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L’arte di Anita Piłat

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)

“Ogni uomo civilizzato ha due patrie: la sua e quella dell’Italia.”
(Henryk Sienkiewicz)

Alla mia domanda se considerava l’Italia la sua seconda patria, l’artista Anita Piłat ha risposto con questa citazione. Laureata alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Nicolaus Copernicus di Toruń, vive a Roma dal 1995. Ci racconta che in Italia l’ha portata il suo destino e non può immaginare di vivere in un altro paese. Ultimamente è, unica donna polacca, entrata a far parte del collettivo artistico ”Collectivo Oxford” operante a Roma, che riunisce pittori, scultori e grafici. Le sue opere sono state esposte presso le ambasciate in Vaticano e presso le ambasciate polacca e americana a Roma.

Cosa ti affascina qui?

La luce! è magia! Solo qui, in Italia, ho scoperto che la luce è un valore fondamentale nella pittura: rafforza i colori, sottolinea le ombre. Sulla luce inizia l’intero gioco della pittura. Mi piacciono anche la spontaneità e l’apertura italiana. Si va in due alla pizzeria di Trastevere, e poco dopo tutti al pub si parlano come vecchi amici. Gli italiani sono anche una nazione di artisti, quando dico che sono una pittrice, persone di varie professioni confessano che anche loro dipingono.

Comprano l’arte contemporanea?

Roma è specifica. Gli antiquari locali attirano i collezionisti d’arte antica. L’arte moderna si vende molto meglio al nord, ad esempio a Milano.

Potresti vivere lì?

Roma o Milano sono bellissime e c’è molto da fare lì. Ma avrei scelto la Toscana. Si vedono i cambiamenti delle stagioni e in inverno nevica il che è raro a Roma. La Toscana è anche più diversificata dal punto di vista paesaggistico. E ha una vegetazione eccezionale. Un giorno di novembre sono venuto dalla Roma eternamente verde per un simposio di pittura a Cortona, ho visto la nebbia e i colori dell’autunno polacco. Ho capito che è quello che mi mancava da anni.

La nostalgia?

Ho un dipinto del 1997. Paesaggio tipico italiano, pini, monte Tivoli. Fu dipinto qui a Roma, ma il suo colore è ancora polacco. In retrospettiva, posso vedere quanto mi mancava la Polonia a quel tempo, in questa foto è venuto fuori.

Cosa ti ispira?

La natura. Tuttavia, l’arte è tutta una questione di trovare la propria chiave per presentarla. ”L’arte inizia dove finisce l’imitazione”, ha detto Oscar Wilde, giustamente.

Il tuo ciclo ”Terra florata”?

Durante gli studi ho dipinto ad olio su tela: paesaggi esterni e nature morte per gli esami studenteschi. Al diploma ho sentito il bisogno di sperimentare con le texture, di creare un ciclo astratto. Già il processo di preparazione è stato emozionante. A parte lo sforzo fisico, quando ho piegato barelle e steso enormi tele io stessa, è stato un lavoro concettuale, incredibile, concentrazione, pensando a come riempirlo. Ho usato le colle, diversi tipi di sabbia, ho iniziato a giocare con la texture, cambiare la densità della vernice, spruzzarla. Poco dopo mi ritrovai in Italia, dove ero immersa solo nell’interpretazione della natura.

So che ti affretti piano…

Sì, sono più di natura riflessiva. Sono cresciuta sui prati, nei frutteti, nei giardini, dove i fiori di mia nonna erano più alti di me, e la vita continuava tranquillamente, senza fretta. Ora vivo a Roma, che ha i suoi vantaggi, ma è anche abbastanza faticosa. Viviamo in tempi difficili. La criminalità è aumentata, la minaccia di attacchi terroristici, il problema degli immigrati, gli scioperi e le manifestazioni spesso paralizzano la città. Ha un effetto negativo sull’essere umano. Quindi la natura è un trampolino di lancio per me. Vicino a casa mia c’è un grande parco archeologico con vecchi acquedotti, campi, ulivi. Spesso vado lì a cercare ispirazione. In quel luogo dimentico che vivo in una grande metropoli caotica. Vivendo qui e ora, cerco intuitivamente di rilassarmi dipingendo. Nel processo di creazione cerco spazio, pace, armonia e questo è ciò che voglio trasmettere alla gente. All’arte non piace affrettarsi. A volte per vedere qualcosa non basta dare un’occhiata. L’arte non parla la stessa lingua a tutti noi; al contrario, urla o sussurra all’orecchio di tutti in un modo che solo noi stessi siamo in grado capire. Non sempre si può sentirlo subito.

Qual è la ragione del frequente riferimento alla strada nei tuoi quadri?

La strada – in senso letterale – appare ovunque. Un giorno – a Roma non c’è nessuna sorpresa – nel parco che ho menzionato, le canne sono state falciate, la terra è stata sbattuta fuori per esporre enormi massi. Ci ho passato tanto tempo, non sapendo che sotto di me c’è un vecchia strada romana in cui si notano le scanalature fatte dal passaggio di mezzi pesanti, ovvero duemila anni di vita dei Romani sono intrisi nelle pietre di questa strada indistruttibile. Il motivo del riferirmi alla strada è multidimensionale. Vedo il viaggio come una purificazione dopo momenti difficili. Un viaggio significa scoperte non pianificate, illuminazioni, emozioni, incontri accidentali con la gente. Due anni fa sono andata a Pompei per vedere l’esposizione temporanea della scultura del nostro Mitoraj nello scenario delle antiche rovine. Pioveva, l’ombrello, il cappuccio, la borsa rendeva difficile scattare foto. Sono stata inconsolabile. Poi ho letto in un’intervista con Mitorai che gli piacciono di più le sue sculture sotto la pioggia, che lava via la polvere dando alla pietra una lucentezza. E l’ho notato nelle mie foto. Ho capito quanto sono stata fortunata di trovarmi nel bel mezzo di un agosto caldo con un tempo piovoso durante questo viaggio. La via è anche la vita in esilio. Si tratta di un viaggio attraverso le lezioni di umiltà e di formazione del carattere, dove tutto ciò che è familiare è lasciato all’inizio per acquisire una nuova lingua e cultura al traguardo. Jean Paul Sartre ha detto: ”Ognuno deve scoprire la propria rotta” il desiderio di viaggiare apre questa rotta.

La pittura da cavalletto ha un futuro?

L’interessante pittura da cavalletto sarà sempre apprezzata. Ha la sua magia. Bisogna innamorarsi di un quadro, proprio come Leonardo da Vinci, che non si è mai separato dal ritratto di Gioconda. Leonardo ha lasciato piccole tele, ma il loro potere e bellezza sono senza tempo.

Che cos’è il successo per te?

Per me successo significa sviluppo costante, il superamento dei propri limiti e la ricerca di sé stessi. Ogni quadro è come una registrazione di ECG di un artista, registra palpitazioni, emozioni e impressioni. Apprezzo le persone sensibili e creative, piuttosto che vedere il successo come una classifica o come risultato della competizione con altri artisti.

Progetti?

Ora, per la prima volta, sento il bisogno di dipingere qualcosa che sia un dialogo con la città in cui vivo. Voglio sollevare la questione del Colosseo come ”arena”, Roma come ”Torre di Babele” un mix culturale e linguistico.

traduzione it: Karolina Wróblewska

La vigna di Leonardo

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)

La vigna di Leonardo da Vinci era un vigneto che Ludovico il Moro donò all’artista escienziato, mentre stava ancora lavorando all’Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per «le svariate e mirabili opere da lui eseguite per il duca».

La vigna era posta oltre il quartiere di Porta Vercellina a Milano, nei pressi del Borgo delle Grazie, sul terreno della vigna grande di San Vittore. La donazione prevedeva un terreno di 16 pertiche senza indicarne i confini. Nel Codice Atlantico e nel manoscritto I di Francia si trovano annotazioni di Leonardo per un terreno di dimensioni di 100 braccia milanesi (circa 59 metri) per 294 braccia (circa 175 metri) e la relativa corrispondenza a una superficie di circa pertiche milanesi 15 e tre quarti, cioè circa un ettaro; alcune di queste annotazioni sono accompagnate da riferimenti a confinanti della vigna. La donazione da parte di Ludovico il Moro venne confermata da una lettera-patente ufficiale, datata 26 aprile 1499. Luca Beltrami nel 1920 descrisse la probabile posizione della vigna originaria, orientata secondo una direzione all’incirca parallela all’attuale via de Grassi; fotografò inoltre un vigneto ancora esistente sul posto, mentre si iniziava però a estirpare ogni coltivazione perché all’epoca era stata appena deliberata la suddivisione dei terreni della zona in lotti per nuove costruzioni.

Quando i francesi invasero il Ducato di Milano, costringendo Ludovico il Moro a fuggire, anche Leonardo lasciò la città diretto a Mantova. Prima di partire (inverno 1500) affittò la vigna a messer Pietro di Giovanni da Oppreno, padre del suo allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai. L’autorità francese insediata in città rimise in discussione tutte le ultime donazioni effettuate dal Moro e nel 1502 confiscò la vigna per assegnarla a tale Leonino Biglia, un funzionario sforzesco. Quando nel 1507 Carlo II d’Amboise chiese a Leonardo di tornare a Milano, da Firenze dov’era, per concludere alcune opere che aveva cominciato, lui gli fece presente la confisca, trovando immediata soddisfazione. La vigna venne restituita a Leonardo con regolare delibera e la precisazione che l’artista non avesse «a patire spesa pur de uno soldo». Leonardo rimase a Milano fino al 1513. Da lì andò a Roma e poi in Francia, dove morì. Nel suo testamento, redatto ad Amboise un mese prima della morte, ordinò che la vigna rettangolare venisse suddivisa in due lotti uguali, da assegnare l’uno al Salai, che su quel terreno aveva costruito una propria casa, e l’altro a Giovanbattista Villani, il servitore che l’aveva seguito in Francia. Nell’ultimo atto documentato in vita, Leonardo si ricordò della sua vigna.

Da qualche anno a questa parte, in occasione di Expo 2015, è stata realizzata una nuova «Vigna di Leonardo da Vinci» in prossimità del luogo originario.

Mouse al caffè

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INGREDIENTI:

  • 500 g di latte fresco intero
  • 200 g di zucchero semolato
  • 5 tuorli d’uovo 
  • 50 g di farina 00
  • 10 g di amido di mais o fecola di patate
  • 700 g di panna fresca da montare
  • 2 fogli di colla di pesce
  • 12 g di caffè solubile
  • 100 ml di caffè espresso

PROCEDIMENTO:

Preparate innanzitutto la crema pasticcera. In una terrina resistente al calore inserite i tuorli d’uovo con lo zucchero e amalgamate bene con la frusta. Aggiungetevi poi le polveri (farina e fecola) e mescolate di nuovo. Portate a bollore il latte e versatelo sul composto di tuorli, amalgamate con la frusta e riportate nel pentolino del latte. Cuocete la crema a fuoco medio, sempre mescolando con la frusta, fino al bollore. Spegnete il fuoco, trasferite la crema in un contenitore resistente al calore e coprite la superficie con pellicola alimentare. 

Quando la crema è raffreddata, procedete a realizzare la mousse. Montate la panna fino ad una consistenza densa ma non troppo. Mettete a bagno in acqua fredda la colla di pesce per circa 5 minuti, poi preparate il caffè espresso e, quando è ancora bollente, scioglietevi dentro la gelatina strizzata e asciugata e il caffè solubile, mescolando bene. Versate una parte del composto di caffè nella crema, poi amalgamate, e continuate così fino ad esaurimento. Mettete una parte della panna nella crema al caffè e amalgamate con delicatezza, mescolando dal basso verso l’alto con una spatola per non fare smontare il composto. Continuate allo stesso modo fino ad esaurimento della panna.

Trasferite la mousse dentro una sac à poche con bocchetta zigrinata e riempite dei bicchieri monoporzione. Decorate con chicchi di caffè, panna montata, cialde di cioccolato fondente o piccoli frollini, a vostro piacere.

Buon appetito!

Il Tour de Pologne ritornerà in agosto

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Sul canale TVP Sport il direttore del Tour de Pologne Czesław Lang ha annunciato la data ufficiale e l’itinerario della corsa che inizialmente era prevista per il 5-11.07. La nuova data è il 5-9.08. La stagione ciclistica è stata fermata a metà marzo a causa della pandemia e sarà ripresa all’inizio di agosto. Gli organizzatori hanno informato su Twitter che “il Tour de Pologne sarà la prima corsa a tappe del nuovo calendario ciclistico”. La prima tappa comincerà allo stadio della Slesia il 5.08 e finirà a Katowice chiamata dei ciclisti “il santuario dello sprint”. Il percorso della seconda tappa condurrà da Opole a Zabrze e della terza da Wadowice a Bielsko-Biała. La tappa quarta chiamata “reale” che circonda la città di Bukowina Tatrzańska sarà determinante. La corsa finirà il 9.08 a Cracovia. Inizialmente la corsa doveva essere composta da sette tappe ma sarà ridotta a cinque. Gli organizzatori spiegano “abbiamo rinunciato a due tappe per fare il posto nel calendario anche per gli altri”. Il Tour de Pologne sarà la prima corsa dopo la ripresa della stagione il che potrebbe attirare più star del ciclismo. La loro partecipazione l’hanno già confermata tra l’altro: Rafał Majka, Dylan Groenewegen (Jumbo-Visma), Pascal Ackermann (Bora), vincitore del Giro d’Italia 2019 Richard Carapaz (INEOS) e il campione mondiale Mads Pendersen (Trek).

Sapori, aromi e accoglienza italiana a Sopot

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)

Tra le centinaia di bar e ristoranti di Sopot ce n’è sicuramente uno in cui si respira l’autentica atmosfera del Bel Paese: è “La Crema d’Italia”.

A gestire questo delizioso locale con giardino nella centralissima ulica Bohaterow Monte Cassino è il milanese Marcello Mastroianni, che porta il nome dello straordinario protagonista dei migliori film di Fellini. Marcello ha la moglie polacca e i figli sono nati e cresciuti a Milano fi no al 2016. “Poi per ragioni di lavoro siamo venuti a Sopot. Qui mi sono subito trovato bene. Un’unica cosa mi mancava l’andare al bar come in Italia, a bersi un buon caffè e a far due chiacchiere con i baristi o con altri clienti”, racconta Marcello che, nel giugno del 2016, stanco di bere caffè allungati all’americana decide di rilevare il bar francesizzante “La creme” che diventa “La Crema d’Italia” con vera macchina per l’espresso, miscela di caffè Milano, prodotti e servizio all’italiana. “Ho deciso di cambiare totalmente l’impronta del locale, a cominciare dall’estetica, ricreando l’atmosfera dei bar italiani dove si può conversare col proprietario o con gli altri clienti gustando un vero espresso o un cappuccino fatti nel modo giusto e con un bancone che offre cannoli siciliani oltre a panini e piadine ideali per la pausa pranzo. Ci ho messo tanta passione e la conoscenza familiare dato che ho parenti che gestiscono dei locali a Milano”.

Un bar che ha subito attirato l’attenzione dei residenti della zona ma anche di quei tanti turisti scandinavi fedeli alle vacanze a Sopot che ogni volta che tornano nella Portofi no polacca scelgono “La Crema d’Italia”. “Ma i migliori clienti sono i polacchi che vanno in vacanza in Italia, sulle Dolomiti d’inverno e nelle località balneari d’estate. Infatti quando tornano hanno bisogno di ritrovare i veri sapori italiani e vengono da noi per il caffè, per l’aperitivo ma anche per i panini al prosciutto o con la mortadella”, racconta Mastroianni che nel bar ha creato anche un angolo di vendita dedicato ai migliori prodotti italiani come olio toscano, vino, formaggio grana e pecorino.

“Il valore aggiunto è poi il servizio, noi portiamo le ordinazioni al tavolo senza sovrapprezzo e al nostro personale facciamo dei corsi su come servire facendogli anche provare tutti i nostri prodotti in modo che sappiano di cosa stanno parlando e siano in grado di consigliare veramente i clienti” aggiunge Marcello che nel tempo ha fatto de “La Crema d’Italia” un vero e proprio angolo di Bel Paese a Sopot. “Nel nostro locale ci sono spesso incontri dedicati alle città o alle usanze italiane, appuntamenti che realizziamo in collaborazioni con la Fondazione Ital-Gedania di Roberto Polce. Abbiamo trattato tanti temi tra cui anche la storia della Fiat, della Ferrari, con macchine storiche parcheggiate fuori del locale, e naturalmente facciamo anche serate in collaborazione con Gazzetta Italia che qui da noi si trova sempre e si può leggere!” Insomma chi cerca l’Italia a Sopot non può non provare questo locale dove i clienti abituali entrano chiamando “Marcello, Marcello” proprio come nella scena de “La Dolce Vita” quando Anita Ekberg immersa nella Fontana di Trevi richiamava l’attenzione di Mastroianni.

Facebook: facebook.com/lacremaditalia

Il governo revoca il divieto dei collegamenti aerei con vari Paesi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il governo ha revocato il divieto dei collegamenti aerei con vari Paesi, ad esempio con la Gran Bretagna, il Giappone, il Canada, la Corea del Sud o l’Ucraina. Lo scorso martedì sera, nella Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato un nuovo decreto legislativo del Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2020 riguardante il divieto dei collegamenti pubblici. Il decreto consente i collegamenti internazionali con gli Stati membri dell’Associazione europea di libero scambio [EFTA], con gli Stati dell’Area economica europea [SEE], con la Svizzera e i Paesi dell’UE tranne la Svezia e il Portogallo. Dalla lista dei divieti del decreto precedente è stata eliminata la Gran Bretagna. Il divieto dei voli non riguarda il Montenegro, la Georgia, il Giappone, il Canada, l’Albania, la Corea del Sud e l’Ucraina. Il decreto è entrato in vigore ieri, con la scadenza il 14 luglio 2020.

Il teatro-gioiello sulla via dell’Ambra

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)

Nel margine sud-ovest del centro storico di Danzica il rinato, potente, Teatro Shakespeariano suggella, impreziosendola, la bellezza cosmopolita di questa millenaria città mercantile che per secoli fu il cuore pulsante commerciale e culturale del Baltico e della via dell’Ambra.

Una città per tradizione sempre in lotta per la sua libertà e indipendenza che nel Seicento era così all’avanguardia da avere un teatro elisabettiano in cui venivano rappresentati i lavori di William Shakespeare solo pochi mesi dopo che erano andati in scena a Londra. Esattamente sul sedime di quell’antica scena si trova oggi il nuovo Teatro elisabettiano progettato dall’architetto italiano Renato Rizzi, docente presso l’Università di Architettura IUAV di Venezia, ed inaugurato nel settembre del 2014. La giuria del concorso per la progettazione del nuovo teatro, tra cui figuravano Andrzej Wajda, Arata Isozaki e Gaetano Pesce, all’epoca decise di puntare sulla proposta più coraggiosa, in grado di coniugare l’impostazione scenica elisabettiana – con rappresentazione a cielo aperto al centro del teatro e spettatori intorno – con quella all’italiana con la classica forma a scatola e palcoscenico frontale. L’audacia del progetto di Rizzi tocca il suo vertice nella ideazione di un tetto apribile che consente di riproporre in modo autentico l’ambientazione scenica elisabettiana. Un tetto che si apre e si alza come due braccia levate al cielo in segno di vittoria, richiamando l’iconica immagine della Polonia che si libera dall’imposizione sovietica: Walesa con le braccia alzate alla guida di Solidarnosc, il movimento che ha determinato una delle svolte politiche più significative del Novecento europeo.

Il teatro shakespeariano di Danzica è anche per queste ragioni un edificio intrinsecamente teatrale che prima di ospitare uno spettacolo è già di per sé una simbolica messa in scena intrisa di richiami culturali, architettonici, storici e perfino politici. L’edificio in mattoni contrassegnato da costolature gradonate che si susseguono all’esterno evoca ad un tempo l’imponenza strutturale della vicina chiesa di Santa Maria e i canoni del classicismo greco-romano facendo assumere al teatro una atmosfera quasi sacrale che si conferma nella disposizione rituale degli spazi interni, in cui alcuni dettagli costruttivi si ripetono nei diversi ambienti richiamandone l’unità concettuale.

Bellezza, forza, ardimento uniti alla funzionalità di un teatro che nell’involucro esterno che avvolge la sala interna accoglie scale, ascensore, corridoi di smistamento per il pubblico, impianti tecnici e naturalmente il supporto statico al tetto apribile “a libro” in grado di sollevarsi in pochi minuti. Funzionalità che si ritrova nella parte principale della sala che può essere diversamente gestita grazie a piattaforme retraibili che consentono di organizzare lo spazio con diverse configurazioni tra palco e platea. Un progetto che si sviluppa su tre piani, su un’area di 4 mila mq, con spazio teatrale di 650 metri quadrati sovrastato da un tetto apribile (2 falde di 18×12 mq) di 400 mq, e con capacità di 600 posti a sedere più un’area di 1700 mq per servizi, amministrazione, bar e con possibilità di utilizzo della terrazza per spettacoli. L’apprezzamento, che possiamo definire ormai mondiale, verso questo teatro ha portato al professor Renato Rizzi una lunga serie di riconoscimenti, l’ultimo in ordine cronologico è stato il Premio per l’Architettura dell’Accademia Nazionale di San Luca ritirato dalle mani del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Nel 2017 Renato Rizzi ha ricevuto a Varsavia il Premio Gazzetta Italia, che la nostra rivista riconosce alle persone che nella loro vita hanno contribuito in modo speciale ad arricchire la storia delle relazioni tra Italia e Polonia.

Come cambia il VAT

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rrem

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dal 1 luglio entrerà in vigore la nuova tassa VAT. Secondo i consulenti fiscali, i prodotti simili saranno tassati in modo analogo il che conferisce un vantaggio ma può portare anche incertezze. Secondo Roman Namysłowski, socio di Crido, dei cambiamenti approfitteranno sia i contribuenti sia il budget. Grazie alle modifiche sarà limitata la possibilità di manipolare i prezzi per poter abbassare il VAT. Tra le importanti modifiche ci sono i cambiamenti nella classificazione delle merci e dei servizi, la semplificazione del sistema delle aliquote nonché l’introduzione del sistema WIS che è inteso ad aiutare i contribuenti a trovare un’interpretazione giusta. Finora il sistema dell’interpretazione dell’Ufficio Generale di Statistica non ne garantiva la certezza. Come spiega il Ministro delle Finanze, il nuovo sistema si basa sull’applicazione delle tasse identiche sulle intere famiglie di merci, la riduzione del VAT e il livellamento dell’effetto di semplificazione del sistema. Tra gli esempi riportati dal Ministero delle Finanze ci sono i prodotti della panetteria. Finora i prodotti di panetteria sono stati inquadrati a seconda della loro durata minima. Se la data della durata minima superava 14 giorni dalla data di fabbricazione il prodotto veniva tassato con un’aliquota del 8%. Se la data era inferiore di 14 giorni la tassa era pari al 5%. Adesso tutti i prodotti di panetteria saranno tassati al 5%. La stessa cosa avverrà per i prodotti di pasticceria e la frutta (non ci sarà più distinzione tra la frutta locale, tropicale, gli agrumi e la frutta subtropicale). Si ridurrà la tassa per i prodotti per i bambini e i prodotti igienici come gli assorbenti e pannolini dal 8% al 5%, per alcuni condimenti e le spezie (la senape, la noce moscata) dal 23% al 8% e per alcune noci dal 28% al 5%. Per contro, la tassazione aumenterà fino al 23% per i frutti di mare, i molluschi, i crostacei e i prodotti da questi ottenuti.

Carbonara di asparagi

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David Marchiori

La carbonara è uno dei piatti simbolo della cucina italiana, e anche uno dei più fraintesi. Basti pensare a tutte le varianti che il piatto subisce a seconda delle zone. Il condimento base, infatti, prevede l’utilizzo del guanciale, del pecorino, del tuorlo d’uovo e del pepe, tutti ingredienti molto utilizzati nella cucina romana. Di volta in volta, però, il guanciale viene sostituito dal bacon, l’uovo viene inserito con l’albume, oppure al posto del pecorino viene utilizzato il parmigiano.

Ovviamente il risultato però viene completamente diverso e decisamente distante dalla ricetta originale. Le regole sono semplici: il guanciale si sfrigge e l’uovo con il pecorino vengono mantecati senza fiamma. 

La ricetta che andiamo a scoprire non tradisce la ricetta tradizionale, ma introduce un’originale novità: al posto della pasta, infatti, andiamo ad utilizzare gli asparagi verdi.

RICETTA per 4 persone:

  • 600 grammi di asparagi verdi
  • 8 tuorli d’uovo
  • 10 cucchiai di pecorino
  • 120 grammi di guanciale affettato sottile
  • pepe nero q.b. 

PROCEDIMENTO:

Come prima cosa andiamo a pulire gli asparagi e tagliamoli alla julienne ottenendo delle strisce. Quindi prendiamo gli ”spaghetti di asparagi” e li sbollentiamo un minuto in acqua bollente non salata. Importante raffreddare immediatamente gli asparagi in acqua ghiacciata, per bloccare la cottura mantenendo il colore brillante e la consistenza croccante.

Una volta asciugati gli asparagi prendere le fette di guanciale e sfriggerli in una padella antiaderente con poco olio mantenendo la fiamma bassa per poter permettere al guanciale di non bruciarsi e di rimanere croccante allo stesso tempo. Una volta croccantizzato togliere il guanciale dalla padella, spegnere il fuoco, lasciando però il grasso di cottura nella padella stessa. 

In una ciotola di acciaio versare i tuorli e il pecorino, macinate del pepe a piacere: questa è la crema che andrà a condire il nostro piatto. 

Prendiamo gli asparagi e saltiamoli nel grasso del guanciale sul fuoco aggiungendo poca acqua bollente non salata. Scaldiamo gli asparagi in padella fino a quando non evapora tutta la parte umida. Prendiamo gli asparagi bollenti e mescoliamoli con la crema di uovo e pecorino nella ciotola di acciaio fuori dal fuoco, aggiungendo un pò di acqua bollente non salata per ottenere una consistenza cremosa mantenendo calda la preparazione. 

Porre sul piatto la nostra carbonara di asparagi guarnendo col guanciale croccante precedentemente preparato.

Buon appetito!

Presidenziali 2020, spoglio completato: Duda 43,5 per cento, Trzaskowski 30.46

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

A spoglio completato il primo turno di elezioni presidenziali in Polonia si conclude con il primo posto del presidente uscente, Andrzej Duda, al 43,5 per cento, inseguito dal sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, al 30,46. Lo ha comunicato Sylwester Marciniak, a capo della Commissione elettorale statale (Pkw). Il candidato indipendente Szymon Holownia arriva terzo con il 13,87 per cento. Seguono Krzysztof Bosak (Konfederacja) con il 6,78, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz (Psl) con il 2,36 e Robert Biedron (Lewica) con il 2,22. Gli altri candidati non oltrepassano lo 0,3 per cento. Il dato definitivo dell’affluenza è del 64,5 per cento.