Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 40

Politica, idiota, manifestazione

0

Chi ha studiato la storia e la cultura dell’antica Grecia e di Roma, sicuramente ricorda le lezioni dedicate alla questione della democrazia ateniese. La parola democrazia, cioè il potere del popolo, è un esempio delle parole greche la cui bellissima etimologia è ben nota a tanta gente anche non necessariamente esperta in linguistica. Il programma scolastico prevede la conoscenza di questa parola greca perché è uno dei termini basilari per descrivere la realtà politica dei nostri giorni. Ma ci sono altri termini che non sempre vengono spiegati. Ci sono anche le parole che provengono dal vocabolario politico dell’epoca classica che adesso hanno totalmente cambiato il senso, e a cui pochi saprebbero dare un altro significato. E poi esistono anche le parole che nella dimensione politica sono venute dai campi semantici completamente diversi.

Politica
La parola “politica” nella sua costruzione è abbastanza semplice. Viene dalla latinizzazione del termine dal greco antico πολιτικά (politiká), che è costruito sulla parola πόλις (pólis), cioè una città-stato, che nei tempi dell’antica Grecia erano un modello politico tipico. Una delle caratteristiche più importanti delle poleis è il fatto che ognuna prevedeva una partecipazione alla vita politica dei suoi cittadini molto attiva, il che è forse più evidente nel caso della democrazia ateniese, ma riguarda anche altri sistemi politici. L’insieme di queste attività, che erano l’essenza della vita di un cittadino di una polis, erano chiamate πολιτικά che in realtà non ha perso tanto del suo significato, ma l’ha piuttosto amplificato.

Idiota
Se parole come politica, democrazia o anche nomi degli altri tipi di governi, ad esempio oligarchia o autocrazia sono abbastanza conosciute (cioè, il loro significato è piuttosto chiaro e corrisponde alla loro etimologia), è molto meno probabile che la provenienza di una parola usata spesso come invettiva sia ugualmente ovvia. La parola “idiota” adesso è usata esclusivamente come un insulto. In questo senso popolare l’usavano anche i greci nell’antichità, ma con un significato molto diverso: la parola “idiota” viene dal greco antico ἰδιώτης (idiótes) costruito sulla base della parola ἴδιος (ídios), cioè “particolare, che sta a sé”. La parola ἰδιώτης quindi descriveva un uomo occupato solo dalle sue proprie attività. No significa però un egoista: la parola ha un significato politico per cui si intende una persona che non partecipa in nessun modo alla vita politica della propria polis. Questo, cioè non usare il proprio diritto di partecipare alla politica, che apparteneva solo a pochi, veniva considerato dai classici una stupidità. Per questo motivo la parola in latino è giunta col significato di una persona semplice o anche stupida e con questo significato è preservata in tantissime lingue moderne.

Manifestazione
Tantissime parole che adesso sono strettamente associate con certe aree semantiche vengono dai termini provenienti da categorie completamente diversi. Qualcosa del genere è successo con la parola “manifestazione”. Per noi questa parola ci fa venire in mente un tipo di protesta, espressione dei sentimenti di un gruppo ecc. Interessante è però che la parola viene dal sostantivo latino tardo manifestatio, le cui vere origini derivano dall’aggettivo manifestus, costruito da due elementi: manus (mano) e un elemento protoindoeuropeo su cui gli studiosi non sono d’accordo, ma che potrebbe essere o *dhers- (essere audace) o *dher- (tenere). Il termine latino comunque significava un criminale preso sul fatto, il che rende la proposta etimologia credibile, dandoci un immagine di una persona presa per mano. La parola manifestus ha partorito il verbo manifestare che ha ottenuto anche il significato di “rendere qualcosa pubblico” in generale, proprio come facciamo tutti vedere un criminale in flagrante. Da questo è facile dedurre che “manifestazione” significa un atto di rendere qualcosa chiaro, ovvio, pubblico, il che potrebbe avere anche il valore dell’importanza e urgenza di questo che manifestiamo, come spesso è nei vari casi delle materie politiche.

“Torino-Wrocław: a bridge across the sky”

0

Si è svolta in questi giorni la seconda puntata dell’educational “Torino-Wrocław: a bridge across the sky” organizzata da Confindustria Polonia insieme a  Fiavet Piemonte con lo scopo di promuovere il volo Torino – Wrocław e le relative concrete possibilità di ricadute sul turismo tra le due regioni.

Un completo team formato da tour operators, bloggers e istituzioni ha visitato Breslavia, il castello di Książ, Polanica-Zdrój e Złoty Stok a cui sono andati i forti ringraziamenti dei partecipanti per l’ospitalità ricevuta e per le bellezze mostrate.

Grazie anche al supporto dei partners istituzionali locali polacchi si sono già aperte concrete opportunità per ospitare turisti italiani nei prossimi mesi a partire dal periodo dei mercatini.

A conferma dell’importanza erano presenti i rispettivi consoli: la dottoressa Kwiatosz  console onoraria italiani per la Bassa Slesia a Wrocław e il dott. Leiss de Leimburg console onorario polacco per il Piemonte, oltre che la direttrice dell’ufficio del turismo polacco a Roma la dott.ssa Barbara Minczewa.

Mateusz Morawiecki: i paesi dell’Europa centro-orientale avevano messo in guardia sul pericolo Russia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl.

“Quando i paesi dell’Europa centrale e orientale hanno avvertito del risveglio delle ambizioni neo-imperiali del Cremlino sono stati considerati come una voce di isteria”, ha affermato il primo ministro Mateusz Morawiecki a Bratislava, dove ha preso parte al 2° Vertice conservatore. Il primo ministro ha valutato che l’Europa occidentale era intrappolata in un doppio stereotipo: verso l’Europa centrale e verso la Russia. Come Morawiecki ha detto, l’Europa occidentale aveva una grande tolleranza nei confronti della Russia nonostante le varie inclinazioni neo-imperiali che erano evidenti prima dell’attacco russo all’Ucraina. Allo stesso tempo, in relazione all’Europa centrale, c’era una sorta di visione condiscendente delle ragioni della Polonia e dei suoi tentativi di uscire dal post-comunismo. Nel suo discorso sulle sfide contemporanee per l’Europa centrale, Morawiecki ha sottolineato che “l’odierna Russia del potere di Vladimir Putin ha distillato sugli altri paesi, in un certo senso, anche il colonialismo”. Il primo ministro ha aggiunto che l’Europa è stata messa sotto pressione dalla propaganda russa, che oggi è molto più visibile e bisogna esserne consapevoli.

https://polskieradio24.pl/5/1223/artykul/3039241,premier-gdy-ostrzegalismy-przed-rosja-traktowano-to-jako-histerie-a-to-byl-glos-proroczy

A Milano non ti puoi annoiare

0

Credo che la cosa più difficile sia iniziare a scrivere il primo articolo di una rubrica in una, per me, nuova rivista, quindi, senza pensarci troppo, inizierò subito raccontandovi chi sono e perché questa rubrica si chiamerà “Temperateitacchi” (se non vi interessa saltate qualche riga e andate subito alla frase che inizia con “Per una come me“).

Mi chiamo Barbara Garavelli Nani Mocenigo e nasco dal piemontese Giancarlo Garavelli e dalla veneziana Gabriella, di cui porto il resto del mio lungo cognome, non proporzionale al mio conto in banca.

Sono nata ad Edimburgo, in Scozia, un po’ per sbaglio, ho trascorso i primi anni della mia vita a Roma e poi ho vissuto a Venezia fino alla fine del liceo.

Sono arrivata a Milano nel 1989 per studiare pubbliche relazioni all’università IULM, e da qui fi no ad ora non mi sono più mossa.

La mia indole, aiutata dagli studi, mi ha portato a diventare una PR a 360 gradi: locali, eventi, alberghi e persino una squadra di calcio (vi do un indizio dicendo che ha appena vinto lo scudetto).

Mi viene naturale chiacchierare, intrattenere, organizzare, aiutare, condividere, risolvere. Mi viene meno naturale respirare, stare ferma, rilassarmi, non pensare a niente, e, soprattutto, fare una cosa alla volta

Sono una donna assolutamente trasparente, non nel vestire, ma perché non mento mai e quindi vi dico anche che ho 52 anni, e che sono fi era di come ci sono arrivata.

Sono mamma, divorziata, di un ragazzo di 14 anni, quindi un adolescente: lo dico per le mamme che stanno leggendo, giusto per avere un po’ di solidarietà.

Come tutti ho i miei problemi, le mie pene d’amore, i momenti in cui spaccherei tutto (a volte qualcosa l’ho spaccato davvero), ma non riesco a stare più di due ore senza sorridere. Non parlo di quei sorrisi di circostanza, fatti con la bocca, ma di quelli veri fatti col cuore.

Come faccio ad essere quasi sempre allegra? Me lo chiedono in tanti e la risposta è molto semplice: tutte le mattine mi sveglio e tempero i tacchi. Attenzione, ho detto che li tempero e non che li indosso. Sono alta 1,76 e molto difficilmente indosso i tacchi (sono una da jeans e scarpe da ginnastica).

Per me temperareitacchi è un po’ quello che fanno gli uomini quando affilano i coltelli: cerco sempre di pensare a quello che ho avuto e realizzato, e a quello che potrò ancora fare e non a quello che non è andato bene, tanto ormai è passato, perché lo trovo inutile e frustrante.

Un motivo per sorridere lo abbiamo tutti, basta non fissarsi sui pensieri negativi, pensare alle persone a noi care, ascoltare musica, guardare un tramonto…

Ora basta parlare di me, parliamo della città dove vivo da ormai 33 anni: Milano

Per una come me, iperattiva e curiosa, Milano, in Italia, è la città migliore in cui vivere perché a Milano, qualsiasi cosa tu cerchi la trovi, e spesso è lei che trova te, con nuovi ristoranti, nuove mostre, nuove iniziative. Qui non ti puoi annoiare, e, anche se la sera stai a casa a guardare un film, o a leggere un bel libro, la senti lì fuori la città che pulsa, che vive, che trasuda energia.

Nonostante i miei 52 anni, per fortuna, conservo l’entusiasmo di una quindicenne, quindi mai e poi mai mi sarei potuta perdere la mostra “The art Of The Brick”, una mostra meravigliosa in cui si possono vedere circa un milione di mattoncini lego trasformati in sculture dall’artista Nathan Sawaya.

E quando dico “sculture” non parlo delle costruzioni che facevamo da piccoli,
affidandoci alla fantasia o a complicate istruzioni, ma parlo di quadri come “La notte stellata” di Van Gogh e “La gioconda” di Leonardo da Vinci, un dinosauro di enormi dimensioni, il “David” di Michelangelo…

Nel 1980 il grande storico Argan disse “L’arte è morta”. L’arte sarebbe potuta sopravvivere solo con l’utilizzo di nuovi materiali, di nuove forme, di nuove idee e tecnologie. La Pop Art, l’arte povera e l’Optical dimostrarono che l’arte poteva uscire dai “vecchi” binari e presentarsi al mondo sotto altre vesti.

Nathan Sawaya, inspirandosi ai vecchi binari, ha preso il volo in una galassia che riporta gli adulti indietro nel tempo e i fanciulli nei loro boschi incantati.

Una mostra da non perdere e che merita un viaggio a Milano. E se dopo la mostra avrete voglia di un caffè, di un pranzo veloce o di un ottimo aperitivo, a pochi metri troverete il nuovo “Bobino”, dentro la vecchia stazione dei treni di Porta Genova, in Piazzale Porta Genova 4.

Una location aperta da poco, ma già entrata nel cuore dei milanesi, e di una veneziana che tutti i martedì ci organizza aperitivi danzanti per noi diversamente giovani. Nella serata del martedì che, dopo anni di lockdown, abbiamo deciso di chiamare “Contatto”, alle 21 già si balla, e alle 24 si chiude, per poter così difenderci dall’invecchiamento precoce, andando a letto presto.

Ho tanto da raccontarvi di Milano, ma ho finito lo spazio, quindi dovrete aspettare “la prossima puntata”

Voi temperate i tacchi, io tornerò prestissimo!

Sotto di me, sopra di me, dinanzi a me…

0

La comparsa di un’antologia di poesia lemka incentrata sul repertorio successivo all’Operazione Vistola costituisce per me un evento culturalmente ragguardevole che segna l’approdo del nostro universo sensibile in un nuovo ambiente ricettivo. Ciò non può che suscitare un profondo senso di soddisfazione e apprezzamento. Da studiosa e divulgatrice della letteratura lemka nonché scrittrice in seno alla medesima, ho accolto con decisa approvazione l’idea a monte del progetto e ne ho sostenuto l’autrice, Silvia Bruni, contribuendo, fin dove riuscissi, alla sua realizzazione. Appaga e accresce il mio entusiasmo la consapevolezza che a prendere in mano questo volume sarà un lettore deciso a raggiungere un mondo distante, ma per certi versi anche vicino. Sono infatti convinta che chiunque abbia un’inclinazione alla poesia possieda per natura una particolare intuizione sensibile rivolta alle immagini, alla metafora, e che sia dunque capace di una profonda empatia nell’accogliere l’Altro.

Egli accederà al nostro mondo: ad una realtà non facile da comprendere, profondamente scossa, ma al contempo dolce e immersa in un’esistenza compenetrata dalla natura e dal mito. Accogliendo il lettore in questo mondo desidero pronunciare, sulla soglia di un’escursione attraverso la poesia, alcune parole di iniziazione alla sostanza spirituale della nostra lirica che servano ad oltrepassare la soglia con prudenza e ad intraprendere il cammino con una motivazione fondata: i sentieri che egli ha dinanzi non sono stati ancora spianati e restano tuttora inaccessibili a molti, attendendo viaggiatori sensibili, desiderosi di raggiungere angoli di mondo lontani da strade asfaltate, pronti ad essere scoperti, preparati al delicato incontro.

Se la domanda derridiana Cos’è la poesia? venisse posta in riferimento alla lirica lemka postdeportazionale, una delle prime risposte sarebbe: una lotta tenace. Questa, a sua volta, susciterebbe una serie ininterrotta di domande che, esauriti determinati argomenti, aprirebbero al contempo un dialogo su ulteriori questioni. Un’eco della lotta sopra richiamata è, nel nostro caso, l’incompimento, un concetto profondo quanto quello di realtà, ambivalente quanto quello di vita, appartenente ad una complessa famiglia semantica in cui morire è consanguineo di compiere, ma anche finire, proseguire, costruire. All’essenza di tali accezioni giace un compimento, un costruire senza sosta. L’eventuale presenza del prefisso negativo ‘in’ è sintomo di una spaccatura, una crepa, un’interruzione verificatasi nel processo di durata, nel corso della vita. Poco più di settanta anni or sono il mondo lemko subì infatti una frattura che per tutti gli autori qui presentati costituisce la realtà preponderante di ogni giorno, inalienabile, viva nelle coscienze sebbene da tempo assimilata. Negli anni 1945-1947 si assistette alla scomparsa di un universo di persone le cui radici affondavano lungo i dolci declivi del Beskid Niski e che qui avevano creato un universo fondato sui concetti: valore di patria, amor patrio, Łemkowyna. Una politica unificatrice condotta senza compromessi, volta a neutralizzare la varietà culturale del paese, riuscì allora, in vario modo, a sradicare le comunità indigene. Ai Lemki spettò una delle soluzioni più impietose: l’abbandono forzato dei monti nativi e il trasferimento in Ucraina e negli ex territori orientali della Germania annessi alla Polonia dopo le due guerre mondiali. L’assimilazione così pianificata raggiunse gli effetti sperati non dimostrandosi tuttavia fino in fondo efficace.

Tocchiamo dunque direttamente la lotta cui si è accennato sopra. La poesia riesce non solo a definire lo stato di fatto della realtà lemka nel modo più completo e viscerale, ma anche, in virtù della sua portata performativa, a resistere alla scomparsa. Ogni comunità che subisca dislocazioni, trasferimenti, si trova costretta ad inseguire il proprio ideale di reinvenzione, a raccontare, esprimere se stessa in maniera sempre nuova, nel mito, nella narrazione. La reinvenzione lemka poggia fondamentalmente sulla lirica, che in rapporto alla dislocazione forzata assurge a simbolo di diniego, per cui i territori meta del trasferimento sono tuttora ‘terra straniera’ (чужына). Figura essenziale del diniego è l’antitesi Łemkowyna=sacrum contra esilio=profanum.

Tutti i poeti presentati in questo volume appartengono alla corrente da me definita dell’autopresentazione lemka: oltrepassano la barriera dell’isolamento protettivo aprendosi al lettore esterno e recuperando per la Łemkowyna il tempo futuro. Tutti vivono e creano in patria, alla quale hanno fatto consciamente ritorno dall’esilio, confrontandosi ogni giorno con le conseguenze dello sradicamento sociale e le implicazioni del durare per virtù naturali. Ciò dà loro la forza e il coraggio di aprirsi. Anche per tali ragioni, ciò che nei loro brani tocca questioni di ordine storico, reca il segno del trauma, del dolore, della consapevolezza della devastazione, della rovina. Per contro, ogni riferimento alla terra, alla natura, nonché allo spirito e alla volontà degli avi, è rimando ad un’entità perenne, incorruttibile, rinascente. Da qui la mia scelta di definire la poesia lemka poesia del dolore, ma anche poesia della ricostruzione della propria dimora. Suo paradigma è l’ethos del durare, del resistere. È una lirica che penetra, e con lei i suoi lettori, negli strati culturali della tradizione, di cui saggezza e immaginario folclorico costituiscono da sempre i capisaldi, tenendo simultaneamente lo sguardo puntato al domani della Łemkowyna.

Quest’ultimo appare incantato nel “sarà” di Paweł Stefanowski, nel concetto di rinascita (“ecco la mia nuova casa / mia come il respiro”) evocato da Graban; nel desiderio che presenzia ai versi di Murianka; nella speranza declinata nelle mie poesie. È un repertorio che commuove e al tempo stesso induce ad una riflessione profonda; la dissonanza, la rottura predominano sull’armonia e sull’aggregazione. Come un fiume carsico scorre perennemente la domanda su come progredire, su “come potrà esser meglio?”

È questo il mio sguardo da partecipante interno impegnato nella lotta per resistere. Dietro mio suggerimento sono entrate a far parte di questo volume alcune delle poesie che più acutamente esprimono le aspirazioni di cui si è detto sopra. Un sentiero di scoperta in parte divergente è stato seguito dall’autrice del progetto. Essa ha ricercato quanto potesse restituire la Łemkowyna che lei ha conosciuto e vissuto attraverso racconti, immagini e il contatto diretto con il paesaggio, manifestando al contempo l’individuale sensibilità di ciascun poeta. Per me il suo sguardo è molto prezioso poiché consente di stemperare almeno in parte il saldo imperativo che io stessa serbo, rispecchiando non tanto i bagliori derivanti dalla spaccatura quanto invece i contorni di un’immagine artistica e spirituale sorprendentemente omogenea. In questa prospettiva le personalità artistiche degli autori vanno ad integrarsi, completarsi a vicenda sotto uno sguardo inedito, senza che con ciò ne vada perso il valore precipuo, ne venga alterato il significato, il quale risulta anzi approfondito.

Dunque Paweł Stefanowski, che la mia penna critica definisce il poeta più dichiarativo, manifestativo e narrativo ad un tempo, colui che per primo ha posto in luce la questione dei Lemki rivendicando il loro diritto ad un trattamento umano, spinto ad agire dall’intimo imperativo di dover raccontare, spiegare, mostrare “com’era, com’è” e come “dev’essere”, agli occhi della curatrice del volume appare altresì nelle vesti di sottile cantore del sentimento rivolto alla donna, espresso attraverso l’inconfondibile cifra paesaggistica lemka.

Petro Murianka ci consegna innanzitutto una lirica patriottica gonfia di emozioni fino al dolore, cui si è scelto di affiancare travolgenti espressioni di un senso del sacro che racchiude l’attaccamento a Dio, alla terra, agli avi.

Władysław Graban, straordinariamente sensibile alla bellezza e ai ritmi della natura è, ai miei occhi come a quelli della traduttrice, il poeta dell’unità cosmica pulsante di vitalità, del vibrare delle emozioni e del vento, che tocca la vita quanto la storia.

Stefania Trochanowska, altrettanto indivisibile nella sua femminile etereità, nei sensuali rapimenti in seno alla natura, nell’intima riflessione, nella aconicità e nell’esposizione essenziale dei concetti, appare sotto una prospettiva affine a quella che io stessa avrei valorizzato.

Infine, la mia personale tensione verticale ha assistito ad una differenziazione e ripartizione in fasci di pensiero, giochi linguistici, al risalto della negazione nella sua essenza, in un continuo approfondimento di concetti secondo un movimento circolare, ininterrotto. La selezione qui proposta reca quindi accenti in parte diversi da quelli che riterrei più tipici della mia autorappresentazione.

Il presente volume offre una duplice prospettiva: una visuale interna, creativa, analitica, identitaria, ed una esterna appartenente al lettore, estetica, universalizzante. Non ho dubbi che la curatrice abbia compiuto ogni sforzo per rendere il nostro mondo quanto più ampiamente accessibile al lettore italiano. Un mondo certo distante, ma anche, ne sono certa, vicino e travolgente per il suo tendere all’autorappresentazione e per la sua forte volontà di resistenza a dispetto del tempo. Ringrazio dunque sentitamente Silvia Bruni per il proposito perseguito, la fermezza nel realizzarlo e lo splendido compimento, il quale non può che appagare e commuovere. È mia speranza poter condividere con i lettori questo stesso apprezzamento.

traduzione it: Silvia Bruni

***

Leggo, vivo meglio è una rubrica gestita da Krystyna Juszkiewicz-Mydlarz, la proprietaria della Libreria Italicus a Cracovia che opera ininterrottamente dal 1991, inizialmente come negozio per corrispondenza, e ora come libreria (anche online) e caffetteria. Italicus ha nella sua offerta oltre 2 mila titoli tra cui i più importanti libri di testo italiani per l’apprendimento e l’insegnamento, gli autori classici e contemporanei della letteratura italiana in lingua originale e in traduzione polacca nonché gli autori polacchi tradotti in italiano.

La Polonia presenta alla Corte Internazionale di Giustizia una dichiarazione a supporto dell’Ucraina contro la Russia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl.

Il Ministero degli affari esteri (MSZ) ha informato che la Polonia ha presentato ieri alla Corte internazionale di giustizia una dichiarazione di intervento sull’Ucraina contro la Russia per violazione della Convenzione sul genocidio. Questo è un’espressione di sostegno e solidarietà all’Ucraina. Nella riunione di martedì, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta della Polonia, progettata dal Ministero degli affari esteri in cooperazione con il Ministero della giustizia, da presentare alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia. Nella sua denuncia del 26 febbraio 2022, l’Ucraina indica che la Russia ha falsamente affermato che l’Ucraina ha violato la Convenzione, cioè il genocidio dei russi. Per questo motivo la Russia ha iniziato l’invasione sull’Ucraina il 24 febbraio 2022. L’Ucraina nega che sia avvenuto un genocidio russo. Nel frattempo, la Russia sostiene di aver iniziato le azioni per “prevenire e punire il genocidio” e invita la Corte internazionale di giustizia a confermare la sua posizione.

https://www.wnp.pl/parlamentarny/wydarzenia/msz-polska-zlozyla-w-miedzynarodowym-trybunale-sprawiedliwosci-deklaracje-interwencji-ws-ukraina-przeciwko-rosji,622896.html

Esercitazioni militari interforze nel Mar Baltico

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl.

La Marina Militare ha annunciato che le manovre con nome in codice Rekin-22 inizieranno oggi nel Mar Baltico. Quasi 20 navi da Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia prenderanno parte alle operazioni tattiche. Il portavoce del Centro Operazioni Marittime – Comando della Componente Mare, il capitano di corvetta, Piotr Dulas, ha riferito che le manovre integreranno le attività delle unità tattiche operanti nelle acque come la 3a flottiglia navale o la brigata dell’aviazione navale. Inoltre, le operazioni delle navi in mare saranno supportate, ad esempio, da aeroplani ed elicotteri dell’Aeronautica Militare e delle Forze Speciali. Dulas ha sottolineato che, nell’ambito delle manovre Rekin-22, verrà effettuata un’operazione per proteggere le rotte marittime, prevenendo un blocco statale dal mare e garantendo il libero flusso di merci verso i paesi alleati. Dulas ha affermato che una serie di episodi sono stati pianificati durante le manovre per riflettere lo spettro più ampio possibile di minacce in mare. È stata inoltre pianificata la partecipazione delle forze necessarie per fornire una protezione completa nella regione baltica, tra gli altri, una fregata missilistica, una corvetta di pattuglia e una nave missilistica. Dulas ha sottolineato che gli equipaggi delle navi condurranno il fuoco dell’artiglieria di superficie, la difesa dagli attacchi aerei e la copertura per il trasporto marittimo strategico. Scopo delle manovre è anche quello di svolgere azioni antimine o di rifornire navi in mare.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news,1425728,na-baltyku-odbeda-sie-manewry-pod-kryptonimem-rekin-22.html

Grande festa per i bambini ucraini ospitati a Łowicz

0
DCIM101MEDIADJI_0692.JPG

L’azienda italiana Partnerspol Group fin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina ha messo a disposizione, per chi scappava dalla guerra, un suo hotel a Łowicz dove già ospitava operaie ucraine.

Una solidarietà diretta verso mamme e bambini che, oltre all’organizzazione di corsi di lingua, di sale adibite allo studio ed ai giochi, di uscite in piscina e varie altre attività, si è arricchita di un bellissimo evento in occasione della Festa della Mamma che in Ucraina, come in Italia, si festeggia la seconda domenica di maggio. Un centinaio di bambini e bambine dai 4 ai 17 anni hanno così preparato sotto la guida di Tatiana Safiullina, che per 14 anni è stata direttrice di un centro educativo per bambini e giovani nella città di Khmelnytsky, un intenso programma di esibizioni soprattutto canore che hanno coinvolto tanti ospiti dell’albergo. Allo spettacolo sono intervenute anche le cantanti di Łowicz Maja Ciesielska e Patrycja Kierzkowska. Tra il folto pubblico presente, composto da familiari dei bambini, c’erano naturalmente i titolari della Partnerspol Group Umberto Magrini e Riccardo Caruso, il sindaco di Łowicz, Krzysztof Kaliński, lo starosta di Łowicz, Marcin Kosiorek e gli studenti dell’Università di Łowicz della terza età, che tengono lezioni di polacco per i bambini ucraini. All’evento sono intervenuti anche Francesco Paolo Montefusco e Olga Młynarska del Lions Club Warszawa Centrum che hanno portato doni ai bambini e allestito all’interno dell’albergo una piccola biblioteca a disposizione dei rifugiati.

Bavarese alle fragole e frutti di bosco

0

Ingredienti:
250 gr di fragole
150 gr di zucchero
5 gr di colla di pesce in fogli
250 ml di panna fresca

Per la gelée di frutti di bosco:
150 gr di frutti di bosco (mirtilli, more, lamponi)
70 gr di zucchero semolato
4 gr di colla di pesce in fogli
1 cucchiaio di succo di limone

Procedimento:
Procuratevi innanzitutto uno stampo da bavarese in silicone o alcuni stampi monoporzione. Per prima cosa preparate la geleè di frutti di bosco: frullate con un mixer o un frullatore ad immersione i frutti di bosco e passate la purea attraverso un colino per eliminare tutti i semi. Prendetene una parte e fate scaldare a microonde o in un pentolino con 50 gr di zucchero. Quando il composto è ancora caldo aggiungetevi la colla di pesce lasciata in ammollo per 5 minuti in acqua fredda e ben strizzata e fatela sciogliere mescolando. Aggiungete i rimanenti 20 gr di zucchero semolato e il succo di limone.

Colate la gelèe negli stampi in silicone fino a raggiungere uno spessore di 3/4 mm. Mettete in freezer a raffreddare mentre preparate la bavarese alle fragole. Frullate bene le fragole con il mixer o il frullatore ad immersione, poi scaldatene una parte con lo zucchero. Aggiungete la colla di pesce ben ammollata in acqua fredda e strizzata e mescolate. Aggiungetevi quindi la restante purea di fragole Fate raffreddare a temperatura ambiente il composto. Intanto montate la panna fino ad una consistenza liscia e amalgamatevi il composto di fragole, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto con una spatola di gomma.

Riprendete gli stampi in silicone e, aiutandovi con una sac a poche o con un cucchiaio, inserite la bavarese dentro i singoli stampi o lo stampo grande. Rimettete in freezer fino a completo congelamento. Sformate la o le bavaresi e portate a temperatura di 4/5° gradi in frigorifero. Servite decorando con qualche macaron rosa o con una fragola tagliata a metà.

Giornata polacca alla 34a Fiera internazionale SANA di Bologna

0

FOCUS DAY POLONIA: Relazioni italo-polacche – sfide e opportunità

Durante la 34ª edizione della fiera Sana per i prodotti biologici e naturali di Bologna, la Camera d’Affari Polacca in Italia CAPI, insieme alla Fiera di Cracovia, ha avuto l’opportunità di presentare la Polonia alle aziende internazionali dell’industria cosmetica e alimentare.

Dall’8 all’11 settembre, lo stand CAPI PIBW (padiglione 29 stand B59) ha ospitato numerosi incontri B2B, tra cui quelli con le aziende cosmetiche polacche Ava Cosmetic Laboratory, Yappco e Senelle.

Sabato 10 settembre, nell’OPEN THEATRE (dove la fiera era stata inaugurata ufficialmente due giorni prima), si è tenuta la conferenza FOCUS DAY POLONIA – Le relazioni italo-polacche: sfide e opportunità. L’organizzatore, la Camera d’Affari Polacca in Italia CAPI, ha presentato la Polonia come paese interessante sia per il turismo che per gli affari.

Iniziando con i saluti del Console Onorario della Repubblica di Polonia a Bologna, Pasquale Laurenzano, il moderatore dell’evento, Ewa Trzcińska, Presidente del CAPI, ha detto:

– Oggi la Polonia intrattiene rapporti commerciali con più di 200 Paesi nel mondo, l’Italia è un partner molto importante per la Polonia. Maggiore conoscenza significa anche maggiore consapevolezza di ciò che si può fare insieme da un punto di vista industriale e commerciale. Viviamo in un periodo particolare, dominato da una pandemia e, negli ultimi mesi, dalla guerra in Ucraina, che ha rallentato l’economia mondiale, ma le tendenze non stanno cambiando: l’espansione globale delle aziende non si sta fermando, ma solo eventualmente rallentando.

La conferenza mirava a presentare la Polonia come un partner interessante dal punto di vista economico, ma anche come destinazione turistica. Quest’ultimo ruolo è stato perfettamente assolto dalla presentazione di Barbara Minczewa, diretrice Ente Nazionale Polacco per il Turismo (Polish Tourism Organisation in Rome), che ha presentato la Polonia con le sue bellezze naturali e città storiche. CAPI aveva distribuito agli stand di espositori e prima della conferenza i cataloghi forniti dalla Ente Nazionale Polacco per il Turismo con la presentazione della Polonia.

“Prodotti naturali: la prospettiva del mercato polacco” è il titolo della presentazione di Agnieszka Szymecka – Wesołowska, FOOD LAW Centre, che ha tenuto una presentazione molto interessante sulla prospettiva del mercato polacco dei prodotti naturali.

Jenny Zannoni, Brazzale Distribuzion, che da diversi anni rappresenta con successo il marchio polacco RESIBO in Italia, ha parlato di quanto sia difficile introdurre sul mercato italiano prodotti cosmetici provenienti da altri Paesi. Gli italiani sono noti per il loro attaccamento ai marchi nazionali, all’alta qualità ma anche all’estetica delle confezioni. I marchi polacchi non temono le sfide e hanno l’esperienza necessaria sia in patria che in altri mercati per competere anche in Italia, come ha dimostrato l’interessante presentazione di Agnieszka Piotrowska, Ava Cosmetic Laboratory.

“Il successo inizia con un incontro”: questo il titolo della presentazione di Grażyna Grabowska, Presidente della Fiera di Cracovia, che ha invitato i visitatori a Cracovia (una città con 1800 ristoranti e 190 alberghi, una città apprezzata dall’UNESCO) e alla fiera stessa, presentando il vasto programma di eventi della sua azienda.

Agnieszka B. Gorzkowska, Vicepresidente di PIBW CAPI, rifacendosi agli interventi dei suoi predecessori, ha mostrato come la CAPI possa supportare le aziende italiane e di altri Paesi nell’ingresso nel mercato polacco, poiché non c’è bisogno di convincere nessuno di quanto sia importante e strategico un partner esperto.

– Siamo molto contenti che la prima conferenza della tradizione di 34 anni della Fiera SANA dedicata alle relazioni italo-polacche, alle opportunità e alle sfide, abbia suscitato così tanto interesse. Vorrei dire che, come Camera, stiamo già pianificando ulteriori eventi – ha concluso Ewa Trzcińska, moderatrice della conferenza, ringraziando sia gli ospiti (in particolare la professoressa Carla Faralli dell’Università di Bologna) sia gli organizzatori (Claudia Castello e Carolina d’Alessandro).

Agnieszka Gorzkowska ha aggiunto:

– Si dice che l’Italia sia un mercato per i migliori. L’Italia è un mercato maturo, ancora ricettivo in molti settori, ma che richiede la giusta preparazione e strategia, che noi come Camera possiamo fornire.

Foto: Aneta Malinowska