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Colomba

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Detto con parole contemporanee la colomba pasquale è uno spin off, un diversamente panettone utile ad allungare la stagione dei dolci natalizi. La novità era stata sperimentata da Motta negli anni Trenta, ma la consacrazione è datata 1953 e a diffonderla è stata la veronese Melegatti. Il quotidiano di Verona, “L’Arena” scrisse: «Il pandoro viene maritato».

Il pandoro era stato inventato e brevettato da Domenico Melegatti a fine ottocento, aveva depositato il brevetto il 14 ottobre 1894. Il pasticcere veronese aveva denudato, spogliandolo da glassa, mandorle e granella di zucchero, il “nadalin”, ovvero l’antico dolce natalizio tipico della città e, una volta aggiunti uova e burro, permettendogli di lievitare fino a tre volta l’altezza originaria.

Con la colomba torna invece all’antico: l’impasto è più simile a quello tradizionale della focaccia e viene ricoperto con la glassa. La novità è data dalla forma: una specie di volatile, in modo da ricordare la colomba bianca che annuncia la Pasqua e proprio colomba il nuovo dolce viene chiamato. In realtà quello di allungare la stagione produttiva era un po’ un cruccio di tutti i produttori di panettoni e pandori: il picco delle vendite era Natale, per affrontarlo bisognava assumere personale stagionale, ma passate le festività la produzione precipitava. A questo fine la milanese Motta aveva concepito il Buondì: un dolcetto monoporzione, una specie di panettoncino tascabile, che poteva costituire la merendina per i bambini nelle scuole. Anno di nascita del Buondì? 1953, lo stesso della colomba della Melegatti; non è affatto un caso.

La colomba Motta, riprodotta nel 1930 anche in un manifesto pubblicitario del grafico Marcello Dudovich, non sembra aver avuto il successo che poi arriderà a quella della Melegatti, imitata dagli altri produttori.

Pasqua è la festa dei dolci con le uova, alti, soffici; la ragione è molto semplice: le galline in primavera riprendono a fare le uova. Inoltre c’è gran voglia di tornare ai cibi di grasso dopo le privazioni a cui si è stati costretti durante la Quaresima.

Oggi abbiamo completamente perduto il senso di queste stagionalità, anche perché siamo abituati a trovare sempre tutto nei banchi dei supermercati.

I cristiani, invece, possono usare il lievito e quindi il dolce tipico pasquale molto spesso la focaccia, declinata in modo diverso secondo le regioni. A Torino e in Piemonte si prepara una ciambella lievitata e decorata con le ciliegie sotto spirito e sempre una ciambella conclude il pranzo pasquale a Bologna. A Genova si preparano, i cavagnetti, ovvero cestini di pasta che racchiudono un uovo sodo, molto simili alle titole triestine, così come un uovo sodo si può trovare nella scarcella pugliese che viene confezionata a forma di ciambella oppure di treccia. Quella che a Genova si chiama torta pasqualina non è tuttavia un dolce, ma una torta salata che all’interno di un involucro di pasta contiene erbaggi cotti e uova. A Trieste, ma anche nell’Istria croata e slovena nonché nella Stiria austriaca, il dolce tipico pasquale è la pinza, una focacciona ricchissima di burro e uova che si mangia a metà mattina per accompagnare il prosciutto cotto al forno, con senape e rafano fresco grattugiato, mescolando, dolce, salato e piccante. A Firenze e in Toscana il dolce pasquale è lo zuccotto, un semifreddo fatto con pan di Spagna, ricotta, panna e cacao che la leggenda vuole sia stato invenzione di Bernardo Buontalenti, il geniale architetto al servizio della corte dei Medici.

Ad Ascoli Piceno, nelle Marche, a Pasqua si mangia la pizza di formaggio, una focaccia salata fatta col formaggio e le uova, un tempo se ne usavano quaranta, uno per ogni giorno di quaresima e si cominciava impastare e far lievitare un paio di giorni prima. Anche a Roma si consuma per Pasqua un focaccia salata (ma senza formaggio nell’impasto), la pizza cresciuta, ovvero lievitata che accompagna salumi e uova sode. Il dolce pasquale di Napoli, invece, è una meraviglia della pasticceria: la pastiera, una delle eccellenze italiane in assoluto. Nella forma assomiglia a una crostata, ma è ripiena di ricotta e grano cotto nel latte, aromatizzata con cannella e vaniglia. A Salerno la si fa col riso al posto del grano. Il successo di questa bontà dolciaria è stato tale che oggi la pastiera si trova tutto l’anno e non più solo a Pasqua.

A Palermo e in Sicilia la Pasqua è contrassegnata dalla cassata, un dolce di origine araba, ed è fatta con ricotta, frutta candita e glassa, mentre nell’altra grande isola, la Sardegna, a Pasqua si mangiano le formaggelle, ovvero dolci preparati con ricotta o formaggio (dipende dalle zone), uvetta, zafferano e arancio. C’è da dire che molti di questi dolci pasquali, non dappertutto per fortuna, sono stati abbandonati a favore della colomba già confezionata.

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Alessandro Marzo Magno

Pillole culinarie è una rubrica di approfondimento sulla storia della cucina curata dal giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno. Dopo essere stato per quasi un decennio il responsabile degli esteri di un settimanale nazionale, si è dedicato alla scrittura di libri di divulgazione storica. Ne ha pubblicati diciassette, uno di questi “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” ripercorre la storia delle più importanti specialità gastronomiche italiane.

Sejm: scontro politico sulla Convenzione di Istanbul

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Martedì il progetto “Tak dla rodziny, nie dla gender” (“Sì alla famiglia, no al gender”) relativo alla opposizione della Convenzione di Istanbul e l’impegno del governo polacco ad iniziare i lavori sulla convenzione internazionale sui diritti della famiglia è stato rivolto a proseguire i lavori nelle commissioni parlamentari. Il Sejm ha respinto due richieste una riguardante il rigetto del progetto e la seconda di un rinvio alla seconda lettura del progetto. In tal modo il progetto è arrivato ai lavori delle Commissioni di Giustizia e dei Diritti umani ed Affari Esteri. A favore del rigetto hanno votato 188 deputati, contro 250 (tra cui 3 deputati di KO, Coalizione Civica). A favore della seconda proposta, invece, 40 deputati (la maggioranza di destra), contro 400 deputati. La prima lettura del progetto “Tak dla rodziny, nie dla gender” si è svolta a metà marzo. Nelle preparazioni della proposta sono stati coinvolti Chrzescijanski Kongres Spoleczny (il Congresso Cristiano Sociale) e l’Istituto Ordo Iuris. La Convenzione del Consiglio d’Europa del 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica mira a proteggere le donne da tutte le forme di violenza e discriminazione. Marek Jurek, rappresentante di Chrzescijanski Kongres Spoleczny ha affermato che l’opposizione a questa convenzione europea difende la Polonia “dall’ideologia gender” che è presente nel progetto europeo. In conformità con la versione polacca della convenzione sui diritti della famiglia dovrebbe essere istituito un gruppo che si occupi di svilupparla. La sua parte la farebbero, tra l’altro, i rappresentanti dei ministeri degli Affari Esteri, Giustizia o i rappresentanti delle famiglie e delle chiese. Durante il primo dibattito in marzo, KO, Lewica (la Sinistra) e il movimento Polska 2050 non hanno votato in favore di questo progetto. Il governo di Morawiecki ha invece deciso di continuarlo. Come hanno spiegato i rappresentanti del governo, la Polonia vuole fare le leggi che difendono le donne dalla violenza, ma la Convenzione di Istanbul non permette alla Polonia di rimanere imparziale nei confronti delle sue credenze e della visione del mondo.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C843262%2Csejm-obywatelski-projekt-tak-dla-rodziny-nie-dla-gender-trafil-do-prac-w

Nuove regole per entrare in Polonia: quarantena obbligatoria eccetto per chi ha test negativo e vaccinati

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Il Viceministro delle Infrastrutture Marcin Horała ha informato della modifica delle regole di quarantena per le persone che entrano in Polonia da oggi. La quarantena sarà obbligatoria per chi arriva dall’area Schengen, non la fa se il test è negativo e fatto entro le 48 ore dall’arrivo, invece le persone che vengono in Polonia dalla zona non-Schengen sono soggette a quarantena senza eccezioni. Il portavoce del governo Piotr Müller ha sottolineato che il numero delle persone infette cresce dinamicamente non solo in Polonia, ma anche in altri paesi, e pertanto il governo ha deciso di armonizzare e modificare le regole di quarantena. Müller ha confermato che i guariti e le persone vaccinate contro il COVID-19 saranno liberi dalla quarantena.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C842670%2Cobowiazkowa-kwarantanna-dla-podroznych-przybywajacy-do-polski-wyjatek-dla

Genova per noi

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Possiamo pianificare un viaggio a Genova immaginando di entrare in contatto con un’atmosfera simile a quella delle cittadine della Costa Azzurra. Ma un certo disappunto attende i viaggiatori, quando in loco si rivela che si tratta di una città antica, uno dei maggiori porti d’Europa, nel passato e tuttora, un porto pieno di topi, strade oscure, vicoli sospetti, che è meglio non frequentare durante la notte, o anche il giorno. Genova nel suo carattere ricorda più Napoli che la geograficamente vicina Nizza. Naturalmente c’è un lato bello e nobile della città, e sono le due diverse facce che ci permettono di averne le impressioni migliori.

La costa sul mar Ligure è un mondo affascinante da esplorare e scoprire. Il capoluogo della provincia è ovviamente Genova che, come una madre iperprotettiva, concentra lungo il mare tutti i suoi bambini, da La Spezia a San Remo alla banchina di Ventimiglia. Quando entriamo a Genova da nord ci aspetta una traversata fra le montagne, e quando ci arriviamo con il treno dal lato di Pavia, appena prima di Genova si tendono colline, valli, ponti sopra precipizi, simili a quelli dei dintorni di Hogwart. E non a caso alla fine dell’anno scorso, come attrazione per i piccoli, sui binari è stato messo il Genova Hogwarts Express, un treno d’epoca, in cui ci si può sentire come un amico di Harry Potter. Ma non abbassiamo questa meta al livello di un modellino turistico, perché la città ha cento cose in più da offrire.

La Repubblica di Genova, come dobbiamo chiamarla storicamente, nella sua epoca d’oro rivaleggiava con la potente Venezia, ma per quanto quest’ultima sia rimasta un gioiello turistico, Genova invece non tiene a questo titolo, anche se non mancano le attrazioni. Fu la Repubblica di Genova dal X secolo praticamente fino alla fine del XVIII secolo, quando Napoleone seppellì definitivamente la sua longeva indipendenza. Anche se Genova nominò i propri Dogi a somiglianza di Venezia, il destino della città restò nelle mani private della nobiltà e della ricca borghesia (si può dire in mani mercantili). Interessi egoistici prevalsero sulla struttura sociale della città. Non so se fino ad oggi vicino ad uno dei palazzi si trova una vetrina con dentro un manifesto informativo su “L’araldica dei genovesi”, che mostra una decina tra più di tremila blasoni delle famiglie aristocratiche genovesi. Vale la pena aggiungere che, fino al XIII secolo, Genova fu la città più popolata d’Europa occidentale, la potenza marinara ed urbana della repubblica crebbe (come, tra l’altro, testimoniò nel corso dei secoli uno dei più alti e vecchi fari che fino ad oggi sovrasta la città) e diventò un pericolo per Pisa e Venezia. Il commercio fiorì e gli esperti marinai offrirono i loro servizi alle corti europee, tra questi c’era Cristoforo Colombo. La casa di Cristoforo Colombo si trova in Piazza Dante, vicino a Piazza de Ferrari, nel quartiere San Vincenzo, quasi all’incrocio di tre quartieri centrali, vicino alla Mole (dove si trova la cattedrale ed il labirinto di stretti vicoli) e San Carignano. La presunta casa di Colombo, oggi museo della vita del grande genovese, dopo tanti rifacimenti e ricostruzioni è una prova coraggiosa per la nostra immaginazione.

Venezia ha il Canaletto e il Tiepolo nell’arte della pittura, la scuola genovese invece si illumina nella luce e nei personaggi dinamici di Alessandro Magnasco, un pittore del tardo barocco, che anche se lavorò soprattutto in Lombardia, nacque e poi morì in solitudine a Genova. Girando per la città pensiamo inevitabilmente ai pittori che non immaginiamo in un contesto come quello genovese, prima o poi siamo destinati ad entrare in contatto con Van Dyck e Rubens. Il primo partì dall’Inghilterra nel 1621 e rimase in Italia fi no al 1627 ma passò la maggior parte del tempo a Genova, dove studiò intensamente la pittura italiana. Lasciò il proprio segno soprattutto come ritrattista della nobiltà genovese. Rubens invece, fu interessato nell’architettura dei palazzi, i suoi panorami li pubblicò nel 1622 in un album magnifi co “Palazzi di Genova”, le edizioni attuali di quella pubblicazione si possono comprare nel negozio di souvenir nella famosa via Garibaldi, dove si trovano anche i palazzi ritratti. In precedenza, circa dal 1550 questa via fu chiamata Strada Nuova ed era un effetto della pianifi cata attività urbanistica, di cui si occupò Galeazzo Alessi, formatosi a Roma e molto influenzato da Michelangelo. A Genova bisogna anche fare una passeggiata lungo “Le Strade Nuove ed il complesso dei Palazzi dei Rolli”, un percorso iscritto nella lista UNESCO, dove si trovano decine di palazzi famosi. Sono senz’altro da vedere: il Palazzo Reale, il Palazzo Bianco, il Palazzo Rosso, il Palazzo Doria-Tursi (Doria è, accanto a Spinola, una delle famiglie locali più famosi). In quest’ultimo si può vedere la sala di Niccolò Paganini, dove in una delle vetrine si trova il violino del brillante “diavolo” della musica.

“[…] Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta […]”

scrisse Giorgio Caproni nella sua lunghissima “Litania”. Franco Marcoaldi, cui ringrazio per la promozione di quest’opera, disse che fu un brano forte, ritmico, quasi musicale ed a percussione. Caproni, uno dei più importanti poeti italiani ci passò gli anni della sua giovinezza, e poi scrisse un inno bellissimo per la città, che ogni volta richiama nei suoi lavori come una bussola autobiografica.

Per quanto riguarda Genova ho sentimenti contrastanti: Van Dyck; un biscotto al cioccolato in una pasticceria il cui arredamento e i dipendenti sembrano arrivare dai tempi di un viaggio di Iwaszkiewicz; la focaccia fatta da Michela, da cui alloggiavamo; un allarme bomba in via Garibaldi, dove incontro una polacca che vive qui da tanto tempo e lavora come carabiniere, e con cui faccio una chiacchierata; le piccole piazze tra i palazzi come quello in Piazza San Matteo; i vicoli stretti che non si dovrebbe frequentare; i dintorni del porto; le prostitute; i mercatini con giornali vecchissimi; il pesto in un locale sospettoso, dove la gente sembra sentirsi più a proprio agio che a Roma; il ristorante nel centro dove nessuno parla l’inglese e dove prendono da qualche parte la mia carta di credito; la vista splendida del Corso Solferino ed un sacco di altre cose. Scrivo tutto questo e mi rendo conto che posso continuare a tirare fuori le memorie come Caproni nella “Litania” che ha mai fine. Infine di sera nelle vicinanze di Piazza Corvetto (dove si trova la pasticceria menzionata prima), risuona nelle orecchie “Genova per noi” di Paolo Conte. Allora va bene, si può concludere così il viaggio, anche se non sono d’accordo on il verso “Genova, dicevo, è un’idea come un’altra”.

traduzione it: Joanna Boruc
foto: Guido Parodi

Ministero Affari Esteri: minoranza polacca in Bielorussia pari al 12% della popolazione

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Foto https://kurierwilenski.lt/tag/polacy-na-litwie/

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“La minoranza nazionale polacca in Bielorussia varia da 300 000 a 1,1 milioni di persone, che potrebbe ammontare al 12% della popolazione totale del paese”, leggiamo nel post pubblicato su Twitter dal Ministero degli Affari Esteri della Polonia. Il Ministero sottolinea che i polacchi in Bielorussia vogliono mantenere le tradizioni e ricordare le loro radici. A ottenere questo scopo aiuta la Związek Polaków na Białorusi (Associazione dei polacchi in Bielorussia), che promuove la cultura e lingua polacca. Nella settimana scorsa molti membri della ZPB sono stati arrestati dalle autorità locali. La presidente dell’associazione Andżelika Borys è stata arrestata e condannata a 15 giorni di prigione per aver organizzato “un evento di massa illegale” ovvero la fiera annuale Grodzieńskie Kaziuki. Alcuni giorni dopo sono stati arrestati gli altri membri del consiglio dell’istituzione: Andrzej Poczobut, Irena Biernacka e Maria Tiszkowska. Le autorità bielorusse hanno anche perquisito la sede della ZPB, le scuole polacche e le case degli arrestati.

https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2706342,MSZ-mniejszosc-polska-na-Bialorusi-to-nawet-12-proc-ogolu-mieszkancow

Pandemia in Polonia: è l’ora più buia, via a nuove restrizioni

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Il Premier polacco Mateusz Morawiecki ha affermato che la Polonia si trova nel momento più critico da quando è iniziata la pandemia essendo ad un passo dal limite al di là del quale non sarà più possibile curare i pazienti in modo adeguato. La terza ondata del coronavirus è molto forte, con oltre 34.000 malati e con il 70% dei posti letto occupati e più del 70% dei posti in terapia intensiva occupati. Per questo dal 27 marzo al 9 aprile sono introdotte nuove restrizioni. La situazione dovrebbe migliorare tra due-tre settimane, altrimenti si rischia che manchino posti in ospedale e che in Polonia sia forse necessario istituire lo stato di emergenza, perché la terza ondata è molto peggiore della seconda, e causa il ricovero in ospedale in gravi condizioni anche di molti giovani. Oltre alle restrizioni già in vigore, quelle nuove sono: chiusura dei centri commerciali (tranne alimentari, farmacie, librerie, edicole, negozi con articoli per l’igiene e con prodotti per animali); chiusura dei negozi di mobili e materiali per l’edilizia aventi superficie di oltre 2000 mq; nei negozi, al mercato, in posta: 15 mq per persona in locali fino a 100 mq, 20 mq per persona in locali superiori a 100 mq; in chiesa: 20 mq per persona, con una distanza interpersonale di almeno 1,5 m. e con mascherina coprente naso e bocca; chiusura dei centri estetici e dei parrucchieri; chiusura degli asili e dei nidi, eccetto per i figli del personale sanitario e delle forze dell’ordine; impianti sportivi aperti soltanto per chi pratica lo sport di professione. Infine si consiglia di lavorare a distanza (in smart working) se possibile e trascorrere la Pasqua a casa.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C840243%2Ckryzysowa-sytuacja-rzad-oglasza-nowe-obostrzenia-premier-nie-wyklucza

Chiara Catalano: la moda per salvare il pianeta

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Chiara Catalano nasce a Palermo da una famiglia di artisti e scienziati da generazioni, di cui hanno parlato scrittori come Sciascia e influenti mezzi di comunicazione. Il nonno Eustachio fu direttore dell’Accademia di Belle Arti nonché esponente dell’arte del Novecento siciliano, cui è intitolato il liceo artistico di Palermo. Lo zio Eliodoro invece biologo marino e scienziato nonché precursore del riciclo urbano in difesa dall’inquinamento del pianeta. Il padre Maurilio, pittore e fondatore della prima galleria d’Arte a Palermo, oggi esponente principale dell’arte contemporanea siciliana.

Laureata in architettura, Chiara eredita i tratti di famiglia ed inizia la sua carriera come curatrice della galleria paterna “Arte al Borgo”, oltre a dipingere. Appassionata da sempre di moda, inizia le sue incursioni brevettando nel 2011 la borsa tastiera “Coccodrive” che sarà finalista del progetto Samsung. “Non mi considero stilista, mi piace descrivermi come una che sperimenta interventi artistici su capi d’abbigliamento, rigorosamente vintage, con un tratto istintivo, ottimista, primitivo, raw. Uso tessuti come tele, come manifesti dove esprimere e comunicare, chi indossa i miei capi diventa ambasciatore di un messaggio eco sostenibile”, spiega l’originale artista siciliana. Nel 2020 la diva di Bollywood Anushka Sharma, indossa un suo capo per Vogue. Catalano ha iniziato collaborazioni creative con Brand Ambientalisti tra pittura e sostenibilità e attualmente sperimenta interventi artistici su oggetti di abbigliamento.

Esprimi la tua filosofia di vita attraverso la moda. Quando hai deciso di comunicare attraverso questa forma d’arte?

Quando ho unito le mie passioni – moda, ecologia, arte – in un unico progetto. Quello della moda sostenibile è un argomento che, insieme a molti altri movimenti nello stesso ambito, gioca un ruolo molto importante per il nostro ambiente, per la nostra consapevolezza sociale e per la nostra economia da svariati decenni. Negli ultimi anni, a causa dell’allarme sul cambiamento climatico, ormai dimostrato dalla scienza, è un argomento sempre più presente anche nella moda, e molti stilisti e maison hanno deciso di unirsi alla causa, modificando le loro vecchie pratiche per diminuire gli sprechi e avere un impatto più positivo.

Potresti descrivere il tuo metodo di lavoro? Come hai creato il tuo stile?

Scelgo dei capi per la loro particolarità, li scelgo per poi trasformarli in pezzi unici, e spesso diventano come manifesti che gridano di “Salvare il pianeta”. Sono capi vintage o in commercio a cui do una seconda vita dipingendo sopra come se fossero tele. Utilizzo colori ecologici, vivaci. Scelgo temi diversi: slogan, figure, giochi…

Sui capi da te ideati troviamo molto spesso frasi come ”Save the planet”, “No plastic in the see” o ”Fuck pollution”. Sono frasi molto simboliche e potenti.

I miei messaggi sono slogan, chi sceglie di indossarli, diventa ambasciatore del messaggio sostenibile. Ce ne saranno tanti altri, diversi ma sempre pensati come inno alla salvaguardia del pianeta. Tra moda e arte c’è un legame profondo e affascinante. La moda stessa si può defi nire una forma d’arte. Nei miei capi il rapporto moda-arte è in continua evoluzione, poiché il filo conduttore di tutto è “comunicare”.

Uno dei tuoi progetti più innovativi e divertenti è certamente la borsa ”Coccodrive”. Com’è nata questa idea affascinante?

L’idea della borsa nasce maneggiando questo oggetto che fa parte delle nostre abitudini quotidiane immaginandolo trasformato in un divertente e sciccoso accessorio. Ha la peculiarità di essere notevolmente resistente agli attacchi chimici e all’ossidazione, risulta elastica, resistente all’invecchiamento e alle alte temperature ed è un ottimo isolante elettrico. In questo modo un elemento tecnologico si trasforma in una pochette colorata da portare a mano o con una scintillante tracolla utilizzando il suo filo di collegamento al pc.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a fare moda sostenibile, per mantenere vivi i valori in cui credo: rispetto e attenzione verso l’ambiente, libertà personale, non esaurire le risorse del pianeta. Credo che il concetto di sostenibilità abbia fatto capire a molta gente che la moda non è un concetto distante; la sostenibilità nel nostro settore non è una moda passeggera e credo debba essere considerata con rispetto, soprattutto se pensiamo alle condizioni in cui versa oggi il nostro pianeta. Inoltre, chi è venuto prima di noi ha visto le conseguenze drammatiche della fast fashion e anche nel settore del lusso. Per me, sostenibilità è una parola che ti fa pensare due volte alla strada da percorrere, e non è sempre quella più facile e durevole.

La tua terra d’origine è presente nella tua opera?

La Sicilia è una terra di forte personalità, ha una luce magica, ci sono montagne e mare, arte e storia… infinite fonti per ispirarsi!

I capi creati da Chiara Catalano si possono acquistare a Tokyo da Faye_eyaf, a Roma da Carmina Campus di Ilaria Venturini Fendi, e prossimamente online su Instagram. Per collaborazioni artistiche e creative potete contattare la designer direttamente su Instagram.

 

[Aggiornamento 25.03.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi e delle terapie intensive occupate in forte crescita. Sono stati superati i 2 milioni di casi da inizio pandemia e la quota di 50.000 decessi totali.

Il numero complessivo dei casi attivi è salito a 381.105 (settimana scorsa 332.028), di cui in gravi condizioni 2.620 (settimana scorsa 2.190), ovvero circa lo 0,7% del totale.

Gli ultimi dati al giorno 25 marzo 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 34.151 nuove infezioni registrate e 520 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto e in crescita, ovvero 2.472 morti (nella settimana precedente si erano registrati 2.015 morti).

Il Voivodato della Slesia (5.430), la Masovia (5.104), la Grande Polonia (3.334), la Piccola Polonia (2.919) e la Bassa Slesia (2.680) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono in crescita e sale la pressione sulle strutture sanitarie polacche. Sono attualmente occupati 27.118 letti da pazienti COVID-19, mentre sono 2.620 le terapie intensive attualmente occupate.

Per contrastare la pandemia sono state varate nuove restrizioni su tutto il territorio polacco a partire dal 27 marzo e valide per il periodo delle feste pasquali, fino al 9 aprile 2021.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Prosegue la campagna vaccinale che conta attualmente 5.381.726 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 3.524.209 prima dose e 1.857.517 seconda dose.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Aumentano significativamente i prezzi nel settore edile

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“Questa primavera la finitura e riparazione degli appartamenti sarà più costosa rispetto all’anno scorso” ha ammesso Pawel Kisiel, presidente della società di costruzioni Atlas. Kisiel ritiene che tale situazione è, tra l’altro, dovuta all’interruzione  delle catene di approvvigionamento dalla Cina, ma anche al gelo in Texas che aveva causato molti guasti nelle raffinerie che fabbricano e forniscono vari componenti per le costruzioni. Di conseguenza, mancano le materie prime per la produzione, ad esempio il polistirolo espanso o le vernici. Infatti i prezzi di questi prodotti stanno aumentando di mese in mese del 30%, alcuni sono saliti addirittura del 100% rispetto all’anno scorso. Inoltre, Kisiel ha spiegato che a causa dell’irrigidimento delle restrizioni sanitarie che oggi sta per annunciare il governo, la chiusura del settore edile sembra essere reale, ma se le consegne non saranno vietate, tutti gli ordini dei clienti potranno essere realizzati online. Il presidente di Atlas ha anche aggiunto che durante i lockdown il suo settore non era stato colpito così fortemente come gli altri settori dell’economia, dunque adesso sarebbe in grado di resistere all’eventuale chiusura di 2 o 3 settimane. Secondo lui al momento sicura è la continua crescita dei prezzi dei materiali da costruzione che oltre alla pandemia è dovuta anche alla politica ambientale, il cosiddetto “Green Deal” che persegue l’Unione europea.

https://www.money.pl/gospodarka/przez-pandemie-ceny-niektorych-materialow-budowlanych-wzrosly-juz-o-sto-procent-6621293428239232a.html

La “Divina commedia” di Dante Alighieri: un’opera-mondo

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Alberto Casadei

Nel 2021, ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Come tutti sanno, la sua Divina commedia è una delle poche opere che attraversa tutte le culture, viene tradotta, citata, riscritta in Europa come negli Stati Uniti o in Giappone o in Africa. E ci sono monumenti dedicati a Dante in tutto il mondo, segno tangibile dell’interesse verso uno scrittore che rappresenta non solo l’Italia del Medioevo ma anche l’intera umanità di ogni tempo. Ma quali sono i motivi di questo interesse che si sviluppa nei secoli a partire dal Romanticismo e ora manifestato persino attraverso film e videogame?

Se si vuole capire perché Dante è ancora attuale, bisogna conoscere meglio le sue opere, senza limitarsi a pochi versi o episodi celebri. Non a caso dantesco è un aggettivo presente in tante lingue di tutto il mondo: ora è disponibile un audiolibro realizzato dal Ministero degli Esteri italiano, dal titolo “Dalla selva oscura al Paradiso”, che presenta un’antologia di canti in originale e in altri trentadue idiomi (tra cui il polacco con voci di Karolina Porcari e Jakub Kamieński: Dalla selva oscura al Paradiso – From the dark wood to Paradise | Spreaker), e del resto molti grandi scrittori, come T.S. Eliot o J.L. Borges, hanno notato che la potenza della Divina commedia resiste persino in traduzione.

disegno: Julia Marchowska

Eppure sono ancora moltissime le cose che non sappiamo su questo capolavoro così come sulle altre opere dantesche. Cominciamo col dire che l’attività letteraria di Dante, così come la sua vita, è stata segnata da improvvisi e profondi cambiamenti. Una prima fase, a partire dal 1283, fu all’insegna del rinnovamento della poesia d’amore e portò alla scrittura di testi lirici di grande rilievo, che però assunsero un senso compiuto quando vennero raccolti nel libro della Vita nova (1292-93) Si tratta già di un’operazione eccezionale perché, attraverso la costruzione diquel libro, il nucleo di ogni singolo componimento viene spiegato e giustifi cato in rapporto alla vita del poeta, protagonista delle parti in prosa, rivoluzionata dall’incontro con la donna-Beatrice, a poco a poco identifi cata con un angelo inviato da Dio. Il finale dell’opera arriva però dopo che un’altra donna si era incuneata nell’esistenza del poeta e la promessa di narrare una “mirabile visione” riguardante Beatrice, cui si accenna negli ultimi capitoli, non trova un seguito immediato.

Dante infatti, dopo il 1293, inizia un’altra fase della sua esistenza: ormai sposato, appassionato non più solo di poesia ma anche di filosofia, invitato a impegnarsi nella vita politica fiorentina, per vari anni non dà seguito al suo primo grande testo, ma scrive liriche di tipo morale, assieme ad altre invece riservate a un amore drammatico e distruttivo per una donna denominata Petra. Non è possibile stabilire la veridicità assoluta o relativa dei componimenti, benché quasi tutti i critici siano disposti ad accettare almeno un fondamento realistico. Sta di fatto che, sino al 1301, Dante segue vie molto diverse da quelle praticate nel periodo precedente.

In quell’anno, come è noto, si consuma l’evento fondamentale nella sua vita terrena ovvero la vittoria dei neri, i ghibellini, e la cacciata dei bianchi, i guelfi cui apparteneva, da Firenze. Uffi cialmente il suo esilio comincia il 10 marzo 1302, però è probabile che Dante non sia riuscito a rientrare mai nella sua città natale dopo essere stato in missione a Roma da Papa Bonifacio VIII (ottobre-novembre 1301). Ma prima di quell’evento aveva iniziato a scrivere alcuni canti del poema che lo ha poi reso celebre? Ci sono pervenute alcune indicazioni di Giovanni Boccaccio in questo senso, ma sono contestate. Tuttavia esse potrebbero contenere un fondo di autenticità: infatti i primi quattro canti dell’Inferno sono molto diversi dai successivi, e potrebbero davvero risalire al periodo intorno al 1300, anno in cui è ambientato il viaggio nell’Aldilà.

Di sicuro per un lungo periodo il poeta si dedica ancora ad altro. Nei primi anni dell’esilio svolge missioni diplomatiche, cerca di rientrare a Firenze ma senza successo, si avvicina persino ad alcuni ghibellini, il che non gli impedisce di arrivare a chiedere il perdono, lui orgoglioso guelfo bianco, ai suoi nemici neri. Dal 1304 concepisce addirittura due progetti che, se terminati, avrebbero prodotto opere di notevole rilievo: il Convivio, primo grande trattato in volgare fi orentino dedicato a questioni fondamentali della filosofia e della morale; il De vulgari eloquentia, incentrato su questioni di stile poetico e basato sulla prima ricognizione delle varie lingue locali italiane, con lo scopo di sintetizzare un ‘volgare illustre’. Sarebbero state imprese di alto profi lo e molto innovative per l’epoca, tuttavia rimasero entrambe interrotte.

disegno: Michał Bukowy

Infatti, dopo un soggiorno in Lunigiana e poi in Casentino, all’incirca tra il 1306 e il 1307, Dante decise di dedicarsi soprattutto al suo poema. I motivi di questa decisione verranno esaminati, così come si vedrà se è possibile individuare un punto da cui l’opera potrebbe essere ripartita. In ogni caso, le tappe interne della scrittura della Divina Commedia sono discusse, qui seguiamo gli elementi storico-documentari principali sino al 1313 circa, quando probabilmente si chiudono definitivamente le stesure dell’Inferno e del Purgatorio.

La storia intanto determina ulteriori cambiamenti, in primo luogo l’elezione di Enrico (o Arrigo) VII a candidato Imperatore del Sacro Romano Impero, il quale già nel 1310 scende in Italia con l’intenzione di ricevere l’investitura a Roma, per le mani di papa Clemente V o di suoi delegati. Dante si schiera immediatamente a sostegno di questo “messo di Dio”, e scrive epistole per tranquillizzare i signori d’Italia che potevano temere vendette o che continuavano a considerare il potere temporale subordinato a quello spirituale della Chiesa. In questo periodo molto probabilmente decide di scrivere addirittura un trattato filosofico- iuridico in latino, la Monarchia, considerato di assoluta importanza anche da teorici moderni del diritto. Ma ancora una volta la storia non andò nella direzione sperata: molte città, compresa Firenze, si ribellarono a Enrico il quale, abbandonato pure dal papa, morì nell’agosto del 1313 senza aver portato a compimento il progetto di superare i particolarismi sotto l’egida imperiale.

Dante si trova a dover scegliere nuove strade: tra il 1314 e il 1318 soggiorna in varie zone d’Italia, di sicuro nella ghibellina Verona sotto la protezione di Cangrande della Scala, ma poi sceglie di risiedere, con i figli, a Ravenna, governata dal guelfo moderato Guido Novello da Polenta. Qui scrive la parte finale del Paradiso, altre opere sicuramente autentiche come le Egloghe in latino, e comunque trova i momenti di più compiuta serenità che gli siano concessi negli anni dell’esilio. Muore però, probabilmente nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, senza poter rivedere la sua città natale.

Queste poche righe riassumono quasi tutti i fatti principali della vita di Dante. Ma gli avvenimenti non ci consentono di capire a fondo la sua creatività in ogni campo della letteratura (e non solo) che ha praticato, bisogna infatti capire e interpretare le sue opere cercando di definire le loro caratteristiche e il loro stile, insomma come sono fatte e quali siano il loro valore e la loro importanza per noi.

Forse Dante non voleva intitolare il suo capolavoro Commedia tanto è vero che nel Paradiso parla della sua opera come di un “poema sacro”. Di certo le attribuiva un valore altissimo e anche noi, oggi, non dobbiamo ridurre questo grandioso viaggio ultraterreno a un banale testo allegorico. Dopo secoli in cui la varietà del poema dantesco è stata fatta rientrare a forza in schemi unitari e rigidi, adesso siamo in grado di accettarne la straordinaria varietà, degna di un romanzo moderno.

disegno: Małgorzata Pelc

Infatti la perfezione della Divina commedia non è monolitica e anzi sono proprio le sfumature e i cambiamenti che ora ci interessano maggiormente. Inoltre, i lettori di oggi, ormai costantemente esposti a tecniche narrative complesse (letterarie o cinematografiche, e ora evidenti nelle serie televisive più raffinate), riescono a cogliere la grande abilità di Dante nel costruire un racconto poliedrico, pur seguendo una linearità ferrea. Siamo ormai in grado di apprezzare sia le figure potenti dell’Inferno, sia la delicatezza di tante situazioni del Purgatorio, sia l’arditezza di tante altre del Paradiso, il cui ultimo cielo è quasi una ‘realtà virtuale’ basata sulla teologia del XIV secolo.

Dante allora non è più soltanto un classico, bensì l’autore di un’opera-mondo, ovvero di un’opera che sintetizza un’intera cultura, come appunto avviene nella Divina commedia. Di sicuro questo poema di settecento anni fa è uno dei pochissimi capolavori letterari noti e riconosciuti a livello globale, capace di generare ancora interpretazioni davvero ricche di risonanze e di novità.

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Alberto Casadei insegna Letteratura italiana all’Università di Pisa ed è coordinatore del Gruppo Dante dell’Associazione degli Italianisti. Si è occupato di testi dal Tre al Cinquecento, nonché di poesia e narrativa contemporanee, anche in una prospettiva comparatistica e teorica. Fra i suoi libri recenti si ricordano Dante oltre la “Commedia” (2013), Dante: altri accertamenti e punti critici (2019), mentre è imminente la pubblicazione di Dante oltre l’allegoria (Ravenna, Longo).

disegni: Julia Marchowska, Michał Bukowy, Magdalena Pelc