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Home Blog Page 109

Cracovia, Breslavia e Varsavia tra le città più inquinate al mondo, KO attacca il governo

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“La Polonia sta soffocando; la lotta contro lo smog è stata delegata ai governi locali; il programma governativo non funziona”, hanno sottolineato martedì i deputati del KO. La commissione del Senato deve presentare una bozza di un nuovo atto riguardante la lotta allo smog. La concentrazione di particolato e di inquinamento atmosferico è enorme, e ciò che è interessante è che i nostri vicini non hanno indicatori così elevati. La cattiva o pessima qualità dell’aria – secondo i dati dell’Ispettorato per la Protezione dell’Ambiente (GIOŚ) – si registra attualmente a Varsavia, Łódź, Bydgoszcz, Toruń, Danzica, Kielce, Lublino e Białystok. Ciò significa che la concentrazione giornaliera di PM10 può raggiungere anche 150 µg/m3. Nella classifica del sito iqair.Com di lunedì Cracovia, Breslavia e Varsavia sono state collocate nelle prime dieci città più inquinate del mondo. “Siamo troppo lenti a combattere lo smog. C’è un programma governativo “L’aria pulita”, ma esso richiede miglioramenti e riforme, perché è inefficace e poco conosciuto”, ha valutato la deputata del KO Małgorzata Tracz. Ogni anno 52 mila polacchi muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C796660%2Cko-polska-sie-dusi-program-czyste-powietrze-nie-sprawdza-sie.htm

 

ZESPÓŁ WESPÓŁ, Passione, prospettiva, partecipazione

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I ragazzi di Zespół (da sinistra): Michał Drabik, Łukasz Izert, Łukasz Walendziuk i Kuba Mazurkiewicz

Łukasz Izert è un co-fondatore dello studio di design interdisciplinare Zespół Wespół e dell’atelier tipografico Pa!Riso. Lavora presso la Facoltà di Gestione della Cultura Visiva dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, dove è uno degli ideatori dello Studio d’autore sulle Strutture Mentali. Artista, designer, co-creatore di metodi partecipativi nelle tecniche di progettazione, paesaggista, rilegatore e tipografo.

Grazie al vostro lavoro siete stati in grado di costruire ”identità visive” di molte istituzioni e marchi. Ma qual è l’idea per la vostra azienda? Per essere riconoscibili nel settore?

Nel nostro lavoro siamo sempre stati guidati dal principio che la forma in sé è portatrice di contenuto. E questo è probabilmente ciò che ci distingue. Non siamo dei designer che creano solo per amore dello stile. La forma viene sempre correlata ad una funzione specifica. Se ci sono ornamenti, non derivano dal processo di progettazione stesso, ma si riferiscono consapevolmente a qualcosa. Il nostro stile collega le diverse personalità presenti nel gruppo (gruppo in polacco Zespół) e si fonda in gran parte sulla nostra preparazione e sulle diverse sensibilità. Lavoriamo costantemente per ampliare gli orizzonti della conoscenza. Il nostro sviluppo – dal punto di vista intellettuale, tecnologico e personale – influisce sullo stile del nostro design, sul modo in cui vediamo le cose. È un processo estremamente organico. Penso che ciò che ci caratterizza di più e sicuramente aiuta a creare il nostro marchio sia il metodo delnostro lavoro, ovvero costruire principalmente relazioni basate sulla cooperazione.

Idea e progetto grafico della campagna sociale dedicata alla pianificazione territoriale della città di Varsavia

Questo seguendo il vostro emblematico motto: All’inizio c’è l’idea…

In effetti, all’inizio c’è un problema, ma inteso come sfida. Successivamente emerge un’idea che viene costantemente verificata. Capita spesso che la prima idea, la prima intuizione, sia effettivamente la migliore. A volte invece è necessario scomporre la struttura dell’attività del nostro partner in fattori primi per entrare profondamente nella struttura del business del nostro partner e per trovarvi un’ispirazione unica che seguiremo. Ascoltiamo attentamente la storia e la tradizione di un’azienda o istituzione, le sue esperienze e i progetti futuri. Sono storie veramente affascinanti per le quali cerchiamo lamigliore visualizzazione. Conoscersi è in questo caso la chiave del successo. I clienti ci svelano il loro processo mentale e noi mostriamo il nostro modo di guardare la realtà. È un processo a due vie che arricchisce entrambe le parti. Impariamo molto sui nostri clienti e sul loro lavoro e questo ci aiuta a progettare per loro, ma anche i nostri clienti, allo stesso tempo, diventano più consapevoli di come funziona “il messaggio visivo” nella costruzione del marchio. Comprendono anche meglio le esigenze di immagine della loro azienda.

Un elemento importante dell’attività di ”Zespół” è il senso di comunità, la possibilità di un’attiva partecipazione alla creazione del proprio progetto.

Sicuramente è nel DNA del nostro studio fin dall’inizio. Noi siamo nati dalla collaborazione. Anche la nostra vita professionale è organizzata in questo modo: non esiste una rigida gerarchia per i designer senior o junior. Non siamo una grande società e non ci sforziamo di diventarlo. Siamo principalmente un gruppo di amici e sin dall’inizio abbiamo deciso di progettare, lavorare e completarci a vicenda in modo creativo. Questo forte elemento di comunità, in qualche modo alla base della nostra pratica, viene trasmesso al modello della nostra collaborazione con partner e clienti.

Le etichette del miele di Moniuszko dall’apiario sul tetto dell’Opera Nazionale di Varsavia

Già durante i nostri studi presso la Facoltà di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, insieme a Kuba Mazurkiewicz e Michał Drabik, abbiamo appreso gli aspetti positivi del lavoro di squadra. Tale lavoro può essere non solo piacevole, ma consente anche uno sviluppo continuo (già negli studi e successivamente, come laureati, avevamo competenze in vari campi, dal design dei libri all’animazione cinematografica). Poi Łukasz Walendziuk si è unito a noi e si è scoperto che insieme possiamo fare ancora di più: ci completiamo a vicenda nelle nostre attività, ci consultiamo e ci rassicuriamo. Lo spettro delle attività dello studio, grazie alla nostra diversità, è davvero enorme.

Quattro mappe dei quartieri di Gdynia progettate in modo partecipativo

Abbastanza rapidamente una delle nostre specialità è diventata progettare utilizzando “metodi partecipativi”, ovvero metodi che coinvolgono gli utenti nel processo di progettazione. Inizialmente, abbiamo utilizzato questo metodo nel lavoro per le istituzioni culturali e le nostre attività sociali, piuttosto che per i clienti commerciali. Abbiamo creato – e stiamo ancora realizzando – progetti che costruiscono l’identità locale, come mappe e guide partecipative. Esempi di tali progetti sono la mappa sociale di Gdynia e “Targówek parla”. All’incrocio di progetti sociali e commerciali, creiamo vari tipi di campagne informative e educative utilizzando metodi partecipativi. In progetti come ŁAD (ORDINE) o il Parco Culturale della Città Vecchia a Poznań, è stato possibile incorporare metodi partecipativi nel classico processo di progettazione grafica della campagna. Trasferiamo queste esperienze anche nell’ambito commerciale: il nostro lavoro con i clienti nella fase iniziale si trasforma spesso in una sorta di workshop. Conoscendoci meglio, possiamo progettare meglio ciò che vuole il nostro partner. E da questo dialogo impariamo anche a conoscere esattamente le sue esigenze. Capita spesso che il cliente viene da noi con il desiderio di creare un volantino ed esce con un video. Ed è così perché siamo arrivati insieme al punto di capire che la natura della sua attività, del suo prodotto e del suo marchio verrà espressa al meglio proprio con questa forma e non qualsiasi altro mezzo. Come ho detto prima e lo ripeto volentieri: conoscersi e capire è l’elemento più importante del design, dà origine a un’idea, e solo dopo entra il lavoro concreto artigianale.

Diamo un accento italiano alla nostra conversazione. Attualmente state preparando un progetto che potrebbe essere interessante per i nostri lettori, ma non potete mostrarlo.

Calendario progettato per il Museo di Maria Skłodowska-Curie a Varsavia

Se non fosse per la situazione pandemica, potremmo vantarci della veste grafica del padiglione polacco per la Biennale di Architettura di quest’anno a Venezia. Purtroppo il virus ha sconvolto i piani di tutti, la Biennale sta per aprirsi e non possiamo ancora mostrare nulla. Tuttavia, inviamo spesso i nostri lavori a mostre e concorsi italiani. Ad esempio, una delle nostre pubblicazioni ha rappresentato il design polacco alla mostra di Milano. L’Italia in qualche modo ci attrae, ci affascina. Kuba Mazurkiewicz ha passato la luna di miele con sua moglie in bici. Io invece provo spesso a ritrovare l’italianità nel paesaggio polacco. Tutti noi amiamo le vecchie biciclette italiane, il caffè, il cinema, la cucina, il modo di trascorrere il tempo libero, quello stile speciale che gli italiani rivelano ad ogni passo. L’Italia ha una storia sorprendente nel campo del design, ma un argomento di tale portata merita un’altra intervista.

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Zespół Wespół ha recentemente collaborato con Gazzetta Italia, il risultato è la nuova forma grafica della rubrica “Finchè c’è cinema c’è speranza”.

La Polonia riceverà 350 miliardi di PLN di fondi UE negli anni 2021-2027

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Le consultazioni sull’accordo di partenariato inizieranno martedì, e riguarderanno l’investimento dei fondi dell’UE nell’ambito della politica di coesione e del fondo di transizione, cioè circa 76 miliardi di euro. “L’Accordo di partenariato è il più importante documento in cui la Polonia e l’UE concordano sulle modalità di spesa dei fondi dell’UE”, ha comunicato il Ministero dei Fondi e delle Politiche Regionali. L’accordo di partenariato definisce la strategia per l’investimento dei fondi europei nell’ambito delle politiche dell’UE: la politica di coesione e la politica comune della pesca in Polonia negli anni 2021-2027. La Polonia ha negoziato la somma più grande della storia, circa 170 miliardi di euro, di cui 72,2 miliardi di euro per la politica di coesione (il 20% dei fondi per l’intera UE andrà alla Polonia). Come è stato segnalato i miliardi provenienti da fondi nazionali saranno destinati anche a investimenti cofinanziati da fondi europei: “Al momento è difficile dare un importo specifico, ma nella prospettiva 2014-2020 a ogni zloty di fondi UE aggiungiamo oltre 60 groszy di denaro nazionale”, ha detto il ministero. Il Primo Ministro afferma che il meccanismo di sviluppo deve aiutare la Polonia a raggiungere la media dell’UE nei prossimi anni.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C795685%2Cod-wtorku-rusza-konsultacje-umowy-partnerstwa.html

Concessione polacca per la ricerca nell’Atlantico centrale

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Nel febbraio 2018, la Polonia ha firmato un contratto con l’Autorità internazionale dei fondali marini per l’esplorazione dei solfuri polimetallici (rame, argento, metalli preziosi e gli elementi delle terre rare) nella zona della faglia atlantica. Il vice ministro per il clima e l’ambiente e il capo geologo nazionale hanno informato che la selezione di un appaltatore per la ricerca geologica, idrogeologica e ambientale nella concessione polacca nell’Atlantico centrale è in fase di completamento. Il programma PRoGeO, che mira ad aumentare la sicurezza delle materie prime del Paese, prevede lo stanziamento di oltre 530 milioni di PLN per l’esplorazione geologica dei fondali oceanici tra il 2017 e il 2033. La licenza di esplorazione polacca nell’Atlantico centrale non è grande (10 mila chilometri quadrati). I depositi si trovano ad una profondità di circa 1400 a circa 2800 m. La concessione sarà disponibile per 15 anni con la possibilità di prolungarla ogni 5 anni.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C785678%2Cnajpozniej-pozna-wiosna-ruszy-pierwszy-rejs-badawczy-na-polska-koncesje-na

Alberto Sordi: la nascita di un mito

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Alberto Sordi* nacque il 15 giugno 1920 nel rione romano di Trastevere. Sua madre era un’insegnante di scuola elementare e suo padre invece un professore di musica. Ed è stato proprio con il mondo della musica e dell’opera lirica italiana che Alberto associava inizialmente i suoi sogni per il futuro.

A 16 anni, decise persino di andare a Milano per un corso di recitazione. L’avventura fuori dalla capitale, tuttavia, si rivelò un fallimento: il ragazzo fu espulso per l’eccessiva influenza dialettale nella sua dizione, di cui Sordi non riuscì mai a liberarsi. In quel momento il futuro ”Marchese del Grillo” non poteva immaginarsi che in età adulta avrebbe fatto della ”romanità” la sua arma più forte. Per parafrasare un pensiero ben noto: ”Se Roma fosse un attore, sarebbe Alberto Sordi, e se Sordi fosse una città, sarebbe Roma”. Questa simbiosi tra la capitale d’Italia e il ”re della commedia” appartiene a uno dei capitoli più belli della storia del cinema italiano. Ma non anticipiamo i fatti! Il percorso verso il vertice della notorietà si è rivelato piuttosto lungo e… contorto per questa leggenda.

Alberto Sordi

Nel 1937, nella vita del diciassettenne Alberto apparve il doppiaggio. Quasi un decennio prima, la decima musa iniziò a parlare e rivoluzionò il cinema una volta per tutte. Per un gran numero di attori dell’era del cinema muto questo si rivelò in vari casi una triste e molte volte anche tragica fine della carriera, ma per altri talenti si aprì una porta importante. L’acclamata casa di produzione americana Metro-Goldwyn- Mayer fece organizzare un concorso per la migliore voce italiana per Oliver Hardy, il famoso Ollio del duo comico ”Stanlio e Ollio” (noto anche come Laurel e Hardy; Mauro Zambuto prestò invece la voce a Stan Laurel). Sebbene lo stesso Sordi non avesse molta esperienza nel prestar voce ai personaggi sullo schermo, alla giuria del concorso piacque il suo timbro (caldo, pastoso) e il registro (basso) della voce. Alberto fece il doppiatore fino al 1956 e la sua voce uscì dalla bocca delle più grandi star americane come Anthony Quinn e Robert Mitchum.

Gli avventurosi inizi del lavoro professionale di Sordi – attraverso il teatro leggero, la radio e le comparse in vari film (incluso l’affresco storico realizzato in onore di Mussolini, cioè ”Scipione l’Africano” di Carmine Gallone) – sono stati restaurati, in occasione del centenario della sua nascita, nel film televisivo ”Permette? Alberto Sordi” (2020) di Luca Manfredi. I panni del leggendario artista li veste Edoardo Pesce, un attore che recentemente ha guadagnato molta fama grazie al ruolo di carnefice e torturatore in ”Dogman” di Matteo Garrone (esibizione premiata con il David di Donatello per il miglior attore non protagonista nel 2019).

Un Americano a Roma

La voce di Sordi si dimostrò nuovamente fondamentale per l’ascesa al successo. Fu nelle commedie radiofoniche che nacque la famosa satira sui “compagnucci della parrocchietta” che in ogni modo enfatizzavano l’eccessiva decenza del loro comportamento, che spesso non andava di pari passo con ciò che veramente erano. Vittorio De Sica si dimostrò essere un fedele ascoltatore del programma e propose ad Alberto di espandere sul grande schermo le vicissitudini del suo eroe radiofonico. In tal modo, nel 1951, ”Mamma mia che impressione!” di Roberto Saverese debuttò sugli schermi dei cinema italiani. Nel film prodotto dal regista di “Ladri di biciclette”, Sordi recitò – per la prima volta – nel ruolo principale. È interessante notare che, accanto all’attore romano, proprio ”il padre del neorealismo italiano”, Cesare Zavattini fu responsabile congiuntamente della sceneggiatura del progetto. Sordi, che anni dopo ottenne meritatamente il glorioso soprannome del ”Re della commedia italiana”, definì spesso la cosiddetta commedia all’italiana come ”neorealismo a sfondo satirico”. Inoltre Alberto affiancò molte volte De Sica in vari film (tra cui ”il conte Max”, ”Il vigile”) e fu anche diretto dal maestro in “Giudizio universale” e “Boom” (1960-61).

Una ragazza di nome Giulietta Masina lavorò presso la stessa radio negli anni ’40. Il suo compagno di vita e il più grande amore fu un tale Federico Fellini. Diventarono molto amici, il che si è riflesso anche nella vita professionale di tutti e tre (”Sceicco bianco”, ”I vitelloni”, opera che abbiamo analizzato in dettaglio nel secondo episodio di questa rubrica ”Finché c’è cinema…”).

Fu la geniale satira di Steno, “Un americano a Roma” (1954) a determinare la vera e propria svolta nella carriera di Albertone. In questo film l’attore romano interpreta uno dei personaggi più iconici del suo repertorio artistico. Il giovane e un po’ sciocco Ferdinando ”Nando” Mericoni è infinitamente innamorato della cultura americana, percepisce il mondo circostante nelle categorie dei generi cinematografici classici di Hollywood e ogni giorno sogna di diventare un ballerino come Fred Astaire. Nando sarebbe in grado di fare qualsiasi cosa per ottenere un biglietto per gli Stati Uniti, compresa una pericolosa salita sul Colosseo. È poi entrata nella storia del cinema italiano la famosa scena con la pasta, nella quale il ragazzo romano versa tutta la sua frustrazione verso un piatto pieno di spaghetti (”Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone!). Il film di Steno fu all’epoca un grande successo al botteghino e sicuramente aiutò i cinema a ristabilire il contatto con il pubblico italiano (già stanco della quotidianità del ”triste neorealismo” e dei film americani degli anni ’30 e ’40, che invasero gli schermi italiani dopo la Seconda Guerra Mondiale).

Alberto Sordi

Nel contesto dell’opera di questo mostro sacro viene spesso usato il termine ”maschera”, che si riferisce ad un tipo di personalità, carattere che l’attore romano non solo ha ideato, ma soprattutto – nel corso degli anni – ha solidamente radicato nelle menti dei suoi connazionali. Le varie “incarnazioni artistiche” di Sordi sottolineano senza dubbio la flessibilità della sua commedia. La maschera del leggendario attore mostrava in uno specchio distorto tutti i paradossi dell’italianità e dell’ atteggiamento del cosiddetto ”italiano medio”, i cui comportamenti e sogni diventavano spesso effetti collaterali dell’ideologia e dei cambiamenti del boom economico postbellico. Un italiano che ha molti più difetti e peccati sulla sua coscienza rispetto a virtù e pregi. Albertone interpretava molti personaggi controversi, codardi o addirittura negativi, ma era sempre pronto a dargli una sorta di dignità. A volte vincitori, a volte grandi perdenti, gli eroi di Sordi non cessano mai di essere umani. E proprio di un tale personaggio della filmografia del “più italiano degli italiani” vi racconterò nel prossimo episodio della serie ”Finché c’è il cinema, c’è speranza”. Stiamo parlando di Giovanni Vivaldi, il protagonista principale di “Un borghese piccolo piccolo” (1977) diretto dal maestro Mario Monicelli. E così – come succede al cinema – to be continued! Sordi ritornerà in questo spazio!

* Questo è il momento giusto per sottolineare quanta influenza ha avuto Alberto Sordi sul titolo della serie di saggi sul cinema che stiamo realizzando con Gazzetta Italia. Non solo sottolineare, ma anche ringraziare, almeno simbolicamente. Si può notare facilmente che si tratta di un riferimento al titolo del film ideato e diretto da Sordi – ”Finché c’è guerra, c’è speranza” del 1974 (in Polonia conosciuto sotto il titolo ”Trafficante d’armi”). In accordo con il celeberrimo slogan – “facciamo l’amore, non la guerra” – abbiamo cambiato “ guerra” con “ cinema”, personalmente il più grande amore della mia vita.

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FINCHÈ C’È CINEMA, C’È SPERANZA è una serie di saggi dedicati alla cinematografia italiana – le sue tendenze, opere e autori principali, ma anche meno conosciuti – scritta da Diana Dąbrowska, esperta di cinema, organizzatrice di numerosi eventi e festival, animatrice socioculturale, per molti anni docente di Italianistica all’Università di Łódź. Vincitrice del Premio LetterarioLeopold Staff (2018) per la promozione della cultura italiana con particolare attenzione al cinema. Nel 2019, è stata nominata per il premio del Polish Film Institute (Istituto Polacco d’Arte Cinematografica) nella categoria “critica cinematografica”, vincitrice del terzo posto nel prestigioso concorso per il premio Krzysztof Mętrak per giovani critici cinematografici.

 

“Impressioni italiane: Nervi”, i ricordi di viaggio di Henryk Sienkiewicz

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Nel racconto “Le chiare sponde” di Sienkiewicz leggiamo “Io credo che ogni uomo abbia due patrie; una è la sua personale, più vicina, e l’altra è l’Italia”. Così lo scrittore definisce chiaramente il suo atteggiamento verso l’Italia, dove ha viaggiato numerose volte iniziando dal 1879 fino al 1909.

Tra le varie destinazioni c’erano: Venezia, Milano, Firenze, Roma, senza dimenticare Como e le puntate oltreconfine a Lugano. I motivi dei viaggi in Italia erano diversi: curiosità, desiderio di vivere un’avventura, attrazione culturale, salute, scritturadi viaggio, amicizie oppure conquiste amorose. I soggiorni italiani erano legati anche alla ricerca del senso della vita e dell’equilibrio e lo aiutavano a scoprire la bellezza. Sotto il cielo mediterraneo Sienkiewicz scrisse i frammenti di “Quo vadis?” (1896), “Senza dogma” (1891) e “La famiglia Połaniecki” (1895) per citare solo le opere più importanti. Dei suoi viaggi raccontò sia nella corrispondenza privata sia nelle lettere pubblicate sulla stampa polacca. Tra i vari ricordi quello meno conosciuto è il testo “Z wrażeń włoskich. Nervi” (1893).

La primavera del 1893 Sienkiewicz la passò in Italia. Arrivò a Nervi il 27 febbraio e si fermò all’hotel Eden. Quel luogo – che allora era un piccolo paesino in Liguria mentre oggi invece è il quartiere est di Genova – incuriosì lo scrittore per il suo affaccio sul mare. E a Nervi l’autore avrebbe incontrato la sua futurasposa, la diciannovenne Maria Włodkowiczówna accompagnata dalla madre. In una delle lettere a Karol Podkański lo scrittore paragona la bellezza della natura al viso della giovanissima fidanzata: “Nervi non te la puoi immaginare. Caldo, chiaro, si passeggia senza cappotto, ovunque fioriscono gli alberi di mele, mandorle, pesche, ci sono inoltre innumerevoli arance, limoni e pinoli. Il mare è un piacere infinito. Non devo dirti come su questo sfondo si presenta la signorina Marynuszka”. Il clima italiano faceva bene non solo alla salute ma anche alle avventure amorose. In amore lo scrittore non ebbe successo. Inizialmente Sienkiewicz voleva sposarsi in Italia ma era impossibile portare tutti i documenti richiesti dalla chiesa perciò il matrimonio si svolse a Cracovia. Purtroppo durò soltanto sei settimane. Marynuszka, più giovane dello scrittore di 28 anni, scappò dal marito. Fu uno scandalo ampiamente commentato dalla borghesia polacca.

Gli appunti di viaggio sono sicuramente una delle più importanti forme di descrizione della quotidianità del Novecento. La scelta di Nervi per riposare non era casuale. Secondo Sienkiewicz era una destinazione poco popolare tra i turisti. All’epoca di solito si viaggiava in Italia per motivi di salute o per spendere soldi. I mezzi di trasporto più diffusi erano i treni o le carrozze. Se pensiamo a come ci muoviamo oggi possiamo immaginare quanto più complesso era viaggiare allora.

La vita quotidiana degli abitanti che affollavano le strettevie della città non interessava tanto a Sienkiewicz. Lo scrittore invece osservava Nervi e dintorni in modo bidimensionale. Si soffermava sui dettagli, spesso nascosti, che davano atmosfera alla città. Guardava anche ad angolo largo, cogliendo tutto il paesaggio fino all’orizzonte come un direttore della fotografia professionale. La prospettiva da vicino sorprende con la ricchezza dei dettagli ma è anche stancante. La seconda invece offre una libertà sconfinata. Sienkiewicz descrive il vagare dello sguardo sulla linea lontana dell’orizzonte che pian piano sparisce nel paesaggio, e ogni tanto viene interrotta da piante, edifici, uccelli o dalle barche che vanno alla deriva. Nella descrizione colpisce la varietà dei colori. Colori che attirano l’attenzione dell’osservatore, che cambiano a seconda del momento del giorno e che permettono di definire alcune forme ma nello stesso tempo i colori costringono anche alla riflessione su tutta la descrizione del panorama, proprio a causa dello passar del tempo. Soprattutto i tramonti offrivano uno spettacolo straordinario mescolando le sfumature di oro, rosa, verde e rosso che in continuazione cambiavano grazie al rispecchiarsi del sole nell’acqua fino a diventare rosso porpora che alla fine cedeva il posto al color lilla delicato sullo sfondo sempre più scuro del cielo. La descrizione dello scrittore è priva di richiami alla storia o alla contemporaneità, si concentra piuttosto sulla pura contemplazione della natura. A volte lo scrittore dedica un po’ di spazio a descrivere i palazzi d’epoca, però l’attenzione presto torna alle bellezze del paesaggio. Il potenziale della natura sta non solo nella diversità della specie ma anche nella competizione per lo spazio con l’attività umana. Nonostante la ricchezza della natura, il cuore di Nervi, secondo Sienkiewicz, era il mare. L’impressione della sua grandezza ha fatto sentire lo scrittore separato dal mondo e messo a confronto con uno spazio enorme. I temi marittimi citati da Sienkiewicz ci permettono di vedere una delle componenti più importanti del paesaggio locale: il movimento. Da un lato il mare è apparentemente costante e allo stesso tempo sempre mutevole. Questa osservazione è diventata un pretesto per una riflessione più ampia sul confronto della superficie dell’acqua con l’anima umana, che è calma, ma variegata. Così, l’osservazione del mare è un pretesto per una ricerca sulla profondità spirituale.

Sienkiewicz si paragona nel testo ad una nuvola in continuo movimento che permette al lettore di vedere tante sfumature diverse del suo soggiorno a Nervi. Questo modo di descrivere il paesaggio fa pensare all’impressionismo, specialmente nei frammenti di testo riguardanti il cielo e l’acqua. Il colore del paesaggio cambia sempre, è affascinante ed unico. Questa caratteristica è strettamente legata all’inafferrabilità del tempo, all’osservazione della realtà nei diversi momenti della giornata e al confronto costante delle proprie impressioni visive con il presente.

traduzione it: Agata Pachucy

Estesa l’entrata a pagamento ad altri parchi

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La bozza di legge prevede l’estensione dell’elenco dei parchi nazionali in cui l’entrata è a pagamento. Il governo vuole che i biglietti funzionino in 11 parchi: Babiogórski, Biebrzański, Bieszczadzki, Gorczański, Karkonoski, Magurski, Narwiański, Świętokrzyski, Tatrzański, Wigierski e Woliński. La giustificazione afferma che la possibilità di far pagare i biglietti d’ingresso su tutta l’area di altri quattro parchi (negli altri sette l’ordinamento ormai funziona) permetterà di effettuare ulteriori ristrutturazioni e modernizzazioni delle infrastrutture turistiche, compresi i sentieri turistici e i percorsi didattici. Si sottolinea inoltre che, sulla base dei dati dei parchi in cui già funzionano i biglietti d’ingresso, l’introduzione di questi cambiamenti non dovrebbe diminuire il traffico turistico.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C793690%2Crzad-planuje-rozszerzenie-oplat-za-wstep-do-parkow-narodowych.html

 

[Aggiornamento 14.01.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni si sono registrati ancora nuovi casi di COVID-19 in Polonia, il numero dei malati attivi è in lieve calo, ma sostanzialmente stabilizzato.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 226.083 (settimana scorsa 231.025), di cui in gravi condizioni 1.630 (settimana scorsa 1.590), ovvero circa lo 0,7% del totale. Gli ultimi dati al 14 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 9.436, con 381 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 2.215 morti dal 7 gennaio (in salita rispetto ai dati della settimana precedente dove si erano registrati 1.687 morti).

Il Voivodato della Masovia (1.231), la Grande Polonia (1.058), la Cuiavia-Pomerania (993), la Pomerania (878), la Pomerania Occidentale (788), la Slesia (727) e la Varmia-Masuria (690) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono stabilizzati. Attualmente sono occupati 16.250 letti da pazienti COVID-19, mentre le terapie intensive occupate sono 1.630.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Da segnalare questa settimana la presentazione del nuovo contratto per il trasporto ferroviario, previsti nuovi investimenti nel settore. Continua la campagna vaccinale in Polonia che conta oltre 300.000 persone già vaccinate.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore fino al 31 gennaio l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Prognosi per le valute nel 2021

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Tassi di interesse bassi, vaccini contro il Covid-19, lockdown e riaperture: sono questi i maggiori fattori che secondo i rapporti delle banche influiranno sull’andamento delle diverse valute sul mercato globale. Il dollaro americano per esempio si sta indebolendo a causa del disavanzo sul conto delle partite correnti degli Usa e le segnalazioni dalla Riserva federale che suggerisce che i tassi di interesse rimarranno bassi tutto il 2021 e forse anche dopo. In Europa l’ambizione della Banca centrale europea è quella di sostenere l’economia del continente promuovendo competitività nell’ambito delle esportazioni il che richiede che l’euro non sia più forte delle valute dei maggiori partner commerciali. Nel 2020 questo obiettivo è stato conseguito solo parzialmente perché il cambio euro/dollaro è cresciuto dal 1,08 nel maggio 2020 al 1,23 nel gennaio 2021. Per quanto riguarda le valute dei mercati emergenti si aspetta un rafforzamento: a causarlo sarà la circolazione dei capitali nei paesi esportatori delle materie prime e i tassi di interesse bassi nei paesi sviluppati. Invece in Polonia a fare tendenza sono state le azioni intraprese nel dicembre 2020 dalla Banca Nazionale Polacca (NBP). Gli analisti si aspettano un lieve rafforzamento della valuta polacca. Il cambio EUR/PLN può ammontare a 4,26, USD/PLN a 3,54 e CHF/PLN a 3,96. NBP non vuole rafforzare la valuta polacca troppo per salvaguardare le esportazioni del Paese. Sostenere le esportazioni a detrimento del valore delle valute nazionali è uno stratagemma usato dalla maggior parte dei banche centrali. In linea generale sussiste una certa instabilità generale causata dalla crisi legata alla pandemia.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2656625,Prognozy-walutowe-Co-czeka-zlotowke-w-2021-roku

Morawiecki: i social network non possono agire arbitrariamente limitando la libertà d’espressione

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Dopo la sospensione dell’account ufficiale e privato di Donald Trump si è iniziato a discutere sulle funzionalità dei social network attivi in Polonia. Il disegno di legge è stato presentato ieri dal ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Intanto su Facebook il primo ministro Mateusz Morawiecki ha ricordato la cinquantennale censura applicata dal regime comunista durante la Repubblica Popolare Polacca. “Per quasi cinquant’anni abbiamo vissuto in un stato in cui la censura era all’ordine del giorno e regolamentata, dove ci dicevano cosa dovevamo pensare, dire e sentire, e cosa, invece, no. Negli ultimi decenni internet è diventato un simbolo della libertà di espressione: uno strumento più democratico, un forum gigantesco in cui tutti possono esprimersi liberamente, impossibile da immaginare venti anni fa” ha scritto Morawiecki. “La non regolamentazione di internet porta benefici, ma negli ultimi tempi grandi società transnazionali hanno iniziato a strumentalizzarlo per aumentare i profitti e rafforzare il loro dominio globale. Questo anche combattendo contro quei politici che non la pensano come loro. La libertà di parola è il sale della democrazia, e per questo va difeso. La Polonia sarà sempre la paladina dei valori democratici, inclusa la libertà di parola. Gli amministratori e i CEO dei social network non possono agire al di sopra della legge. Faremo ogni cosa per definire le regole e il funzionamento nel nostro paese di Facebook, Twitter, Instagram e delle altre piattaforme social, seguendo le normative nazionali. Proporremo anche che simili normative si applichino nel resto dell’Unione Europea. I social media devono servire la società, e non gli interessi delle multinazionali”.

https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2656710,Premier-wlasciciele-portali-spolecznosciowych-nie-moga-dzialac-ponad-prawem