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CinemaItaliaOggi, Mostra del nuovo Cinema Italiano

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CinemaItaliaOggi, l’atteso appuntamento annuale con il meglio della nuova produzione cinematografica italiana giunge alla decima edizione, realizzata in un contesto estremamente difficile per la società e per la cultura in tutto il mondo, ma fortemente voluta dal pubblico e dal circuito cinematografico polacco, valentemente coordinato dal nostro partner di sempre in questa “fatica” il Cinema Muranów-Gutek Film di Varsavia.

Ma l’edizione 2020 di CinemaItaliaOggi si deve all’immutata collaborazione tra Istituto Luce Cinecittà e gli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia, con il sostegno istituzionale dell’Ambasciata d’Italia e dei Consolati onorari delle città coinvolte nella Rassegna. CinemaItaliaOggi continuerà ad avere anche quest’anno una portata nazionale: dodici pellicole tra le più riuscite e apprezzate in Italia nel 2020 saranno proiettate in prestigiose sale cinematografiche di ben otto città polacche: Varsavia, Cracovia, Łódź, Breslavia, Poznań, Katowice e Gydnia. Un progetto ambizioso, pensato e realizzato per valorizzare il nuovo cinema italiano in Polonia, in un contesto culturale importante e per un pubblico competente e sensibile. Allo sforzo organizzativo ha contribuito in modo decisivo Istituto Luce Cinecittà, facendosi anche interprete presso importanti distributori italiani della rilevanza di una sfida intesa a promuovere il cinema italiano anche fuori dai tradizionali circuiti di diffusione. Anche quest’anno si è aggiunto il prezioso contributo di alcuni distributori polacchi, a conferma dell’interesse locale per la nostra cinematografia contemporanea.

CinemaItaliaOggi 2021

  • Warszawa – Kino Muranów  1 – 6 luglio
  • Kraków – Kino Pod Baranami
  • Wrocław – Kino Nowe Horyzonty  9 – 15 luglio
  • Łódź – kino Charlie 1 – 5 luglio
  • Poznań – Pałacowe Centrum Kultury Zamek 28.07 – 1.08
  • Katowice – Kino Rialto 9 – 18 luglio
  • Gdynia – Gdyńskie Centrum Filmowe

***

Rodzice kontra influencerzy / Genitori vs influencer (2021)
regia Michela Andreozzi

Quanto è difficile oggi essere il padre single di una teenager?
Paolo (Fabio Volo) professore di filosofia, vedovo, ha cresciuto da solo sua figlia Simone – alla francese – (Ginevra Francesconi), con cui ha un bellissimo rapporto. Ma quando la ragazza entra ufficialmente nella fase dell’adolescenza, l’idillio si rompe: come ogni teenager che si rispetti, infatti, sua figlia Simone viene “rapita” dallo smartphone, tanto che matura l’idea di voler diventare influencer – come il suo idolo Ele-O-Nora (Giulia De Lellis) categoria che Paolo detesta. Pur di recuperare il rapporto con sua figlia, Paolo inizia una campagna contro l’abuso dei social, con l’aiuto della stessa Simone che diventa la sua web manager.
La fama inaspettata lo trasformerà suo malgrado in un influencer… e gli farà scoprire che i social, anche se vanno maneggiati con cura, possono regalarti una possibilità.

Dzieci / Figli (2020)
regia Giuseppe Bonito

Sara (Paola Cortellesi) e Nicola (Valerio Mastandrea) sono sposati e innamorati. Hanno una bambina di 6 anni, Anna, e una vita felice. L’arrivo del secondo figlio, Pietro, sconvolge gli equilibri di tutta la famiglia dando vita a situazioni tragicomiche. Nonni stravaganti, amici sull’orlo di una crisi di nervi e improbabili baby-sitter non saranno loro di aiuto. Tra attimi di felicità e situazioni di sconforto, Sara e Nicola riusciranno a resistere e a rimanere insieme?

Pod tym samym niebem / Non odiare (2020)
regia Mauro Mancini

La storia di Non odiare è ambientata in una città del nord-est, un non-luogo mitteleuropeo, contaminato e innervato da tante etnie, pulsioni, sedimentazioni e dalle profonde radici ebraiche. Qui vive Simone Segre , affermato chirurgo di origine ebraica: una vita tranquilla, un appartamento elegante e nessun legame con il passato. Un giorno si trova a soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada, ma quando scopre sul suo petto un tatuaggio nazista, lo abbandona al suo destino.Preso dai sensi di colpa, rintraccia la famiglia dell’uomo: Marica, la figlia maggiore; Marcello, adolescente contagiato dal seme dell’odio razziale; il “piccolo” Paolo. Verrà la notte in cui Marica busserà alla porta di Simone, presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare…

Złe baśnie / Favolacce (2020)
regia Damiano e Fabio d’Innocenzo

La narrazione prende le mosse dal ritrovamento di un diario nell’immondizia in un quartiere periferico di Roma. E’ una calda estate. Nelle villette a schiera vivono alcune famiglie in cui il senso di disagio costituisce la cifra esistenziale comune anche quando si tenta di mascherarlo. I genitori sono frustrati dall’idea di vivere lì e non altrove, di avere (o non avere) un lavoro insoddisfacente, di non avere in definitiva raggiunto lo status sociale che pensavano di meritare. I figli vivono in questo clima e ne assorbono la negatività cercando di difendersene come possono e magari anche di reagire. Una “storia triste” la definisce la voce narrante del film. Una “favola nera”, la definiscono gli autori, in cui le figure chiave per l’equilibrio e lo sviluppo delle nuove generazioni (i genitori, gli insegnati) hanno perduto ogni positività e capacità progettuale.

Chciałem się ukrywać / Volevo nascondermi (2020)
regia Giorgio Diritti

Un bambino solo, Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura. “El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari. Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Martin Eden (2019)
regia Pietro Marcello

Martin Eden racconta la nostra storia, la storia di chi si è formato non nella famiglia, o nella scuola, ma attraverso la cultura incontrata lungo la strada. È il romanzo degli autodidatti, di chi ha creduto nella cultura come strumento di emancipazione e ne è stato, in parte, deluso. Ma è anche un libro in grado, specie ad una seconda lettura, di rivelare – al di là del melodramma – la capacità di Jack London di vedere come in uno specchio le fosche tinte del futuro, le perversioni e i tormenti del Novecento. Per questo Martin Eden è un romanzo di grande attualità politica, e per questo il protagonista del film di Pietro Marcello attraversa il Novecento, o meglio una trasposizione trasognata del Novecento, libera da coordinate temporali, ambientata non più nella California del romanzo ma in una Napoli che potrebbe essere una qualsiasi città portuale (non solo) d’Italia.

Wszystko zostaje w rodzinie / Lacci (2020)
regia Daniele Lucchetti

Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati.

Najlepsze lata / Gli anni più belli (2020)
regia Gabriele Muccino

“Gli anni più belli” è la storia di quattro amici Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo, (Kim Rossi Stuart), Riccardo (Claudio Santamaria), raccontata nell’arco di quarant’anni, dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta. Le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e fallimenti sono l’intreccio di una grande storia di amicizia e amore attraverso cui si raccontano anche l’Italia e gli italiani. Un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni e anche epoche differenti.

Drapieżnicy / I predatori (2020)
regia Pietro Castellitto

È mattina presto, il mare di Ostia è calmo. Un uomo bussa a casa di una signora: le venderà un orologio. È sempre mattina presto quando, qualche giorno dopo, un giovane assistente di filosofia verrà lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti. Due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara. Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda. Nuclei opposti che condividono la stessa giungla, Roma. Un banale incidente farà collidere quei due poli. E la follia di un ragazzo di 25 anni scoprirà le carte per rivelare che tutti hanno un segreto e nessuno è ciò che sembra. E che siamo tutti predatori.

Życie jak film klasy B / Life is a B-movie (2020)
regia Piero Vivarelli

La vita irrequieta e la filmografia caleidoscopica di Piero Vivarelli, regista di B-Movies italiani di tutti i generi, paroliere di successi musicali, tra cui 24.000 baci di Celentano, e sceneggiatore dello Spaghetti Western Django, amato da Quentin Tarantino, si intrecciano in questo ritratto di un provocatore rivoluzionario. Giovanissimo aderente alla Decima MAS, l’unico non cubano, oltre a Che Guevara, ad avere una tessera del Partito Comunista Cubano firmata da Fidel Castro. Spaziando da Urlatori alla Sbarra, film musicale con Celentano, Chet Baker e Mina sul mondo giovanile che comincia a muoversi a ritmo di rock, a film di attualità politica come Oggi a Berlino, a Django, che anticipa uno stile di Spaghetti Western destinato a far scuola, Vivarelli cavalca l’onda del nuovo. Dà corpo ai fumetti con “Satanik” e “Mister X” e mette in scena la rivoluzione sessuale con Il Dio serpente.

Złota reguła / La regola d’oro (2020)
regia Alessandro Lunardelli

Cosa diavolo ci fa uno come Ettore Seppis dietro le quinte di una grande prima serata televisiva? Se lo chiede anche lui, mentre aspetta di ritirare un premio al Teatro antico di Taormina, pronto – si fa per dire! – a salire sul palco tra i flash dei fotografie gli applausi del pubblico. Ettore è un soldato, ha trascorso gli ultimi cinque mesi prigioniero dei fondamentalisti siriani, e adesso che è tornato a casa tutti lo trattano come un eroe: autografi da firmare, giornalisti a cui rispondere, conduttrici che sognano il picco di ascolti. E lui? Qualcosa lo tormenta, un segreto su cosa è realmente accaduto in Siria: avrebbe bisogno di parlarne, ma con chi? L’unico sembra Massimo, l’autore tv che dovrebbe preparare il suo discorso di ringraziamento: magari un giorno diventeranno amici, ma per ora sono due calamite che più si avvicinano e più si respingono…

Lewiatan: l’economia polacca ha bisogno di lavoratori stranieri

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La Confederazione Lewiatan ritiene che le modifiche proposte nella bozza di legge sugli stranieri siano insufficienti, poiché l’economia polacca ha bisogno di un afflusso di lavoratori stranieri. Secondo l’organizzazione, queste proposte non tengono conto di molte questioni relative al deficit di dipendenti nel mercato del lavoro polacco. Per questo motivo la Confederazione Lewiatan propone, tra gli altri, il mantenimento, con alcune correzioni, della procedura semplificata di accesso al mercato del lavoro polacco per i cittadini stranieri, alcune modifiche nell’ambito dei permessi di lavoro e il miglioramento della procedura per il rilascio dei permessi di soggiorno da parte degli uffici del voivodato. L’esperta di Lewiatan Monika Fedorczuk ha sottolineato che bisogna facilitare le procedure riguardanti gli stranieri che vogliono entrare nel mercato del lavoro polacco, perché senza di loro a lungo termine sarà impossibile mantenere un ritmo veloce di crescita economica. Inoltre, la Confederazione Lewiatan propone di estendere a 12 mesi la possibilità di svolgere il lavoro in virtù della dichiarazione di affidamento del lavoro a uno straniero, estendendo la validità della dichiarazione, ad esempio in caso di forte domanda di lavoro in una determinata regione. La confederazione propone anche di abolire l’obbligo di cessazione del lavoro da parte di uno straniero che svolge un lavoro sulla base di una dichiarazione di affidamento del datore di lavoro. Infine, l’organizzazione suggerisce di prolungare il periodo di affidamento di altro lavoro allo straniero per un periodo di 90 giorni, mantenendo le stesse condizioni di lavoro

https://biznes.interia.pl/praca/news-lewiatan-polska-gospodarka-potrzebuje-cudzoziemcow,nId,5332334

Biennale di Venezia: Leone d’oro alla carriera al polacco Krysztof Warlikowski

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Inizia oggi il 49° Festival Internazionale del Teatro, diretto da Stefano Ricci e Gianni Forte (ricci/forte) e organizzato dalla Biennale di Venezia, con la prima italiana dello spettacolo We are Leaving del Leone d’oro alla carriera Krysztof Warlikowski. Lo spettacolo del regista polacco andrà in scena oggi al Teatro alle Tese e in replica domani. A dodici anni da Krum, Warlikowski torna a uno dei suoi autori preferiti, l’israeliano Hanoch Levin, di cui rivisita Suitcase Packers, storia di una comunità e di otto funerali. Persa la speranza in un futuro brillante che aveva animato Krum dopo un’esperienza fallimentare all’estero, Warlikowski fa un biglietto di solo andata e si immerge nella realtà dell’oggi. Il mondo ansioso delle migrazioni su larga scala trova nel testo di Levin una sua dimensione locale e comunitaria. Leone d’oro alla carriera, Warlikowski è una figura emblematica del teatro post comunista. Classe 1962, firma i primi spettacoli a 27 anni, dopo aver completato gli studi in storia e filosofia a Cracovia e in lingua francese e teatro greco alla Sorbona di Parigi. Noto al pubblico per aver creato un nuovo modo di mettere in scena Shakespeare, realizzato rivoluzionarie interpretazioni della tragedia greca e messo in scena anche testi di autori contemporanei, Warlikowski ha presentato le sue regie nei più importanti festival di tutto il mondo. Dal 2008 è Direttore artistico del Centro Culturale Internazionale Nowy Teatr di Varsavia.

Polonia Oggi

Da oggi viaggi in Europa con il Green Pass europeo

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Oggi in tutta l’Unione europea entra in vigore il Green Pass europeo che consentirà di viaggiare per tutti i Paesi dell’Unione europea senza dover fare la quarantena. Il Green Pass viene rilasciato a tutti quelli che sono stati vaccinati, che sono negativi al tampone oppure sono guariti dal covid. Lo si dovrà presentare al check – in insieme agli altri documenti. Il Presidente dell’azienda statale degli aeroporti Stanisław Wojtera ha detto che il personale dell’aeroporto Chopin di Varsavia farà di tutto per facilitare l’imbarco. Wojtera ha detto anche che durante l’estate cercheranno di risolvere il problema di file in alcuni posti a causa dei controlli di sicurezza e controlli di frontiera. Le file non si riescono ad evitare totalmente a causa del numero dei dipendenti e le restrizioni infrastrutturali. Wojtera ha detto anche che i ritardi all’uscita dall’aereo e le file ai punti dei controlli di sicurezza sono causate dalle restrizioni pandemiche. All’aeroporto Chopin sono già aperti i gate automatici che faciliteranno il check – in dei passeggeri dai Paesi fuori dallo spazio Schengen. Ci sono anche gli stand nello spazio Schengen dove vengono realizzati i tamponi Covid19. I passeggeri vaccinati possono passare la dogana prima e non devono stare in fila con le persone non vaccinate. Il Green Pass si potrà stampare oppure scaricare l’applicazione Obywatel dove anche sarà disponibile.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2765157,Od-czwartku-podroze-z-certyfikatem-szczepien-Znamy-procedury-na-Lotnisku-Chopina

Al via la decima edizione di Cinema Italia Oggi

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Comincia oggi Cinema Italia Oggi, la rassegna annuale del cinema italiano che quest’anno è giunta alla sua decima edizione. L’evento, organizzato dagli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia in collaborazione con l’Istituto Luce Cinecittà e Gutek Film con il sostegno istituzionale dell’Ambasciata d’Italia e dei Consolati onorari, anche quest’anno avrà una portata nazionale: undici pellicole tra le più riuscite e apprezzate in Italia nel 2020 saranno proiettate in prestigiose sale cinematografiche di ben otto città polacche: Varsavia, Cracovia, Łódź, Breslavia, Poznań, Katowice e Gdynia. Allo sforzo organizzativo ha contribuito in modo decisivo Istituto Luce Cinecittà, facendosi anche interprete presso importanti distributori italiani della rilevanza di una sfida intesa a promuovere il cinema nazionale anche fuori dai tradizionali circuiti di diffusione. Anche quest’anno si è aggiunto il prezioso contributo di alcuni distributori polacchi, a conferma dell’interesse locale per la cinematografia italiana contemporanea. Il programma dettagliato da consultare sul sito di Kino Muranów: Cinema Italia Oggi | Przegląd Nowego Kina Włoskiego | Kino Muranów (kinomuranow.pl). Media partner: Gazzetta Italia, Kino, Co jest na granie, Italiofila.

Premio Platynowe Lwy alla carriera per la regista Agnieszka Holland

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Agnieszka Holland, regista e sceneggiatrice polacca, riceverà il premio Platynowe Lwy alla carriera. La statuetta verrà assegnata durante il gala finale del 46° Polish Film Festival (Festiwal Polskich Filmów Fabularnych) a Gdynia. Il festival avrà luogo dal 20° al 25° settembre. “Platynowe Lwy sono consegnati dal Comitato Direttivo del Polish Film Festival ogni anno per onorare il lavoro dei personaggi eccezionali del cinema polacco” hanno ricordato gli organizzatori dell’evento. Paweł Pawlikowski, regista e presidente del Consiglio del Festival ha descritto Holland come “una regista che con la sua personalità artistica esce dal quadro del cinema polacco”. Pawlikowski ha aggiunto, “che la regista è stata istruita a Praga e ha realizzato con successo tanti film in Polonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania e USA. È una delle autrici più apprezzate del cinema d’autore contemporaneo. Da molti anni oltre all’attività artistica è attiva anche nella vita sociale, da poco presiede l’Accademia europea del cinema, essendo quindi una delle maggiori ambasciatrici dell’arte polacca all’estero”. Agnieszka Holland è nata il 28 novembre 1948 a Varsavia. Nel corso della sua carriera ha collaborato con molti registi polacchi eccellenti come Krzysztof Zanussi o Andrzej Wajda (con cui ha creato lo scenario per “Senza anestesia” (“Bez znieczulenia”), premiato con il Premio della giuria a Cannes). I film della regista sono acclamati nel cinema mondiale: i suoi “Attori di provincia” (“Aktorzy prowincjonalni”) sono stati insigniti a Cannes con il premio dei critici FIPRESCI, “La febbre” (“Gorączka”) è stata nominata per l’Orso d’oro nel Festival internazionale del cinema di Berlino, invece “Raccolto amaro” (“Gorzkie żniwa”), “In Darkness” (“W ciemności”) ed “Europa, Europa” sono stati nominati per il premio Oscar in due categorie diverse: i primi due al miglior film nella lingua straniera e il terzo alla migliore sceneggiatura non originale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C900839%2Cplatynowe-lwy-za-caloksztalt-tworczosci-dla-agnieszki-holland.html

Lotta allo smog: dal 1° luglio obbligatorio dichiarare le fonti di riscaldamento

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Dal 1° luglio entra in vigore l’obbligo di presentare dichiarazioni sulle fonti di calore per gli edifici. Da giovedì ogni proprietario o gestore d’immobile avrà 12 mesi per presentare la dichiarazione, se la fonte di calore è stata messa in funzione prima del 1 luglio di quest’anno, nel caso di fonti di calore avviate dopo il 1 luglio, si avranno 14 giorni. L’obbligo di presentare una dichiarazione costituisce la prima fase della costruzione di un nuovo sistema nazionale polacco, ovvero del cosiddetto Registro Centrale delle Emissioni degli Edifici (CEEB). Dorota Cabańska, attualmente in qualità di ispettore per la supervisione degli edifici, ha sottolineato che dal 1° luglio i proprietari o gestori di immobili potranno accedere autonomamente al sistema. Ci sono due moduli di dichiarazione. Uno riguarda gli edifici residenziali e l’altro quelli non residenziali. Per presentare la dichiarazione in formato elettronico basta disporre di un profilo attendibile o di una carta d’identità elettronica (e-dowód). Inoltre, sarà possibile presentare la dichiarazione nella forma tradizionale, ovvero di persona o per lettera. Lo scopo principale dell’istituzione del CEEB è quello di migliorare la qualità dell’aria ed eliminare la prima causa di inquinamento, ovvero l’emissione di sostanze che causano lo smog. Infine, Dorota Cybańska ha ribadito che attualmente una delle sfide ambientali più urgenti e importanti che il mondo ha di fronte è quella di ridurre l’emissione di sostanze nocive per l’ambiente.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2763723,W-zycie-wchodzi-obowiazek-skladania-deklaracji-o-zrodlach-ogrzewania-budynkow-Walka-ze-smogiem-wchodzi-w-nowy-etap

 

Perle dell’Umbria: Perugi ed Assisi

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Nel cuore dell’Italia la vita quotidiana scorre tranquillamente, godendo del sole che brilla dall’alto e del cielo che scintilla. L’Umbria, comunemente denominata “il polmone verde d’Italia” è una regione che racchiude in sé tutta la bellezza straordinaria di questa terra, piena di piccole città arroccate sulle colline.

I meravigliosi itinerari umbri portano a scoprire due città insolite immerse nel verde, in completa pace e armonia. Tra le principali bellezze della regione, spiccano assolutamente Perugia, con i suoi dintorni, e Assisi.

PERUGIA

Bellissimo e suggestivo capoluogo della regione, è una città ricca di monumenti, con un magico centro storico di cui la maestosa piazza è il suo cuore pulsante. Perugia viene considerata il centro culturale della regione per la famosa Università per Stranieri. Occorre ricordare che a Perugia risiedevano i papi quando si tenevano i conclavi. Ad impreziosire Perugia è anche la sua posizione collinare e poi le mura etrusche e medievali. Perugia include diversi luoghi di straordinario valore artistico e storico sparsi fra innumerevoli vicoletti, tra i quali si distinguono:

  • Piazza IV Novembre
    Racchiude in sé il Palazzo dei Priori, la Fontana Maggiore, il Duomo.
  • Palazzo dei Priori
    Immerso nella piazza della cittadina è sede del Municipio e dalla Galleria Nazionale.
  • Fontana Maggiore
    Straordinaria scultura frutto della genialità artistica di Nicola e Giovanni Pisano.
  • Cattedrale di San Lorenzo
    Il Duomo di Perugia inserito in un complesso architettonico, considerato ‘l’isola di San Lorenzo’. L’edificio ha un impianto tardogotico a tre navate.
  • Rocca Paolina
    La monumentale fortezza rinascimentale costruita su volere di papa Paolo III Farnese alla fine della ”guerra del sale” su progetto dell’architetto Antonio da Sangallo.
  • Galleria Nazionale dell’Umbria
    Principale pinacoteca cittadina collocata all’interno del Palazzo dei Priori. La Galleria conserva oltre 3000 opere tra cui: sculture, ceramiche, dipinti, oreficerie e tessuti.
  • Chiesa di San Domenico
    Imponente edificio gotico a tre navate; costituiva l’esempio per la futura Cattedrale di San Lorenzo.
  • Curiosità su Perugia: Perugia è diventata la sede di famosi festival internazionali quali l’Eurochocolate e l’Umbria Jazz.
  • Eurochocolate
    Dal 1993 ogni anno in ottobre si tiene il festival del cioccolato a Perugia. Il festival riguarda un’ampia gamma di attività, ovvero bancarelle ed esposizioni di cioccolata del continente, che si può contemplare nelle strade e nelle piazze della città. Le esposizioni sono accompagnate con la vendita e con la degustazione gratuita dei prodotti. La sua straordinarietà sta nel fatto che proprio a Perugia è nata e cresciuta l’azienda del settore dolciario Perugina, una eccellenza italiana, nata dalla passione e dal genio creativo di Luisa Spagnoli. Il Bacio Perugina è un celebre cioccolatino farcito con granella di nocciola, gianduia e cioccolato fondente.
  • Umbria Jazz
    I maggiore e più famoso festival dell’Umbria che si tiene annualmente a luglio e d’inverno con l’edizione Umbria Jazz Winter. Il festival è senza dubbio uno degli eventi musicali più rilevanti al livello mondiale per la sua storia, per la qualità degli artisti, per la musica inquieta, talvolta tormentata, ma anche vitale e per la sua profondità tremenda ed impressionante.

ASSISI

Un luogo idilliaco non lontano da Perugia, una sorta di rifugio in cui prevalgono la pace e la serenità, lì dove il tempo pare fermarsi. Assisi è una culla della cristianità, ricca di antichissime chiese, luoghi di culto ed è uno splendido borgo medievale. È una città dal glorioso passato, poiché ha dato i natali a San Francesco, patrono d’Italia, santo della chiesa cattolica, amante della natura e degli animali e a Santa Chiara, fondatrice dell’ordine delle Clarisse. Assisi essendo una città piena di luoghi di culto, è diventata una meta di pellegrinaggio. I luoghi francescani sono frequentati da migliaia di pellegrini all’anno.

Tra i vicoli pittoreschi del borgo medievale, segnaliamo le bellezze di Assisi più interessanti.

  • Basilica di San Francesco
    L’eccezionale capolavoro architettonico, ritenuto uno dei tesori dell’arte sacra che custodisce incantevoli affreschi di Giotto e altri maestri. San Francesco è suddivisa in due basiliche sovrapposte: la Basilica Inferiore, la Basilica Superiore e una Cripta dove è stata posta la tomba di San Francesco. La Basilica di San Francesco fa parte della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
  • Tempio di Minevra
    Il tempio costituisce uno dei monumenti più integri dell’architettura sacra romana famoso per la sua facciata ricca di sei colonne corinzie.
  • Basilica di Santa Chiara
    Un vero capolavoro dell’architettura gotica, dove sono conservate le reliquie della Santa ed il Crocefi sso che parlava a San Francesco.
  • Basilica di Santa Maria degli Angeli
    Un edificio spettacolare, una chiesetta antichissima, dove San Francesco si raccoglieva in preghiera. La Basilica è considerata la settima chiesa cristiana per grandezza a livello mondiale.
  • Anfiteatro
    Situato nel quartiere di Porta Perlici, accompagnato da un orto circondato da mura in pietra ellittiche, si caratterizza per gli edifici medievali, un arco in cunei di travertino e l’area dell’arena che costituisce un giardino.

Quest’anno appalti per 105,5 km di Via Carpatia

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La Direzione generale delle strade e autostrade (Generalna Dyrekcja Dróg Krajowych i Autostrad, GDDKiA) pianifica di annunciare gli appalti per 105,5 km della Via Carpatia, ha informato il portavoce dell’istituzione Szymon Piechowiak. Inoltre, quest’anno saranno pronti altri 70 km, perciò fino a fine anno gli automobilisti avranno da utilizzare 145,6 km della Via Carpatia. Entro il 2022 saranno realizzati 314,5 km, nel processo di appalto 105,5 km, e in preparazione 139 km. In Polonia la Via Carpatia contiene tratti delle superstrade S61, S16 e S19 tra Budzisko, Suwałki, Ełk, Białystok, Lublin, Rzeszów e Barwinek. Fino ad oggi, nel quadro di percorso sono utilizzabili: le tangenziali di Suwałki e Augustów; le tangenziali con una corsia di Kock, Wola Skromowska e Międzyrzec Podlaski; e il tratto Sokołów Małopolski – Stobierna – Rzeszów Południe, della lunghezza totale di 75,3 km.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C899449%2Cgddkia-planuje-w-tym-roku-przetargi-na-ponad-100-kilometrow-trasy-carpatia

 

Giovanni Gastel, l’eleganza del fotografo gentiluomo

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“La cosa a cui tengo di più è essere un gentiluomo; faccio anche le fotografie, le poesie, scrivo, faccio le mie cose, ma se mi chiedi alle fine cosa vorrei che scrivessero sulla mia tomba è gentiluomo”.

Era il 18 marzo 2020, il COVID era da poco entrato nelle nostre esistenze, stravolgendole, logorandole, segregandole, e Giovanni Gastel, ospite di Micheal Bertolasi per il suo progetto “Convivium”, sintetizzava così quello che considerava l’aspetto imprescindibile delle sue dimensioni umana e professionale, per lui certamente più importante di quello che moltissimi gli riconoscevano di essere: il più grande fotografo italiano di sempre. Riconoscimento da lui puntualmente declinato e rivolto, con inappuntabile fair play, ad un altro tra i monumenti del panorama artistico italiano, Oliviero Toscani, alimentando quella piacevole querelle, ben nota agli addetti ai lavori e vecchia quanto la storia della fotografia di moda d’autore italiana, all’interno della quale, la grandezza di Giovanni Gastel non è mai stata messa in discussione. Ad oltre un anno di distanza, la pandemia è ancora qui, tenace e prepotente, come un avversario coriaceo, e lo scorso 13 marzo ha privato il mondo non solo della fotografia, ma dell’arte nella sua accezione più ampia del termine, di uno dei suoi più prolifici ed influenti esponenti degli ultimi cinquant’anni.

Giovanni Gastel nasce nel 1955 a Milano, ultimo di sette figli in una famiglia di spicco della società milanese. Nipote per parte di madre del regista Luchino Visconti, riconoscerà sempre quanto i valori acquisiti tramite l’educazione aristocratica ricevuta, abbiano influito sullo sviluppo della sua personale interpretazione della realtà. Fotografo e poeta, da sempre ironico su quella che lui stesso definiva come la sua cronica impreparazione al mondo contemporaneo, il suo percorso artistico poggia su una solida formazione di tipo classico, un profondo interesse per la pittura e una genuina passione per la cultura popolare della seconda metà del Novecento. In giovane età intraprende una profonda ricerca identitaria che lo porterà a riconoscersi in quella definizione di eleganza che, senza esitazione, adotta sin da subito quale valore fondante della sua visione creativa e che permeerà trasversalmente, senza interruzione, la sua intera attività artistica.

Dall’amore per la cultura pop, per l’idea stessa che qualsiasi oggetto ordinario possa essere elevato alla condizione di essere ammirato quale opera d’arte, nasce l’impulso creativo che agli inizi degli anni Ottanta lo porta alla realizzazione di quelle indimenticabili opere di Still Life che influenzeranno intere generazioni di fotografi e che gli garantiscono, di fatto, l’accesso ad una carriera nel mondo della fotografia professionale destinata, da lì in avanti, ad una costante ascesa. Per lui si tratta dell’occasione di una vita, che sa cogliere e alla quale dedicherà tutto sé stesso senza risparmiarsi. Da Vogue Italia a Donna, passando per le committenze di marchi quali Versace, Missoni, Tod’s, Trussardi, Krizia, Ferragamo, Dior, Nina Ricci e Guerlain, trent’anni di moda Italiana e internazionale sono stati interpretati attraverso l’obiettivo di Giovanni Gastel. Un fortunato secondo chi sostiene come nell’epoca del boom della moda italiana fosse relativamente facile per un fotografo avere accesso a tanta fortuna, un pioniere invece per quanti gli riconoscono che in un momento di svolta per il Made in Italy, seppe inventare uno stile inconfondibile, destinato a diventare iconico e a rivoluzionare il mondo della comunicazione. La verità è da ricercarsi probabilmente nel fatto che Gastel non ha mai esitato a mettersi in discussione e reinventarsi quando le circostanze richiedevano un approccio rinnovato per confermarsi quale autore, abbracciando ogni volta il cambiamento come uno stimolo ad eccellere e cercare una creatività sempre nuova. Così fece quando abbandonò il banco ottico per passare alla fotografia nel formato del 35 millimetri, ligio alla regola che il nuovo strumento andasse interpretato rompendo con il passato, evitando ogni tentativo di voler ad ogni costo ricreare risultati che erano caratteristici del vecchio metodo. Lo stesso approccio lo mantenne con l’avvento della fotografia digitale, nei confronti del quale ha sempre avuto un atteggiamento decisamente fuori dal coro rispetto alla maggior parte dei fotografi professionisti della sua generazione. In controtendenza rispetto a quanti facevano coincidere la digitalizzazione di massa con la morte della fotografia autorale, egli sosteneva invece che il binomio fotografia elettronica coincidesse con la nascita stessa della fotografia che, sosteneva, nell’era digitale era viva come non lo era mai stata sino ad allora. Riteneva come il nuovo mezzo tecnologico schiudesse un universo di potenzialità a coloro in grado di distinguere tra la fotografia in quanto forma d’arte e la stessa quale semplice comunicazione dell’informazione senza nessuna ambizione di interpretazione del reale, secondo il noto adagio che la fotografia debba evocare la realtà e non raccontarla. Per Gastel, insomma, veniva definitivamente scardinato il paradigma di una fotografia appannaggio esclusivo del fotografo in quanto detentore della mera conoscenza tecnica dello strumento. Non si stancava mai di sottolineare che scattare una bella fotografia non avesse nulla a che fare con virtuosismi tecnici, ma che invece la bontà del risultato dipendesse esclusivamente dalla capacità dell’artista di interpretare una scena attraverso il proprio vissuto, le proprie emozioni, la propria cultura, generando una realtà nuova.

Nel tempo rimarrà sempre uno strenuo oppositore del modello di bellezza “bionica”, proposto dalla fotografia americana nel tentativo di imporre un’immagine della donna in stile Kelly Lebrock a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Animato da un profondo rispetto per le donne, delle quali venerava e celebrava il fascino, rimase fedele ai canoni estetici della cultura classica europea, che identifica la bellezza con un insieme armonico di vari difetti. Riteneva la ricerca e l’espressione della bellezza nelle opere un obbligo morale dell’artista, anche in occasione della rappresentazione della tragicità di una scena. Magistrale in tal senso l’opera “Maschere e Spettri”, dove la sua cifra stilistica rimane inalterata persino nell’interpretazione del dramma del dolore.

Particolarmente significativo, nell’antologia di Giovanni Gastel, è certamente il tema dei ritratti. Per lui non vi era che un fine nella fotografia di ritratto: cogliere l’anima di chi si trova di fronte all’obiettivo, che considerava possibile soltanto tramite quello che lui definiva un gioco di seduzione tra soggetto e fotografo, durante il quale l’uno mette a nudo il proprio essere per metterlo a disposizione dell’altro affinché possa catturarlo, in una danza scevra da qualsiasi artificiosità o preconcetto. A tal proposito non si possono non ricordare il progetto “Le 100 Facce della Musica Italiana” realizzato per il magazine Rolling Stone, durante il quale immortala i protagonisti di cinquant’anni di storia musicale, né quella meravigliosa collezione di duecento ritratti che è “The People I like”, con la quale ha voluto omaggiare quanti, in 40 anni di carriera, abbiano incrociato il suo percorso toccandogli l’anima.

Chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo personalmente concorda nel definirlo un uomo disponibile e generoso, mai geloso dei propri segreti. Lui, che quando lo chiamavano maestro, puntualizzava come preferisse piuttosto descriversi come “un vecchio che ha capito delle cose e che ama condividerle”. Un’altra firma della fotografia italiana d’autore, Gabriele Rigon, che con lui ha condiviso l’amore per la moda e la bellezza, ricorda Giovanni come un amico prezioso, oltre che come un mentore. Piacevole da osservare quando immerso nel suo lavoro, con quella sua innata capacità di far sentire tutti a proprio agio sul set: dalle modelle, che da quel gentiluomo cordiale si sentivano amate e rispettate, ai collaboratori e agli allievi, che in lui vedevano un riferimento e un esempio. L’eredità che Giovanni Gastel ci lascia con la sua scomparsa, è il suo stile inimitabile che è destinato a
rimanere unico.

fot. Gabriele Rigon