Un tempo Gina Lollobrigida era considerata la donna più bella del mondo, per lei gli uomini e anche tante donne hanno perso la testa. Un’icona del cinema che, nel corso degli anni, è diventata famosa non solo attraverso i suoi ruoli cinematografi ci, ma anche per i numerosi scandali e dichiarazioni controverse. Questa è la divina Gina, che quest’anno festeggia il suo 95 compleanno!
C’è un problema con Gina Lollobrigida, non ha avuto le stesse opportunità nel cinema di Sophia Loren che, ancora oggi brilla, mantenendo la sua leggenda e il nome costruito quando era giovane. Il cinema ha detto addio a Gina molto tempo fa, l’ha fatta a pezzi, proprio come Norma Desmond in “Sunset Boulevard”. In gioventù era sulla bocca di tutti e in America, all’apice della sua carriera, come star del cinema ha addirittura eclissato la già citata Loren. È impossibile dimenticare i suoi ruoli, per esempio nel fi lm “La donna più bella del mondo”; Robert Z. Leonard, dove interpreta un’attrice italiana che si innamora di un aristocratico russo. Poi c’è il ruolo di eroina in Anna di Brooklyn di Vittorio de Sica, di regina in “Salomone e la regina di Saba” di King Vidor o di Adriana nella Romana tratto dal famoso romanzo di Alberto Moravia. Ha lavorato al fianco dei più grandi divi americani: Errol Flynn, Burt Lancaster, Anthony Quinn, Yul Brynner, Frank Sinatra, Rock Hudson. Oggi questo tipo di cinema è solo un nostalgico ricordo del passato che ha lasciato posto all’industria cinematografi ca dominata dagli scandali, compresi quelli sollevati da Gina.
La storia della “Lollo” inizia alla fi ne degli anni ’20 a Subiaco, un paese di montagna vicino a Roma, luogo di nascita di Cesare Borgia, Francesco Graziani, l’attaccante italiano campione del mondo del 1982, e appunto di Gina. È qui che la futura star del cinema trascorre la sua adolescenza. È una delle quattro fi glie del fabbricante di mobili Giovanni Lollobrigida e di Giuseppina Mercuri. Le sue sorelle sono Giuliana (nata nel 1924), Maria (nata nel 1929) e Fernanda (nata nel 1930). La guerra non la tocca, vive modestamente lontano dal pericolo. Quando, negli anni successivi, ricordava questo periodo, spiegava sempre che si riteneva fortunata, la provincia le dava pace, tranquillità e la possibilità di una serenità non toccata dalla brutalità della realtà di quei tempi. Durante questo periodo ha cominciato ad interessarsi alla moda e al cinema. Ha partecipato ad audizioni amatoriali e servizi fotografici. Ancora adolescente, l’anno della fine della guerra, recita nella commedia Santarellina di Eduardo Scarpetta, al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio. Due anni dopo vince il concorso di Miss Italia, che le apre le porte di Cinecittà e del mondo del cinema.
La sua prima esperienza nell’industria cinematografica fu uno scontro con regole ferree e uomini più anziani che vedevano Gina solo come una bella donna, uno sfondo per i personaggi maschili dei loro film. Comunque la “Lollo” non solo aveva la consapevolezza del suo aspetto fisico e del suo fascino, ma anche la tendenza a cedere alla bellezza maschile. Nel 1949 Lollobrigida sposa Milko Škofič, un medico sloveno di circa sette anni più vecchio, che diventa il suo manager; con lui ha un figlio, Andrea Milko Škofič, nato nel 1957. Il suo ammiratore più strenuo e persistente era Howard Hughes, il rubacuori dell’epoca, che aveva al suo fianco la crema della società ovvero i più grandi nomi femminili dello spettacolo, capeggiati da Katharine Hepburn e Jean Harlow. La sua infatuazione per Gina iniziò nel 1950 quando vide delle sue foto in bikini. Hughes cercò la giovane stella italiana in erba e la invitò a Hollywood per un provino. Tuttavia, poco prima della partenza prevista da Roma, solo uno dei due biglietti aerei promessi era stato inviato. “Ma mio marito si fidava di me”, dice Lollobrigida anni dopo, “Ha detto: Vai. Non voglio che un giorno tu dica che non ti ho permesso di avere una carriera”. Così ha fatto. Se n’è andata. Il suo soggiorno in America è durato meno di tre mesi, durante i quali Gina si è presentata sui set cinematografici e ha ricevuto ulteriori visite da quel ammiratore influente, che aveva vent’anni più di lei, senza mai cedere ai suoi corteggiamenti. “Era molto alto, molto interessante, ma aveva due giacche e un paio di pantaloni che indossava ogni giorno: pieni di polvere e sporcizia, come quelli di un operaio. Gli ho detto: se perdi tutti i tuoi soldi, forse ti sposerò. Forse era sorpreso che io fossi l’unica persona che non era interessata ai suoi soldi”.
Gina Lollobrigida ha conquistato milioni di fan con i suoi successivi film. Negli anni ’50, la stampa americana scriveva che “New York era pazza di Gina”. ed era veramente così. Le donne volevano essere come lei, era più americana che italiana. È apparsa sulla copertina della rivista Time, è stata ricevuta con gli onori alla Casa Bianca dal presidente Dwight Eisenhower ed è stata invitata alle più importanti cene dell’alta società, piene di persone influenti. Ha fatto il suo primo film a Hollywood, Per battere il diavolo, con Humphrey Bogart nel 1953. Tre anni dopo è apparsa con Anthony Quinn in “Il gobbo della cattedrale”. Humphrey Bogart ha detto che accanto a lei “Marilyn Monroe sembrava Shirley Temple”. In Europa, l’attenzione per la “Lollo” non era minore. Quando arriva a Milano nel 1955, 35 pittori le chiedono di posare per loro per quattro giorni. E la diva accetta l’invito. Ha anche posato per il pittore sovietico Ilya Glazun e per il famoso Giorgio De Chirico. Anni dopo, l’attrice ha rivelato che le è stato offerto anche il ruolo della fidanzata di Marcello Mastroianni in La dolce vita di Federico Fellini. Tuttavia, secondo la versione della Lollobrigida, il suo marito dell’epoca le aveva nascosto la sceneggiatura e così il ruolo fu dato a Yvonne Furneaux.
Negli anni ’70, la stella della Lollobrigida ha cominciato a svanire e il cinema le offriva ruoli molto meno interessanti di quelli dati a Sophia Loren. Quando le è stato chiesto della sua rivalità con la leggendaria attrice ha risposto: “Non avevo bisogno di concorrenza, ero la numero uno. Sono andata avanti con le mie sole forze, non avevo un produttore che mi proteggesse. Ho fatto tutto da sola”. Questo accenno riguardava, ovviamente, il matrimonio della Loren con Carlo Ponti, uno stimato produttore cinematografico italiano. Allontanandosi dal cinema, Gina si è inizialmente dedicata al giornalismo, al reportage e alla fotografia. E bisogna dire che ha avuto molto successo in questi campi. Numerosi viaggi, visite nei paesi più lontani, e infine servizi fotografici delle più grandi icone culturali: Paul Newman, Salvador Dalí, David Cassidy, Audrey Hepburn o Ella Fitzgerald. Una delle visite più misteriose di quel periodo è a Cuba, dove ha trascorso dodici giorni con l’allora leader Fidel Castro, raccogliendo materiale per un reportage su di lui.
Oggi, Gina è solo una cartolina cinematografica che stimola la critica scandalistica. Così è stato qualche anno fa quando ha annunciato pomposamente la celebrazione del suo 90 compleanno. La cerimonia ha avuto luogo a Roma. La star ha svelato la sua scultura in via Condotti, e un tappeto rosso lungo 200 metri è stato steso in suo onore. La scultura è diventato il suo nuovo modo di esprimere le sue emozioni. Ha abbandonato il cinema per un piccolo studio, e anni dopo si è allontanata completamente dal cinema. Ha presentato le sue sculture in mostre in tutto il mondo. Il suo nome ha contribuito ad attirare persone che le hanno offerto ulteriori collaborazioni. Nel 1996, per esempio, ha disegnato un francobollo per la Repubblica di San Marino con un ritratto di Madre Teresa di Calcutta. Il francobollo ha battuto il record di vendite e Gina ha donato il ricavato alla carità della congregazione dei Missionari dell’Amore. “Non volevo fare l’attrice, non conoscevo il cinema, amavo la scultura e avevo una bella voce”, ha confessato anni dopo in un’intervista ad una rivista italiana. Si è anche cimentata nella politica: alla fine degli anni ’90, si è candidata senza successo al Parlamento europeo nella lista italiana di centro-sinistra. Si è offesa verso il cinema, che non aveva nessuna proposta più attraente per lei.
Nell’ottobre 2006 ha annunciato la sua relazione con Javier Rigau y Rafols, un uomo d’affari spagnolo di 34 anni più giovane di lei, che aveva incontrato più di 20 anni prima aduna festa a Monte Carlo. Nel novembre 2010, Lollobrigida e Javier Rigau si sono sposati. E poi… Poi è arrivata una rottura ancora più sontuosa, che non è stata senza ulteriori scandali e notizie di udienze in tribunale. Nel gennaio 2013, ha avviato un procedimento legale contro Javier, accusandolo di frode e sostenendo che aveva precedentemente ottenuto il diritto di agire per suo conto in base a una procura e aveva trafficato per ottenere ulteriori diritti sui suoi beni. “Una volta mi ha convinto a dargli una procura. Gli serviva per alcune questioni legali, e invece temo che abbia approfittato del fatto che non capisco lo spagnolo… Chissà cosa mi ha fatto fi rmare”.
Negli ultimi tempi Gina si mostra completamente tagliata fuori dal mondo, non lascia entrare nessuno in casa sua. Lollobrigida vive in una villa sulla Via Appia Antica a Roma, ma è anche assidua frequentatrice della sua villa a Monte Carlo. Il cinema, i matrimoni, gli uomini, tutte queste vicende l’hanno colpita fortemente rendendola diffidente. Recentemente ha rilasciato un’intervista alla televisione italiana in cui ha confessato che il primo episodio di molestie nella sua vita è avvenuto quando era ancora un’adolescente. “La prima volta è successo quando avevo 19 anni e andavo ancora a scuola. Preferirei non parlare della seconda volta. Ero sposata e stavo iniziando a lavorare nei film”, ha detto. Ha rifi utato di identifi care le persone che l’hanno molestata, salvo dire che uno era italiano e l’altro straniero. Ma nonostante i numerosi scandali, la sua posizione di donna più bella del mondo non è minacciata!















Varsavia e mia madre era una sua studentessa. Si sono innamorati e sposati quando lei ancora frequentava l’università. Sembra una storia d’amore tipica italiana così come il colpo di fulmine nel film Il Padrino. In seguito, dopo essersi laureata nel 1965, mia madre, giovane pittrice molto talentuosa, organizzò le sue mostre per le quali ottenne qualche borsa di studio (quella straniera gli permise di ottenere il passaporto e il visto). Insieme a mio padre decisero di fare una tournée culturale in Italia e Francia. Poco prima di partire scoprirono che mia madre era incinta. Così per la prima volta visitai l’Italia nascosta nel pancione della mia mamma.
Certo! Ho creato una serie italiana di questo periodo. I miei genitori viaggiavano in treno. Roma, Venezia, Bologna, Ravenna, Pompei. Mio padre fece tantissime foto delle città, che sviluppò spesso in formato A4. Erano così grandi che poi le usava per dipingere i suoi quadri. Dalla serie italiana dei quadri ce ne ha lasciato solo uno. Si chiama “Firenze“ e ha trovato posto a casa mia. Solo alcuni riconoscono di quale città si tratta, io invece noto subito il fiume Arno e il Ponte Vecchio, i simboli di Firenze.



dove si svolge la trama del suo libro “Mille giorni in Toscana”. Milo amava giocare agli indovinelli di logica col cosiddetto “signor Fernando”, ovvero il marito di Marlena. Ricordi indimenticabili.



discorsi pomposi di Mussolini e si lasciavano convincere di poter tornare ad essere un impero, come quello dell’antichità. La monumentale Astura, che fluttuava per le strade di Roma come un transatlantico, era un simbolo ideale della grandezza evocata dai fascisti e divenne quindi la limousine ufficiale del governo. Anzi, divenne un carro su cui i dignitari italiani camminavano verso le guerre, prima in Africa e poi in Europa, per portare alla fine il loro Paese al collasso.
vero, lo stesso Mussolini preferiva le Alfa Romeo, ne possedeva decine. Col passar del tempo, ogni nuovo modello dell’azienda milanese, guidato dal collaudatore Alfa Romeo Sig. Guidotti, era prima consegnato al Duce, perché potesse esprimerne la sua opinione. A quanto pare Mussolini incontrò l’amore della sua vita proprio alla guida di una 1750 decappottabile, ripetendo più volte il sorpasso dell’Astura, in cui Claretta Petacci si recava con la famiglia ad Ostia. Il 25 aprile 1945 intrapresero insieme l’ultimo viaggio della loro vita, fuggendo da Milano sull’Alfa 6C 2500 Berlinetta Touring del 1939, verso la Svizzera. Tre giorni dopo erano morti e la loro auto, dopo più di 20 anni di attesa in un capannone di campagna, fu acquistata da un ufficiale americano per soli $ 300 per poi essere spedita negli Stati Uniti.
quegli edifi ci come parte della loro storia, che non può essere invertita, ma non vogliono tacere né cancellare nulla: ecco com’era [da noi invece di recente, e purtroppo, sempre più spesso, si usa quel “cancelletto per la storia”]. Ecco perché il quartiere romano dell’EUR il quale fu creato nello spirito del fascismo imperiale per l’EXPO del 1942, non solo non fu poi demolito, ma la sua costruzione è andata completandosi quasi fino al 1960, e quindi in un’Italia nuova e rinata. Certo, sono stati rimossi tutti i possibili simboli fascisti: appunto – possibili – perché cosa si poteva fare con l’edifi cio più importante, il Palazzo della Cultura Italiana, noto anche come il Colosseo quadrato, dove il numero di archi di facciata in verticale e in orizzontale fa venire in mente soltanto… Benito Mussolini!
della 3a serie era di oltre 38.000 lire] era una cifra abbastanza significativa. Tenendo conto degli ordini del governo era comunque facile da spiegare. Il numero di aziende che hanno sviluppato per loro le carrozzerie ha reso le singole auto molto diverse l’una dall’altra. C’erano delle decappottabili, spider, limousine, berline, coupé, non solo con carrozzerie italiane ma anche prodotte da aziende tedesche e inglesi. Le più belle le dobbiamo però ai virtuosi italiani, come l’Astura 233C Aerodinamica della manifattura milanese Castagna, o una piccola serie prodotta dalla Touring nello stile della Flying Star da loro inventata nel 1931, ovvero con strisce cromate che corrono lungo l’intera vettura e cadono dolcemente verso la parte posteriore, assomiglia davvero a una cometa di passaggio. Alcuni modelli erano destinati prettamente allo sport, vi ricordate la perla del Museo Nicolis, la Astura MM Sport, con la carrozzeria dell’azienda Colli [Gazzetta It. 87]? Soltanto Pininfarina lanciò oltre 50 diverse versioni dell’Astura, erano brevi serie e talvolta anche singole copie.


Una serata d’eccezione è stata quella del 6 agosto, dove due città apparentemente così lontane ma in fondo così vicine si incontrano per celebrare la loro storia attraverso la moda. l’evento è stato organizzata dal Comune di Tursi, guidato dal sindaco Salvatore Cosma con il supporto di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata, Confartigianato Imprese Matera, Provincia di Matera, Gal Start 2020, Matera 2019 e APT Basilicata.
La Splendida Basilica Santuario Santa Maria di Anglona è il magico scenario dove si è svolto l’evento condotto con maestria dai giornalisti Annamaria Sodano e Giuseppe Di Tommaso. Numerosi i personaggi Italiani e Polacchi a formare la ricca platea tra loro oltre alla prestigiosa presenza di Sua Eccellenza Carmine Orofino, Vescovo della Diocesi di Tursi Lagonegro, il Presidente della Regione Basilicata
Copponi, I Sindaci di: Matera Domenico Bennardi, di Senise Giuseppe Castronuovo e di Craco Vincenzo Lacopeta, il presidente Confartigianato Rosa Gentile, il Prof. Michelangelo Tagliaferri, il Principe David Vallarelli Braccio D’Oria esperto di Bon Ton e Galateo. Dalla parte polacca, l’Ambasciatore della Polonia in Italia sua Eccellenza Anna Maria Anders, il Presidente di Bielsko-Biala, Jaroslaw Klimaszewski insieme al Vice Presidente Adam Rusniak e delegati dell’Assessorato Cultura e Promozione della città di Bielsko-Biala.
In apertura le parole di sua Eccellenza Carmine Orofino, “La Bellezza Salverà il Mondo” seguite da una lettura, in lingua Italiana, molto emozionante e commovente di Natasha Pavluchenko che racconta l’ispirazione della collezione Maria Di Anglona e come la storia influenza la moda. “Per molto tempo, guardando il mondo stavo cercando qualcosa che mi avrebbe aiutato a fare il passo successivo per le mie creazioni. Questo passo l’ho trovato qui a Tursi dove, guardando negli occhi dell’effige della Madonna, ho avuto l’ispirazione per creare una collezione che sarà la traduzione più profonda dell’intimo interiore e per la propria condizione umana.”
Natasha Pavluchenko, ideatrice artistica dell’evento ha presentato con sfilata le due collezioni che vogliono essere un omaggio alle due città che hanno un posto speciale nel suo cuore. La prima in ordine di apparizione, dal titolo “Maria di Anglona” e rappresenta un tributo alla città di Tursi e alla Santa Maria di Anglona, testimonianza di come la storia influenza e sprona la moda. Durante il suo viaggio in Basilicata, Natasha Pavluchenko è rimasta colpita dalla bellezza della Vergine di Anglona, dal borgo storico di Tursi con la sua splendida collegiata di Santa Maria Maggiore in Rabatana. Ed è proprio la “Pala dell’Altare Maggiore” risalente al 1700 e posta oggi di fianco alla Vergine che ha inspirato le 10 creazioni della collezione che sarà possibile ammirare.
La seconda collezione apparsa su catawalk, intitolata “Everlasting” è un omaggio alla città, Bielsko-Biała, dove la designer vive e dà svago al suo estro e il cui nome evoca il colore bianco. L’etimologia del nome deriva probabilmente dal fiume Biała che significa “bianca” per il colore dell’acqua – bianca, chiara e limpida; altri studiosi associano il nome della città anche allo sbiancamento del lino. Entrambe le collezioni sono state presentate ad Altaroma, in due edizioni diverse nel contesto dell’evento International Couture organizzato da Maria Christina Rigano e durante la prima edizione dell’UrBBan Fusion. Art & Fashion Festival, che ha avuto luogo a Bielsko-Biala lo scorso dicembre. Lo staff della Scuola Europea Accademia di Policoro di Mirella D’Alessandro, ha curato il trucco e il parrucco delle modelle che hanno presentato i prestigiosi abiti di Natasha Pavluchenko.

senza tempo dell’artista che unisce moda, arte e storia. Le origini di Tursi risalgono al V secolo e sono legate all’invasione visigota, guidata dal leggendario condottiero Alaricus. La zona è famosa per la produzione di agrumi, tra cui una particolare varietà di arance che qui furono portate dai Saraceni nell’anno 1000. “E’ un sogno che diventa realtà” – ha detto la stilista, quando si è scoperto che entrambe le sue collezioni d’arte saranno presentate in Italia, in un luogo così unico. Gli ornamenti d’altare situati nella Basilica dell’XI secolo sono stati l’ispirazione per la creazione del primo progetto nel 2020 sotto il nome di Maria D’Anglona. Un anno dopo, viene creata un’altra collezione che unisce moda e arte, intitolata Biała / Everlasting, ispirata alle decorazioni della chiesa medievale di S. Stanisław a BielskoBiała. Questa è l’unica collezione di Natasha Pavluchenko finora, rigorosamente in bianco. Entrambi i progetti, le cui prime esibizioni hanno avuto luogo durante ALTAROMA, sono stati realizzati presso l’Atelier del designer a Bielsko-Biała. Il principale organizzatore di questo evento è il Comune di Tursi, guidato dal sindaco Salvatore Cosma con un featuring speciale di International Fashion Network che unicamente per questo evento particolare vede l’interazione diretta del suo Presidente Manuel Perrotta come organizzatore e produttore. La Confartigianato Lucana, Gal Start 2020, Matera 2019 e APT Basilicata supportano l’evento.
NATASHA PAVLUCHENKO
collezione completamente nuova durante la pandemia, dedicata alla città in cui vive e lavora. “Biała / Everlasting è una collezione insolita per me, una sorpresa in termini di colori. È un simbolo di amore, purezza ed eternità. Il colore della collezione deriva dal nome della città in cui vivo e creo, e ha un’anima straordinaria e una storia incredibile.” – ha confessato Natasha Pavluchenko. La collezione è stata presentata in anteprima mondiale durante Altaroma 2021, nell’ambito della mostra International Couture di Roma.
evento a Bielsko-Biała, rivolto principalmente ai giovani – alunni, studenti e diplomati delle scuole d’arte. UrBBan Fusion. Art & Fashion Festival fa riferimento alla tradizione tessile della città e combina vari tipi di arte in un unico spazio. L’ideatrice principale, Natasha Pavluchenko, è diventata la direttrice artistica dell’evento.
Musica di Varsavia ci parla del ruolo della musica classica nel mondo di oggi e del suo effetto benefico su grandi e piccini. Dà insegnante, con una lunga esperienza, ci indica come incoraggiare i bambini a suonare strumenti e fare musica.


Un anno dopo in concorso principale si trova “Samson” di Andrzej Wajda, il film sull’Olocausto che però non entusiasma la critica di Venezia e passa senza nessun premio.
che vince il premio FIPRESCI. La sceneggiatura di questo film, scritta dal regista insieme a Jerzy Skolimowski e Jakub Goldberg, nel 2009 è stata premiata al festival “Lato filmów” come miglior sceneggiatura nella storia del cinema polacco. Polański sfrutta nel film una struttura narrativa chiusa, e i protagonisti isolati dal mondo diventano rappresentanti di valori sociali e culturali. Inoltre, basando il fi lm sui dialoghi, il regista non solo ha disegnato perfetti ritratti psicologici dei personaggi, ma ha anche esaminato attentamente i meccanismi del potere e della lotta per conquistarlo.
