritano d’essere ricordate.

 

Intervista a Piero Cannas, Presidente della Camera di Commercio in Polonia

0

Incontriamo Piero Cannas per la prima volta da Presidente della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana In Polonia.

 Buongiorno Presidente e complimenti per l’elezione, per chi ancora non la conosce potrebbe raccontarci chi è Piero Cannas?

Presidente di Global Strategy Poland, 50 anni, ingegnere con esperienza lavorativa di oltre 25 anni in Italia e all’estero nel management consulting, corporate finance e M&A. Nel 1992 la prima volta in Polonia, Varsavia era molto diversa da com’è oggi, accompagnavo un gruppo di imprenditori italiani nella zootecnia per valutare un opportunità d’investimento. In seguito il lavoro mi ha portato nel far east, ero CEO di una società di management consulting e M&A di Singapore e con sede a Shangai, poi nel 2006 quando ho fondato la Global Strategy con un mio socio a Milano, abbiamo scelto di ritornare nell’est europeo, in particolare in Polonia: abbiamo aperto l’ufficio nel 2009 prima in partnership con un’altra società di management consulting e dal 2012 da soli. Oggi la nostra azienda conta un gruppo di oltre 40 consulenti, distribuiti tra gli uffici di Milano, Varsavia, Praga e Amsterdam. In Polonia si lavora molto sulle acquisizioni di aziende a livello internazionale perché Varsavia è la piazza finanziaria dell’est europeo, infatti, tutte le grandi operazioni finanziarie dell’area passano da qui.

 Quali sono i futuri trend della Polonia, quali possono essere le aspettative delle aziende italiane che voglio venire ad investire qui oggi?

 La Polonia continua ad essere uno dei pochi Paesi europei con trend di crescita costante nel tempo e che attraggano flussi di investimenti internazionali di notevole entità. Basti pensare che la prossima programmazione europea ha previsto oltre 70 miliardi di euro nei prossimi sette anni per investimenti infrastrutturali, da sommare alla quota di investimento dello Stato. Quindi parliamo di ingenti risorse per colmare il gap infrastrutturale che la Polonia ha soprattutto nei settori: trasporti, energia e infrastrutture di base. È un Paese di 40 milioni di abitanti con un mercato interno in continua evoluzione.

 Si è parlato spesso del settore energetico in Polonia.

In Polonia c’è storicamente un uso esteso del carbone, il problema è l’impatto ambientale collegato al carbone;, anche la Polonia, che vuole rispettare il protocollo di Kyoto, sta mettendo in atto politiche volte al miglioramento della propria rete energetica. Negli anni scorsi c’è stata una grande attenzione, ai giacimenti di gas di scisto: sono state presentate proiezioni che avrebbero garantito l’indipendenza energetica della Polonia per i prossimi 300-400 anni, ma ancora non si sa se e a quali costi il gas di scisto potrà essere disponibile. In Polonia si trova un buon mercato per l’energia eolica, invece il fotovoltaico sconta una normativa non molto attrattiva, anche se ci sono dei disegni di legge che renderebbero molto interessante l’investimento, soprattutto per i piccoli impianti.

 Per quanto riguarda la sua presidenza nella Camera di Commercio?

Innanzitutto vorrei dire che non credo esista altro Paese al mondo con una presenza così qualificata di aziende italiane sul proprio territorio come la Polonia. L’Italia, attraverso le sue aziende ha fatto della Polonia il suo avamposto produttivo strategico. La Camera di Commercio e dell’Industria italiana in Polonia può rappresentare quindi il luogo fisico e virtuale dove l’imprenditoria italiana si riunisce e si confronta, potendo contare tra i proprio soci i campioni dell’industria italiana nel mondo. Proprio per questo il ruolo della Camera è centrale nel meccanismo di aggregazione e supporto per la comunità italiana in Polonia. Il primo passo che stiamo compiendo è quello di completare l’affiliazione ad Assocamerestero, questo da un punto di vista organizzativo comporta una serie di valutazioni, impegni ed investimenti che l’attuale direttivo sta completando. Ma comporta anche un salto di qualità nella capacità della Camera ad essere vicina agli imprenditori italiani, già presenti o in arrivo. Questo è un percorso che intendiamo completare nei prossimi sei mesi al massimo, arrivando a  uno status istituzionale riconosciuto: potremo quindi fare davvero Sistema con le altre istituzioni italiane presenti in Polonia, a partire dall’Ambasciata e dall’ICE. I nuovi imprenditori che sceglieranno la Polonia come Paese dove investire avranno a disposizione tutta una serie di strumenti camerali atti a facilitare l’ingresso ed offrire massimo supporto. Dal 9 al 12 novembre saremo presenti alla Convention Mondiale di Assocamerestero, e questo sarà il primo importante confronto con le altre Camere di Commercio che ci permetterà di conoscere, valutare e migliorare la nostra offerta sia verso le PMI che verso le grandi aziende.var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

I Say Mikey, l’altra faccia della medaglia

0

Ewa Solonia

www.soloniacity.blogspot.com

I varsaviani, che vanno in quelle discoteche che non sono famose soltanto per il divertimento che offrono, ma anche per la musica, sicuramente hanno incontrato quell’alto ed allegro DJ che si chiama I Say Mikey. Andando ad una delle sue feste siamo certi che sarà un evento multiforme, energetico ed affollatissimo, poiché I Say Mikey è oggi probabilmente il DJ più trendy di Varsavia. Malgrado sia presente sul mercato da 10 anni, proprio ora la sua carriera ha preso il volo, fatto dimostrato dal suo calendario strapieno. Tuttavia oggi non si parlerà di questo! Non tutti lo sanno, ma quest’intenditore dei ritmi della festa ha un’altra passione, altrettanto interessante.

Micha? Torzecki, perché così si chiama il responsabile di molte delle mie notti bianche, ha nella sua vita due passioni che si equilibrano: la musica e… la pittura. Nei weekend diverte la gente, per poi dipingere in solitudine durante la settimana. Era cresciuto a New York, e dopo il ritorno in Polonia ha concluso gli studi all’Accademia Europea delle Arti, dove ha conseguito il diploma sotto la tutela di Franciszek Starowieyski. In seguito è diventato il suo assistente, rimanendolo fino alla morte del professore. La pittura figurativa di Micha? oscilla intorno ad un solo argomento.

“Adoro gli animali e le mie opere legate alla pittura (ed anche le opere destinate alla beneficenza) sono dedicate agli animali. La mia prima mostra dopo la conclusione degli studi era intitolata “ZOO” e in questa mostra ho presentato ritratti psicologici di oltre venti animali. Da allora rimango fedele a quest’argomento.”

Questo è il mestiere che hai studiato. Quando ti sei reso conto di voler occuparti proprio di questo?

“Penso che l’occhio sensibile faccia parte della mia eredità genetica (ride). Mio padre è toreuta, ma anche lui dipinge quadri. Mio nonno era architetto, ma dipingeva anche lui. Anche il trisnonno dipingeva. Forse solo il bisnonno non dipingeva, però, invece, suo cugino era probabilmente il più eccellente pittore tra di noi. A me è sempre piaciuto disegnare. “

Micha? ha una camera accogliente presso lo Studio Orientale in via Lubelska, in cui, sentendo il suono romantico dei treni che passano, dipinge quadri su commissione e si sta preparando per la sua quarta mostra personale.

“Stavolta ho deciso di preparare una collezione che rappresenti un nuovo approccio verso la pop art. È una combinazione di memi, ossia immagini popolari, che la gente usa su internet, e di frasi fatte diffuse. Grazie agli abbinamenti sorprendenti le immagini ed i testi acquisiscono un nuovo significato. Penso che la cultura delle immagini su internet limiti molto i rapporti interpersonali. È brutto che la gente, invece di comunicare in maniera normale, mandi delle immagini e stia ore e ore davanti al computer a guardare dei gatti. Per quanto ne so io, una mostra concettuale sui memi non c’è ancora stata da nessuna parte del mondo. Questo è un fenomeno talmente interessante e diffuso, che lo stesso tema stimolerà le discussioni tra gli spettatori.”

Le opere di Micha? sono arte concettuale, quindi se ne discute. La prossima occasione per parlarne sarà il vernissage, che si terrà il 29 novembre, nella galleria Mysia 3, alle ore 19. Ci vediamo!

Ferrari, fabbrica di sogni!

0

Maranello, città a pochi chilometri a sud di Modena, nonostante la sua posizione incantevole sicuramente sarebbe solo una remota località, sconosciuta ai turisti come molte altre piccole città, se non fosse successo un fatto speciale.

Proprio qui negli anni Quaranta del secolo scorso il famoso pilota Enzo Ferrari trasferì la sua fabbrica di macchine da Modena. Da quel giorno fino ad oggi, sulla superficie di 240 000 m2 si producono ininterrottamente sogni. Non macchine, sogni! Ferrari ha una produzione limitata di 7000 auto l’anno, praticamente costruite su richiesta. Durante la visita alla fabbrica l’aspirante acquirente può scegliere la tappezzeria, il volante e la sua orlatura, il colore della pinza del freno e del contagiri, il colore e il modello della cucitura della tappezzeria e addirittura il colore dei cerchioni. Ferrari è in grado di soddisfare quasi tutte le richieste del proprietario per quanto riguarda la specificazione dei sogni, color rosa-Barbie della carrozzeria escluso. Naturalmente, volo, hotel e tutti gli altri costi del soggiorno li paga Ferrari. Il valore delle dotazioni liberamente configurate dal futuro proprietario può arrivare perfino a costare il 30% del valore della vettura, con l’eccezione del mercato polacco, dove i clienti configurano alcuni degli esemplari più costosi di Ferrari.

Nonostante le attuali difficoltà finanziarie del settore auto, Ferrari è l’unico produttore che non registra problemi di vendita. La Ferrari non ha mai seguito i trend né la tentazione di progettare e produrre il modello SUV, fatto che può avergli fatto perdere quote dell’enorme e ricco mercato russo, in quanto le reti stradali russe non sono adatte alle auto sportive con telaio basso. Il tempo di attesa per avere una nuova Ferrari è un altro aspetto che fa crescere la tensione. Lo stato emotivo del futuro titolare di una Ferrari diventa come quello di uno spasimante per la sua amata, per la donna dei suoi sogni. Qualcuno di voi ricorda quella sensazione?

La situazione finanziaria del gruppo sembra essere molto buona. Stipendi eccellenti, operai affezionati, sovvenzioni e aiuti alle scuole in cui studiano i figli dei dipendenti Ferrari, insomma una gestione intelligente ed umana che aiuta Ferrari ad essere un marchio vincente e uno dei più noti al mondo. Quest’anno, alla fiera automobilistica a Ginevra, Ferrari ha presentato il suo nuovo modello, un vero gioiello!

A chi fa le vacanze in Italia suggerisco di visitare Maranello. Andate al Museo Ferrari per vedere autentici oggetti di culto, opere d’arte. Al museo potrete poi approfittare della possibilità di viaggiare nel super realistico simulatore di F1, dove potete sentire quasi l’odore della pista, o fare un giro in una Ferrari vera. Si può inoltre prenotare un viaggio con l’autobus allo stabilimento (attenzione: non si possono fare riprese e foto), e vi assicuro che quello che vedrete vi rimarrà impresso per sempre.

E vostra moglie? Finalmente anche lei capirà quali sono i vostri desideri più profondi e quale sarebbe un buon regalo per il vostro compleanno!

Il delizioso espresso della caffetteria del Museo Ferrari vi aiuterà nel far volare i vostri sogni.

Video:

Crostata d’autunno

0

Ingredienti (per 8-10 persone):

Per la pasta frolla al cacao:

  • 450 gr di farina 00
  • 50 gr di cacao amaro in polvere
  • 200 gr di zucchero a velo
  • 300 gr di burro morbido
  • 3 tuorli d’uovo
  • 2 pizzichi di sale

Per la crema al cioccolato:

  • 250 gr di cioccolato fondente al 60% di cacao
  • 250 ml di panna fresca da montare
  • 1 noce di burro

Per la farcitura e la decorazione:

  • 200 gr di croccante alle nocciole o alle mandorle
  • foglie o decorazioni di cioccolato (opzionali)
  • cacao amaro

Preparazione:

PREPARIAMO LA PASTA FROLLA

In una capiente ciotola mettete la farina, il cacao, lo zucchero a velo, il burro morbido a pezzetti e il sale. Iniziate a lavorare il composto intridendo il burro con la punta delle dita, fino ad ottenere un impasto simile alla sabbia umida (si dice, infatti, in gergo tecnico: sabbiatura dell’impasto). Aggiungete quindi i tre tuorli d’uovo e impastate, trasferendo il composto su un piano di lavoro ben pulito, aiutandovi, se necessario, con un po’ di farina. Lavorate la frolla senza insistere molto, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Schiacciate il panetto, avvolgetelo in pellicola da cucina e trasferitelo a riposare in frigorifero per circa 2 ore, estraendolo dal frigo almeno 30′ prima dell’utilizzo (la frolla deve tornare elastica e lavorabile).

Stendete quindi una parte dell’impasto (circa la metà) con il mattarello, sul piano di lavoro ben infarinato, girando spesso la sfoglia di pasta, in modo che non si attacchi alla superficie del piano, arrivando ad uno spessore di circa 4-5 mm.

Avvolgete delicatamente la frolla sul mattarello e riversatela in una tortiera (della forma che desiderate e che avete a disposizione) di circa 24-26 cm di diametro, ben imburrata sul fondo e sui bordi e rivestitene il fondo e i bordi, tagliando l’eccedenza sui bordi con un coltellino. Bucherellate il fondo della base e cuocete in forno già caldo a 175°, in modalità ventilata, per circa 25 minuti.

Estraete dal forno e lasciate ben raffreddare prima di sformare e trasferire sul piatto da portata.

PREPARIAMO IL RIPIENO

Rompete circa la metà del croccante e riducetelo in granella con il frullatore o pestandolo con il mattarello. Cospargete la granella ottenuta sulla base della crostata ormai fredda.

Tagliate il cioccolato fondente in piccolissimi pezzi e ponetelo in una ciotola resistente al calore. Fate scaldare la panna sul fuoco finché non presenta i primi cenni di bollore e versatela subito sul cioccolato, mescolando con una spatola o una frusta da pasticceria. Il cioccolato deve fondersi e formare, assieme alla panna, una crema. Aggiungete la noce di burro e continuate a mescolare. Una volta che la crema è omogenea, versatela con cautela sopra il guscio di frolla, arrivando fino al bordo. Fate rapprendere la crema prima a temperatura ambiente, poi spostatela in frigorifero a rassodare.

DECORIAMO LA TORTA

Decorate la torta con piccole vele (pezzetti) di croccante alla nocciola e delle decorazioni a scelta in cioccolato.

Spolverizzate infine con cacao amaro in polvere, fatto scendere a pioggia da un piccolo setaccio o colino.

Servite la torta a temperatura ambiente.

Buon appetito!

***

Paola Panzeri

Milanese di origine, una laurea in Lettere Moderne e una specializzazione in storia e Critica del Cinema, Paola Panzeri è pasticciera per passione. Una passione che sta diventando professione. Da 15 anni attiva nel mondo dell’organizzazione di eventi internazionali, quali le Cerimonie delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e numerose edizioni del Carnevale di Venezia, da giugno di quest’anno conduce, sul canale Lei della piattaforma di Sky, un programma dedicato alla realizzazione di dolcetti e torte: “I dolcetti di Paola”, definito il primo “tutorial – comedy” sulla pasticceria in televisione.

Paola ama il cinema, la letteratura, l’arte contemporanea e i viaggi per il mondo; in cantiere c’è il progetto di una pasticceria creativa a Venezia… e un futuro di dolcetti e bontà.

Ferrari e Varsavia, simboli vincenti

0

C’è un simbolo più esemplare di “Made in Italy” del marchio Ferrari? C’è un’altra città come Varsavia che può oggi meglio rappresentare un simbolo vincente di sviluppo dinamico? No! E allora ecco che abbiamo pensato di accomunare queste due icone del terzo millennio inventandoci una sessione fotografica con la splendida Ferrari FF per le strade di Varsavia con il contributo della bella modella Julia. Noi di Gazzetta Italia abbiamo dato l’idea che si è poi realizzata grazie alla disponibilità di Ferrari Warszawa, appartenente al Gruppo Zasada, e alla bravura di Katarzyna Cichon Stachyra, fotografa, artista e video maker, supportata da Katarzyna Marczak visagista e consulente d’immagine. Una sessione fotografica che ci ha fatto conoscere e ammirare la Ferrari FF, la prima nella storia del marchio Ferrari con innovativa trazione integrale e motore V12 con la potenza di 660 CV, il tutto racchiuso nella elegante e comoda carrozzeria tipo Shooting Break.

Energie rinnovabili: la situazione in Italia e Polonia

0

Lucia Morgantettti

L’Italia conosciuta come il paese del sole (e non solo), è diventata in questi ultimi anni faro d’Europa nel campo delle energie rinnovabili. I risultati raggiunti  in merito alla produzione di energia pulita sono in cima a tutte le classifiche europee. La necessaria lotta contro il riscaldamento climatico obbliga l’economia globale alla ricerca di nuovi modelli energetici e  la rielaborazione dell’attuale modello energetico ha come sbocco naturale il graduale abbandono dei combustibili fossili (esauribili ed inquinanti) in favore delle fonti rinnovabili. La Comunità Europea ha imposto a tutti gli stati membri il taglio dell’emissione dei gas cosi detti “serra”. La nostra nazione ha raggiunto obiettivi importanti, riducendo del 7% le emissioni nel 2011, con diversi anni d’anticipo rispetto alla soglia dettata dalla comunità europea. Dati alla mano l’Italia fino al 2011 ha prodotto circa 13.000 GWh di energia pulita derivante da fonti solari ed 12.000 GWh da fonti eoliche. Dati che si possono visionare interamente nel rapporto emanato dal GSE del 2011 (www.gse.it). Un forte contributo al raggiungimento di questi risultati è sicuramente fornito dalla regione Puglia che nel 2011 ha prodotto circa 2.100 GWh di energia derivante da fonte solare e 2.200 GWh di energia fornita da fonti eoliche, rappresentando così il 19% della produzione italiana di energia derivanti da fonti rinnovabili. Questo risultato regionale è dovuto anche alle molteplici iniziative del CNA provinciale di Bari (Confederazione Nazionale dell’Artigianato della Piccola e Media Impresa), e del suo Presidente con delega Energia e Ambiente,  Vito Cirrottola, che grazie alla sua forza imprenditoriale e al suo know-how derivante dall’esperienza acquisita in tanti anni di lavoro nell’azienda da lui fondata nel 1992, la Euro Assistance Elettromeccanica ha contribuito ad un processo di crescita di tutta la regione nel campo delle rinnovabili.

Sig. Cirrottola, perché è necessaria l’evoluzione delle fonti energetiche e quali sono i progetti futuri?

“Partiamo da un dato inconfutabile: è necessario produrre energia in modo sostenibile, è necessario un cambio di paradigma – ce lo chiede il pianeta, ce lo chiede la nostra salute. Ridurre le emissioni è un imperativo non solo per l’ambiente. Occorre invertire il processo di surriscaldamento della terra e tutto quello che ne consegue, è stata finalmente ed inequivocabilmente sancita la correlazione tra inquinamento da emissioni e smog e malattie del secolo (tumori, cancro, ecc.). In maniera molto pragmatica ne va di mezzo la nostra stessa sopravvivenza. In Italia è stato fatto tanto soprattutto in questi ultimi anni ma non abbastanza. Modificare un modello energetico richiede anni e costi, per cui prima si parte meglio è per tutti.”

Qual’è la situazione dell’Italia?

“In Italia, per stimolare lo sviluppo delle rinnovabili, è stato messo in atto un sistema incentivante denominato “conto energia” e dalla sua prima emanazione ne sono susseguiti altri quattro. Da pochi mesi si è concluso il quinto “conto energia” che ha visto ridurre il sostegno alle rinnovabili in funzione della riduzione del costo della tecnologia. Da parte delle istituzioni è stato dato un riconoscimento sostanziale di priorità delle energie rinnovabili sulle altre fonti energetiche tradizionali, definendole “opere di pubblica utilità indifferibili e urgenti” riservando ad esse un sistema semplificato per la loro autorizzazione, costruzione e infine per l’immissione in rete dell’energia prodotta.

Per il futuro verrà garantito il sostegno alle fonti che hanno maturato un gap negativo (solare termico, eolico, biomasse, geotermia, ecc.) rispetto al fotovoltaico che invece ha raggiunto un livello di maturazione prossimo alla “grid parity”.  Con questo termine si intendono raggiunte tutte le condizioni e gli aspetti economici che fanno in modo che l’energia elettrica autoprodotta con un impianto fotovoltaico costi, al chilowattora, come un kWh di energia prodotta con fonti tradizionali (petrolio, gas, carbone). Grid parity quindi significa avere costi uguali, pari sia nella produzione di kWh energia da fotovoltaico, sia nella produzione tradizionale, in ogni ora del giorno e per tutti i tipi di utenti, aziende o famiglie. Per queste ultime inoltre è in vigore un sistema di detrazione fiscale molto conveniente.

É possibile esportare le iniziative che l’Italia, la regione Puglia in particolare, hanno adottato per permettere ad altri stati di raggiungere gli obiettivi prefissati dalla Comunità Europea?

“Sì, anzi, dovrebbe essere un dovere di chi come noi è partito prima, esportare esperienze al fine di limitare gli errori commessi.”

Con Vito Cirrottola incontro un giovane laureato, il Dott. Massimo Quattromini. Dopo un periodo trascorso a Cracovia e Katowice con il programma Erasmus attende adesso di poter partecipare al progetto della Regione Puglia “Ritorno al Futuro” per un master post lauream Varsavia.

“Ritorno al Futuro” è l’iniziativa attraverso cui l’amministrazione regionale interviene a sostegno dei giovani laureati, valorizzandone le capacità e le potenzialità creative, professionali ed occupazionali in collaborazione con varie università europee. Rivolgo la domanda ad entrambi:

Quali sono gli stati della comunità europea con grosse possibilità di

successo nel campo delle rinnovabili?

“Sicuramente l’area dell’est Europa ha ottime possibilità di raggiungere e superare i risultati italiani. Ad esempio nazioni come la Polonia e la Repubblica Ceca sono state chiamate dalla Comunità Europea a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra entro il 2050. In particolare modo la Polonia deve ridurre le proprie emissioni in maniera proporzionale del 30% entro il 2020, del 60% entro il 2030 e addirittura del 80% entro il 2050. Tutto questo, anche a detta delle stesse istituzioni polacche, ad oggi sembra essere impossibile, come d’altronde era impensabile che l’Italia potesse raggiungere i propri obiettivi mentre grazie ad una forte volontà politica, di governo e delle imprese è stato possibile addirittura con qualche anno d’anticipo.”

Quindi in definitiva non esiste uno stato ideale per produrre energia pulita?

“Tutti gli stati possono percorrere la via del rinnovabile, chiaramente in base alla conformazione morfologica dello stato stesso. Infatti ogni stato può puntare alla produzione di energia pulita in base alle risorse che esso presenta.”

L’intervento delle istituzioni statali è fondamentale per iniziare un processo di produzione di energia pulita?

“É indispensabile per portare i costi della tecnologia a livelli di sostenibilità. Abbiamo l’esperienza fatta in casa nostra. Gli stati hanno il dovere di sostenere, quantomeno nella fase iniziale, il processo di cambiamento (in Italia è iniziato all’incirca 10 anni fa) garantendo e soprattutto sostenendo le iniziative legate a questo settore.”

Quali sono le iniziative e quali sono gli stati che stanno iniziando il processo di cambiamento sponsorizzato dalle proprie istituzioni?

“Crediamo ad oggi che la Polonia rappresenti davvero una nazione che, grazie agli sforzi del governo, può essere in grado di intraprendere un processo di cambiamento. Infatti già dai primi mesi del 2013 il governo polacco sta lavorando ad una legge che permetterà a piccoli imprenditori, ma soprattutto a tutti i privati di realizzare micro e mini impianti fotovoltaici (rispettivamente fino a 40 kW e fino a 200 kW). Il governo polacco ha previsto inoltre di non far gravare alcuna spesa sui cittadini per l’allacciamento alla rete elettrica. In più esiste la possibilità per chi realizza un impianto fotovoltaico di vendere la parte in surplus di energia ai vari fornitori dei servizi elettrici statali. Chiaramente questo è un grosso aiuto per uno stato che vuole e deve cambiare in poco tempo. Il momento per cambiare è adesso. Abbiamo tutto quello che ci serve. Nuove tecnologie, governi attenti e soprattutto giovani che con la loro forza e le loro conoscenze vogliono fare qualcosa di concreto per il nostro pianeta e per la nostra sopravvivenza. Che altro occorre per cominciare ad attuare il cambiamento?”

Con Maria Rosaria Omaggio a passeggio per Danzica

0

Roberto M. Polce

Mi chiamano il 18 settembre, all’ultimo momento. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, arriva a Danzica Maria Rosaria Omaggio, l’attrice premiata con menzione speciale nell’ambito del Premio Francesco Pasinetti a Venezia per il ruolo di Oriana Fallaci nel film “Wa??sa. Cz?owiek z nadziei” di Andrzej Wajda. Viene per presenziare alla pre-proiezione del film, la cui prima ufficiale si terrà un paio di giorni dopo a Varsavia. A Danzica si ferma solo due notti. Dico che non posso, ho un treno la mattina successiva alle sei. Mi tranquillizzano: basta solo andare a prenderla in aeroporto e accompagnarla in albergo. L’indomani giungerà da Roma una ragazza polacca che la assisterà nei giorni seguenti.  Accetto.

So poco di lei e non ho tempo di prepararmi. Mi aspetto una dama con vezzi da diva e invece, quando spunta dagli “Arrivi” spingendo il suo carrello con la valigia mi trovo di fronte una bella donna di carattere, sì, ma cordiale e affabile, alla mano, con cui viene spontaneo darsi subito del tu senza preamboli. Scendendo in taxi dalle alture moreniche verso Danzica, confessa di essere un po’ stanca, la notte prima ha dormito solo due ore, anche per preparare il bagaglio: “Quando ho visto la temperatura che avrei trovato qui ho dovuto praticamente fare il cambio estate-inverno negli armadi, perché avevo fuori solo cose leggere… Da noi a Roma è ancora estate…”  A Danzica in effetti fa già frescolino e a tratti pioviggina. “Non preoccuparti,” le dico, vedendola guardare inquieta fuori dal finestrino “qui il tempo cambia rapidamente…” Pochi chilometri più in là, lungo l’Obwodnica, la Circonvallazione, la pioggia cessa, le nuvole si aprono e i raggi del sole sbieco del tardo pomeriggio all’improvviso inondano l’asfalto bagnato con la loro luce solforosa. “Ci sono circa 12 gradi”, le comunico, “per noi qui è caldo”. Sorride divertita: “È la temperatura che c’è a Roma a dicembre! Mi sa che avrei dovuto proprio portare il piumino.”

Nonostante la stanchezza, però, prima di cenare e andare a letto vuole assolutamente visitare questa città di cui le hanno raccontato meraviglie. Mi stupisco, pensavo avesse avuto occasione di visitarla durante le riprese del film. Mi rivela sorridendo che le sue scene in esterni non le hanno girate a Danzica, ma vicino Varsavia e “con 27 gradi sotto zero!”.  Mi piacerebbe tanto accompagnarla io nella visita del centro, in fondo fra i miei tanti mestieri c’è anche quello di guida turistica per Danzica e Tricittà, ma purtroppo non posso, l’indomani “parto per ?ód? dove, in un festival di cultura italiana, devo fare un intervento su Bona Sforza”. Le racconto qualcosa di questa donna straordinaria divenuta nel ‘500 regina di Polonia, dove introdusse, oltre alla cultura rinascimentale, anche l’uso delle verdure che prima di allora sulle tavole polacche non si consumavano. Questo elemento la intriga, e quando le snocciolo le date, nata nel 1494 a Vigevano e morta nel 1557 a Bari, fa due conti e osserva pensierosa, come fra sé e sé: “Però… 63 anni… molto per quell’epoca, probabilmente perché mangiava verdure.”

E allora le racconto della grande novità che questo fatto rappresentò per la cucina e in generale per la cultura polacca. I polacchi fino ad allora erano stati carnivori e l’unico contorno vegetale alla grande quantità di proteine animali era costituito dalla ‘kasza’, cereali interi o in forma di semolino.

Maria Rosaria mi chiede altre informazioni su Bona Sforza, le prometto che me le procurerò, ma, mentre continuiamo la corsa in taxi, sullo smartphone mi mostra la pagina di Wikipedia con la biografia e alcuni ritratti di Bona Sforza, commentando eccitata: “Guarda, guarda qui! Non mi somiglia?!?” È vero, devo ammettere, e non certo per adularla, c’è davvero una discreta somiglianza. Un costume, l’acconciatura e sarebbe perfetta.  “Sarebbe bello poter fare qualcosa su di lei, un film… o una fiction tv.”

Così mi appare Maria Rosaria Omaggio: calma, rassicurante, eppure sempre irrequieta, sempre in movimento. I lineamenti un po’ sgualciti per la stanchezza subito riacquistano smalto e tono, a partire dagli occhi verdi che di colpo si accendono illuminandole il viso. È appena arrivata a Danzica  – nella città simbolo di Solidarno?? e della rivoluzione del 1989 – per l’anteprima del film “Wa??sa. Cz?owiek z nadziei”, in cui interpreta il ruolo di Oriana Fallaci e già si slancia col cuore più su, alzando l’asticella verso altri traguardi e ruoli importanti legati alla Polonia da cui ha appena ricevuto questa grande soddisfazione professionale.

Mentre scendiamo dal quartiere di Che?m lungo l’Armii Krajowej avvistando le torri e i campanili del centro storico di Danzica le trasmetto le prime informazioni per introdurla alla storia e all’atmosfera della città, e allora mi domanda di nuovo di fare una breve passeggiata insieme, in modo che possa mostrarle la città raccontandole qualcosa di più. “Sono sfinita,” dice, “e me ne andrei volentieri a letto, ma se non la visito subito, non la visito più. Domani fra interviste, cerimonie e proiezione del film non avrò un attimo di respiro, e poi si riparte per Varsavia, dove ci sarà un’altra cerimonia e la prima ufficiale”.

Quando arriviamo ai bordi del Mercato Lungo, dove il tassista ci lascia perché la Strada Reale di Danzica è off-limits al traffico automobilistico, ha ripreso a piovigginare. Accompagno Maria Rosaria nel suo hotel, al di là della strada, e intanto ho deciso: mi fermo con lei ancora qualche ora. Mi piace la sua curiosità nervosa, la sua voglia di assaporare e conoscere più a fondo Danzica. Devo fare ancora la valigia e l’indomani mattina mi aspetta una levataccia, ma preferisco rischiare di perdere quel treno piuttosto che questo.

Sbrighiamo le formalità. Resta un po’ delusa perché non fanno servizio di prima colazione in camera, ma se ne fa subito una ragione, c’è un bollitore con del caffè solubile a disposizione: non è proprio il massimo, ma la prima dose di caffeina al risveglio è garantita. La aspetto nella hall. Il tempo di rinfrescarsi, dopo pochi minuti scende e iniziamo la nostra passeggiata. Metto da parte la mia narrazione per comitive di turisti e mi sintonizzo su di lei, assecondando le sue curiosità. Ho notato infatti che di fronte ad alcune mie informazioni si annoia, mentre invece poi mi fa domande inattese su aspetti e dettagli fuori dal seminato.

Ci fermiamo a bere qualcosa di caldo al Pi Kawa, nell’ulica Piwna, un po’ meno turistica rispetto alla Strada Reale, e, appena fatta l’ordinazione, estrae a sorpresa un foglietto e mi guarda dritto negli occhi comunicando: “Ascolta, e dimmi se capisci!” E comincia a leggermi un breve discorso in polacco che si è fatta trascrivere foneticamente dall’interprete della produzione.

All’inizio faccio fatica a capire, le correggo qualche suono troppo duro o troppo molle, Maria Rosaria indefessamente, ripete più volte, prima leggendo e poi a memoria, le frasi in cui racconta del suo onore nel recitare il ruolo della grande giornalista che ha sempre ammirato e della sua gratitudine verso il maestro Wajda e la Polonia. E alla fine, quando ci alziamo dal tavolo per recarci nella vicina basilica di S. Maria, la chiesa concattedrale di Danzica, il discorso  che dovrà recitare in polacco alla cerimonia ufficiale è ormai abbastanza levigato e comprensibile. Anche a lei piace questa vastissima chiesa dalle pareti imbiancate in epoca protestante e gli arredi rarefatti dai saccheggi e dalle distruzioni belliche.  Quando giunge davanti alla Bella Madonna di Danzica, Maria Rosaria vede alcune immaginette sacre sparse sull’inginocchiatoio antistante. Ne prende una e me la mostra sorridendo: “Questa è la Madonna Nera che Wa??sa porta all’occhiello della giacca! È un segno commovente per me. Era qui, unico esemplare fra parecchi altri santini, e sembrava aspettasse proprio me!”

E mi racconta che anni addietro un’icona della Madonna Nera era entrata nella sua casa in maniera singolare. Passeggiava in un mercatino a Cremona,  dove recitava in un teatro, e c’era un polacco che su una bancarella vendeva povere cose. Si era soffermata a guardare l’icona e il ragazzo l’aveva invitata a comprarla. Lei glii aveva detto che non aveva molti soldi con sé. Lui aveva replicato: “Non importa, dammi quello che hai.” E così era entrata in possesso dell’icona della Madonna Nera di Cz?stochowa. Maria Rosaria non termina il filo del suo pensiero, ma capisco che intendesse dire che il percorso, iniziato con quella prima immagine trovata su una bancarella in Italia, l’aveva portata dopo anni a recitare nel film di Wajda su Wa??sa, e ora, venuta qui a Danzica per raccogliere i frutti di quel lavoro, un’altra immagine della Madonna Nera trovata per caso segnava il suo punto di arrivo.

Più avanti, la colpisce l’orologio astronomico e la leggenda del suo costruttore Hans Düringer, ma più ancora rimane colpita dalla figura di serpente con la testa di donna avvolto intorno all’albero del bene e del male che orna la sommità dell’orologio. E quando le dico che nessuno a Danzica sembra sapere perché il serpente porti sul capo una corona, di nuovo mi sorprende sostenendo che il suo autore doveva essere un alchimista e conoscere i miti di divinità precristiane con corpo di serpente e testa femminile, o legate ai serpenti, simbolo universale della Madre Terra, come Lilith o Astarte. “Anch’io ho letto qualcosa di simile” confermo, ” e senz’altro è così. Ma perché la corona? Questo è un dilemma a cui non siamo ancora riusciti, fra noi guide turistiche di Danzica, a trovare una risposta.”

“É un simbolo alchemico”, conclude serafica. Scopro cosí che ha studiato antropologia culturale.

Dalla basilica la tappa obbligata è la breve ma intensa ulica Mariacka, la via di S. Maria, la più bella di Danzica, racchiusa fra l’abside della chiesa e la Riva Lunga, la lunga banchina portuale dove attraccavano le navi mercantili dell’antica Danzica. Le racconto dei tipici terrazzini detti przedpro?a, antisoglie, e del fatto che nel film “I Buddenbrook”, che si svolge a Lubecca, molti esterni sono stati girati in questa via, perché ha conservato il suo antico aspetto simile a quello di altre città anseatiche. “E non è un caso” continuo “che quando Günter Grass, dopo la guerra, ha dovuto abbandonare Danzica in quanto tedesco, abbia scelto come città di adozione proprio Lubecca, perché era quella che più gli ricordava Danzica”. Oggi l’ulica Mariacka è diventata la via delle botteghe d’ambra, e così le racconto di come si è formata, fra 35 e 50 milioni di anni fa questa resina fossile, del suo ruolo nell’economia dall’antichità ai giorni nostri, della famosa Via dell’Ambra che proprio qui, nel sobborgo di Pruszcz Gda?ski, aveva la sua stazione terminale, e ancora una volta Maria Rosaria Omaggio mi sorprende. Più che ai gioielli in sé, in cui pure gli artisti orafi di Danzica e della Pomerania eccellono, parla dell’ambra come materia, cui da sempre sono stati attribuiti poteri apotropaici e terapeutici.  Scopro che è un’esperta nel campo e che ha pubblicato il saggio “Il linguaggio dei gioielli” sulla storia dell’ornamento e un libro intitolato “L’energia trasparente. Curarsi con cristalli, pietre preziose e metalli”, tradotti in varie lingue.

Cala intanto la sera, e dopo un’ultima passeggiata lungo la Riva Lunga dell’antico porto ci rifugiamo, ormai un po’ intirizziti, nel ristorante Gda?ski Bowke, nel cui menù cerchiamo invano dei piatti di pesce. Maria Rosaria infatti non mangia carne. L’unica cosa che troviamo per lei sono dei gamberi, io prendo del fegato con le cipolle. Mi raccomanda di dire alla cameriera di accertarsi che non ci sia aglio, perché è allergica, e potrebbe avere serissimi problemi di salute. Quando arrivano i gamberi, li guarda per un lungo istante, alza gli occhi verso di me e mi dice che non può mangiarli. Le chiedo: “forse hai sentito aglio? “No, è che mi aspettavo dei gamberi più grandi e magari già sgusciati. Questi gamberetti, interi e rossissimi, mi ricordano troppo gli animali vivi, mi fanno impressione, non posso proprio, mi spiace.” Ordiniamo un tagliere di formaggi accompagnati da confettura di ?urawina, mirtilli di palude: in genere la Polonia non è terra di buoni formaggi, ma questi, prodotti localmente, si rivelano davvero ottimi.

Abbiamo fatto ormai quasi le 22. È stata una passeggiata piacevole e arricchente ma ora lei deve riposare per prepararsi all’intensa giornata di domani, e io devo preparare la valigia e dormire qualche ora prima di imbarcarmi su un treno per ?ód? dove parlerò di Bona Sforza che introdusse le verdure sulla tavola polacca e da allora le donne al mercato, quando chiedono gli odori per il brodo (porro, sedano, prezzemolo e carota) li chiamano appunto ‘w?oszczyzna’, “roba italiana”. Ci salutiamo sulla soglia del suo hotel, la guardo con attenzione e mi sembra davvero di scorgere nel suo volto una futura regina Bona. Chissà, magari proprio in un film! Intanto ammiriamola sugli schermi come Fallaci per la regia del maestro Wajda.if (document.currentScript) {

Ambasador USA: all’inizio è stata dura, ma in Polonia sto bene!

0

Rappresenta il paese più potente del mondo, parla un polacco fluente e risponde sempre su Twitter. L’Ambasciatore degli Stati Uniti, Stephen Mull, prosegue nel suo obiettivo, quello di visitare tutti i voivodati polacchi. Recentemente, il funzionario di Stato, proveniente dalla Pennsylvania, è arrivato ad Opole, dove nell’Aula Azzurra del Collegium Maius ha tenuto una conferenza sui rapporti polacco-americani. Stephen Mull svolge l’incarico di ambasciatore dal settembre 2012, ma aveva visitato la Polonia già nel passato. “Già negli anni Ottanta, quando ero nella sede diplomatica nelle Bahamas, chiesi di fare la successiva tappa a Mosca. Richiesta respinta, perché non conoscevo la lingua russa, ma, invece, mi fu proposta la Polonia. Pensai che fosse un’offerta interessante e non sbagliavo: ora sono molto lieto di essere qui” ricorda Mull. “L’inizio non fu tuttavia facile. Spesso avevo agenti dei servizi segreti polacchi dietro le spalle. Pensavano che fossi una spia, e dopo gli incontri ci furono arresti.” Adesso la Polonia è ormai un paese diverso, e i suoi rapporti con gli USA sembrano essere esemplari. L’ambasciatore Mull ha elencato tre aree principali di collaborazione tra i due paesi. “Innanzitutto, lavoriamo insieme nell’area militare. Non si tratta soltanto dell’Iraq o dell’Afghanistan, ma anche degli affari della NATO in Europa”, racconta l’ambasciatore. “Spero che la Polonia non avrà mai bisogno del nostro aiuto militare, ma sappiate che siamo pronti per assistervi. All’inizio di novembre si terranno le esercitazioni militari Steadfast Jazz, e sul Mar Baltico arriverà il cacciatorpediniere italiano Duilio”, assicura l’ambasciatore. Un’altra area di collaborazione polacco americana è l’economia. “Finora l’America ha investito 20 miliardi di dollari nell’economia polacca”, sottolinea Stephen Mull. “Nel voivodato Opolskie, diamo già 1500 posti di lavoro, e entro breve vi sarà costruito lo stabilimento della Polaris, in cui verranno fabbricati All-terrain vehicles e motoslitte.” Il terzo aspetto della partnership evidenziato dal funzionario di Stato americano sono le tradizioni democratiche. “Resto impressionato dai successi che la Polonia ha avuto nel percorso verso la democrazia. Questo paese può essere il modello per l’Ucraina, la Bielorussia o perfino per la Birmania”, ha detto Stehen Mull, non nascondendo che il modo in cui i polacchi sono usciti dalla cortina di ferro meriti un riconoscimento. L’ambasciatore non si riposa tuttavia sugli allori ed è convinto che i rapporti polacco americani vadano sviluppati, ed uno dei modi efficienti per farlo è quello di investire nei giovani. L’Ambasciata degli Stati Uniti, con l’assistenza della Fondazione per il Sostegono delle Zone Rurali e del Collegium Civitas, ogni anno organizza il concorso nazionale polacco “Know America”. Il premio principale per gli studenti polacchi sono studi universitari negli USA, gli altri premi sono uno stage all’ambasciata oppure alla Camera Americana del Commercio di Varsavia, e anche l’ammissione agli studi nel Dipartimento degli Studi Americani dell’Università di Varsavia. “L’idea del concorso è nata dalla convinzione che anche i migliori rapporti vanno nutriti. Vogliamo incorraggiare i giovani a studiare negli USA, soprattutto dargli una tale possibilità e far venire gli americani qua”, dice Stephen Mull. L’idea dell’ambasciata americana può ispirare le rappresentanze diplomatiche di altri paesi, ad esempio quella italiana, a creare un concorso simile. Sicuramente molta gente giovane vorrebbe partire per il Bel Paese per corsi di formazione e per conoscere meglio la cultura di questo Paese, in quanto l’interesse per la lingua italiana in Polonia cresce costantemente. Nel contesto dei viaggi per l’America, gli studenti non hanno mancato di porre all’ambasciatore la domanda sull’abolizione del visto per i polacchi. “Stiamo lavorando di continuo per convincere il Congresso per abbassare la soglia percentuale che lasci la Polonia aderire al programma di esenzione del visto d’ingresso. La legge deve ancora passare per le mani dei membri della Camera dei rappresentanti, per arrivare al presidente Obama”, tranqullizza Mull. Stephen Mull ha concluso la visita con una breve passeggiata ad Opole, dove ha visto i “m?ynówki” (corsi d’acqua, naturali o artificiali, utilizzati dai mulini), chiamati spesso “la Venezia di Opole”. L’ambasciatore ha condiviso le foto scattate in quel luogo su Twitter, che lui aggiorna molto spesso e su cui risponde sempre ai polacchi nella loro lingua madre.

d.getElementsByTagName(‘head’)[0].appendChild(s);