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Home Blog Page 289

Jakub Rozalski: il pittore dei paesaggi e dei robot giganti

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Arriva dalla Polonia Jakub Rozalski, l’artista che unisce, nei suoi quadri, figure di robot giganti e paesaggi tipici della campagna di inizio secolo. La sua arte, infatti, mescola frammenti di storia passata insieme alla tecnologia fantasy, dando vita ad immagini suggestive, uniche e davvero originali. I luoghi preferiti sono quelli della sua terra d’origine che fa da sfondo al suo ultimo progetto, dal titolo 1920+, attraverso il quale l’artista propone una visione immaginaria della guerra sovietico-polacca e della drammatica realtà di quel determinato momento storico.

E’ un artista originale Jakub Rozalski, che attraverso quest’ultimo appassionante lavoro vuole rinnovare l’interesse del pubblico verso la storia del suo Paese, la Polonia. E lo fa proponendo delle opere i cui protagonisti sono dei giganteschi robot da combattimento, inseriti nei paesaggi rurali polacchi di inizio Novecento.

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La scelta di raccontare le difficoltà di un momento storico come quello della guerra sovietico-polacca è dipeso dal fatto che, da un punto di vista storico, gli avvenimenti ad essa legata furono decisivi per il destino della Polonia, poiché impedirono che la Rivoluzione russa raggiungesse l’Occidente. La guerra, infatti, si concluse con la famosabattaglia di Varsavia che, segnando la vittoria dei polacchi, assicurò l’indipendenza dello Stato e diede stabilità ai confini.

Nelle sue opere, dunque, Rozalski racconta tutto questo e lo fa unendo, come lui stesso ha spiegato, ‘i temi che prediligo a una mia personale passione‘, ossia: l’esercito polaccoe la vita quotidiana delle campagne ed immagini di giganteschi automi. Questo perché le macchine futuriste, ha spiegato l’artista, riescono a creare un’atmosfera drammatica ed apocalittica ‘particolarmente interessante, ed è per questo che mi piace così tanto usarli nei miei lavori‘. Temi fantastici ed avvenimenti storici raccontati in pieno stile pittorico polacco di inizio Novecento.

Jakub Rozalski è un pittore ed illustratore polacco, specializzato in ‘dark fantasy‘, arte concettuale e ritrattistica. Esperto di pittura digitale, è grande appassionato anche di disegno e di pittura tradizionale. ‘L’aspetto più importante del mio lavoro, ha affermato, è quello di creare un’atmosfera unica e di raccontare attraverso le mie creazioni, delle vere e proprie storie fantasy‘.

Caterina Padula – nanopress.it

Ecco il Padiglione Polonia all’EXPO2015 di Milano

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La Polonia è una delle nazioni partecipanti ad Expo Milano 2015 che ha dato la certezza della propria partecipazione in tempi recentissimi. Questo non ha impedito al Poland Pavilion di essere sviluppato in un progetto interessante e ben studiato per rappresentare degnamente il Paese all’Esposizione Universale meneghina del prossimo maggio.

Sarà lo studio 2PM di Varsavia, guidato dal giovane architetto Piotr Musia?owski, a seguire la progettazione del Padiglione polacco (incastonato in un lotto dalla forma irregolare), puntando molto sulla simbologia evocata dalla scelta del design, dei materiali usati e dagli elementi inseriti all’interno.

La struttura sarà infatti realizzata in legno traforato, usando a modello il classico aspetto delle cassette atte a contenere ortaggi. Al centro del Pavilion, guidati attraverso una serie di corridoi, i visitatori potranno infine imbattersi in un frutteto, ricco di alberi di mele, prodotto di cui la Polonia è leader mondiale per produzione ed esportazione.

Dall’ingresso della struttura e fino al congiungimento con il meleto, gli ospiti saranno accompagnati lungo tutto il percorso da pannelli multimediali che daranno le informazioni utili per conoscere più a fondo l’agricoltura, la cultura e le risorse alimentari polacche.

Slavomir Majman, Commissario Generale della sezione polacca per Expo 2015, ha anche rivelato che l’attività del Padiglione sarà più fervente e organizzata che mai. Sei regioni della Polonia avranno infatti la possibilità di organizzare delle settimane tematiche per parlare di tradizione locale, folklore e innovazione ai visitatori che vorranno conoscere più da vicino questa realtà.

Le aspettative ora sono state create, per vedere se saranno attese non ci resta, come sempre, che attendere maggio.

designerblog.it

Chili Tv si espande anche in Polonia

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Nell’Europa delle start up con testa a Berlino e distribuzione nelle varie periferie dell’intero, Italia compresa, capita anche un’eccezione. Chili, piattaforma italiana per la distribuzione di film in streaming, ha cominciato un’espansione in quattro Paesi del vecchio continente: in questi giorni in Austria, a fine gennaio in Polonia, entro marzo in due grandi mercati come Germania e Regno Unito.

Per farlo, i sei manager che la gestiscono e il fondo di private equity di Antares di Stefano Romiti hanno acquisito il 30% delle quote che erano ancora in mano a Fastweb, rendendosi così totalmente indipendenti dall’operatore telefonico che aveva lanciato il servizio nel 2012. A luglio lo stesso fondo e il veicolo Investinchili hanno concluso un aumento di capitale di circa 8 milioni di euro finalizzato all’espansione internazionale. «L’obiettivo è andare anche in altri Paesi – commenta a Linkiesta Stefano Parisi, ex ad di Fastweb e Confindustria Digitale e oggi presidente e fondatore di Chili -. Per farlo andremo sul mercato entro il 2016. Stiamo pensando di fare un’Ipo in Borsa per finanziare l’espansione all’estero».

Chili Tv è ancora una realtà relativamente piccola. I clienti attivi, a dicembre 2014, sono circa 400mila e la crescita media mensile è tra i 20 e i 30mila utenti. Per fare un paragone, Netflix negli Usa conta su 40 milioni di abbonati. Il fatturato del 2014, spiega Parisi, sarà di circa 4 milioni di euro, più del doppio del 2013.

L’espansione sul mercato europeo ha proprio lo scopo di diventare grandi. «Il nostro scopo è allargare molto il mercato potenziale – spiega Parisi -. È un mercato che in Europa sta ancora nascendo» e non ha i numeri degli Stati Uniti. «I quattro nuovi Paesi rispetto all’Italia hanno dei tassi di utilizzo di Internet e smart Tv più elevati. In Italia il 70% di chi ha le smart tv le usa come le vecchie tv non connesse, mentre il 45% delle case non ha internet».

Stefano Parisi, Chili tv
Stefano Parisi, presidente e fondatore di Chili

Nei nuovi Paesi, dove la società con sede a Milano andrà con partner locali, «contiamo di raggiungere il break even in 12-18 mesi. Avremo una quota di mercato che non sarà estremamente rilevante ma sarà sufficiente». Questo perché «è un business altamente scalabile e permette l’espansione all’estero pur lasciando gli uffici solo in Italia. Abbiamo assunto nella nostra sede persone che parlano il tedesco e il polacco per l’assistenza ai clienti».

In Austria, Germania e Regno Unito c’è però un problema: al contrario dell’Italia, e della Polonia, Netflix è già arrivata, con il suo catalogo sterminato e gli investimenti commisurati a un fatturato che nel 2013 ha superato i 4,3 miliardi di dollari. In Germania e Austria lo sbarco c’è stato nel settembre 2014, mentre nel Regno Unito nel 2013. La prospettiva di concorrere con un rivale tanto muscoloso non spaventa però Parisi. «Se in Italia ci fosse Netflix – commenta – saremmo contenti. Noi abbiamo dovuto spiegare a tutti i clienti che cosa sia il video streaming. Preferiamo avere il 10% di un mercato grande che l’80% di un mercato piccolo. Rispetto ad altri concorrenti (in Italia i principali sono Infinity e iTunes, oltre al servizio on demand di Sky, ndr) noi siamo più economici, perché non abbiamo abbonamenti fissi, e abbiamo film più recenti». Il catalogo di Chili Tv, aggiunge, è di 5mila film, contro i «circa mille» di iTunes. «Il nodo non è tanto il numero di film ma l’aiuto alla scelta – spiega -. Il valore è che conosciamo il cliente, possiamo proporre dei film congeniali a lui e alla famiglia. I motori di raccomandazione riducono il più possibile l’ansia».

Quello che viene considerato il principale concorrente però in Italia è lo streaming illegale, che ha un valore stimato di 3-400 milioni di euro all’anno. Secondo Parisi l’Agcom (l’Autorità per le comunicazioni) con il nuovo regolamento ha cominciato a chiudere con più efficacia i siti pirata. «C’è però la questione delle finestre: dopo che sono usciti nelle sale, i film per tre mesi non possono essere distribuiti su altre piattaforme: questo è il vero ossigeno per la pirateria. Penso che sia una politica sbagliata».

Infine un ostacolo è il doppio problema della banda larga: è presente in poche case e servirebbe più copertura della banda ultra-larga, perchè «ormai più del 60% della capacità trasmissiva in Italia è coperta da video-streaming». «Dal punto di vista dello sviluppo della banda ultra larga – aggiunge Parisi – siamo indietro, ma possiamo crescere. Ci sono piani industriali già partiti di Telecom, Fastweb e Vodafone». Quanto alla penetrazione così bassa di internet, per il fondatore di Chili Tv «la tv può essere un driver. Le case senza internet sono quelle dove non ci sono i pc. Gli operatori telefonici devono capire che può essere un modo per aumentare la penetrazione e dovrebbero fare offerte specifiche».

Fabrizio Patti – linkiesta.it

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Borse Europa dell’Est: Sale solo Varsavia, Mosca pesante

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Eccetto Varsavia tutte le principali borse dell’Europa dell’Est hanno chiuso oggi in ribasso.

Il MICEX a Mosca ha perso il 2,7% a 1.398,20 punti. Standard & Poor’s ha messo il rating della Russiasotto osservazione con implicazioni negative. Il rubloha tuttavia continuato a recuperare terreno. Il governo russo ha ordinato a cinque compagnie controllate dallo Stato, tra cui  Gazprom, di vendere le valute estere ricevute per le vendite da esportazioni. Il titolo del maggiore produttore al mondo di gas ha chiuso in ribasso del 2,3%. Tra le altre blue chip russe LUKoil ha perso il 4,4%, Rosneft l’1,1% e Sberbank il 7,9%.

Tra gli altri maggiori indici dell’Europa orientale il BUX a Budapest ha perso lo 0,1% e il PXa Praga lo 0,6%. Il WIG a Varsavia ha guadagnato lo 0,1%.

Sogni post-net. L’arte dopo Internet, al Museum of Modern Art di Varsavia

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La mostra Private Setting – Art after the Internet è una summa di giovani autori entrati nella scena artistica nel pieno dell’espansione dinamica di Internet e della cultura digitale di massa, in uno spazio pieno di possibilità apparentemente illimitate e caratterizzato da un eccesso di immagini e di informazioni.

Trenta giovani artisti, tutti nati tra il 1980 e il 1990, chiamati a raccolta dal Museum of Modern Art di Varsavia per rispondere ad una domanda precisa: come è cambiata, in seguito al rampante progresso tecnologico dell’ultimo decennio e al contatto quotidiano con i media, l’identità dell’artista e la sua interazione col mondo?

[cml_media_alt id='112319']Urso - Sogni (6)[/cml_media_alt] [cml_media_alt id='112320']Urso - Sogni (10)[/cml_media_alt]

L’allestimento presenta decine di opere (molte delle quali video), tutte costruite su un impianto teoretico che tocca immancabilmente tematiche cardine della filosofia e della sociologia dell’ultimo trentennio: il mondo come rappresentazione, l’estensione totalitaria delle immagini, la messa in discussione del reale a vantaggio del virtuale, il confine sfocato tra privato e pubblico, autentico e fittizio, originale e copia. Questioni cruciali, insomma, su cui l’arte postmoderna ha già abbondantemente discusso, sviluppando osservazioni che questi giovani artisti fanno inevitabilmente proprie, portandole verso i territori estremi – e ancora poco definiti – della cosiddetta Post-Internet Art.

I lavori si presentano con fascino ambiguo, avvolti in un’aura che attrae e distanzia allo stesso tempo. Atmosfere frigide e senso del vuoto dominano le sale, trasportando l’osservatore in un viaggio glitter, dove gli schermi sono presenze vive, che inquietano per la loro freddezza e rassicurano per la loro familiarità. Dai video di Ed Atkins, volti ad esplorare il mondo dell’iperreale con la creazione di complessi ambienti cibernetici popolati da personaggi virtuali e avatar di provenienza incerta, alle installazioni interattive di Daniel Keller; dalle google street views di John Rafman, ai mondi simulati creati da Ryan Trecartin, mirati ad investigare le relazioni interpersonali nell’era della comunicazione di massa e della sovrapproduzione di informazioni.

La sensazione è quella di assistere ad una serie di opere d’arte mai come oggi “temporanee”, come temporanea è l’estetica post-net su cui questi lavori fanno leva. Proiezioni di immagini powerpoint, sovrapposizioni di linguaggi, cortocircuiti kitsch. Sembra singolare che, esclusi rari esempi, molte di queste opere paiono poter funzionare di più se assimilate di fronte allo schermo del proprio computer, libere di potersi attestare come immagini tra le immagini, senza il peso ingombrante dell’istituzione museale che ne certifichi la funzionalità.

Nonostante in generale la mostra non brilli per efficacia, non sempre capace di fornire una analisi mirata e pungente sul tema, preferendo rimanere in un limbo kitsch intrigante ma mai incisivo, l’esibizione propone nel complesso un ampio ventaglio di possibilità legante ai linguaggi fluidi del mondo web. Una scelta se non altro coraggiosa, soprattutto se considerato il contesto polacco, forse mai come in questa occasione aperto così sfacciatamente alle tendenze estetiche del contemporaneo. Private Setting è per questo un tassello importante per lo sviluppo culturale della città, una mostra significativa, perché sintetizza al meglio le bizzarre dinamiche che intercorrono tra l’arte – e i luoghi della sua produzione -, e le attuali logiche neo-liberali del contesto socio-economico nazionale: tutto molto rapido, tutto molto mutevole, tutto molto kitsch! E la “favola postmoderna” di Varsavia continua.

Fino al 6 gennaio 2015

a cura di Natalia Sielewicz

Artisti: Sarah Abu Abdallah and Joey L. DeFrancesco, Korakrit Arunanondchai, Ed Atkins, Trisha Baga and Jessie Stead, Darja Bajagi?, Nicolas Ceccaldi, Jennifer Chan, CUSS Group, Czosnek Studio, Jesse Darling, DIS, Harm van den Dorpel, Loretta Fahrenholz, Daniel Keller, Ada Karczmarczyk, Jason Loebs, Piotr ?akomy, Metahaven, Takeshi Murata, Yuri Pattison, Hannah Perry, Jon Rafman, Bunny Rogers, Pamela Rosenkranz, Ryan Trecartin, Ned Vena

Hockey sul ghiaccio: Italia, doppia sconfitta con la Polonia

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Come annunciato per questa seconda sfida contro la Polonia, l’Italia si presenta con qualche cambiamento. Caffi è il portiere titolare con Da Rin come back-up. Rispetto alla gara precedente ci sono sul ghiaccio Andrea Schina, Rafael Andergassen, Danny Deanesi, Peter Sullmann, Marcello Borghi e Viktor Schweitzer. Una squadra, quindi, molto giovane capitanata per l’occasione da Edoardo Caletti che funge da centro della prima linea con Frigo e Goi.

Inizio molto più equilibrato rispetto a quello del 19 dicembre, quando la Polonia mise subito alle strette la difesa italiana, che anche in questo caso però, dopo aver superato senza grossi problemi una prima inferiorità, deve subire la rete polacca. Pociecha supera Caffi con un disco dalla distanza senza molte pretese. I pericoli per Orobny arrivano dalla distanza con i tiri di Schina e Frigo. Proprio da un tiro di Frigo, l’estremo polacco non ferma del tutto disco lasciando la porta spalancata per il tocco vincente di Caletti: 1-1 . La reazione dei biancorossi non tarda a materializzarsi e Caffi ferma fra palo e gambale il doppio tentativo di Urbanowicz. L’Italia si difende con ordine cercando di aggirare la pressione polacca in contropiede, ma ci pensa Glira con un diagonale nello slot a mettere un qualche timore alla difesa avversaria che si salva per un uomo in area. Ancora bene Caffi sul tiro di Kalinowski dalla media distanza, con il portiere di casa che ci mette la pinza e sventa la minaccia. Il primo parziale termina così in parità sul punteggio di 1-1 e con l’Italia che inizia il periodo centrale con l’uomo in più sul ghiaccio per un fallo di Dziubinski nel finale.

Ad inizio di seconda frazione succede poco o nulla anche se l’Italia sembra più libera mentalmente gioca anche in scioltezza quando c’è da attaccare, tanto che un diagonale di Frei fa gridare al gol dopo aver fatto risuonare la traversa e toccato l’estremo polacco che riesce poi a salvare tutto buttandosi sopra il disco. Al settimo gli azzurri giocano nuovamente in power play, con Simon Kostner che incrocia coi tempi giusti ma trova lo scudo di Orobny pe la deviazione decisiva. Caffi ferma in doppio intervento un tiro in mischia di Guzik ma gli Azzurri continuano a pattinare senza remore, tanto che arriva una carica pesate di Schweitzer leva dalla pista Noworyta, ma sulla superiorità polacca ci pensa Pociecha a riportare avanti gli ospiti con un preciso quanto potente disco dalla blu su cui l’estremo italiano appare coperto per intervenire in modo efficace. La partita resta piacevole, Caletti saggia i gambali di Orobny con un insidioso disco in diagonale e Galant non trova di un soffio il tocco vincente a pochi passi da Caffi. Si va al secondo riposo con la Polonia in vantaggio per 2-1. Da segnalare anche i 10’ disciplinari per Viktor Schweitzer per una carica alla testa.

Il primo squillo del terzo drittel arriva dopo 95 secondi ad opera di Guzik ma Caffi para bene al corpo, mentre poco dopo è Bepierszcz a farsi molto pericoloso su un rebound ma Caffi è ancora bravo. Non può nulla però il portiere del Milano al 43.30, su un altro rimbalzo concretizzato dallo slot da Urbanowicz su tiro di Pociecha, ed ecco servito il 3 a 1 polacco. Gli azzurri provano a reagire e si fanno vedere nei minuti seguenti, ma Orobny è bravissimo sull’1 contro 0 di Goi al 46.52 a salvare il doppio vantaggio baltico. Al 50.16 due minuti di penalità allo stesso Goi costano all’Italia un’inferiorità numerica che i polacchi provano a sfruttare con Kolusz e  Pociecha ma la difesa azzurra regge bene, quindi è ancora Goi a lanciarsi in contropiede solitario dopo l’uscita dalla panca puniti ma Orobny vince ancora il duello diretto. Minuto 54.10 e pericoloso tiro ravvicinato di Kalinowski che termina sull’esterno della rete, quindi sul ribaltamento di fronte è Hofer a sfiorare il gol con una conclusione dalla media distanza, imitato qualche istante dopo dal polacco Rompkowski, sul quale si disimpegna Caffi. Gli ultimi giri di lancette vedono l’Italia provare a spingere per trovare quantomeno il gol dell’orgoglio, ma nonostante il doppio uomo di movimento in più (power play e porta vuota) Orobny è molto bravo a resistere e permettere così alla Polonia di vincere per 3 a 1 anche la seconda amichevole contro gli azzurri. Arriva dunque un’altra sconfitta per gli azzurri, che hanno comunque dimostrato voglia e impegno di proseguire il lavoro di crescita avviato dal nuovo staff tecnico che ha dato spazio a molti giovani. A fine partita comunque grande entusiasmo con il pubblico dell’Agorà che ha applaudito l’Italia, certificando il successo di queste due amichevoli di fronte al caldo pubblico meneghino.

Ivano Zanatta: “Sono molto soddisfatto della gara di questa sera. La squadra ha fatto il possibile. Stiamo provando più giocatori per avere l’esatto quadro di quelli che si possono esprimersi ad un certo livello. Dopo l’EIHC in Ungheria e le due amichevoli di Milano ed i rispettivi ritiri, abbiamo provato complessivamente 60 giocatori. Uno sforzo notevole per non lasciare nulla al caso.”

Stefan Mair: “Ora è il momento di tirare le somme. Per il prossimo impegno della Nazionale a Vienna a febbraio contro nazioni della Top Division come Austria, Slovacchia e Slovenia, cercheremo di convocare un roster molto simile a quello che poi andrà a giocare in Polonia i prossimi Mondiali.”

Italia – Polonia 1-3 (1-0/1-0/1-0)

20 dicembre 2014

Marcatori: 06.43 (0-1) B.Pociecha (G.Pasiut/M.Urbanowicz); 12:53 (1-1) E.Caletti (L.Frigo/C.Willeit); 34:51 (1-2) B.Pociecha (M.Rompowski); 43:30 (1-3) M.Urbanowicz (B.Pociecha/Kowaloska);

Formazione Italia

Portieri: A.Caffi (M.Valle Da Rin)

Difensori: A.Hofer-C.Willeit; L.Casetti-S.Marchetti; A.Sullman-D.Glira; E.Miglioranzi-A.Schina;

Attaccanti: L.Frigo-E.Caletti-T.Goi; M.Borghi-S.Kostner-V.Schweitzer; A.Frei-R.Andergassen-D.Deanesi; M.Sullman-P.Nicolao-T.Migliore;

Coaching Staff: I.Zanatta, S.Mair e R.Scelfo;

Formazione Polonia

Portieri: P.Orobny (O.Raszka);

Difensori: B.Pociecha-M.Rompkowski; M.Kotlorz-P.Noworyta; K.Gorny-M.Bryk; M.Kruczek-J.Wanacki;

Attaccanti: M.Urbanowicz-G.Pasiut-S.Kawalowka; D.Kapica-M.Kolusz-K.Dziubinski; K.Guzik-M.Stryzowki-R.Galant; K.Kalinowski-D.Majoch-M.Bepierszcz;

Allenatore: Jacek Platcha;

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In Polonia treni più veloci grazie al made in Italy. Parte il “Pendolino” per il Varsavia-Cracovia

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Da oggi il Pendolino fabbricato in Italia viaggia anche sui binari della Polonia. Con una corsa di due ore e mezza fra Varsavia e Cracovia è cominciata l’era dell’alta velocità ferroviaria anche in questo Paese dell’Est Europa. Qui le pianure a perdita d’occhio fanno sembrare più facili i 200 chilometri orari che il Pendolino della Alstom tiene per quasi tutto il tragitto (ma nei test le Ferrovie polacche lo hanno spinto fino a 293).In seguito la velocità di crociera salirà a 250 chilometri all’ora, ma prima sarà necessario che la rete ferroviaria si adegui. Del resto è successo così anche in Italia: l’alta velocità ferroviaria è arrivata un poco per volta, coi treni già pronti a correre al massimo e con la rete che si adattava a mano a mano alle loro prestazioni.

Varsavia ha ordinato 20 Pendolini (che si chiamano così anche in Polonia, Pendolini, con il nome italiano non tradotto) quasi tutti già consegnati (l’ultimo arriverà a gennaio 2015). Un contratto da 650 milioni di euro, inclusa la manutenzione per 17 anni. Il gruppo Alstom è francese ma questi treni sono stati costruiti nei suoi stabilimenti italiani di Savigliano (Cuneo, dove si fanno locomotori e vagoni) e di Sesto San Giovanni (Milano, dove si fabbricano i sistemi di trasmissione). La manutenzione è affidata a un centro di assistenza tecnico allestito dalla stessa Alstom (come parte del contratto) neo pressi di Varsavia.

Nel mondo viaggiano adesso più di 454 Pendolini. Questi treni sono omologati in 14 Paesi europei e nel nostro continente attraversano sette frontiere. Più lontano, i Pendolini corrono in Nord America, in Russia, in altri Stati dell’ex Unione Sovietica e in vari Paesi asiatici. Dice Luigi Musso, responsabile globale del progetto Pendolino per la Polonia: “Su 3000 convogli ad alta velocità che viaggiano nel mondo, circa 1200 (Pendolini o altro) portano il marchio Alstom”. E una gran quota è fatta in Italia.

Luigi Grassia (lastampa.it)

“Ida” candidato all’Oscar, il cinema polacco torna protagonista nel mondo?

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(Foto copyright Piotr Suzin)

In occasione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia abbiamo incontrato Pawe? Pawlikowski, regista dell’apprezzato film “Ida”, che rappresenterà la Polonia nella categoria degli Oscar per il miglior film straniero. Pawlikowski è un intellettuale polacco, che guarda al suo paese con l’imparzialità di chi ha vissuto gran parte della vita all’estero.

 

Questa distanza l’ha aiutata ad affrontare meglio i molti temi polacchi presenti in “Ida”?

 

“In effetti in Ida tocco alcune questioni profondamente polacche: la Polonia e i suoi paradossi, la diversità della gente, la fede, l’identità. Volevo rappresentare un determinato quadro della Polonia che mi è particolarmente vicino, portare sul grande schermo la musica e l’atmosfera di un’epoca. Volevo mostrare lo scontro tra un mondo in cui i traumi negativi della guerra, dello stalinismo, dell’olocausto si mescolano alla necessità di vivere cercando di essere felici. Dentro di me pian piano cresceva non solo la necessità di tornare alla Polonia ma di raccontare esattamente quella particolare atmosfera degli anni Sessanta. Invece, al contrario di quello che molti giornalisti hanno affermato, ci tengo a sottolineare che questo non è un film sui rapporti ebreo-polacchi.”

 

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La Polonia vanta una grande tradizione cinematografica, però ultimamente pare che i registi siano soprattutto concentrati a girare commedie leggere destinate al massimo a fare facili incassi al cinema.

 

“Sì di questi tempi in Polonia si producono tante commedie, ma anche molti film seri, forse fin troppo seri tra cui: ‘Pok?osie’, ‘Daleko od okna’, ‘L?k wysoko?ci’. Mancano invece film in cui la forma e la trama abbiano qualcosa in comune, film in cui più che il tema conti lo sguardo che il regista ha sul mondo, manca qualcosa di più profondamente epico ma comunque diretto. La gran parte dei film che attualmente escono al cinema in Polonia sono o molto commerciali o tesi ad affrontare tematiche sociali (come l’omosessualità) da un punto di vista didattico o della denuncia sociale. Scelte lecite ma per me è più importante mostrare una visione del mondo in cui la forma è coerente con i contenuti della trama, film dove non ci si concentra solo sul gonfiare le emozioni. Per me è importante evitare retoriche politiche, evitare di spiegare la storia, dipingendo per forza i polacchi come eroi o come vittime. La gente è paradossalmente universale ed allo stesso tempo complicata ed il mio obiettivo è proprio questa complicatezza, che io provo ad esporre in una forma diretta.”

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Dalla sua filmografia si avverte una particolare attenzione verso le tematiche politiche, la Serbia, ad esempio, oppure il tema di Stalin. Pensa di fare un film sul dittatore russo?

“Per un certo periodo sono stato vicino a queste tematiche. Per quanto riguarda Stalin volevo fare un film su un suo amico, un pazzo omicida. In passato ho girato documentari su temi politici ma che non volevano assolutamente dare un giudizio politico. Lo scopo del mio lavoro rimane sempre la ricerca di una lettura universale di un determinato tema al di là della contingenza delle azioni. Personalmente non partecipo alla politica. Neppure la capisco. Credo che in realtà non sappiamo niente di niente. Al giorno d’oggi i media riempiono la nostra testa di informazioni facendo del nostro cervello un setaccio, sappiamo tutto di tutti ma sostanzialmente niente. Non mi fido di alcun mezzo di comunicazione. Ho perfino smesso di ascoltare le informazioni (per esempio sull’Ucraina), e non parlo di una situazione politica a meno che non la conosca veramente da vicino. Le notizie che ci forniscono i media, che sono informazioni di seconda mano, sono incorniciate in narrazioni così banali che alla fine perdono il loro senso.”

Lei ha abitato per un certo periodo in Italia, ne è rimasto in qualche modo influenzato?

“È stato fantastico il mio anno in Italia! Avevo 22 anni, scappavo da Oxford dove non riuscivo a concludere il mio dottorato di ricerca e così venni in Italia dove trovai anche un piccolo impiego. Mi piace l’Italia, però non ci potrei vivere, credo sia un paese in cui non conta la meritocrazia. Bisogna continuamente saper trovare e mantenere i contatti giusti e a me personalmente non è mai piaciuto appartenere a dei centri di potere, neanche in Polonia.”

Quali sono i Suoi progetti? Si occuperà ancora della Polonia?

“Sto lavorando su tre film, ma non parleranno dei polacchi in sé, mi interessano le persone in genere, non il fatto che la trama sia ambientata nel mio paese.”

La Polonia vive un periodo di grande slancio economico.

“Sì nel complesso è un momento favorevole. Ora abito a Varsavia almeno sei mesi all’anno e devo dire che amo questa città. Sono un patriota di Varsavia, città dove sono nato e cresciuto. Sono veramente felice di essere tornato e di fermarmi qui così a lungo. E non lo dico tanto per ragioni sentimentali, ma per fatti obiettivi, a Varsavia si sta bene, succedono tante cose, la gente è interessante.”

Ritiene Varsavia una delle nuove capitali europee?

“Certamente è una bella città al centro dell’Europa abitata da una comunità vivace. Se penso a Parigi, dove ho vissuto a lungo, trovo che a differenza di Varsavia la capitale francese è troppo chiusa in sé stessa, troppo sicura, succede poco, è troppo borghese. A Parigi si ha la sensazione di vivere tra dei mobili messi là da tanto tempo e che ora non possono più essere spostati. All’opposto Varsavia è aperta, varia, eterogenea, una città piena di un’energia positiva.”

L’anno scorso al Festival di Venezia abbiamo intervistato Andrzej Wajda in occasione della premiere di “Cz?owiek z nadziei”. Dall’incontro è emersa la constatazione che nei tempi difficili del comunismo, nonostante la censura, si producevano film di qualità che venivano apprezzati nel mondo ed oggi, in un periodo di libertà e successo economico per la Polonia, i film prodotti nel paese non varcano i confini. In pratica l’economia va bene, la cultura no?

“Sono d’accordo solo parzialmente con questa affermazione. Il fatto è che all’epoca la Polonia era la linea del fronte tra due mondi. Durante il comunismo la Polonia era uno dei paesi più interessanti, esisteva una vera opposizione, si lottava per qualcosa. Eravamo la cosiddetta “baracca più felice nel lager comunista”, e nel mondo c’era molta attenzione politica e sociale verso il nostro paese. Adesso la Polonia è un normale stato occidentale e forse siamo meno interessanti. Però convengo sul fatto che oggi è triste registrare come spesso nel cinema polacco vengano copiati modelli occidentali. Ed invece non c’è bisogno di tradurre i problemi polacchi nel linguaggio di Hollywood, ma piuttosto di fare qualcosa di autentico, di interessante dal punto di vista formale e che tenga conto di una visione universale. Non bisogna concentrarsi su cosa un film dica della Polonia ma semplicemente bisogna agire senza complessi. Proprio come fa la Grande Arte che cerca di raccontare qualcosa sull’uomo con tutti i suoi paradossi, tutte le sue complicazioni e lo fa in un modo epico e appunto senza complessi. In Polonia c’è raramente questo approccio disinibito. Si fanno invece spesso film-propaganda su temi politici, che puntano a dare una certa interpretazione di un tema o a colpire un certo punto di vista, in alternativa ci si occupa di fare film che raccontano la mitologia di come siamo grandi, belli ma non compresi dal mondo o, infine, si fanno commedie mediocri. In tutto questo c’è troppo autoreferenzialismo, l’approccio è eccessivamente self-conscious, bisogna al contrario trattare la vita con canoni universali, tarati sull’uomo in genere, non sull’esser polacchi. Dopotutto in Polonia le persone non sono molto diverse da quelle che vivono altrove. La Grande Arte guarda sempre il mondo in una prospettiva eterna e universale.

 

Danzica, Sopot, Gdynia: il calore, il colore e i suoni delle Feste Natalizie

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Anche se i mercatini di Natale non sono ancora così fortemente radicati nella tradizione della Polonia, tuttavia ultimamente sempre più spesso si inscrivono nel paesaggio invernale delle sue città immergendo i suoi abitanti nella magica atmosfera della più importante festività polacca, i cui preparativi cominciano fin da metà novembre.

Già alcune settimane prima delle feste la piazza del Mercato del Carbone di Danzica, ravvivata da luminarie fiabesche e rallegrata da un albero di Natale addobbato con decorazioni realizzate dai bambini di Danzica, si riempirà di decine di stand e bancarelle strabordanti di leccornie e dei prodotti più vari, dai manufatti artigianali alle opere degli artisti locali, passando per i prodotti enogastronomici (vini, birre e liquori, dolciumi, formaggi, salumi e insaccati, conserve della nonna e mille altri prodotti regionali) e finendo con le decorazioni natalizie e mille proposte speciali per regali non banali. Le bancarelle e gli stand formano un intrico di stradine dai suggestivi nomi festivi: via dell’Angelo, via della Cannella, via della Vigilia, via della prima Stella, via del Marzapane, fra cui si diffonde un aroma di spezie e di vin brulé alla maniera di Danzica, servito in speciali boccali di ceramica decorati realizzati per l’occasione e che, dietro il pagamento di una „cauzione”, ci si potrà portare a casa come ricordo.

[cml_media_alt id='112287']Natale Danzica_fot. Stanislaw Skladanowski (11)[/cml_media_alt]Il Mercatino di Natale di Danzica non è però soltanto febbre degli acquisti, ma anche una sfilza di attrazioni di contorno. Dal 12 al 14 dicembre dalla Lapponia arriverà una slitta guidata da un aiutante di Babbo Natale e tirata da due vere renne di nome Rudolf e Kometek. Per la gioia dei bambini verranno messe a loro disposizione gratuitamente anche una giostra con cavallucci chiamata „wenecka karuzela” (giostra veneziana) e una pista da pattinaggio su ghiaccio. Durante i week-end invece il mercatino diventerà scenario di eventi artistici, soprattutto concerti di canti natalizi e spettacoli legati alle rappresentazioni sacre e al presepe. I più piccoli saranno al centro dell’attenzione in parecchie altre iniziative, fra cui attività e giochi didattici improntati all’ecologia e alle energie alternative, animazioni, gare a premi… E naturalmente non potrà mancare la presenza di Babbo Natale, che ascolterà pazientemente tutti i desideri e le richieste dei bambini presenti.

Oltre a tutto questo, come già avvenuto l’anno scorso, per il periodo natalizio verranno aperti al pubblico i locali dell’Armeria Grande, capolavoro del manierismo nordico che oggi fa parte dell’Accademia di Belle Arti e in cui nel periodo natalizio si terranno esposizioni tematiche e si metteranno in vendita opere di giovani artisti locali, come sciarpe di seta dipinte a mano, gioielli artigianali, dipinti e vetri anch’essi realizzati e decorati a mano. Insomma il luogo perfetto per andare in cerca di idee-regalo uniche e originali.

Un mercatino dell’Avvento viene organizzato anche dalla vicina città di Sopot, dove una grande attrazione sarà costituita senz’altro dalla pista di pattinaggio all’aperto allestita appositamente per questo periodo dell’anno. La location del mercatino, Placu Przyjació? Sopotu, ovvero il piazzale che raccorda la lunga, pedonale ulica Monte Cassino e il celebre Molo che si inoltra nel Baltico per oltre mezzo chilometro, non è casuale: il mormorio del mare, mescolandosi alle melodie dei canti natalizi che si levano dal vicino padiglione da concerto, aggiungono ulteriore fascino a un’atmosfera già di per sé magica. Naturalmente, oltre a tutto questo, Sopot resta sempre il punto di riferimento per l’intrattenimento e il tempo libero sia di Tricittà, sia del resto della Polonia, con le sue decine di caffè, birrerie, discoteche, ristoranti e altri locali sempre affollati di giovani e meno giovani posseduti dal dio della notte e del divertimento.

Gdynia dal canto suo preferisce agire più sui sensi della vista e dell’udito puntando con forza sull’illuminazione e sulla musica. Anche se non avrà un mercatino dell’Avvento nel vero senso del termine, tuttavia la dinamica città portuale fin dall’inizio di dicembre si tramuta in una caleidoscopica féerie di luci e colori che valorizzano al meglio il suo splendido tessuto architettonico modernista degli anni Venti e Trenta del Novecento, mentre in Skwer Ko?ciuszki, il grande piazzale che si protende nel mar Baltico con il sempre animato Molo Meridionale, si allestisce il gigantesco palco (2500 mq!) per il concertone di S. Silvestro – organizzato dalla TV Polsat e gremito di star della musica polacca – a cui nell’ultima edizione hanno assistito 150.000 spettatori in piazza e oltre 6 milioni di telespettatori da casa.

Insomma, durante queste feste natalizie, a Tricittà (Danzica, Sopot e Gdynia), la grande conurbazione dela Pomerania di oltre 850.000 abitanti affacciata sul golfo di Danzica, non ci sarà sicuramente da annoiarsi!

www.pomorskie.travel

 

Calendario dei mercatini dell’Avvento a Tricittà

 

Danzica

5 -23 dicembre, Targ W?glowy (piazza del Mercato del Carbone)

 

Sopot

6 -23 dicembre, Plac Przyjació? Sopotu, in fondo alla via Monte Cassino, non lontano dal Molo

 

Carte bancarie Record polacco

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In Europa i polacchi sono il popolo che preferisce sempre più pagare i beni acquistati in negozio con un carta di credito senza contatto: il 69% la utilizza regolarmente. E c’è anche una minoranza (il 14%) che ricorre allo smartphone. La Polonia è dunque in vantaggio rispetto alle altre nazioni del continente sul fronte delle nuove tecnologie.

A poco a poco anche i tedeschi, e soprattutto gli italiani, si lasciano sedurre dalle transazioni elettroniche di ultima generazione, mentre i francesi sono i principali appassionati degli assegni, che invece stanno scomparendo negli altri stati.

In questo contesto variegato Bruxelles intende uniformare i sistemi di pagamento attraverso un unico modello di versamenti e prelievi e con la diffusione in grande stile delle carte bancarie. Tutti uguali, anche davanti alla cassa.

La Francia rimane comunque in vetta nell’utilizzo delle carte di credito tradizionali, come sottolinea uno studio del Crédit Agricole Cards & Payments condotto da Harris Interactive. I francesi ricorrono a questo strumento più dei cugini italiani, dei tedeschi e anche dei polacchi per pagare i generi alimentari e i viaggi, mentre in Polonia prediligono il contante per la spesa e le medicine. Quanto alla Germania, la tradizione dell’uso di banconote e monete resta ben radicata nella vita quotidiana.