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Il Vulture e i suoi “gemelli”

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La strada che da Melfi porta ai laghi di Monticchio risale il monte Vulture, un vulcano spento alto 1327 m che sorge isolato a nord della Basilicata tra estesi e pregiati boschi di castagno per poi scendere verso due specchi d’acqua che si sono formati nei due crateri.

Dal momento in cui si inizia a scendere verso l’interno del vulcano il cellulare, simbolo della moderna tecnologia, non funziona più e di colpo ci si ritrova isolati dal resto del mondo come se la natura di questo luogo, così bello e particolare, pretendesse su di sé tutta la nostra attenzione. Nulla deve impedire ai nostri sensi di raccogliere gli stimoli che ci vengono offerti. Colori, profumi, suoni ma anche silenzio circondano il visitatore e quasi lo stordiscono. I due laghi, il Lago Grande (0,4 km2) e il Lago Piccolo (0,1 km2), detti anche “i gemelli del Vulture”, occupano il doppio cratere centrale vulcanico situato a circa 660 m di altezza. Simili a prima vista sono in realtà molto diversi. Il Lago Piccolo ha sponde molto ripide ed è profondo circa 38 m. Il Lago Grande invece occupa una cavità a forma di imbuto, con bassifondi piuttosto piatti che solo nella parte Nord diventano una fossa profonda 36 metri. Il Lago Piccolo è alimentato da alcune sorgenti che da questo, attraverso un ruscello, alimentano il Lago Grande, situato a quota leggermente inferiore. Dal Lago Grande, le acque si riversano nel fiume Ofanto, attraverso un emissario che in estate è spesso in secca. Noleggiando un piccolo pedalò è possibile esplorare il Lago Piccolo ed ammirare il paesaggio circostante che nelle giornate limpide e soleggiate si riflette nell’acqua. Reale e riflesso sono, a tratti, entrambi così nitidi da confondere l’osservatore che difficilmente riesce a percepirne il confine.

Il particolare microclima della caldera ha favorito nel tempo lo sviluppo di specie endemiche animali e vegetali. Una tra le più importanti è rappresentata dalla Bramea del Vulture, una falena notturna unico tipo europeo della famiglia Brahmaeidae, scoperta nel 1963 dal conte Federico Hartig (Entomologo altoatesino fondatore dell’Istituto Nazionale di Entomologia) durante una spedizione. Un fossile vivente, un relitto che ci giunge dal Miocene. La Bramea, come altre falene, ha corpo tozzo, colori non appariscenti e disegni delle ali eleganti, che formano una mimetizzazione così perfetta che è impossibile notarla quando si posa sui tronchi. Monticchio è anche l’unico luogo della Basilicata in cui la ninfea, Nimphea alba, vegeta spontaneamente. Raccogliere i suoi bianchi fiori, oltre che proibito, è un atto che impoverisce la natura del luogo. Le grandi foglie galleggianti della ninfea sono trattenute al fondale da steli lunghi fino a 4-5 m. ed emergono in superficie a primavera. La funzione della ninfea e delle altre piante acquatiche è essenziale: esse, come le piante terrestri, assorbono anidride carbonica con la sintesi clorofilliana, liberando ossigeno in acqua, ed inoltre assorbono i nutrienti in eccesso disciolti in acqua, equilibrando i processi di eutrofizzazione.

Non si può lasciare i laghi senza aver fatto una passeggiata nei boschi che rappresentano un’altra curiosità di questo luogo. Per un fenomeno di inversione delle fasce fito-climatiche gli alberi interni alla caldera del Vulture non seguono la successione tipica della vegetazione di montagna, anzi è tutto rimescolato. Camminando lungo uno dei tanti sentieri dei briganti possiamo ammirare tutta la bellezza e la varietà floreale della zona. Il sentiero di Carmine Crocco, detto anche il generale dei briganti, ci porta oltre la rupe panoramica dove sorge l’Abbazia di San Michele (raggiungibile anche in auto). Il grande complesso monumentale sorge proprio sulle pareti interne del cratere del vulcano, in alto a precipizio sui laghi. Cuore del santuario è la grotta di San Michele, luogo di culto antichissimo, ritenuto sacro sin dall’Alto Medioevo. A consacrarlo ufficialmente fu, nel lontanissimo anno 1059 d.C., Papa Niccolò II. Da allora sono continui i pellegrinaggi dei fedeli che lo raggiungono da ogni luogo. All’interno dell’Abbazia è ospitato il Museo di Storia Naturale del Vulture dove vengono raccontati, fino ai giorni nostri, i 750.000 anni della storia del vulcano.

Zbigniew Krysiak: la Polonia deve cooperare economicamente con l’India

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Durante un’intervista con il giornalista di Polskie Radio 24, il professore Zbigniew Krysiak, economista dell’Università di Economia di Varsavia (SGH), alla domanda, cosa la Polonia dovrebbe fare in futuro per riprendersi dalla crisi e ricostruire la propria economia, ha risposto: “la Polonia dovrebbe finalmente iniziare a cooperare economicamente con l’India perchè dopo la ina è il paese in via di sviluppo più veloce. In Europa questo potenziale è limitato, i mercati europei sono già saturi. L’India è un grande potenziale che possiamo usare. Nel campo economico la Polonia è ancora debole, e concentrarsi solo sull’Europa occidentale sarà un errore a lungo termine”. Il professore Krysiak ha sottolineato che, culturalmente e mentalmente, l’India è molto vicina a noi, e ha aggiunto: “tutti gli economisti sanno che lo sviluppo economico e il tasso di sviluppo è dipendente dalla popolazione del paese. Anche la cooperazione e lo sviluppo economico con la Cina sono importanti, ma lì mercato è diverso ed è molto più difficile”. A suo avviso la Polonia dovrebbe istituire un ministero dello sviluppo ecoomico all’estero. “Il mercato indiano è una sfida che deve essere affrontata affinchè non restiamo solo tra i nostri vicini e l’Unione europea quando si tratta di commercio” conclude il proffesore Krysiak.

Mafaldine al sugo di agnello

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Ricetta per 1 persona

Ingredienti:

  • Mafaldine – 100 g
  • Lombo di agnello – 150 g
  • Polpa di pomodoro – 100 ml
  • Carota – 10 g
  • Cipolla – 10g
  • Sedano – 10g
  • Vino bianco secco – 20 ml
  • Parmigiano – 20g
  • Olio d’oliva extra vergine – 10 ml
  • Alloro, sale per il sapore

Preparazione:

Tagliamo il lombo di agnello (3-4 piccole cotolette con le ossa) lungo l’osso in singole cotolette. Friggiamo le cotolette dalle due parti sulla padella fino a doratura (si può farlo senza aggiunta d’olio d’oliva), poi aggiungiamo carota, cipolla e sedano tagliati a cubetti fini, su cui versiamo il vino bianco e li facciamo flambé.

Dopo un attimo aggiungiamo la polpa di pomodoro, l’alloro e un pizzico di sale. Cuociamo tutto per circa 10 minuti e nel caso di un ispessimento eccessivo del sugo aggiungiamo, di tanto in tanto, un po’ d’acqua. Nello stesso tempo cuociamo la pasta al dente. La scoliamo e la aggiungiamo al sugo con pezzetti di agnello.

Cospargiamo tutto di parmigiano grattugiato e mescoliamo di nuovo tutti gli ingredienti. Mettiamo sul piatto la pasta, attorno i pezzetti di carne e versiamo il sugo rimasto. Di nuovo spargiamo il parmigiano grattugiato sul piatto e lo decoriamo con erbe fresche.

Buon appetito!

Cognomi dʼItalia

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In un Paese linguisticamente e culturalmente complesso come lʼItalia, spesso già il nome o il cognome di una persona ci permettono di indovinare la sua provenienza. Nomi maschili come Salvatore o Pasquale, o quelli femminili come Annunziata o Assunta, sono tipicamente meridionali; dʼaltra parte, il nome maschile Ambrogio si troverà quasi solo in Lombardia, essendo santʼAmbrogio il patrono di Milano. Allo stesso modo, il nome Gennaro (dal patrono di Napoli, san Gennaro) è diffuso soprattutto in Campania, mentre Rosalia (da santa Rosalia, patrona di Palermo e di tutta la Sicilia) è tipicamente siciliano. Ancora più interessanti, però, sono i cognomi italiani, che ci permettono nuovamente di apprezzare la complessità linguistica della penisola. La provenienza di molti di essi, infatti, non è sempre ovvia.

Alcuni cognomi italiani sono facilmente riconoscibili come originari di una parte specifica del Paese: quelli che finiscono in -an, -in o -on (ad es. Trevisan, Lorenzin o Benetton) sono tipicamente veneti, quelli in -as o -au (ad es. Cabras, Marras o Garau) sono sardi, mentre in Piemonte sono frequenti cognomi in -ero (Chiolero, Trinchero, Fornero e così via). NellʼItalia centrale, e in particolare in Toscana, troveremo spesso cognomi che finiscono in -ini, -ucci, -azzi e simili (ad es. Pastorini, Fiorucci o Tognazzi).

Il cognome più diffuso in assoluto in tutta Italia, in particolare al Centro e al Nord della penisola, è sicuramente Rossi; sempre legato al colore rosso è il cognome più comune al Sud, ovvero Russo (che ovviamente non ha niente a che fare con la Russia). In Sardegna troviamo invece varianti locali dello stesso termine in cognomi come Russu e Ruiu (o Ruju). I cognomi Bianchi e Verdi, anchʼessi legati alla sfera dei colori, sono tipicamente lombardi ma compaiono anche in altre regioni. Invece Bianco è diffuso in Piemonte, ma anche in Puglia e Campania.

La genesi di molti cognomi italiani risale ai secoli XV-XVII, anche se i più antichi apparvero già nel Medioevo. Molti cognomi derivano dal nome di una professione: lʼesempio più semplice, non solo in Italia, è il mestiere di fabbro. A seconda della regione, tuttavia, gli equivalenti locali di fabbro [ferraio] cambiano molto. Un cognome immediatamente riconoscibile come Ferrari è tipico della Lombardia (ma anche dellʼEmilia-Romagna), mentre Ferrero è piemontese. In Veneto troviamo Fàvero o Fàvaro, invece in Emilia-Romagna e in Toscana è molto comune il cognome Fabbri. Nelle regioni del Sud Italia è diffuso il cognome Ferraro, mentre Frau è tipicamente sardo. Fatto interessante, il cognome Ferreri è diffuso sia in Piemonte che in Sicilia. Un altro esempio è la professione di calzolaio, da cui deriva il cognome toscano Calzolai o quello emiliano Calzolari; sempre legati allo stesso mestiere sono i cognomi del Nord come Callegari, Callegaro o Caligari, ma la loro origine non è così ovvia e comprensibile. Lo stesso vale per il cognome veneto Marangòn, che in dialetto indica il falegname, ma la sua provenienza è oggi chiara solo per le generazioni più vecchie. Spesso è possibile trovare cognomi molto simili in regioni distanti fra loro: se Pecoraro è diffuso in Sicilia e in Campania, Pegoraro è invece tipico del Veneto. In varie regioni, ma principalmente al Sud, è anche comune Pastore.

Altrettanto spesso troviamo cognomi che provengono dal nome di un antenato, in origine il padre: così, chi porta il cognome Martini sarà letteralmente [figlio] di Martino e lo stesso vale per cognomi come Rinaldi, Angeli, Giorgi, Alberti e altri ancora. Cognomi di questo tipo sono tipici del Centro-Nord Italia, mentre al Sud, sempre per quanto riguarda i cognomi derivati dal nome del padre, sono più frequenti De Luca, De Simone, Di Pasquale o Di Stefano, o ancora cognomi dalla forma più latina quali De Angelis, De Matteis, De Paolis e altri ancora. Al Sud sono comuni anche i cognomi che si richiamano alla città di origine di una famiglia: Di Bari, Di Capri, Taormina, ma anche Sorrentino, Napoletano o Napolitano, o ancora Romano (molto più diffuso in Sicilia e in Campania che nel Lazio!). Un altro cognome molto diffuso al Sud, cioè Caruso, proviene dal dialetto siciliano dove carusu significa ragazzo o garzone. Alcuni cognomi calabresi come Sgrò o Macrì provengono dal greco antico (in Macrì è facile riconoscere la parola macro, cioè grande), mentre Gramsci ha radici albanesi.Infine se Palumbo, molto diffuso in tutto il Sud, proviene dal termine dialettale per colombo, lo stesso cognome Colombo è invece tipicamente lombardo. Un cognome particolare è quello del noto politico italiano Bettino Craxi: Craxi è infatti, con ogni probabilità, una variante siciliana del cognome Grassi, diffuso in tutta Italia, o del tipicamente siciliano Grasso.

Non bisogna poi dimenticare che molti cognomi, tra cui Esposito, diffusissimo in Campania, si riferiscono ai trovatelli, bambini orfani o abbandonati che, nei secoli passati, venivano esposti davanti a chiese o conventi. E così in Sicilia troviamo il cognome Trovato, in Toscana Innocenti, nel Lazio Diotallevi e così via.

La Bielorussia chiude i confini con la Polonia e la Lituania

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Ieri il Presidente bielorusso Aleksander Lukašenko ha annunciato al Forum delle Donne di Minsk la chiusura dei confine del Paese con la Polonia e la Lituania. “Siamo stati costretti a richiamare l’esercito e a chiudere i confini occidentale dello Stato. In particolare con la Polonia e la Lituania. Inoltre, il confine con l’Ucraina verrà rafforzato” ha dichiarato Lukašenko che poi ha poi annunciato il proseguimento delle manovre militari congiunte tra Russia e Bielorussia iniziate tre giorni fa, nell’ottica del programma denominato Fratellanza Slava. La Serbia, di cui era inizialmente previsto il coinvolgimento, ha ritirato la sua adesione. “Io non sono un aggressore, ma un uomo di pace. Non voglio che questi tre Paesi combattano una guerra fratricida” ha aggiunto.

[Aggiornamento 17.09.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni si sono registrati numeri ancora in crescita per i nuovi casi di COVID-19 in Polonia, ma con il totale dei casi attivi che sostanzialmente risulta stabile.

Il numero complessivo dei malati attivi è 11.593, di cui in gravi condizioni 84, ovvero circa l’1% del totale. La Slesia rimane l’area più colpita.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche.

La lista delle aree particolarmente colpite è attualmente composta da 3 zone rosse e 8 zone gialle. Sei contee (powiaty) hanno inoltre posto in essere misure ulteriori di controllo.

Sono state annunciate misure di supporto per automazione robotica in Polonia per il 2021 e per il supporto all’internazionalizzazione delle aziende italiane sono state introdotte novità sui fondi SIMEST, con il supporto a fondo perduto che può coprire fino al 50% del finanziamento.

Ricordiamo che dal 1° ottobre sarà in vigore un nuovo JPK-VAT e con esso verranno introdotti nuovi simboli GTU, inoltre dal prossimo anno sarà obbligatoria la dematerializzazione obbligatoria del libro soci per società per azioni ed in accomandita per azioni.

Fino al 29 settembre saranno bloccati i voli verso 30 paesi. Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati verso la Polonia. In caso di crescita dei contagi potrebbero essere introdotte nuove restrizioni.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Nuove agevolazioni dal 2021 per l’automazione

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Secondo il Ministero delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo, l’obiettivo del nuovo sgravio fiscale è aumentare il numero di robot utilizzati nella produzione industriale, aumentare l’efficienza produttiva e ridurne i costi. Gli imprenditori potranno inoltre detrarre il 50% dei costi sostenuti per gli investimenti nella automazione, indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di industria. La detrazione si applicherà anche al leasing e alla formazione dei dipendenti che utilizzeranno i robot. Il nuovo progetto di legge dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2021. “Vogliamo aumentare il livello di automazione nell’economia polacca fatto che velocizzerà la sua modernizzazione, il miglioramento della qualità e della flessibilità della produzione. Aumenterà inoltre la produzione e aumenterà l’efficienza delle aziende polacche” dichiara il ministro dello Sviluppo Jadwiga Emilewicz. “Forniamo sostegno fiscale per aumentare la produttività delle aziende polacche. L’agevolazione coprirà principalmente l’acquisto di nuovi robot industriali e software necessari per il loro funzionamento. Questo è un passo fondamentale per la costruzione di un sistema di sgravi fiscali moderno e completo in Polonia” sottolinea Jan Sarnowski, viceministro delle finanze.

Sformatino di salmone, porro brasato e patate con crocchette di patate farcite

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Ingredienti per 3 persone

Per lo sformatino:

  • 350 g  porro (1 porro grande)
  • 300 g  patata (3 patate medie)
  • 300 g salmone fresco (trancio)
  • 50 cl di vino rosso secco
  • qualche goccia di crema di aceto balsamico di Modena
  • ¼ di bicchiere di olio extravergine d’oliva 
  • sale e pepe nero q.b.
  • qualche foglia di rucola

Per 3 crocchette:

  • 150 g di patate (una patata media)
  • 2 cucchiai di parmigiano reggiano
  • un po’ di pane grattugiato
  • 3 dadini di pecorino fresco o formaggio Asiago
  • 2 uova
  • olio di semi per friggere
  • sale e pepe q.b.

Preparazione di 3 sformatini:

Mondare e lavare il porro, tagliare a rondelle di c.a. ½ cm. Cuocere il porro dolcemente nell’olio sfumando con il vino rosso e qualche goccia di crema di aceto balsamico di Modena e un pizzico di sale. Nel contempo lessare le patate al 70% della cottura. Raffreddare, sbucciare e tagliare a fettine di c.a. ½ cm, salare e pepare.

Per preparare lo sformatino aiutarsi con una formina in metallo, tonda o quadrangolare a piacere.

In un vassoio stendere della carta da forno dove poggiare le formine. Inserire all’interno di ogni una:  I° strato di patate, II° di porri precedentemente brasati, III° ancora qualche fettina di patata e sopra il trancio di salmone crudo un pizzico di sale, pepe nero e qualche goccia d’olio evo.

 Infornare a forno caldo c.a. 200° per 15 min.

Preparazione di 3 crocchette:

Lessare le patate, sbucciare e schiacciare con uno schiaccia patate in una terrina. Rompere l’uovo separando l’albume dal tuorlo. Unire il tuorlo ed il parmigiano alla patata, amalgamare bene, salare, pepare e dividere l’impasto in 3 parti. Con le mani leggermente infarinate, fare 3 palline avendo cura di inserire all’interno il dadino di formaggio.  

Sbattere l’uovo salare e passare le palline di patata prima nell’uovo e dopo nel pane grattugiato.  Friggere in olio bollente possibilmente tenendole sollevate con un colino di acciaio forato, ciò eviterà annerimenti della parte inferiore. Adagiare le crocchette in una carta assorbente e impiattare assieme allo sformatino ben caldo su un letto di rucola. 

Buon appetito!

OFF Camera 2020: non abbiamo paura del cinema!

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All’insegna di questo motto si svolge dal 11 settembre al 25 settembre il festival OFF Camera di quest’anno. In uno spazio virtuale e nei drive-in dieci film di registi di tutto il mondo competono per l’apprezzamento del pubblico e il Premio Cinematografico di Cracovia. L’addetta stampa del festival Alicja Myśliwiec ha sottolineato che gli organizzatori vogliono promuovere i giovani registi e debuttanti. L’affluenza nel cinema drive-in durante le proiezioni è notevole. Ogni giorno al parcheggio dello Stadio Comunale Henryk Reyman a Cracovia arrivano circa cento auto. Nel programma del festival abbiamo tra l’altro “Kursk” di Thomas Vinterberg, “Beautiful Boy” di Felix Van Groeningen o “Dinner In America” di Adam Rehmeier. Per quanto riguarda la cinematografia polacca possiamo trovare i film come ad esempio: “Pan T.” di Marcin Krzyształowicz, “Bliscy” di Grzegorz Jaroszuk con la partecipazione di Olaf Lubaszenko e “Safe Inside” di Renata Gabryjelska. Gli organizzatori di OFF Camera 2020 si augurano che i registi arrivino a Cracovia e che il festival rimanga uno spazio per un forte dialogo tra gli spettatori e i cineasti, nonostante le difficoltà relative al coronavirus.

 

Alfa Romeo 8C 2900 B – Miss Italia

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Il piano era questo: il 22 maggio, prendere il volo per Bergamo, lì noleggiare una macchina e raggiungere Cernobbio, al Lago di Como. I seguenti due giorni dovevano essere un’avventura indimenticabile visto che la partecipazione al Concorso d’Eleganza Villa D’Este è come un santo Graal per gli amanti delle riunioni automobilistiche. Alla fine di febbraio tutto è iniziato a crollare.

Molto presto i titoli dei giornali di molti paesi hanno iniziato a proclamare che il mondo si è fermato, ferendo involontariamente le persone dal servizio sanitario e i volontari. Proprio per loro il mondo si è trasformato nella lotta più ardua con il prezzo più alto: la vita umana! Innumerevoli, senza adeguata attrezzatura, sottofinanziati, assonnati, hanno dovuto perdere molti dei primi giri di questa drammatica gara contro il tempo. Tuttavia, incrollabili, instancabili, senza paura, corrono avanti incessantemente e forse non ancora sulla via più rapida, ma comunque per vincere. Ascoltando Bono che canta “Let Your Love Be Known” e guardando tutti quegli sforzi, penso a ciò che Winston Churchill disse al riguardo dei piloti che parteciparono alla “Battaglia d’Inghilterra” nel 1940: “Mai, nel campo dei conflitti umani, così tanti dovettero così tanto a così pochi”. Tra l’altro penso, che oggi, anche in questa situazione eccezionale, sfortunatamente manchino i politici della sua statura. Ecco, abbiamo due facce della stessa medaglia, da un lato tutti quelli sottoposti al sacrificio e al rischio quotidiano della propria salute – beh della vita – e, dall’altro, coloro che per gli anni gli cucivano non le mascherine o le tute ma “un corto abitino” del sistema sanitario. Oltre a provocare le ovvie tragedie e perdite, Covid19 ci ha tolto anche la primavera, la  più bella, più colorata ed energica stagione dell’anno. È difficile, ma andiamo comunque avanti, un po’ preoccupati ma nonostante tutto pianifichiamo il futuro, non necessariamente “>>” basta premere “play” sul nostro lettore della vita.

Il piano è questo: partenza per Bergamo il 23 ottobre per trascorrere i seguenti due giorni tra l’aristocrazia automobilistica mondiale. Il Concorso d’Eleganza Villa D’Este è il più importante concorso delle auto d’epoca in Italia e uno dei più prestigiosi al mondo insieme al Pebble Beach Concours d’Elegance e il Goodwood Festival of Speed. Il primo evento sul Lago di Como sotto il nome di Coppa d’Oro Villa d’Este lo hanno organizzato insieme il 01/09/1929 Automobile Club di Como, Comitato di Cura di Como e Grand Hotel Villa d’Este. Negli anni successivi, con le numerose pause e sotto vari nomi, si presentava come una revisione delle idee correnti su come progettare le auto moderne, includendo una dimostrazione delle possibilità principalmente da parte delle case automobilistiche italiane. Gli organizzatori a rotazione si impegnarono costantemente a rendere le successive competizioni più attraenti, ad esempio nel 1934, sullo sfondo delle auto, viene organizzata una sfilata dei migliori sarti milanesi.

Dopo la seconda guerra mondiale nel 1947 e nel 1949, sono state organizzate altre due competizioni nella precedente forma, durante l’ultima la votazione del pubblico, a differenza della giuria, riconosce l’Alfa Romeo 6C 2500 SS Touring come l’auto più bella tra quelle presenti, portando al modello l’orgoglioso nome di Alfa Romeo Villa d’Este. A parte i singoli tentativi di ripristinare il concorso [1986, 1996 e 1997], solo dopo mezzo secolo nel 1999 grazie al Grand Hotel Villa d’Este e il BMW Group è stato organizzato il Concorso d’Eleganza come competizione delle auto d’epoca, anche se nel 2002 è stata aggiunta la categoria di prototipi e concept car. Ogni anno, durante l’ultimo weekend di maggio [quest’anno spostato alla fine di ottobre] nello scenario spettacolare di Villa d’Este e Villa Erba, il pubblico ha l’opportunità di “sfiorare” presentate nelle 8 categorie, curate alla perfezione, pienamente funzionanti, macchine uniche. Non riesco ad elencare d’un fiato e non credo che Michael Phelps con i suoi polmoni da 12 litri riuscisse a menzionare ciò che si poteva vedere qui negli ultimi anni. Un altro fenomeno del Concorso è il pubblico. Sebbene le auto di questa classe e di questo valore non siano separate dai visitatori da barriere, nessuno ma nessuno, compresi i bambini, non abusa della fiducia dei proprietari e degli organizzatori di questo meraviglioso evento all’aperto. Come si può vedere il buon gusto va di pari passo con la cultura personale. Una situazione simile la possiamo anche vivere in Polonia durante i raduni di Forza Italia, dove c’è sempre un’atmosfera rilassata e amichevole. Incrocio le dita per l’edizione 2020, Forza!

Nel 2019, sia la giuria che il pubblico hanno deciso che il titolo di “Miss Italia” nella categoria delle auto è stato vinto dalla nera Alfa Romeo 8C 2900 B Lungo Touring. A proposito di “Miss Italia”, so che è una sorta di sciovinismo, pensando a #metoo è uno scandalo, ma manteniamo la ragione e un po’ di misura tra “ah!” e “ble!” Non diamo fuoco alle opere di Rubens o Egon Schiele, non vietiamo il mini o il bikini, non lapidiamo la Venere di Milo e non tagliamo in piccoli semi di papavero tutte le copie di “E Dio creò la donna” di Vadim, altrimenti ci sveglieremo in “Sexmission” di Machulski e vi assicuro che nessuno ne sarà contento. Il concorso “Miss Italia” è quasi coetaneo dell’Alfa descritta oggi, considerando il fatto che la sua prima edizione si è svolta nel 1939 e per i primi tre anni si svolgeva sotto la forma di … corrispondenza. L’evento è’ stato chiamato “5000 Lire per un sorriso” e visto che gli italiani canticchiavano “se avessi mille lire al mese” non si doveva trattare allora di una piccola somma. L’ideatore era Dino Villani e tutto serviva a pubblicizzare una delle aziende produttrici di un dentifricio, il che spiega la presenza di un sorriso nel nome originale.

Dal 1946 abbiamo a che fare con “Miss Italia” nella sua formula attuale. L’usanza della competizione annuale è quella di consegnare la corona alla prescelta miss da quella uscente, nel corso degli anni è variata molte volte la forma di questo simbolo di vittoria. La corona più usata è quello del 1970, trasmessa alle successive miss per i seguenti 10 anni, ma un recente modello di corona, sebbene molto modesto, ha la possibilità di battere questo record perchè è in uso dal 2011. La regina della bellezza italiana, come negli altri paesi, lo è per un anno, nonostante ciò nel 2013 Giusy Buscemi ha regnato un mese in più a causa dei ritardi legati all’acquisizione dei diritti TV dalla RAI1 alla LA7.

Torniamo però alla nostra “Miss”, nel 1934 Vittorio Jano progettò il motore in linea a 8 cilindri in alluminio con una capacità di 2905 cm³ da cui deriva la designazione 8C 2900 dell’auto. Tuttavia, all’inizio ottenne la denominazione di Tipo B, poiché sostituì il modello di Tipo A nel 1931 durante la gara del Grand Prix. Nonostante le grandi prestazioni dell’Alfa, 255 CV e oltre 260 km/ h, Mercedes e Auto Union, sovvenzionati dal governo tedesco, sono stati in grado di mettere in gara le auto ancora più potenti. Nel 1935 i tedeschi hanno dominato il Gran Premio, erano talmente convinti della loro egemonia diffusa con l’orgoglio della propaganda nazista, che dopo il GP di Germania sulla pista di Nurburgring, dove l’Alfa Tipo B guidata da Tazio Nuvolari vinse per l’ultima volta, non sono riusciti a trovare il disco con l’inno italiano per onorare il vincitore. L’ulteriore partecipazione dell’Alfa Tipo B [7 esemplari costruiti] al Grand Prix aveva perso senso, tuttavia, era necessario in qualche modo utilizzare decine di motori pronti e centinaia di altri pezzi. Gli italiani hanno pensato alla GT classe rally e sulla base di questi componenti costruirono 6 spider 8C 2900 E. Un motore eccellente, sebbene la potenza sia stata ridotta a 220 CV [230 km/h], una sospensione indipendente senza precedenti sia nella parte anteriore che in quella posteriore, un leggero telaio tubolare del corpo brevettato da Carrozzeria Touring con il nome di “Superleggera”, ha contribuito alle fenomenali vittorie. Mille Miglia 1936: i primi due, più il quarto posto. Nel 1937 di nuovo il posto più alto sul podio. Il potenziale dell’auto raggiunge rapidamente gli autisti civili con ambizioni sportive, fatto che l’Alfa Romeo utilizza immediatamente lanciando un ulteriore modello: 8C 2900 B [180HP, 185 km/h]. 

Sono state prodotte nella versione spider 20 copie con l’interasse corto e 10 con quello lungo. Le carrozzerie delle auto, sono state fatte ovviamente a mano a Torino da Stabilimenti Farina e a Milano da Carrozzeria Touring. I milanesi firmano anche 5 versioni di Lungo Berlinetta, il cui modello sto presentando oggi. Nel 1938 le tre spider non lasciano salire nessuna delle concorrenti sul podio, mentre nel 1947 il modello berlinetta dell’Alfa vince per l’ultima volta la Mille Miglia. Certo, un’auto del genere non poteva mancare nella prestigiosa Le Mans 24H, nel 1938 è stata preparata una versione speciale della Berlinetta Touring Lungo con una carrozzeria del peso di soli 180 kg. Quando l’Alfa di colore bordò con il numero 19 doppia tutte le altre auto per la 14^ volta [Sic!], con un’ora e mezza di vantaggio e 189 km davanti al seguente equipaggio, la vittoria era già garantita. Sfortunatamente, a causa del fallimento del differenziale, l’auto non è stata in grado di terminare la gara. Negli anni ’30, la produzione di 30 auto era già considerata come una produzione in serie, per questo motivo l’Alfa 8C 2900 B è stata dichiarata come la più veloce auto prodotta in serie nel periodo prebellico. Ciò si riflette oggi nei successi delle aste da collezione: due Alfa 8C 2900B vendute nel 2016 [19,8 milioni $] e nel 2019 [18,7 milioni $], sono tra le tre auto prebelliche più costose al mondo.

Alla fine, mettendo insieme tutte le notizie scioccanti, Bono, il concorso di bellezza e persino prendendo in considerazione perversamente l’anno 1939, ho davanti agli occhi il concerto all’Arena di Verona del 1993 e il suo momento più toccante, quando il maestro Pavarotti insieme a The Passengers [U2 con B.Eno] hanno cantato “Miss Sarajevo”. Per quanto riguarda il modello, una copia dell’auto è esposta al Museo Storico Alfa Romeo di Arese. Questa volta Minichamps realizza il modellino accuratamente e con precisione nei dettagli ed ha un’elegante scatola. Grazie alle sue dimensioni originali, il modello si distingue per essere il più grande dell’intera collezione SOMA, quindi l’Alfa 8C 2900 B è di nuovo in cima al podio. Tra i modelli dell’Alfa, il capolavoro assoluto è la versione Le Mans proposta da CMC, composta da 1577 elementi estremamente precisi e purtroppo con un costo simile.

Anni di produzione: 1937-1938
Esemplari prodotti: 10 Lungo; 20 Corto; 1 Le Mans
Motore: 8 cilindri in linea
Dislocamento: 2.905 cm3
Potenza / rpm: 180 CV / 5200
Velocità massima: 175 km / h
Accelerazione: 0-100 km / h (s): 9.4
Cambio: 4
Peso in ordine di marcia: 1250 Kg
Lunghezza: 5150 mm
Larghezza: 1770 mm
Altezza: 1500 mm
Interasse: 3000 mm

traduzione it: Amelia Cabaj
foto: Piotr Bieniek