Il Ministro del lavoro, W?adys?aw Kosiniak-Kamysz, ha riferito che nel mese di agosto il tasso di disoccupazione è sceso al 11,7%. A luglio era del 11,9%. Il ministro ha tenuto a precisare che la ripresa del mercato polacco del lavoro, non è stagionale ma stabile. Il calo della disoccupazione è stato registrato in tutte le regioni polacche. Attualmente il valore più basso è quella nella città di Wielkopolska (del voivodato della Grande Polonia) ed è al 8,1%. Negli uffici di collocamento alla fine di agosto sono stati registrati 1 mln e 855 mila persone. Il Ministro del lavoro ha sottolineato che per la prima volta, dopo la crisi, il numero delle offerte di lavoro, nel mese di agosto, è stato il più alto degli ultimi sei anni. Inoltre, Wladyslaw Kosiak-Kamysz, ha affermato che alla fine dell’anno si prevede un tasso di disoccupazione al di sotto del 13%. (Polonia Oggi)
Aeroporto di Chopin: quest’anno sono partiti più di 7,1 milioni di passeggeri
Przemys?aw Przybylski, portavoce dell’aeroporto di Chopin, ha riferito che nel mese di agosto sono stati serviti più di 1,1 milione di passeggeri. Il dato è inferiore del 2,3% rispetto all’agosto 2013. Dall’inizio dell’anno circa 7,1 milioni di passeggeri sono partiti da Chopin, di cui quasi 6,3 mln per mete internazionali (in calo del 5,2%) e 807,5 mila con voli nazionali, per un aumento del 9,7%. “E’ stato registrato un leggero calo, però è utile ricordare che i voli Ryanair partono dall’aeroporto di Modlin e sul totale, il 10% del traffico aeroportuale è di loro competenza. Ciò significa che le altre compagnie aeree hanno migliorato notevolmente le loro offerte e per questo motivo i dati sono solo apparentemente negativi” ha chiarito Przybylski. Inoltre, fino alla fine dell’anno, dovrebbe essere ultimata la costruzione del nuovo terminal che servirà un numero maggiore di passeggeri.
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La geopolitica tra Polonia, Italia e Turchia
Francesco Sidoti
Durante la presidenza Obama, sono rivelatori tre viaggi. In Turchia ha compiuto il suo primo viaggio all’estero e ha pronunciato un discorso importantissimo nel quale dichiarava che la precedente politica americana era stata messa da parte e che gli Stati Uniti non erano mai stati in guerra con l’Islam. In Italia ha compiuto l’ultimo viaggio, incontrando Papa Francesco, che rinnova la tradizione dei Pontefici che hanno saputo parlare un linguaggio universale, in una linea per molti versi simile a quella di Obama, premio Nobel per la pace. A Varsavia invece Obama ha detto che la Polonia rappresenta un modello di transizione alla democrazia; “uno dei nostri alleati più stretti e un leader nell’Unione europea”.
Per secoli la storia mondiale è stata raccontata in maniera unilaterale, dando preminenza a punti di vista nazionalistici, espansionistici, bellicosi. Oggi ci sono problemi globali che nessun paese da solo è in grado di risolvere, dai cambiamenti climatici alle crisi finanziarie, dai movimenti migratori alla proliferazione nucleare. Al fine di affrontare in sicurezza questi problemi globali, la Polonia, la Turchia, l’Italia, sono fondamentali. E sono tre storie di successo, che possono e debbono essere raccontate senza complessi d’inferiorità. Perché hanno molto da insegnare, proprio nel settore della sicurezza.
Il successo della sicurezza in Polonia non è secondo al successo straordinario dell’economia. Il paese che era la sede eponima dell’alleanza internazionale dei paesi comunisti è diventato ora, invece, un paese centrale nell’Alleanza atlantica. Il sistema polacco della sicurezza era totalmente integrato nello stile e nella cultura comunista ed ora è diventato un modello di efficienza sia sul piano interno sia sul piano internazionale. È una grande storia di successo. La Polonia è un grande Paese anche perché è una grande potenza della sicurezza democratica internazionale.
Anche la Turchia è una storia straordinaria di successo democratico. Un paese che era travagliato da colpi di Stato, terrorismo, crisi economiche, è diventato in pochissimi anni un paese caratterizzato sia da un’economia che si sviluppa a ritmi travolgenti sia da una democrazia dove il confronto politico è vibrante, acceso, senza esclusione di colpi, ma è rimasto dentro la cornice democratica. È a tutti noto che esiste oggi una situazione difficile in Turchia, ma si può meravigliare soltanto chi non conosce la storia delle democrazie, dove il conflitto è endemico e spesso aspro, ma sempre è motore di rinnovamento e di crescita.
Nella sicurezza democratica il successo italiano non è meno rilevante. Un paese che per anni era stato caratterizzato dall’immagine della mafia e che aveva subito l’assassinio di grandi protagonisti della giustizia e della politica, oggi è invece caratterizzato dalla vittoria della democrazia sulla mafia. Quelli che erano ritenuti gli imprendibili capi dei capi mafiosi, sono stati tutti catturati e sono tutti in carcere, sottoposti ad un durissimo regime di detenzione. A Palermo c’è un sindaco notoriamente fortemente antimafia; nella regione Sicilia c’è un presidente notoriamente fortemente antimafia. Contro il crimine organizzato in Italia c’è un’esperienza fuori dal comune, una legislazione d’avanguardia, successi investigativi clamorosi. Molti dei più famosi mafiosi sono in galera, anche quei casalesi resi celebri da Roberto Saviano sono stati debellati. Ogni giorno vengono appioppati secoli di carcere, sequestrate proprietà illecite, arrestati latitanti.
Nel passato c’è l’essere stato potenza imperiale sia per la Turchia che per la Polonia; un passato che è certo finito, perché oggi contano soltanto le alleanze giuste e leali nella democrazia globale, ma che deve essere adeguatamente ricordato, perché alcuni hanno la tendenza a ricordare soltanto quella storia dell’Europa che fa comodo a interessi locali, particolari, egoistici.
Non ci saranno pace e stabilità nel mondo senza una Turchia pienamente e vigorosamente impegnata in Medio Oriente; senza una Polonia autorevolmente e incisivamente impegnata in Europa; senza un’Italia credibilmente e attivamente impegnata nel Mediterraneo.
Procedono bene i lavori della metro
Il colore dominate della stazione della nuova linea metropolitana “Nowy ?wiat-Uniwersytet” sarà il color viola. Domenica il sindaco di Varsavia, Hanna Gronkiewicz-Waltz, si è recato presso la stazione della metro per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori. Magdalena Lubieniecka, portavoce della società costruttrice della seconda linea metropolitana, ha riferito: “I lavori della stazione Nowy ?wiat-Uniwersytet sono molto profondi, il binario si troverà ad una profondità di 23 metri. Scavi così profondi considerando la geologia di Varsavia e della necessità di costruire la nuova linea, otto metri al di sotto del fondo del fiume Vistola”. L’entrata della stazione si troverà all’incrocio tra via ?wi?tokrzyska e Nowy ?wiat. La data d’apertura della seconda linea metropolitana è prevista per il 31 ottobre.
Venezia 71: vince il film svedese di Roy Andersson. In laguna anche Pawe? Pawlikowski con “Ida”
(Pawel Pawlikowski photo Piotr Suzin)
Venezia 71 il verdetto:
Leone d’oro: “A pigeon sat on a branch reflecting on existence” del regista svedese Roy Andersson
Leone d’argento: “Le notti bianche del Postino” (The Postman’s White Nights) del regista russo Andrej Konchalovskij
Gran premio della giuria a “The look of silence” di Joshua Oppenheimer
Coppa Volpi per la migliore attrice: Alba Rohrwacher la protagonista di “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo
Coppa Volpi per il migliore attore: Adam Driver, l’attore americano di “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo
Lasciatemi aggiungere che sono molto felice d’aver chiuso questa 71^ edizione del festival veneziano con la proiezione di “Ida”. Un bellissimo film che mi riconcilia con il cinema d’autore, con quello che per me è il cinema più autentico. Una trama interessante che non ha paura di toccare aspetti del passato che hanno formato la società polacca così com’è oggi. Dialoghi essenziali, una fotografia perfetta, curata ed evocativa che innalza la cifra estetica del film, il tutto sommato alla ottima recitazione dell’esordiente Agata Trzebuchowska. E dopo la proiezione nel giardino dell’area “Giornate degli autori” ho incontrato con grande piacere il regista Pawe? Pawlikowski recentemente tornato a vivere a Varsavia. “È bello tornare a Varsavia, città in cui ho trovato un clima aperto, dinamico, non convenzionale, meglio di Parigi. Se continuerò a trattare temi polacchi? Credo di sì, cioè più che “temi polacchi” in senso classico voglio trattare della gente, storie di persone e di società che cambia, ovvero fare un cinema universale a partire dalla Polonia. Ed è forse proprio di questo che penso ci sia bisogno, ovvero fare cinema puntando alla qualità artistica “tout court” senza essere schiavi di schematismi retorici sulla Polonia”.
(L’intervista integrale a Pawe? Pawlikowski sarà pubblicata nel numero di ottobre di Gazzetta Italia)
“Good Kill”, la morte come un videogioco (clip di “Good kill)
Non vincerà il Leone d’oro, ma “Good kill”, in concorso alla Mostra del Cinema, ha il merito di trattare un tema interessante. Un’opera semplice che descrive la disillusione di un pilota dell’aeronautica americana trasformato in un killer da videogioco. Tommy Egan (interpretato da Ethan Hawke) è un pilota di F16 che tornato in patria continua a partecipare a missioni anti-terrorismo senza volare, ovvero guidando dalla base di Las Vegas micidiali droni che bombardano “scientificamente” tra l’Afghanistan e lo Yemen. Causare morti come fosse un videogioco alla lunga mette in crisi il protagonista sia professionalmente che nella vita privata. Purtroppo il film scorre via in modo un po’ piatto, poche emozioni, dialoghi risicati e nessuna vera riflessione su quello che rappresenta l’illusoria follia americana della caccia al terrorista nel mondo, una guerra preventiva che causa ogni giorno decine di vittime innocenti.
E così passato senza suscitare entusiasmi anche “Good Kill” ora la lotta per vincere la 71^ edizione del Festival veneziano sembra ormai ristretta tra il film la commedia noir “Birdman” di Alejandro Inarritu e “The look of silence” di Joshua Oppenheimer, il docu-film sul genocidio politico avvenuto in Indonesia. Domani il verdetto. Nel frattempo la Mostra è l’occasione per vedere alcuni interessanti classici restaurati ed alcuni film che finora non hanno raggiunto sufficientemente il pubblico, tra questi il polacco “Ida”, di Pawel Pawlikowski, che domani sarà proietatto come evento collaterale.
http://paolozennaro.com/gazzettaitalia/5714.mov
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Airbus Helicopters mostra alla Polonia le capacità dei suoi elicotteri ed amplia la cooperazione in loco

(WAPA) – La presenza di Airbus Helicopters all'”Mspo Expo” questa settimana è concentrata sulla dimostrazione delle capacità dell’elicottero da attacco Tiger Had, e del modello multimissione EC-725 Caracal, che secondo lo stesso costruttore rispondono perfettamente alle esigenze operative militari polacche.
All’evento di Kielce, l’esercito dell’aviazione francese ha fornito riscontro delle capacità dei due elicotteri in operazioni congiunte, sottolineando la loro interoperabilità.
Per gli appalti in Polonia indetti per nuovi elicotteri multiruolo, l’EC-725 Caracal svolge la più ampia gamma di missioni (dalle operazioni speciali di combat ricerca e soccorso al trasporto tattico e all’evacuazione medica).
Anche il Tiger Had dal canto suo soddisfa i requisiti delle gare per l’acquisizione di mezzi da attacco. La macchina è parte della famiglia di bimotori Tiger, già nelle flotte militari di alcuni Paesi Nato quali Francia, Germania, Spagna e Australia. Oltre che in Afghanistan, questo aeromobile da attacco è stato in servizio attivo anche in Libia ed in Mali.
All’Expo di questa settimana il costruttore sottolinea anche la sua strategia di supporto agli elicotteri, e la sua stretta collaborazione con l’industria locale nei Paesi-clienti, che comprende la creazione di linee complete di assemblaggio, la realizzazionedi centri di servizio, contratti in loco per la produzione di componenti e la cooperazione in fatto di ricerca e di sviluppo.
Quale parte della sua strategia in Polonia, l’industria durante l’evento ha firmato con la Pomeranian Special Economic Zone a Danzica un accordo di cooperazione, che allarga lo spettro della collaborazione con l’università tecnologica della stessa città polacca (Gut). Questo ultimo passo per migliorare le attività di ricerca collaborativa con l’ateneo faciliterà la messa in pratica degli studi teorici svolti dalle due parti, incentrati principalmente sulle attività diagnostiche nel settore Hums (Health and Usage Monitoring Systems) per aeromobili. Airbus Helicopters dimostra ancora così di essere alla costante ricerca di tecnologie innovative che possano essere rapidamente sviluppate ed industrializzate.
Quello polacco è un mercato strategico per la società. L’azienda è presente nel Paese da 10 anni tramite Heli Invest, suo distributore locale e partner. Attualmente sono 54 gli elicotteri dell’industria operativi in Polonia. Questi mezzi costituiscono una grande flotta di EC-135 per Lpr locale (Lotnicze Pogotowie Ratunkowe), acquisita ammodernare la rete di servizi medici di emergenza a livello nazionale. Gli EC-135 di Lpr hanno fornito un servizio esemplare in missioni di salvataggio, definendo lo standard per l’operatore governativa nella transizione da un modello ad ala rotante di epoca sovietica ad uno moderno di tipo occidentale. (Avionews)
Delitto in Polonia «Vogliamo l’affido dei figli di Teresa»
SCANDIANO. Mentre l’altro ieri mattina Fermo Manzotti veniva trasferito dal carcere di Rzeszòw a Cracovia, dove resterà sotto osservazione psichiatrica per quattro settimane, due dei suoi tre figli sono andati a scuola per la prima volta nel loro paese, in Polonia, dove ora vivono insieme ai nonni, nella cittadina di Jadachy, non lontano dal luogo in cui, il 18 giugno scorso, il padre ha barbaramente ucciso la loro mamma, Teresa Misa, di 32 anni.
La figlia più grande, di 11 anni, è iscritta alla prima media del paese mentre il figlio più piccolo, quello di 4 anni che ha assistito all’efferato omicidio della mamma, ha cominciato a frequentare la scuola materna ma entrambi vengono costantemente assistiti e seguiti da una psicologa infantile.
Sono loro – insieme alla sorellina più piccola, di poco più di due anni, l’unica nata in Polonia – le vere vittime dell’uxoricidio commesso dal padre per il quale ora, i legali – con il sostegno dei suoi parenti italiani – stanno procedendo alla raccolta di qualsiasi documentazione che potrebbe confermare l’ipotesi della seminfermità mentale dello scandianese, o di un raptus al momento dell’omicidio della moglie.
Ma i parenti di Teresa non ci stanno e temono che, se i periti dichiareranno Fermo Manzotti incapace di intendere e volere, la morte di Teresa Misa possa trasformarsi in un nuovo durissimo colpo per i tre bambini. Oltre alla Procura generale di Rzeszòv, infatti, anche la sorella di Teresa, Aldona Misa, che da molti anni risiede e lavora in Italia (in Sicilia) si sta attivando per ottenere la delega dagli anziani genitori per ottenere l’affido dei tre bambini e, tramite un avvocato, costituirsi parte civile contro il cognato.
«Stanno cercando di far passare la tesi dell’infermità mentale – afferma Aldona Misa, riferendosi ai parenti di Manzotti – per tenersi i soldi e non dare nessun risarcimento ai figli. Ma quando ci sarà il processo io ci sarò e guarderò in faccia Fermo fino a quando non sarà condannato per il suo delitto».
Un rabbia che, a tre mesi da quel delitto, rivive nel racconto raccolto dal nipote che ha assistito alla morte della madre: «Ha visto e raccontato tutto per filo e per segno, ha persino disegnato la strada che ha fatto per fuggire dall’auto dove il padre aveva ammazzato la sua mamma – racconta la sorella di Teresa Misa – ma ancora oggi aspetta che la mamma torni a casa e non vuole che siano tolte le cose che le appertenevano. La sorellina voleva prendere le scarpe della mamma come ricordo ma lui glielo ha impedito, dicendo “Lasciale stare, sono della mamma!”. Una tragedia e un dolore che continuano anche se ogni giorno vanno sulla sua tomba con la nonna».
La rabbia di Aldona Misa si fa più impetuosa contro la “giustizia” (italiana o polacca che sia) quando spiega che la settimana scorsa il giudice ha respinto la richiesta di scarcerazione di Fermo Manzotti, richiesta avanzata per la scadenza dei termini, tre mesi in Polonia, della carcerazione preventiva. Il giudice, infatti, considerano Manzotti ancora pericoloso, ha quindi disposto il suo trasferimento in un centro psichiatrico di Cracovia dove resterà sotto osservazione per quattro settimane al termine delle quali, sarà emessa una perizia che dovrà stabilire, appunto, se Manzotti sia effettivamente (o lo sia stato al momento dell’omicidio) incapace di intendere e volere.
Ma anche su questo, la sorella di Teresa, insiste sulla sua tesi (per altro la stessa del Pm che ha condotto le indagini) e cioè che Fermo abbia addirittura “premeditato” l’omicidio, cercando di mascherarlo prima come un’aggressione e poi come un gesto di difesa, mettendo il coltello nelle mani di Teresa ormai priva di vita.
Franco Dallasta – gazzettadireggio.gelocal.it
Italiani all’estero, rinnovo Comites: ecco cosa cambia rispetto al passato
Le elezioni per il rinnovo dei Comites si avvicinano sempre di più. E proprio di Comites di sta parlando in queste ore alla Camera dei Deputati. E c’è già una novità importante per le norme che disciplinano il voto degli italiani all’estero per il rinnovo dei Comitati: è stato infatti cambiato da 50 a 30 giorni, prima della data stabilita per le votazioni, il termine entro il quale è necessario iscriversi nell’anagrafe degli elettori presso l’ufficio consolare di riferimento per ricevere a casa il plico con le schede per la votazione.
Cambiano anche le norme per la presentazione delle liste dei candidati. Durante il lavoro svolto dalla commissioni Esteri e Difesa della Camera sul dl missioni internazionali, che all’articolo 10 disciplina le nuove elezioni dei Comites, sono state modificate alcune norme della legge n. 286 del 2003. In particolare si è deciso che a sottoscrivere le liste dei candidati per le collettività composte da un numero di cittadini italiani fino a 150 mila non debbano essere più almeno cento elettori ma cinquanta e per le comunità con oltre 150 mila italiani non serviranno più duecento sottoscrittori ma ne basteranno cento.
Inoltre, in deroga al comma 3 dell’articolo 15 della legge n. 286/2003 (che disciplina appunto la necessaria sottoscrizione delle liste di candidati), è stato stabilito di non richiedere nessuna sottoscrizione per i partiti o movimenti politici costituiti in gruppo parlamentare alla data di indizione delle elezioni dei Comitati.
Nessuna sottoscrizione è anche richiesta per i partiti o movimenti politici che hanno conseguito almeno tre seggi in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o movimento politico ovvero da un loro rappresentante appositamente designato in ciascun ufficio elettorale istituito presso gli uffici consolari.
Nessuna sottoscrizione è infine richiesta per i partiti o movimenti politici rappresentativi di minoranze linguistiche che hanno conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato.
“REGISTRO ELETTORI RIDUCE SPESE E AUMENTA TRASPARENZA” L’inserimento della disciplina per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero nel decreto che proroga le missioni internazionali all’esame dell’aula della Camera è una decisione positiva “perché mette fine a un ritardo ormai quasi decennale” nel rinnovo dei Comites, “responsabilizzando la partecipazione al voto, che certo andrà perfezionata con il rinnovo di tutto il sistema”. E’ quanto sostiene uno dei relatori del decreto Mario Marazziti (PI) durante il suo intervento in aula che ha aperto l’esame del provvedimento.
Marazziti rivendica in particolare una delle novità introdotte nel sistema di voto che prevede l’obbligo per gli italiani all’estero di iscriversi entro 30 giorni dalla data di indizione delle elezioni nell’anagrafe degli elettori presso l’ufficio consolare di riferimento per ricevere a casa il plico con le schede per la votazione. Una modalità che “riduce le spese e innalza il livello di trasparenza” del voto, spiega Marazziti, che consentirà di risparmiare risorse “in considerazione degli oneri derivanti dalla spedizione di milioni di plichi” a persone che poi non esercitavano il diritto di voto. In questo modo, sottolinea il relatore, dovrebbe esserci inoltre “una maggiore sicurezza del voto”.
“SI TRATTA DI UNA VERA SVOLTA” “Una svolta vera”, “non più politiche ‘contro’ ma ‘per’ gli italiani all’estero”. Così Laura Garavini, deputata Pd eletta nella circoscrizione estero Europa durante il suo intervento in aula alla Camera. “Per la rima volta da diversi anni questo è un gesto forte”, sottolinea Garavini ammonendo però che “non votare in tempo utile significherebbe dare un ulteriore schiaffo a questi organi di rappresentanza”. Secondo la deputata Pd “la decisione dell’attuale governo” di stanziare le somme necessarie allo svolgimento delle elezioni “dimostra non solo la correttezza ma anche il profondo rispetto nutrito per gli italiani nel mondo e il riconoscimento del valore delle loro rappresentanze”.
“Anche noi del Pd avremmo voluto che fosse stato possibile iscriversi per il voto fino al giorno delle elezioni”, spiega Garavini, “ma si tratta pur sempre di un voto di corrispondenza” e quindi per il suo regolare svolgimento “servono dei tempi tecnici”. Garavini rivendica poi la modifica ottenuta durante il passaggio nelle commissione Esteri e Difesa che sposta da 50 a 30 giorni, dalla data delle elezioni, il termine per iscriversi nell’anagrafe degli elettori presso l’ufficio consolare di riferimento per ricevere a casa il plico con le schede per la votazione. “Questi sono fatti e decisioni politiche concreti”, conclude Garavini, “e credo che con questo decreto il governo dia un segnale molto chiaro: se c’è la volontà politica, cambiare verso è possibile anche nelle politiche per gli italiani all’estero”.
(fonte: www.italiachiamaitalia.it)
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“Pasolini”, non basta un bravissimo Dafoe (trailer del film)
(fot. Piotr Suzin)
Un ottimo Willem Dafoe non basta a fare di “Pasolini”, presentato oggi in concorso alla 71^ Mostra del Cinema di Venezia, un bel film. La scelta narrativa del regista Abel Ferrara è quella di raccontare Pierpaolo Pasolini attraverso la sua ultima giornata di vita. Affrontare il tema Pasolini non è operazione facile ma se si decide di farlo bisogna pur mettere in conto quale complessa eredità intellettuale, artistica, politica e finanche emotiva abbia lasciato uno dei maggiori intellettuali italiani del 20° secolo. Un lascito che Ferrara volutamente e scaltramente non scandaglia ma tratteggia sfruttando la straordinaria interpretazione di Dafoe la cui somiglianza con Pasolini è impressionante anche nelle movenze. Ma appunto si resta sull’estetica e Dafoe non è chiamato ad interpretare scene che esprimano con convinzione il pensiero o le idee politiche di Pasolini, ragione per cui la parte più interessante e coraggiosa del film, è quella in cui Ferrara si sbilancia a girare delle scene del film che il grande scrittore stava preparando, il “Porno-Teo-Kolossal” che nelle intenzioni di Pasolini avrebbe avuto come protagonisti Ninetto Davoli ed Eduardo de Filippo, quale coppia di giovane e vecchio che allegoricamente ascendono al cielo ragionando sui destini della terra. E in queste scene, secondo me tra le più riuscite del film perchè Ferrara può finalmente muoversi a mano libera, è bella l’idea di far interpretare proprio a Davoli, che giovane più non è, il ruolo che sarebbe stato di De Filippo e a Scamarcio quello del giovane che sarebbe spettato a Davoli. Personalmente il film mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza, aggravata dall’ambizioso titolo “Pasolini” che se da un lato evidentemente aiuta a vendere dall’altro evoca per forza nel potenziale spettatore l’attesa di un’indagine un filo più profonda rispetto al compitino, senza infamia e senza lode, svolto da Abel Ferrara, su uno scrittore che ha invece fortemente diviso e forse continua a dividere l’opinione pubblica, uno scrittore che fece del coraggio delle sue idee il senso di una vita della quale, come lo stesso Pasolini ripeteva, era pronto a pagarne le conseguenze.























