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Home Blog Page 116

Il concerto online per il giubileo di Massimiliano Caldi oggi (11 XII) alle 19:30

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Massimiliano Caldi, fot: Paweł Jaremczuk

Oggi si terrà il concerto di Massimiliano Caldi, il direttore milanese che festeggia 20 anni dal suo primo concerto alla Filarmonica di Cracovia ritornando nella storica sala.

In occasione delle Giornate dedicate all’Organo, Caldi dirigerà l’Orchestra Filarmonica di Cracovia, sul palco insieme all’organista Tomasz Głuchowski. Il programma prevede due brani per organo e orchestra (il Concerto HMW 309 di Händel e il Concerto in FA di Filippo Allegri), oltre alla Sinfonia n. 1 di Beethoven per il 250° dalla nascita, proprio 5 giorni prima del compleanno del genio di Bonn che sarà il 17 dicembre. Il concerto sarà registrato alla Filarmonica e poi trasmesso online su YouTube l’11 dicembre alle 19:30 (link per lo streaming).

Proprio vent’anni prima, sempre a inizio dicembre, il Maestro si trovava a Cracovia per dirigere il suo secondo concerto in Polonia dopo la vittoria del Premio Fitelberg che l’anno prima aveva dato lo slancio definitivo alla sua carriera in questo paese. Il Maestro Caldi diresse due opere di Mozart e la Sinfonia N.5 di Mendelssohn. Il clima era di festa. Ecco i ricordi di Massimiliano di quei giorni:

“C’era la neve, i mercatini di Natale nella piazza principale (già visti 5 anni prima, di passaggio, di ritorno a Milano dopo la prima edizione del concorso a cui partecipai), la città era ed è splendida, i miei arrivarono a sorpresa il giorno del concerto!

Avevo vinto il premio Fitelberg a dicembre dell’anno prima a Katowice e quello, dopo il primo concerto di Varsavia ad aprile 2000, fu il mio secondo concerto in Polonia incluso nel “pacchetto-premio”.  Diressi l’ouverture del Don Giovanni di Mozart e il Concerto KV 488 per pianoforte di Mozart con la solista Ewa Bukojemska (insegnante di pianoforte all’Accademia musicale cittadina) e poi la quinta Sinfonia di Mendelssohn “La Riforma”.
Ricordo con trepidazione il primo ingresso in sala il primo giorno di prove e poi il bel clima che si creò e il mio sentirmi a mio agio sin da subito (avevo 33 anni).”

Link per lo streaming: https://www.youtube.com/user/FilharmoniaKrakow/featured

www.massimilianocaldi.it

Fonte: http://www.rivistamusica.com/massimiliano-caldi-20-anni-a-cracovia-con-lo-streaming/

GAZZETTA ITALIA 84 (dicembre 2020-gennaio 2021)

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Una Gazzetta Italia all’insegna della positività, dei colori e del futuro. Nel numero 84 troverete una lunga intervista all’attrice Kasia Smutniak che si racconta senza veli e parla di come oggi guarda alla sua Polonia. Poi tanta moda a partire dalla copertina dedicata allo stilista siciliano Salvatore Piccione che spiega a Gazzetta le inquietudini che attraversano il mercato della moda. Interessante poi l’intervista a Stefano Colli-Lanzi uno dei 100 italiani più influenti secondo Forbes che fa intravedere come a breve cambierà il mondo del lavoro.

E non poteva mancare un omaggio al grande Gigi Proietti, insieme alle nostre consuete rubriche di fumetti, motori, lingua, letteratura ecc. Per i viaggi questa volta parliamo di Genova mentre di cucina parliamo con lo chef Matteo Brunetti finalista di MasterChef e il Campione del mondo di Tiramisù Andrea Cicolella. Un numero ricchissimo in cui troverete ancora tanti altri articoli tra cui i progetti su Venezia degli studenti del Politecnico di Cracovia, e la storia della mozzarella di bufala.

Polonia tra i maggiori produttori di miele dell’UE

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“La Polonia è in prima linea nella produzione di miele, siamo al quarto posto nell’Unione europea. Lo sviluppo dell’apicoltura è stato possibile grazie ai programmi di sostegno”, ha detto il vice capo del KOWR (it. Centro nazionale dello sviluppo agricolo) Marcin Wroński. I paesi produttori davanti alla Polonia sono: la Spagna, la Romania e l’Ungheria. Il contributo polacco nell’Unione europea ammonta al 9%. Negli anni 2015-2019 la Polonia ha prodotto 15 000-24 000 tonnellate di miele. Secondo il KOWR, il successo del settore è una conseguenza della crescita della popolazione delle api. Secondo i dati, il numero degli sciami di api è cresciuto del 3% rispetto all’anno scorso, e del 50% rispetto all’anno 2009. Wroński sottolinea anche il ruolo dei programmi e delle dotazioni nazionali ed europee. Negli ultimi 15 anni il settore ha investito nelle formazioni specialistiche, nell’acquisto delle api e dell’apparecchiatura, le cure contro la varroasi e le analisi dei prodotti apistici. Un ruolo importante nello sviluppo hanno avuto anche le ben organizzate associazioni di apicoltori. Secondo i dati del KOWR, ogni anno circa 40 000 apicoltori ricevono mezzi di sostegno. I programmi d’aiuto vengono adattati ai vari bisogni e progetti dei beneficiari. Wroński ha indicato l’ottima qualità e la vasta gamma di mieli polacchi come fattori importantissimi nella concorrenza sul mercato europeo. La composizione biochimica dei mieli polacchi viene apprezzata nei settori alimentari, cosmetici e farmaceutici.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C771590%2Cpolska-wiodacym-producentem-miodow-w-ue.html

Le vaccinazioni contro il coronavirus inizieranno a gennaio

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Ieri è stato presentato il Programma Nazionale di Vaccinazione contro il Covid-19, il cui obiettivo è portare la popolazione all’immunità nel 2021. Come sottolineato da Michał Dworczyk, questa è la sfida più grande per la Polonia del prossimo anno, soprattutto in termini di logistica e organizzazione, perché i vaccini non devono solo essere efficaci e sicuri, ma anche l’intero processo deve essere a misura di cittadino e portato a termine il prima possibile. Le vaccinazioni dovrebbero iniziare a gennaio, ma la data esatta dipende dai produttori che devono attendere tutte le approvazioni. Fino a sabato verranno raccolti i commenti in base ai quali verrà affinato e migliorato il progetto di strategia ed il 15 dicembre il governo adotterà un documento ufficiale. Inoltre, mercoledì i rappresentanti del governo incontreranno le organizzazioni governative locali che saranno direttamente o indirettamente coinvolte nel processo di vaccinazione sulla versione finale del Programma Nazionale di Vaccinazione. Dworczyk ha anche sottolineato che la strategia vaccinale polacca, rispetto a quelle adottate da altri paesi europei, è più dettagliata ed estesa. Presentando i presupposti della strategia, il Ministro della Salute ha richiamato l’attenzione sui valori della conoscenza, della sicurezza e della vaccinazione volontaria. A suo avviso, questi sono i presupposti fondamentali che consentiranno l’efficace attuazione del processo. Ha inoltre informato che non si prevede solo di condurre campagne mediatiche sulle vaccinazioni, ma anche di creare una hotline e un sito speciali, in cui verranno fornite informazioni sui tipi di vaccinazioni e controindicazioni. Il ministro ha assicurato che la sicurezza delle vaccinazioni è una priorità assoluta e che lo Stato garantisce la sicurezza di un farmaco autorizzato. Ha anche parlato dei vantaggi di vaccinarsi contro il coronavirus, come essere rilasciato dalla quarantena dopo il contatto con persone infette o ad alto rischio di infezione, essere rilasciato dalla quarantena dopo aver viaggiato in paesi ad alto rischio, ed il fatto che la persona vaccinata non sarà inclusa nei limiti di riunione e di riunione applicabili. Ha anche detto che lo Stato si è assunto la responsabilità di monitorare cosa sarebbe successo alle persone vaccinate. A tale scopo verrà creato un registro centrale delle persone vaccinate e tutte le informazioni raccolte saranno pubbliche, poiché il governo desidera che tutte le questioni relative alla vaccinazione e ai suoi effetti siano pubblicamente disponibili. Il capo consigliere del primo ministro su COVID-19, il professor Andrzej Horban, ha assicurato che i vaccini sono sicuri, efficaci, che inizieranno con i gruppi più vulnerabili e, soprattutto, che sono un mezzo per proteggere le persone dalla morte.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C771696%2Ccelem-narodowego-programu-szczepien-przeciwko-covid-19-jest-doprowadzenie-w

Nuova linea ferroviaria in Precarpazia

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Le ferrovie polacche statali (PKP Polskie Koleje Liniowe) hanno firmato un contratto per il progetto e l’esecuzione di lavori per la costruzione e modernizzazione della nuova linea ferroviaria in Precarpazia. Il nodo centrale di questa struttura sarà Rzeszów, il capoluogo della regione. La nuova rete ferroviaria dovrebbe garantire accesso veloce e comodo alle piccole città della regione: Dębica, Przeworsk, Strzyżów e l’Aeroporto a Jasionka. La modernizzazione della linea dovrebbe aumentare il numero e la frequenza dei collegamenti, ma anche facilitare l’accesso all’aeroporto principale della regione. Il vice ministro dell’Infrastruttura Andrzej Bittel ha indicato che grazie a tale progetto sarà ridotta l’esclusione sociale per quanto riguarda l’accesso ai mezzi di trasporto. Nel quadro di questo progetto saranno costruiti 5 chilometri di linee completamente nuove, 15 fermate e 5 binari. Secondo il presidente della PKP Ireneusz Merchel, la realizzazione del progetto dovrebbe concludersi entro il 2023. L’investimento è parzialmente finanziato dai fondi dell’UE.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2634748,Wazna-decyzja-dla-Podkarpacia-W-regionie-powstanie-kolej-aglomeracyjna

Danzica nominata Capitale europea del volontariato 2022

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La città di Danzica è stata nominata Capitale europea del volontariato del 2022. Il titolo è un riconoscimento delle attività sociali intraprese dai cittadini e mira a promuovere il volontariato. Sabato Marta Formella, portavoce del municipio di Danzica, ha informato che Danzica aveva vinto il concorso. Tre altre città europee aspiravano a ricevere il titolo c’erano: Smirne (in Turchia), Madrid (in Spagna) e Gorizia (in Italia). Il gala del Centro europeo del volontariato si è svolto sabato pomeriggio a Padova. La presidente di Danzica Aleksandra Dulkiewicz nel comunicato mandato ai media ha ringraziato tutti i volontari che hanno svolto diverse attività di aiuto a Danzica. Ha pure sottolineato che questa nomina è speciale perché da una parte la città deve sempre lottare con la pandemia, ma d’altra festeggia 40 anni del movimento Solidarność. La città vincitrice è stata annunciata il 5 dicembre perché questo è il giorno internazionale del volontariato. Da qualche anno il 5 dicembre a Danzica viene organizzato un gala del concorso locale di attività sociale. Quest’anno l’iniziativa benefica vincitrice è l’azione #ngoszyjąmaski durante la quale più di mila volontari hanno cucito mascherine per gli ospedali e gli ospizi del voivodato della Pomerania. Il premio per la volontaria dell’anno è stato consegnato a Klaudia Suliborska dalla fondazione Mam Marzenie, mentre quello per la coordinatrice dell’anno a Liliana Tarasow che gestisce il volontariato scolastico chiamato Pomocne Elfy (elfi di aiuto). Joanna Łysikowska dell’azione #zupodobro, durante la quale i volontari consegnano pasti per le persone bisognose, ha ricevuto una menzione speciale per un’attività svolta per aiutare altre persone. Il titolo di Capitale europea del volontariato viene consegnato dal Centro europeo del volontariato attraverso un concorso aperto. Le città partecipanti devono preparare una presentazione e un video che mostra la partecipazione dei volontari. La città vincitrice viene scelta dalla giuria internazionale composta di diversi rappresentanti delle organizzazioni non governative e persone private coinvolte nell’attività sociale. Barcellona è stata la prima città a ricevere questo titolo nel 2013.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C770435%2Cgdansk-zostal-wybrany-na-europejska-stolice-wolontariatu-2022.html

Streaming dello spettacolo: “A riveder le stelle”, speciale apertura della stagione Teatro La Scala. Oggi alle 16.45

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Massimiliano Caldi, fot: Paweł Jaremczuk

Oggi  (7 XII) alle 16.45 in diretta streaming in tutto il mondo (Rai1, Radio3 Rai, RaiPlay online) lo spettacolo: “A riveder le stelle”, speciale apertura della stagione Teatro La Scala.

L’invito del Maestro Massimiliano Caldi ai lettori di Gazzetta Italia:

“Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, oggi 7 dicembre – secondo la tradizione iniziata dal grande direttore d’orchestra Victor De Sabata – non si aprirà ufficialmente la stagione lirica del Teatro alla Scala con la rappresentazione di un’opera lirica. Dopo “Attila” di Verdi nel 2018 e “Tosca” di Puccini nel 2019, quest’anno sarebbe toccato a “Lucia di Lammermoor” di Donizetti ma l’opera del genio bergamasco non andrà in scena vista l’impossibilità di organizzare il consueto mese e mezzo di prove che precede la “Prima”, con coro, orchestra e cantanti in scena, tutti insieme contemporaneamente.

Ecco dunque il Gran Galà lirico-sinfonico-ballettistico dal titolo “A riveder le stelle”, con una citazione che anticipa il 2021, anno del 700° anniversario della morte del sommo Dante ma che vuol anche esprimere un augurio per l’umanità intera, come pure annunciare la gran parata internazionale di stelle della lirica e del balletto coinvolte e tenute insieme dalla bacchetta di Riccardo Chailly e dalla regia di Davide Livermore. L’orchestra suonerà eccezionalmente in una platea senza pubblico e senza poltrone. Secondo qualche indiscrezione arrivatami da alcuni musicisti dell’orchestra, in questa modalità l’acustica parrebbe guadagnare moltissimo e potrebbe dunque avvicinarsi a quella a cui pensò l’architetto Giuseppe Piermarini a fine ‘700, cioè appunto, all’acustica di un teatro senza poltrone in platea ma dotato solo di palchi e di loggioni.

Consiglio quindi a chiunque ami la musica di connettersi oggi dalle 16.45 per assistere in diretta a un evento storico, più unico che raro, che lascerà di sicuro un segno indelebile nella storia del teatro più famoso del mondo ma anche nella memoria di tutti noi”.

Più informazioni: https://www.teatroallascala.org/it/stagione/2020-2021/opera/a-riveder-le-stelle.html

Il buono, il brutto, il cattivo: introduzione agli spaghetti western

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Quinto episodio*

Associamo i western principalmente alle storie sul Far West e i cowboy, a spettacolari scene di inseguimenti a cavallo e duelli, nonché alle opere di maestri del cinema, come John Ford (“Ombre rosse”, “Rio Grande”, “Sentieri selvaggi”), Fred Zinnemann (“Mezzogiorno di fuoco “) o Howard Hawks (“Il fiume rosso”, “Un dollaro d’onore”). Anni fa, il genere fortemente convenzionale divenne una delle specialità della cinematografia americana. Un elemento importante della sua poetica era la palese divisione del mondo rappresentato in chiare contrapposizioni: bene e male, legge e illegalità, bianco e nero (che corrispondeva anche ai colori di queste produzioni). Nella sua forma classica, il western era caratterizzato da una specifica iconografia e costruzione dello spazio-tempo. In una parola, ordine. 

img. Rick Flag

Ma furono i cineasti italiani [1] guidati da Sergio Leone (1929-1989) a realizzare una vera e propria “rivoluzione copernicana” nel genere western, nelle loro opere trasformarono la narrativa tradizionale e gli schemi tematici. Gli Spaghetti Western (conosciuti anche come “maccheroni western” o meglio “western all’italiana”) furono realizzati negli anni Sessanta e Settanta tra Italia e Spagna (utilizzando paesaggi infiniti, selvaggi e bruciati dal sole). Il western italiano ha portato sullo schermo una sorta di “nuova mitologia” basata sulla follia, sulla sanguinosa brama di potere e denaro; un nuovo mondo (moralmente ed eticamente meno chiaramente dicotomico) in cui notiamo l’ anti-eroismo dei protagonisti. Gli eroi non solo “buoni”, ma anche – rifacendosi al famoso titolo – “cattivi” e “brutti”. Il “western all’italiana” introduce anche una rappresentazione (senza precedenti!)  di violenza estrema, quasi naturalistica. Violenza spesso inutile e ironicamente punteggiata da una vena di umorismo nero.

img. Rick Flag

Nel 1964 Leone realizzò il primo capitolo della cosiddetta “Trilogia del dollaro”, o “Per un pugno di dollari” [2]. Clint Eastwood (nato nel 1930) ha interpretato il ruolo cult del pistolero spietato, senza nome. La musica del film è stata composta da Ennio Morricone (1928-2020), amico di Leone già dai tempi dei banchi di scuola. Le indimenticabili colonne sonore dell’artista nato a Roma hanno portato freschezza, intensità e animalità nelle storie dei western all’italiana (fischi, urla, colpi di frusta e in una delle composizioni più famose possiamo persino riconoscere l’ululato caratteristico del coyote). La collaborazione dei tre ha portato gli spaghetti western ai vertici della popolarità, rendendoli star internazionali.

L’originalità dei film di Leone si basa anche sulla celebrazione della forma, dello stile del film che a volte si distingue come aspetto principale del racconto. I primi piani dei volti, degli occhi e delle mani dei personaggi vengono descritti spesso come Leone’s close up; e sono stati chiaramente presi in prestito da Quentin Tarantino per il suo lavoro. Le scene delle sfide tra cowboy e dei duelli prolungate nel tempo assumono forma di spettacoli operistici in cui la scala della tensione drammatica (anche a causa dell’epico sfondo musicale) raggiunge il suo apice; l’azione viene poi neutralizzata con una soluzione immediata. Dopotutto, la pistola deve sparare indipendentemente dalla latitudine.

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img. Rick Flag

Ennio Morricone (1928-2020) – leggendario compositore italiano, direttore d’orchestra, arrangiatore, vincitore di due Oscar (alla carriera [2007] e per la musica originale del film “The Hateful Eight” [2016]). Nella sua ricca filmografia possiamo trovare numerosi esempi di cinema di genere (dalla commedia, ai gialli, fino agli spaghetti western, che sono diventati il ​​suo pezzo forte) e cinema d’autore (ha composto, tra gli altri, per Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Franco Zeffirelli, Elio Petri e Giuseppe Tornatore, nonché per Terrence Malick, Roland Joffé, Brian De Palma). Le sue colonne sonore sono talvolta più famose dei film da cui provengono (basti pensare al tema “Chi mai”, che è apparso per la prima volta in “Maddalena” di Jerzy Kawalerowicz [1971], film oggi dimenticato e poco riuscito). Lo stile di Morricone era caratterizzato da una straordinaria volontà di sperimentare, dal desiderio di ripristinare nell’ambito della musica applicata suoni veri, provenienti dalla realtà. Le sue composizioni vengono inoltre contrassegnate da una straordinaria sensualità, morbidezza e melodiosità.

                                                   

*Il quinto episodio era originariamente destinato a essere dedicato a “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli. Tuttavia, l’improvvisa e triste notizia della scomparsa di Ennia Morricone mi ha portato a un diverso tipo di riflessione. Il film con Sordi sarà analizzato nel sesto episodio della nostra serie.

[1] Vale la pena di approfondire la tematica degli spaghetti western studiando altri cineasti del genere, incluso Sergio Corbucci (“Django” con Franco Nero nel ruolo principale, “Il grande silenzio”), Duccio Tessari (la serie su “Ringo” con Giuliano Gemma), Enzo Barboni (“Lo chiamavano Trinità…”) o Damiano Damiani (“Quién sabe?”) .

[2] È interessante notare che, dopo la prima del film, Leone è stato accusato (giustamente!) di aver plagiato la “La sfida del samurai” di Akira Kurosawa (1961). Pertanto “Per un pugno di dollari” viene spesso definito come il remake del menzionato film giapponese. La trilogia di Leone include anche “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo”.

Dalla neve dell’Etna al gelato

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Il gelato è arrivato in Italia via Sicilia. Lo hanno portato gli arabi, si chiamava “sharbat” ed era fatto con la neve dell’Etna e delle Madonie. Il nome viene poi italianizzato in “sorbetto” e nel 1694 il marchigiano Antonio Latini, già chef del viceré di Napoli, pubblica nel suo “Scalco alla moderna” la prima ricetta conosciuta del sorbetto al latte: «Per fare altra sorbetta di latte, che prima sia stato cotto, ci vorrà di dosa una caraffa e mezza di latte, mezza d’acqua, tre libbre di zucchero», oltre a neve e sale.

Il sorbetto comincia in questo modo a trasformarsi in gelato e il palermitano Procopio Cutò, che in Francia diventa per assonanza “couteau” e quindi Procopio de’ Coltelli, nel 1686 apre a Parigi il Café Procope (esiste ancora, oggi è diventato un elegante ristorante) dove mette a punto il sistema della mantecatura. Seppur meccanizzato e industrializzato, questo procedimento rimane alla base del gelato che si produce anche ai nostri giorni.

Meno noto, invece, è come si sia arrivati al cono gelato. Ma anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale l’inventiva italiana. Il primo a brevettarlo, negli Stati Uniti, è stato Italo Marchioni, nato a Peajo di Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, il 21 dicembre 1868 (l’atto di nascita è conservato negli archivi municipali). Questi, dopo esser passato per Jesi, nelle Marche, emigra in America, come numerosissimi altri gelatai e pasticceri delle Dolomiti. Il Cadore, e in particolar modo la val di Zoldo, affiancano la Sicilia come patria del gelato: tutte i vari Eis Venezia, Eis Rialto e nomi del genere che punteggiano le città della Germania hanno alle spalle un gelataio originario delle Dolomiti.

È oggetto di disputa se Marchioni, americanizzato in Marchiony, sia stato davvero l’inventore del cono gelato, ma di certo se ne assume la paternità perché il 15 dicembre 1903 registra il brevetto (Us patent 746971) di un apparato per ottenere piccole tazze di cialda, con tanto di manico, adatte a contenere il gelato. L’evoluzione dalla tazzina al cono sarebbe stata breve.

Da metà Ottocento i gelatai originari delle Dolomiti cominciano a portare il loro prodotto in giro per l’Europa, in particolare nella monarchia asburgica, e poi oltreoceano, negli Stati Uniti. Il cono ancora non esiste e i gelati vengono consumati in contenitori da riutilizzare, soprattutto bicchieri di vetro. In Austria e in Germania ci si portava il bicchiere da casa, alcuni provavano a ottenere porzioni maggiorate presentandosi con un bel boccale da birra. I ricchi avevano le loro raffinate coppette da gelato in porcellana, ma la maggior parte dei consumatori doveva accontentarsi delle stoviglie (coppe, spesso anche piatti fondi) fornite dai gelatai stessi. Questi dovevano poi occuparsi di lavarle e sostituire quelle rotte, con un notevole aggravio di tempo e denaro. I gelatai, nella stragrande maggioranza dei casi, erano ambulanti che usavano un carrettino refrigerato per portare in giro il prodotto e la scorta di stoviglie pesava e occupava parecchio posto. I clienti, da parte loro, non potevano allontanarsi più di tanto dall’ambulante perché dovevano restituirgli il contenitore.

L’esigenza di utilizzare qualcosa di più comodo e trasportabile si fa sentire da subito. In Francia si usano coni di metallo o di carta, in Austria si mette il gelato su un cartone quadrato di una decina di centimetri (tra l’altro i viennesi sono i primi ad aggiungere uno sbuffo di panna montata sopra il gelato), una gelateria di Vicenza utilizza grandi foglie di vite opportunamente raccolte e lavate per tale uso. Ma niente di tutto questo è commestibile.

I primi a pensare a un contenitore che si possa mangiare sono i gelatai d’oltre oceano. Si tratta di una paternità contesa, infatti qualcosa d’importante dev’essere successo nel 1904 alla fiera di Saint Louis, nel Missouri. Qui sono in diversi a disputarsi l’alloro dell’inventore del cono gelato. Interessante notare che sono quasi tutti mediorientali (siriani, libanesi, turchi) e agli occhi di un americano di inizio Novecento tra italiani e siriani la differenza non doveva essere così evidente.

Comunque, il cono mangiabile è pronto a emigrare dagli Usa all’Europa e a invadere il vecchio continente. Una delle prime notizie di coni gelato in Italia risale all’inizio degli anni Trenta, quando un produttore ungherese li importa a Trieste. Tra l’altro proprio in questa città e nello stesso torno di anni, si cominciano a usare i primi porzionatori rotondi a pallina, che il gelatiere zoldano Antonio Zampolli (ancor oggi esiste a Trieste una gelateria con questo nome), si fa portare dai marinai americani in arrivo nel porto cittadino. Negli anni successivi i gelatieri veneti adotteranno il porzionatore, mentre quelli siciliani rimarranno fedeli alla spatola.

Nota linguistica: gelatiere o gelataio?

Gelataio e gelatiere, sono sinonimi – afferma l’Accademia della Crusca – però, una distinzione professionale è possibile: il gelataio è chi fa o vende gelati, mentre il gelatiere non è propriamente il rivenditore di gelati, ma chi è addetto alla lavorazione di creme, aromi, latte, sciroppi e altri ingredienti per la produzione di gelati, e alla fabbricazione di questi, sfusi o confezionati (Vocabolario Treccani).