Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 111

Dal 1 gennaio aumenta il salario minimo in Polonia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dal 1 gennaio 2021 il salario minimo lordo ammonta a 2800 zloty, quasi 200 zloty in più che nel anno 2020. Anche la tariffa oraria cresce da 17 a 18,30 zloty lordo. Secondo le previsioni, il salario minimo sarà il 53,2% della retribuzione media in quest’anno. Il Consiglio di dialogo sociale non è riuscito a raggiungere un accordo, per questo motivo la cifra è stata stabilita dal governo. La maggioranza delle organizzazioni dei datori di lavoro ha optato per mantenere il salario minimo precedente, le organizzazioni sindacali invece hanno proposto un aumento. Con il salario si aumenteranno anche gli altri pagamenti, per esempio le compensazioni per lavoro notturno o i pagamenti di ZUS (it. INPS) per le nuove aziende. Durante la campagna elettorale si stava parlando del salario minimo pari a 3000 zloty lordo, la somma è poi stata ridotta a causa della pandemia.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C785352%2Cod-1-stycznia-placa-minimalna-wynosi-2800-zl-brutto.html

Si fa presto a dire dieta

0

Si fa presto a dire dieta. C’è quella a zona e quella del gruppo sanguigno, c’è la chetogenica, la Sirt, la Gift, la mima digiuno o quella del digiuno intermittente: solo per citare le prime che mi sono venute in mente. Basta una rapida ricerca su Google per scoprire una lunga lista di nomi: tutti accattivanti (per risvegliare la curiosità), alcuni minacciosi (chi non avrebbe i brividi a sentire Dottor Nowzaradan oppure Zero carb?!), ma tutti promettenti e fautori di grandi cambiamenti!

Come orientarsi in questo caos, e trovare la dieta “giusta” per noi? Ecco quali sono, secondo me, i principali criteri per scegliere il programma alimentare adatto. Primo consiglio: l’alimentazione è una cosa semplice. Forse non ci avete fatto caso, ma gli esseri umani mangiano da sempre! E il cibo cambia in base alle tradizioni, alle stagioni, perfino alle emozioni del momento, ma non può essere ridotto solo ad un elenco di regole e calcoli. Se per sapere con che cosa nutrirci, c’è bisogno di ore di studio e istruzioni a cui attenersi rigidamente, non è la strada giusta.

Secondo consiglio: l’alimentazione è una cosa semplice (repetita iuvant) e quindi dovrebbero esserlo anche gli ingredienti con cui prepariamo i nostri piatti. Tutto ciò che è  ecessario per stare bene, ce lo fornisce gratuitamente la natura: non nasce in una fabbrica, ma cresce là fuori, senza un imballo di plastica. E il dimagrimento passa anche attraverso il ritrovamento di un rapporto istintuale con il cibo. Più gli ingredienti sono semplici, più stiamo bene, e più di conseguenza il corpo aggiusterà il proprio peso. Evitate quindi i prodotti sostitutivi del pasto, che lasciano la sensazione di non aver nemmeno mangiato, e anche tutto ciò che è preconfezionato, precotto, pre-qualcosa. Con le dovute eccezioni, e fatta salva la prescrizione medica nei casi di reale necessità, se si presenta dentro una busta di plastica, non è cibo. Più la lista degli ingredienti è corta, meglio è.

Un altro aspetto importante, per qualsiasi dieta, è chiedersi quanto questa sia nelle proprie “corde”. Siete vegani convinti, ma il gruppo sanguigno dice che dovreste essere carnivori stretti? Metà di ciò che è previsto nel piano alimentare vi ripugna? Ponetevi qualche dubbio. Certo la corretta alimentazione è fatta anche di buone abitudini che vanno imparate, di cambiamenti che all’inizio richiedono un piccolo sforzo, ma anche di istinto e gusti personali.

Tutto questo può essere riassunto in un unico termine: sostenibilità. Dimagrire non sarà affare di pochi giorni. Più probabilmente servirà del tempo, a seconda di quale sia la situazione di partenza potrebbero volerci dei mesi, o anche degli anni. La dieta è giusta quando può essere seguita senza troppi sforzi anche nel lungo termine. Il regime alimentare è giusto quando è completo ed equilibrato. Nessuno deve mettervi in condizione di avere paura di qualcosa, soprattutto se questo qualcosa sono frutta, verdura e cereali (quindi carboidrati!). Se le restrizioni sono eccessive, se le regole sono troppo complicate, se i cibi sono sgraditi, il cambiamento non durerà a lungo. Al dimagrimento rapido potrebbe seguire una ripresa altrettanto rapida, rischiando anche il sorpasso: succede cioè che i chili ripresi potrebbero essere più di quelli persi. Effetto yo-yo, sensi di colpa, sensazione di fallimento, sono conseguenze molto gravi che fanno perdere non solo la motivazione, ma anche la salute fisica.

Per questo motivo, il consiglio fondamentale per la scelta della vostra dieta è: evitate il fai da te. Suonerà fin troppo banale, ma la cosa più saggia è affidarsi alle competenze di un professionista. Adele, la famosa cantante, sarà anche dimagrita con la dieta Sirt, ma certamente non l’ha fatto da sola: comprare un manuale può essere il primo passo per  rovare la motivazione giusta, ma da solo non basta.

Se l’alimentazione è una cosa semplice, il funzionamento del nostro organismo è un poco più complesso, e l’attivazione del metabolismo non può essere riassunta in poche righe. Questo non significa che le diete rese famose dai personaggi dello spettacolo siano sempre sbagliate, ma il cambiamento, perché sia duraturo, necessita di tanti aggiustamenti, che non possono e non devono essere affrontati in solitudine. Conoscenze scientifiche e supporto emotivo, innanzitutto.

I professionisti a cui rivolgersi sono esclusivamente dietologo, dietista, e biologo  nutrizionista. Affidatevi a una di queste figure, e state alla larga da sedicenti esperti. Oltre al titolo di studio, valutate la capacità di ascolto e di farvi sentire a vostro agio: qualcuno che non vi faccia sentire giudicati, o in imbarazzo. Se i risultati tardano ad arrivare, non vergognatevi, non addossatevi la colpa, e parlatene con il professionista di riferimento, perché questo è proprio il momento in cui avete più bisogno delle sue competenze. Ricordatevi che parte del suo lavoro è anche aiutarvi a superare le difficoltà, offrendo motivazione e soluzioni pratiche. Lo pagate anche per questo, e non (solo) per farvi i complimenti quando le cose vanno bene!

Dimagrire è possibile, e lo è anche volersi bene. Prendiamoci cura di noi stessi, perché nessun altro può farlo al posto nostro.

www.tizianacremesini.it

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!

***

Tiziana Cremesini, diplomata in Naturopatia presso l’Istituto di Medicina Globale di Padova. Ha frequentato la Scuola di Interazione Uomo-Animale ottenendo la qualifica di Referente per intervento di Zooantropologia Assistenziale (Pet-Therapy), attività in cui si sposano i suoi interessi: supporto terapeutico e miglioramento della relazione fra essere umano e ambiente circostante. Nel 2011 ha vinto il premio letterario Firenze per le culture di pace in memoria di Tiziano Terzani. Attualmente è iscritta al corso di Scienze e Tecnologie per Ambiente e Natura presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha pubblicato due libri  “Emozioni animali e fiori di Bach” (2013), “Ricette vegan per negati” (2020). Con Gazzetta Italia collabora dal 2015 curando la rubrica “Siamo ciò che mangiamo”. Per più informazioni visitate il sito www.tizianacremesini.it

Differenze culturali

0

Quanti tempi ci sono nella lingua italiana? È una delle domande più frequenti di chi comincia a studiare la lingua italiana. Oppure Quanto tempo ci vuole per imparare l’italiano per comunicare senza problemi? C’è chi dichiara subito che non gli piace la grammatica o chi fa fatica a imparare un nuovo vocabolo.

Non importa! Occorre tempo per tutto e proprio studiare la lingua è una forma di mindfulness. Prima impariamo a ricavarne piacere prima probabilmente raggiungeremo i risultati desiderati. Attenzione però! Studiando la lingua bisogna tener conto di un altro aspetto molto importante cioè il cosiddetto codice culturale. La stessa parola, per quanto sia plurivoca, può avere un diverso significato a seconda della lingua in cui viene usata. Le differenze del significato, e non si tratta delle espressioni idiomatiche, di un termine oppure di un’espressione possono risultare dalle associazioni culturali. Se non ce ne rendiamo conto non sapremo che diciamo qualcosa che semplicemente non intendevamo dire. E non ci aiutano 10 tempi o 100 parole nuove. Provo ad illustrarlo con gli esempi.

Ricordiamoci le prime lezioni della lingua; di solito studiamo la domanda Come stai? Jak się masz? E le possibili risposte Sto bene. Mam się dobrze. Spesso ci insegnano anche che si può pure rispondere Sto male. Mam się źle ma si usa raramente, quando è successo qualcosa di negativo. Va bene, non è una scoperta dell’America se diciamo che noi polacchi mentalmente non ci ritroviamo con questa risposta Sto bene. Ma veramente rispondendo alla stessa domanda fatta in polacco diciamo spesso super, fantastico? Dalle mie osservazioni risulta invece che spesso rispondiamo in modo indiretto ed evasivo tipo: Może być; Jakoś idzie; Bywało gorzej, lepiej; o Jako tako. L’equivalente di quest’ultimo facilmente lo troviamo in italiano (mentre le altre sono proprio difficili da tradurre) come così così e quindi volentieri lo usiamo in italiano. Non è vero che studiamo la lingua per esprimere noi stessi, i nostri pensieri e le nostre emozioni? Traduciamo quindi le nostre sensazioni solo che per un italiano la risposta così così non vuol dire la stessa cosa che per noi. Ci chiederà subito cosa succede, cosa non va bene e perché? Non la intenderà come probabilmente la pensiamo noi che tutto va bene, niente di speciale.

Un altro esempio potrebbe essere l’espressione fare brutti sogni che tradotta alla lettera sarebbe “robić brzydkie sny”. Sappiamo che il verbo sognare ha in polacco due significati – śnić i marzyć e proprio per distinguerli in italiano esiste l’espressione fare un sogno – śnić. Fare brutti sogni non è nient’altro che mieć koszmary, avere un incubo. Ma è proprio questa la nostra prima associazione? L’aggettivo brutto accanto alla parola sogno in polacco non farà pensare ai sogni erotici? C’è stata una volta alla televisione polacca una pubblicità della fragranza in cui si diceva: “One mają brzydkie myśli”“Loro hanno brutte idee” per suggerire il vivo interesse delle due ragazze nei confronti di un bell’uomo che passava accanto. Ma perché brutte? chiederebbero gli italiani. Proprio il contrario, piuttosto fare un bel sogno crea l’associazione nella lingua italiana ad un sogno erotico perché nulla che sia legato all’erotismo va considerato brutto e può essere solo bello.

It.aldico

Quasi 400 km di strade nuove nel 2021

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

L’anno scorso sono stati aggiunti alla rete viaria 140 km di strade a scorrimento veloce. Secondo i progetti della GDDKiA (Direzione Generale per le Strade e le Autostrade) nell’anno prossimo saranno aggiunti altri 400 km. “Se la pandemia non interferirà con i nostri piani, metteremo a disposizione 380 km di strade nuove”, ha detto il direttore della GDDKiA Tomasz Żuchowski. Tra i percorsi nuovi ci saranno strade a tre corsie che faranno parte dell’autostrada A1, le strade extraurbane S3 a nord di Stettino e nella Bassa Slesia, la S7 da Tarczyn fino alla tangenziale di Grójec, e anche la S19 tra Lublino e Rzeszów. “L’elenco sarà ancora più lungo”, promette Żuchowski.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2649054,Plany-GDDKiA-na-nowy-rok-Do-uzytku-ma-trafic-blisko-400-km-szybkich-drog

Borghesia in cerca d’identità

0

“Non nevicherà mai più” di Małgorzata Szumowska e Michał Englert, con Alec Utgoff, Maja Ostaszewska, Weronika Rosati e Łukasz Simlat nei ruoli principali, ha rappresentato la Polonia nel concorso principale della 77^ Mostra del Cinema di Venezia. Il film non ha vinto nessun premio ma ha raccolto tante buone recensioni della stampa straniera ed è un buon segno prendendo in considerazione che sarà il candidato polacco al premio Oscar. Nei ruoli principali ci sono Alec Utgoff, Maja Ostaszewska, Agata Kulesza, Weronika Rosati e Łukasz Simlat. Abbiamo incontrato i registi alla Mostra di Venezia.

A Berlino dopo la prima di “Body/Ciało” ha detto che avrebbe avuto voglia di fare un film su come le persone percepiscono il proprio corpo, passando gradualmente al loro rapporto con la loro anima, frase che suona un po’ come la descrizione di questo film?

M.S.: La relazione tra corpo e anima è il filo conduttore che appare in tutti i film in cui lavoro con Englert. In questo caso riflettiamo un po’ di più su un certo spaccato della società europea contemporanea. È una storia su una ricca borghesia che vive in modo molto comodo e se la cava benissimo dal punto di vista fisico e materiale ma c’è in loro una specie di inspiegabile nostalgia. Prima dell’89 in Polonia questa mancanza sarebbe stata riempita con la religione. Oggi invece, abbiamo a che fare con la borghesia che si è allontanata dalla chiesa e cerca di riempire il vuoto spirituale con qualcos’altro.

Michał Englert, Małgorzata Szumowska / fot. Andrea Pattaro @ Vision

M.E.: Il nostro film osserva una fascia sociale in cerca di un’identità, una classe benestante che ha bisogno di essere accettata e appartenere a qualcosa. Nello stesso tempo abbiamo cercato di inserire nel nostro racconto qualcosa di metafisico. Il nostro scopo era lasciare spazio al non detto. Non volevamo rispondere a tutte le domande anche perché nel mondo di oggi non ci sono risposte facili.

Alec Utgoff, l’attore protagonista, è conosciuto dalla terza stagione di “Stranger Things” e dai ruoli nel cinema hollywoodiano. Come mai avete scelto proprio lui per il ruolo?

M.E.: Prima di tutto Alec è un bravissimo attore e ha in sé una vena di mistero che è molto affascinante per un regista.

M.S.: All’inizio volevamo prendere un attore polacco ma Michał ha detto che sarebbe stato meglio scegliere uno sguardo esterno. Grazie a questa mossa siamo riusciti a mostrare due aspetti caratteristici della natura polacca. Il primo riguarda il fatto che molto spesso ci scordiamo che anche noi lavoriamo all’estero per guadagnare due soldi ma quando abbiamo un ucraino che lavora in Polonia, molto spesso non sappiamo comportarci. Il secondo è il nostro strano rapporto con la Russia. Il protagonista Żenia parla il russo che non stimola bei ricordi a chi a scuola lo doveva studiare contro la propria volontà. Dall’altra parte la cultura russa ci affascina tantissimo: Bulgakov, Dostoevskij, i film di Tarkovskij. E questa è una incredibile contraddizione.

Quindi Żenia è una specie di connettore tra gli abitanti del quartiere e il loro passato di cui hanno nostalgia?

M.S.: Il protagonista che viene dal mondo esterno fa sì che tutti coloro con cui entra in contatto possono fare una pausa nella loro quotidianità e riflettere chiedendo a sé stessi chi sono e cosa vogliono dalla vita. In una società dove non si fa altro che collezionare beni materiali ed essere concentrati sulla carriera è difficile essere felici. La felicità è un sinonimo di libertà, loro invece sono prigionieri. Grazie a Żenia possono sentirsi liberi almeno per un attimo e proprio in quell’attimo tornano ai momenti idilliaci del passato. Nelle loro teste appaiono diverse immagini il cui tema ricorrente è sempre la natura che ci permette di tornare alle nostre radici.

M.E.: Il loro problema è che stanno aspettando tutti un guaritore ma in fondo per trovare la propria identità devono prima confrontarsi con sé stessi.

Perché questo forte desiderio della borghesia di isolarsi?

M.S.: Tutti i protagonisti sono ispirati a persone vere. Dopo l’89 la Polonia è diventata un paese capitalista e la gente ha cominciato ad arricchirsi e cambiare il proprio status quo. All’improvviso ha cominciato a pensare che ha diritto a tutto. Se qualcuno non ha guadagnato abbastanza non appartiene al loro mondo. Tale atteggiamento provoca un enorme divario nella società che non va per niente bene. Una volta i bambini crescevano tutti insieme nei quartieri aperti e adesso invece è cambiato tutto perché le persone con i soldi si chiudono nei condomini protetti e i loro bambini frequentano le scuole private. Non esiste uno spazio comune dove la gente delle diverse classi sociali possa incontrarsi. Nella società si crea quindi un gruppo isolato di persone. In Polonia questa situazione è destinata a peggiorare perché il capitalismo e il materialismo sono fenomeni ancora nuovi e giovani. La nuova borghesia vuole sentirsi di appartenere più all’ovest che all’est dell’Europa il che è ovviamente il risultato di un complesso di inferiorità. E qui si nota un’altra contraddizione dei Polacchi. Da una parte stiamo seguendo un inafferrabile ideale dell’ovest e ci vergogniamo del nostro passato, dall’altra siamo profondamente fieri della storia. Ci manca uno sguardo distaccato da un’altra prospettiva, nel film Żenia rappresenta proprio quello sguardo esterno sulla nostra realtà.

I vostri film sono tutti fatti con una particolare attenzione all’aspetto visivo?

Alla Scuola del Cinema di Łódź, abbiamo visto i film dei maestri del cinema polacco che sono molto attenti e sensibili al tema della fotografia. Prima di scrivere una sceneggiatura osserviamo a fondo la realtà perché i primi progetti che abbiamo realizzato erano documentari. Uno dei nostri maestri, Wojciech Jerzy Has, diceva che “se vuoi fare i film, devi prima vederli” e noi stiamo proprio cercando di raccontare con le immagini.

Nel terzo trimestre 2020 dimezzato il valore degli acquisti da parte di stranieri

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il valore dei beni e dei servizi acquistati in Polonia da stranieri nel terzo trimestre del 2020 è sceso del 46,6 per cento annuo. Lo riporta l’Ufficio centrale di statistica (Gus), i cui dati vengono ripresi dal portale “Business Insider Polska”. Il valore di tali acquisti nel periodo luglio-settembre di quest’anno è di 7 miliardi di zloty (1,5 miliardi di euro). Sebbene il dato sia significativamente minore rispetto a quello del terzo trimestre del 2019, resta comunque molto positivo se confrontato al trimestre precedente (+113,4 per cento). Per quanto riguarda l’ingresso di stranieri in Polonia nel terzo trimestre, esso è sceso del 38,5 per cento annuo mentre è cresciuto dell’87,1 per cento su base trimestrale.

https://businessinsider.com.pl/finanse/handel/gus-wydatki-cudzoziemcow-w-polsce-polakow-za-granica-iii-kwartal-2020/kr8e4lw

Portavoce premier, dalla seconda metà di gennaio partiranno le vaccinazioni del gruppo 1

0
nor

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dalla seconda metà di gennaio partiranno le vaccinazioni del gruppo 1, ovvero anziani e membri di alcune professioni quali docenti e forze dell’ordine. Lo ha detto Michal Dworczyk, a capo della cancelleria del premier polacco Mateusz Morawiecki. Questa previsione è fondata “sulle dichiarazioni delle società farmaceutiche che forniscono il vaccino” e su di esse il governo di Varsavia “ha un’influenza limitata”. Un altro fattore da tenere in considerazione è il tempo che ci vorrà per la vaccinazione del cosiddetto gruppo 0, cominciata ufficialmente ieri. Dworczyk ha detto anche che entro il Capodanno arriveranno in Polonia 300 mila dosi di vaccino e che questa sarà la quantità settimanale che arriverà nel Paese finché altre società farmaceutiche non avranno registrato i loro vaccini. I prossimi rifornimenti avverranno per via aerea.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C782739%2Cdworczyk-w-drugiej-polowie-stycznia-rozpoczniemy-szczepienia-grupy

Giove pittore di farfalle, ovvero le istruzioni del duca Alfonso d’Este per una buona vita

0
Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù, anni Venti del XVI secolo, olio su tela, altezza 112 cm, larghezza 150 cm, Castello reale di Wawel, Cracovia

Quando ci viene proposto di abbandonare i nostri doveri e fuggire in campagna, nel cuore della natura, la maggior parte delle persone sorride sognante tra sé e sé, ma presto riappaiono alla mente il pensiero del lavoro e dell’ordinaria e indaffarata quotidianità. Vogliamo andare via, sederci sulla terrazza di qualche villa e osservare la natura: il cielo, il mare, un gatto che poltrisce su un muro assolato, gli uccelli che volano in cerchio nell’aria. Vogliamo essere circondati dal verde, toccare l’erba soffice, contemplare la vita senza affanni. Notare che abbiamo tempo illimitato e nessun obbligo è più importante dello scorrere pigramente le pagine di un libro o del fotografare farfalle. Il nostro mondo oggi è accelerato a tal punto che è difficile immaginare l’ozio ideale se non mentre si aspetta un caffè alla macchinetta.

Nulla di più lontano dal Giove che appare nel dipinto del pittore rinascimentale Dosso Dossi. La storia e il soggetto del dipinto, conservato in Polonia, sono istruzioni sulla buona vita. Vi invito alla lettura.

Della natura degli dei

Dosso Dossi derivò la propria ispirazione da alcune fonti: la storia dell’Egitto tolemaico, l’antica Grecia, l’antica Roma, l’astrologia, l’esoterismo, il simbolismo. Tuttavia c’è anche un poema che ha influito direttamente sulla tematica e sulla composizione del dipinto, ovvero Virtus (La Virtù) di Leon Battista Alberti, teorico dell’arte, architetto ed erudito del primo Rinascimento. L’opera è stata scritta in latino intorno al 1430 durante un soggiorno dell’autore a Roma o poco dopo, quando stava visitando Firenze. Nel 1464 il poema è stato tradotto in italiano ed erroneamente ascritto a Luciano, sofista, retore e satirista romano del II secolo d.C. Alberti, in qualità di celebre umanista ed erudito, ha consapevolmente inserito elementi antichi nella sua opera. Virtus ha la forma di un dialogo tra la Virtù e Mercurio. La dea Virtù arriva sull’Olimpo e vuole lamentarsi con Giove della propria sorte. Nel corso di una passeggiata per i Campi Elisi in compagnia di dotti sapienti e ammiratori della moralità quali Socrate, Platone e Cicerone, la Virtù era stata attaccata dalla Fortuna. Nessuno degli dei era accorso in sua difesa. Avendo ascoltato la sua lamentela, Mercurio ritiene che questo sia un caso insolitamente difficile e che la rimostranza non abbia senso, giacché ciascuno degli dei è subalterno alla Fortuna, persino Giove. Il silenzio è la migliore soluzione e la Virtù dovrebbe usare la sua sapienza per nascondersi tra gli dei minori finché l’odio della Fortuna non si sia placato.

Il tema del poema di Alberti affascinò l’artista, perché la lamentela della Virtù contro la Fortuna venne raffigurata negli affreschi del Castello del Buonconsiglio di Trento. Le volte di una parte del palazzo furono decorate con rappresentazioni delle Virtù. Ai quattro angoli sono rappresentate le Virtù cardinali: Giustizia, Temperanza, Prudenza e Fortezza. Ai due lati più corti l’artista dipinse gli stemmi dei Medici (il papa all’epoca era Clemente VIII ed era membro della famiglia fiorentina) e degli Asburgo, ovvero dell’imperatore Carlo V. Affreschi monocromatici che mostrano la Virtù dalla storia di Alberti occupano i lati più lunghi della stanza. È curioso che proprio in queste raffigurazioni Dosso Dossi abbia mostrato la Virtù vestita di stracci, come descritto da Alberti nel dialogo. Il gruppo dei saggi dell’antichità si lamentano dietro di lei, afflitti e svestiti dei loro abiti e della loro dignità. Mercurio al contrario è impaziente, indaffarato, non vuole consentire alla Virtù di raggiungere Giove e la tratta come un’intrusa. Nel dipinto conservato in Polonia, invece, la Virtù è una donna vestita elegantemente con una ghirlanda sulla testa e nulla del suo atteggiamento o aspetto indica la sfortuna che l’ha colpita.

Un duca sibaritico

Giovanni di Niccolò di Luteri, noto come Dosso Dossi, visse nella cittadina di Mirandola, nelle vicinanze di due corti culturalmente e politicamente vivaci: Mantova e Ferrara. Attivo presso la famiglia estense, fece per loro dipinti e affreschi. Intorno al 1524, su commissione del duca Alfonso d’Este, dipinse l’opera Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù. Il dipinto raffigura tre divinità romane: Giove, Mercurio e la Virtù. Ai loro piedi fluttuano le nuvole. Sopra le loro teste c’è un arcobaleno dorato, in un cielo abbastanza cupo e avvolto dall’oscurità, che Giove usa come una tavolozza per dipingere delle farfalle. È un atto creativo, gli dei dipingono noi mortali, gli animali, gli insetti e tutti quanti, particelle della natura, veniamo alla vita sotto lo sguardo divino e voliamo in cielo o scendiamo dalla tela divina verso la terra.

Il duca d’Este era un umanista, ammiratore dell’arte e di vita militare. Era inoltre un sibarita che fuggiva dal trambusto della corte ferrarese in campagna, al palazzo di Belvedere. Occasionalmente dipingeva e creava maioliche. Leggeva poesie, assumeva artisti, si circondava di eruditi. In un ambiente bello e bucolico contemplava le opere d’arte che ordinava e acquistava. Era un tempo in cui l’inerzia, chiamata otium o riposo, era uno stato dell’essere da ricercare, un’abilità nobiliare che pochi riuscivano a usare. In questo senso il dipinto si inserisce perfettamente nel tempo del riposo aristocratico. Dipingere farfalle è creare bellezza circondati dalla natura, è lodare il riposo, importante tanto quanto il lavoro. Non sappiamo a cosa pensasse il duca d’Este osservando l’opera, ma concentrarsi sull’arte, la sua contemplazione, certamente poteva essere un momento di riposo dopo un giorno, una settimana, un mese di lavoro.

Il simbolismo del dipinto

Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù è una delle composizioni allegoriche ed esoteriche popolari nella corte ferrarese del XVI secolo. Dosso Dossi trasse ispirazione da un poema di cento anni prima, ma ai tempi del duca Alfonso I d’Este il castello era frequentato da artisti affascinati dai cicli cosmogonici, dall’esoterismo e dall’astrologia. Nel XV secolo a Palazzo Schifanoia a Ferrara, appartenente agli Estensi, venne creato un ciclo astrologico la cui iconografia è stata decifrata soltanto all’inizio del XX secolo dallo storico dell’arte tedesco Aby Warburg. Nel XVI secolo però è probabile che il simbolismo degli affreschi fosse noto in quanto non troppo risalenti. Dosso Dossi richiama temi antichi, ma il dipinto, oltre a raccontare una storia concreta, contiene in sé anche un simbolismo e un messaggio popolari nell’Italia settentrionale all’epoca. L’opera nasconde in sé anche un messaggio esoterico. Mercurio, il cui attributo è il caduceo, era il messaggero degli dei. Il medesimo caduceo d’oro esprimeva il potere esoterico di addormentare e risvegliare i viventi. Le farfalle sono simbolo della volatilità del pensiero, mentre l’arcobaleno dal quale Giove trae i colori come da una tavolozza è simbolo della volatilità delle idee. Il pittore ha pertanto combinato l’invenzione artistica al concetto di ordine universale del mondo. Il gesto di silenzio di Mercurio allude all’ispirazione. Il silenzio è necessario preludio alla creatività.

Il gesto di silenzio

Si pensa che Giove sia il protagonista del dipinto. Ogni interpretazione oscilla intorno alla sua figura di dio che è impegnato nel dipingere farfalle e non nota, o non vuole notare, il mondo che scorre intorno a lui. O non è forse il gesto di silenzio di Mercurio a costruire la narrazione dell’opera? Dosso Dossi si è ispirato agli Emblemata di Andrea Alciati, umanista italiano. Il suo Emblematarum Liber, pubblicato per la prima volta in Italia, è una raccolta di epigrammi, ovvero brevi componimenti poetici, basati su iscrizioni antiche e con incisioni che illustrano testi singoli. Nella prefazione di questo piccolo libro Alciati descrive gli emblemi come un divertimento per gli umanisti fondato sulla cultura classica. Alcuni emblemi indicano una chiara ispirazione. Il gesto del silenzio di Mercurio è stato con molta probabilità ispirato dalle strofe e dalla xilografia In Silentium, in cui il dito del saggio portato alle labbra invita lo stolto a trasformarsi in Arpocrate di Faro (l’isola ad Alessandria d’Egitto). Arpocrate, in qualità di una delle rappresentazioni del dio Horus del periodo tolemaico e romano in Egitto, fu venerato in Grecia e a Roma come dio del silenzio. Gli antichi Greci e Romani hanno però decifrato erroneamente i geroglifici egizi, perché oggi sappiamo che il gesto del silenzio nell’iconografia egiziana identificava l’infanzia (Horus = bambino). Al dipinto possono essere associati alcuni altri emblemi, ma il silenzio diventa in tale opera un messaggio significativo.

La lamentela della Virtù diventa irrilevante. La creazione del mondo viene messa da parte. La cosa più importante è restare in silenzio. Se ci si riesce a contemplare il dipinto in pace, l’equilibrio tra un’attività apparentemente inutile, resta preservata. Dosso Dossi ha dipinto nel quadro il momento di tacitamento della Virtù da parte di Mercurio. Giove è altrimenti occupato, dipinge farfalle. Non si può disturbare il padre degli dei in un’attività così importante. Dite che è divertente? Non credo. Potete immaginare un mondo senza farfalle?

traduzione it: Massimiliano Soffiati

Test gratuiti per il coronavirus per tutti coloro che tornano dall’estero

0
dav

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Per ricevere una prescrizione per un test gratuito bisogna contattare l’infolinea dell’ispezione sanitaria al numero +48 22-25-00-115. Tutti coloro che arrivano dall’estero in Polonia, e in particolare i viaggiatori dalla Gran Bretagna, possono eseguire un test gratuito per l’individuazione di SARS-CoV-2. Questa raccomandazione è rivolta a tutti coloro che sono venuti in Polonia negli ultimi 14 giorni, anche agli stranieri. Tuttavia, il portavoce del GIS Jan Bondar appella a non presentarsi alle stazioni sanitarie ed epidemiologiche locali, ma ad utilizzare la linea diretta dove i consulenti forniscono istruzioni dettagliate. I test vengono eseguiti su base continuativa e senza ritardi nei punti drive-thru ed  è sufficiente solo una dichiarazione orale della persona interessata . Le persone in attesa di un risultato del test PCR non sono formalmente messe in quarantena, ma devono prestare attenzione fino a quando non ottengono il risultato.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C780527%2Cgis-zacheca-osoby-powracajace-z-zagranicy-do-wykonywania-darmowych-testow

Le vaccinazioni contro il coronavirus inizieranno il 27 dicembre

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il capo della Cancelleria del Primo Ministro Michał Dworczyk ha annunciato che c’era una dichiarazione secondo cui entro la sera del 26 dicembre le prime 10.000 dosi del vaccino contro il coronavirus saranno consegnate in Polonia, e entro mezzogiorno del 27 dicembre arriveranno agli ospedali principali selezionati e le vaccinazioni inizieranno lo stesso giorno. L’Agenzia Europea per i Medicinali ha deciso lunedì di autorizzare il vaccino contro il coronavirus di Pfizer e BioNTech, poi la Commissione Europea rilascerà un permesso per utilizzare il vaccino in tutti gli stati membri dell’UE. Dworczyk ha sottolineato che dal punto di vista organizzativo la Polonia è pronta ad avviare le vaccinazioni, che inizialmente verranno somministrate agli operatori sanitari e al personale ausiliario e amministrativo delle strutture mediche e delle stazioni sanitarie ed epidemiologiche.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C780169%2Cdworczyk-27-grudnia-pierwsze-szczepienia-przeciw-covid-19.html