Oltre il 76% dei polacchi sono contrari all’adozione dell’euro, dice un sondaggio diffuso ieri, indicando che l’ingresso della Polonia nel sistema della moneta unica sembra al momento poco probabile. Il presidente Bronislaw Komorowski, sostenitore dell’euro, ha detto lunedì che la Polonia deciderà sulla questione nel 2015. Secondo il sondaggio realizzato da Gfk, il 38% degli intervistati tra il 2 e il 5 ottobre sono “decisamente” contrari all’euro, mentre un altro 38% sono comunque sfavorevoli. Solo il 3% sono “decisamente” a favore dell’euro, mentre il 15% sono comunque per il sì. La Polonia è obbligata in realtà all’adozione della moneta unica in base alle condizioni con cui ha fatto ingresso nell’Ue nel 2004. Per tale passaggio occorre anche una modifica costituzionale, dato che il testo indica lo zloty come moneta nazionale. Ma il governo di Ewa Kopacz non ha la maggioranza dei due terzi necessari a cambiare la Costituzione. (Polonia Oggi)
A Roma la seconda edizione del Festival del cinema polacco CIAKPOLSKA
Dal 5 al 9 novembre si terrà a Roma la seconda edizione del Festival del cinema polacco CIAKPOLSKA. 16 lungometraggi saranno protagonisti di queste 5 giornate dedicate alla produzione cinematografica polacca per far conoscere in Italia alcuni tra gli autori più rappresentativi della nuova generazione di cineasti del paese. I film saranno proiettati alla Casa del Cinema e al Cinema Trevi.
Ad aprire la rassegna “Ida” di Pawe? Pawlikowski che sarà presentato il 5 novembre alla Casa del Cinema. “Ida“, film pluripremiato e distribuito in 56 paesi, è finalista del Premio Lux del Parlamento Europeo e il candidato della Polonia agli Oscar 2015. ll successo clamoroso riscosso all’estero fa di “Ida” uno dei maggiori capolavori della cinematografia polacca degli ultimi anni. Alla serata, organizzata in collaborazione con il Parlamento Europeo – Lux Film Days, sarà presente la sceneggiatrice Rebecca Lenkiewicz.
Le donne saranno le grandi protagoniste di questa edizione della kermesse. Alla Casa del Cinema, che ospiterà la sezione dedicata al Nuovo Cinema Polacco, saranno presentati, tra gli altri, film girati da cineaste che portano sullo schermo temi forti: Malgorzata Szumowska con “In the name of…” – vincitore del Milano Mix Festival 2013 – affronta temi delicati come la sessualità dei sacerdoti, l’omosessualità e la chiesa. Anna Kazejak con “La promessa“, anteprima italiana al Giffoni Film Festival 2014, ci offre una riflessione sull’amore nei tempi dei social network. Joanna e Krzysztof Krauze con “Papusza” affrontano, invece, la tematica della ricerca dell’identità attraverso la storia della poetessa gitana Papusza.
Un omaggio speciale sarà dedicato all’Insurrezione di Varsavia del 1944 nel suo 70° anniversario con il film “Stones for the Rampart” di Robert Glinski, che racconta le drammatiche vicende dei giovani al tempo della guerra. Il regista sarà tra gli ospiti del festival. Glinski, oltre a essere un autore noto in patria è stato anche il rettore della prestigiosa Scuola di Cinema e TV di ?odz. Imperdibile occasione di vedere anche il cortometraggio che riproduce la simulazione di un volo aereo sulla Varsavia distrutta alla fine della seconda guerra mondiale.
Il weekend dell’8 e 9 novembre si svolgerà al Cinema Trevi e sarà, invece, dedicato ai maestri del cinema polacco. Dopo l’omaggio della prima edizione del festival ad Andrzej Zulawski, quest’anno è la volta di Lech Majewski, regista e scrittore a cui nel 2006 il MoMa di New York ha proposto una retrospettiva completa dei suoi lavori. Majewski è autore del trittico “Il giardino delle delizie“, “I colori della passione” e “Onirica“, tutti e tre distribuiti in Italia da Cecchi Gori Home video (CHGV). Majewski sarà presente per un incontro al Cinema Trevi sabato 8 novembre. Per l’occasione sarà proiettato il suo ultimo film Onirica (2014), una visionaria storia d’amore ispirata alla Divina Commedia di Dante.
Di Majewski sarà proiettato anche il “Il Vangelo secondo Harry“, film del 1994 una sorta di moderna parabola sulla fragilità della coppia, con protagonista Viggo Mortensen.
Oltre alle proiezioni, la Casa del Cinema ospiterà una mostra fotografica Heroin(a) di Tomasz Tyndyk dedicata alla nuova generazione delle attrici polacche ed uno spazio in cui saranno presentati, durante tutto il festival, cortometraggi di giovani registi prodotti dallo Studio Munk.
Per la prima volta verrà assegnato dal pubblico romano, il Premio del Pubblico per il Migliore Film. La pellicola vincitrice sarà presentata il 16 Dicembre alle ore 20 presso il Polo Culturale Visiva all’interno della rassegna “Trip – frammenti di viaggio” che proporrà, tra gli altri, “Onirica” di Majewski in streaming sul portale romefilmmarket.com.
Partner di questa seconda edizione di CIAKPOLSKA, promossa, dall’Istituto Polacco di Roma sono: Cortoitaliacinema, RIFF, Polish Film Institute, Trieste Film Festival, Bari Film Festival, Lux Film Days – Parlamento Europeo, Casa del Cinema, Cineteca Nazionale – Cinema Trevi, Parthénos Distribuzione e CGHome Video. La rassegna ha il Patrocinio di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica.
Davide Vignola
Una giornata di studio sul Ghetto di Varsavia
Lunedì 3 novembre la città di Ferrara sarà sede di un’importante giornata di studio aperta a tutta la cittadinanza sul ghetto di Varsavia, frutto della collaborazione avviata già da alcuni anni tra l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna e il Mémorial de la Shoah di Parigi.
Una lectio magistralis di Georges Bensoussan, storico e responsabile editoriale del Mémorial de la Shoah di Parigi e la proiezione di “A Film Unfinished” della regista israeliana Yael Hersonski, rarissimo documentario con filmati di epoca nazista proprio sul ghetto, saranno i momenti cardine di questa iniziativa, realizzata grazie alla partecipazione del Meis–Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, con cui di recente la prestigiosa istituzione francese ha siglato un accordo di cooperazione culturale, con l’Istituto di Storia contemporanea di Ferrara e con il Pitigliani Kolno’ a Festival di Roma, e con il patrocinio di Comune, Provincia, Università degli Studi e Comunità Ebraica di Ferrara.
Il Ghetto di Varsavia fu il più grande degli oltre mille ghetti istituiti dai nazisti tra l’autunno 1939 e l’agosto 1944 nei territori occupati dell’est europeo (principalmente in Polonia, ma anche in Lituania, Lettonia, Ucraina) per rinchiudervi gli ebrei in attesa di “risolvere definitivamente la questione ebraica”. Creato il 12 ottobre 1940 nella parte più povera della città e subito circondato da un alto muro di cinta per evitare ogni contatto con la parte “ariana” di Varsavia, il ghetto arriverà in pochi mesi a imprigionare più di 450.000 persone. Le condizioni di prigionia in cui gli ebrei furono costretti a vivere furono talmente spaventose da rendere, di fatto, il ghetto di Varsavia e tutti gli altri ghetti (pur con sensibili differenze) l’anticamera della morte, ovvero una tappa intermedia nella politica di sterminio messa in atto dal regime di Hitler. Il sovraffollamento, la denutrizione, le terribili condizioni igieniche provocarono la morte di centinaia di migliaia di persone, soprattutto bambini e anziani, al punto che almeno un terzo della popolazione del ghetto di Varsavia morì di fame e di stenti.
Il 22 luglio 1942, i tedeschi diedero il via alle cosiddette “Aktionen” (procedure di svuotamento progressivo del ghetto mediante deportazioni sistematiche), trasferendo gli ebrei, a gruppi di migliaia alla volta, verso il centro di sterminio di Treblinka dove trovarono una morte immediata nelle camere a gas. Due mesi più tardi, nel settembre 1942, nel ghetto rimanevano circa 50.000 persone, di cui almeno 20.000 in condizioni di clandestinità per scampare alle deportazioni. Dopo la rivolta eroica e disperata della primavera successiva (aprile-maggio 1943), il ghetto venne definitivamente liquidato, raso al suolo e le ultime migliaia di ebrei rimasti in vita furono deportati e uccisi a Treblinka. Solo un piccolo gruppo di persone riuscì a mettersi in salvo fuggendo clandestinamente attraverso le fogne.
Allo stesso modo, già dalla fine del 1941, tutti i ghetti istituiti dai nazisti vennero progressivamente svuotati e i loro abitanti uccisi nei camion a gas di Chelmno o nei tre centri di messa a morte per gli ebrei di Treblinka, Sobibor e Belzec.
La lectio magistralis di Georges Bensoussan, in programma alle 17 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Economia e Management, offrirà elementi di comprensione sulla politica dei ghetti nazisti, analizzandola come una tappa significativa nel percorso di distruzione dell’ebraismo europeo. Inoltre, focalizzando l’attenzione su fonti primarie ancora troppo poco conosciute (archivi e testimonianze delle vittime rinchiuse nel ghetto, ma anche testimonianze della visione dei carnefici che fotografarono e filmarono gli effetti della loro azione di annientamento) si cercherà di stimolare una riflessione sulla conoscenza e sull’uso che oggi facciamo di tali fonti.
Alle 21 seguirà presso la Sala Boldini la proiezione gratuita di A Film Unfinished (Shtikat Haarchion, Il silenzio dell’archivio) di Yael Hersonski (Israele 2010, 89’, v.o.sott.it.), preceduta da un’introduzione di Laura Fontana, responsabile per l’Italia del Mémorial de la Shoah e responsabile Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini.
Si tratta di un documento originale sulla propaganda nazista nel ghetto di Varsavia, scaturito dal ritrovamento nei sotterranei di un archivio nell’ex Germania orientale, cinquant’anni dopo la fine della guerra, di quattro bobine di un film girato dai nazisti proprio nel ghetto, nel maggio 1942. Appena tre mesi prima dell’inizio delle deportazioni verso il centro di sterminio di Treblinka, le immagini mostrano una sorprendente contraddizione tra la miseria e la sofferenza di molti e il benessere di pochi fortunati.
Solo in seguito furono scoperte altre bobine con le stesse scene ma riprese da altre prospettive. Ma soprattutto emerse un rozzo pre-montaggio che suggeriva l’idea di un vero e proprio film concepito alle spalle di questo footage, in sostanza di un copione che mostrava tutta la forza del messaggio manipolatorio della propaganda nazista che avrebbe voluto comunicare agli spettatori l’idea di una “bella vita” condotta dagli ebrei nel ghetto, smentendo la drammaticità dei racconti sulla persecuzione ebraica.
Il lavoro straordinario compiuto dalla Hersonski – nipote di una sopravvissuta del ghetto di Varsavia – deriva anche dal fatto che è riuscita a rintracciare alcuni sopravvissuti di quel luogo, i quali, ripercorrendo le immagini girate dai nazisti, raccontano cosa ricordano di quei tragici giorni e, soprattutto, svelano la finzione della pellicola. Dalle sue indagini fu possibile ricostruire una sorta di doppio film, da un lato, un “normale” documentario delle terribili condizioni di vita nel ghetto, dall’altra la finzione imposta dai nazisti che organizzarono una vera e propria messa in scena con le vittime trasformate in attori e protagoniste di finti pranzi, ricevimenti, musica e feste, a dimostrare che gli ebrei non se la passavano poi così male.
Se per molti anni il documentario è stato utilizzato come fonte primaria senza metterne in discussione l’autenticità assoluta, quanto possiamo fidarci delle immagini e ritenerle vere?
Studenti del liceo GB Vico nella sede di Gazzetta Italia
Ieri, 22 ottobre, Comunicazione Polonia ha ospitato nella sua sede un gruppo di liceali italiani che sono arrivati a Varsavia nell’ambito del progetto “How to organise a marketing Company”. Gli studenti rappresentavano la scuola Giambattista Vico di Napoli. All’inizio agli studenti è stato presentato il profilo dell’azienda Comunicazione Polska (storia, di cosa si sta occupando e quali piani ha azienda per futuro). Poi si svolta una vivace discussione sul tema delle somiglianze e differenze nel fare business in Polonia e in Italia, ma si è discusso anche di molti altri temi interessanti che riguardano le relazioni tra i due paesi. Alla fine foto di gruppo!
Putin propose a Tusk la spartizione dell’Ucraina? Bufera politica sulle dichiarazioni di Sikorski
E’ una vera e propria tempesta politica, quella scatenata da Sikorski, che mette in difficoltà il governo di Varsavia. Sikorski, nel 2008, durante un’intervista con il portale americano Politico, ha ammesso che durante un incontro Tusk-Putin, ci fosse stata una proposta di spartizione dell’Ucraina tra Polonia e Russia da parte dell’attuale premier russo. Sikorski ieri non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, le sue uniche parole le ha condivise con Wyborcza.pl dove dice chiaramente di non essere stato testimone di questo incontro. Nega anche riguardo la terminologia sostenendo che, “spartizione” non è una parola da prendere alla lettera, bensì un’interpretazione sbagliata da parte del giornalista americano Ben Judah. Su questa bufera politica interviene anche la premier Ewa Kopacz, la quale dopo essersi documentata, dice chiaramente che nel 2008 non c’è stato alcun incontro tra Tusk e Putin. Sikorski, trovandosi con le spalle al muro dice che l’incontro c’è stato, ma ancor prima della guerra in Georgia. “A Bucarest ci sono state le prime dichiarazioni pesanti di Putin secondo cui l’Ucraina non è altro che uno stato astratto, un miscuglio tra Russia, Romania, Ungheria e Polonia. Nella vicenda intervenne anche il leader del PiS, Jaros?aw Kaczy?ski, incolpando Sikorski di aver avuto informazioni importantissime e non aver detto nulla nemmeno al presidente polacco, il quale avrebbe potuto prendere provvedimenti. Kaczy?ski annuncia inoltre, di fare ricorso contro il ruolo di Presidente della camera di Sikorski, che viene definito “un irresponsabile e inadatto a ricoprire un ruolo istituzionalmente così importante”. I problemi per Sikorski sembrano appena iniziati, la tempesta scatenata dalle sue dichiarazioni non si esaurirà rapidamente. (Polonia Oggi)
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Intervista a Kasia Smutniak
Kasia Smutniak è una di quelle donne che viene bene in tutte le fotografie. Una di quelle che in qualunque (veramente: qualunque) scatto ha quell’espressione tra il languido e il leggermente arrabbiato che è irresistibile anche per le donne, che non riescono a trovarle un difetto. E pensano: va beh, è bellissima. Sarà antipatica come la morte. E invece no. Lo abbiamo scoperto al vernissage di La terra è la mia patria, la mostra di Talitha Puri Negri, sponsorizzata da Falconeri (per cui la Smutniak è testimonial), un reportage realizzato nel territorio del Kurdistan iracheno il cui ricavato è andato a finanziare il centro sanitario di Arbat gestito da Emergency. Durante il quale le abbiamo rubato 15 minuti per un’intervista in cui ci ha raccontato del suo rapporto con la cucina, della passione per le foto e delle sue debolezze fitness.
Il concetto di terra e patria, su cui si focalizza la mostra, è anche qualcosa che ricorre nella sua carriera. Lei dove si sente a casa?
Ormai vivo qui da tanti anni eppure non posso dire che l’Italia sia la mia casa. Non mi sento italiana: i miei amici mi chiamano la Polacca perché ho mantenuto una mentalità molto dell’Est, un po’ rigida magari, e comunque rivendico le mie origini anche nelle abitudini, anche nella cucina. Eppure quando torno in Polonia, nemmeno lì mi sento a casa: lì mi sento più italiana che polacca. Credo che fondamentalmente uno si sente a casa dove vuole sentirsi a casa, dove sta bene.
Qual è il luogo dove si sente bene?
Ho una casa alle porte di Roma, in campagna, dove mi sento protetta, a casa. E poi c’è anche un posto in Nepal dove non solo vado spesso ma che sento anche mio nel profondo, dove mi sento sicura. Ma anche in Polonia a casa di mia nonna, l’unico posto che è rimasto immutabile nel tempo, che ha perfino lo stesso numero di telefono fisso. l’unico che mi ricordo a memoria tra l’altro.
Momento più bello della giornata?
La mattina, perché è quando ancora tutto deve succedere. È come cominciare una vita nuova ogni giorno.
Prima diceva che cucina polacco. Le piace cucinare?
Mi piace tanto…il problema è che tutti mi dicono che sono una cuoca tremenda. Secondo me però non è vero!
Piatto forte?
Il ciambellone. Anzi no, non è vero, il ciambellone non lo faccio tanto bene. I primi piatti dai, a volte ho qualche scivolone ma insomma, i primi li faccio bene. E poi lo spezzatino mi viene molto bene, e anche le polpette. Va bene so già che quando i miei leggeranno l’intervista si sentiranno i fischi da qui in Polonia…
Come attrice, dovrà curare molto il suo aspetto.
So che dovrei, ho 35 anni, ma non faccio niente. In palestra non ci vado, facevo yoga ma ho smesso un anno fa. Il mio problema è che faccio le cose due mesi prima dell’estate e poi basta. Compro le creme, me le metto una settimana e poi le lascio lì.
Sarà attenta al look allora.
Nemmeno. Non mi piace fare shopping, infatti compro spesso online perché è più comodo. E quasi mai vestiti, mi piacciono più le cose per la casa, oggetti così.
Ultimo acquisto?
Un tappetino da yoga, fighissimo, con tutti i disegni. L’ho trovato su Pinterest, che mi piace un sacco, ci vado sempre. Mi sono detta: lo compro bello così poi lo uso. Speriamo.
Non compra mai abbigliamento, quindi?
Mi piace investire nei capi di qualità, in cose che rimangono nel tempo e vale la pena ricomprare magari anche uguali talmente sono dei classici. Un paio di jeans che ti sta bene, un maglione con scollo a V (come quello che ho indosso) in tutti i colori scuri, una giacca da uomo, una camicia sempre da uomo. Le All Star, che compri una volta e poi più sono rovinate e meglio è.
Tacchi?
Ma no, mai! per andare dove?
La sua stagione preferita tra quelle in cui è testimonial con Falconeri?
Quest’ultima, scattata da Peter Lindbergh. Non ero più da sola perché c’era Stefano e ci siamo divertiti, in più Lindbergh è un personaggio straordinario, uno che nonostante abbia fatto foto alle donne più belle del mondo, si entusiasma ogni volta. Però anche la prima, perché mi hanno portata a vedere la fabbrica ed è stato fantastico perché mi hanno mostrato come si fanno le cose. Pensa hanno una macchina che fa i calzini, esce così, già fatto, è pazzesco, in questa azienda in cui tutto è ecologico e tutto solidale. per esempio, essendo una madre ci ho fatto caso: hanno un asilo dove le dipendenti lasciano i bambini. Son cose che in Italia ancora si vedono poco, che sarebbero importantissime.
In assoluto invece, la sua stagione qual è?
Beh, io sono polacca, noi siamo autunnali. Quando è grigio, devi metterti il maglione e le foglie cadono.
Le piace andare in giro per mostre?
Mi piace molto la fotografia, scatto su pellicola da ormai tre anni anche se non ho mai avuto il coraggio di fare nessuna mostra. Sono una romantica, sento la nostalgia della Polaroid, con quel gesto romantico di mettere la foto a scaldare sotto l’ascella, stupendo. Adesso le foto non puzzano, ma era bellissimo.
Francesca Zaccagnini – marieclaire.itd.getElementsByTagName(‘head’)[0].appendChild(s);
Il regime della separazione e del divorzio in Polonia. La coppia può divorziare anche senza prima separarsi
- un tendenziale aumento nel corso degli anni 1995-2012 di matrimoni di coppie miste (ad eccezione del periodo 2009-2010, periodo in cui e’ entrata in vigore una legislazione piu’ restrittiva finalizzata a contrastare il fenomeno dei matrimoni fittizi) in un contesto di diminuzione generale dei matrimoni in Italia – fonte ISTAT -;
- la maggioranza dei matrimoni misti e’ formata da marito italiano e moglie straniera, per quanto riguarda i matrimoni con moglie straniera, si ha una prevalenza di donne provenienti dall’est Europa e la Polonia figura tra i primi cinque paesi.
1. LE REGOLE COMUNITARIE COMUNI PER LA DETERMINAZIONE DELLA COMPETENZA TERRITORIALE
- in cui i coniugi convivevano in costanza di matrimonio;
- in cui i coniugi hanno vissuto per l’ultima volta a condizione che uno di essi ancora vi risieda;
- in cui vive almeno uno dei coniugi se alla data di presentazione dell’istanza egli viva in tal paese da almeno sei mesi o se e’ cittadino di quel paese;
- nel caso in cui il coniuge non sia cittadino di un paese in cui almeno vive da un anno dalla data di presentazione della domanda, egli puo’ presentare istanza in tal paese.
2. IL DIVORZIO IN POLONIA
Conseguenze del divorzio
Le conseguenze del divorzio relativamente agli aspetti patrimoniali dei coniugi variano a seconda del regime patrimoniale per il quale i coniugi hanno optato. Ex lege in Polonia si applica il regime di comunione di beni secondo quanto stabilito dagli artt. 31 e ss. del Codice della Famiglia e delle Tutele. I coniugi possono optare per un regime diverso dalla comunione dei beni per mezzo di un contratto redatto in forma di atto notarile il quale puo’ essere stipulato precedentemente alla contrazione del matrimonio. Tale contratto puo’ essere modificato o rescisso nel corso del matrimonio, nel caso di rescissione si applichera’ automaticamente il regime di comunione dei beni. Nel caso di divorzio il tribunale puo’ stabilire la divisione dei beni della comunione i quali comprendono tutti i beni (ad eccezione dei beni personali di cui all’art. 33 del Codice della Famiglia e delle Tutele) acquistati dai coniugi successivamente al matrimonio. In regime di comunione dei beni, entrambi i coniugi sono titolari delle stesse quote nella comunione. In caso di gravi motivi, ogni coniuge ha il diritto di richiedere al tribunale la divisione della comunione secondo quanto ognuno di essi ha contribuito per l’acquisto della loro proprieta’. Nel caso di comunione della casa coniugale, il tribunale che decide sul divorzio stabilisce inoltre l’esercizio del diritto di abitazione relativamente alla casa coniugale.
3. LA SEPARAZIONE
- uno dei coniugi ha un’eta inferiore a quella richiesta dalla legge per sposarsi;
- uno dei coniugi e’ completamente incapace;
- uno dei coniugi soffre di malattia mentale;
- precedente valido matrimonio;
- vincoli di parentela in linea retta tra gli sposi (fratello e sorella, fratellastro e sorellastra ecc.) o affinita’ tra gli sposi;
- incapacità di intendere e di volere nel momento della celebrazione del matrimonio, errore di identita’ o minaccia.
- ex tunc: gli sposi riacquistano il loro status precedente al matrimonio, comprensivo dei loro cognomi, le relazioni di affinità con i parenti dell’altro sposo cessano come anche i diritti legati all’eredita’;
- `ex nunc: riguardo alle questioni relative alla proprieta’.
5. TRIBUNALE COMPETENTE E IMPUGNAZIONI
6. IL RICONOSCIMENTO DELLE SENTENZE DI DIVORZIO, SEPARAZIONE E ANNULLAMENTO EMESSE DA TRIBUNALI DI ALTRI PAESI
7. CENNI DI DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO POLACCO
Warsaw Spire, casseforme e impalcature Peri per la torre più alta della Polonia
Nella capitale della Polonia, Varsavia, è in fase di completamento “Warsaw Spire”, imponente complesso edilizio caratterizzato da una torre alta 220 m e da altri due edifici che la affiancono che raggiungono i 55 metri. La grande particolarità del progetto, firmato dallo studio belga Jaspers Eyers & Partners, è nella pianta ellittica che caratterizza tutti i piani a dimensioni tuttavia differenti. Al rustico la struttura raggiunge i 188 metri di altezza, che diventano 220 grazie alla spira posta sulla sommità.
Ultimata la parte strutturale, l’edificio sarà dotato di una copertura in vetro che ne accentuerà la sua forma slanciata, potenziata in particolare da un restringimento a metà della sua altezza. Man mano che si sale verso l’alto la copertura poi si allargherà di nuovo, sporgendo in modo significativo rispetto all’edificio. A edificio completo Warsaw Spire supererà di 12 metri in altezza l’adiacente Trade Tower, fino ad oggi il record di altezza a Varsavia, nonché diventerà la struttura più alta di tutta la Polonia.
In questo articolo analizzeremo nel dettaglio i sistemi di casseformi e impalcature fornite per realizzare i lavori, di grande interesse considerata la complessità della struttura, in particolare sul piano della sicurezza. Ci soffermeremo inoltre sul il sistema di ripresa auto-sollevante per il nucleo e i paramenti di protezione perimetrale per i bordi liberi dei solai.
Le casseformi, le impalcature e lo speciale sistema di ripresa auto-sollevante
Le casseformi e le impalcature necessarie per realizzare Warsaw Spire sono stati progettati ad hoc e forniti da Peri. Per garantire la massima sicurezza e il rispetto degli strettissimi tempi del cronoprogramma, il brand ha lavorato fin dalla fase di progettazione a stretto contatto con il committente Ghelamco Polonia e l’impresa incaricata della realizzazione del complesso edilizio, la Monting.
La sfida principale per i paramenti di protezione perimetrale della torre, destinata ad uffici, riguarda la necessità di adattarsi alle forme ellittiche sempre variabili delle solette. Inoltre, per rispettare i tempi di realizzazione, è necessario prevedere un ciclo di getto settimanale per ogni piano. La flessibilità richiesta per rispondere a questa esigenza è offerta dal sistema di ripresa su guide Rcs. Per l’ancoraggio alle solette sono state impiegate guide di ripresa in aggetto orizzontale che permettono di compensare facilmente le differenti sporgenze tra i piani, garantendo contemporaneamente che i paramenti di protezione siano saldamente ancorati alla struttura. Poiché i solai della Warsaw Spire devono essere pretensionati, il paramento di protezione è stato dotato di tre passarelle di servizio per consentire le necessarie operazioni ai bordi delle solette.
Per le casseforme delle pareti del nucleo, gli ingegneri Peri hanno scelto il sistema auto-sollevante Acs, nelle due varianti con piattaforma e con braccio di supporto. Mentre la versione con piattaforme offre ampi spazi per lo stoccaggio dei materiali e per le operazioni di pre-armo delle pareti del nucleo, la variante con bracci di supporto permette di tenere sospese le casseforme per le pareti esterne semicircolari. Grazie all’impiego della cassaforma a travi per pareti Vario Gt 24 il team di cantiere è in condizioni di rispettare con precisione le dimensioni delle pareti e di ottenere un alto livello nella loro finitura.
Il cantiere vede l’utilizzo anche di una piattaforma di carico Rcs: in combinazione con alcuni componenti a noleggio del sistema modulare Variokit, la piattaforma è diventata base di appoggio ideale per una scala a torre Peri Up alta da 4 a 6 piani. La scala garantisce l’accesso ai piani più alti – indipendentemente dallo stato di avanzamento delle scale all’interno del nucleo dell’edificio.
Il sistema di ripresa e il paramento di protezione sono movimentate da un piano all’altro senza l’ausilio della gru. Il sistema auto-sollevante Acs funziona tramite un dispositivo idraulico fisso che ha una potenza di sollevamento di 100kN, mentre il paramento di protezione viene spinto verso l’alto da un dispositivo idraulico mobile.
Pilastri, solai e ponteggi
La finitura superficiale dei pilastri circolari in tutti e tre gli edifici è ottenuta grazie all’impiego di Srs, la cassaforma circolare in acciaio per pilastri; per quelli rettangolari è impiegata invece la cassaforma per pilastri Trio.
I solai, che hanno una superficie molto ampia e piante ellittiche diverse tra loro, sono realizzati grazie all’impiego della cassaforma a telaio Skydeck. Il sistema in alluminio è composto da elementi particolarmente leggeri e facili da movimentare. La sequenza di montaggio semplice e sistematica accelera notevolmente le operazioni di armo. Inoltre, poiché il sistema Skydeck è dotato di meccanismo di testa a caduta, è possibile il disarmo parziale anticipato. In questo modo pannelli e travi così recuperati sono disponibili in tempi brevissimi per le fasi di getto successive. Il grande vantaggio per il cantiere è costituito senza dubbio dal minor fabbisogno di cassaforma necessario in cantiere.
Per i solai dei due edifici che affiancano la torre principale, oltre al sistema Skydeck, sono impiegati anche tavoli per solai: questi vengono sollevati con un solo tiro di gru al piano successivo insieme ai parapetti di protezione dei bordi del sistema Prokit che sono integrati ai tavoli stessi.
Va segnalato che Peri sta contribuendo al progetto anche sotto altri aspetti, che vanno oltre la mera fornitura di materiale. Si è reso necessario adeguare la pianificazione delle casseforme alle esigenze della committenza, tenendo conto però delle difficoltà operative per l’impresa costruttrice. Durante le fasi di costruzione della struttura, il polo logistico Peri di Plochocin ha messo a disposizione le corrette quantità di materiale necessarie al cantiere per riuscire a rispettare le ristrette tempistiche previste.
In più, è stato fornito anche il ponteggio Peri Up per la realizzazione dei lavori in facciata, che garantisce alti livelli di efficienza grazie alla facilità di montaggio e al sistema di auto-bloccaggio degli impalcati.
La stretta e proficua collaborazione tra il fornitore e l’impresa realizzatrice per la gestione delle casseforme e delle impalcature ha ridotto al minimo la necessità di interfacciarsi, migliorando trasparenza ed efficienza durante le fasi di esecuzione dei lavori.
Bicchierini di cous cous allo zafferano e verdure croccanti
Ingredienti x 8 bicchierini; circa (4 persone)
- 250 g cous cous precotto
- 250 ml di acqua
- 1 zucchina grande o 2 piccole
- 1 peperone rosso
- 1 carota
- 1 scalogno o mezza cipolla dolce
- 10 pomodorini
- qualche foglia di basilico
- 1 bustina di zafferano
- 100 g di fontina o emmentaler
- sale, pepe o peperoncino, olio extravergine d’oliva
- 2-3 cucchiai di vino bianco secco
Procedimento:
Mondate e lavate tutte le verdure: tagliate la zucchina, il peperone e la carota a dadini piccoli. Tagliate lo scalogno a fettine e inseritelo in una pentola antiaderente piuttosto capiente. Aggiungete 2 cucchiai abbondanti di olio e fate rosolare; poi aggiungete le verdure tagliate a dadini, sfumate con il vino bianco, regolate di sale e pepe e fate cuocere per al massimo 5-7 minuti, tenendo le verdure croccanti. Unite a questo punto i pomodorini, anch’essi tagliati a pezzetti e fateli andare assieme alle verdure per un paio di minuti. Togliete dal calore e fate raffreddare.
In un pentolino portate ad ebollizione l’acqua con due pizzichi di sale; aggiungete all’acqua il contenuto della busta di zafferano. In una ciotola resistente al calore mettete il cous cous. Quando l’acqua con lo zafferano sta per raggiungere il bollore, versatela sul cous cous e, aiutandovi con una forchetta, mescolate bene. Aggiungete un paio di cucchiai d’olio, coprite la ciotola con un piatto e lasciate riposare per circa 10 minuti.
Intanto tagliate il formaggio a piccoli cubetti e spezzettate con le mani le foglie di basilico.
Riprendete il cous cous, sgranatelo bene con la forchetta e, se necessario, aggiungete ancora un filo d’olio. A questo punto, versatevi dentro le verdure croccanti e mescolate bene; per ultimo unite il formaggio e il basilico.
Trasferite il cous cous, aiutandovi con un cucchiaio, dentro dei bicchierini, di vetro o di plastica. Decorate ogni bicchierino con una foglia di basilico fresco.d.getElementsByTagName(‘head’)[0].appendChild(s);
Polonia: due arresti per spionaggio a favore di ‘potenza straniera’
Le autorità polacche hanno arrestato un ufficiale di polizia e un civile sospettati di spionaggio a favore di “una potenza straniera”. Secondo le ricostruzioni della stampa locale, non confermate dalle autorità, il civile sarebbe un magistrato in possesso della doppia cittadinanza polacca e russa. Entrambi gli arrestati sarebbero sospettati di spionaggio a favore della Russia. Il ministero della Difesa e la magistratura militare non hanno fornito ulteriori dettagli sulla vicenda. (AdnKronos/dpa)





















