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Home Blog Page 94

Giovanni Ballarin, conversione sulla via di Varsavia

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Terzo di nove fratelli, zio di 25 nipoti, veneziano autentico del sestiere di Cannaregio, affascinato dalla vita missionaria e possiamo dire, se ci concede di citare la folgorazione sulla via di Damasco di San Paolo, convertito sulla via di Varsavia. È la storia di Giovanni Ballarin prete che ogni domenica alle 11 celebra messa in italiano nella chiesa di Ognissanti in plac Grzybowski a Varsavia. Qui la celebrazione in italiano la domenica, che fino all’inizio dello scorso Avvento era al pomeriggio, si fa dal 2009 quando ne è sorta l’esigenza per dare risposta spirituale ai tanti dipendenti italiani dell’Astaldi che lavoravano alla costruzione della seconda linea della metro. Una messa in italiano che si affianca alla storica funzione nella lingua di Dante che ogni domenica, dal 1994, si svolge presso la cappella del Centro Culturale dei Barnabiti a Mokotow.

Don Giovanni fino a 25 anni ha abitato a Venezia vivendo pienamente le abitudini lagunari, da bambino giocando a pallone nei campi, poi vogando in laguna e coltivando le amicizie con cui ha condiviso carnevali e spritz in Erbaria a Rialto.

Com’è che la tua vita è cambiata così radicalmente?

Da ragazzo non ero uno studente modello, poi ho fatto le scuole superiori al collegio salesiano Astori e lì ho imparato a studiare. La fede la coltivavo come retaggio familiare ma poi proprio delle problematiche nella vita privata mi hanno fatto scoprire ed evolvere il mio rapporto con Dio. Sono affascinato dalla vocazione missionaria e non ho problema a viaggiare e ambientarmi in paesi diversi. Dopo gli studi ho lavorato e vissuto per 6 mesi in una missione in Israele. Al ritorno ho fatto il servizio militare in Marina al Lido. Era una fase della vita in cui sentivo che stavo cercando la mia vera identità, ironia della sorte ho sentito crescere improvvisamente la vocazione durante i Mondiali di calcio del 2006. L’Italia diventava campione del mondo e io in quei giorni diedi la disponibilità a diventare missionario e sono stato mandato al seminario diocesano/missionario Redemptoris Mater di Mlociny a Varsavia. È stata la svolta, mi sono dedicato agli studi laureandomi in filosofia e teologia all’Università cattolica di Varsavia, mi sono riconciliato con la famiglia e persino con il latino! Materia che avevo sempre temuto, tanto che quando ho fatto l’esame all’Università mi sono ispirato alla frase di San Giuseppe da Copertino: “In ogni tuo affare, temporale o spirituale che sia, tu fa’ la tua parte e poi lascia a Dio la parte sua”. Insomma io ho studiato quanto potevo e poi mi sono affidato alla Provvidenza, ed è andata bene!

Com’è stata l’esperienza al Redemptoris Mater?

Intensa, mi ha toccato nel profondo e cambiato. Una esperienza importante dal punto di vista della fede e anche dal punto di vista umano perché in seminario ho conosciuto ragazzi di tutto il mondo in particolare oltre a polacchi e qualche italiano, ucraini, spagnoli, colombiani, filippini, ecc.

Possiamo dire che nella sfera cattolica l’italiano è la lingua internazionale?

Sì, tutti i seminaristi del Redemptorsi Mater studiano l’italiano oltre al latino, una certa importanza ufficiale la riveste anche il francese. Queste lingue sono fondamentali per chi sceglie la vita religiosa.

Come ti trovi ora in questo nuovo ruolo presso la chiesa di Ognissanti?

Sono stato ordinato presbitero nel 2016 e la mia prima esperienza è stata alla chiesa di Sant’Anna, poi ho passato quattro anni alla chiesa vicino alla stazione metro Wilanowska presso la via Domaniewska. Ad Ognissanti sono arrivato nel settembre del 2020, sostituendo Don Matteo Barausse, originario di Vicenza da non confondere con Don Matteo Campagnaro che è segretario del cardinale Nycz. Eravamo tutti insieme al Redemptoris Mater. Ad Ognissanti mi trovo molto bene, alla messa in italiano abbiamo fedeli italiani, lavoratori che magari sono a Varsavia per un periodo con o senza la famiglia, oppure studenti Erasmus, e poi coppie miste e anche alcuni polacchi che amano la nostra lingua. Certo stiamo vivendo un periodo pandemico difficile e quindi si vive tutto in un clima diverso e anche battesimi, comunioni e cresime sono spesso rimandati a momenti migliori. Ma è importante che si sia capita l’importanza di non chiudere le chiese anche nei momenti di maggior recrudescenza del virus. Andare in chiesa per un credente significa sfamare la sua necessità spirituale, la messa è cibo per l’anima di cui abbiamo bisogno continuamente. E dopo un anno così duro, tra restrizioni e malattia, tanti sono indeboliti psicologicamente. Anima in greco è psiche, e in questo periodo c’è uno straordinario bisogno di sostenere  l’anima per dare forza anche alla psiche.

Il messaggio della fede cattolica è uno, ma è possibile che ci siano declinazioni differenti a seconda dei paesi? Per esempio c’è più rigore in Polonia e più leggerezza in Italia dal punto di vista religioso?

Sono maestro di religione alla scuola elementare 25 e faccio spesso questo esempio: pensiamo ad un padre di famiglia, il migliore non è quello che lascia fare tutto ai figli, ma quello che insegna dando anche i limiti dell’agire. Credo perciò che giustamente ci voglia una chiarezza di messaggio e una conseguente coerenza comportamentale, da questo punto di vista non vanno bene né l’eccessiva rigidità né l’eccessiva leggerezza. A volte mi chiedono perché in Italia un divorziato può fare la comunione e in Polonia no? La risposta è che non è così, la chiesa cattolica è uguale ovunque nel mondo, se sei un cattolico che ha contratto un matrimonio sacramentale sai che è per sempre e quindi, eccetto i casi rari di annullamento della Sacra Rota, se poi divorzi civilmente e hai un’altra relazione dovresti sapere da solo che devi astenerti dalla comunione. Certo la domenica io non rifiuto la comunione a nessun divorziato, è una questione di coscienza che il credente deve porsi se vive una relazione al di fuori del matrimonio dopo il divorzio.

Però qualche differenza culturale si può rintracciare, so di amici polacchi che sono stati a messa in Italia e poi si sono trovati dopo la funzione con altri fedeli a bere un bicchiere di vino col prete, me lo hanno raccontato felicemente scioccati.

Sì questo è vero ed è coerente a dei modus vivendi diversi tra i due paesi. In Italia alcune parrocchie sono dei meravigliosi centri di aggregazione, non è solo una questione di bere uno spritz insieme o andare a mangiare la pizza, ma si fanno anche tante attività sportive, sociali e artistiche, mettendo al centro sempre Cristo Risorto. Io per quanto posso qui a Varsavia cerco di coinvolgere i parrocchiani anche oltre la funzione della domenica. E poi anche nelle omelie qualcuno nota la mia italianità. L’esperienza evangelica di Cristo aiuta a capire ogni fase della nostra vita, non ritengo opportuno allontanarmi da questo messaggio per avventurarmi in disquisizioni politiche o patriottiche. E per questo a volte mi è capitato che dei fedeli polacchi dopo la messa mi abbiano detto: strana la sua omelia, ha parlato di Cristo. Gli ho risposto che credo si dovrebbe parlare soprattutto della Buona Novella.

Ho consigliato a tanti polacchi di ascoltare Benigni che parla dei 10 comandamenti, a mio avviso è un esercizio utile per capire che il messaggio cattolico è positivo, di speranza e amore, più che di sofferenza e regole rigide, ho fatto male?

Benigni è un artista straordinario, potrebbe farti appassionare anche alla lettura del bugiardino delle medicine. La questione sta nel fatto che lui fa un bello spettacolo di due serate sui comandamenti e noi preti dobbiamo ogni domenica portare il messaggio ed ogni giorno essere disponibili. Fare il prete è meravigliosamente impegnativo e a volte duro. Più che Benigni io consiglio di ascoltare Don Fabio Rosini, responsabile delle vocazioni alla Diocesi di Roma, che da anni affascina migliaia di giovani spiegando il messaggio d’amore e della ricerca di felicità che c’è dietro i 10 comandamenti, io lo cito spesso nelle mie omelie che anche per questo sono un po’ diverse, forse involontariamente emerge l’umanesimo italiano. Poi in quest’anno in cui ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante a volte ho citato anche il sommo poeta ultimamente sulla figura di Ponzio Pilato.

Torniamo alla nostra comune città di origine: Venezia. Il tuo cognome è uno dei più diffusi in laguna e tu sei Ballarin sia per parte di padre che di madre! Quindi da veneziano super autentico come vedi la desertificazione sociale avvenuta negli ultimi decenni che ha portato la città a perdere oltre la metà dei suoi residenti?

È una situazione che mi addolora perché io ricordo un’infanzia piena di amici passata a giocare nei campi e nelle corti, e poi in patronato con il ping-pong, il biliardino, il calcio balilla. Incredibilmente però il dramma del Covid-19 che ha bloccato il turismo potrebbe aprire gli occhi e far capire che una città per essere tale ha bisogno dei suoi cittadini e dei suoi storici mestieri, e non può esserci solo una monocultura turistica. Dal mio punto di vista se mai un giorno dovessi essere mandato in missione a Venezia, perché io sono un prete della diocesi di Varsavia, la prima cosa che farei sarebbe riaprire la parrocchia ai giovani, che hanno bisogno di giocare, divertirsi, scambiare esperienze in un luogo, la parrocchia, che da sempre è stato la seconda casa per tutti coloro che sono cresciuti a Venezia, che, come Cristo, accoglie sempre tutti, credenti o no.

Via Francigena

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“E non già perché noi toscani siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri, ma perché grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione…”.

Basterebbe questa frase di Curzio Malaparte nel suo Maledetti toscani per far capire a chi percorre il tratto toscano della Via Francigena che la grande varietà di paesaggio che incontrerà andrà di pari passo con la diversità dei suoi abitanti.

Una Toscana diversa, quella che discende dal Passo della Cisa – il Monte Bardone, che acquistò importanza al tempo dei Longobardi – verso la Lucchesia e la Lunigiana. A un tornante una mandria di cavalli, accompagnata da un cinghiale, forse un po’ addomesticato, confonde la strada con il prato. La chiesa di Nostra Signora della Guardia – che richiama nella forma e nell’emozione quelle alpine – accoglie il pellegrino prima di affrontare l’impegnativa discesa, fra boschi e mulattiere, in direzione di Pontremoli, proprio il borgo di Puntremel citato da Sigerico. Il fiume Magra, che intersechiamo più volte scendendo a valle, antico spartiacque politico, fu un corridoio di transito per i traffici commerciali verso il nord Italia. E il paesaggio, maestoso, è molto simile a quello che Sigerico incontrò poco prima dell’anno Mille, così come i borghi, i castelli, le pievi arroccate sui crinali. Discesi vicino la costa della Versilia, oggi meta turistica, è un po’ più difficile trovare memoria di pellegrinaggi francigeni: bisogna spostarsi nei piccoli borghi dell’entroterra, dove il simbolo del pellegrino indica chiaramente i luoghi significativi del culto.

Proseguendo lungo il percorso incontriamo la XXVI tappa di Sigerico, Luca, odierna Lucca, crocevia delle varie vie di transito transappenniniche. Qui, nel rivestimento del portico, è scolpito il labirinto, simbolo del pellegrinaggio e venerata l’immagine del Volto Santo, un crocifisso ligneo cui la leggenda attribuisce un’origine miracolosa, la cui venerazione in città ha superato quella dei veri santi patroni San Martino e San Paolino.

Lasciata alle spalle Lucca attraversiamo una zona densamente industrializzata, che in passato creava non pochi problemi ai pellegrini in quanto fortemente paludosa.

Oltrepassato l’Arno nei pressi di Fucecchio il percorso sigericiano sale verso San Miniato, per poi proseguire in direzione della Val d’Elsa, passando vicino a Castelfiorentino, Montaione, Gambassi Terme e Certaldo prima di attraversare San Gimignano, il “borgo dalle belle torri”. La Via attraversa l’Elsa – Aelse nel Diario – nei pressi di Colle di Val d’Elsa, e dopo Burgenove, l’odierna Abbadia a Isola, ai piedi di Monteriggioni, raggiunge Siena. “Figlia della strada”, come la definisce Ernesto Sestan, Siena – Seocine – è attraversata dalla Francigena da Nord a Sud, entrando da Porta Camollia e uscendo – dopo la deviazione che porta alla Cattedrale e all’antistante Pellegrinaio del Santa Maria della Scala – da Porta Romana. Oltre la Val d’Arbia, passato Buonconvento, Montalcino, Torrenieri, e San Quirico d’Orcia, il grande “parco fotografico”, tra le dolci colline, le cipressaie e le pievi della Val d’Orcia. Poi la via si fa più difficile salendo – a sinistra del torrente Paglia – verso Radicofani, descritto dai viaggiatori dell’Ottocento come un territorio ostile e pericoloso da attraversare, a destra verso Abbadia San Salvatore e la sua grande abbazia benedettina, con la bellissima cripta risalente al periodo longobardo, mentre l’ultima tappa toscana prima di Acquapendente è Sce Petir in Pail, un insediamento medievale non più esistente che si trovava nel fondovalle lungo l’attuale Via Cassia. Poi, dopo Aquapendente, la grande distesa laziale e infine la Città eterna.

foto: Luca Betti

Maserati 3500 GT Spider Vignale, gli inizi del Gran Turismo

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I nostri piani per le vacanze sono probabilmente già pronti. Se non sappiamo ancora con quale mezzo di trasporto ci andremo, vorrei proporre il cabriolet nella versione GT.

L’unione delle prestazioni sportive con l’interno spazioso e lussuoso è la fi losofi a del GT. Filosofi a che parlando del GT non si limita alla forma della carrozzeria, o alle prestazioni sportive, ma comprende lo stile del viaggio, il modo esclusivo di guidare.

L’unione di sportivo e lussuoso era assai diffi cile in anni in cui le auto sportive erano estremamente scomode e incredibilmente rumorose, e le berline di lusso comode ma assonnate nelle prestazioni, a causa del peso e dell’aerodinamica. I primi tentativi di mix li fecero gli italiani che giunsero alla conclusione che bisognava usare un motore potente installato nella parte anteriore dell’automobile per consentire un grande bagagliaio nella parte posteriore, così utile duranti i lunghi viaggi! Tutte le comodità sono lasciate solo per il guidatore e il passeggero accanto. Per questo la seconda fila di sedili non c’era o era simbolica. L’hanno chiamato 2+2 che, in questo caso, non era pari a 4. Un’altra cosa a favore delle prestazioni era lo snellimento e l’abbassamento dell’asse della macchina. L’insieme di queste soluzioni è stato chiamato Gran Turismo, ovvero GT. Ma come è nato questo nome?

Probabilmente viene dall’espressione inglese “Grand Tour” che rappresentava il viaggio di un anno delle elitè inglesi, poi emulato dai viaggiatori di tutto il mondo.

Il viaggio consentiva di accostarsi alla cultura e all’arte dell’Italia, paese ricco di arte e monumenti. Come scopo aveva anche il prendere conoscenza con la diversità di questo mondo e preparava culturalmente all’assunzione di incarichi importanti e di responsabilità. Le tappe maggiori erano Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Pioniere di questo viaggio è considerato Thomas Coryat che nel 1608 ha attraversato a piedi l’Italia. La prima persona che ha usato questa espressione (Grand Tour) in un libro che è uscito nel 1670 era Richard Lassels. Il secolo XVII e quello seguente registrano una ondata di “turisti”. Con il tempo il Tour stesso si è allargato a Parigi, Ginevra, Vienna e qualche città tedesca. Tra i molti protagonisti c’erano Lord Byron, Goethe, Mozart e i re polacchi Jan III Sobieski e Stanisław August Poniatowski. L’atmosfera di questo tipo di viaggi è dipinta perfettamente in due film: “Camera con vista” di James Ivory del 1985 e “Un mese al lago” di John Irving del 1995. Poichè quest’anno cade il 200esimo anniversario della prima edizione di un libro, la cui concezione è nata proprio durante un tale viaggio, dobbiamo menzionare anche Mary Sherry. Il libro si chiama, come sanno quasi tutti, “Frankenstein, o il moderno Prometeo”.

Undici anni più tardi durante il Salone dell’automobile di Ginevra l’azienda presenta il prototipo 3500 GT Coupe Touring. Per il suo fascino e il colore bianco viene immediatamente chiamato “La dama bianca”. In questo modo si è fatto riferimento alla protagonista dello scandalo mediatico del 1953 che toccò Giulia Occhini, la donna per cui il cinque volte vincitore del Giro d’Italia Fausto Coppi aveva abbandonato la moglie e aveva praticamente distrutto la propria carriera.

L’inizio della produzione di serie del 3500 GT coincide con i problemi finanziari di Maserati. L’azienda finisce in amministrazione controllata. Pur avendo vinto la F1 l’anno precedente, si decise di abbandonare gli eventi sportivi, continuando soltanto a produrre le macchine sportive ordinate da altre scuderie. Fortunatamente la 3500 GT inizia a vendersi molto bene. Dal 1959 oltre al coupé appare una versione aperta con carrozzeria progettata da Giovanni Michelotti e prodotta da Vignale di Torino. Della meccanica era responsabile l’ingegnere Giulio Alfieri, come propulsione si usava il motore del modello da corsa 350S leggermente modificato. In sette anni di produzione la macchina fu continuamente perfezionata, per esempio dal 1957 si sono cominciati ad utilizzare i freni a disco, nel 1960 si è introdotto il cambio a cinque marce, nel 1961 l’impianto d’iniezione. Questa versione è stata chiamata 3500 GTI ed era la prima macchina italiana prodotta in serie con l’uso di queste soluzioni.

Il prezzo del nuovo 3500 GT nella versione aperta era pari a 4.950.00 lire, per il motore con l’iniezione diretta si dovevano pagare altri 350.000 lire. Naturalmente il mercato di riferimento era quello dei clienti benestanti. La macchina soddisfa tutti i desideri degli imprenditori italiani e europei.

Per realizzare le centinaia di ordini Maserati ha dovuto subire una metamorfosi da manifattura quasi artigianale a fabbrica molto efficiente. Gli italiani non erano pronti, per questo si sono affidati ad aziende esterne, tra cui la tedesca ZF (le scatole del cambio), l’inglese Borg&Beck (pedali della frizione), Salisbury (differenziali) e altri. Le imposte molto alte nell’Italia del tempo furono la causa della mancanza di aziende nazionali specializzate nella produzione dei componenti automobilistici. Le eccezioni erano Magneti Marelli (le accensioni magnetiche) e Weber (carburatori). La concezione della produzione di una macchina usando i componenti pronti, provenienti soprattutto dalle aziende inglesi, ha permesso di risparmiare tempo e soldi legati alla progettazione e all’implementazione delle nuove soluzioni. In totale, dal 1957 al 1964 sono stati realizzate oltre 2200 automobili di questo modello. Giusto per fare un confronto in 10 anni, cominciando dal 1947, la Maserati aveva messo sul mercato solo 150 automobili da strada A6.

Il 3500 GT fu un enorme successo, senza cui Maserati probabilmente sarebbe scomparsa velocemente. Il lavoro su questo modello ha cambiato la mentalità dei titolari ed ha allargato i loro orizzonti. Si capì per chi e quale tipo macchine produrre nel futuro. Un garnde influenza su questo successo la ebbe anche la rete di vendita e di servizi. Si è puntato sul soddisfare le esigenze dei clienti in modo professionale e, prima di tutto, immediato. L’organizzazione era formata da entusiasti, persone dedite alla marca senza limiti, pronti a lavorare sodo ed a sacrificarsi. Così ricorda un nipote del proprietario dell’azienda di allora Adolfo Orsi:

“I lavoratori del servizio romano partivano di sera per, di notte, a Modena, poter raccogliere le parti necessarie. La mattina dopo il ritorno, avendo fatto le riparazioni, consegnavano il clienti una macchina pronta. Il cliente stesso non aveva la minima idea di quanto sforzo era stato fatto per accontentarlo.” WOW!

Come abitudine facciamo un breve riferimento alla carriera cinematografica della 3500 GT Vignale. La macchina ha il suo grande impatto nel film drammatico “Due settimane in un’altra citta” di Vincente Minelli del 1962. Due anni dopo appare in “Contratto per uccidere” di Don Siegel, un film dove per l’ultima volta possiamo vedere un presidente degli Stati Uniti. Ovviamente, sapete di chi parliamo?

E veniamo al modellino della GT, una produzione dell’azienda Ricko di Hang Kong. Rispecchia fedelmente l’originale del numero di telaio AM101*915 che è uscito dalla linea di produzione il 10 luglio 1960.

Anni di produzione: 1959-64 Versione Vignale
Volume di produzione: 251
Motore: in linea, 6 cilindri
Cilindrata: 3485 cm3
Potenza/giri: 256 KM/5500
Velocità max: 221 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 7,3
Il numero dei cambi: 4
Peso: 1380 kg
Lunghezza: 4450 mm
Larghezza: 1630 mm
Altezza: 1310 mm
Interasse: 2500 mm

foto: Piotr Bieniek
tłumaczenie it: Aleksandra Cypko

Da oggi allentamento delle restrizioni, ristoranti aperti anche all’interno

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Alla mezzanotte tra giovedì e venerdì è entrato in vigore un regolamento che cambia le restrizioni. Da oggi i locali gastronomici possono ricevere i clienti all’interno dell’edificio. Però devono essere sempre rispettate le restrizioni, cioè: riempimento massimo al 50% del locale, distanza, naso e bocca coperte prima di sedersi al tavolo. Le regole riguardanti la gastronomia sono valide fino al 5 giugno, proprio come quelle relative ai posti quali casinò, dove si deve rispettare il limite delle persone e usare la mascherina. Inoltre, è possibile organizzare le feste private all’interno dell’edificio, rispettando il limite di 50 persone al massimo. I pienamente vaccinati con i vaccini anti Covid-19 non sono soggetti al limite. Sono riaperte anche le piscine, le palestre, i fitness club e i solarium. Nelle piscine c’è un limite del 50% del riempimento e per il resto dei posti menzionati si applica il limite di una persona per ogni 15 metri quadrati.

https://polskieradio24.pl/5/3/Artykul/2742146,Luzowanie-obostrzen-Od-piatku-otwieraja-sie-kolejne-branze

[Aggiornamento 27.05.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrate ancora nuove infezioni da COVID-19, ma si conferma la diminuzione dei casi giornalieri.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 163.729 (settimana scorsa 174.831), di cui in gravi condizioni 873 (settimana scorsa 1.309), ovvero circa lo 0,5% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi di 1.230 nuove infezioni registrate su 63.900 test effettuati, mentre sono 135 i morti registrati nelle ultime 24 ore. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 940, con ancora un netto calo rispetto ai 1.479 morti registrati nella settimana precedente.

Il Voivodato della Masovia (152), la Selsia (133) e Grande Polonia (130) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Attualmente la situazione nelle strutture sanitarie polacche è sotto controllo, con 6.377 malati ospedalizzati e 873 terapie intensive occupate.

Prosegue la campagna vaccinale in Polonia, attualmente sono state effettuate 18.785.240 vaccinazioni per COVID-19, di cui 13.145.222 prima dose (34,7%) e 6.071.067 seconda dose oppure Johnson & Johnson (16,1%).

Continua il processo di alleggerimento delle restrizioni attualmente in vigore. L’obbligo di indossare la mascherina rimane solo nei luoghi pubblici al chiuso.

Sono aperti al pubblico bar e ristoranti (anche al chiuso a partire dal 28 maggio e sono consentite riunioni celebrative fino a 50 persone), sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso. Ogni attività è sottoposta a regime sanitario e sono previste limitazioni sul numero massimo di persone consentite, in linea generale 1 persona ogni 15 mq, inoltre sono in vigore norme di distanziamento.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, sono escluse le persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Concerto streaming dal Castello Reale di Varsavia per la Festa della Repubblica Italiana

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Repubblica 2021, l’Ambasciata d’Italia a Varsavia ha organizzato per il prossimo 2 giugno alle ore 18 un esclusivo concerto di musica classica che verrà trasmesso in diretta streaming dal Castello Reale di Varsavia. “Con la speranza che sia l’ultima volta di una celebrazione della Festa Nazionale in imposta lontananza a causa della pandemia, ci “rifugiamo” nella grande qualità di un concerto straordinario che offriamo  ai connazionali e agli amici polacchi. L’appuntamento a rivederci di persona è per l’estate, abbiamo in programma altri eventi per festeggiare insieme divertendoci” ha dichiarato l’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Aldo Amati. Il concerto prevede l’esecuzione, tra gli altri, di brani di Verdi, Puccini, Paganini e Piovani da parte di rinomati cantanti lirici e musicisti polacchi e con la partecipazione esclusiva del celebre violinista Vadim Brodski. “Il programma musicale che abbiamo scelto è un inno all’ottimismo – prosegue l’Ambasciatore – e questo è lo spirito con cui vogliamo affrontare il futuro, mettendo finalmente alle spalle la tragedia della pandemia”. L’evento potrà essere seguito attraverso questo link: https://vimeo.com/event/1017488/0a3e800b4c

Polonia Oggi

Pranzo ad asporto, ed è subito schiscetta!

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Non tutti gli italiani sanno che cosa sia la schiscetta, quindi partiamo con un po’ di storia. Schiscetta è un termine dialettale, riferito originariamente al contenitore per il trasporto e il consumo di vivande. Il termine deriva dall’abitudine di colmare questi contenitori oltre le loro capacità, con il risultato che il cibo veniva schiacciato: “schiscià”, in milanese!

Altrimenti conosciuta anche come gavetta, o gamella, la schiscetta è stata prodotta in moltissime versioni: la più nota, e la prima a essere progettata specificatamente per operai e studenti, è La 2000, progettata da Renato Caimi e prodotta a partire dal 1952. In Lombardia è considerata un simbolo del boom economico, tanto che La 2000 è esposta permanentemente al museo del design della Triennale presso la Villa Reale di Monza.

Un oggetto con questa valenza storica, come può essere oggi sconosciuto a molti? Presto detto: la ripresa economica del dopoguerra portò molteplici cambiamenti alle abitudini e allo stile di vita dei lavoratori. Vuoi per l’offerta sempre maggiore di locali che proponevano menù economici, vuoi perché il tempo libero era sempre di meno, il pranzo da asporto scomparve, soppiantato da nuove possibilità che allora devono essere sembrate più comode e moderne.

In breve tempo la confidenza con il cibo è stata persa, la preparazione dei pasti sempre più delegata a terzi. Paradossalmente, il pranzo portato da casa è diventato una cosa considerata “da poveri”.

Grazie a una rinnovata coscienza alimentare, oggi la schiscetta torna a essere protagonista. Dalla Lombardia il termine si è diffuso in tutta Italia, anche se gli esterofili preferiscono la Lunch box, o le giapponesi Bento box. Online si trovano portavivande modernissimi e di design, impazzano i libri di ricette, i siti internet specializzati e pure gli account Instagram dedicati!

Quello della schiscetta però è un rito che richiede un minimo di organizzazione, fantasia, e senso pratico!

Partiamo dal contenitore: elettrico, termico, con scompartimenti separati? Scegliete qualcosa più semplice possibile, iniziate con ciò che avete in casa, purché con coperchio ermetico: eviterete che il vostro pranzo vi rovini la borsa, oltre che la giornata! In base alle esigenze, ai gusti, e a ciò che avete disponibile sul luogo di lavoro (microonde, scaldavivande, presa elettrica), potrete eventualmente aggiustare il tiro verso qualcosa di più specifico.

Per quanto riguarda la composizione del pasto, i cereali sono sempre una buona soluzione, meglio se integrali per il maggior contenuto di fibre. Possono essere cotti in precedenza per poi essere conservati in frigo fino a cinque giorni, oppure in congelatore per periodi più lunghi. Da condire con verdure di stagione saltate in padella per pochi minuti, frutta secca e semi oleosi (noci, mandorle, semi di girasole o di zucca).

La verdura non può mai mancare: la masticazione favorisce il senso di sazietà. Dopo averla tagliata, aggiungete un goccio di succo di limone: in questo modo eviterete che si annerisca, e arriverà all’ora di pranzo ancora fresca e croccante. Per quanto riguarda i condimenti, se non avete la possibilità di lasciarli sul luogo di lavoro, potete preparare un vasetto o una piccola bottiglia con una miscela già pronta: olio d’oliva, aceto, sale e pepe. Un pinzimonio take away!

Inserite degli ingredienti proteici e facilmente digeribili, per non appesantire la digestione e subire un calo dell’attenzione: i legumi, come i cereali, possono essere preparati in precedenza e conservati in congelatore, ma possono anche essere acquistati già lessati, e trasformati velocemente in zuppe, hummus, insalatone.

Voglia di dolce? Aggiungete anche un po’ di frutta fresca, frutta disidratata, oppure cioccolato fondente. Cambiate spesso gli ingredienti, e soprattutto giocate sempre con i colori: il vostro umore ne gioverà.

Di solito mi piace salutarvi con una ricetta, ma questa volta vorrei lasciarvi un ricordo della mia amata nonna. Molti anni fa, aveva l’abitudine di viziarmi preparandomi tanti vasetti di pasta e fagioli da tenere in congelatore. Per lei era un modo semplice di sentirsi utile, e per me era un contributo indispensabile per un pranzo dignitoso: ero giovane e sapevo cucinare poche cose, inoltre lavoravo e studiavo allo stesso tempo (come ora, del resto!) e trascorrevo le pause pranzo sui libri. Nonostante la fatica per gli obiettivi da raggiungere, quella pasta e fagioli consumata sotto a un albero nel giardino aziendale mi consolava, sapeva di famiglia. I legami affettivi non si manifestano solo nei giorni di festa, attorno a una tavola imbandita. Possono essere portati con sé nella vita di tutti i giorni. Anche dentro a una schiscetta.

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò
di rispondere attraverso questa rubrica!

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Tiziana Cremesini, diplomata in Naturopatia presso l’Istituto di Medicina Globale di Padova. Ha frequentato la Scuola di Interazione Uomo-Animale ottenendo la qualifica di Referente per intervento di Zooantropologia Assistenziale (Pet-Therapy), attività in cui si sposano i suoi interessi: supporto terapeutico e miglioramento della relazione fra essere umano e ambiente circostante. Nel 2011 ha vinto il premio letterario Firenze per le culture di pace in memoria di Tiziano Terzani. Attualmente è iscritta al corso di Scienze e Tecnologie per Ambiente e Natura presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha pubblicato due libri  “Emozioni animali e fiori di Bach” (2013), “Ricette vegan per negati” (2020). Con Gazzetta Italia collabora dal 2015 curando la rubrica “Siamo ciò che mangiamo”. Per più informazioni visitate il sito www.tizianacremesini.it

Lotteria per incentivare le vaccinazioni, è possibile vincere un milione di zloty

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il governo polacco per incoraggiare i polacchi a vaccinarsi contro il Covid ha deciso di organizzare una lotteria e fornire un sostegno finanziario. La lotteria sarà realizzata dal 1 luglio da Totalizator Sportowy e dalle altre società dell’erario, ha detto Michał Dworczyk, il capo della Cancelleria del Primo Ministro della Polonia. Dworczyk ha assicurato che i premi saranno molto allettanti, sarà possibile vincere il premio in denaro, cioè 500 zl, 50 000 zl, 100 000 zl, oppure due volte un milione di zloty. Gli altri premi previsti sono: i monopattini elettrici, i buoni per il carburante o per l’assicurazione e le macchine ibride. Per realizzare la lotteria sono stati stanziati più di 140 mln di zloty. Inoltre Dworczyk ha detto che dal 15 giugno i commissari del governo saranno obbligati a garantire la protezione dei punti di vaccinazione durante gli eventi di massa.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C878971%2Cdworczyk-we-wtorek-przekroczymy-prog-50-proc-osob-pelnoletnich-ktore

 

Treno a levitazione magnetica, a breve i primi test

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Secondo il rapporto delle aziende IDOM e Nevomo il treno a levitazione magnetica, che permette di raggiungere più di 500 km/h, è ipotizzabile sulla tratta ferroviaria Y da Varsavia a Breslavia e Poznań attraverso Łódź. Nevomo da 3 anni lavora sulla tecnologia magrail, cioè treno a levitazione magnetica che, grazie alle modificazioni può funzionare sulle linee ferroviarie regolari. L’idea è di aggiungere un motore lineare tra la rotaia e una traccia magnetica composta da piastre sagomate. Sulle linee modificate potrebbero viaggiare sia i treni convenzionali che a levitazione magnetica e, inoltre, tale tecnologia non richiede la costruzione di nuova infrastruttura e quindi è economica. Nella seconda metà dell’anno dovrebbero iniziare i test. Per tale scopo il Centro nazionale della ricerca e dello sviluppo (Narodowe Centrum Badań i Rozwoju, NCBR) ha destinato 16.5 milioni di zloty, il resto dei fondi proviene dal crowdfunding. Il programma pilota e la certificazione sono pianificati per anni 2022-2024, mentre la tecnologia magrail dovrebbe essere pronta per il mercato nel 2025. Il progetto è composto da 2 elementi: la ferrovia d’alta velocità (Kolej Dużych Prędkości, KDP) utilizzata dai treni tradizionali, e la modificazione magrail. Solo il primo investimento costerebbe 33.8 mld di zloty, il secondo altri 23.3 mld. La magrail permetterebbe di viaggiare tra Varsavia e Breslavia in 67 minuti (normalmente 95 minuti) e tra Varsavia e Łódź in 24 minuti (normalmente 35 minuti).

https://forsal.pl/transport/kolej/artykuly/8167573,magrail-kolej-magnetyczna-linia-y-kolej-duzych-predkosci.html

Volo Atene-Vilnius dirottato a Minsk, Morawiecki chiede sanzioni per la Bielorussia

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Ieri il volo Ryanair che viaggiava da Atene a Vilnius è stato costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Minsk per la minaccia di una bomba. Dopo aver controllato l’aereo non sono stati trovati esplosivi. Lì è stato invece arrestato Roman Protasevich, un attivista d’opposizione e il fondatore di Nexta, il canale informativo su Telegram. Protasevich che si trovava a bordo era ricercato con un mandato d’arresto dalle forze dell’ordine bielorusse. “Condanno la detenzione di Roman Protasevich da parte delle autorità bielorusse, dopo che è stato dirottato un aereo passeggeri. Questo è un atto riprovevole di terrorismo di stato”, lo ha scritto su Twitter il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki. Il premier ha chiesto anche al Presidente del Consiglio europeo di includere nell’agenda di oggi la discussione di sanzioni immediate contro il regime di A. Lukašėnko.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C877714%2Cporwanie-cywilnego-samolotu-bezprecedensowy-akt-panstwowego-terroryzmu