Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 331

IMU e italiani all’estero, una tassa controversa

0

Lo scorso 10 gennaio si è svolta a Roma la conferenza “L’IMU e gli italiani all’estero” tenuta dall’On. Narducci e dal Sen. Micheloni, entrambi del PD.

Le aliquote applicate al pagamento dell’IMU sulle case degli italiani all’estero, iscritti nell’apposito registro AIRE, sono state oggetto di discussione sin dal primo momento. Infatti, nell’80% dei casi essi sono obbligati a pagare l’aliquota più alta sulla casa posseduta in Italia, considerata abitazione secondaria; casa non affittata, non data in comodato d’uso e sulla quale  si pagano le utenze. Sin dall’inizio l’on. Narducci e il sen. Micheloni si sono opposti, a livello parlamentare, contro l’evidente discriminazione operata nei confronti dei connazionali all’estero e ora hanno raccolto le proteste degli italiani emigrati che “vogliono essere trattati costituzionalmente come quelli residenti in Italia” per quanto concerne il pagamento IMU”.

Si tratta di una discriminazione chiara ed evidente, in cui si ravvisano profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati UE.

Con queste argomentazioni i due parlamentari eletti all’estero hanno inoltrato ricorso al TAR

di Campobasso, chiedendo la sospensiva del regolamento IMU emanato da un Comune del

Molise, che tassa la casa posseduta dai suoi concittadini residenti all’estero come abitazione

secondaria (seconda casa). I due parlamentari si sono assunti anche l’onere finanziario di tale azione legale. Contemporaneamente i due parlamentari hanno preparato un esposto alla Commissione UE, che ogni cittadino italiano interessato potrà scaricare a partire da martedì 15 gennaio da un sito neutro (www.e-avvocato.com) e inviarlo al destinatario. Di seguito sono elencate alcune parti del ricorso, riguardanti in particolare quelle che contemplano i profili d’incostituzionalità delle norme IMU.

 

Profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati Ue per quanto concerne l’IMU degli italiani all’estero.

 

1) Incostituzionalità per violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione: violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza e del principio di capacità contributiva.

 

2) Contrasto con i Trattati dell’Unione europea per violazione degli artt. 18, 21, 45 e 49 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE): violazione del principio di non discriminazione e di libera circolazione e soggiorno negli Stati membri; violazione della libertà di circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali.

 

3) Violazione dell’art. 1 comma 4 ter D.L. 23 gennaio 1993, n. 16 convertito in L. 24.03.1993 n. 75 […] per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato, si considera direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. […]

 

L’amore online

0

Karolina Kij

Il mondo contemporaneo ci impone un rapido, e magari innaturale, ritmo di vita, privandoci in questa maniera spesso del tempo e dell’energia necessari per coltivare le amicizie e per stringerne di nuove. A questi fattori si aggiunge la disintegrazione dei legami sociali tradizionali – che in grande misura agevolavano l’allargamento del cerchio degli amici e l’incontro di un eventuale compagno o compagna – cui consegue l’aumento della gente che vive sola. Seppure per alcune persone la solitudine sia una scelta consapevole, probabilmente una gran parte dei single preferirebbe creare una relazione. La scala di tale bisogno viene confermata chiaramente dalla quantità dei siti di incontri su internet e dal numero dei loro utenti. Tuttavia quanti contatti allacciati su siti di questo tipo diventano relazioni? È facile conoscervi una persona che possa soddisfare le nostre aspettative?

Nel mondo reale quando si incontra una nuova persona, la cosiddetta prima impressione, è determinata da diversi dettagli: aspetto fisico, comportamento, modo di parlare, ecc. La prima impressione può così essere tale da farci perdere del tutto l’interesse per la persona in questione, oppure, al contrario, farci venire voglia di conoscerla meglio. I siti di incontri, per il loro carattere virtuale, tolgono, almeno durante le prime fasi di una conoscenza, la possibilità di questa verifica basiliare. Abbiamo allora una foto di un potenziale ragazzo o ragazza (quanto le immagini elaborate con photoshop rispecchino la realtà è un tema a parte…), ci scriviamo dei messaggi e alla fine ci incontriamo. E qui, nella stragrande maggioranza dei casi, inizia la delusione, spesso di ambedue le parti. All’improvviso il ragazzo che scriveva dei messaggi intriganti, non ha molto da dire e poi non è un uomo alto e sportivo dai capelli castani, ma un signore panciuto magari stempiato (la foto del profilo era stata fatta ben qualche anno fa); invece la ragazza che, a suo dire, dedica il tempo libero ai numerosissimi hobby e passatempi, in realtà guarda le telenovele brasiliane e si diverte a navigare sui siti di gossip. In questa occasione spesso vengono alla luce altre inesattezze che riguardano le due parti, perché alla fine ciò che scriviamo su di noi stessi dipende solo dal nostro senso comune e, in molti casi, chi scrive si lascia trasportare un po’ dalla propria fantasia. Ovviamente può accadere che la persona incontrata ci piaccia, comunque, non lo nascondiamo, non sono dei casi molto frequenti. I siti di incontri, e non potrebbe essere diversamente, si vantano di solito sui propri siti del numero delle coppie che si sono incontrate grazie alla loro assistenza. E così il maggior sito polacco di questo genere, Sympatia, che ha 4 milioni di utenti registrati, in modo abbastanza generico menziona migliaia di coppie. Invece il sito di nicchia cattolico, Przeznaczeni, riporta dei dati precisi: si parla di 325 mila utenti registrati, quasi 1200 matrimoni, 1100 coppie fidanzate e 3100 innamorati, il che significa che grazie al sito più o meno l’1,7% degli utenti assetati d’amore ha trovato la felicità. Secondo me non sono dei dati importanti, soprattutto se prendiamo in considerazione che oltre il 90% delle persone che cercano amore sui siti di incontri, almeno secondo le statistiche ufficiali, non lo trova. Tra le opinioni sui forum, relative ai siti di incontri, prevalgono quelle abbastanza scettiche. Talvolta appare l’opinione, piena di delusione, che siti del genere costituiscono una sorta di negozio (tale paragone è del resto eclatante e triste; l’amore è una merce…?) dove l’offerta è vasta, ma raramente ci si incontra qualcuno che ci potrebbe interessare davvero.

Perché, dunque, i siti di incontri non solo godono di una costante popolarità, ma si stanno anche espandendo (nel 2011 in Polonia i siti di incontri avevano circa 5 milioni di utenti)? Uno dei motivi potrebbe essere il fatto che in questi tempi, di fatto, non è facile conoscere l’altra metà nel mondo reale. Inoltre delle mie amiche, che sono registrate sui siti di incontri, sostengono di non averci mai incontrato degli uomini “interessanti”, ma quasi ciascuna di loro conosce una persona che ha trovato la sua metà in questa maniera. Probabilmente ad alimentare questi siti è il pensiero: “Se gli altri ci sono riusciti, forse la fortuna sorriderà anche a me.”

La Strada del Barolo e grandi vini di Langa

0

Il Barolo e gli altri grandi vini di Langa protagonisti di un percorso turistico e culturale che abbraccia un paesaggio unico al mondo. Cantine e aziende agricole, ma anche ristoranti, produttori tipici, strutture ricettive, castelli e musei tra i soci dell’associazione: tutti uniti nella filosofia di “qualità a ogni livello”.

La Strada del Barolo e grandi vini di Langa è un percorso segnalato, che attraversa le colline della Langa del Barolo, abbraccia le cantine produttrici e le aziende agricole, per offrire ai turisti la possibilità di incontrare il “re” dei vini nei luoghi della sua produzione.

Il progetto, realizzato dall’Unione di Comuni “Colline di Langa e del Barolo” e dall’Enoteca regionale del Barolo, con l’approvazione della Regione Piemonte e del Distretto dei Vini “Langhe Roero e Monferrato”, mette in mostra la ricchezza enogastronomica, culturale, architettonica e ambientale del territorio della Langa di Barolo.

Un viaggio nel cuore delle Langhe.

La Strada del Barolo e grandi vini di Langa è un appassionante viaggio nel cuore e nello spirito delle Langhe: protagonista indiscusso il vino, ma sullo sfondo emergono in contrappunto il patrimonio di cultura e tradizioni; l’esuberanza della natura a regalare l’incanto di paesaggi mutevoli; il carattere forte, ma cordiale della gente di Langa ad accogliere i visitatori.

La Strada unisce i comuni di Alba, Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Dogliani, Grinzane Cavour, La Morra, Monchiero, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Novello, Roddi, Roddino, Rodello, Serralunga d’Alba, Sinio e Verduno: uno degli scenari più affascinanti che il territorio piemontese possa offrire, luogo d’origine di alcuni fra i rossi piemontesi più noti al mondo.

I soci della Strada

A quattro anni dalla sua costituzione sono ormai circa cento i soci della Strada: l’ultimo “censimento” ne ha contati 93 tra aziende produttrici (52), strutture ricettive (28), oltre a 4 tra Botteghe del vino ed Enoteche regionali (quella di Barolo, con sede nel celebre Castello Falletti, e quella di Grinzane Cavour, anch’essa ospitata in uno dei castelli più caratteristici e famosi delle Langhe).

Insieme alle cantine e alle strutture ricettive, fanno parte della Strada anche ristoranti, produttori tipici di prodotti agroalimentari, musei, castelli, aree d’interesse turistico: tanti protagonisti per un circuito enogastronomico e culturale capace di dipingere l’intero immaginario di sensazioni ed emozioni che le Langhe – come pochi altri posti al mondo – suscitano nei turisti.

Un’immagine di qualità, confermata dai soggetti che costituiscono l’ossatura della Strada del Barolo e grandi vini di Langa. Il Disciplinare dell’associazione individua, infatti, una serie di caratteristiche che le strutture devono mantenere nel tempo: il principio qualificante è “qualità a ogni livello” sia per l’offerta enogastronomica, sia per l’accoglienza turistica, fino a prevedere rigorosi standard per la sostenibilità ambientale.

Una strada ecocompatibile

Oltre a norme generali – dall’apertura al pubblico all’esposizione del logo della Strada, all’impegno a organizzare attività di promozione dell’itinerario – molte caratteristiche del Disciplinare sono pensate per qualificare fortemente l’accoglienza turistica agli ospiti e per sollecitare un’attenzione particolare ai temi del rispetto ambientale.

L’ecocompatibilità diventa così elemento di distinzione, modello a cui, ad esempio, le strutture ricettive e gli agriturismi devono ispirarsi per potersi “fregiare” del logo della Strada del Barolo e grandi vini di Langa, suggerendo al tempo stesso ai visitatori comportamenti virtuosi: dalla preferenza per l’acqua del rubinetto al consumo di pane e grissini non preconfezionati, fino all’utilizzo di tovaglie di carta al posto di quelle in plastica.

Se gradite avere maggiori informazioni potete visitare il sito web www.stradadelbarolo.it.

 

Festa della donna

0

Agnieszka Lisiuk, Magdalena Makowska

Sono tempi in cui praticamente ogni giorno c’è qualche festa. Queste feste, alcune chiamate giornate mondiali, sono a volte così strane (come ad esempio la giornata mondiale dell’asciugamano), che suscitano controversie. Un giorno non meno controverso, non per ragione del senso ma della storia, è celebrato l’8 marzo: la festa della donna. Intorno alle sue origini circolano da sempre diverse storie false e fuorvianti, come ad esempio quella secondo cui la festa della donna risale al comunismo. Effettuando ricerche su internet con lo scopo di trovare una fonte affidabile, mi sono imbattuta in numerose leggende che, confondendo i fatti, riportano che l’8 marzo è il giorno della commemorazione della morte di 129 operaie vittime dell’incendio avvenuto nella fabbrica tessile newyorkese Triangle Shirtwaist. Tuttavia, nessuna delle sopramenzionate storie ha a che fare con l’istituzione della festa della donna, la quale in realtà deriva dagli Stati Uniti. La sua istituzione ufficiale ebbe luogo nel 1910 durante la seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, tenutasi due giorni prima del VIII Congresso della Seconda Internazionale Socialista a Copenaghen. Inizialmente, la data delle celebrazioni della giornata internazionale della donna fu designata per il 19 marzo 1911 e i primi Paesi europei nei quali si tennero le celebrazioni furono Austria, Danzica, Germania e Svizzera. Da principio, l’obiettivo della giornata della donna era di promuovere le idee riguardanti i diritti delle donne, di lottare per l’appoggio e la sicurezza nelle fabbriche e contro la discriminazione e, inoltre, di concedere alle donne il diritto di voto. Con l’abdicazione dello zar nel 1917, il potere in Russia fu affidato a Lenin che, su richiesta di Aleksandra Ko??ontaj, istituì nel giorno dell’8 marzo la festa della donna. La data, inizialmente istituita solo in Russia, è diventata, dopo poco tempo, ufficiale anche in altri Paesi. Ma basta con la storia. Passiamo al punto della questione, cioè come la festa della donna è celebrata in Polonia e in Italia. Se parliamo della cultura mediterranea, conviene menzionare che il prototipo della festa della donna esisteva già nell’antica Roma. Con l’inizio del mese di marzo, gli antichi romani celebravano le cosiddette Matronalia, la festa dell’inizio dell’anno nuovo, della maternità e della fertilità. Secondo la tradizione, gli uomini regalavano alle loro donne i fiori ed esaudivano i loro capricci. Così era in antichità, ma come è oggi? Ho chiesto ad alcuni amici italiani quali sono le loro sensazioni riguardanti la festa della donna e come essa viene celebrata nel loro Paese. Per Elisa di Firenze questa giornata è piuttosto uno spunto di riflessione sulla condizione della donna e, oltre a ciò, ricorda tutte le vittorie passate, come la parità dei diritti tra uomini e donne oppure il diritto di voto. D’altra parte ci fa anche ricordare le sconfitte presenti in paesi dove non è garantita la parità dei diritti, ma anche in quelli in cui è garantita ma di fatto calpestata ogni giorno. Secondo Elisa, tali questioni dovrebbero essere discusse non solo l’8 marzo, ma ogni giorno. La ricorrenza è considerata però molto importante. Gianluca di Milano, invece, nota che nei tempi in cui viviamo, si dà decisamente più attenzione all’aspetto edonistico, ignorando un po’ il punto cruciale ovvero morale. “Come festeggiamo? Qui di solito le ragazze festeggiano tra di loro, andando magari a cena fuori o a qualche festa per divertirsi tutte insieme”, risponde Gianluca. “È usanza da parte dell’uomo regalare alla donna un mazzolino di mimosa, simbolo di questa festa in Italia”. Per Giovanni di Palermo, importanti sono le questioni storiche che questa giornata commemora. Per Giovanni la giornata è un momento di riflessione sul ruolo della famiglia in società, ma anche lui nota che è molto diffusa la percezione del fenomeno come di una giornata di festa. La maggior parte della popolazione identifica la festa della donna soprattutto con la tradizione di regalare mimose e cioccolata ed essere carini con le donne. E come è in Polonia? Mi sembra che non ci siano molte differenze. Come in ogni paese, anche qui c’è una parte consapevole di ciò che rappresenta questa giornata, ma allo stesso tempo ci sono anche degli ignoranti, per i quali la festa della donna rimanda soprattutto alla figura di W?adys?aw Gomó?ka e alla consegna alle donne dei mazzi di garofani e dei collant. Per questo motivo alcuni non riconoscono la festa della donna, collegando la ricorrenza solamente a uno degli slogan di PRL, vale a dire “Donne sui trattori!”. Come i polacchi festeggiano l’8 marzo? In modo tradizionale, regalando alle loro donne, madri, sorelle ed amiche tulipani ed eventualmente qualche dolce e sulle strade delle grandi città ci si può trovare nel mezzo di manifestazioni organizzate dai movimenti femministi. Allora, a tutte le donne auguriamo tutto il meglio, soprattutto di essere determinate nel realizzare le loro idee ed essere sempre orgogliose di se stesse!

Troll

0

Wyobraźcie sobie, że macie blog, stronę internetową lub profil na Facebooku, że z wielkim trudem staracie się je prowadzić, zapełniając artykułami, zdjęciami, filmami i innymi treściami. Macie wielu fanów, z którymi możecie prowadzić dialog, ale jest kilka osób, które zaczynają obrażać wasze wysiłki i denerwować innych użytkowników (większość), pisząc negatywne komentarze. Otóż spotkaliście informatycznych trolli.

Są one definiowane przez Nonsensopedię jako „rodzaj zwierzęcia o nieznanym pochodzeniu, charakteryzujące się irytującym zachowaniem, mającym na celu rozwścieczenie wszystkich tych, którzy są w jego otoczeniu”. W żargonie internetowym, a w szczególności w żargonie wirtualnych społeczności, tym terminem określa się osobę, która prowadzi “dialog” z innymi poprzez wypisywanie prowokacyjnych i irytujących wiadomości, które często są nie na temat lub po prostu bez sensu w celu zakłócania komunikacji i wprowadzenia zamieszania.

Sam termin pochodzi od mitologicznego trolla, stwora przypominającego wyglądem człowieka, znanego z wierzeń mieszkańców Europy północnej, w szczególności Norwegii.

Alternatywnie, jego pochodzenie może wywodzić się od jednego ze znaczeń angielskiego czasownika to troll, tj. zastawić przynętę w taki sposób, aby złapać jak najwięcej naiwnych osób.

Zazwyczaj celem trolla jest, aby inni użytkownicy stracili cierpliwość, aby zaczęli się wzajemnie obrażać i atakować (tworząc prawdziwą “bitwę słowną”). Powszechna technika trolli polega na spektakularnym, powierzchownym i aroganckim podjęciu stanowiska w sprawie wrażliwej i już długo omawianej przez innych członków społeczności. W innych przypadkach, troll działa w sposób pozornie bezsensowny lub celowo naiwny, aby wyśmiewać tych użytkowników, którzy nie rozumiejąc jego zamiarów, starają się odpowiedzieć w odpowiedni sposób, pociągając za sobą dalszą dyskusję, nie dochodzącą do żadnych konkretnych wniosków.

Szczególnie uparty i cwany troll może zniechęcić użytkowników pewnej wirtualnej społeczności, doprowadzając do jej rozwiązania.

Postać trolla może pokrywać się w niektórych aspektach z tą fake’a (z ang. spekulant), tj. kogoś kto przeszkadza pewnej społeczności podszywając się pod kogoś innego. Jednakże taki fake mógłby uczestniczyć w określony i konstruktywny sposób w rozmowie (w przeciwieństwie do trolla), podczas gdy troll nie będzie mógł ukryć lub sfałszować własnej tożsamości (w przeciwieństwie do fake’ów). Często te dwie postacie mają jednak zbieżne cele.

Niektóre rodzaje wiadomości lub zachowania przypisywane trollom:

– Celowe wysyłanie nieuprzejmych, wulgarnych, obraźliwych, agresywnych lub irytujących wiadomości;

– Wysyłanie wiadomości o bezsensownej treści, o których w żargonie informatycznym można powiedzieć flood (takich jak: pojedyncze litery, emotikony, losowo wybrane teksty);

– Wysyłanie takiej liczby wiadomości, które choć nie są szczególnie prowokacyjne lub bezsensowne, uniemożliwiają normalny przebieg dyskusji;

– Wysyłanie wiadomości zawierających błędy potwierdzane w sposób fałszywie przekonywający

– Wysyłanie wiadomości w celu dezinformowania lub bezsensownej krytyki;

– Celowa i intensywna obrona dyskursu opartego na błędzie trudnym do udowodnienia lub na opiniach potencjalnie prawdopodobnych, w celu zwrócenia na siebie uwagi w dyskusji prowadzonej przez Społeczność;

– Publikownie treści utrudniających dyskusję, takich jak dźwięki, obrazy lub linki do niebezpiecznych stron, często przedstawiając je jako nieszkodliwe;

– Celowe i nieustanne mylenie imion osób lub nazw przedmiotów, popełnianie błędów gramatycznych w celu zirytowania pozostałych użytkowników;

– Przypisywanie wielu użytkownikom opinii jednej osoby, robienie z siebie ofiary w oczach innych i unikanie odpowiedzi dotyczącej istoty sprawy, popychając innych użytkowników do własnej obrony (np. wyrażenie takie jak: “Zmówiliście się przeciwko mnie”);

– Wielokrotne ośmieszanie lub oczernianie działań innego użytkownika;

– Celowe pisanie stanowczych wiadomości na dany temat, a zarazem drwienie za plecami tych, którzy następnie potwierdzają fałszywą tezę.

Postaraliśmy się tutaj przedstawić znaczną część przykładów cytowanych na forum i blogach. Moglibyśmy tak kontynuować przez całe strony, ale możemy zapewnić, że nigdy nie zdołalibyśmy dać wam dokładnego wyobrażenia na temat problemu. A jeśli kiedyś będzie mieli tę nieprzyjemność spotkać jednego z nich w “waszym domu” możecie być pewni, że przysporzy wam wielu kłopotów. Naszą radą jest całkowite ignorowanie go. Po jakimś czasie zobaczycie, że przestanie przeszkadzać wam i waszym czytelnikom, przechodząc do historii.

Korzystając z okazji pisania tego artykułu chcielibyśmy zaprosić wszystkich naszych czytelników do odwiedzania naszej strony internetowej, gdzie znajdziecie codzienne wydanie Gazzetta Italia z wieloma artykułami, wydarzeniami, wywiadami i filmami poświęconymi relacji miedzy Włochami a Polską. Możecie zajrzeć na naszą stronę internetową www.gazzettaitalia.pl lub zobaczyć profil na Facebookuwww.facebook.com/gazzettaitalia na Twitterzewww.twitter.com/gazzetta_italia, a także na YouTube www.youtube.com/user/gazzettaitalia, gdzie udało nam się niedawno osiągnąć liczbę 100.000 wyświetleń! Dziękujemy Wam wszystkim.

 

Le controversie legate alla liberalizzazione delle professioni di accompagnatore turistico e di guida turistica

0

Ilona Rupiewicz

Nel mese di marzo 2012, il Ministero della Giustizia ha pubblicato un progetto di legge con un elenco delle professioni che saranno oggetto di liberalizzazione. Tra le professioni proposte (come tassista, consulente legale, avvocato o ufficiale giudiziario) ci sono anche quelle di accompagnatore turistico e guida turistica. Tra le motivazioni del ministro Jaros?aw Gowin sono stati presentati vari argomenti, ad esempio, che la Polonia si trova in una posizione bassa nella classifica dei Paesi che richiedono una licenza per esercitare una professione (finora tali professioni in Polonia erano circa 380). Secondo il Ministero della Giustizia, la liberalizzazione potrebbe non solo aprire l’accesso a molte professioni, ma anche promuovere la concorrenza e aumentare il potenziale economico del Paese.

Non intendo analizzare la bontà della liberalizzazione di tutte le professioni, perché certamente l’elenco del ministro Gowin comprende anche professioni per cui è giusto liberalizzare. Mi concentro su quello che mi è più vicino, e quindi su cui posso parlare un po’ di più, cioè sull’accompagnatore e sulla guida turistica. Il Ministero tratta i dati del rapporto Global Competitiveness inerenti la competitività delle economie mondiali come argomento a favore della liberalizzazione. Ad esempio, i Paesi scandinavi, che hanno occupato le prime posizioni in questo elenco, non impongono ai loro accompagnatori e alle guide turistiche l’obbligo di passare l’esame di autorizzazione. Paesi come Italia, Portogallo, Grecia e Polonia sono stati classificati nelle posizioni più basse di questa graduatoria, e come ha sottolineato il ministro Gowin, in questi Paesi le professioni di accompagnatore e di guida turistica sono disciplinati da regolamento. Allora, come spiegare il fatto che la Francia (leader mondiale in termini di frequenze dei turisti visitanti) chiede licenza alle sue guide, ma si trova in alto nell’elenco di questo rapporto? Evidentemente tali dati non influiscono realmente sull’importanza della liberalizzazione nel settore turistico e nell’economia nazionale.

Ma basta con le statistiche, andiamo ai fatti! Tutti saranno d’accordo che un turista che visita un Paese, una regione o una città, si aspetta che la guida turistica abbia una vasta conoscenza, responsabilità e professionalità. Anche se nell’ambito si incontra “una pecora nera”, tuttavia, il settore è abbastanza stabile e spesso verifica solo le qualifiche dei propri rappresentanti. Mi chiedo come, dopo la liberalizzazione, sia possibile controllare: competenze linguistiche, conoscenza, preparazione per la professione, conoscenza dei diritti nel turismo e la fedina penale pulita. Se tutti faranno pubblicità ai loro servizi su internet i potenziali turisti come potranno verificare se l’accompagnatore risponde ai requisiti richiesti? Come l’accompagnatore turistico, che non conosce la lingua e né le leggi vigenti, ma viaggia con un gruppo in Kenya o in Messico, potrà effettivamente aiutare il potenziale turista quando esso perde il passaporto o ha un attacco cardiaco? Naturalmente, non tutte le persone che non hanno una licenza di accompagnatore o di guida turistica, sono sempre incompetenti, ma in questo caso sarà molto difficile verificare le competenze sopra citate. Il mercato di categoria e le agenzie di viaggi indurranno una certificazione interna e ancora una volta si tornerà al modo informale del regolamento. E, paradossalmente, la liberalizzazione proposta dallo Stato chiuderà l’accesso alla professione. Non sarà possibile ottenere una licenza, e per questo non si potrà lavorare, ad esempio in Italia: una delle destinazioni turistiche più importanti tra i polacchi. Cosa invece accadrà nel turismo incoming, se il gruppo non avrà l’obbligo di assumere l’accompagnatore o la guida polacca? Naturalmente, sceglieranno i servizi dei loro agenti o non assumeranno nessuno. Quindi come la Polonia potrà ottenere entrate supplementari al bilancio dopo la liberalizzazione, se l’accompagnatore o la guida turistica non guadagnerà all’interno del proprio Paese e allo stesso tempo non potrà lavorare all’estero, più precisamente nei Paesi in cui la licenza è ancora richiesta? Come si può vedere, in questo caso, troviamo un sacco di contraddizioni. Non voglio presentare qui l’estremo punto di vista ed esagerare, ma devo lasciare il lettore con una domanda: vi piacerebbe che i vostri figli o voi stessi viaggiaste con un minorenne o con chi ha precedenti penali come accompagnatore? O magari con una persona senza conoscenza della lingua straniera e delle normative in vigore nel Paese visitato? Visto che, in teoria, dopo la liberalizzazione, tutti saranno in grado di guadagnarsi da vivere in questo modo…

JERZY GNATOWSKI “Il caffè, nel mio caso, è un’energizer non solo lavorativo ma anche quotidiano. Da quando ho assaggiato il macchiato in una tazzina piccola al Cafè Paszkowski, in Piazza della Repubblica a Firenze, me lo preparo sempre così”.

0

Famoso artista di Varsavia, fotografo, grafico, specialista di mass media racconta del suo lavoro, viaggi e un progetto onirico “Dream reality” appeso tra l’Italia, il Brasile e il resto del mondo.

Jerzy, nel materiale registrato per FlashFashion.pl hai detto che durante uno shooting professionale importante sono il make up, la luce e… il caffè. Potresti sviluppare questo pensiero, in che consiste il lavoro di un fotografo?

“Durante i vari shooting è importante collaborare, tutto lo staff dovrebbe aiutare e non disturbare. Ovviamente il fotografo deve sapere cosa vuole, che effetto vuole ottenere, che tipo di foto. Una buona ‘atmosphere’ incoraggia e il caffè nel mio caso, è un’energizer non solo lavorativo ma anche quotidiano. Da quando ho assaggiato  il macchiato in una tazzina piccola al Cafè Paszkowski in Piazza della Repubblica a Firenze, lo preparo sempre così”.

Fotografi la moda, le star, segui le compagnie internazionali delle famose marche polacche (Inglot), documenti degli eventi sociali come l’ultimo Festival di Varsavia Degli Incroci Culturali. Invece io vorrei ricordare che il tuo percorso fotografico è stato influenzato da una collaborazione con un fotoreporter di Time Magazine, Anthony Suau. Come e quando l’hai incontrato? Cosa ti ha insegnato quest’esperienza?

“L’ho incontrato per caso e sono diventato il suo assistente ‘tutto fare’ lavorando su un suo progetto sull’Europa dell’Est dopo la caduta del muro di Berlino intitolato ‘Beyond the fall’. Suau era il fotografo di Time Magazine. Ogni giorno facevamo almeno 1000km in macchina passando per le strade a volte non segnate sulle mappe. Suau era un tipico fotoreporter di vecchia generazione, quasi come un personaggio di un film. Aveva sempre con sè 2 macchine fotografiche Leica, 4 lenti, usava solo un rullino, bianco-nero 400 triX Kodak. Doveva sempre stare in mezzo alla situazione, stare dentro. Era fotografo di guerra, riceveva tanti premi come il Pulitzer Price e il World Press Photo. Il nostro incontro, oltre ai dettagli tecnici, mi ha fatto capire che anche le foto dei reporter possono essere composte, in un senso dirette, e che il nostro lavoro, l’energia che spendiamo, poi alla fine ritorna”.

Seguendo il tema delle influenze, il tuo “io” è stato formato anche dal Brasile. Quel paese ti ha ispirato a realizzare un progetto ‘Dream Reality’ [La realtà sognante]. Raccontaci qualcosa sul Brasile e il progetto.

“Questo è un progetto tipo un film creato dalle foto, un album con una parte multimediale, un racconto dove il sogno si aggiunge alla realtà, tutto con la partecipazione delle grandi star della vita culturale polacca. Il Brazile è un modello di varietà del mondo. Un paese ricco di colori, persone, vita, paesaggi e con un’architettura interessante. Là vorrei realizzare una parte del mio progetto”.

La tua agenzia Masaporta si occupa soprattutto di pubblicità. I poster che decorano tutta la città Varsavia è il vostro lavoro. Chi promuovete adesso?

“Realizziamo delle campagne outdoor e spot pubblicitari. Ultimamente abbiamo lavorato su una festa di capodanno con la partecipazione di Aleksandra Kurzak, una cantante rivelazione, si esibisce soprattutto all’estero sulle più grandi scene liriche del mondo”.

Sono passati tanti anni da quando ci siamo incontrati l’ultima volta a Roma… Che impressione ha fatto su di te la Città Eterna? Quando ritorni in Italia?

“Ho fame di Roma, è così vasta, spazialmente complessa. L’Italia è magica. Spero di ritornarci più presto possibile, alla fine il Bel Paese è un posto rilevante nello scenario di ‘Dream Reality…”.

REMA DAYS ALIAS ALLA FACCIA DELLA CRISI!

0

La buonanima di Steve Jobs diceva … stay hungry…stay foolish (si sempre curioso e un po‘ folle anche in tempi di crisi)

Beh si puo‘ dire che il giovane mercato della pubblicita‘ polacca ha preso in parola gli insegnamenti del guru della Apple. L’occasione per queste considerazioni mi e‘ venuta spontanea dopo aver visitato l’affollatissima fiera a Varsavia Rema Days.

Quando ho deciso di andarla a visitare ero molto scettico sulla riuscita di una fiera della pubblicita‘ in una fase recessiva dell’economia mondiale. Ebbene ho perso un’altra scommessa con me stesso!

Oltre  tre padiglioni gremiti di stand che rappresentavano l’esigenze del cliente a 360 gradi.

Dal famoso POS (point of sale = punto vendita) material  scaffali in cartone plexiglass e quant’altro a stampanti in grado di fornire una dimensione impressionante su grandi formati.

Quando ho visto lo stand della Lecce pen, mi sono commosso. Erano miei clienti 20 anni fa quando lavoravo in Publitalia e fabbricavano penne bio degradabili al mais! Tutto entusiasta mi avvicino e chiedo se il titolare sarebbe venuto ma, ahime, scopro che sono stati ceduti ad un facoltoso russo. Italia, mia amata, ti vuoi svegliare? Siamo un popolo geniale, eclettico, pronti al sacrificio ed elastici  ma qualcuno o qualcosa sta ottenebrando le nostre menti.

In coclusione, mi sento di consigliare agli operatori del settore dei esporre in questa manifestazione di successo.

 

Donne che hanno cambiato il mondo

0

Una foltissima matassa di capelli candidi, un volto minuto e magro, due occhi colmi di intelligenza e nobiltà d’animo. Rita Levi-Montalcini ha scelto i colori dell’inverno per abbandonare la scena: lo scorso 30 dicembre la neurologa, senatrice a vita, si è spenta a 103 anni presso la sua abitazione di Roma. L’Italia ha perso indubbiamente uno dei suoi simboli e personaggi più amati; mettendo da parte per un momento ogni frase di circostanza, ritengo che sia opportuno prendere spunto dalla sua esistenza per riflettere in modo più ampio e profondo sul senso della vita e sull’intelligenza di alcuni individui eccezionali, le cui azioni si trasformano in memoria collettiva o addirittura in un messaggio universale. La Montalcini è stata una delle più illustri scienziate italiane ed ha dedicato la sua intera esistenza alla scienza, alla cultura e all’impegno civile, fino al giorno della sua scomparsa. Visto il suo enorme impegno in questi campi, scelse di non sposarsi e di non avere mai una famiglia. Negli anni Cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa; grazie a questi studi è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina ed è stata la prima donna ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze nel 1974. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita per i suoi meriti scientifici e sociali.  La Montalcini ha sempre combattuto per la parità di trattamento delle donne all’interno della società moderna; a più riprese ha dichiarato di essere una donna libera. Cresciuta in un ambiente ancora fortemente influenzato dagli echi della cultura vittoriana, nel quale dominava la figura maschile e le donne avevano poche possibilità per esprimere se stesse, la Montalcini ha detto “d’averne risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali – dell’uomo e della donna – son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio”. Intorno alla metà degli anni Settanta ha partecipato alle attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell’aborto.

Aveva una sorella gemella di nome Paola, che però scelse la carriera artistica: era infatti un’apprezzata pittrice, proprio come Adele, la loro madre. Le due sorelle nel 1992 hanno istituito la Fondazione Levi-Montalcini, in memoria del loro padre, che si rivolge alla formazione e all’educazione dei giovani e al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario, per creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese. Era atea e credeva in una visione laica e multiculturale della società. La sua più stretta collaboratrice, Pina Tripodi, tra le cui braccia è spirata la grande scienziata, ha dichiarato poco dopo la sua scomparsa: “la professoressa aveva da sempre un sogno nel cassetto: quello di prendersi cura delle donne africane, un sogno che si è avverato solo a tarda età ma che la riempiva di gioia e soddisfazione. Sperava di poter salvare qualche centinaio di vite, non immaginava di raggiungere i risultati di oggi: 12 mila donne aiutate dalla sua fondazione”.

La Montalcini è stata una donna che con le sue scoperte ha contribuito a cambiare il sapere del mondo, dimostrando agli uomini e alle donne che chiunque può ottenere grandi risultati, a patto però di un sacrificio costante e tenace, e di un ottimismo e una forza di volontà capaci di vincere ogni vittimismo, perfino razziale.

In un ideale Olimpo femminile delle menti più brillanti della storia, viene quasi naturale accostare al nome della neurologa italiana quello di un’altra donna di scienza, Madame Curie, la prima grande scienziata del XX secolo. Maria Sk?odowska, questo era il suo nome di battesimo, nacque a Varsavia ed ottenne la cittadinanza francese dopo il matrimonio con Pierre Curie. È stata l’unica donna, tra i quattro vincitori di più di un premio Nobel, ad aver ottenuto questo riconoscimento in due discipline distinte. Nel 1903 ricevette il Nobel per la fisica e otto anni dopo, nel 1911, i lavori della Curie sul radio le valsero anche il premio per la chimica. Con la speranza di diffondere il più possibile la passione verso la ricerca scientifica, Madame Curie fondò a Parigi “l’Institut du radium”, che oggi porta il nome di Istituto Curie, e un altro simile Istituto a Varsavia. Quella di Maria Sk?odowska è stata una vita dedicata all’impegno scientifico e civile, proprio come quella di Rita Levi-Montalcini. Donne impegnate nel mondo. Donne che hanno cambiato il mondo.

Prossimo Round: inflazione?

0

Emiliano Caradonna

Regolarmente da queste pagine ho cercato di mettere in guardia i nostri lettori sul pericolo che certe politiche messe in opera dalle Banche Centrali da un lato, e dai Governi dall’altro, fossero caratterizzate da miopia e azzardo morale, oltre che, a volte, da scarsa sensibilità verso i cittadini.

I dati economici stanno, purtroppo, confortando le mie previsioni. La crescita economica é in alcuni paesi inesistente in altri il frutto di artifici finanziari e sussidi. L’occupazione in calo nella maggior parte dei paesi europei. La Borsa e le obbligazioni alle stelle principalmente per la quantità di liquidità messa a disposizione dalle Banche Centrali e non per miglioramenti reali, strutturali o economici.

In questo quadro piuttosto cupo comincia ad apparire all’orizzonte lo spettro dell’inflazione, e il rischio di una riduzione del potere d’acquisto di ormai magri portafoi.

Recentemente Bill Mott, uno dei più noti gestori di fondi britannici ha delineato sul “The Telegraph” le 5 ragioni per le quali é necessario temere l’inflazione e cominciare a gaurdare agli investimenti anche da questa prospettiva.

(1) Il Quantitative Easing (‘stampa di denaro’ aka) negli Stati Uniti è ormai aperto, in modo potenzialmente illimitato, e apertamente quasi unica risorsa per coprire il deficit di bilancio federale.

(2) La Federal Reserve ha esplicitamente detto che terrà i tassi di interesse vicino allo zero fino a quando la disoccupazione scenderà al 6,5 per cento. Anche se questo è un obiettivo ragionevole, i tassi di interesse sono lo strumento sbagliato per raggiungerlo. Sono necessarie politiche che agiscano sulla offerta di occupazione. Che cosa succede se più del 6,5 per cento della forza lavoro americana è in pratica disoccupato per mancanza di preparazione e istruzione? Questo apre la prospettiva di tassi di interesse che resteranno troppo bassi per troppo tempo.

(3) La maggior parte delle principali valute hanno banche centrali che stanno cercando di stampare denaro per, tra l’altro, ridurre il valore relativo delle loro valute, nel tentativo di promuovere le esportazioni.. Questo approccio (in inglese, beggar-thy-neighbor) può funzionare per un paese, ma se tutti fanno la stessa cosa, è destinato al fallimento, pur riducendo il valore della carta moneta rispetto ai beni fisici e servizi. Questa è l’inflazione.

(4) La Banca d’Inghilterra sembrerebbe decisa a rinunciare a un obiettivo di inflazione. programmata con una struttura che mira a un numero del PIL nominale. In sostanza si crea una cortina di fumo per consentire un aumento dell’inflazione in un mondo a bassa crescita.

(5) I consumatori occidentali (e le Banche Centrali) hanno tratto enormi benefici dallo spostamento della produzione ai mercati emergenti e, in particolare, verso la Cina. L’acquisto di merci prodotte a basso costo ha funzionato da freno sull’inflazione occidentale. I vantaggi di questa strategia sono ormai in gran parte finiti. E ancora più importante, i mercati emergenti stanno vedendo aumenti salariali significativi che si tradurrà in un aumento dei prezzi per i consumatori finali.

L’inflazione erode potere d’acquisto e difficilmente vedremo l’attuazione di politiche simili a quelle degli anni ’70 dove gli stipendi con vari metodi seguivano l’inflazione. Nel contesto attuale di economia debole e welfare non prioritario. Questa sarà un inflazione deflazione.

La ragione di questa strategia é che, un periodo prolungato di inflazione costante è il modo meno doloroso per erodere il debito in sostanza l’onere ricade sui risparmiatori ed è triste dire che vedremo pagare i prudenti per le follie dei temerari; sempre che i prudenti non perdano la pazienza.

Non posso che guardare con scetticismo a un ennesima puntata di «Lascia o raddoppia».