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Home Blog Page 285

Torino, Chiambretti: “A Varsavia con la mia 500 granata”

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I tifosi del Torino hanno ricominciato a sognare grazie agli straordinari risultati ottenuti dai granata in questo 2015.  Tra di loro c’è anche Piero Chiambretti. “All’inizio della stagione c’era una squadra e adesso ce n’è un’altra. E tutti giù a fare pronostici al via del campionato! Ma su che cosa? Spero sia l’inizio di un ciclo. – le sue parole a ‘La Gazzetta dello Sport’ – Ventura è da sempre un grande maestro. Pensa più alla squadra che ai singoli. Non bastano i fenomeni per vincere. Lui studia bene gli avversari in televisione e prima di entrare in campo i giocatori sanno perfettamente quello che devono fare. È la filosofia di Sacchi: meglio l’orchestra del solista. A parte i risultati, il Toro è bello da vedere, certi gol allo scadere, come quello di Moretti a ‘San Siro’, ti fanno capire che la temperatura è giusta. Ventura meriterebbe una squadra di rango superiore. Glik? Un simbolo. Speriamo che rimanga. Darmian? Corre così forte che rischiamo di perderlo… quello va a Roma, Milano, Napoli… speriamo che Ventura lo trattenga fino alla bandierina del calcio d’angolo”.

EUROPA LEAGUE – “Per la finale sarei disposto ad andare a Varsavia al volante della mia 500 granata”

 

M.D.F.

Sandra Burek

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Laureata presso la facoltà di pittura dell’Universita Artistica di Pozna?. Due anni dopo la laurea ha già partecipato a numerose mostre con le sue opere che hanno girato molte città polacche tra cui Katowice, Toru?, Breslavia. Una scelta azzeccata è stata la partecipazione al Premio Arte Laguna nel 2013 a Venezia, dove ha vinto uno dei premi piu importanti, grazie al quale nel 2014 ha potuto fare la sua prima esperienza artistica usando la pietra presso il Loft Miramarmi di Vicenza.

 

Cos’è per te l’arte?

L’arte è una nozione aperta che rende impossibile la sua chiusura entro un’unica definizione e nel caso dell’arte questa necessità non esiste proprio, e sono in pieno accordo con l’affermazione di Joseph Kosuth: “L’arte non è qualcosa, l’arte è tutto, eccetto tutte le cose che le assomigliano”. Il processo di creazione è la poesia di scoprire il mondo in una esperienza interiore, che collega l’oggetto con il soggetto, ed è allo stesso tempo l’essenza di un mistero meraviglioso. L’arte diventa una sorta di attività metafisica, trasponendo il problema della conoscenza artistica nella dimensione spirituale, in cui la relazione parallela tra il discorso critico-analitico dell’arte e i meccanismi di percezione formano una dipendenza fra la grammatica del linguaggio artistico e la sfera dei significati.

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Come hai scoperto il premio Arte Laguna?

Mi ha avvisato un amico con cui ho avuto il piacere di studiare. Ho deciso di partecipare perchè è una buona occasione per presentare le proprie opere a un pubblico più ampio.

 

Hai vinto un premio importante, una bella esperienza?

È stata soprattutto una nuova esperienza, non avevo mai lavorato con la pietra come mezzo artistico e non conoscevo il suo enorme potenziale, inoltre è stato per me il primo confronto con la vera realtà della vita d’artista, dopo anni passati sotto l’ombrello protettivo dell’accademia. Un mondo fatto di relazioni fra gallerie, istituzioni e curatori che può scoraggiare alcuni artisti a continuare nel loro percorso creativo. La possibilità di svolgere una residenza è stata una tappa importante nella mia educazione e nel mio sviluppo che mi ha dato una nuova prospettiva sulla mia futura attività creativa. Durante la residenza non ho dovuto provvedere a me stessa e ho potuto concentrarmi completamente sulla realizzazione del progetto intitolato “Czas kamienia” [Il tempo della pietra], che poi è stato protagonista di una mostra organizzata nella Galleria Loft Miramarmi.

 

Quali opere hai presentato a Venezia?

Ho presentato un libro artistico “Deklinacja k?ta” [La declinazione di un angolo]. Lo scopo dell’opera era di cercare la forma visuale della memoria. Il metodo che ho scelto pretende una rassegnazione consapevole non solo dei tentativi di presentare la memoria, ma anche la riduzione della memoria a una forma semplice, parte componente del processo di memorizzazione. “Deklinacja k?ta” costituisce l’inizio di una serie di opere intitolate “Algorytmy ci?cia – gi?cia” [Gli algoritmi di taglio e curvatura], che sono una forma estesa di una questione per me molto interessante, cioè appunto la memoria.

 

Hai avuto occasione di collaborare con artisti italiani?

Oltre me nella residenza ha partecipato anche Christian Fogarolli, con cui ho condiviso lo spazio del laboratorio durante il mio soggiorno. Abbiamo trascorso molto tempo a parlare dell’arte e dei progetti in realizzazione. Mi sembra, però, che nel mio caso la collaborazione con un altro artista non è stata cosi fondamentale, come invece è stata la semplice interazione con gli altri. Intendo le persone che ho conosciuto durante la residenza, che si sono rivelate molto interessanti e, cosi come Christian, mi hanno accompagnato nell’intero processo creativo.

 

Al momento abiti in Norvegia. La Polonia non è un paese per artisti?

Secondo me ogni paese è giusto per gli artisti e decisamente i limiti che ci imponiamo artificialmente non dovrebbero vincolare lo sviluppo individuale. La Norvegia da sempre appartiene ai paesi la cui cultura apprezzavo e che volevo conoscere meglio, lo stesso vale per l’Italia, la Gran Bretagna, l’Irlanda, il Giappone, la Francia, e sono solo alcuni degli esempi dal mondo che ci circonda. Parafrasando la 5.6 tesi di Wittgenstein, i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, e in questo caso provo ad oltrepassarne il più possibile. Inoltre, come ho già detto, l’arte è una nozione aperta, ciò comporta anche l’impossibilita di chiuderla in qualsiasi confine imposto, etnico, economico-sociale, territoriale che sia. Ognuno di noi è un cittadino del mondo, a prescindere dalla provenienza e dalla residenza attuale, contano solo le persone e i contesti che conducono ad uno sviluppo costante.

La Sicilia de “Il Gattopardo”

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“Qualcosa doveva cambiare perché tutto restasse come prima”, disse Burt Lancaster nel Gattopardo. Se si vuole conoscere e capire la Sicilia, i siciliani, il miscuglio di storie, misteri e leggende di questa meravigliosa isola si deve leggere “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e magari guardare anche lo straordinario film di Luchino Visconti con Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, Alain Delon, Burt Lancaster, lasciandosi sedurre dall’immaginario cinematografico che nel 1963 fu vincitore della Palma d’Oro nel 16° Festival di Cannes.

“Il Gattopardo” narra la storia del Principe Fabrizio di Salina, che vede sotto i propri occhi, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, il decadere dell’aristocrazia di cui egli è alto e degno rappresentante e l’avvento della borghesia affaristica impersonata dal futuro consuocero don Calogero Sedara. La Sicilia è magicamente affascinante nei suoi colori, sapori, odori, pericolosamente inebriante tanto da sconvolgere piacevolmente la vita a centinaia di stranieri che dopo averla visitata hanno deciso di trasferirvisi e non la vogliono più lasciare. Ma è allo stesso tempo tragicamente violentata e martoriata da chi l’amministra e disperde meraviglie uniche della natura e dell’arte. Per conoscere umori, tendenze e programmi della società di oggi, sono andata a intervistare “l’ultimo Gattopardo” Gioacchino Lanza Tomasi, il Duca di Palma, figlio adottivo dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa l’autore del celebre romanzo.

Dopo la morte dello scrittore siciliano, con grande eleganza ne ha raccolto l’eredità intellettuale conservandone viva la memoria e recuperando, dopo lunghi anni di paziente restauro, l’ultima dimora dove oggi vive con sua moglie Nicoletta. Gioacchino Lanza Tomasi è un uomo elegante ed affascinante, di una versatilità intellettuale assolutamente originale e fuori dal comune. Professore di Storia della musica all’Università degli Studi di Palermo, è stato direttore dell’Istituto di Cultura italiana di New York e sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli. È uno dei più importanti studiosi di teatro d’opera e da alcune settimane è stato nominato dal Ministro della Cultura Italiana, Dario Franceschini, nuovo Sovrintendente dell’INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. L’INDA ha il compito di produrre e rappresentare i testi drammatici greci e latini nell’importante e grandioso Teatro Greco di Siracusa ed in altri teatri di particolare rilievo diffondendo la cultura classica.

L’INDA è un gioiello da toccare con delicatezza”, spiega Gioacchino Lanza Tomasi “una centenaria realtà siciliana che ospita fino a 6000 persone al giorno per 45 giorni di rappresentazioni classiche, incassando più di 3 milioni di euro all’anno, più di tutti i teatri stabili italiani. Le tragedie greche di oggi sono rappresentate al tramonto come facevano i greci, sono brevi ed il grande pubblico apprezza tutto il contesto. Le tragedie rappresentano un grande teatro di eroi, di mattatori e di grandi attori. Il pubblico straniero le apprezza ma è chiaro che non comprende la prosa, perciò se si riuscisse ad intercalare le coreografie, come una volta si faceva nel teatro antico, si potrebbe ampliare ulteriormente il pubblico. Ma ovviamente bisognerebbe programmare una maggiore internazionalizzazione per promuovere il calendario della stagione, ed oggi è difficile realizzare tutto ciò con gli enti pubblici.”

Tu che hai girato il mondo e diretto anche l’istituto di Cultura di New York, cosa faresti per dare alla Sicilia maggiore risalto internazionale?

La promozione culturale è debole e poco efficace. Inoltre una edilizia misera e sovente degradata ha rovinato alcune fra le maggiori attrattive dell’isola. Il declino estetico dei centri storici, in particolare di Palermo, una fra le città più rappresentative della civiltà mediterranea, è sotto gli occhi di tutti. Si pensi allo stato di Bagheria e di molte altre realtà della provincia di Palermo. Il difetto sostanziale è che i siciliani negli ultimi cinquant’anni hanno curato soprattutto gli interessi familiari di una società contadina che sogna di trasformarsi in proletariato impiegatizio, e non ha prestato attenzione alla richiesta internazionale. Vendere sul mercato turistico Alcamo Marina, Termini Imerese, Gela è veramente un’impresa improbabile.

Oggi alcuni punti di forza dell’attrattiva paesaggistica appaiono deturpati, forse irrecuperabili. Ad esempio la Conca d’Oro, la Vallata di San Martino delle Scale, la vallata di Ganci. Appunto Gangi è stata indicata come la località più attraente per l’afflusso turistico. Lo è per l’afflusso di siciliani, attratti dalla casa da restaurare ceduta a € 1,00, non per l’afflusso di stranieri che indubbiamente preferiscono la valle intatta di Castelbuono. Il successo della Val di Noto dipende da un maggior rispetto dei centri storici e del paesaggio. Ed è un successo crescente. La Sicilia potrebbe avere un grande successo sul mercato turistico grazie all’esistenza di attrazioni uniche: civiltà antica, urbanistica, architettura, spazi e paesaggi, ma purtroppo tante zone, per esempio la valle di Agrigento, una volta meravigliosa, oggi sono rovinate da scempi urbanistici.

Nella mia gioventù Agrigento città partiva dalla stazione ferroviaria neogreca, saliva per la via Atenea, fino alla cattedrale e al suo straordinario museo. Oggi tutto ciò è degradato ed poco usufruibile. Il grande afflusso turistico della Valle dei Templi non si spinge più nel centro storico. La cattedrale è in pericolo, e potrebbe anche avvenire che un giorno la troveremo come la Chiesa di Santa Maria del Bosco, crollata a tre anni dal terremoto del Belice.

Se passiamo alla promozione, la Regione spende per la BIT milanese ma non investe nelle agenzie di viaggio, e sono quest’ultime a decidere se un milione di turisti debbano essere spinti verso la Grecia o in Sicilia. Molti investimenti turistici diretti sono rimasti cattedrali nel deserto.

La Regione dovrebbe convertire le sue ambizioni di impresa pubblica per diventare un’agenzia di stimolo all’investimento privato. Insomma una inversione a U rispetto al mantenimento dei sogni industriali. Il fatto che la Sicilia conti sul piano turistico quanto Malta e dieci volte meno delle Baleari è un indice sconvolgente. La Val di Noto, Ortigia sono in controtendenza. Bisogna cambiare indirizzo. Investire nel recupero e nella tutela dei beni culturali è un punto su cui si decide l’emarginazione o il ritorno alla vita.

Nel 2014, la Regione Siciliana, la Cineteca Nazionale e la Scuola Nazionale di Cinema hanno creato la mostra “C’era una volta in Sicilia: I 50 anni del Gattopardo”. Credi che sia stato un evento utile per l’internazionalizzazione?

La mostra è un viaggio tra il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e l’opera di Luchino Visconti, per ripercorrere le vicende di allora attraverso i luoghi principali del film: la battaglia di Palermo, il viaggio e la sosta a Donnafugata, infine il clou nostalgico del lungo ballo e l’epilogo all’alba. Le fotografie di scena, accompagnate da documenti, lettere, bozzetti, costumi, sono poste come in un ideale “cineracconto”, con interviste a più di trenta testimoni, tra cui Goffredo Lombardo, Burt Lancaster, Suso Cecchi d’Amico, Giuseppe Rotunno, Claudia Cardinale, Piero Tosi. È certamente un buon modo di promuovere la Sicilia, così come il Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ha una giuria di alto profilo ed ha laureato scrittori come Abraham Yehoshua, Mario Vargas Llosa e Javier Marías. Se vogliamo incrementare l’offerta rivolta ai viaggiatori stranieri allora il prestigio, la qualità delle proposte, il paesaggio, le città d’arte, l’enologia e la ristorazione diventano elementi qualificanti indispensabili.

Qual’è l’esperienza della sua vita che ricorda con maggior piacere?

Avevo ventotto anni quando fu girato “il Gattopardo”, 24 quando Franco Rosi e Suso Cecchi D’Amico girarono “Il Bandito Giuliano”. La mia famiglia procedeva allora verso la bancarotta come tutti i poderi agrari che in quel periodo subivano incredibili imposte, in Sicilia non c’era lavoro. Conobbi a Palermo la sceneggiatrice Suso Cecchi D’amico e suo marito Fedele D’amico un sublime musicologo polemista.

Cominciai a frequentare Roma. Vi si giravano allora 600 film l’anno. Roma era la capitale dell’industria cinematografica, ed io divenni per mia fortuna l’allievo prediletto di Lele D’Amico. Lele mi portò in cattedra, erano gli anni Sessanta, la vita in Italia era bella, vivace. The Roaring Sixties sono stati un momento eccezionale. Il consumismo era di là da venire e la vita se non facile era stimolante. La catastrofe dell’illuminismo sembrava soltanto una provocazione di Horkheimer ed Adorno. Oggi invece viviamo in un mondo che pare abbia cancellato 3000 anni di civiltà, quella civiltà che partendo dalla Grecia antica si era poi saldata al mondo giudaico cristiano ed era culminata nell’illuminismo. Nel Sessanta, anche a seguito del processo di Norimberga (inteso come la necessità di cancellare l’efferatezza ed abolire l’immunità dei governanti), nessuno avrebbe potuto pensare che cinquant’anni dopo si mozzassero le teste dei nemici e le si inviassero ai vincitori come trofeo o come minaccia. L’orologio della storia sembra tornato all’indietro di secoli. Oggi la convivenza civile è scomparsa. I diritti dell’uomo sembrano un’anticaglia, la tortura e l’omicidio mirato deplorati a parole e praticati correntemente. Differenze e barriere hanno soppresso la carità.

Intanto si è fatto buio ed il mio caffè è terminato. Ringrazio per la gradevole conversazione e mi congedo accompagnata dalla Duchessa Nicoletta Lanza Tomasi che incontrerò una prossima volta per conoscere un po’ della sua frizzante vita e ammirare con calma i dettagli del loro magnifico Palazzo. Grazie a quest’incontro ho conosciuto un altro bel pezzo di storia e mi è venuta una gran voglia di rivedere per la centesima volta il film in cui si rispecchiano i siciliani: “il Gattopardo”.

foto: Giovan Battista Poletto / Titanus

Ludmila Piestrak: “l’importanza di capire la musica’’

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Ludmi?a Piestrak, violinista dal Gruppo Musicale di Strumenti Antichi d’Opera Camerale di Varsavia, “Musicae Antiquae Collegium Varsoviense”, ci racconta la sua originale concezione della musica antica.

Dove hai imparato a suonare il violino?

Ho iniziato completando il primo grado della scuola di musica e il liceo musicale a Rzeszów. Poi, ho studiato presso l’Accademia di Musica di Breslavia, dove per cinque anni ho suonato il violino moderno. Dopo questi studi ho cominciato a studiare di nuovo presso la stessa Accademia, ma questa volta ho scelto il violino barocco.

Perché hai deciso di studiare un strumento antico?

Credo che la mia decisione sia dovuta e legata al mio primo progetto con il violino barocco. Quando ero una matricola (presso la facolta di violino moderno) ho frequentato la formazione cameristica, che era guidata da Jan Tomasz Adamus, l’attuale direttore della Capella Cracoviensis. Gli piaceva la mia espressione del suono così mi ha dato l’opportunità di prendere parte al progetto barocco che stava organizzando in Germania. Dovevamo eseguire un bellissimo concerto di Corelli “Fatto per la notte di Natale.” Non sapevo allora che cosa significasse suonare uno strumento antico, ma mi hanno assicurato che non era difficile. Quando durante la prima prova per il concerto ho accordato il violino e poi ho iniziato a suonare, non potevo credere a quello che sentivo. Il suono del violino barocco è stato una grande sorpresa per me, una vera scoperta. È stato dopo questo concerto unico che mi sono resa conto che questo era ciò che volevo fare e che questo era il modo in cui volevo esprimermi artisticamente. Questo ha completamente cambiato la mia visione della musica.

Quali sono i tuoi compositori preferiti barocchi?

Per noi violinisti ovviamente le più importante opere per violino sono quelle di Vivaldi. Inoltre, amo Monteverdi, Händel, “I Concerti Grossi” e “Le sonate per violino” di Corelli. Mi piace molto anche il compositore inglese Henry Purcell.

Hai partecipato ad alcuni progetti interessanti all’estero?

Per me il progetto più importante è stato “I Giovani dell’Accademia” organizzato dalla “Fondazione Academia Montis Regalis”’. Durante questo progetto ho viaggiato spesso in Italia, ho incontrato un sacco di musicisti italiani e ho avuto l’opportunità di lavorare con il grande violinista barocco Enrico Onofri, che è il primo violino in una delle più importanti orchestre barocche d’Europa “Il Giardino Armonico.”

Pensi che la conoscenza della lingua italiana possa essere utile per un musicista?

I musicisti devono conoscere innanzitutto la terminologia italiana che viene utilizzata nelle indicazioni musicali. Questi termini si incontrano [cml_media_alt id='113342']Bazylczyk - Violinista (2)[/cml_media_alt]subito all’inizio dell’educazione musicale. Sono così comuni nel nostro mondo musicale che spesso li assimilamo senza la consapevolezza che in realtà stiamo apprendendo una bella lingua straniera. A mio parere studiare musica può essere una buona base per continuare a imparare l’italiano!

Puoi spiegare cosa sono le ricostruzioni storiche della musica?

Suonare il violino barocco significa fare una lavorazione storicamente informata. Cerchiamo di riprodurre la musica di un periodo nel modo in cui è stata eseguita a quel tempo. Per questo usiamo una varietà di trattati, che sono stati scritti in quel tempo. Ai concerti giochiamo su strumenti d’epoca autentici o su loro copie.

Perché questo tipo d’esecuzione è così unico?

Il suono storico aggiunge più autenticità alla musica. A mio parere, un musicista deve capire che cosa suona e anche rendersi conto che la musica non sono solo note da riprodurre, al suo interno infatti contiene sempre qualcosa di speciale. Una profonda coscienza di come alcune composizioni erano eseguite all’epoca in cui furono scritte, può dare molto non solo ai musicisti, ma anche a chi ascolta. Quando l’artista capisce ciò che sta suonando è in grado di condividere l’essenza autentica della musica, rendendo più facile per il pubblico la percezione del messaggio contenuto da una composizione.

Lavori spesso fuori dell’Opera Camerale di Varsavia?

Naturalmente, prendo parte a diversi progetti. Sono una co-organizzatrice della Scuola Estiva Internazionale di Musica Antica a Lidzbark. La scuola affianca il Festival “Musica Varmia’’. Devo ammettere che, oltre all’Opera Camerla, questo è il mio secondo progetto più importante. In un prossimo futuro (17 marzo 2015, alle ore 19:00.) mi esibirò alla Filarmonica Nazionale a Varsavia, durante lo spettacolo musicale “Baroque Living Room.”

 

Siti web:

Varmia Musica Festival – http://www.varmiamusica.pl/

Casa Varsavia Chamber Opera – http://www.operakameralna.pl

Glutine sì, oppure gluten-free?

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foto: alfemminile.com

Me lo sono chiesta spesso anch’io: glutine sì, oppure gluten-free? Ha senso rinunciare volontariamente ai miei cibi preferiti, nella speranza di ottenere un benessere quasi miracoloso, che però nessuno è in grado di promettere?

Come tanti, faccio parte di quella schiera di persone rassegnate a convivere con sintomi e patologie, più o meno gravi, più o meno gestite dai farmaci, ma impossibili da superare completamente.
All’improvviso, la soluzione sembra a portata di mano. Basta fare qualche rinuncia, qualche piccolo cambiamento alle proprie abitudini. Cose di poco conto, almeno così sembra. E a seconda del periodo e delle mode, il colpevole di tutti i mali assume nomi diversi. Oggi si chiama Glutine.

Non stiamo parlando ovviamente delle persone affette da celiachia o da ipersensibilità alla proteina, ma di tutte le altre (a quanto pare, tantissime) persone, le quali pur senza essere affette da patologie diagnosticabili, potrebbero trarre giovamento da un cambio del proprio regime alimentare in questo senso. Almeno stando a quanto sostengono i fautori della dieta anti-glutine.

Intanto aumentano i consumatori che modificano parzialmente i propri acquisti, dirigendosi sempre di più verso prodotti privi di glutine, nel tentativo di ridurne l’assunzione. Le due parole: “gluten-free”, sono inconsapevolmente abbinate ad uno stile di vita più sano, e a volte addirittura più “light”. Ma dimostrare poi la stessa coerenza in tutti i momenti dedicati al pasto non è altrettanto semplice. Moda, eccesso oppure mancanza di informazioni, ansia di fare le scelte giuste per il proprio benessere. False credenze e luoghi comuni. Il risultato è sempre un’alimentazione confusa e poco consapevole. E intanto il business cresce.

E se invece provassimo a mangiare meglio, mangiare più sano? Preferendo i cibi di stagione, magari biologici, con un’adeguata rotazione degli alimenti. Rivalutando soprattutto i prodotti integrali, piuttosto che quelli raffinati e industriali.
I cereali infatti sono composti da più parti: la parte interna amidacea, il germe o embrione e la crusca esterna, che forma uno strato protettivo intorno al chicco. In seguito alle lavorazioni industriali introdotte con l’alimentazione moderna, ci siamo abituati a considerarli solo separatamente.

Ma la Natura non crea mai nulla a caso: la fibra alimentare è stata a lungo considerata la componente dei cereali integrali più utile per la nostra salute. Tuttavia, oggi sempre più dati dimostrano l’importanza di altre sostanze con effetti benèfici, quali la vitamina E e diverse vitamine del gruppo B, numerosi minerali come ferro, magnesio, zinco e selenio e vari composti fitochimici protettivi. Se assunte insieme, tutte queste sostanze nutrienti diventano sinergiche e particolarmente efficaci nella protezione da molte patologie, come alcuni tipi di tumore, disturbi cardiovascolari, diabete di tipo II, nonché nel mantenimento del peso forma.

Acquistare prodotti privi di glutine e ricchi di farine raffinate, senza rinunciare ai cibi ricchi di zuccheri e grassi, è una scelta incompleta e priva di senso. Perciò piuttosto che comprare la pasta bianca e gluten-free, proviamo quella integrale. Rinunciamo a biscotti, merendine, dolciumi, e agli altri prodotti ricchi di zuccheri semplici e grassi (compresi i super alcolici).

Arricchiamo la varietà della dieta, trovando lo spazio per tutti quei cibi naturalmente privi di glutine: riso e mais, miglio, amaranto, quinoa, grano saraceno. E poi i legumi, così importanti per il loro apporto di proteine! Naturalmente, frutta e verdura, per le quali non ci sono limiti di quantità, e di cui si consiglia l’assunzione di 5 porzioni al giorno (colazione, pranzo, cena, e due spuntini).

Tiramisu’

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Ingredienti:

Per i savoiardi:

  • 75g di albumi d’uovo
  • 90g di zucchero semolato
  • 65g di tuorli d’uovo
  • 20g di miele d’acacia
  • 37g di fecola di patate
  • 85g di farina 00
  • zucchero a velo q.b.

Per la crema tiramisù:

  • 4 uova freschissime, tuorli separati dagli albumi
  • 120g di zucchero semolato
  • 400g di mascarpone fresco
  • la scorza di 1 limone

Per la bagna:

  • 70 ml di caffè amaro
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 2 cucchiai di brandy (a piacere)

Per le fragole:

  • 250g di fragole fresche tagliate a pezzettini piccoli
  • 2 cucchiai di zucchero
  • la scorza di 1 limone

Per decorare:

  • cacao amaro in polvere

Preparazione:

PREPARIAMO I SAVOIARDI

PRERISCALDIAMO IL FORNO A 220°C IN MODALITA’ VENTILATA.

In una capiente ciotola mettiamo gli albumi a temperatura ambiente con lo zucchero semolato e montiamo con le fruste elettriche fino ad ottenere una massa stabile ma non troppo compatta.

In un’altra ciotola mescoliamo i tuorli con il miele fluido.

Versiamo poi i tuorli dentro agli albumi e mescoliamo dal basso verso l’alto per non far smontare gli albumi.

Setacciamo sopra il composto, un po’ alla volta, la farina con la fecola.

Versiamo il composto dentro la tasca da pasticceria e formiamo dei bastoncini distanziati uno dall’altro.

Spolverizziamo di zucchero a velo, cercando di togliere l’eccedenza con un pennello asciutto.

Cuociamo i savoiardi in forno per circa 7-8 minuti.

PREPARIAMO LA CREMA TIRAMISU’

In una grande ciotola montiamo i tuorli con lo zucchero, poi aggiungiamo a mano il mascarpone, continuando a lavorare con la frusta per amalgamare il composto. Aggiungiamo la buccia del limone grattugiata.

Montiamo gli albumi a neve in un’altra ciotola e li amalgamiamo al composto di tuorli e mascarpone mescolando con delicatezza dal basso verso l’alto.

PREPARIAMO LA BAGNA

In una ciotola mescoliamo il caffè con lo zucchero e, a piacere, del brandy.

COMPONIAMO LE COPPE DI TIRAMISU’

Creiamo le coppe tiramisù alternando gli strati:

mettiamo sul fondo dei pezzi di savoiardi imbevuti nella bagna, poi un  generoso strato di crema e procediamo nello stesso modo fino ad arrivare quasi al bordo della tazza, finendo con la crema di mascarpone. Spolverizziamo la superficie con cacao amaro setacciato.

Michalina Tarkowska, l’instancabile giornalista sportiva che amava l’Italia

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Michalina Tarkowska, studentessa della Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Cardinale Stefan Wyszy?ski, se fosse con noi oggi, avrebbe 24 anni. Sicuramente ci avrebbe contagiato con la sua energia positiva. Purtroppo Michalina è morta tragicamente in un incidente stradale a giugno l’anno scorso in Italia. Era appassionata di lingue straniere e dello sport. Però il suo vero amore era la pallavolo e, per esserne vicina, ha deciso di dedicarsi al giornalismo sportivo. Non appena ha avuto l’opportunità di studiare in Italia, ha presentato i suoi documenti e ha ottenuto la borsa di studio. A febbraio 2014 ha partecipato ad un programma di scambio presso l’Università degli Studi di Cassino. E proprio allora ci siamo conosciute. Michalina è arrivata a Cassino nel secondo semestre. Subito si è sentita a suo agio, e tra di noi è nata un’amicizia. Lei era sempre allegra, serena, il sorriso non le scompariva mai dal viso. È sempre stata innamorata della bella Italia, e grazie a quel viaggio ha potuto finalmente essere vicina alla sua squadra preferita. Nel 2010 ha aderito al gruppo editoriale della “Strefa Siatkówki”. Queste due parole – pallavolo e italiani – unite insieme, per sempre a tutti in redazione dove lavorava, faranno pensare solo a Michalina. Era il suo am[cml_media_alt id='113552']Chrzanowska - Misia Tarkowska (6)[/cml_media_alt]ore. Contagiava tutti con la sua passione, ne poteva parlare per ore. E quando ne parlava, il suo viso diventata solare, i suoi occhi si illuminavano di gioia. Nessuno sapeva parlare così, come lo faceva lei. Il suo enorme entusiasmo è stato notato subito. Come dicono i suoi colleghi della redazione, sapeva, tramite la scrittura, far rispecchiare bene i suoi pensieri sulla carta. Michalina ha scritto per la “Strefa Siatkówki” 1243 articoli. Studiava e lavorava. Studiava le lingue straniere: italiano, portoghese, inglese, e ancora trovava il tempo per scrivere di pallavolo.  Michalina era perfetta in tutto quello che faceva. La sua faccia sorridente, felice, il suo ottimismo e la determinazione nella realizzazione dei propri obiettivi, mi accompagnano ogni giorno. Provava un grande amore per l’Italia e ci è rimasta per sempre. Anche se il suo corpo è stato restituito nella sua terra natia, il suo spirito si è unito per sempre con i polacchi a Monte Cassino.

Misiu, per sempre rimarrai nei nostri cuori.

Impazza il ‘Dressgate’, è mistero sul vestito che ‘cambia colore’

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“Ragazzi vi prego aiutatemi – questo vestito è bianco e oro, oppure blu e nero? Io e i miei amici non riusciamo a metterci d’accordo e stiamo impazzendo”. Sono bastati la foto di un vestito e una richiesta d’aiuto per mandare letteralmente in tilt il web. Da qualche ora, infatti, il ‘Dressgate’ impazza su social network e blog, occupando le homepage di tutto il mondo con il ‘rompicapo’ sul colore del tubino griffato ‘Roman Original’.

A turbare il ‘popolo del web’ – che per l’occasione ha coniato l’ennesimo hashtag, #TheDress, attualmente in prima posizione nei TT mondiali – è la percezione delle tonalità dell’abito fotografato, che sembra cambiare a seconda di chi guarda: bianco e oro per molti, appunto, e blu e nero per altri. E, a tentare di dare una soluzione all’ultimo mistero di internet, sono stati davvero in moltissimi, ma senza successo.

Dopo qualche ora di suspense, a mettere la parola ‘fine’ al Dressgate ci ha pensato la ‘Roman Original’, pubblicando sul sito ufficiale della casa di moda l’immagine del catalogo ufficiale: il vestito risulta essere inequivocabilmente blu e nero. E, almeno per oggi, anche uno dei capi d’abbigliamento più famosi nella storia di internet.

#thedress

Terni, inaugurato corso di laurea in Ingegneria industriale con Università di Varsavia

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Ieri mattina a Terni, nella sede del Polo Scientifico Didattico, è stato inaugurato il nuovo Corso di laurea magistrale in Ingegneria industriale, con doppio titolo, avente valore sia in Italia che in Polonia. “Un altro importante passo per l’internazionalizzazione del polo universitario ternano grazie a questa iniziativa resa possibile dall’accordo stipulato dall’Ateneo di Perugia con l’Università Politecnica di Varsavia, nei primi giorni di febbraio”.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti il rettore Franco Moriconi, il coordinatore dei corsi di laurea in Ingegneria Industriale Federico Rossi, il delegato per le relazioni internazionali Elena Stanghellini, il direttore del centro linguistico d’Ateneo (CLA) Luigi Russi, il direttore del dipartimento di Ingegneria Giuseppe Saccomandi e il delegato del rettore per il Polo Scientifico Didattico di Terni Massimo Curini. Sono inoltre intervenuti il presidente della Fondazione Carit, Marco Fornaci e Moreno Rosati dello staff del sindaco di Terni.

“Il corso di laurea in Ingegneria Industriale – ha spiegato il professor Rossi, che ha operato al buon esito dell’iniziativa – è il primo, tra quelli di area ingegneristica dell’Ateneo, ad offrire questa importante caratteristica del titolo, con il vantaggio significativo rispetto ai programmi di scambio internazionali che gli studenti al termine del loro percorso di studi conseguiranno sia il titolo di studio italiano che quello polacco. La procedura è già concretamente avviata e nei primi giorni di marzo quattro studenti del polo ternano partiranno per un soggiorno di almeno sei mesi nell’Università di Varsavia, dove seguiranno i corsi in lingua inglese e al termine sosterranno gli esami”.

Il direttore del dipartimento di Ingegneria Saccomandi ha evidenziato l’interesse del dipartimento nei confronti di Terni, già da quando Ingegneria era una facoltà. Un interesse motivato dalle attività industriali e produttive di Terni, dove l’Università di Perugia già ai primi degli anni Novanta istituì il corso di laurea in Ingegneria dei Materiali, oggi diventato ingegneria industriale.

La professoressa Stanghellini ha ricordato il grande sforzo compiuto dall’Università per incrementare le relazioni internazionali con un forte aumento del numero di studenti in mobilità e soprattutto dei Paesi, non solo europei ma di tutti i continenti. Il prof. Russi ha ricordato il lavoro di supporto alla mobilità studentesca offerto dal Centro linguistico d’Ateneo, pronto a garantire corsi di lingue italiana e straniere anche per il polo ternano. Il professor Curini ha evidenziato il passo in avanti, sia in qualità che in quantità, compiuto con la laurea internazionale a doppio titolo che fa seguito al dottorato internazionale che ha sede nel Polo Ternano.

Il rettore Moriconi ha tratto le conclusioni della cerimonia esprimendo grande soddisfazione, sua e dell’Ateneo, per il nuovo corso internazionale e ha anche ringraziato coloro che hanno reso possibile questa iniziativa. “E’ la concreta testimonianza – ha sottolinea il Rettore – del vero interesse dell’Università di Perugia per Terni, non come per un qualsiasi distaccamento universitario, ma con la chiara volontà di attribuire un ruolo strategico al Polo di Terni. La laurea a doppio titolo è un passo importante, ma non è il solo. Il Polo scientifico didattico di Terni – ha concluso Moriconi – ha per noi una funzione non solo all’interno del territorio regionale umbro, ma anche e soprattutto come polo di attrazione per studenti provenienti dalle regioni vicine”.

BANDO PER BORSE DI MOBILITA’ STUDENTI:

Requisiti per la partecipazione

Il Bando è rivolto ai candidati in possesso dei seguenti requisiti:

* essere iscritti per l’A.A. 2013/2014 al I anno del Corso di Laurea Magistrale in ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Perugia e mantenere lo status di studente iscritto a tale corso per tutta la durata della mobilità;

* avere una buona conoscenza della lingua inglese (TOEFL: minimo 87 punti – internet test; minimo 567 punti – test cartaceo, livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue); se di madrelingua allegare auto-certificazione.

Criteri di selezione e comunicazioni. La commissione selezionerà i candidati sulla base dei seguenti criteri:

* numero totale di crediti acquisiti alla scadenza del presente bando;

* voto di laurea del corso di Laurea Triennale;

* media ponderata delle votazioni di tutti gli esami superati alla scadenza del presente bando, con i relativi crediti;

* conoscenza della lingua inglese (pari minimo ad un livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue).

Durata, spese di viaggio: ai vincitori verrà assegnata un contributo di mobilità di euro 380,00 mensili, e godranno del beneficio dell’esenzione dalle tasse universitarie presso l’Università ospitante. Gli studenti vincitori riceveranno un contributo forfettario di Euro 550,00 come rimborso delle spese di viaggio.

(ternioggi.it)

Polonia tra principali produttori di biciclette in Europa

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Secondo le stime pubblicate dai media locali, la Polonia è uno dei tre principali produttori di biciclette in Europa con 990 mila unità prodotte nel 2014 (13% in più rispetto al 2013).

Nello stesso periodo di riferimento, le vendite sono aumentate del 15%, raggiungendo 1.2 milioni di unità nel 2014.

Con una quota di mercato di 8%, la Polonia si posiziona dopo l’Italia (23%) e la Germania (19%). (ANSA).