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Nobiltà e attualità della comunicazione gestuale

Entro in un caffè molto affollato e non posso avvicinarmi al bancone ma con lo sguardo raggiungo il barista e con un paio di gesti chiari ordino un espresso e cornetto senza proferire parola. Due conoscenti divisi da una rumorosa strada trafficata, a distanza si salutano, si dicono dove stanno andando, a fare cosa, e magari si danno appuntamento tutto solo attraverso la gestualità. Stiamo parlando con una persona quando alle sue spalle compare un amico che ci avverte, gesticolando silenziosamente, su cosa dire o non dire nella conversazione o su che tipo di persona abbiamo davanti.

Gli esempi d’utilizzo della gestualità sono infiniti esattamente come lo sono le modalità di interazione tra le persone. Il gesto è una ricchezza antica, una conoscenza trasmessa e modificata nei secoli che, al contrario di quello che alcuni erroneamente pensano, non rappresenta né un atteggiamento maleducato né tantomeno dipinge chi ne fa uso come persona di bassa estrazione sociale. Noi italiani lo sappiamo bene che il linguaggio dei gesti è importante e ne facciamo volentieri uso sia nella comunicazione verbale per rafforzare o chiarire dei concetti – che attraverso il gesto vengo visualizzati e non solo ascoltati dall’interlocutore – sia quando per scelta o per necessità comunichiamo senza parole.

Questo comunicare figurato ci contraddistingue nel mondo tanto che la caricatura dell’italiano è quella di una persona impetuosa ed esuberante che parla agitandosi, gesticolando con le mani. Una lettura che conferma la radice stessa del vocabolo gesto che deriva dal latino gerere (fare, compiere, agire) che a sua volta proviene dal greco gignomai, verbo polisemantico che contiene i significati di nascere, fare, divenire. E lanciandosi in etimologie potremmo inerpicarci fino al tedesco “gestalten”, che significa prendere forma, arrivando addirittura alla terapia psicanalitica Gestalt. Preso atto delle nobili, affascinanti, ma anche impervie vie etimologiche che portano alle radici semantiche della gestualità, torniamo invece ai gesti veri e propri nel loro uso quotidiano e popolare, gesti resi immortali al cinema e in televisione da straordinari interpreti, uno tra tutti il grande Totò che oltre a gesticolare in maniera sopraffina ed estremamente espressiva sapeva muoversi come un burattino tirato dai fili, una sorta di break dance ante temporum.

Sui motivi per cui nella penisola italica i gesti siano particolarmente diffusi esistono varie teorie, la prima sostiene che furono gli antichi Greci che colonizzarono culturalmente e in certe aree anche territorialmente l’Italia a introdurre i gesti marcati del nostro linguaggio, ragione che giustificherebbe il fatto che al Sud si gesticola più che al Nord. Altro motivo è quello che vede nella gestualità una sorta di lingua in codice per comunicare senza farsi capire da chi ti controlla o dai popoli invasori. Un’altra sicura strada che giustifica l’uso dei gesti in Italia è quella che li vede come essenziale contributo alla comunicazione tra diverse popolazioni in una penisola che, dopo la caduta di Roma, era suddivisa in una babele di lingue volgari locali derivate dal latino. I gesti vengono poi portati all’esaltazione scenica in particolare grazie alla Commedia dell’Arte, colorata forma di teatro popolare che, dai tempi di Carlo Goldoni fino al Premio Nobel Dario Fò, ha saputo affascinare il pubblico mondiale – allargando, grazie alla mimica, la platea di comprensione oltre gli spettatori di lingua italiana – attraverso uno spinto uso della gestualità corporea, che nel tempo ha anche codificato con grande efficacia la modalità di esecuzione e lo stesso significato di alcuni dei gesti più usati fino ad oggi come quelli che esprimono “l’aver fame”, “la bontà di un cibo”, o la “follia di una persona”.

La cosa curiosa è che quest’arte antica del gesticolare è stata recentemente rivalutata perfino a livello scientifico attraverso studi che dimostrano come chi ne fa uso abbia vantaggi nel pensare e nel memorizzare, insomma chi gesticola mentre parla, studia o comunica, ottiene risultati migliori. E quindi non è vero che un bravo oratore nel suo eloquio dovrebbe evitare di usare troppo le mani perché invece i gesti sono fondamentali per trasmettere i concetti tanto che spesso le frasi più ricordate sono proprio quelle arricchite dalla gestualità e questo perché, come dimostrano gli studi sulla comunicazione, il 70-80% delle informazioni/sollecitazioni che ogni individuo riceve arriva al cervello attraverso gli occhi e quindi la visualizzazione di un concetto grazie alla sua raffigurazione in un gesto raddoppia la possibilità che il concetto sia percepito dal nostro interlocutore. Per sintetizzare meglio l’importanza dell’uso dei gesti in quest’epoca di social network, basta pensare a quale enorme differenza di attenzione susciti su facebook un post con solo testo o un post con testo+foto. Il gesto è quindi l’immagine del nostro pensiero, il colore che arricchisce e rende più attraente la nostra comunicazione. Perciò d’ora in poi quando ci invitano a cena e ci servono un piatto squisito…. lasciamoci andare! Agitiamo la mano dal basso in alto, che significa “una cosa grande”, o portiamo un dito sulla guancia facendolo girare per dire “che buono”, insomma diventiamo espansivi e comunicativi!

Un fumettista tra Italia e Polonia

Luca Laca Montagliani (1971) opera in campo artistico, con intense frequentazioni polacche, dal 1987 con la creazione di CD-ROM multimediali (soggetto, animazioni 2D, musiche e doppiaggio), cartoni animati, colonne sonore, videogiochi, fumetti, attività musicali e teatrali. Nel 2013 ha ideato graficamente la statua dello gnomo italiano a Wrocław e disegnato la prima guida a fumetti della città: “Wrocław – komiksowy spacer” (in collaborazione con Ośrodek Pamięć i Przyszłość) per i testi di Marcello Murgia, tenendo inoltre diversi workshop sul fumetto, per adulti e bambini a Wrocław, Łódź e Varsavia. Dal 2014 si trasferisce in Polonia, a Kozienice, dove collabora con Dom Kultury con corsi di fumetto e italiano. A Varsavia cura l’edizione di un fumetto sul campo di concentramento femminile di Ravensbruck, scritto e disegnato da studenti di liceo, con la collaborazione dell’Istituto Nazionale della Cultura, la Fondazione Ja Kobieta e la supervisione di 5 donne sopravvissute al campo. Nel 2016 esce un fumetto sul movimento politico di “Solidarnosc a Wrocław”, scritto e disegnato insieme a Fabio Celoni e Marco Turini e prodotto da Ośrodek Pamięć i Przyszłość. Sulla linea culturale italo-polacca Montagliani ha anche il merito d’aver disegnato tre copertine di Gazzetta Italia e il divertente poster “GestItaliani” contenuto in questo numero della rivista. Nella sua carriera ha collaborato con Giorgio Rebuffi, Giulio Chierchini, Odrillo, Puck, Alan Ford, Kinder Ferrero, Rai Due, Marvel USA, Diabolik, Roberto ‘Freak’ Antoni, Il Secolo XIX, NDA Edizioni, Double Shot, 001 Edizioni, Centro Fumetto Andrea Pazienza, Edizioni Joker, Lucca Comics And Games, Lucca Junior, Il Male di Vauro e Vincino, Fondazione Ja Kobieta, Gazzetta Italia, Ośrodek Pamięć i Przyszłość, Fondazione Federico Calabresi e altri.

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