Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Iniziato il 60° Festival Internazionale di Film di Cracovia
“Il Sorpasso” (1962): l’insostenibile leggerezza dell’esistenza italiana
L’articolo è stato pubblicato sul numero 78 della Gazzetta Italia (dicembre-gennaio 2019/2020)
L’epoca del boom economico del secondo dopoguerra (1958-1964) lasciò un segno indelebile nella storia della penisola appenninica e dei suoi abitanti; fu un periodo intriso di novità, invenzioni e grandi eventi, ma anche di profondi e turbolenti cambiamenti sociali che si manifestarono anche a livello dei comportamenti sociali, degli usi e dei costumi. Il cinema non rimase certo indifferente a questa “spettacolare baraonda”, non a caso gli anni Sessanta vengono ricordati come “l’epoca d’oro” della cinematografia italiana che registrò una produzione straordinaria sia come cinema d’autore (basti pensare alla “Dolce vita” di Federico Fellini, “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti o “L’Avventura” di Michelangelo Antonioni), sia con vari film di genere che hanno raggiunto oggi lo status di pellicole-cult.
Uno dei generi che sembra rispecchiare appieno il carattere di questi tempi folli, spensierati e nello stesso tempo complessi e contraddittori è senza dubbio la commedia all’italiana. Furono proprio i creatori di questo tipo di “commedia” a parlare in modo umoristico e coraggioso delle vicissitudini del cosiddetto “italiano medio”. Queste vicissitudini sono direttamente collegate al “miracolo economico” degli anni ’60 e ai nuovi bisogni, sogni e feticci che da esso derivano.

Usando di solito una chiave tragicomica (a volte anche piuttosto satirica e grottesca), cineasti come Dino Risi, Pietro Germi, Vittorio de Sica (ricordato principalmente nei panni di “triste neorealista”, eppure autore di molte commedie all’italiana famose e amate in tutto il mondo con Sophia Loren e Marcello Mastroianni nei ruoli principali [ad es. Il premio Oscar “Ieri, oggi e domani” o il film premiato con il Golden Globe “Matrimonio all’italiana”), Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Steno, Nanni Loy e Luciano Salce erano in grado di rappresentare diagnosi socio-politiche importanti ed estremamente accurate, che anche oggi non sembrano perdere la loro rilevanza. I film dei registi citati hanno evitato a livello concettuale di essere espliciti a favore di un “chiaroscuro emotivo”, le motivazioni di eroi egocentrici, ma anche semplicemente “umani” della commedia all’italiana difficilmente possono essere giudicati soltanto in una luce positiva o negativa; molto spesso si tratta di “Mostri” (riferendosi al famoso film a episodi di Din Risi, 1963), ai quali tuttavia non si può negare carisma, senso dell’umorismo o perfino un po’ di dolce ingenuità. Come ha sottolineato giustamente uno dei veri maestri del genere Mario Monicelli: “La commedia all’italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all’italiana da tutte le altre commedie… “.
“Il Sorpasso” (il titolo polacco “Fanfaron” può esser tradotto come “Borioso”, mentre l’italiano è associato all’atto di superare, che nel contesto interpretativo dell’opera avrà una dimensione quasi metaforica) è comunemente considerato un capolavoro della commedia all’italiana. La trama del film di Risi si concentra sul viaggio piuttosto accidentale e particolare di due persone molto diverse, rappresentanti di due modi di vedere il mondo opposti. Bruno (Vittorio Gassman) è un edonista, talvolta grossolano, invece il più giovane Roberto (Jean-Louis Trintignant) è uno studente di legge timido e taciturno. Un giorno (più precisamente durante un caldo Ferragosto, una festa molto importante per gli italiani che si svolge a metà agosto), l’estroverso assume il ruolo di guida dantesca per l’introverso nel Belpaese ai tempi del boom.
La struttura narrativa de “Il sorpasso” dà l’impressione di esser rilassata e serena; il regista limita molto consapevolmente gran parte delle interazioni dei personaggi principali nello spazio dell’automobile (emblema del “miracolo economico” e probabilmente il feticcio più importante dell’epoca; nel film vediamo un bellissimo modello della Lancia Aurelia) iscrivendo la storia raccontata nel paradigma del road movie. Tra le righe di questa “storia movimentata” – tra osservazioni “apparentemente poco appariscenti”, dialoghi brillanti su questioni a volte molto banali – spicca una verità abbastanza crudele sulla condizione spirituale di una Italia forse troppo baldanzosa. Risi è riuscito a catturare (quasi in flagrante) il paradosso dell’Italia di allora rivolta ingenuamente verso un futuro migliore nei meandri della società dei consumi, ma ancora radicata nella superstizione e nell’ignoranza. “Il vagabondaggio motorizzato” nel film serve non tanto alla ricerca esistenziale di personaggi specifici ma pone una diagnosi più ampia sull’emergente (dinamicamente e drasticamente) nuova identità nazionale (non senza ragione Pier Paolo Pasolini ha descritto il consumismo, due decenni dopo la guerra, come “secondo fascismo”). Anche se i toni della commedia sembrano inizialmente dominare ne “Il Sorpasso”, l’amaro retrogusto sembra non lasciare mai i protagonisti, proprio come ne “La dolce vita” di Fellini. Lo spettacolo e il divertimento rimangono soltanto un’affascinante facciata dietro la quale c’è un vuoto straordinario. In un – sempre più privo di ideali e valori classici – spaccato della realtà contemporanea, è impossibile non notare il doloroso “doppio fondo” (che si manifesterà più chiaramente nel sorprendente finale dell’opera di Risi).
Oggi è difficile immaginare che il ruolo iconico di Bruno Cortona potesse esser interpretato da qualcuno diverso da Vittorio Gassman, uno degli attori più importanti nella storia del cinema italiano. Tuttavia, la prima scelta dei produttori fu Alberto Sordi, favorito dal pubblico e decisamente più associato al genere comico e alla cosiddetta “romanità” (l’azione dell’opera di Risi inizialmente si svolge proprio nella capitale della penisola appenninica). Con il ruolo di Bruno ne “Il Sorpasso” Gassman è riuscito ad aprire un nuovo capitolo nella sua ricca filmografia, noto per molti anni di collaborazione a Hollywood (negli anni ’50 il divo italiano ha recitato due volte al fianco di Liz Taylor!), diventò (accanto a Sordi, e insieme con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi) uno dei pilastri della commedia all’italiana. Nel 1974 la collaborazione con Dino Risi in “Profumo di donna” ha portato a Gassman una menzione estremamente prestigiosa: il premio per la migliore interpretazione maschile all’IFF di Cannes. Dopo due decenni, lo stesso personaggio del colonnello non vedente in pensione (protagonista del romanzo di Giovanni Arpino, “Il buio e il miele” del 1969) fu interpretato con successo da Al Pacino; è stato proprio per questo ruolo che la star americana ha ricevuto il lungo desiderato Oscar nel 1993.
Sebbene negli anni ’60 molti critici non includessero il nome di Risi nel pantheon degli autori cinematografici, oggi è innegabilmente e meritatamente considerato tale. Tra euforia e malinconia, provocazione e beffa, il regista ha tratteggiato un ritratto multidimensionale di una nazione al limite del divario esistenziale. Al confine tra realismo e creazione, Risi non ha realizzato film, ma specchi, in cui generazioni passate di italiani spesso “brutti, sporchi e cattivi” potevano travedere il loro tragicomico passato e guardare da lontano un futuro ancora più grottesco.

Il sorpasso (1962). Prod. Italia, Regia: Dino Risi
Sceneggiatura: Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari
Interpreti principali: Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Lucia Angiolillo
***

FINCHÈ C’È CINEMA, C’È SPERANZA è una serie di saggi dedicati alla cinematografia italiana – le sue tendenze, opere e autori principali, ma anche meno conosciuti – scritta da Diana Dąbrowska, esperta di cinema, organizzatrice di numerosi eventi e festival, animatrice socioculturale, per molti anni docente di Italianistica all’Università di Łódź. Vincitrice del Premio Letterario Leopold Staff (2018) per la promozione della cultura italiana con particolare attenzione al cinema. Nel 2019, è stata nominata per il premio del Polish Film Institute (Istituto Polacco d’Arte Cinematografica) nella categoria “critica cinematografica”, vincitrice del terzo posto nel prestigioso concorso per il premio Krzysztof Mętrak per giovani critici cinematografici.
Just Like Home
L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)
Azioni, criptovalute, oro, whiskey… Con così tanti prodotti diversi, vale la pena di continuare a investire i propri risparmi nel settore immobiliare? In caso affermativo, la Polonia dovrebbe essere presa in considerazione come area d’investimento?
Gli immobili, contrariamente ad altre forme di investimento, offrono un rendimento stabile ed equilibrato e possono essere un elemento stabile per accrescere la ricchezza personale. Per chi alle scelte adrenaliniche preferisce investimenti sicuri dei propri risparmi l’immobiliare è una buona scelta. A causa dei tassi di rendimento generati l’acquisto di appartamenti in Polonia può essere molto interessante per gli investitori stranieri. Il fatto è che i prezzi immobiliari polacchi stanno aumentando di trimestre in trimestre ma sono ancora eccezionalmente convenienti rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei.
Vale anche la pena di notare che in Polonia c’è una carenza di case – ci sono 376 appartamenti ogni mille abitanti – mentre in altri paesi dell’Unione Europea il risultato è molto più alto, in media 435 appartamenti ogni mille persone. Il deficit di abitazioni è stimato in 2-2,5 milioni di appartamenti. È inoltre significativo il fatto che in Polonia è molto visibile la tendenza a non avere un appartamento. Nonostante la situazione finanziaria consolidata, molte persone (soprattutto i cosiddetti millenials) decidono spesso di affittare un appartamento piuttosto che comprarne uno. Questo dà un senso di libertà e l’opportunità di muoversi più spesso. Sta diventando di moda anche la tendenza di condividere un appartamento con altri giovani lavoratori, una cosa che finora facevano piuttosto gli studenti, invece oggi (soprattutto nelle grandi città) affittare un appartamento insieme ad altre persone che lavorano è uno scenario molto frequente. Non trascurabile è anche il fatto che i centri di studio e ricerca polacchi, grazie alla loro buona reputazione, sono molto popolari tra gli studenti stranieri che decidono di studiare all’università polacca e cercano un posto in cui vivere. Tutto questo contribuisce ad un aumento della domanda di appartamenti in affitto.
Questi dati confermano che investire sul mercato polacco – soprattutto nel settore immobiliare in affitto – è un eccellente modo per investire il capitale. Al fine di soddisfare le aspettative e dar risposta ai timori che accompagnano chiunque voglia acquistare immobili in Polonia, JUST LIKE HOME offre un supporto completo in tutto il processo di investimento nel mercato immobiliare polacco.
Partiamo da un’approfondita analisi legale e fiscale degli effetti delle potenziali transazioni, al fine di decidere in anticipo sugli aspetti che possono influenzare la redditività dei singoli investimenti. Vogliamo garantire un rendimento annuo del 5-10%, e i risultati finali sono influenzati da molti fattori come il fatto di possedere altre proprietà, la residenza, la conduzione degli affari in Polonia e in altri paesi.
Insieme all’investitore valutiamo la strategia di investimento in Polonia, sia che si tratti di investire a lungo termine sia che si cerchi una redditività immediata.
A seconda del percorso scelto cerchiamo immobili che soddisfino le esigenze dell’investitore.
Nel nostro modello, in cui operiamo da oltre 11 anni, cerchiamo immobili a prezzi inferiori a quelli di mercato. Ci concentriamo sulla ricerca di appartamenti in buone località, il che spesso significa che hanno bisogno di un rinnovo generale. Seguiamo anche le offerte relative a immobili in costruzione in quanto questi appartamenti possono essere interessanti anche dal punto di vista fiscale per l’investitore. Molte volte sosteniamo l’investitore nell’acquisto di un appartamento in investimenti premium, ovvero che l’acquirente vuole avere nel suo portafoglio.
Guardiamo ogni proprietà dal punto di vista della massima ottimizzazione e dividiamo o sistemiamo lo spazio in modo che generi il massimo rendimento possibile.
Con la nostra esperienza pluriennale, sappiamo quali appartamenti hanno un grande potenziale. Abbiamo esperienza su come ristrutturare e attrezzare bene un appartamento in modo che, al minor costo di investimento possibile, sia funzionale e desiderabile per gli inquilini.
Gli investitori collaborano con noi in due modi. Alcuni dei nostri clienti decidono di acquistare un appartamento già perfettamente pronto per l’affitto (e spesso anche già affittato), subentrando nella nostra gestione garantendo una collaborazione a lungo termine a determinate condizioni, assicurando all’investitore l’assenza di problemi e il pieno beneficio passivo dell’immobile. Invece con i clienti a cui piace il processo di investimento e che hanno bisogno solo del nostro supporto collaboriamo su una scala più ampia: troviamo l’immobile, negoziamo i termini del suo acquisto, effettuiamo interventi e finiture per trovare gli inquilini e rilevare l’immobile nella gestione. In questo caso siamo in costante contatto con l’investitore che interviene nelle varie fasi del processo.
L’ultimo argomento da affrontare è il rischio, poiché qualsiasi forma di investimento di capitale genera determinati rischi, non è diverso nel caso degli immobili. Tuttavia, questi – in una prospettiva a lungo termine – guadagnano sempre di valore e anche se potenzialmente i prezzi degli immobili possono fluttuare nel lungo termine, gli investimenti in immobili oltre a un reddito fisso e corrente dovrebbero anche generare profitti sotto forma di aumento del valore degli immobili.

Secondo JUST LIKE HOME, il rischio maggiore associato all’investimento immobiliare è che si tratta di una forma di investimento che ci rende dipendenti. Tuttavia, la dipendenza dall’investimento immobiliare sembra essere più favorevole della dipendenza dal whiskey menzionata nell’introduzione…
Facebook: facebook.com/JustLikeHomeApartments/
Sito web: www.justlikehome.pl
E-mail: patrycja@justlikehome.pl
Imbrattato il monumento all’eroe polacco Tadeusz Kościuszko davanti alla Casa Bianca
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
La Padova di Kochanowski
L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)
Si stabilì stabilmente a Czarnolesie, nei suoi testi affermava la pace e la vita in campagna, lontano dal fascino cortese. Fu lì che prese la mano dell’amata moglie Dorota e portò in braccio quella che dovette seppellire così presto, la figlia Ursula. Uno degli autori che ci ha alimentato sul banco di scuola e non ci è venuto in mente di tornare da lui negli anni successivi. È un peccato, perché nel caso di Jan Kochanowski, il livello della sua innovatività e del suo universalismo non è notato da molti e l’episodio italiano della sua vita è spesso dimenticato. Forse perché nei suoi lavori ci ha lasciato pochi accenni del suo soggiorno a Padova. Questo significa, tuttavia, che si è trattato di un episodio non significativo della sua vita?

Kochanowski andò a Padova (o Pava, come la chiamavano allora i suoi abitanti) per studiare nel 1552, all’età di 22 anni. Non fu l’unico scrittore polacco ad essere attratto dalla Serenissima e dalla sua atmosfera di cultura e di libertà, non molto tempo prima che un’altra figura di spicco di quel periodo, Klemens Janicki, andasse a Padova. La fioritura dell’architettura, delle belle arti, la vicinanza di Venezia erano tutti quelli fattori che facevano di Padova un luogo perfetto per praticare l’arte e la cultura in senso lato. Sebbene la Repubblica di Venezia non si fosse ancora ripresa dalle guerre contro la Lega in Cambrai, e ancora serbasse una certa diffidenza verso gli stranieri, il nostro poeta, certamente, non poteva lamentarsi della mancanza di compagnia dei suoi connazionali. Lo dimostra l’esistenza di una misteriosa “accademia dei polacchi” padovana, le cui informazioni non sono state conservate praticamente in nessun documento, e la cui esistenza si apprende solo dalle citazioni nella corrispondenza dei suoi membri. Che cos’era esattamente? A tutt’oggi i ricercatori non sono riusciti a venirne a capo e possiamo solo immaginare che i padovani polacchi abbiano deciso di creare un circolo letterario e culturale, un tipo di organizzazione abbastanza di moda tra gli studenti in Italia.
In generale, il soggiorno di Kochanowski a Padova è avvolto da una nebbia di mistero e ci vuole davvero molta perspicacia e, soprattutto, pazienza per trovarne e interpretarne le tracce nell’opera del maestro. Perché scarseggiano i dettagli di quei pochi anni trascorsi a Padova, le impressioni su una delle più belle città italiane, non ha messo sulla carta la descrizione della Basilica di Sant’Antonio (che molto probabilmente era l’alloggio accademico dei suoi e di altri studenti polacchi)? Ci sono scritti sul periodo di studio di Kochanowski, di cui non conosciamo ancora l’esistenza? A queste domande è difficile rispondere. Possiamo solo affermare con certezza che è stato il tempo trascorso sul territorio di Najjaśnna che ha permesso a Kochanowski di ottenere una pace umanistica e dopo il ritorno in Polonia, seduto sotto il suo amato tiglio, Jan non ha certo dimenticato Padova. E anche Padova non ha dimenticato il poeta polacco. Lo testimonia il testo di Epitaphium Cretcovia, inciso sulla lapide di Erazm Kretkowski nella Basilica di Sant’Antonio. Kretkowski, voivode di Gniezno, morì a Padova nel 1558 e fu a lui che Kochanowski dedicò il suo testo più importante relativo al periodo padovano. Possiamo ancora oggi leggerlo visitando la Basilica, che era senza dubbio il cuore della città e che certamente non lasciò indifferente neanche Kochanowski.
tłumaczenie it: Gabriela Mirecka
La cucina plurisensoriale di Andrea Camastra
L’articolo è stato pubblicato sul numero 62 della Gazzetta Italia (aprile-maggio 2017)
Nel ricercato Ristorante Senses, a Varsavia, lo chef stellato Andrea Camastra propone raffinate esperienze sensoriali che soddisfano palato, vista, olfatto. Un approccio alla cucina scientifico capace di far dialogare materie prime di qualità con una meticolosa ricerca della migliore cottura e dei più sfiziosi accostamenti. Camastra, nato a Bari trentasei anni fa e con 27 anni di lavoro alle spalle in ogni tipo di cucina tra cui quelle di alcuni dei migliori ristoranti europei, ha sviluppato una sua filosofia culinaria che tende alla fascinazione del cliente attraverso una emozione a tutto tondo.
Al Senses serviamo piatti che producono emozioni gustative, visive, olfattive e che vengono accompagnati da una precisa descrizione degli ingredienti che svela al cliente tutti i segreti del cibo che sta mangiando. Portate che sono il frutto di ricerca, sperimentazione, rischio, ma che alla fine sono in grado di stupire il cliente che di piatto in piatto si avventura in una sorprendente, indimenticabile, esperienza sensoriale. Ragione per cui alla ricerca sui cibi, si affianca quella sull’estetica e sul servizio. Questo senza perdere mai il contatto con l’essenza dei piatti, ovvero la loro intrinseca qualità: il gusto.
La base essenziale di ogni piatto è la qualità del prodotto?
Certo, per quanto l’esperienza debba essere multisensoriale non si deve mai perdere di vista la base di ogni buon piatto, ovvero la qualità degli ingredienti. Per alcuni prodotti, controllati in tutte le fasi della loro crescita, ci avvaliamo di due nostre aziende che abbiamo a Rzeszow. Tutto il resto lo cerchiamo con attenzione in varie parti d’Europa. Per il pesce abbiamo una barca a nostro servizio alle isole Far Oer che ci fornisce di crostacei, salmone, merluzzo e altri pesci. Perché le Far Oer? Perché lì c’è il secondo mare – dopo quello delle Hawaii – più pulito al mondo e anche perché la temperatura dell’acqua è costante tra gli 8 e i 10 gradi e questo comporta che l’animale non deve modificarsi geneticamente e non crea gli enzimi che ad esempio a volte rendono il crostaceo troppo papposo. Naturalmente compriamo anche moltissimi prodotti mediterranei come cozze, aragoste, granchi, capesante e poi il meglio dell’Italia ovvero olio, mozzarelle, prosciutto, carciofi e verdure in generale.
È ancora rintracciabile la Puglia dentro i tuoi piatti?
L’anima italiana e regionale non va mai perduta e a volte emerge nei piatti, qui al Senses ad esempio facciamo la vera focaccia pugliese oltre ad usare tanti prodotti del sud Italia. Ma la filosofia del mio cucinare è più scientifico-innovativa che tradizionale. Ho due laboratori in cui sperimento ed elaboro per poter offrire piatti sempre nuovi e cucinati nel miglior modo possibile. Credo molto nello studio delle qualità organolettiche dei cibi che vanno valorizzate trovando il punto ideale di cottura. La tradizione l’apprezzo solo nei piatti classici e semplici. Se torno in Puglia e, a casa o in un piccolo ristorantino, mangio un piatto tradizionale va benissimo, ma il valore della tradizione per me si ferma al piacere di ritrovare per un attimo l’emozione della memoria, ma deve restare circoscritto a questa dimensione, se va oltre la tradizione rischia d’essere un freno.
Nel tuo giro del mondo lavorativo hai poi messo radici in Polonia, a proposito che cosa apprezzi della cucina locale?
Mia moglie è polacca, e dopo aver visitato molte volte questo paese ho deciso di stabilirmi qui. È difficile dire quale sia un piatto che mi piace particolarmente, perché mi piace tutto se fatto bene, di base preferisco mangiare prodotti coerenti alla stagione. Le zuppe in Polonia sono fantastiche, c’è una grande varietà. Comunque la cucina mondiale andrebbe guardata con occhi meno regionali perché ci sono similitudini e contaminazioni ovunque, ad esempio i pierogi polacchi, sono i ravioli italiani, e si ritrovano con vari nomi e diverse elaborazioni in tutto l’Oriente.
Nel frattempo anche in Polonia la cucina è diventata un tema mediatico forte, sono esplosi i format televisivi in cui chef stellati o dilettanti si sfidano all’ultimo sapore. Che ne pensi?
Premesso che per me ogni tipo di mangiare, dalla trattoria al ristorante stellato, dalla pizza al fast food, va rispettato, registro positivamente il fatto che la cucina oggi abbia questa grande ribalta mediatica. Detto questo però non confondiamo il mondo professionale con quello televisivo. Non nascondo che anche io guardo questi programmi, ed è giusto che ci siano, ma bisogna saper distinguere tra l’arte di saper apparire nel mezzo televisivo e la capacità d’esser cuoco, il cuoco non deve essere sempre come una pop star, anzi nella maggior parte dei casi il nostro mestiere non ha nulla da spartire con le luci della ribalta. Essere cuoco è soprattutto un’attività dura che richiede passione, tante ore di lavoro e poco sonno, questo dovrebbe essere il vero messaggio da far passare nelle televisioni perché il rischio è che i giovani aspiranti chef perdano il contatto con i tratti salienti del mestiere, rischiando d’essere più apparenza che sostanza.
Una filosofia del lavoro che ha portato Andrea Camastra a diventare il secondo chef in Polonia ad ottenere la stella Michelin che è l’ultimo degli innumerevoli riconoscimenti raccolti dal cuoco pugliese le cui ricette si possono provare al Ristorante Senses a patto di riuscire a trovar posto vista la lista d’attesa di settimane. Dopotutto Senses accoglie al massimo 40 persone alla volta che vengono deliziate attraverso numerose, sorprendenti portate. Camastra è anche al centro dell’iniziativa, organizzata da Confalavoro Lombardia, che a breve porterà al piano zero del grattacielo Zlota nel cuore di Varsavia un’area con degustazione delle eccellenze agroalimentari italiane.
Facebook: facebook.com/sensesrestaurantpl/
Sito web: www.sensesrestaurant.pl
Chef Andrea Camastra: www.sensesrestaurant.pl/szef

Viceministro Digitalizzazione sul 5G ci sono teorie assurde
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
L’Italia di Jarek Wist
L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)
Jarek Wist, laureato in italianistica, cantante di professione. La sua carriera è iniziata con la vittoria nel programma televisivo “Szansa na sukces”, seguita dal titolo “Speranza e scoperta dell’anno” al gala Fryderyki 2007 e infine la partecipazione alla finale del festival Top Trendy a Sopot. Wist ha pubblicato due album da solista: “Jest zapisane” (2014) e “Na swojej skórze” (2015) e altri due con progetti musicali originali: “Swinging with Sinatra” (2013) con le più famosi canzoni di Frank Sinatra e quest’anno “Dolce VitaM” (2020) con la musica italiana degli anni 50 e 60.
Jarek com’è nata la tua passione per la musica?
Nessuno della mia famiglia ha legami col mondo musicale ma io ho sempre voluto cantare. I miei genitori non erano contenti di questa passione e non mi hanno permesso di andare al conservatorio perciò ho studiato da solo imitando i miei idoli che guardavo in tv. Sognavo di potermi esibire sul palco accompagnato da una vera orchestra professionale. Poi in seguito ho cominciato le lezioni in un istituto di cultura e infine ho partecipato al programma “Szansa na sukces”, che ho vinto!
Un autodidatta con tanto di talento e tenacia, sembra un inizio ideale della carriera?
Non tanto. Nel 2004 ho dovuto smettere per problemi di salute. Il mio mondo è crollato ma ho pensato che forse era un buon momento per andare in Italia. Ho cominciato a cercare lavoro su vari gruppi online e infine l’ho trovato! Sono andato nella regione Marche ad aiutare nella gestione della loro casa una famiglia che viaggiava spesso. Oltre a lavorare ho frequentato un corso di lingua e ho imparato come cucinare piatti classici come lasagne, ragù e tiramisù. Quando ero lì la comunicazione non era ancora così facile come adesso perciò ho sentito raramente i miei genitori e questo mi ha consentito di immergermi totalmente nella cultura italiana. Proprio durante questo soggiorno ho cominciato a scoprire la musica del Belpaese. Il primo cantante che ho ascoltato era Jovanotti perché era appena uscito il suo disco ma ho ascoltato anche altri artisti. All’inizio non ero molto convinto ma alla fine ho cominciato ad apprezzare i sapori di questa musica che è molto melodica e allegra. I polacchi spesso per forza cercano di dare una veste ad una canzone e di interpretarla in un certo modo. Gli italiani invece sanno esprimere quello che sentono e si percepisce che quello che cantano è sincero.
Sbaglio o il fascino per l’Italia per un periodo ha superato quello per la musica?
Sono due passioni che si completano a vicenda. Una volta tornato in Polonia ho iniziato a studiare italianistica all’Università di Toruń e sono tornato al canto. Facevo una vita da pendolare, tre notti a settimana dormivo nella mia città natale Inowrocław e raggiungevo Toruń per seguire i corsi universitari, i fine settimana invece li dedicavo alla carriera musicale a Varsavia. Dopo aver ricevuto il premio al gala Fryderyki e aver partecipato a Top Trendy, sono arrivate grandi promesse dalle agenzie artistiche che purtroppo non sono mai state mantenute. Sono decollato per poi, indipendentemente da me, precipitare a capofitto subito dopo. Quando il mio mondo musicale, per la seconda volta, è crollato ero al secondo anno di studi. Ho deciso che invece di deprimermi in Polonia era meglio partire per un Erasmus a Venezia che era stata la prima città che avevo visto da ragazzo grazie ad una gita scolastica e mi aveva fatto una grande impressione.
Venezia, lontana dalla vita frenetica delle grandi città, è un buon luogo per scappare?
Tutti quelli che la visitano in bassa stagione turistica hanno la possibilità di scoprirla davvero. Percepiscono che è una città in cui si respira un’aria diversa, è immersa nella nebbia e circondata da una magia unica. Grazie a quei sei mesi ho conosciuto la vera Venezia e quali problemi devono affrontare quotidianamente i suoi abitanti. Mi sono reso conto che se vuoi viverci sei tu che ti devi adattare al ritmo della città. Quando mi sentivo giù scappavo nel labirinto di calli, mi perdevo e ritrovavo. Venezia mi ha rincuorato e mi ha dato tante energie positive. Molto tempo ho dedicato anche allo studio e alla scoperta della musica soprattutto del mio periodo preferito degli anni Sessanta.
È stato allora che hai trovato le tue grandi ispirazioni musicali?
Ad un certo punto ho scoperto la scuola genovese dei cantautori a cui appartenevano, tra gli altri, Fabrizio De André, Gino Paoli, Umberto Bindi e soprattutto Luigi Tenco la cui musica mi ha conquistato completamente. Ogni tanto quando canto le sue canzoni ho impressione che siano scritte per me. Mi identifico sia con il testo che con l’autore e con i suoi sentimenti. È stata la scuola genovese che ha dato alla musica italiana degli anni Sessanta un nuovo gusto attraverso una rottura con la musica tradizionale e una ricerca stilistica più elaborata ed innovativa dotando le canzoni di una profondità e qualità maggiore. Oltre alla scuola genovese una grande ispirazione per me sono anche Massimo Ranieri, Domenico Modugno e la straordinaria Mina.
Nel tuo nuovo album hai scelto un mix interessante tra canzoni note e altre totalmente sconosciute in Polonia, perché?
Le mie dieci canzoni preferite sono altre, quindi se avessi dimenticato chi sono e dove canto, probabilmente avrei scelto solo le canzoni che in Polonia non conosce nessuno. Per fortuna tra le canzoni che canticchiano i miei connazionali ce ne sono tante che mi piacciono e perciò ho deciso di collegarle con quelle meno conosciute della stessa epoca e ne è uscito un buon disco acustico. Accanto alle conosciutissime “Volare”, “Quando, quando” o “Azzurro” ci sono anche le mie canzoni preferite tra cui: “Se bruciasse la città”, “Cosa hai messo nel caffè”, “Mi sono innamorato di te”, “Il cielo in una stanza”. In più ho deciso di aggiungere a questa compilation “Caruso”, un’altra canzone molto importante per me.
Musica di un periodo specifico che però può accontentare diversi gusti musicali?
Pubblicando questo album ho cercato di soddisfare due aspettative: da un lato quella dei polacchi che vogliono ascoltare qualcosa che già conoscono e dall’altro quella del pubblico che conosce un po’ meglio l’Italia e gli italiani. Il mio scopo era anche realizzare il mio sogno personale, cantare in italiano, che ho coltivato a lungo perché inizialmente avevo paura di cantare in italiano. Volevo anche far vedere ai polacchi un altro volto della musica italiana e farli innamorare di canzoni meno note.
Facebook: facebook.com/JarekWist/
Sito web: www.jarekwist.pl
Zagórski: da giugno nuova versione dell’applicazione che informa sul coronavirus
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Il cinema italiano al Festival Wiosna Filmów
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl



































