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Popularna Ryba, gli autentici sapori del mare
Per chi ama il pesce e i frutti di mare entrare nella pescheria “Popularna Ryba” equivale ad accedere al paradiso del palato. Acquari con granchi vivi, vetrine con decine di varietà di pesci e frutti di mare disposti con l’eleganza di un negozio di moda. E mentre ammiri queste gustose meraviglie della natura dentro e fuori del lungo bancone si muovono incessantemente indaffarate le sorelle Magda e Agnieszka con la loro madre, insieme a Kinga e alle altre dipendenti, tutte rigorosamente vestite con la polo blu col pesciolino bianco sul cuore.
Popularna Ryba, ovvero il pesce secondo le donne?
Magda: “in effetti il negozio è guidato da uno staff tutto femminile, quasi tutte parlano italiano, anche se ogni tanto qualcuno tra il mio compagno, mio fratello o mio cognato ci accompagna nei lunghi viaggi a bordo del furgone con cui andiamo a comprare il pesce in Germania o in Italia.”
Ma com’è che due sorelle si scelgono di diventare pescivendole?
Magda: “la risposta è semplice, abbiamo deciso di aprire un negozio di questo tipo stanche dell’impossibilità di farci una frittura di pesce come in Italia! A me piace cucinare e penso anche che mangiare a casa sia un piacere diverso, migliore e più economico, rispetto andare al ristorante. Così un giorno dico alla mia amica Kasia “ho vogli di una frittura come la fanno in Italia! Andiamo a comprare il pesce fresco”. Iniziamo una sorta di giro di shopping a caccia di buon pesce a Varsavia. Nel primo negozio chiediamo dei polpi, ci assicurano che sono freschi ma è evidente che sono appena scongelati. Andiamo da un’altra parte a comprare i gamberi, ma li hanno solo in busta, congelati. Al terzo negozio perdiamo la speranza e… decido che è ora di aprire una vera pescheria a Varsavia! Detto fatto abbiamo aperto nel febbraio del 2020.”
È un mestiere che richiede tanta professionalità, dove avete imparato?
Magda: “gestire una pescheria non è un affare facile. Il pesce è un prodotto che si deteriora rapidamente e per acquistare il pesce fresco, quello di qualità, bisogna conoscerlo.
Così prima di aprire Popularna Ryba abbiamo visitato tanti storici mercati del pesce in Europa: Amburgo (Germania), Bergen (Norvegia), Lisbona (Portogallo), Barcellona e Madrid (Spagna). Abbiamo studiato e imparato come riconoscere le diverse qualità. Ad esempio, sono andata in Norvegia per vedere che aspetto ha il salmone norvegese, l’halibut e altri pesci del Mare del Nord. È qui che mi è venuta l’ispirazione degli acquari con i granchi vivi. Invece in Italia andavo di negozio in negozio, nei vari banchi del pesce. Sono stata anche al mercato del pesce di Chioggia che ha aperto alle tre del mattino ed è durato solo un quarto d’ora! Praticamente hanno fatto una specie di vendita sotto il mio naso e prima che me ne accorgessi il mercato aveva già chiuso. Trieste, Livorno, Chioggia, Modena e perfino la bellissima Puglia sono i posti dove ho imparato come lavorare con il pesce.”
L’Italia vi è rimasta nel cuore?
Magda: “L’Italia è la mia seconda patria! Tutto grazie a mia madre e mia sorella che nel 2000 hanno deciso di trasferirsi in Italia. Si sono ambientate bene e hanno comprato casa, e lì per una decina di anni sono andata in vacanza, e ancor oggi posso andare in qualsiasi paese durante l’anno ma se non passo almeno qualche giorno in Italia non mi sembra d’aver fatto vacanza. Ed è in Italia che abbiamo imparato a mangiare il pesce, qui ci sono i frutti di mare più buoni al mondo.”
A proposito di gusti il cliente medio polacco quanto ne capisce di pesce?
Magda: “Aringa, merluzzo, salmone e trota sono i pesci che i polacchi conoscono. C’è un grande lavoro da fare, noi oltre a venderlo il pesce insegniamo spesso anche a cucinarlo e sorprendiamo i nostri clienti perché si accorgono che fare il pesce è più facile che fare la carne.”
Kinga: “è questa la missione di Popularna Ryba. La grande varietà sul bancone serve proprio ad incuriosire i clienti meno esperti. All’inizio sono timorosi ma poi piano piano ci chiedono, si informano e innovano, in modo salutare, le loro abitudini alimentari, questo succede soprattutto con i giovani. Tra noi la più brava a spiegare le varie tipologie di pesce e come cucinarlo è sicuramente Agnieszka che per 12 anni ha lavorato in un ristorante in Italia e quindi ha imparato dai migliori. Quando entra un italiano invece è tutto più semplice perché quasi sempre sa cosa ha davanti, sceglie il pesce e via!”
A parte merluzzo e salmone quali sono i pesci più venduti?
Magda: “sicuramente l’orata e la spigola perché sono facili da cucinare. Adesso, dopo sette mesi di attività, si vendono bene anche lo scorfano di Norvegia, la sogliola, lo sgombro e tutti i frutti di mare: il pesce spada, il tonno, gli scampi e i granchi.“
Quanto è duro prendere il furgone e raggiungere mercati lontani per comprare il pesce in un mondo lavorativo che è prettamente maschile?
Magda: “siamo le uniche donne che si presentano a fare acquisti ai mercati generali, ci guardano sempre con una certa curiosità. È un mondo di uomini ma ci abbiamo fatto l’abitudine, ci piace contrattare con questi personaggi che sembrano un po’ dei pirati”.
Aprire un negozio di pesce in un paese di carnivori è un atto di coraggio?
Magda: “all’inizio in tanti ci sconsigliavano di farlo, dicevano che avremmo resistito pochi mesi, che sarebbe stato difficile farsi una clientela e inoltre che era un business complicato e puzzolente. Ed invece siamo ancora qui con una clientela che cresce di giorno in giorno. Certo c’è tanta strada da fare perché il pesce, intendo quello di mare, entri stabilmente nella dieta del polacco medio. A proposito ho controllato le statistiche: in media un polacco mangia 80 kg di carne all’anno e solo 17 kg di pesce. E secondo me responsabile di questa situazione, a parte la scarsa conoscenza, è anche il fatto che è difficile trovare pesce fresco come lo vendiamo noi. Così cerchiamo di cambiare questa situazione e proporre ai polacchi il pesce fresco, come quello che si trova nei mercati europei, ad un prezzo ragionevole.”
Comprate la maggior parte del pesce in Germania?
Magda: “sì ad Amburgo perché il porto più grande è lì, ma è pesce che arriva da tutto il mondo. Anche quando lo ordiniamo dai Paesi Bassi, dalla Norvegia, dalla Danimarca, dalla Groenlandia o dal Mare di Bering, lo ritiriamo lì, perché la logistica è la migliore. Naturalmente compriamo tanto anche dall’Italia.”
Kinga: “ora la gran parte del pesce è di allevamento e prima di comprarlo prestiamo attenzione anche a come viene allevato. Quando abbiamo visitato la fiera di Brema, abbiamo ascoltato i fornitori, verificato come viene pescato e poi immagazzinato. Noi scegliamo solo le aziende migliori.”
Servite anche ristoranti?
Magda: “tanti locali si stanno informando sulla nostra offerta, ma lavorare con i ristoranti ci impone di fare un ulteriore sviluppo a livello organizzativo perché significa garantire determinate forniture e quantitativi. Finora stiamo ancora testando i nostri fornitori. Comprare pesce fresco è molto più aleatorio che acquistare carne o altri prodotti su cui si possono avere certezze su quantità, qualità e tempistiche di consegna”.
Alla fi ne questa pescheria a Varsavia è una scommessa vinta?
Kinga: “qui si lavora con passione e quando c’è la passione tutte le fatiche e i sacrifici pesano meno. Facciamo migliaia di chilometri per offrire prodotti unici, freschi e di qualità a Varsavia, la gioia dei nostri clienti che ritornano, provano nuove ricette, e ci fanno i complimenti ci ripaga di ogni sforzo.”
Sito web: www.popularnaryba.pl
Facebook: www.facebook.com/popularnaryba/
foto: Nel Gwiazdowska
Apertura condizionata dei negozi nei centri commerciali
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Ennio Morricone, la musica assoluta
Darmstadt, Germania, 1958. I corsi estivi di musica contemporanea che si svolgono ogni estate in questa cittadina dell’Assia richiamano da ogni angolo del mondo decine e decine di studenti e appassionati. Darmstadt è infatti la culla della nuova musica: Boulez, Nono, Stockhausen, Maderna diffondono da qui il loro verbo che fa del serialismo l’unico principio regolatore di ogni parametro musicale. Tra i giovani che affollano i tanti concerti organizzati in città vi è un ventinovenne romano diplomatosi in composizione con Goffredo Petrassi.
Petrassi è musicista attento alla dodecafonia ma piuttosto critico nei confronti del dogmatismo di Darmstadt. Anche quel suo allievo, tal Ennio Morricone, assiste perplesso ad alcune esibizioni che, a suo parere, rasentano la parodia. Racconterà: «Era tutta roba tipo: c’era un tamburo e un clarinetto. Il tamburo faceva ti-ti-ti. E il clarinetto rispondeva: tiii-tiii. Così per due ore. Tutte cag…ine, tutte str…te». Una sera però Ennio si imbatte in un personaggio assolutamente fuori dagli schemi: è John Cage, il compositore americano che ha introdotto l’alea in musica. Cage fa di tutto e di più: si esibisce al pianoforte con accanto una radio a tutto volume, si gioca le note da suonare con i dadi, talvolta persino non suona nulla perché sullo spartito non ha voluto scrivere nulla. Cage sì attira l’attenzione di Morricone: egli intuisce che dietro alla sua casualità c’è un pensiero, un pensiero paradossale ma potente. Il giorno dopo il concerto di Cage, chiama otto amici in un bosco appena fuori città e dà ordini. Lasciamo ancora spazio alle sue parole: «Salii su un sasso e mi misi a condurre gli altri dicendo loro: tu fai un suono di laringe! Tu fai un urlo! Tu fai un fischio, un lamento, una pernacchia! E venne fuori questa roba di nemmeno due minuti che faceva “aah-uhh-prrrr-eeeeeh!” e se non era meglio di Cage era di sicuro meglio della roba che ancora si sentiva ai Ferienkurse».
Scegliere di ricordare Ennio Morricone, recentemente scomparso, a partire da questo episodio della sua lunga vita, non è un azzardo. La morte di Morricone ha infatti sconvolto il mondo e l’Italia in particolare e ciò non è così scontato per un Paese che pare aver dimenticato quanto la musica sia stata fondamentale nella sua storia (basti considerare la scarsa importanza che quest’arte riceve nei programmi scolastici). Eppure la musica di Morricone è entrata nel cuore di tutti gli italiani. Ed è solo riflettendo sulla sua musica, su tutta la sua musica, che possiamo capire perché ciò sia avvenuto. Quasi un’ossessione le note, per Ennio Morricone. Era infatti figlio di un trombettista trasteverino che si esibiva nei locali notturni con jazz e musica da ballo. E’ il padre ad insegnargli a suonare la tromba ed a convincerlo ad entrare in Conservatorio. Ennio è ammesso e, come abbiamo visto, percorre anche la strada complessa della scuola di composizione nella classe di Petrassi, percorso che lo condurrà addirittura a Darmstadt.
Darmstadt gli lascerà due insegnamenti fondamentali ai quali si sottometterà per l’intera sua vita artistica. Primo: la musica non può mai essere mero intellettualistico atto creativo che non tiene in alcun conto l’effetto sonoro sull’uditore. Secondo: viceversa, alcuni canoni della “musica nuova”, ispirati dall’esperienza estetica di Cage, l’enfasi del gesto singolo, la casualità, il suono non convenzionale, il sottile confine tra silenzio e rumore, l’improvvisazione potevano diventare la chiave di volta per avvicinare il grande pubblico alla modernità sonora. Persino nella musica leggera. Morricone, che firmerà alcuni dei più grandi successi della canzone italiana degli anni ’60, da Se telefonando a Sapore di sale, da Il mondo ai successi di Edoardo Vianello, infatti, già dai tempi del Conservatorio, all’insaputa dei suoi insegnanti, per mantenersi accetta di lavorare su commissione come arrangiatore di musica leggera presso la RCA italiana.
E lo fa a modo suo. Ne Il barattolo di Gianni Meccia, tormentone estivo del 1960, il compositore-arrangiatore inserisce il suono di un vero barattolo fatto rotolare su una superficie di ghiaia e cemento. Lo stesso accade nella musica da film sin dagli esordi.
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I western di Sergio Leone sono stati a tal proposito il campo di cultura ideale per l’estetica morriconiana. L’universo west di Leone è infatti assolutamente fasullo rispetto a quello “vero” della tradizione americana e Morricone dispone dei mezzi compositivi perfetti per evidenziare tale peculiarità. Il nostro scompone infatti cubisticamente la strumentazione, divide i suoni spazializzandoli, rende ogni segnale sonoro perfettamente percepibile, usa massicciamente la tromba ma anche le chitarre elettriche in pieno stile rock strumentale e, soprattutto, aggiunge fischi, fruste, scacciapensieri, grida inarticolate.
Nel primo film di Dario Argento, L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Morricone dà vita addirittura ad una vera e propria improvvisazione assoluta (alcuni brani sono stati realmente improvvisati in studio) dalle dissonanze non risolte che immergono lo spettatore-ascoltatore, o l’ascoltatore-spettatore, nell’orrore della trama. Nonostante ciò, non teme l’utilizzo della grande melodia italiana addirittura ispirata dalla tradizione barocca (Mission, C’era una volta l’America, Nuovo cinema paradiso). Poco importa che sia sempre stato un suo cruccio pensare che il pubblico mai avrebbe conosciuto la sua “musica assoluta”, quella non associata alla pellicola (ora la conoscerà, eccome). Quel che conta, come cita la motivazione del Polar Music Prize, il Nobel della musica assegnato dall’Accademia Reale di Svezia a Morricone nel 2010, è che «per mezzo secolo Morricone ha dettato lo stile della musica da film, ma ha anche influenzato e ispirato un gran numero di musicisti nell’ambito del pop, del rock e della musica classica». Non è perciò un caso che l’Italia e il mondo intero oggi piangano all’unisono la scomparsa di uno dei massimi geni musicali del dopoguerra.
foto: Gianfranco Tagliapietra
Taralli, le “ciambelle” della Puglia
Le tradizioni della cucina pugliese
La Puglia è una regione conosciuta come il granaio d’Italia, la cui posizione pianeggiante insieme al clima favorevole fanno sì che vengano coltivati in abbondanza soprattutto il grano duro, i pomodori, l’uva e le olive. I suoi terreni sono sostanzialmente agricoli, con una storia che risale all’antica Grecia. La tradizione culinaria è basata sulla pasta e sul pane e, come la cucina italiana in generale, proviene dai cibi poveri, preparati secondo le ricette delle nonne e delle mamme, con attenzione alla migliore qualità degli ingredienti.
Il pane è uno dei prodotti tradizionali in questa parte d’Italia. Il pane di Altamura è particolarmente famoso ed è il metro che stabilisce gli standard dei prodotti della panetteria pugliese, le grandi pagnotte con la crosta dura e con la mollica morbida che mantengono la loro freschezza a lungo. Il pane di Altamura è diventato popolare in tutta l’Italia e lo si vende ovunque. La stessa cosa è successa con i taralli. Questo piccolo e croccante tipo di ciambelle è stato inventato in Puglia e, come sostengono gli esperti, serviva da pranzo al sacco per gli agricoltori che lavoravano nei campi; non diventava duro e lo si poteva conservare facilmente.
Come si fanno i taralli
I taralli vengono fatti da tre ingredienti di base: farina di grano, olio d’oliva e vino bianco. Intrecciati a mano in modo da formare piccole, tonde ciambelle, o a forma di otto, oppure a forma di treccia, poi vengono gettate nell’acqua bollente, il che favorisce la superficie liscia e lucida. Dopo la precottura, i taralli vengono messi nel forno per circa mezz’ora. Va aggiunto che gli italiani, specialmente i pugliesi, trattano i taralli come pane classico, mangiandoli con i formaggi o salumi, e mettendoli nelle zuppe invece dei crostini.
Apulia Food, l’impresa familiare dei taralli tradizionali
Il business italiano è generalmente basato sulle piccole imprese familiari. Ed è così anche per Apulia Food il cui fondatore Nunzio Margiotta, che ha perso il padre abbastanza presto, da bambino guardava sua madre cuocere il pane e, appunto, i taralli per la propria famiglia. Nunzio ha realizzato il suo sogno e nell’anno 2003 ha avviato un’impresa che produce taralli. Come dice con orgoglio Apulia Food, nonostante sia uno dei più giovani produttori italiani di taralli, è un’azienda che ha ideato nuove ricette di taralli che si sono affermati nel mercato, ad esempio i taralli Cacio e Pepe, un abbinamento classico con formaggio pecorino cacio con il pepe, oppure i taralli aglio, olio e peperoncino, che ricorda l’omonima ricetta degli spaghetti. L’aspetto più interessante dei taralli dell’impresa Apulia Food è l’uso del cosiddetto grano arso, tipico della Puglia (particolarmente della regione vicina a Canosa di Puglia dove si trova la sede dell’impresa). È un grano tostato, non pulito, i cui chicchi vengono lasciati a terra e raccolti solo dopo di aver bruciato le stoppie. I taralli fatti di quel grano hanno un retrogusto legnoso, con una nota di noci e caramello. Grazie alle nuove tecnologie, attualmente il grano arso è prodotto attraverso grandi forni.
Nunzio Margiotta e i suoi quattro figli grazie alla preservazione dei metodi artigianali della produzione (i taralli lì vengono fatti a mano) e delle ricette tradizionali pugliesi, hanno creato un’impresa che è all’avanguardia nelle tendenze dei nuovi sapori di questo prodotto della panetteria in Italia. Oltre ai sapori classici, la famiglia Margiotta propone sapori nuovi, come ad esempio i taralli patate e rosmarino, finocchio, cipolla e olive, curcuma e zenzero e altri. Fatti con il cuore, solo con i migliori ingredienti, sono diventati una leccornia che sicuramente ameranno anche i buongustai polacchi.
traduzione it: Agnieszka Ponichtera
I taralli in Polonia si possono comprare sul sito www.kuchnia-wloska.com.pl
Più informazioni su Kuchnia Włoska: www.gazzettaitalia.pl/api-food-kuchnia-wloska/
Istituto Polacco dell’Economia: nei prossimi mesi peggioreranno gli indicatori dell’occupazione
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[Aggiornamento 19.11.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19
Negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati ancora numeri in crescita per i casi di COVID-19.
Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 422.824, di cui in gravi condizioni 2.080, ovvero circa l’1% del totale. Gli ultimi dati mostrano nell’ultima settimana un numero stabile di nuovi casi giornalieri che al 19 Novembre sono 23.975. Preoccupa l’alto numero di morti 637, numero record da inizio pandemia.
Il Voivodato della Slesia (4.377), la Masovia (3.041), la Grande Polonia (2.153), la Bassa Slesia (1.808), e la Piccola Polonia (1.660), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.
I numeri dell’epidemia destano preoccupazione anche se scende la pressione sulle strutture sanitarie polacche. Attualmente sono 37.348 i posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 22.536, mentre le terapie intensive sono 2.888, di cui occupate 2.080. Questa settimana si sono registrati numeri molto pesanti dal punto di vista dei decessi, saliti a 12.088 totali da inizio pandemia.
Tutto il territorio polacco è zona rossa con chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema, teatri, centri commerciali, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite e l’esercizio degli hotel. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.
Da segnalare questa settimana l’opposizione di Polonia e Ungheria, che hanno posto il veto sul Recovery Fund bloccando l’accordo raggiunto sul Bilancio Ue 2021-2027.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.
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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:
- Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
- Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
- Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
- E’ consentito il turismo da e per l’estero?
Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/
La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/
Per maggiori informazioni:
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