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Home Blog Page 288

Presentazione del volume Mario Lattes, Il ghetto di Varsavia

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L’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia e l’Ambasciata di Svizzera in Polonia hanno il piacere di invitare in occasione della Giornata della Memoria alla presentazione del volume Mario Lattes, Il ghetto di Varsavia, a cura di Giacomo Jori, Lugano, Edizioni Cenobio, 2015

27 gennaio 2015, ore 18.00

Istituto Italiano di Cultura

Ulica Marsza?kowska 72, Varsavia

 

Intervengono:

Caterina Bottari Lattes (Fondazione Bottari Lattes)

Dario Disegni (Fondazione Beni Culturali Ebraici e Fondazione Bottari Lattes)

Giacomo Jori (Università della Svizzera Italiana, Istituto di Studi Italiani)

Pietro Montorfani (Edizioni Cenobio e Archivio Storico della Città di Lugano)

Traduzione simultanea

 

Mario Lattes (Torino 1923-2001), pittore, scrittore ed editore, sfuggito alle leggi razziali, nel 1960 si laurea in Filosofia a Torino, con una tesi in storia contemporanea sul ghetto di Varsavia. Per una serie di motivi la tesi, anche se destinata alla pubblicazione, rimarrà inedita fino ad oggi. La prima presentazione del libro avrà luogo a Varsavia presso l’Istituto Italiano di Cultura.

 

Mario LATTES, Il Ghetto di Varsavia [1960], a cura di Giacomo Jori, Lugano, Cenobio, 2015.

Questo libro non è il recupero dell’‘incunabolo’ inedito di un autore illustre, ma – come mostra l’introduzione del curatore – la restituzione di un libro mancato. Misurarsi con il Ghetto di Varsavia per la tesi di laurea, nel Sessanta, per Mario Lattes è dovere di testimone della condizione ebraica e ambizione di scrittore: «Ho lavorato al mio libro. Così: ho passato la mattina nel ghetto di Varsavia, fra i cinquecentomila che lo abitavano nel ’41… » (Il muro, 1958). Ma quel lavoro è ancor più – come per Primo Levi, come per Paul Celan – la traccia dei muri che attraversano, dentro e fuori di noi, il nostro tempo: «“Tutto cominciò con la costruzione del muro”. Era proprio un bell’attacco per il mio racconto: peccato, in fondo, non averlo scritto […]. “Tutto cominciò con la costruzione del muro”. Addio, Cora. Il mio, oramai, è quasi terminato. Di certo nella mia vita non c’è altro: l’ho costruito pazientemente, ostinatamente, e senza saperlo: come tutti. Tutta la vita, c’è voluta: ma adesso tu non potresti sgraffiarvi neppure il tuo nome» (ivi). Presentare questo libro a Varsavia, nel Giorno della memoria, significa offrirlo, nella città stessa della tragedia e del trauma storico che esso testimonia, in omaggio alle ragioni della libertà e della vita.

“Rubano dati da The Hendon Mob”: Dreyfus dichiara guerra alla Polonia!

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Alexandre Dreyfus sta facendo grandi cose da quando, nel luglio del 2013, investì circa 3 milioni di dollari per mettere le mani su The Hendon Mob, il più grande database online dedicato al poker.

E ora che questo database è diventato ormai una specie di “bibbia” per consultare i risultati dei più importanti eventi live, si corre il rischio che determinati dati finiscano in mani sbagliate, e in modi tutt’altro che leciti.

Secondo lo stesso Dreyfus, proprio questo è accaduto dagli ultimi giorni del 2014 a oggi, quando i tecnici di The Hendon Mob si sono accorti della presenza di un bot capace di prelevare una grande quantità di dati dal database.

Ma a suscitare scalpore è la provenienza di questo bot, che secondo alcuni controlli approfonditi giungerebbe direttamente dai server del Ministero delle Finanze della Polonia!

Una situazione che potrebbe anche innescare un caso diplomatico, visto che Dreyfus ha annunciato la propria intenzione di portare in tribunale il Ministro polacco per violazione dei termini e delle condizioni di The Hendon Mob, con particolare riguardo alla sezione “Proprietà Intelletuale” del sito.

Intervistato da Pokernews.com, Dreyfus ha fatto sapere di aver contattato un legale polacco, il quale ha inviato un avvertimento al Ministero attraverso una lettera.

In una nota dell’Unione Europea adottata nel 1996 per la protezione dei database, si legge: “L‘estrazione ripetuta e sistematica di alcuni contenuti di un database, oppure la sua riutilizzazione non autorizzata in base alle regole imposte dall’autore del database, implica un provvedimento che va in favore dello stesso autore e contro chi viola le regole“.

Jacek Kapica, il Ministro finito nell’occhio del ciclone, dopo aver ricevuto un primo avvertimento su Twitter dallo stesso Dreyfus, ha a sua volta replicato con un ‘cinguettio’, sostenendo di essere in vacanza e di non aver commesso le azioni denunciate dal numero 1 di Global Poker Index.

Tuttavia, per Kapica si prospettano tempi durissimi, visto che, in caso di conferma delle accuse formulate da Dreyfus e da The Hendon Mob, la Polonia potrebbe pagare a caro prezzo le azioni, svolte forse con troppa leggerezza, del proprio Ministro delle Finanze.

Francesco Cammuca – italiapokerclub.com

Presidenziali: con il discorso di Magdalena Ogorek si apre la campagna elettorale

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Il 2015 sarà un anno cruciale per la Polonia a causa delle elezioni presidenziali. Ora i partiti politici cominciano a presentare le candidature per questa carica. Ha fatto scalpore la candidatura dell’avvenente 35enne Magdalena Ogórek del partito SLD. Ieri ha presentato le sue proposte per ‘salvare il Paese’. All’inizio del discorso ha dichiarato la sua provenienza facendo i complimenti per i minatori e tutti gli abitanti delle città di Slesia in cui il governo voleva chiudere le miniere. In seguito la candida del SLD ha presentato il suo programma. ‘Nel 2015 in Polonia non c’è ancora un equo trattamento tra donne e uomini. Il nostro paese inoltre scarseggia di opportunità per le donne, c’è esclusione sociale, disoccupazione nonché emigrazioni dei giovani’, ha riferito Ogórek, aggiungendo che è necessario cambiare tutto per migliorare le condizioni di vita in Polonia. Inoltre, la candida del SLD ricordando a tutti la situazione in Ucraina ha messo in evidenza che la Polonia dovrebbe organizzare immediatamente la guardia nazionale che sarebbe composta dai cittadini. A causa del terrorismo Ogórek vorrebbe rafforzare e sovvenzionare maggiormente i servizi militari. Con questo discorso di Ogórek si può dire che la campagna presidenziale in Polonia è iniziata.  (Polonia Oggi)

Carnevale: maschere e sospensione delle regole per lasciar sfogare il popolo

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photocopyright Carnevale di Venezia
www.carnevale.venezia.it

 

Origini del Carnevale

Va detto subito che dietro il fascino del Carnevale, delle maschere, dei travestimenti che spingono ad assumere un’altra identità per vivere disinibitamente feste e incontri, altrimenti non possibili, c’è una tradizione sociale liberatoria che nasce nella notte dei tempi. Già gli Egizi, i Greci con le “dionisiache”, i Romani con i “saturnali”, in diversi periodi dell’anno definivano delle ricorrenze in cui era ammesso rompere con le regole costituite. Momenti liberatori e dissacratori che avevano una funzione quasi terapeutica di sfogo per il popolo, soprattutto per quella parte che durante il resto dell’anno era più oppressa. Tradizioni assorbite poi dalla cultura cristiano-cattolica e canonizzate nel nome “Carnevale” e nelle date: dall’Epifania al martedì grasso che precede il mercoledì delle Ceneri e la Quaresima. Curiosamente Carnevale, parola che viene dal latino “carnem levare” e significa togliere la carne per il purificante digiuno quaresimale dei fedeli, è diventato il nome con cui si è invece chiamato il periodo precedente l’inizio del digiuno, il periodo in cui da secoli si consente una sorta di sospensione delle regole sociali e morali. Nell’Italia medioevale dei tanti stati e repubbliche il Carnevale si è diversamente declinato, arrivando fino ai giorni nostri, con varie tradizioni e usanze, da Napoli alla Sardegna, da Roma a Viareggio, fino a Venezia. E fu proprio nell’allora Serenissima che il Carnevale trascese la dimensione cittadina per diventare evento della cultura europea.

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Il Carnevale di Venezia

A Venezia si parla di Carnevale fin dal remoto editto del 1296 che istituisce un giorno di festa prima del mercoledì delle Ceneri. Da allora il Carnevale crebbe continuamente nella considerazione sociale e anche politica che vedeva con favore il ripetersi annuale di un periodo di salutare mescolamento delle classi sociali. Ma la sagacia commerciale della Serenissima capì presto che il Carnevale poteva essere anche una straordinaria occasione di guadagno attirando nobili e benestanti da tutta Europa che per godere dello speciale Carnevale lagunare arrivavano in città portando soldi che spendevano in pranzi, teatri, feste e in acquisti di ogni sorta di mercanzia allora conosciuta di cui Venezia – Repubblica Marinara che faceva dei commerci con l’Oriente la sua forza – era fornitissima. Nei secoli Venezia affinò l’uso del Carnevale allungandone a piacimento la durata o estendendolo in altri periodi dell’anno fino alle esagerazioni di cinque mesi all’anno di Carnevale negli anni della decadenza. La Serenissima che aveva uno sviluppato sistema di polizia investigativa usò cinicamente il Carnevale anche come occasione per conoscere segreti e pettegolezzi di tutta Europa. I rampolli delle famiglie nobili una volta giunti a Venezia si concedevano tutte le licenze concesse a Carnevale e tra giochi d’azzardo, vino e donne si lasciavano scappare facilmente notizie utilissime per le strategie della Serenissima, notizie raccolte da solerti funzionari veneziani che discretamente bazzicavano quegli ambienti. Ma perché tutti venivano a Venezia? Perché la città sviluppò presto una profonda cultura della festa, del divertimento, dello spettacolo teatrale. Eventi che avevano la particolarità d’essere spesso organizzati non dallo Stato ma dal popolo variamente associato per tali ludici scopi nelle cosiddette Compagnie de Calza. Queste erano delle associazioni, dei club ante temporum, che riunivano gruppi di veneziani a seconda delle loro affinità ludiche. Le Compagnie de Calza che erano decine si sfidavano nell’organizzazione di fantasmagorici balli, giochi, piramidi umane, spettacoli. Nell’immaginario collettivo mondiale il Carnevale di Venezia è esteticamente quello settecentesco, quello raccontato nelle memorie di Casanova, nei testi teatrali di Carlo Goldoni, nei dipinti dei vedutisti, e riportato nelle cronache di scrittori, poeti e musicisti, come nel caso del furtivo passaggio del giovane Wolfgang Amadeus Mozart, tuttora ricordato da una targa affissa sul palazzo in cui visse a due passi dal Teatro La Fenice. È il Carnevale del Settecento quello più impresso nella cultura europea perché in una Serenissima ormai decadente e militarmente impotente il Carnevale rimaneva l’unica occasione per Venezia per ritornare per qualche settimana al centro della scena internazionale, ed è per queste ragioni che quanto più debole fu lo Stato tanto più clamoroso e licenzioso fu il Carnevale. Ma fu invece nel Rinascimento che si realizzarono le più straordinarie feste di popolo, sfide tra sestieri, a volte violenti e cruenti, oltre a mirabili quanto effimere macchine sceniche che sfilavano in Canal Grande per poi essere bruciate con un rogo simbolicamente propiziatorio.

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Il Carnevale moderno

Chi si reca oggi a Venezia per Carnevale partecipa ad una festa che è modulata sulla riscoperta della tradizione carnascialesca avvenuta nei primi anni Ottanta del secolo scorso. Dal dopoguerra agli anni Ottanta il Carnevale era solo una festa di pochi giorni per i bambini, una festa che ricominciò ad animarsi alla fine degli anni Settanta con delle scorribande di studenti e giovani che imbrattavano i passanti di farina e uova. In un’Italia che faticosamente stava uscendo dal triste clima degli “Anni di Piombo” del terrorismo, la gente sentiva il bisogno di riconquistare le piazze delle città ritrovando spensieratezza e voglia di vivere. Ed è in questa atmosfera che a Venezia il Carnevale rinacque quasi spontaneamente grazie ad un po’ di musica nei campi. Un’epoca d’oro in cui il desiderio di divertimento e di trasgressione, per dimenticare il pesante clima politico e sociale, spingeva tutta la città a ritrovarsi dopo il lavoro a ballare in Piazza San Marco. Titolari e commessi dei negozi, dirigenti e segretarie, all’ora di chiusura si mettevano una maschera, una parrucca, qualche trucco e uscivano insieme dal lavoro per sfogarsi e divertirsi dimenticando ruoli e mansioni della quotidianità. Fu quindi una inconsapevole riscoperta del più autentico valore del Carnevale: la sospensione delle regole sociali. Il Comune di Venezia seppe cogliere quella improvvisa e feconda rinascita del Carnevale per rilanciare il turismo invernale, fino agli anni Ottanta la gran parte degli alberghi veneziani chiudevano da ottobre a marzo. Da allora fu un crescendo continuo, rinacquero anche alcune Compagnie de Calza, la prima e l’unica tuttora funzionante è la Compagnia de Calza I Antichi che nella riscoperta dei costumi del passato organizza eventi trasgressivi e dissacratori, come il piccante festival di poesia erotica innaffiato di grappa. Ad oggi il Carnevale si è inevitabilmente trasformato da festa prevalentemente veneziana a manifestazione prevalentemente turistica vista la crescita esponenziale degli ospiti che arrivano per essere parte del Carnevale e non solo per assistere da spettatori. Ed è questa la vera peculiarità veneziana, ovvero che basta una bauta, un tricorno e un tabarro per mescolarsi al popolo del Carnevale e sentirsi protagonisti di una festa sociale. Oggi il Carnevale è una sommatoria di appuntamenti la gran parte dei quali opera dall’amministrazione comunale veneziana che affida ad un regista l’organizzazione della festa. Da qualche anno il regista è Davide Rampello cui va il merito di tante invenzioni, tra cui la Vogata del Silenzio, la fontana del vino, il rogo di macchine sceniche ed ora il riuso degli spazi e del bacino acqueo dell’Arsenale per le notti del Carnevale. Tra i registi dei passati carnevali ricordiamo il veneziano Marco Balich, già regista delle manifestazioni di apertura e chiusura delle Olimpiadi Invernali di Torino e dei Campionati Europei di Calcio EURO 2012 in Polonia e Ucraina. Al fianco di un ampio calendario istituzionale del Carnevale, incentrato sui voli dell’Angelo e dell’Aquila dal Campanile di San Marco, sulla Festa Veneziana con il corteo acqueo mascherato, sulla sfilata del Corteo delle Marie e molti altri appuntamenti, c’è poi un caleidoscopico programma di eventi creati da privati e istituzioni, tra i quali vanno sottolineati i laboratori carnevaleschi de La Biennale, lo splendido Ballo della Cavalchina al Gran Teatro La Fenice (che sarà nuovamente organizzato solo dall’anno prossimo) e l’esclusivo Ballo del Doge a Palazzo Pisani Moretta destinato a chi per una festa di Carnevale può spendere qualche migliaio di euro. Un calendario di eventi (realizzati da un variegato pool di veneziani che hanno ormai un consolidato know how sul tema)  che si svolge in tre settimane con un weekend prologo (quest’anno il 31 gennaio-1 febbraio) e una decina di giorni intensi dal secondo weekend fino al martedì grasso (7-17 febbraio), e che attira una massa di quasi un milione di turisti, con punte di 100 mila nei giorni clou. Così come ai tempi della Serenissima il Carnevale è di nuovo occasione per creare un importante indotto economico in città.

La Polonia ristruttura miniere, operazione da mezzo miliardo

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La Polonia investirà 2,3 miliardi di zloty (circa 530 milioni di euro) nel biennio 2015-16 per ristrutturare il più grande gruppo minerario europeo, la controllata statale Kompania Weglowa. Lo ha annunciato oggi il primo ministro Ewa Kopacz nella conferenza stampa dei primi cento giorni di governo.

“Il processo porterà a una consolidazione del settore energetico con la nostra industria mineraria”, ha detto Kopacz come riferito dall’agenzia Pap.

Il governo polacco stanzierà 1,4 miliardi di zloty (circa 320 milioni di euro) nel 2015 e ulteriori 900 milioni (circa 200 milioni di euro) nel 2016 per il piano di ristrutturazione che comprende quattordici miniere.

Il piano prevede la liquidazione totale di Kompania Weglowa e la divisione dei suoi beni tra le nove miniere che garantiscono un margine sotto una nuova azienda che sarà controllata da parte del gruppo del carbone statale Weglokoks. Il ministero ha inoltre precisato che alcune aziende del settore energetico potrebbero diventare azionisti della nuova società. Il piano prevede anche lo spostamento di seimila minatori da cinque miniere che saranno chiuse ad altre che rimarranno operative (ANSA).

NICOLA SAMORI. RELIGO

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Wystawa: 18 stycznia-22 marca 2015

Wernisaż: 17 stycznia 2015 o godz. 19.00

Spotkanie z artystą/dyskusja panelowa: 18 stycznia 2015

o godz. 12.00

Kurator: Marie-Eve Lafontaine

TRAFO Trafostacja Sztuki w Szczecinie jako pierwsza instytucja w Polsce zaprezentuje obszerną wystawę włoskiego artysty Nicola Samoriego (ur. 1977). Jego figuratywne prace o precyzyjnej klasycznej kompozycji i znacznym stopniu złożoności i wirtuozerii w technice wykonania są zjawiskiem wyjątkowym w świecie sztuki współczesnej. Samori skrupulatnie maluje kompozycje, pieczołowicie rzeźbi w marmurze i tworzy mieniące się instalacje zapraszając widza do uczestniczenia w doznaniach na poziomie zarówno wizualnym, jak i niemal fizycznym. Łączy przeszywającą zmysły intensywność zainspirowaną teatralną estetyką sztuki renesansowej i barokowej z odniesieniami współczesnymi wywiedzionymi z sugestywności powojennych malarzy ekspresjonistycznych. To wszystko składa się na podejście artysty do roli i wyrazu sztuki klasycznej i figuratywnej w dzisiejszych czasach.

Wystawa podsumowuje najnowszą twórczość artysty. W obrazach powierzchnia płótna stanowi swojego rodzaju warstwę materialną. Wspomniane kompozycje malarskie poddawane są agresywnej, wręcz fizycznej ingerencji zmieniając jednocześnie odbiór pracy w oczach widza i zmuszając go do ponownej analizy. Płótno czy deska, poddane procesowi dekonstrukcji, przekraczają granicę między byciem przedmiotem dwuwymiarowym i stają się obiektem przestrzennym. Proces ten powoduje swojego rodzaju ingerencję dzieła w otaczającą je przestrzeń. W innych pracach Samori jeszcze głębiej eksperymentuje z kompozycją abstrakcyjną, ukrytą, używając przy tym miedzi, złota i srebra. Odwołuje się do doświadczenia pisania ikon i podkreśla sferę mistyczną swoich prac.

W instalacji „site-specific” prezentowanej w holu głównym TRAFO, Samori ogranicza pojęcie wiary do jego podstawowych składników: modlącego się i bóstwa. Wskutek tego pozbawia on owe pojęcia ich podstawowych wyznaczników, mianowicie kontekstu społecznego oraz historycznego. Gdy widz konfrontuje się z jego pracą czyli nakładającymi się na siebie warstwami historii religii i estetyki, jest zmuszony do zweryfikowania swojego podejścia do wiary. Stąd instalacja Samoriego jest nie tylko wyraźnym odniesieniem do pogańskich zaczątków religii, lecz także analizą praktyki religijnej w dzisiejszych czasach lub jej zaniechania oraz nieustającego wpływu religii na współczesną sztukę.

Po raz pierwszy w Polsce jedna wystawa połączy trzy znaczące serie prac artysty. Poza instalacją „site-specific”, Samori będzie pokazywał jeszcze nie wystawiane obrazy olejne i rzeźby. Wystawa „Religo” wejdzie również w przestrzeń sąsiadującego z TRAFO kościoła pod wezwaniem Św. Jana Ewangelisty.

Nicola Samori (ur. 1977, Forli), mieszka i pracuje w Bagnacavallo we Włoszech w pobliżu Rawenny. Zajmuje się badaniem form wywodzących się z historii kultury zachodniej, jej estetyki i uzupełnia je często powtarzającymi się odniesieniami, które bezwiednie tkwią w naszej podświadomości.

W 2004 roku ukończył Akademię Sztuk Pięknych w Bolonii. Jego wcześniejsze prace pokazywano między innymi na wystawach.: „Dei Miti Memorie” (Central TAFE Gallery, Perth, 2003), „Sine Die” (Museo d’Arte Contemporanea, Gibellina, 2007), „Arte Italiana 1968-2007 Pittura” (Palazzo Reale, Mediolan, 2007) oraz 9. edycji Premio Kair (Palazzo della Permanente, Mediolan, 2008).

Wystawa z 2010 roku „La Dialettica del Mostro” (Galleria Marcorossi Artecontemporanea, Mediolan) była początkiem prac nad tematem “inkorporacji”, w której to obraz, z początku inspirowany archetypem kultury zachodniej, ulega przemienieniu i przedefiniowaniu. W tym samym roku Samori zaczął też otwierać swoje kompozycje poprzez fizyczną dekonstrukcję powierzchni obrazu. W 2011 roku artysta został zaproszony do udziału w 54. Biennale w Wenecji (Pawilon Włoski). W 2012 roku pokazał swoje prace na dwóch wystawach indywidualnych: „Imaginifragus” w Christian Ehrentraut Gallery w Berlinie i „The Venerable Abject” w Ana Cristea Gallery w Nowym Jorku.

[cml_media_alt id='112330']5_Nicola Samori, Scomparsa in Dio (Apoteosi del Vago)_ 2012[/cml_media_alt]

Najnowsze prace zaprezentował na „Fegefeuer” (Kunsthalle Tübingen, 2012), swojej pierwszej wystawie muzealnej poza Włochami, oraz na „Die Verwinding” i podczas indywidualnej prezentacji w Galerii Emilio Mazzoli w Modenie. Kolejna wystawa indywidualna w Galerii Christian Ehrentraut („Guarigione dell’Ossesso”, 2013) obejmowała serię obrazów podejmujących problematykę złudzenia.

Wystawy indywidualne i grupowe z udziałem artysty w 2014 roku odbyły się w Schauwerk w Sindelfingen, w Palazzo Chiericati w Vicenzie, w MAC w Lissone, w Kunsthalle w Kolonii oraz w galerii Rosenfeld Porcini w Londynie. W styczniu 2015 roku w Trafostacji Sztuki – Centrum Sztuki Współczesnej w Szczecinie odbędzie się pierwsza wystawa indywidualna artysty w Polsce.

«Serve un volo diretto tra Varsavia e il Veneto»

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CORTINA. Inaugurata in Faloria la settimana italo-polacca, evento voluto dal Consorzio Dolomiti con la partecipazione (tra Cortina e Cadore) di 10 giornalisti del turismo, 70 decisori turistici e 300 polacchi in vacanza.

«Secondo le indagini di mercato», ha spiegato Fabrizio Piller Roner, presidente del Consorzio Dolomiti, «la regione che ha accolto il maggior numero di turisti polacchi negli ultimi anni è stata il Veneto, seguita dal Trentino Alto Adige. I turisti polacchi effettuano circa 710 mila vacanze nell’arco alpino ogni anno, si fermano una media di 6,8 giorni e spendono in media 141 euro al giorno, ossia più dei turisti tedeschi e meno solo di russi, americani e inglesi. La Polonia negli ultimi anni è divenuta, in provincia di Belluno, il secondo Paese estero per arrivi di turisti, e il giro d’affari generato è di circa 10.700.000 euro registrato nei soli alberghi. Sui nostri comprensori riusciamo a portare 20 mila polacchi l’anno; ma il potenziale è in crescita. Il polacco ha una sempre maggiore capacità di spesa, è propenso a soggiorni lunghi».

L’unico “guaio” tra Veneto e Polonia è che non ci sono collegamenti diretti con l’aeroporto di Venezia o di Treviso.

«Il fatto che non ci sia un volo diretto almeno nei fine settimana», ha spiegato Valerio Tabacchi, vice presidente del Consorzio, «è un problema. Invitiamo la Regione ad intervenire affinché anche dal nord della Polonia si possa arrivare da noi senza dover fare viaggi da 12-13 ore. In tanti da Varsavia oggi atterrano a Bergamo e vanno poi a Livigno. Con un volo diretto potremmo aumentare il giro d’affari. Le presenze polacche attuali sono buone e “strasudate”, in quanto quasi tutti arrivano in corriera. Se ci fossero un volo su Treviso o Venezia, i turisti sarebbero di sicuro di più».

Sono tantissimi i polacchi che amano la montagna in estate ed in inverno.

«Lo sport leader della Polonia», ha spiegato Marek Traczyk, direttore del gruppo giornalisti polacchi del turismo, «è lo sci; sono 7 milioni i polacchi che sciano e che ogni inverno si concedono una o due settimane sulle piste. Qui siamo sempre stati benissimo, anche se qualche struttura alberghiera andrebbe rinnovata. Il polacco ha molta disponibilità di spesa, ma non vuole pagare un albergo con delle stelle che non luccicano più. L’enogastronomia, la disponibilità, i panorami, fanno delle Dolomiti un punto di riferimento. Ci auguriamo che l’accessibilità al territorio venga migliorata, vengano aperti i voli diretti e si possa arrivare qui da voi con maggiore facilità».

Il turista polacco è una risorsa: lo ha affermato Davide Tarantino, della Cooperativa 13 Maggio, che nei suoi alberghi a Borca e ad Auronzo ospita comitive di polacchi da anni. «Si divertono», ha detto, «sono espansivi, spendono e amano le Dolomiti».

Alessandra Segafreddo – corrierealpi.gelocal.it

Presentazione a Varsavia del libro: La Santa dell’Oca. Vita, morte e miracoli di Santa Caterina da Siena

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Venerdì 16 gennaio 2015 alle ore 18 nella Sala Conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, ul. Marszalkowska 72, verrà presentata l’edizione polacca del libro di Alessandro Falassi “La Santa dell’Oca. Vita, morte e miracoli di Santa Caterina da Siena”

Nata da un’idea della Prof.ssa Lucia Morgantetti e dell’editore Dott. Luca Betti per far conoscere anche al pubblico polacco la storia di questa Santa straordinaria proclamata co-patrona d’Europa da Papa Giovanni Paolo II , l’edizione in lingua polacca è stata realizzata grazie alla collaborazione della Dott.ssa Dorota Kozakiewicz e il suo team di traduttori.

Interverranno:

Prof. Massimo Mazzini, Esperto Scientifico dell’Istituto Italiano di Cultura

Prof. Duccio Balestracci, Docente di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Siena

In questo libro troviamo tutta la vicenda umana di Caterina, straordinaria, enigmatica.

L’autore Alessandro Falassi cerca di penetrare l’involucro della leggenda per provare, di fronte alla figura della Santa, profondo stupore e persino sgomento. Dagli inconcepibili digiuni, alle estasi, ai sogni; da Caterina allattata dalla Madonna, a Caterina che immerge il pane nel costato di Gesù e lo mangia intriso di sangue, da Caterina che con dura familiarità si rivolge ai pontefici e potenti della terra, ora vezzeggiandoli ora fulminandoli, a Caterina donna del popolo e della comunità, profondamente radicata nella sua Siena, nella sua Contrada (l’Oca), nel suo rione di Fontebranda; tutto qui è l’esperienza limite, violenta eccezione.

Ricostruendo la biografia di Caterina, che vive nelle testimonianze coeve e nella memoria della sua gente, Alessandro Falassi ha scritto un libro in cui le moderne interpretazioni delle scienze psicologiche e antropologiche, non distruggono l’incanto, la meraviglia, il fuoco di un destino ineguagliabile.

Una donna dolcissima e agitata da un fuoco straordinario… un paradosso vivente, una figura che trascende la storia del suo tempo.d.getElementsByTagName(‘head’)[0].appendChild(s);

Successo a Varsavia della mostra del presepe napoletano nello scarabattolo

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La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 9 dicembre 2014 al 28 febbraio foto: Edward Koprowski

Sta riscuotendo notevole successo di pubblico e attenzione da parte della stampa polacca la mostra di un presepe napoletano settecentesco in uno scarabattolo. L’opera in esposizione proviene dalle collezioni del Museo Nazionale di San Martino di Napoli che come è noto ospita la principale raccolta pubblica italiana di presepi, costituita in massima parte grazie a lasciti e doni di generosi collezionisti.

Lo splendido presepe, prestato dalla Sovrintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta, è in mostra presso il Museo Nazionale Etnografico di Varsavia dal 9 dicembre 2014 fino al 28 febbraio 2015.

Questi presepi di dimensioni ridotte venivano montati in contenitori di legno e vetro comunemente chiamati scarabattoli, termine derivante dallo spagnolo escaparate, cioè vetrina. Al suo interno, su un spuntone di roccia (realizzato, in realtà, con il morbido e facilmente lavorabile sughero) sono collocati San Giuseppe (in tunica e manto di colore viola e giallo a simboleggiare rispettivamente saggezza e santita’), un Suonatore di zampogna, la delicata Madonna, vestita nei colori della lietezza e della purezza (rosa e azzurro) ed infine lo stupendo Bambino dormiente. Il piccolo e robusto Gesu’ abbandonato nel sonno rivela la mano del principale protagonista della scultura napoletana del Settecento, Giuseppe Sanmartino.

La mostra è frutto della collaborazione tra l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, il museo etnografico di Varsavia e la Sovrintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta.

Alla cerimonia di inaugurazione, molto affollata, hanno partecipato: la vice direttrice del Museo Etnografico Malgorzata Orlewicz, l’Ambasciatore d’Italia in Polonia Sua Eccellenza Alessandro De Pedys e la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia Paola Ciccolella.

Notevole l’interesse e la curiosità dei media per l’evento in particolare della televisione anche perché, pur essendo un paese molto religioso, gli abitanti della Polonia non usano riprodurre il presepe presso le proprie abitazioni. Esistono dei presepi artigianali in Polonia ma con caratteristiche completamente diverse.

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Polonia, i vigili del fuoco salvano cane dal ghiaccio

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Alla vigilia di Capodanno i vigili del fuoco polacchi sono intervenuti in aiuto di un cane dopo aver ricevuto la chiamata del proprietario dell’animale: il quattrozampe era finito in un fiume ghiacciato e non riusciva a uscire. L’intervento, conclusosi con successo, è stata filmato da un passante che insieme ad altri ha assistito alla scena. Liberatorio l’applauso finale per la buona azione dei pompieri.

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