C’era una volta un bambino che spesso si addormentava a bocca aperta. Una notte uno sciame di api iniziò ad entrare e uscire dalla sua bocca. Il padre del bambino all’inizio si spaventò, ma poi, vedendo che il bambino continuava a dormire, capì che le api non gli avrebbero fatto del male, e rimase a guardare.
Si accorse che le api avevano depositato del miele nella bocca del figlio, senza pungerlo. Quel bambino, che si chiamava Ambrogio, divenne poi vescovo, scrittore, protettore dei poveri, delle api, degli apicoltori, dei fabbricanti di cera, e soprattutto di Milano.
Tutti gli anni, il 7 di dicembre, a Milano si festeggia Sant’Ambrogio: le scuole sono chiuse, l’arcivescovo celebra la messa nella chiesa di Sant’Ambrogio, e molti dei milanesi che non partono per le prime sciate della stagione, si godono la fi era degli “Obej Obej” che da qualche anno si svolge al Castello Sforzesco, dal 5 all’8 dicembre, dalle 8.30 alle 21 (ingresso gratuito).

Spesso si parla di Milano come meta per lo shopping, e non si può negare che fare shopping in questa città può essere davvero divertente, perché c’è un’ampia scelta per tutte le tasche, ma a Milano ci sono anche molti luoghi bellissimi da visitare. Se, per esempio, sarete nel capoluogo lombardo tra il 5 e l’8 dicembre, e andrete a farvi un giro alla fi era degli “Obej obej”, dove potrete trovare un sacco di idee carine per i vostri regali di Natale, non potete assolutamente non fare un giro dentro il Castello Sforzesco.
Dal Castello Sforzesco alla Piazza Duomo sono circa 5 minuti a piedi. Una volta arrivati in Piazza Duomo, intorno alla quale lo shopping offre la sua più ampia scelta, dal 1 dicembre al 6 gennaio 2023, dalle ore 9 alle ore 21, ci sarà il famoso mercatino di Natale in cui potrete curiosare tra 60 chalet che offrono cibi tipici del Natale, prodotti locali ed esteri e artigianato per tutti i gusti. Come “Obej obej”, un mercatino perfetto per gli acquisti natalizi.
Sempre il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, si accendono le luci dell’albero di Natale in Piazza del Duomo, aggiungendosi a quelle dell’albero Swarovsky in Galleria Vittorio Emanuele (il mio preferito).
Quando sarete in galleria non dimenticatevi di sfidare la fortuna: cercate il “toro” sul mosaico del pavimento della galleria, nella zona centrale, e, stando attenti a non tirare giù l’albero di Natale, fate tre giri su voi stessi appoggiando il tallone sulle zone intime del toro, ed esprimete un desiderio.
Non avete mai visto la Madonnina del Duomo da vicino, e la Piazza dall’alto? Allora vi consiglio di fare un salto, a piedi, per smaltire il pranzo, o in ascensore, sulla terrazza sopra
la basilica, aperta tutti i giorni dalle 9 alle 18.45 Se arrivate a Milano entro il 18 dicembre, siete già in centro e vi piace creare contenuti per i social, vi consiglio un pit stop alla mostra “Museum of dreamer”, ideata dalle sorelle Sella, in Piazza Cesare Beccaria. Impossibile non scattare foto a raffica tra le numerose scenografie proposte con l’utilizzo di neon, disco ball, luci interattive e colori sgargianti, in un ambiente pop, molto pop.
Ovviamente, come sempre quando si viaggia, consiglio di indossare delle scarpe comode (i tacchi teneteli per la cena), così che, dopo una prima tappa in centro, potrete continuare la vostra passeggiata.
E’ vero che Milano è grande, ma è vero anche che le zone da non perdere sono tutte abbastanza vicine al centro, e quindi raggiungibili anche a piedi.
A pochi passi dal Duomo, a Palazzo Reale, fino al 29 gennaio 2023 ci sarà la bellissima mostra “Relationship” del fotografo Richard Avedon e fino al 26 febbraio la mostra di Max Ernst, uno dei maestri del surrealismo
A due passi dal Duomo, in Piazza dei mercanti, luogo che amo molto, c’è la famosa Loggia dei Mercanti dove, se parlate contro una delle colonne che sorreggono gli archi, la vostra voce verrà sentita da chi si appoggerà alla colonna opposta alla loggia. Una piccola magia da vivere con la famiglia o con gli amici.
Un’altra piccola magia la potrete vivere in una chiesa non molto conosciuta, ma davvero splendida: nella chiesa di “Santa Maria presso San Satiro”, in una stradina senza uscita in Via Torino, in fondo all’altare, potrete ammirare un affresco, opera di Donato Bramante, che fa sembrare la chiesa molto più spaziosa e profonda. L’abside sarebbe dovuta essere di 9 metri e 70, ma visto che non c’era lo spazio, Bramante la fece finta, di 97 cm. Provare per credere!
Se arrivate a Milano con i bambini, o, come me, siete rimasti un po’ bambini, dal 20 Novembre al 9 Gennaio sarà aperta la pista di pattinaggio riscaldata e al coperto, nei giardini Indro Montanelli, a due passi da Porta Venezia, dove potrete vivere un’esperienza super natalizia nel “Villaggio delle meraviglie”.
Oltre alle bancarelle tipiche del periodo natalizio, ci saranno concerti, cinema 5D, esibizioni sul ghiaccio e l’immancabile Babbo Natale.
Niente bimbi e voglia d’arte? Dal Castello sforzesco potete dirigervi verso la basilica di “Santa Maria delle Grazie” per visitare la chiesa e il “Cenacolo di Leonardo” dipinto da Leonardo da Vinci nel 1498 nel refettorio della basilica (vi consiglio di prenotare con largo anticipo).
Avete già visto “L’ultima cena”? Allora ve ne andate a fare un giro in zona Brera e vi godete le opere artistiche e pittoriche della “Pinacoteca di Brera”, dove ogni terzo giovedì del mese potete assistere ai concerti di “Brera musica”, dentro le sale espositive.
Amanti della pop art? Andy Warhol vi aspetta alla Fabbrica del Vapore in Via Procaccini 4 fino al 26 marzo 2023. Una volta in zona io vi consiglio di visitare il Cimitero Monumentale. So che può sembrare un suggerimento strano, ma io lo trovo davvero stupendo, e ci riposano grandissimi personaggi milanesi e non, tra cui Alessandro Manzoni, Salvatore Quasimodo, Luca Beltrami, Carlo Cattaneo e Alda Merini.
Per tornare alla Pop Art, dal 23 dicembre al 12 febbraio 2023, gli spazi del Super Studio in Via Tortona 27 ospiteranno “Pop air, l’arte è gonfiabile”, le installazioni di 18 artisti e collettivi d’arte internazionali che, in circa 6000 metri quadri, dopo il successo di Roma e Parigi, creeranno il magico museo dei palloncini lungo la Balloon Street, per la gioia di grandi e piccini.
Se anche per voi la musica è una forma d’arte, un altro evento da non perdere è il musical “Sister act” che sarà in scena al teatro Nazionale fino al 7 gennaio. E per finire in dolcezza, se verrete a Milano nel periodo natalizio, vi consiglio di fare un salto da Marchesi in Via Montenapoleone, o in Galleria Vittorio Emanuele, per comprare il loro mitico panettone 1824.
In effetti Marchesi è uno dei pochi che il panettone lo produce tutto l’anno, quindi anche se verrete dopo Natale, il panettone lo trovate sempre.
Non ho mai capito perché certe cose buone le vendono, quasi tutti, solo un mese l’anno: io il panettone lo mangerei tutte le mattine.
Buone feste a tutti!















Gli odori, incredibili! Ho visitato spesso le mie zie ed i miei zii in Italia sin dalla tenera età. Rimanevo molto colpita dagli odori: il miscuglio dei profumi delle piante e del mare, l’aroma del caffè, dei “bomboloni”, del cibo, delle spezie e, naturalmente, il profumo del bucato lasciato ad asciugare, appeso ovunque.
All’inizio vivevamo a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso. Era l’ultimo anno dei miei studi all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Come oggetto della mia tesi di laurea ho proposto “Ritratto di una città italiana”; una rappresentazione sociologica e architettonica di Conegliano, con i suoi edifici, le sue architetture, le sue tradizioni e, soprattutto, i ritratti di persone che riflettevano sia la loro fisionomia che il loro carattere. Ogni mese viaggiavo in pullman per le correzioni dal relatore della tesi, il prof. Krzysztof Wachowiak. Erano più di 30 ore a tratta ed ogni volta rischiavo che i miei dipinti venissero fermati alla frontiera. Nonostante questo, il diploma è stata una grande gioia per me. Ho passato ore a dipingere, seduta nella biblioteca locale, cercando e spiegando curiosità sulla città. Gli sforzi sono stati ripagati perché ho ottenuto il diploma con lode e dopo ho ricevuto il premio Ewa Tomaszewska e il premio ZPAP della città di Varsavia.
persiane delle case sono chiuse, le persone riposano, spengono i loro telefoni. I negozi e gli uffici fanno una pausa. In quei momenti sgattaiolavo fuori ed ero tutta sola nella città. Camminavo per le strade deserte, guardavo ogni angolo, scattavo foto e traevo ispirazione per quello che cercavo nei miei dipinti: pace, tranquillità e contemplazione.
Nell’anniversario della leggendaria battaglia duecentesca, nella grande Piazza Cima viene allestita un’enorme scacchiera: è monumentale, inondata di sole durante il giorno, illuminata di notte. Al posto delle pedine ci sono i residenti della città, ospiti e celebrità travestite in costumi rinascimentali che si muovono sulla scacchiera. Un vero e proprio teatro, la città si trasforma in una scenografia e i cittadini in attori. Posso tranquillamente dire che per un anno e mezzo ho vissuto in un teatro, e da questa meravigliosa esperienza si sono create molte composizioni nella mia testa e ho fatto schizzi e dipinti ai quali torno spesso nel tempo. Sulla stessa scacchiera si celebra anche la “Festa dell’uva” celebrata in tutta Italia nel mese di settembre. A Conegliano si chiama “Gioco fino all’ultimo bicchiere”, perché al posto delle pedine si gioca sulla scacchiera con bicchieri di vino bianco e rosso. Vino che, ovviamente, viene abbondantemente degustato.
volti dipinti che indossano costumi di arlecchino, dei giullari e dei pierrot in abiti rinascimentali. Secondo me, i veneti hanno il teatro nel sangue. “Sono attori nati”, come scriveva Guido Piovene. La messa in scena viene loro naturale, senza alcuno sforzo. I veneti amano vestirsi, gesticolare, tutti i partecipanti entrano nei propri ruoli, interpretano spontaneamente i personaggi e le scene, si muovono con la grazia dell’epoca, hanno un grande senso estetico. Tutto ciò è per me una miniera di ispirazioni pittoriche.
piena, i miei preferiti sono nella Basilica di Santo Stefano che è composta da un complesso di 7 chiese. In qualsiasi momento lÌ trovavo pace e tranquillità per contemplare. Amo dipingere i deliziosi contrasti, creati dalle ombre e dalle superfici infiammate dal sole. Un po’ come i pavimenti in pietra italiana, con colori e motivi geometrici diversi, sui quali si creano effetti speciali quando vengono colpiti dalla luce.
dall’infanzia, quindi da quando stiamo insieme cantiamo molto. Entrambi amiamo l’opera. Creiamo anche le nostre composizioni e le registriamo per il nostro piacere. Questa è la nostra passione comune, un trampolino di lancio. Quando suono e canto, sono in un mondo diverso.
reti distese. Nel frantoio delle olive, abbiamo spremuto l’olio a freddo, che si è rivelato essere il migliore che avessimo mai assaggiato. Tutta la famiglia italiana era felice e la quantità di olio era sufficiente per un anno. L’olio, un po’ di parmigiano o pecorino, origano fresco, buon pane, spaghetti e vino: tutto il necessario per rendere una persona felice.


monumenti. Ma non è un libro scientifico, di ricerca: è un libro scritto “per fatto personale”. Per il dolore viscerale che provo di fronte alla rovina, materiale e morale, di una parte crescente di questo patrimonio, tanto esteso quanto vario. Dunque, l’ho scritto per quello che sono: un cittadino della repubblica, ma anche un cristiano cattolico, credente e praticante. Benché il libro contenga una serie di spunti e suggerimenti per cambiare concretamente lo stato delle cose, il suo orizzonte è quello della mentalità, delle idee e dei sentimenti. Il suo scopo principale è impostare il dibattito pubblico in modo nuovo: andando al di là della folta “letteratura amministrativa” prodotta dal ministero per i Beni culturali e dalla Conferenza episcopale italiana, e provando a indicare le ragioni ultime per cui i cittadini italiani e i cristiani devono salvare le loro chiese storiche. Mantenendole intatte, aperte al pubblico e al servizio del pieno sviluppo della persona umana.


Le lampade vengono utilizzate spesso per creare l’atmosfera ideale per il protagonista di un film, dove nella scena si illumina il personaggio che si trova alla scrivania oppure quando si vuole focalizzare l’attenzione sulla conversazione al telefono o sul dialogo frontale dei protagonisti. Così accade nel film “Dolor y Gloria” di Pedro Almodóvar in cui la lampada Pipistrello disegnata da Gae Aulenti e realizzata dall’azienda Martinelli Luce rende intima la scena. Il profilo del paralume ricorda le ali di un pipistrello e rende la luce diffusa e non solo puntata sulla superficie: un risultato sofisticato ed elegante reso possibile dalla forma della base e dal sistema telescopico in acciaio inox che permette di regolare l’altezza.
una visione, una sensazione per cui ci innamoriamo di quella lampada, di quel tavolo, della seduta che ci ha portato ad acquistare quel prodotto. Non è un caso che importanti scenografi abbiano avuto il compito di allestire gli ambienti avvalendosi di aziende italiane per ricreare stanze, spazi dedicati, riconoscendo al design italiano la capacità di aver saputo creare oggetti ed arredi dalle forme ineguagliabili e celebri.
neonazionalismo che ha preso piede in Polonia, ormai da alcuni anni. Mi chiedevo come mai fosse possibile questo nazionalismo in un paese che era conosciuto all’estero, soprattutto per la figura straordinaria e carismatica di Giovanni Paolo II e di un’altra figura importante della storia contemporanea come Lech Wałęsa, paese che era il primo ad avere avuto un “governo libero” dopo la fine del comunismo (quello guidato da Tadeusz Mazowiecki). Ho studiato le origini del nazionalismo polacco, in particolare tre figure fondamentali dell’idea di una politica nazionalista, ossia Roman Dmowski, Jan Ludwig Popławski e Zygmunt Balicki. E ho concluso questo lavoro arrivando a una figura importantissima della storia contemporanea polacca: Józef Piłsudski. Per comprendere chi siamo bisogna studiare la storia, che è maestra di vita.
costituzione, non di carattere autoritario, si avrà solo nel 1997. La Polonia mi sembra un paese che contiene al centro della sua cultura politica due tendenze. La prima è di carattere nazionalistico, gelosa delle proprie tradizioni e della propria identità nonché scettica nei confronti di istituzioni di carattere internazionale. Nel corso della storia questa tendenza si è manifestata con l’etnonazionalismo promosso da Roman Dmowski. La seconda, invece, conosciuta anche come il nazionalismo civico e di cui rappresentante di spicco era Józef Piłsudski, è una Polonia più aperta e basata sull’idea di uguaglianza, di convivenza pacifica e di inclusione sociale. Quindi si tratta di un dibattito interessante tra personalità dallo spiccato profilo politico, tra cui appunto Dmowski e Piłsudski ma non solo.
storia. Anch’io la penso così e quindi costruendo il mio film sono partito da un fatto di cronaca avvenuto in una cittadina polacca un paio di anni fa. Un immigrato che lavorava in un bar accoltellò a morte un ragazzo di circa vent’anni. Dopo la tragedia, la comunità locale e tutto il paese si convinsero che l’omicidio era avvenuto per motivi religiosi. Ci furono inviti a boicottare i ristoranti arabi, o addirittura a uccidere i musulmani. Le nuove culture che stanno emergendo nel nostro paese negli ultimi anni sono spesso una sfida per la nostra società molto omogenea. Ma il miofi lm non parla certo di immigrati. Un protagonista importante e onnipresente nel film è la violenza, che scatena un effetto domino. Inoltre, la mia cara amica, Marta Konarzewska, mi ha fatto capire che questo fi lm, in qualche modo, parla anche di me. L’approccio del protagonista, la sua arroganza nei confronti di questo ambiente, il parziale disaccordo con ciò che lo circonda. Sento che nel fi lm ci sono molti dei miei sentimenti e pensieri.


