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Home Blog Page 282

Pino Daniele

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Pino Daniele, il celebre bluesman napoletano, è morto all’età di 59 anni a causa di un infarto la sera del 4 gennaio ma la sua grande musica vivrà per sempre. Il cantautore e chitarrista è stato uno degli ultimi grandi innovatori della musica leggera italiana, grazie alla sua originale formula che lo ha portato ad unire in modo straordinario la tradizione della canzone partenopea al blues, al jazz ed al rock. Daniele sarà ricordato per il valore innovativo della sua musica ma anche per l’alto valore dei suoi testi in dialetto napoletano con cui ha raccontato la sua città in modo realistico e poetico al tempo stesso. Fra le sue canzoni: classici come “Napule è”, “’Na tazzulella ‘e cafè”, “Terra mia”, “Je so’ pazzo”, “Quanno chiove”, “A me me piace ‘o blues”, “Yes I know my way”, “Tutta n’ata storia” e “Quando”. La sua voce acuta, capace di volteggiare con naturalezza fra melodie complesse e la sua interessante vena di chitarrista hanno fatto di lui uno dei pochi artisti italiani in grado di collaborare con le star della musica internazionale. Pino Daniele ha avuto modo di suonare con autentiche leggende del jazz, come Wayne Shorter, Alphonso Johnson, Chick Corea, Steve Gadd, Pat Metheny, Al Di Meola, Gato Barbieri, Ralph Towner, Steps Ahead e Yellow Jackets. Il 24 giugno 2011 a Cava de’ Tirreni, inoltre, è stato protagonista di uno straordinario concerto in coppia con il suo idolo di sempre, uno dei più importanti chitarristi blues e rock della storia: Eric Clapton. Numerose le collaborazioni dell’artista partenopeo con i grandi della musica italiana, come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Ron, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni e Mia Martini. Daniele, inoltre, ha avuto modo di suonare anche con autentici pilastri della canzone napoletana tradizionale, come Roberto Murolo. Pino Daniele ha anche costituito una coppia artistica tutta partenopea con il grande Massimo Troisi, scomparso prematuramente nel 1994, per il quale ha scritto delle grandi colonne sonore. In particolare per il film “Pensavo fosse amore…. invece, era un calesse”, il cantautore ha scritto una delle sue canzoni d’amore più belle e delicate: “Quando”.

Pino Daniele è nato a [cml_media_alt id='113389']Bugliari - Pino (1)[/cml_media_alt]Napoli il 19 marzo 1955, primo di sei figli di una famiglia povera. Il padre era un lavoratore del porto del capoluogo campano. Dopo aver lavorato in sala d’incisione e in tour per altri artisti (Jenny Sorrenti, Gianni Nazzaro e Bobby Solo), nel 1976 diventa il bassista dei Napoli Centrale, guidati dal sassofonista James Senese. Si tratta di una delle prime formazioni che mischia il jazz ed il rock, sulle scia dei grandi gruppi statunitensi come i Weather Report, con la tradizione napoletana. Nel 1977, Pino Daniele pubblica il suo primo grande album “Terra mia”, contenente forse la sua più bella canzone “Napule è”, affresco al contempo duro e poetico della sua città. Nel disco ci sono già tutti gli elementi della musicalità dell’artista che è riuscito a mettere insieme con grande armonia il linguaggio della musica napoletana tradizionale con quello del blues e del jazz. Questo mix per nulla scontato porterà i suoi esiti più importanti nei lavori successivi: “Pino Daniele” (1979), “Nero a metà” (1980), “Vai mò” (1981) e “Bella ‘mbriana” (1982), un’epoca in cui il cantautore si caratterizza per i suoi fantastici tour, in cui dimostra di essere un grande musicista dal vivo capace di reinventare sempre i suoi pezzi attraverso l’improvvisazione e la scrittura di nuovi arrangiamenti. Accanto a lui suonano i più interessanti strumentisti dell’epoca tra cui Tullio De Piscopo (batteria), Tony Esposito (percussioni), Karl Potter (bongos), Joe Amoruso (tastiere), Rino Zurzolo (basso e contrabbasso) e James Senese (sax). Alla registrazione di “Bella ‘mbriana” ha partecipato anche il sassofonista Wayne Shorter, uno dei musicisti della svolta elettrica di Miles Davis e co-leader dei Weather Report insieme a Joe Zavinul. Nello stesso disco c’era anche il bassista dei Weather Report Alphonso Johnson che ha anche seguito in tour il cantante napoletano. Dopo questi anni decisivi per la sua carriera Pino Daniele ha continuato ad incidere ottimi dischi e a fare concerti importanti tra cui con Pat Metheny. Merita di essere citata anche una sua tournée con Francesco De Gregori, Ron e Fiorella Mannoia, testimoniata da un interessante disco dal vivo. Il bluesman partenopeo ora non è più con noi ma la sua musica passerà alla storia, grazie alla meravigliosa eredità musicale che ci ha lasciato.

Marek Bracha: “L’esecuzione è coinvolgente!”

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foto: Bruno Fidrych

Marek Bracha è un pianista professionista che promuove la musica polacca all’estero. Si è laureato presso le due prestigiose università Fryderyk Chopin Università di Musica a Varsavia e il Royal College of Music a Londra, e ha anche vinto numerosi premi e riconoscimenti  in concorsi di pianoforte nazionali ed internazionali.

Durante la nostra conversazione Marek racconta le varie sfaccettature del suo lavoro, i suoi viaggi e il suo amore per la cucina locale.

Perché il pianoforte?

Quando avevo 5-6 anni ho iniziato a frequentare le lezioni di musica. Poi, nella nostra casa è  apparso il primo strumento, un vecchio pianoforte anteguerra molto grande. Un pianoforte che aveva un’anima e un suo suono distintivo. Questo episodio ha indubbiamente influenzato la mia scelta musicale.

Quanto tempo può durare la carriera del pianista?

Quando usciamo sul palco e trattiamo il nostro suonare come una professione, è possibile farlo fino al momento in cui abbiamo abbastanza forza e desiderio di esibirci davanti a un pubblico. Naturalmente, come in ogni altre professione, c’è una cosa come la sindrome da burnout, ma credo che nel caso dei pianisti si verifica raramente. L’esecuzione è come una droga, è davvero coinvolgente!

Qual è  il repertorio in cui ti esprimi meglio e perché?

Mi sento molto bene nello stile romantico, penso ai compositori come Schumann, Brahms e Schubert. Suono anche su strumenti storici e sono molto interessato alle pratiche di esecuzione nei secoli XVIII e XIX. Inoltre, suono il repertorio contemporaneo ed eseguo anteprime mondiali. In realtà, più invecchio, più sento la necessità di ampliare il repertorio.

Un professionista può ancora sbagliare?

Certo,  sono un uomo e mi capita di sbagliare.  Questo fattore umano in questa professione è una priorità, suoniamo per la gente!

Si può dire che i viaggi sono una parte integrante della vita di un musicista?

I viaggi sicuramente sono parte della professione di pianista. Non vedo modo di abitare in una sola città, suonando solo lì. Naturalmente, a volte i viaggi sono noiosi, e hanno ricadute sulla concentrazione e condizione fisica. Tuttavia, tale stile di vita è estremamente eccitante e non si può rinunciare, o dire questo non è per me ”.

So che un sacco di volte hai suonato in Italia e torni lì molto volentieri. Perché?

Mi piace molto suonare in Italia, principalmente perche il pubblico è caldo e poi ci sono ottimi pianoforti e c’è un pittoresco clima tra gli orchestrali. Un paio di volte ho suonato per esempio a Roma, ma i ricordi più piacevoli li ho del concerto per il capodanno a San Cassiano. Dell’Italia mi piace anche la cucina locale e vini. A volte mi capita di andare lì solo per visitare le mie cantine preferite.

Nel giugno 2013 l’Istituto Nazionale di Fryderyk Chopin ha pubblicato il tuo primo album come solista. Era la tua prima registrazione professionale?

Avevo già una serie di registrazioni di prova durante gli studi ma sì, era la mia prima registrazione professionale. Il CD è stato prodotto dalla borsa di studio “Giovane Polonia “, che mi ha concesso il  Centro nazionale di Cultura. Sono stato anche molto fortunato che al progetto si è interessato l’Istituto Nazionale Fryderyk Chopin e il direttore Stanis?aw Leszczy?ski ha espresso il desiderio di pubblicare l’album sotto il nome dell’Istituto. Ho avuto un grande onore, e la collaborazione con il team professionale di registrazione è stato un piacere.

Sull’album ci sono diverse composizioni di Chopin. Perchè?

Non volevo registrare un recital di Chopin, perché penso che questi CD siano spesso troppo  eclettici di solito colpiscono solo i brani che il pubblico conosce. Sul mio CD ci sono diverse forme di musica, il cui denominatore comune è una danza, oltre alle polke e mazurke si possono ascoltare anche danze scozzesi e la danza ballata in metro da ballo. Io ero responsabile per la scelta di questi brani e penso che alla fine il repertorio sia coerente e leggibile.

Dove ti possiamo ascoltare a maggio?

Invito tutti 17 maggio a ?elazowa Wola, dove alle 15:00 eseguirò il recital di Chopin.

Il sito ufficiale di Marek Bracha: http://www.marekbracha.pl/.

Fondi strutturali Ue – rafforzare cooperazione tra Italia e Polonia

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“Utilizziamo i fondi strutturali Ue in maniera esemplare e siamo disposti a condividere con l’Italia know-how ed esperienze”. E’ quanto dichiarato daTomasz Or?owski, neo ambasciatore di Polonia in Italia.

“Durante le due legislature in cui ha guidato il governo, Donald Tusk (ex primo ministro polacco, oggi alla guida del Consiglio europeo, ndr) ha fatto un lavoro apprezzato da molti, non solo in Polonia: in un periodo di profonda crisi economica è riuscito a far mantenere alla Polonia un notevole tasso di crescita. Speriamo che possa contribuire anche al risveglio economico del nostro continente”, dichiara a Tribuna economicaTomasz Or?owski, neo ambasciatore di Polonia in Italia dal 2 aprile 2015. “L’obbligo del presidente del Consiglio europeo è di ascoltare la voce di ogni singolo Paese membro; credo che il presidente Tusk abbia capito molto bene questa realtà”.

Ma Tusk ha saputo anche concentrarsi su temi più internazionali: “La più grande sfida a cui Tusk deve far fronte sono le crisi internazionali e il mantenimento della coerenza dell’Ue” prosegue l’ambasciatore. “Vogliamo che svolga un ruolo politico importante, da vero leader dell’Unione”.

A proposito di Europa, quali sono i temi di maggiore interesse del Paese?

L’Ue dovrebbe rendere la sua politica di sicurezza e difesa comune più ambiziosa, credibile e concreta. I ministri degli Affari esteri e di Difesa di Francia, Germania e Polonia hanno ultimamente firmato una lettera comune indirizzata all’Alto rappresentante Federica Mogherini in cui hanno presentato idee concrete su come può essere raggiunto quest’obiettivo. Bisognerebbe poi aumentare non solo la propria capacità di reagire, ma anche la propria base tecnologica e industriale.

L’Europa deve, inoltre, uscire da un circolo vizioso di crisi economica e intraprendere sforzi e azioni eccezionali concentrandosi su riforme strutturali e su un ulteriore approfondimento del mercato unico. Ci aspettiamo che durante il Consiglio europeo di giugno venga affrontato un dibattito sostanziale sulla strategia per il Digital Single Market che avrà un ruolo chiave nell’innovazione, la crescita e lo sviluppo dell’Europa. Inoltre, in quanto promotrici del gruppo “Amici dell’Industria”, Italia e Polonia portano insieme avanti il progetto della reindustrializzazione dell’Europa come importante fattore della crescita dell’economia comunitaria.

Un altro punto importante è l’idea di un’Unione energetica, presentata dal nostro ex primo ministro Donald Tusk e diventata una delle priorità dell’agenda strategica dell’Ue.

In previsione della futura entrata nell’eurozona, la Polonia vuole partecipare al processo di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria che deve essere immune agli choc esterni ed essere in grado di generare crescita e occupazione.

Polonia-Italia: come si posizionano i rapporti commerciali?

Secondo i dati preliminari 2014 del Ministero dell’Economia polacco nel 2014 il valore dell’interscambio commerciale ha superato i 16 miliardi di euro ed è aumentato del 8,3% rispetto all’anno precedente. L’Italia è il quinto Paese di sbocco per le esportazioni polacche verso l’Ue e il secondo Paese fornitore per il volume di importazioni della Polonia, rispettivamente con 7,4 miliardi di euro (+10% rispetto al 2013) e 8,9 miliardi di euro (+7% rispetto al 2013). Il saldo della bilancia commerciale da svariati anni rimane negativo per la Polonia, nel 2014 ammontava a 1,5 miliardi di euro. Un fenomeno che ci rallegra molto è l’esportazione dalla Polonia in Italia dei prodotti tecnologicamente avanzati.

Va notato che l’Italia vanta anche un’ottima posizione sul mercato polacco come sesto principale Paese investitore. L’ammontare degli IDE italiani in Polonia alla fine del 2013 era pari a 9,2 miliardi di euro, secondo le stime della nostra Banca Nazionale. Oltre 1.300 aziende sono presenti sul nostro mercato.

La presenza delle imprese italiane prevale nelle quattro Zone economiche speciali (ZES) soprattutto nelle aree di Katowice, ?ód? e Wa?brzych. I principali settori in cui le aziende sono attive sul nostro territorio, anche con impianti produttivi, sono i settori automobilistico, meccanico, metallurgico, finanziario e della logistica.

Su quali fronti si sta lavorando al fine di intensificare le relazioni bilaterali?

Considerando i nostri dati dell’interscambio commerciale, può sembrare che l’ambito economico prenda il sopravvento nelle relazioni tra i nostri Paesi. Desidero però mettere in evidenza il fatto che – innanzitutto al livello politico – abbiamo degli ottimi rapporti. La collaborazione politica procede anche nel formato Big 6 (i 6 più grandi Paesi dell’Ue) di cui la Polonia fa parte.

Avendo assunto da pochi giorni l’incarico di ambasciatore di Polonia in Italia, accolgo questa sfida con fiducia e con la convinzione che il miglioramento sia sempre fattibile quando ci sono volontà e interesse reciproco e questi non ci mancano.

La Polonia utilizza i fondi strutturali Ue in maniera esemplare. Siamo disposti a condividere con l’Italia il nostro know-how e le nostre esperienze. Un’altra iniziativa da lanciare potrebbe riguardare lacollaborazione sui mercati dei Paesi terzi. Sono tante le opportunità per creare sinergia, per facilitare l’entrata nel mercato alle nostre aziende e ai nostri imprenditori. Bisognerebbe approfittare della conoscenza che abbiamo dei Paesi extra-europei e incentivare le aziende polacche e italiane a costituire delle joint-venture. Qui mi soffermo su un punto chiave: la nostra collaborazione nell’ambito degli investimenti. Il feedback delle aziende che hanno investito in Polonia è molto positivo.

La capacità che abbiamo di attrarre il capitale è davvero considerevole. Dobbiamo sfruttare al meglio le possibilità che vi da il piano europeo per gli investimenti e istituzionalmente dobbiamo capitalizzare lo stretto contatto stabilito tra la nostra banca nazionale di promozione Bank Gospodarstwa Krajowego (BKG) e Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e il buon lavoro che hanno già svolto.

Intendo infine rafforzare la collaborazione tra Polonia e Italia nei settori che ritengo essere di grande importanza: istruzione, ricerca e cultura. In quanto umanista per carattere e istruzione, tengo molto a rinvigorire e intensificare le relazioni culturali tra i nostri Paesi.

Viola De Sando – www.fasi.biz – Intervista a cura di Tribuna economica

VIDEO Roberto Saviano parla del 2 Corpo Polacco

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Roberto Saviano parla del 2 Corpo Polacco dal Cimitero Polacco a Montecassino durante il collegamento televisivo del programma Viva il 25 Aprile 2015.

Aneta Zielińska

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Neolaureata alla Scuola di Progettazione di Abbigliamento a Cracovia e all’Accademia romana Koefia, Zielinska non è ancora una stilista conosciuta nel mercato polacco ma è già riuscita a distinguersi all’estero, partecipando all’Alta Moda Roma Autunno/Inverno (giugno 2014) ed al prestigioso concorso della rivista “Grazia’’ Next Glam Award a Milano (febbraio 2015) la cui giuria era composta da: Carla Vanni, direttrice di Grazia International Network, Giorgio Armani, Jane Reeve, il direttore generale della Camera Nazionale della Moda Italiana, la stilista Stella Jean e Mario Dell’Oglio e il presidente della Camera dei Buyer. I progetti di Zieli?ska, sempre elaborati e cuciti ottimamente, sono caratterizzati da combinazioni interessanti di colori e forme. La stilista ogni anno aspetta con nostalgia l’autunno, la sua stagione preferita, ritorna spesso a Roma e  l’ispirazione per il lavoro gliela danno la vita e le emozioni. Aneta Zieli?ska, che ho incontrato l’anno scorso, non è affatto cambiata. È la stessa persona modesta, sorridente, piacevole e decisa che sa quello, che vuole. Una cosa è sicura: fra poco sarà molto popolare, non solo in Polonia e in Italia.

Da quanto tempo disegni moda, e chi per primo ha notato il tuo talento?

Penso che il talento quale stilista l’ho scoperto all’inizio da sola. Ho sentito che potevo essere brava e per questo motivo ho deciso di studiare nella Scuola di Progettazione e di Abbigliamento a Cracovia. Nel 2010 è stata creata la mia prima collezione di laurea intitolata ”echo” (in italiano ”eco”) che è stata ritenuta la collezione migliore dell’anno durante il Cracow Fashion Awards 2010. Poi la collezione è stata presentata e premiata in altri concorsi e nelle sfilate di moda in Polonia e all’estero. E dopo è venuto il tempo per le altre collezioni…

Quante collezi[cml_media_alt id='113483']Longawa - Aneta Zieli?ska (3)[/cml_media_alt]oni hai presentato, e come descriveresti l’ultima?

Sette collezioni. Ma non sono collezioni grandi, le chiamerei piuttosto serie composte da tre, quattro, a volte cinque modelli. I progetti più nuovi sono, come sempre, elaborati e cuciti ottimamente. Sono una combinazione di bei colori che sono per me una scoperta. Questi vestiti sono pieni di contrasti ed il lavoro sui vestiti è stato per me un periodo di produzione fruttuosa ma di grandi dubbi. I progetti maturavano insieme con i miei pensieri.

Quali sono gli aspetti caratteristici e quali quelli mutevoli nelle tue progettazioni?

Il tempo ci dirà cosa sarà variabile. Sulla forma di una collezione influiscono molti fattori. Sicuramente un elemento invariabile dei vestiti progettati da me saranno i tessuti di alta qualità, l’elaborazione dei dettagli, le cuciture perfette.

Su quali tessuti lavori?

Uso sempre i tessuti belli, di alta qualità, soprattutto naturali: seta, lana, cachemire, cotone. Adoro i ricami finissimi, ricamo sempre da sola. Collaboro naturalmente con le sarte ed a volte con grafici, fotografi e indossatrici.

Com’è stato il tuo soggiorno a Roma?

Vado spesso a Roma dove qualche tempo fa ho studiato all’Accademia Koefia. Per me il premio, nella forma dell’invito alla presentazione della mia collezione durante Alta Moda Roma, è stato un grande onore.

I tuoi prossimi obiettivi?

Sto aspettando l’autunno, adoro essere in Polonia durante questa stagione. Voglio dedicare il tempo a perfezionare il disegno. Mi è stato spesso chiesto delle mie ispirazioni quando disegno. Mi ispira la mia vita, i miei sentimenti, quello che vedo e sento. E poi ci sono tessuti che sembrano da soli in grado di suggerire cosa dovrebbe essere creato di loro.

Il concorso milanese Grazia Next Glam Award 2015 per il miglior progetto di stilisti under 35, provenienti da tutto il mondo è stato vinto dal coreano Jihye Park da Corea. Un[cml_media_alt id='113484']Longawa - Aneta Zieli?ska (6)[/cml_media_alt]a competizione, cui hanno parteciapto 22 stilisti, che si svolge nei paesi in cui esce il magazine “Grazia’’. Tu cosa hai presentato?

Il mio progetto è un mantello di cachemire e lana, di un bel verde menta pastello ed un abito da donna di seta azzurro-piccione con le piccole bretelle. Il taglio del mantello è simile a una vestaglia, il vestito da donna invece è molto simile alla biancheria. Il progetto è sottile e semplice nella forma.

Com’è successo che Grazia Polska ha scelto il tuo disegno?

La partecipazione al concorso mi è stata proposta a settembre dell’anno scorso dall’allora redattore dell’edizione polacca di “Grazia’’, Micha? Zaczy?ski. Micha? è un membro di giuria nei concorsi per gli stilisti giovani ed io spesso ho partecipato a questi concorsi. Lui si è ricordato di me evidentemente gli sono piaciuti i miei progetti. Il concorso era composto di alcune tappe. All’inizio ho inviato il mio portfolio e CV, poi ho dovuto disegnare due progetti sul tema: La donna di “Grazia’’ SS’15. Dopo ho dovuto realizzare il progetto scelto.

Che impressione ti ha fatto Milano?

L’evento che si è svolto a Milano è stato organizzato con uno slancio enorme. All’evento hanno partecipato personalità del mondo della moda come Alberta Feretti o Brunello Cucinelli. Le presentazioni dei progetti mi hanno impressionato tantissimo! La sfilata a Roma è stato un evento molto diverso e più raccolto. Milano mi ha impressionata molto, è una città molto stimolante. Sono rimasta affascinata dal Duomo e dalla Galleria Vittorio Emanuele.

Cosa pensi della situazione presente della moda polacca?

Purtroppo ai giovani stilisti polacchi manca sia l’appoggio finanziario che di management perché possano emergere.

La strada per Menfi e Tebe passa per Torino

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«La strada per Menfi e Tebe passa per Torino». Queste furono le parole pronunciate dal più grande decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824 per lo studio delle collezioni del Museo Egizio appena aperto. Ed in questo mese d’aprile 2015 il Museo delle Antichità Egizie di Torino, sale alla ribalta mondiale, grazie all’inaugurazione dei suoi nuovi suoi spazi espositivi, passati da 6.500 a oltre 12.000 mq. Un museo che, oltre ad essere uno dei musei più visitati d’Italia, è l’unico al mondo, insieme a quello del Cairo, interamente dedicato all’arte ed alla cultura egizie, vantando la seconda maggiore collezione di antichità egizie in assoluto, la più importante e ricca al di fuori dell’Egitto.

Un secondo posto di tutto rispetto, di cui il Museo e la città sono sempre andati molto fieri e che ha attirato fin dalla fondazione, nel 1824, non solo turisti e appassionati di egittologia, ma anche i maggiori studiosi di fama internazionale.

L’imponente piano di lavori a cui[cml_media_alt id='113431']Bruno Franco - Museo Egizio (1)[/cml_media_alt]
è stato sottoposto il Museo, sempre all’interno della storica sede in via Accademia delle Scienze, nel cuore della città, ha come obiettivo quello di ottimizzare, restaurare, ampliare e mettere in sicurezza la struttura e le sue ricche collezioni.

Il pubblico può così godere di un nuovo allestimento pensato per valorizzare lo straordinario patrimonio culturale che custodisce questo museo. Il Piano Ipogeo ha una diversa destinazione: diventa infatti l’area destinata ai servizi di accoglienza del pubblico (biglietteria, museum shop, guardaroba, aule didattiche, servizi, ecc.), mentre il percorso museale definitivo, inizia risalendo al secondo piano (dove fino a qualche mese fa era ospitata la Galleria Sabauda) attraverso un sistema di scale mobili collocate in un ideale percorso “di risalita del Nilo” ideato da Dante Ferretti, per concludersi infine al piano terra: una emozionante passeggiata di tre piani attraverso l’affascinante mistero delle antichità egizie. Da non perdere la nuova “Galleria dei Sarcofagi”, allestita con teche contenenti i sarcofagi risalenti al Terzo Periodo Intermedio, esposti in modo regolare e scenografico, il cui restauro è stato possibile grazie agli Scarabei, Associazione Sostenitori Museo Egizio di Torino.

 

Il Museo e Torino

 

Pur non avendo un “carattere italiano”, il Museo Egizio è uno dei grandi poli attrattori culturali di Torino, molto amato da residenti, turisti, studiosi e appassionati. Ma il Museo Egizio di Torino non è solo un tassello dell’offerta culturale e turistica della città: rappresenta infatti un pezzo di storia del territorio, un tratto distintivo della sua identità. Generazioni e generazioni di torinesi sono cresciute visitando le sue sale e scoprendo le sue meravigliose collezioni, con la consapevolezza di possedere un “tesoro”: il più antico museo egizio del mondo. Il percorso di rinnovamento del Museo non risponde quindi solo alle logiche di tutelare e conservare al meglio un patrimonio culturale di eccezionale qualità e di mantenere alto il livello di attrazione turistica, ma è anche il segno della capacità di rinnovarsi della comunità di cui è espressione.

Durante le operazioni di rifunzionalizzazione non si è mai fatto un giorno di chiusura per i lavori in corso e l’impegno della Fondazione per un Museo “sempre aperto” per non penalizzare il pubblico di appassionati e studiosi ha permesso di registrare continui record anche sotto il profilo degli ingressi, con risultati superiori al mezzo milione di visitatori (nel 2013 sono stati più di 540.000, con una crescita del 24,8% rispetto l’anno precedente), grazie ai quali il Museo si è classificato al 9° posto in Italia e nei primi 100 del mondo.

 

Un insieme unico di collezioni[cml_media_alt id='113432']Bruno Franco - Museo Egizio (3)[/cml_media_alt]

Il Museo Egizio è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i reperti acquisiti a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. Il criterio dell’epoca prevedeva che gli oggetti rinvenuti durante gli scavi fossero ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio oggi in vigore prevede che i reperti archeologici rimangano in Egitto. Nelle sale del Museo delle Antichità Egizie sono oggi esposti circa 6.500 oggetti. Più di 26.000 reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico (vasellame, statue frammentarie, ceste, stele, papiri) e sono oggetto di studi i cui esiti sono regolarmente pubblicati.

 

Il faraone che vive in un palazzo del ‘600

 

Sede del Museo Egizio di Torino è sempre stata, ed è tuttora, il Palazzo dell’Accademia delle Scienze: edificio concepito nel 1678 per ospitare un collegio gesuita per i giovani rampolli delle famiglie aristocratiche, da qui l’antico nome di Collegio dei Nobili.

 

Un cantiere di dimensioni faraoniche

1080 giorni di lavoro, 110 maestranze operanti in cantiere, 6.992 mc di terra rimossa, 2.185 mc di calcestruzzo, 254.027 kg di armature in ferro, 160.000 mt di cavi elettrici, 1820 mq di superfici vetrate, 12.500 mq di pittura muraria.

 

Museum Plus

Il Museo Egizio di Torino è il primo museo in Italia ad impiegare il sistema MuseumPlus per la digitalizzazione dei propri reperti, sfruttando così il più avanzato e sofisticato software per la gestione di questo tipo di dati, in sintonia con i più importanti musei dell’Europa centrale. Tra le istituzioni che si avvalgono di questo servizio figurano il Museo del Louvre, i Musei statali di Berlino (tra cui il Museo Egizio) e il Deutsches Museum di Monaco, oltre a numerose collezioni di arte antica e moderna, musei di scienza, storia e tecnologia, fondazioni e gallerie private.

Recensione spettacolo della Compagnia Teatrale Esperiente a Varsavia

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Dopo quattro anni in cui non ha più presentato spettacoli di largo richiamo con nuove opere in repertorio, finalmente la Compagnia Teatrale Esperiente di Varsavia ha battuto un colpo. E che colpo!

Sabato 7 Marzo, presso la Galeria Freta il gruppo guidato da Alberto Macchi si è esibito in ben 3 pièces, due in lingua italiana ed una in polacco, davanti a circa 150 spettatori suscitando il loro pieno entusiasmo e, ha fatto contemporaneamente scaturire una domanda legittima: Se tale è il successo di pubblico che si riscontra presentando nuove commedie, perché è stato fatto passare tanto tempo?

Dal “Cecè” di Pirandello, rappresentato con successo nel 2011 al Teatro Ochota, la Compagnia ha dato l’impressione  di essersi addormentata. Quanto è stato fatto nel frattempo, invece, seppure di minor coinvolgimento esterno, non merita di essere trascurato. Eppure, con la comunità italiana a Varsavia in costante crescita aumenta di pari passo anche l’esigenza di connazionali -ma anche di coloro che parlano italiano, lingua tra le più studiate in Polonia- di poter assistere a spettacoli in lingua italiana, posto che i nuovi arrivati sono per lo più giovani e di un discreto livello culturale. Dunque esiste, o meglio, dovrebbe esistere, un pubblico  abbastanza ampio da indurre la Compagnia Esperiente, l’unica in Polonia che recita opere (anche) nell’ idioma “del bel paese là?dove?’l?sì suona” , a salire più spesso sul palco.

Tornando allo spettacolo del  7 Marzo, legato alla festa della donna del giorno successivo,  diciamo che in tutte e  tre i pezzi rappresentati gli attori hanno convinto e divertito coloro che vi hanno assistito avendo presagito che sarebbe valsa la pena  passare un paio d’ore godendo di uno spettacolo dal vivo impostato al brio e alla riproduzione  teatrale di scene di vita quotidiane esasperandone la componente ironica tipica dello stile del Vaudeville.

Si sono esibiti, oltre ad Adriana Calovini, autentica colonna portante della Compagnia Esperiente dai tempi del “Caravaggio”, che non solo recita nelle commedie ma cura i costumi, i trucchi, le locandine e chissà cos’altro,   ed hanno dimostrato il loro talento altri 5 attori esordienti  dimostrando un livello di bravura e padronanza della scena inaspettato.

La prima commedia, di Feydeau, scritta dal grande commediografo nel 1883 come “Amour et piano”  è stata interpretata da Antonella Chillemi, Saverio Fabbri e Pietro Basso. Il testo, già di per sé divertente e basato su un equivoco tra persone che viene mantenuto fino alla fine, è stato vieppiù reso comico dai movimenti apparentemente impacciati  e dalle espressioni fortemente caratterizzate degli interpreti che hanno amplificato il risultato comico.

La seconda pièce, in polacco, benché di minore durata -10 minuti in tutto- , ha fatto apprezzare un’ottima recitazione rivelandosi quale azzeccata mescolanza di trovate esilaranti in un contesto di contorno drammatico che ha incontrato il favore del pubblico presente. Gli interpreti sono stati Lucia Pascale, Domenico Rizzo e Remek Smiechowski, quest’ultimo ha anche realizzato la traduzione in polacco  del testo.

La terza commedia è stata scritta a beneficio della Compagnia, appositamente per la serata, da un autore di Varsavia che ha chiesto di rimanere anonimo. Sarà questa  una trovata di Alberto Macchi per indurre quella curiosità sempre provocata dall’ alone di mistero? In fondo non importa molto, se è questo il risultato! Essa tratta in chiave umoristica, e in una cornice normale quale la visita a sorpresa della mamma  -di qui il titolo “La mamma a Varsavia” –  il tema attuale del divenire della nostra,  una società multietnica  vista da una prospettiva strettamente familiare con le tre scene decisamente godibili  in cui si vedono i personaggi  interagire tra  battute originali e mutevoli atteggiamenti nel gioco delle parti. Gli interpreti sono Adriana Calovini, la madre in visita,  Lucia Pascale e Saverio Fabbri (entrambi visti nelle altre piéces della serata)

Bravi tutti e 7 gli attori apparsi sul palco dimostratisi convincenti e sufficientemente disinvolti nei loro rispettivi personaggi e ruoli. Il folto pubblico presente ha mostrato di divertirsi così tanto che, a volte,  le risate che scoppiavano copiose dalle prime file hanno spesso impedito a quelli che sedevano dietro di sentire le battute immediatamente successive.

Tra le poche, pochissime, cose che andrebbero, tuttavia,  migliorate, c’è anche questo: il ritmo delle battute potrebbe essere più lento, considerando che non tutti gli spettatori possono avere una tale dimestichezza con la lingua italiana o polacca da consentire loro di cogliere immediatamente e in pieno l’aspetto ilare delle battute.

Un lavoro di rifinitura per quanto riguarda i cambi di scena va altresì consigliato, posto che le musiche iniziali e di intermezzo sono durate forse troppo, probabilmente per consentire i cambi i quali, appunto  per questo, andrebbero resi più spediti.

Non resta, quindi, che essere solidali col rammarico di coloro che non hanno potuto godere di una serata così divertente e piaciuta così tanto a chi c’era – è stata graditissima la presenza tra gli spettatori dell’Ambasciatore d’Italia e Signora- da chiedere, già subito dopo lo spettacolo,  quando vi sarà la prossima replica.  Già! quando sarà?

La Compagnia Esperiente rappresenta, infatti,  una realtà viva e pulsante della cultura italiana in Polonia a cui non dobbiamo e non vogliamo rinunciare e siamo convinti che spettacoli a cadenza più breve, magari in calendario per tutto l’anno, porterebbero anche a raccogliere intorno alla Compagnia Esperiente quel pubblico ansioso di assistere alle prossime rappresentazioni che finora non ha potuto crearsi proprio per la sporadicità delle occasioni offerte.

Comprendiamo le grandi difficoltà insite nell’attività di una compagnia amatoriale, ma visto che gli attori -e bravi-ci sono, i testi adatti si trovano -e adesso sappiamo che possono venire scritti ad hoc anche qui-, gli Italiani  che amano il teatro sono molti, che cosa manca ancora per non dover aspettare anni per un’altra ghiotta occasione di divertimento come sono le rappresentazioni della “nostra” Compagnia Esperiente?

di Daniele Mosconi

K&L Gates – Italian Business Day

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A business mixer and cocktail reception for Italian community in Poland.

The Polish and Italian partners of K&L Gates are pleased to invite you on April 23, 2015 to “ITALIAN BUSINESS DAY”, a business mixer and cocktail reception for the Italian community in Poland.

The cocktail reception will be preceded by a panel discussion on positive experiences leading to the expansion of business but also on pitfalls and surprises that may be encountered by Italians doing business in Poland.

We hope that this meeting will provide a forum for discussing the ongoing situation in Poland as well as related potential challenges and create an ideal platform for networking. We are pleased to announce that the honorary guest will be the Italian Ambassador in Poland, Mr. Alessandro De Pedys.

PROGRAM

Welcome Speech:  Maciej Jamka, Administrative Partner of K&L Gates’ Warsaw office and Giampaolo Salsi, Administrative Partner of  K&L Gates’ Milan office

Opening Speech:  Alessandro De Pedys, Italian Ambassador in Poland

Panel Discussion:

  • Alessandro Mazzola, Project Director, Saipem
  • Donato Di Gilio, President and CEO,  Investments Group (tbc)
  • Roberto Privitera,  Italian Law School, Warsaw University
  • Dariusz Karwowski, Polish Information and Foreign Investment Agency
  • Piotr Augustyniak, Partner, Head of the Tax Department, K&L Gates’ Warsaw office

Segafredo coffee and cuisine prepared by Italian Chef will be served at the event.

For car enthusiasts there will be an opportunity to sign up for a drive in a Ferrari at a chosen date.

April 23, 2015
5 p.m.

Venue:
K&L Gates Jamka sp. k.
Pl. Ma?achowskiego 2
00-066 Warsaw

R.S.V.P.
events.warsaw@klgates.com

Colomba di Pasqua “veloce”

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Ingredienti:
Lievitino:
30 g di acqua tiepida
3 g di lievito di birra disidratato (o 9 g di quello fresco)
50 g di farina Manitoba

Primo impasto:
200 g farina Manitoba
50 g burro
100 g zucchero semolato
1 uovo medio
la scorza di 1 arancia
la scorza di 1 limone
semi di 1 bacca di vaniglia
55 g di latte tiepido
2 g di sale

Secondo impasto:
75 g di burro
1 uovo medio
50 g di farina Manitoba
40 g scorze d’arancia candite
40 g uvetta
il succo di 1 arancia
12 g di rum

Glassa:
8 g di amido di mais
40 g di mandorle pelate intere
50 g di albume
15 g di farina di mais fine
40 g di nocciole pelate intere
50 g di zucchero di canna
mandorle intere non pelate – zucchero in granella

Procedimento (per una colomba di 750 g):
Preparazione del lievitino: ponete in una ciotola la farina e il lievito disidratato setacciati. Versate l’acqua tiepida e impastate il composto fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo, lavorate l’impasto con le mani, potete fare questa operazione direttamente nella ciotola oppure se siete più pratici direttamente su un piano.
Ricopritelo con pellicola trasparente e lasciatelo lievitare in un ambiente tiepido (come il forno di casa spento con la luce accesa) per circa 1 ora o fino a quando non avrà raddoppiato il volume. Procedete con il primo impasto: nella ciotola di una planetaria munita di foglia, versate la farina setacciata, lo zucchero, la scorza del limone grattugiata e anche quella dell’arancia, l’uovo e il lievitino, il sale e i semi di vaniglia, azionate la macchina per amalgamare gli ingredienti e poi sostituite la foglia con il gancio e incorporate anche il latte tiepido versandolo a filo. Per ultimo unite il burro a pezzetti poco alla volta attendendo che si sia incorporato il precedente prima di aggiungerne un altro pezzo. Continuate ad impastare finché l’impasto non si sarà incordato al gancio, poi trasferitelo in una ciotola, copritelo con pellicola da cucina e lasciatelo lievitare per un’ora e mezza in un luogo tiepido (come il forno spento con la luce accesa). Intanto mettete in ammollo l’uvetta nel succo di arancia e tagliate a cubetti le scorze di arancia candite. Riprendete l’impasto lievitato e ponetelo nella planetaria munita di gancio, aggiungete la farina, l’uovo e il rum. Azionate la macchina per raccogliere gli ingredienti e mentre la macchina impasta incorporate il burro a pezzetti, poco alla volta aspettando che si sia assorbito il precedente prima di aggiungere il successivo. Quando l’impasto si sarà incordato, spegnete la macchina, ora avete due alternative: potete trasferire l’impasto in una ciotola, coprirlo con pellicola e lasciarlo lievitare in frigorifero per 12 ore, e poi tirarlo fuori e riportarlo a temperatura ambiente. Oppure, se non disponete di questo tempo potete proseguire la preparazione aggiungendo subito i canditi e l’uvetta scolata e mescolare con il gancio per distribuirli nell’impasto. Quindi togliete l’impasto dalla planetaria, dividetelo in due parti: una da 250 g e uno da 470 g, prendete quest’ultimo, stendetelo in un rettangolo e arrotolatelo iniziando da una delle estremità più corte. Ponete il filoncino nella parte più larga di uno stampo da colomba da 750 g. Il restante impasto dovrà pesare circa 250 g, dividetelo in due parti uguali, ponetele nelle due parti laterali che sono rimaste vuote. Preparate la glassa per guarnire tritando nel mixer le nocciole e le mandorle  insieme allo zucchero di canna. Trasferite il trito nella planetaria con la frusta e aggiungete l’amido di mais, la farina di mais fioretto e l’albume, azionate la frusta per amalgamare gli ingredienti, la glassa dovrà risultare cremosa non liquida. Guarnite la superficie della colomba con la glassa aiutandovi con un cucchiaio, lasciate lievitare per 1 ora e 30 minuti in forno spento con luce accesa, fino a quando l’impasto non avrà raggiunto il bordo dello stampo. Prima di infornare, decorate con la granella di zucchero, le mandorle a filetti e le mandorle intere. Cuocete la colomba in forno statico preriscaldato a 160° per 50 minuti (o in forno ventilato a 140° per 40 minuti), poi coprite con un foglio di alluminio e cuocete ancora per altri 10 minuti. Sfornate la vostra “colomba veloce” e capovolgetela mantenendola sospesa con dei sostegni (potrete utilizzare ad esempio due ferri da maglia lunghi, due pentole o due rotoli di carta da cucina): questo sistema farà si che non collassi al centro.

Perugia, cultura, tradizioni e centro dei media accademici

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Con l’attuale direttore della radio studentesca Radio Sygna?y (Opole), Mateusz Herba, prendiamo il volo da Wroclaw, per arrivare in un’ora a Monaco di Baviera. Sul posto, grazie all’ottima qualità delle linee Lufthansa prendiamo un caffè, e dopo aver letto l’edizione giornaliera di The Times, conosciamo i nostri colleghi di Radio LUZ (Wroclaw).

Nell’aereo diretto a Roma sono seduta al fianco di una coppia italo-messicana, lei mi chiede se sono diretta a Roma, rispondo spiegando che la meta finale è Perugia, città ben conosciuta da questa signora che me ne parla in toni entusiastici, e si rivelerà che aveva ragione! Bellissimi paesaggi, stradine strette, atmosfera fantastica e … scale! Molte scale, che abbiamo dovuto affrontare dopo un ottimo pranzo.

Perugia non è una città tipicamente turistica, ma è un luogo ricco di cultura e tradizioni. Le mura ricordano ancora i tempi etruschi e in ogni angolo della città troviamo bar che servono squisiti caffè. Il Palazzo dei Priori, la Cattedrale e la Fontana Maggiore, situate nel cuore della città rendono la città ancora più speciale.

Il capoluogo dell’Umbria è pieno di studenti. Qui si trova la seconda, dopo Siena, Università per Stranieri, e a Perugia ce ne sono molti di provenienza po[cml_media_alt id='113417']Kurtyka - Perugia (13)[/cml_media_alt]lacca. I giovani qui possono approfittare delle delizie al cioccolato, come i famosi “Baci”, durante la festa Eurochocolate o ascoltare buona musica durante l’Umbria Jazz Festival. Nel 2014 Perugia ha anche organizzato il primo Festival dei Media Studenteschi, con il patronato di Radiophonica.com. Nella prima edizione sono state presenti radio da: Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svezia, Gran Bretagna e Polonia. L’evento aveva come scopo la creazione di una rete internazionale di radio studentesche.

Questa e altre iniziative culturali hanno spinto Perugia a candidarsi quale Capitale Europea della Cultura, ma a vincere è stata Matera che nel 2019 sarà Capitale della Cultura Europea.